Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 564 del 08/06/2011
Azioni disponibili
Seguito della discussione dei disegni di legge:
(2156) Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione
(2044) BAIO ed altri. - Misure per contrastare fenomeni corruttivi nel rapporto tra eletti, cittadini e pubblica amministrazione
(2164) LI GOTTI ed altri. - Norme per il contrasto alla corruzione nella pubblica amministrazione e in materia di cause ostative all'assunzione di incarichi di governo, incandidabilità ed ineleggibilità dei condannati per reati contro la pubblica amministrazione. Delega al Governo in materia di coordinamento del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267
(2168) D'ALIA. - Disciplina della partecipazione alla vita pubblica e degli emolumenti per l'esercizio della funzione pubblica, regolamentazione degli incarichi di consulenza e norme in materia di contrasto a fenomeni di corruzione
(2174) FINOCCHIARO ed altri. - Norme per il contrasto alla corruzione nella pubblica amministrazione e nel settore privato. Cause ostative all'assunzione di incarichi di governo, incandidabilità ed ineleggibilità dei responsabili per reati contro la pubblica amministrazione e collegati
(2340) DELLA MONICA ed altri. - Norme per la trasparenza, la prevenzione e la repressione della corruzione e per il contrasto alla illegalità nel settore pubblico e privato
(2346) ZANDA. - Norme per il contrasto alla corruzione nella pubblica amministrazione e nel settore privato(ore 16,23)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 2156, 2044, 2164, 2168, 2174, 2340 e 2346.
Riprendiamo l'esame degli articoli del disegno di legge n. 2156.
Nella seduta antimeridiana di oggi, dopo avere esaminato l'articolo 1 e gli emendamenti ad esso riferiti, l'Assemblea ha convenuto, su richiesta del rappresentante del Governo, di sospendere brevemente l'esame del disegno di legge.
Ha chiesto di parlare il sottosegretario Augello. Ne ha facoltà.
AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signora Presidente, il Governo ha esaminato anche tecnicamente il testo degli articoli del disegno di legge che rimanevano da approvare e le conseguenze della mancata approvazione dell'articolo 1, così come proposto nell'articolato originario presentato in Commissione, ed è giunto a due conclusioni. Innanzitutto, ritiene che in ogni caso sia possibile procedere all'esame degli altri articoli, a partire dall'articolo 2, perché indubbiamente, esattamente come era già successo con i tre articoli usciti da questo testo ed entrati in altri provvedimenti, la gran parte delle misure che dobbiamo discutere ed approvare in quest'Aula ha una valenza in sé, a prescindere dall'articolo 1.
Certamente - non intendiamo negarlo in nessun modo, anche perché l'abbiamo detto immediatamente e con grande lealtà nel momento in cui è stato bocciato l'articolo 1 - rimane il problema che quell'articolo inseriva, finalizzava e contestualizzava tutto il resto dell'articolato nell'ambizione, che tutti noi abbiamo, di dare un coordinamento a tutte queste materie. Ed è per questa ragione che il Governo ha assunto una seconda decisione: presentare un emendamento aggiuntivo che introduce un articolo nel quale si propone una forma di coordinamento, ovviamente diversa rispetto a quella bocciata dall'Aula.
Voglio dire con grande franchezza che noi avremmo potuto meditare più a lungo la stesura di questo emendamento, ma ci siamo attenuti alle indicazioni che ci sono venute dalla Conferenza dei Capigruppo e quindi da questo ramo del Parlamento. Pertanto, abbiamo ritenuto nostro dovere lavorare celermente nella pausa che ci siamo concessi per poter redigere e sottoporre il testo del nostro emendamento immediatamente all'attenzione dell'Aula. Non ci siamo quindi trincerati aspettando un momento diverso. Siamo in grado, dunque, sia di procedere nell'esame dell'articolato, a partire dall'articolo 2, sia di far conoscere il nostro emendamento.
Anticipo qualcosa illustrandolo. L'idea su cui il Governo ha lavorato, cercando anche di raccogliere alcuni spunti emersi dal dibattito, è che - ferma restando l'impostazione che abbiamo dato, cioè che non sia possibile, peraltro anche per motivi di copertura finanziaria, e non solo, in questa sede e in questa fase, istituire un'Authority per il coordinamento dell'attività contro la corruzione - andasse rafforzata l'autorevolezza e la qualità della struttura di coordinamento, rendendola di fatto più rispondente alle aspettative emerse dalla discussione in Aula. Pertanto, mi limito solo ad anticipare che l'emendamento prevede la costituzione di un comitato che, una volta insediato, si avvarrà delle strutture del Dipartimento presso la Presidenza del Consiglio dei ministri; sarà composto dal procuratore generale della Corte di cassazione, dal presidente del Consiglio di Stato, dal procuratore generale della Corte dei conti, dal comandante generale dell'Arma dei carabinieri, dal capo della Polizia, dal comandante della Guardia di finanza, dal presidente dell'Autorità nazionale di vigilanza sui lavori pubblici, e via via da tutta una serie di soggetti che hanno ruoli di alta dirigenza o di responsabilità diretta proprio nell'attuazione delle politiche di contrasto alla lotta alla corruzione ed anche delle politiche di prevenzione e repressione di tutti quei fenomeni che possono favorire, anche in termini ambientali, eventi che determinano conseguenze molto gravi, tra cui anche la corruzione.
