Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 564 del 08/06/2011

GASPARRI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (PdL). Signor Presidente, vorrei essere schematico, anche per essere chiaro su un tema che è molto delicato. I fatti, a nostro avviso, sono i seguenti. Il Governo si è fatto carico di presentare un disegno di legge sul tema della lotta alla corruzione. Questo disegno di legge risale a diversi mesi fa. È rimasto a lungo all'esame della Commissione; dopo di che, all'iniziativa del Governo è succeduta una sollecitazione di diversi Gruppi, soprattutto dell'opposizione, affinché, a un certo punto, si addivenisse a una calendarizzazione in Aula del provvedimento.

Noi abbiamo condiviso la calendarizzazione in Aula del provvedimento, pur essendovi altri provvedimenti, già conclusi nell'esame di Commissione, che avrebbero potuto avere la precedenza su questo. Abbiamo, però, convenuto sulla esigenza politica di portare in Aula questo tema che, peraltro, partiva, oltre che dai disegni di legge di altri Gruppi, dall'iniziativa governativa.

In terzo luogo, dopo l'iniziativa del Governo e la decisione condivisa di portare il provvedimento in Aula, vi è stata la ratifica, avvenuta ieri all'unanimità, della Convenzione di Strasburgo. Tale Convenzione, come già ho detto in diverse occasioni in Aula, ma lo ribadisco, contiene una serie di principi che potranno essere valutati ai fini dell'adeguamento della normativa, dopo che la ratifica sarà stata fatta anche dall'altro ramo del Parlamento, dopo che saranno trascorsi i termini previsti dalla ratifica stessa per la sua entrata in vigore, e dopo che il Parlamento, ma anche il Governo, valuterà quali parti di quella Convenzione potranno essere introdotte nella legislazione penale italiana, tenendo conto delle nostre norme esistenti, delle nostre tradizioni giuridiche e delle modalità con le quali trasferire o meno questo o quel principio della Convenzione. Ciò è scritto chiaramente nello stesso testo.

Comunque, siccome noi vogliamo normative anticorruzione più avanzate, abbiamo votato a favore di quella ratifica e siamo aperti, de iure condendo, alle ulteriori innovazioni che, nel futuro, saranno possibili nel nostro ordinamento giudiziario.

Anche oggi, non trascuriamo quanto accaduto in Aula. L'emendamento del senatore Malan, che non è stato approvato, si avvicinava a molte tesi e proposte dei Gruppi di minoranza, che forse avrebbero potuto approvarlo, considerandola una modifica più vicina alle proprie proposte. Ma così non è stato.

Per quanto riguarda la questione relativa all'articolo 1 bocciato, voglio dire con chiarezza che questo testo potrebbe anche essere discusso e approvato senza l'articolo 1, perché contiene molti principi che riguardano gli enti locali, i mandati elettivi, contiene norme riguardanti la trasparenza nei contratti pubblici, l'elenco dei fornitori e le imprese subappaltatrici: molte materie che sono di grande rilevanza ai fini del contrasto alla corruzione, e che quindi potrebbero diventare una legge dello Stato anche se non ci fosse l'articolo 1.

Siccome, però, il Governo prima ha sottolineato giustamente che il tema di cui all'articolo 1 - una sorta di autorità di coordinamento - deve esistere, noi riteniamo (non abbiamo ancora esaminato l'emendamento e ci rimettiamo certamente anche alle valutazioni che farà la Presidenza in termini di ammissibilità o meno dello stesso), da quello che abbiamo sentito, che l'emendamento presentato dal Governo non sia in contrasto né con le Convenzioni internazionali, né con quello che già accade oggi in Italia. Le Convenzioni internazionali prima citate parlano della necessaria indipendenza, e noi riteniamo che sia la formulazione precedente bocciata, sia la proposta che vogliamo approfondire garantiscano la necessaria indipendenza. Anzi, la formulazione che ci riserviamo di esaminare, allontanando un po' dalla Presidenza del Consiglio questa struttura, introducendo altre figure, altre autorità delle forze dell'ordine, delle più alte magistrature dello Stato, caratterizza certamente con una dose di maggiore indipendenza questa struttura di coordinamento anticorruzione. Quindi, la nuova versione che dovremo valutare, sotto questo profilo, è nuova e diversa rispetto al testo che questa mattina non è stato approvato e quindi, a nostro avviso, ancora di più soddisfa le esigenze che gli organi internazionali hanno richiamato. Infatti, le personalità che l'emendamento ha indicato garantiscono questa indipendenza, perché non si tratta di nomine, in quanto - da quel che abbiamo sentito - uno è il procuratore della Corte dei conti, uno è il comandante dei carabinieri e così via, quindi non sono persone nominate da chicchessia. Pertanto, anche questo aspetto, a nostro avviso, è positivo.