Questo comitato ovviamente non verrebbe selezionato per nomina, ma sarebbe formato da persone con ruoli già definiti. Si tratterebbe delle persone che ho testè elencato e di altre che ciascuno potrà leggere nel testo dell'emendamento. Di conseguenza, spetterebbe a questo comitato elaborare a livello nazionale e internazionale l'attuazione dei principi di cui all'articolo 5 della Convenzione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite contro la corruzione e tutto quello che ne consegue.
Presidenza del presidente SCHIFANI (ore 16,30)
(Segue AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri). Questo è l'emendamento che il Governo presenta.
Ora, oltre a queste considerazioni, colgo l'occasione per fare alcune precisazioni anche a seguito delle polemiche di queste ore. Innanzitutto, non dobbiamo dimenticare che questa formulazione dovrebbe essere piuttosto rassicurante rispetto all'idea che personalità del genere, riunite in un comitato, possano subire una qualsivoglia forma di condizionamento. È evidente che, se così fosse, non potrebbero permanere nemmeno negli incarichi che ricoprono attualmente. Tanto per essere chiari, dubito che si possa considerare sottoposto a qualche forma di influenza il Comandante dell'Arma dei carabinieri o il Presidente della Corte dei conti. Ciò sarebbe abbastanza inverosimile da sostenere, oltre che offensivo nei loro confronti.
Ciò detto, credo che questa soluzione ci potrebbe anche permettere di compiere un lavoro importante, e in questo senso mi auguro di trovare l'attenzione e la disponibilità dell'opposizione.
Senatrice Finocchiaro, l'idea di ritirare il provvedimento non trova ragione in una nota di un agile manuale di sopravvivenza del Governo. Non avrebbe molto senso da parte nostra farlo. In linea di massima, però, a prescindere da questo, anche rispetto alle aspettative che abbiamo creato sulla seduta odierna e sui lavori dell'Aula, credo che, se questo ramo del Parlamento non dovesse approvare un provvedimento sulla corruzione, magari anche con una maggioranza più ampia di quella che governa attualmente il Paese, non renderemmo un buon servizio alle stesse aspettative che abbiamo suscitato.
Quindi, da questo punto di vista, mi auguro che si colga anche in tale emendamento lo sforzo del Governo di arrivare a detto risultato. Il Presidente del Senato ha voluto con grande forza che ci trovassimo in quest'Aula per mettere fine ad una attesa durata probabilmente troppo. Si è svolto un dibattito serrato. Il Governo ha attraversato un momento di difficoltà, dovuto ad un problema di numeri, che è stato sotto gli occhi di tutti. In ogni caso, ora vogliamo riavviare l'esame di questo provvedimento.
L'emendamento in esame è un contributo che vi prego di leggere in tale direzione, perchè è in tale direzione che noi vogliamo andare. Abbiamo la consapevolezza di aver fatto uno sforzo per andare in questa direzione. Abbiamo - spero, senza presunzione - anche la forza di riuscirci nel pomeriggio. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. La Presidenza, sottosegretario Augello, attende la formalizzazione dell'emendamento. Si riserva di valutarne l'ammissibilità e di fissare il termine per la presentazione di subemendamenti. Questa è la decisione della Presidenza.
FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare. (Altri Capigruppo fanno cenno al Presidente che intendono anch'essi intervenire).
PRESIDENTE. Colleghi, vi darò la parola, ma sia chiaro che si va avanti. Visto che il Governo ha assunto la posizione che ci ha appena comunicato e dobbiamo finire l'esame del provvedimento entro le ore 15 di domani, parlerete, ma si va avanti, vista la decisione, naturalmente se l'emendamento è dichiarato ammissibile, a meno che non sia avanzata una richiesta formale, secondo Regolamento, di un suo rinvio in Commissione, ammesso che sia esperibile: secondo Regolamento, naturalmente.
Alla luce delle dichiarazioni testé rilasciate dal Governo, bisogna assumersi la responsabilità delle proprie iniziative. Sentiremo la maggioranza, ma l'impegno di questa Presidenza è stato di portare all'esame dell'Aula questo provvedimento. La Presidenza si augura che in questa settimana si dia una risposta al Paese sul contrasto alla corruzione. Questa è la posizione. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP e CN-Io Sud).
Poi, se qualcuno non intende pronunziarsi su questo tema, naturalmente, si voterà. (Il senatore D'Alia alza ripetutamente la mano per chiedere di intervenire).
Senatore D'Alia, le darò la parola, come ho sempre fatto: stia tranquillo. Ho sempre dato la parola ai Capigruppo. Non occorre agitarsi alzando in quel modo la mano. Non ce ne è bisogno.
Ha facoltà di parlare la presidente Finocchiaro.
FINOCCHIARO (PD). Non devo ricordare a lei, presidente Schifani, che padrone dell'andamento dei lavori di quest'Aula non è il Governo della Repubblica, ma il Senato della Repubblica. (Applausi dai Gruppi PD, IdV, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI e Misto-ApI).
PRESIDENTE. Mi rifarò all'Aula, infatti. É l'Aula che comanda, e non la Presidenza del Senato.
FINOCCHIARO (PD). E' esattamente l'Aula che comanda, e il Regolamento del Senato della Repubblica.
PRESIDENTE. È il nostro viatico.
FINOCCHIARO (PD). Lo so bene, Presidente, che è il vostro viatico.
Desidero fare due considerazioni rispetto alla garbata esposizione del sottosegretario Augello, che ringrazio per il garbo, ma non per il merito.
Quest'Aula ha fatto due votazioni questa mattina: con il primo voto è stato bocciato l'emendamento del senatore Malan; con il secondo è stato bocciato l'articolo 1 del disegno di legge.
In sostanza, ciò che è stato bocciato è il sistema con il quale viene radicata presso la Presidenza del Consiglio dei ministri l'Autorità - o chiamatela come volete - che deve governare il controllo della corruzione nella pubblica amministrazione.
Questo è il punto. E, se questo è il punto, non è ammissibile né proponibile alcun emendamento che riproduca questo sistema.
Al sottosegretario Augello, che per inciso, e con grande abilità retorica, dice che non è possibile ricorrere al sistema dell'Autorità indipendente (come l'articolo 6 della Convenzione ONU sulla corruzione del 2003 impone), io chiedo quali siano - ohibò! - le ragioni di questa impossibilità, che peraltro, come possibilità positiva, viene invece prevista in altri disegni di legge presentati e abbinati a questo provvedimento. Mi resta oscuro perchè noi dobbiamo o dovremmo contravvenire, o proponiate di contravvenire all'articolo 6 della Convenzione ONU, per creare un carrozzone - mi perdonino le insigni personalità che verrebbero a comporre questo organismo - che resta saldamente nelle mani della Presidenza del Consiglio.
E voglio ancora aggiungere che non solo abbiamo dalla nostra l'articolo 97, secondo comma, del Regolamento del Senato della Repubblica, che appunto dichiara inammissibili ordini del giorno, emendamenti e proposte in contrasto con deliberazioni già adottate dal Senato sull'argomento nel corso della discussione, ma abbiamo dalla nostra anche un'altra proposta positiva. Si sta agitando in quest'Aula, e fuori - capisco la forza della disperazione - una mistificazione che, in sé, è anche una calunnia, secondo la quale verrebbe impedita dalle opposizioni di questo Paese la discussione di un provvedimento anticorruzione chiaro ed efficace.
La strada è chiara davanti a noi. Esistono molteplici disegni di legge presentati dalle opposizioni e abbinati a questo provvedimento: sono tutti disegni di legge rispetto ai quali io non esprimo nessuna preferenza. Il Governo ritiri il proprio provvedimento, si vada in Commissione, si scelga uno di questi testi come testo base, su questo si costruisca un provvedimento assai più compiuto, profondo, efficace e rispondente alle prescrizioni internazionali e si torni subito in Aula. (Applausi dai Gruppi PD, IdVe UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI).
Questo è quello che abbiamo voluto dal primo momento, presentando i disegni di legge anticorruzione (ben tre sono quelli del mio Gruppo), sollecitando in ogni sede e con ogni forma - compresa una lettera diretta a lei, presidente Schifani - la discussione del provvedimento anticorruzione, presentando noi il disegno di legge di ratifica della Convenzione di Strasburgo ed impegnandoci in ogni modo perché l'Italia abbia una disciplina anticorruzione che faccia onore alla necessità di liberare il nostro sistema dalla corruzione. Siamo pienamente consapevoli dei guasti, non misurabili solo con il metro del codice penale, che la presenza della corruzione reca al nostro sistema, alle competitività del Paese, alla libertà dei nostri mercati e alla possibilità delle nostre imprese di muoversi secondo regole chiare e definite.
Perché volete ostinarvi? Il vostro disegno di legge è sbagliato, ed è stato bocciato per due volte dall'Assemblea del Senato. L'opposizione, il più grande partito dell'opposizione, stende davanti voi il tappeto rosso della possibilità di avere, in tempi brevi, una disciplina efficace e rispettosa degli impegni internazionali in materia di corruzione.
Se vi ostinerete, io devo dirvi quello che penso, con ogni chiarezza: noi saremo costretti ad esperire ogni mezzo perché si eviti che questo Senato torni a discutere di un argomento che ha già bocciato.
Quando vi renderete conto che c'è la necessità di rimettere in relazione la forma di una maggioranza che muta continuamente (Applausi dai Gruppi PD e IdV) e la sostanza del merito delle decisioni gravi che noi vi diciamo di essere disponibili, su questo tema, ad assumere insieme a voi, portandone la responsabilità? Purché queste siano chiare, serie, efficaci e rispettose della legalità internazionale. (Applausi dai Gruppi PD, IdV e del senatore Serra).