Voglio anche ricordare ai fautori della totale indipendenza di questa autorità che, quando è stata trasformata, non del tutto soppressa, l'Autorità anticorruzione in quest'Aula (se non ricordo male il senatore Serra fu alla guida di quell'Autorità nel passato; poi si discusse se l'Autorità aveva poteri o non li aveva, se serviva o meno, in contesti di centrodestra e di centrosinistra, tutti ugualmente ansiosi di capire se serviva o meno), quelle attività dell'Autorità anticorruzione a legislazione vigente sono state trasferite in un Dipartimento della Presidenza del Consiglio che ha ereditato quelle funzioni che erano prima affidate alla stessa.

Quindi, oggi abbiamo addirittura una maggiore dipendenza all'interno della Presidenza del Consiglio delle attività della già Autorità anticorruzione, trasformata di fatto in un Dipartimento della Presidenza del Consiglio. La norma che non è stata approvata e le norme eventuali che vengono proposte, dal nostro punto di vista, sono molto più garantiste sotto il profilo dell'autonomia, dell'indipendenza e della qualità delle persone rispetto a ciò che oggi esiste in ambito di Dipartimento della Presidenza del Consiglio.

Mi rendo conto della complessità della questione, dei voti che ci sono stati. Noi abbiamo l'assoluta intenzione di dar luogo a una legislazione più avanzata anticorruzione. Quindi, ci siamo dichiarati contrari a intenti dilatori, strumentali e propagandistici. Non intendiamo prendere lezioni di anticorruzione, non vogliamo trascinarla in polemiche politiche che sarebbero molto facili anche per noi. Pertanto, valuteremo con serenità ciò che la Presidenza deciderà, di fronte anche a fatti nuovi, a richiami regolamentari.

Qualche collega ha detto che si potrebbe andare nell'immediato in Commissione e poi tornare subito dopo in Aula; non so quali saranno le valutazioni che saremo chiamati a fare. Siamo aperti anche all'ipotesi di un ritorno in Commissione; poi si potrebbe decidere - come ha detto il collega D'Alia - se è un ritorno in Commissione per andare a esaminare la compatibilità o meno di questa norma, per poi tornare rapidamente in Aula. Non vorremmo che tornasse indefinitamente in Aula e si vanificasse l'intento di dare comunque una legislazione nuova anticorruzione a questo Paese: noi questo non lo accetteremo, colleghi, sia chiaro! (Applausi dal Gruppo PdL).

Comprendendo la delicatezza delle valutazioni che la Presidenza dovrà fare, ho voluto fornire delle prime argomentazioni anche rispetto a un emendamento che abbiamo colto in maniera auricolare, uditiva, e che però, rispetto all'attuale situazione di un Dipartimento presso la Presidenza del Consiglio ed al testo esaminato qui, in Aula, è innovativo e sicuramente più aperto, più avanzato e ancora più compatibile con Convenzioni e norme internazionali.

Come sempre, siamo sereni e responsabili (verificheremo quali saranno le valutazioni della Presidenza); ma noi il provvedimento anticorruzione, non lo vogliamo insabbiare, lo vogliamo approvare. Su questo siamo noi, non a subire, ma a lanciare una sfida nell'Aula del Senato. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Carrara).