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, il comma 2 dell'articolo 97 del Regolamento del Senato dispone che sono inammissibili ordini del giorno, emendamenti e proposte in contrasto con deliberazioni già adottate dal Senato sull'argomento nel corso della discussione. Il successivo articolo 100, al comma 11, stabilisce che il Presidente del Senato, nell'interesse della discussione, può decidere l'accantonamento e il rinvio alla competente Commissione di singoli articoli e dei relativi emendamenti, stabilendo la data nella quale la discussione degli stessi dovrà essere ripresa in Assemblea.
Il testo che il Governo con questo emendamento intende sottoporre all'Aula è oggettivamente inammissibile, ai sensi delle disposizioni che ho citato, per una serie di ragioni, signor Presidente.
La prima riguarda il merito ed il contenuto: l'Aula ha deciso che non è possibile che l'Autorità anticorruzione sia gestita dall'Esecutivo e dalla Presidenza del Consiglio, ma che debba essere un'autorità terza.
In secondo luogo, l'Aula ha deciso che quest'Autorità terza deve avere una serie di poteri coercitivi, penetranti rispetto al tessuto dell'amministrazione su cui si ritiene vi siano rischi di corruttela.
In terzo luogo, l'Autorità devo essere indipendente e non deve interferire con altri poteri dello Stato, per cui l'idea che il Governo ha preannunziato nel suo emendamento di mettere dentro il procuratore generale della Corte di Cassazione, la Corte dei conti, i Carabinieri a cavallo, la Guarda di finanza e la Guardia forestale, evidenzia profili di incostituzionalità del testo, perché la funzione della norma ed il contenuto della Convenzione ONU dicono esattamente il contrario. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI, PD e IdV).
Pertanto, anche la pezza che maldestramente e con arroganza la maggioranza, venuta in Aula senza un'idea sulla lotta alla corruzione, intende mettere, è peggiore del buco stesso.
Mi dispiace disturbarla, signor Presidente, ma lei deve assumersi una responsabilità, perché lo prevede il Regolamento, non solo con riguardo all'evidente ed oggettiva inammissibilità della proposta del Governo, ma anche con riferimento alla circostanza che, poiché l'articolo 1 è l'articolo principe, quello cioè che dà attuazione alla Convenzione ONU, senza di quello non possiamo andare avanti. Lei pertanto, secondo il Regolamento, è obbligato a disporre, nell'interesse della discussione, che il testo vada in Commissione, che venga riesaminato e che venga formulata una norma in sintonia con il deliberato del Senato, che resta sovrano, per riprendere poi il dibattito in Aula. Questo lo possiamo fare, perché nessuno di noi vuole sottrarsi a questa importante decisione, ma nel contempo neanche essere preso in giro e fare un lavoro inutile, prendendo in giro i cittadini.
In questo senso possiamo lavorare anche oggi pomeriggio in Commissione, per ritrovarci poi domani mattina in Aula, dopo l'approvazione dell'articolo 1, secondo il Regolamento, secondo la Convenzione ONU e secondo il deliberato del Senato, che non può essere eluso, neanche da un voto della maggioranza.
Signor Presidente, lo ripeto, secondo il Regolamento è lei che deve assumersi la responsabilità di decidere come proseguire i lavori, ed il percorso è obbligato. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI, PD e IdV).
LI GOTTI (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho compreso la comunicazione del Sottosegretario, ma da profano dei lavori d'Aula, avendo un'esperienza limitata, sono a chiedermi che cos'è l'emendamento. In base alle scarse letture che ho potuto fare, l'emendamento è qualcosa che si inserisce per correggere un testo, per integrarlo, per sopprimerlo, ossia è qualcosa che si collega ad un'oggettività esistente.
Può concettualmente prospettarsi nella realtà fenomenica l'esistenza di un emendamento, in assenza di una oggettività di riferimento? Questo è un problema che dobbiamo porci. È vero che, ai sensi dell'articolo 100 del Regolamento, il Governo e i relatori, che in questo caso non ci sono, possono presentare emendamenti al di fuori dei termini e delle condizioni previsti per noi comuni mortali, però tutto ciò deve avvenire nell'ambito del concetto di emendamento. Il Governo non può dire: ora faccio un'altra cosa...
AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. È un emendamento aggiuntivo!
LI GOTTI (IdV). Non lo chiami emendamento, sottosegretario Augello, perché l'emendamento riguarda un oggetto. Ma se quell'oggetto non c'è, cosa emenda? Lo si chiami in un altro modo, magari norma ulteriore. Ma un'ulteriore norma, se non è veicolata dallo strumento dell'emendamento, non la si può presentare in Aula. È fuori dal Regolamento questo. Quindi, stiamo attenti.
E' vero che da noi esistono le prassi che iniziano nel momento in cui si attuano, però non bisogna neanche esasperare il concetto di prassi. La prassi deve avere almeno un mezzo precedente, ma se non ce l'ha, è difficile che possa parlarsi di prassi nascente nel momento in cui si crea la novità.
Quindi, vorrei rientrare nell'ambito concettualmente corretto. La materia diventa complessa. Mi rivolgo in questo caso a lei, signor Presidente.
Non voglio riaprire la discussione sulla sua decisione adottata ai sensi dell'articolo 97, però le faccio presente rispettosamente che gli emendamenti da noi presentati non sono altro che lo scorporo dei disegni di legge pendenti all'esame di quest'Aula. Come può assumersi l'estraneità di un emendamento che coincide con il testo di uno dei disegni di legge che stiamo esaminando? I disegni di legge rimangono; al di là di quello di iniziativa del Governo, vi sono comunque gli altri disegni di legge.
L'articolo 97 semmai può riguardare l'emendamento del Governo. Ma in questo caso, ciò che lei ha dichiarato estraneo alla materia non lo è per nulla, perché è la materia dei nostri disegni di legge. Un articolo del nostro disegno di legge può diventare estraneo alla materia soltanto perché per motivi di organizzazione dei lavori si trasforma ciò che è all'esame dell'Aula in emendamento? Come può diventare estraneo qualcosa che è esattamente materia della nostra attenzione?
PRESIDENTE. A quale materia si riferisce l'estraneità da lei richiamata?
LI GOTTI (IdV). L'emendamento 10.0.5 coincide con quanto stabilito dall'articolo 11 del disegno di legge n. 2164.
PRESIDENTE. Che cosa dice l'emendamento?
LI GOTTI (IdV). Se vuole glielo leggo.
PRESIDENTE. Non importa: dice di escludere dagli incarichi di Governo coloro che sono stati rinviati a giudizio per determinati reati. In effetti, senatore Li Gotti, vi sono disegni di legge che parlano di questo argomento, ma qui stiamo discutendo un testo di legge che parla di prevenzione e repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione. Mi sembra un argomento un po' diverso, mentre ci sono disegni di legge che affrontano i temi che pone lei.
LI GOTTI (IdV). Sì, ma il nostro è un disegno di legge che è all'esame dell'Aula; l'abbiamo esaminato in Commissione, c'è stata una relazione in Commissione e c'è un documento del Servizio Studi del Senato che l'affronta. Come può essere estraneo, se è un disegno di legge che è all'ordine del giorno dei nostri lavori? Come può essere estraneo ai nostri lavori quell'emendamento che coincide con un articolo di un disegno di legge che è all'esame di quest'Aula? E mi riferisco anche agli altri emendamenti dichiarati estranei per materia, coincidenti con articoli dei disegni di legge al nostro esame.
Mi rendo conto ovviamente che ciò è conseguenza del fatto che in Commissione erano in discussione sei disegni di legge; si è lavorato puntando naturalmente ad assumere come testo base il disegno di legge del Governo, ma nel momento in cui la Commissione non ha esaurito il suo lavoro, si è arrivati in Aula con sei disegni di legge, non con uno solo. All'ordine del giorno sono sei disegni di legge. Poi è ovvio che, essendo la materia connessa, ai sensi dell'articolo 51 del Regolamento, si procede con un esame unitario, però, Presidente, rispettosamente, come può ritenere estranea alla materia un emendamento che corrisponde ad un articolo di un disegno di legge che stiamo esaminando? È la materia, non può essere estranea: è proprio quella la materia, non altra.
Allora, io non voglio ripetermi, ma penso che la strada intrapresa sia diventata irta di ostacoli. Si sta seguendo una procedura totalmente innovativa e che forse noi non potremo più ripetere perché è troppo nuova.
Abbiamo sbagliato noi a insistere per la calenderizzazione? Ha sbagliato la Commissione bilancio a impiegarci sette mesi per darci i pareri?
Si è creata una condizione di disponibilità totale dell'opposizione e della maggioranza - glielo assicuro, e i colleghi delle Commissione 1a e 2a ne sono testimoni - a lavorare seriamente su questi provvedimenti, tant'è vero che abbiamo rinunziato alla discussione generale in Commissione per guadagnare tempo, ripromettendoci di farlo in sede di votazione degli emendamenti.
Abbiamo fatto tutto ciò per guadagnare tempo; quindi, di tutto si può parlare tranne che di ostruzionismo. Ieri addirittura ci è stato contestato l'ostruzionismo perché per sette mesi avremmo atteso, rinunziando a discutere. Noi, come voi, vogliamo questo provvedimento, però facciamolo bene. Ci sono le condizioni per farlo bene, anche alla luce di quello che è avvenuto ieri nelle Commissioni 2a e 3a con l'approvazione del disegno di legge relativo alla ratifica della Convenzione di Strasburgo del 27 gennaio del 1999 sulla corruzione. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. Senatore Li Gotti, ho ascoltato i suoi interessantissimi e articolatissimi interventi; mi permetto però di significarle che, anche se la Commissione - come lei ha opportunamente ricordato - non ha concluso i suoi lavori con il mandato al relatore, in Aula è arrivato il testo base che è stato adottato all'unanimità dalla Commissione. Quindi, su questo stiamo lavorando. (Commenti del senatore Li Gotti).
BRICOLO (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRICOLO (LNP). Signor Presidente, gli interventi del senatore Li Gotti sono sempre interessanti, anche se francamente questa volta ha parlato per un quarto d'ora, ma si è capito poco. Si è voluto usare più il politichese che andare al dunque della questione. (Applausi dal Gruppo PdL). Stiamo affrontando un provvedimento rispetto al quale è giusto spiegare ai colleghi cos'è avvenuto nelle settimane scorse, quando le opposizioni con forza ne hanno chiesto la calenderizzazione in tempi molto veloci con l'obiettivo - alla fine anche noi della maggioranza abbiamo deciso di convergere su questa idea - di arrivare all'approvazione di questo provvedimento.
Per come invece si sono svolte oggi le cose in quest'Aula, mi sembra evidente che le opposizioni abbiano voluto arrivare a questa calendarizzazione urgente, tant'è che siamo arrivati in Aula senza i relatori e dunque senza che fosse terminato l'esame del provvedimento in Commissione, perché hanno chiesto di discuterlo nel più breve tempo possibile. Magari qualche settimana in più di discussione anche secondo noi sarebbe stata utile per arrivare ad un provvedimento più condiviso da tutte le forze politiche; comunque siamo arrivati a discuterne in Aula, ed ora l'intento delle opposizioni non è quello di pervenire all'approvazione di questo provvedimento ma di rimandarlo in Commissione, dunque di affossarlo e di non arrivare più alla sua approvazione, e ciò è francamente inaccettabile. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL. Commenti dai banchi delle opposizioni).
Si può discutere di tutto, ma lo si deve fare in maniera costruttiva e senza prendere in giro, alla fine, gli elettori e i cittadini che stanno seguendo i lavori di quest'Aula attraverso le trasmissioni radiofoniche e televisive. (Commenti del senatore Belisario).
Voglio ringraziare il sottosegretario Augello per come è intervenuto in Aula, per quello che ha detto e anche per i toni che ha voluto usare, che di fatto denotavano la volontà di una condivisione del provvedimento anche con le opposizioni. È stato presentato questo articolo aggiuntivo: non è propriamente un emendamento, senatore Li Gotti, ma un articolo aggiuntivo all'articolo 2. Io non lo ho ancora esaminato nei dettagli. Se la Presidenza lo riterrà ammissibile, ci sarà il tempo per presentare eventuali subemendamenti.
Però, per quanto già illustrato dal Sottosegretario, presidente Finocchiaro, credo che affermare che il Procuratore generale presso la Corte di cassazione, il Presidente del Consiglio di Stato, il Procuratore generale della Corte dei conti, il Comandante generale dell'Arma dei carabinieri, il Comandante generale della Guardia di finanza e il Capo della Polizia non siano persone indipendenti e autonome costituisca veramente un affronto a queste alte cariche dello Stato (Applausi dai Gruppi LNP e PdL. Commenti dai banchi delle opposizioni). Perché il Comitato avrà queste persone che andranno a garantire l'attività anticorruzione nel nostro Paese. (Commenti del senatore Maritati).
Dunque, presidente Schifani, andiamo avanti con questo provvedimento; se l'emendamento che prevede l'articolo aggiuntivo sarà ammissibile si potranno eventualmente presentare subemendamenti o si potrà accettarlo così com'è. Abbiamo la volontà di andare avanti mentre pensiamo invece che, come al solito, le opposizioni dicono una cosa, ma in Aula fanno esattamente il contrario. Il loro scopo è solo quello di avvelenare il clima politico e non invece di arrivare all'approvazione di un provvedimento che l'intero Paese aspetta da tempo. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).
BRUNO (Misto-ApI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRUNO (Misto-ApI). Signor Presidente, l'emendamento, così come viene presentato, ancor prima che nei contenuti, nei modi, sta proprio al limite dei normali rapporti tra l'Aula e il Governo. Insomma, si può anche provare a fare qualche forzatura, ma qui siamo ad un voto d'Aula che, dopo qualche ora, viene in sostanza completamente capovolto con la presentazione di un articolo aggiuntivo. Tuttavia, il provvedimento ha un suo significato, una sua importanza per il Paese. Lo stesso Presidente del Senato ci richiamava all'importanza per il Paese e, senza voler enfatizzare la nuova riscrittura, è bene anche non esagerare nella dialettica parlamentare.
C'è un modo, però, per venirne fuori. Proprio perché conosciamo l'importanza di questo provvedimento, trovo ragionevole quanto proponeva il presidente D'Alia. Nulla vieta di andare in Commissione, riscrivere oggi pomeriggio questa parte del provvedimento e domani mattina tornare in Aula. È chiaro che ci vuole uno sforzo per venire incontro alle esigenze di contenuti che l'Aula ha a maggioranza evidenziato già nella discussione di questa mattina. È chiaro che se il Presidente non dovesse decidere per un percorso come quello che gli stiamo indicando e se si dovesse prestare a una forzatura, ciò potrebbe costituire un procedimento talmente particolare da mettere in atto un precedente che renderebbe tutto più rischioso.
Anche per questo, penso che il Presidente del Senato abbia una responsabilità ulteriore, e poiché lui stesso ci richiama all'importanza di questo provvedimento - e noi sappiamo che è importante - gli chiediamo di rinviare il testo in Commissione e ci dichiariamo pronti a venire a votare in Aula domani mattina.
CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, il Governo non rinuncia a verificare tutte le strade possibili perché con l'opposizione, come ho detto questa mattina, si possa pervenire all'approvazione di un serio provvedimento anticorruzione. Il Governo ricorda che la Convenzione dell'ONU del 2003 è stata approvata da questo Governo e da questo Parlamento nel 2009 e anche che, a legislazione vigente, l'attuale autorità anticorruzione è presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.
Presidente Finocchiaro, non è possibile dire che noi non abbiamo fatto nessuna modifica, perché lei mi insegna che esiste una dipendenza gerarchica o un rapporto funzionale, ma tra questo Comitato e la Presidenza del Consiglio dei ministri non esiste una dipendenza gerarchica né un rapporto funzionale. Non vi è quindi nessun paragone tra quello che abbiamo bocciato questa mattina e quello che è proposto oggi: si tratta di un testo completamente diverso.
Il Presidente del Consiglio dei ministri adotterà con un proprio decreto le modalità di funzionamento del Comitato, ma su proposta del Comitato stesso, ossia come avviene - e lei me lo insegna - per gli atti del Consiglio superiore della magistratura, che assumono la forma del decreto del Ministro o del decreto del Presidente della Repubblica. Ci troviamo quindi di fronte a un organismo del tutto indipendente.
Vorrei però richiamare ancora per un attimo l'attenzione di tutti sulla non necessità dell'articolo 1 rispetto agli altri articoli del disegno di legge, che abbandonano una vecchia concezione della risposta con autorità terze e indipendenti (Applausi del senatore Nania), ma introducono un principio di responsabilità che è alla base di tutte le normative contemplate dagli articoli da 2 a 12 e che concernono la responsabilità delle amministrazioni locali, di coloro che devono compiere i controlli, la necessità della trasparenza della pubblica amministrazione, il controllo deputato alla collettività, alla generalità dei cittadini, che non c'entrano col Piano nazionale anticorruzione. Infatti, quelle norme, che possono essere magnificamente valutate e inserite a legislazione vigente, garantiscono come conseguenza la lotta alla corruzione.
Pertanto, in quell'opera di vera collaborazione, noi, anziché ridurci alla fine del provvedimento a presentare un emendamento per portare avanti l'idea recata dall'articolo 1, abbiamo ritenuto corretto informare immediatamente il Parlamento dell'intenzione di fare un provvedimento diverso, che teneva conto anche di quanto era stato sollecitato dall'opposizione. Poi si può discutere su quali soggetti inserire nel Comitato e poi possiamo benissimo con dei subemendamenti procedere ad aggiornamenti: non è che io ritenga che siano queste le persone che devono per forza far parte del Comitato. L'aspetto che evidenzio è che non c'è una dipendenza funzionale o gerarchica, né con il Presidente del Consiglio né con altra autorità. I componenti del Comitato non sono autorità politiche e, quindi, vi è una garanzia, essendo un organo che non ha un'influenza diretta e non essendo il vecchio Alto commissario per la lotta alla corruzione. È un organo diverso rispetto a quelle che sono le norme riguardanti la capacità di ciascuno di rigenerarsi.
Ciascuno di voi sa quanto è avvenuto qualche giorno fa. Anche il procuratore nazionale antimafia ha ritenuto che la migliore soluzione per la lotta alla corruzione sia quella di garantire una verifica degli appalti da parte dei sindaci dei Comuni. Questa è la responsabilità alla quale noi vogliamo chiamare tutte le autorità pubbliche, tutte le cariche elettive di questo Paese. È una responsabilità che possiamo costruire insieme, migliorando eventualmente il testo nelle parti da migliorare: ma non per lotta politica. Non sosteniamo che sia la stessa cosa. Non diciamo di aver previsto un Comitato in rapporto con il Presidente del Consiglio dei ministri, perché non è così.
Rispondo al senatore Bruno e al senatore D'Alia. Se l'Aula ritiene necessario un passaggio in Commissione, io mi rimetto all'Aula e al Presidente del Senato. Tentiamo, invece, di riuscire a discutere in questa sede, proprio per quella non dipendenza degli articoli da 2 a 12 da questo articolo. È un articolo sì importante, ma che nulla ha a che vedere con la disciplina prevista dagli altri articoli, che riguardano l'effettiva lotta alla corruzione. Se vogliamo condurre tale lotta, dobbiamo farlo insieme, e al più presto. Forse, potremo farlo anche in questa settimana. (Applausi dai Gruppi PdL e CN-Io Sud).
GASPARRI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (PdL). Signor Presidente, vorrei essere schematico, anche per essere chiaro su un tema che è molto delicato. I fatti, a nostro avviso, sono i seguenti. Il Governo si è fatto carico di presentare un disegno di legge sul tema della lotta alla corruzione. Questo disegno di legge risale a diversi mesi fa. È rimasto a lungo all'esame della Commissione; dopo di che, all'iniziativa del Governo è succeduta una sollecitazione di diversi Gruppi, soprattutto dell'opposizione, affinché, a un certo punto, si addivenisse a una calendarizzazione in Aula del provvedimento.
Noi abbiamo condiviso la calendarizzazione in Aula del provvedimento, pur essendovi altri provvedimenti, già conclusi nell'esame di Commissione, che avrebbero potuto avere la precedenza su questo. Abbiamo, però, convenuto sulla esigenza politica di portare in Aula questo tema che, peraltro, partiva, oltre che dai disegni di legge di altri Gruppi, dall'iniziativa governativa.
In terzo luogo, dopo l'iniziativa del Governo e la decisione condivisa di portare il provvedimento in Aula, vi è stata la ratifica, avvenuta ieri all'unanimità, della Convenzione di Strasburgo. Tale Convenzione, come già ho detto in diverse occasioni in Aula, ma lo ribadisco, contiene una serie di principi che potranno essere valutati ai fini dell'adeguamento della normativa, dopo che la ratifica sarà stata fatta anche dall'altro ramo del Parlamento, dopo che saranno trascorsi i termini previsti dalla ratifica stessa per la sua entrata in vigore, e dopo che il Parlamento, ma anche il Governo, valuterà quali parti di quella Convenzione potranno essere introdotte nella legislazione penale italiana, tenendo conto delle nostre norme esistenti, delle nostre tradizioni giuridiche e delle modalità con le quali trasferire o meno questo o quel principio della Convenzione. Ciò è scritto chiaramente nello stesso testo.
Comunque, siccome noi vogliamo normative anticorruzione più avanzate, abbiamo votato a favore di quella ratifica e siamo aperti, de iure condendo, alle ulteriori innovazioni che, nel futuro, saranno possibili nel nostro ordinamento giudiziario.
Anche oggi, non trascuriamo quanto accaduto in Aula. L'emendamento del senatore Malan, che non è stato approvato, si avvicinava a molte tesi e proposte dei Gruppi di minoranza, che forse avrebbero potuto approvarlo, considerandola una modifica più vicina alle proprie proposte. Ma così non è stato.
Per quanto riguarda la questione relativa all'articolo 1 bocciato, voglio dire con chiarezza che questo testo potrebbe anche essere discusso e approvato senza l'articolo 1, perché contiene molti principi che riguardano gli enti locali, i mandati elettivi, contiene norme riguardanti la trasparenza nei contratti pubblici, l'elenco dei fornitori e le imprese subappaltatrici: molte materie che sono di grande rilevanza ai fini del contrasto alla corruzione, e che quindi potrebbero diventare una legge dello Stato anche se non ci fosse l'articolo 1.
Siccome, però, il Governo prima ha sottolineato giustamente che il tema di cui all'articolo 1 - una sorta di autorità di coordinamento - deve esistere, noi riteniamo (non abbiamo ancora esaminato l'emendamento e ci rimettiamo certamente anche alle valutazioni che farà la Presidenza in termini di ammissibilità o meno dello stesso), da quello che abbiamo sentito, che l'emendamento presentato dal Governo non sia in contrasto né con le Convenzioni internazionali, né con quello che già accade oggi in Italia. Le Convenzioni internazionali prima citate parlano della necessaria indipendenza, e noi riteniamo che sia la formulazione precedente bocciata, sia la proposta che vogliamo approfondire garantiscano la necessaria indipendenza. Anzi, la formulazione che ci riserviamo di esaminare, allontanando un po' dalla Presidenza del Consiglio questa struttura, introducendo altre figure, altre autorità delle forze dell'ordine, delle più alte magistrature dello Stato, caratterizza certamente con una dose di maggiore indipendenza questa struttura di coordinamento anticorruzione. Quindi, la nuova versione che dovremo valutare, sotto questo profilo, è nuova e diversa rispetto al testo che questa mattina non è stato approvato e quindi, a nostro avviso, ancora di più soddisfa le esigenze che gli organi internazionali hanno richiamato. Infatti, le personalità che l'emendamento ha indicato garantiscono questa indipendenza, perché non si tratta di nomine, in quanto - da quel che abbiamo sentito - uno è il procuratore della Corte dei conti, uno è il comandante dei carabinieri e così via, quindi non sono persone nominate da chicchessia. Pertanto, anche questo aspetto, a nostro avviso, è positivo.
Voglio anche ricordare ai fautori della totale indipendenza di questa autorità che, quando è stata trasformata, non del tutto soppressa, l'Autorità anticorruzione in quest'Aula (se non ricordo male il senatore Serra fu alla guida di quell'Autorità nel passato; poi si discusse se l'Autorità aveva poteri o non li aveva, se serviva o meno, in contesti di centrodestra e di centrosinistra, tutti ugualmente ansiosi di capire se serviva o meno), quelle attività dell'Autorità anticorruzione a legislazione vigente sono state trasferite in un Dipartimento della Presidenza del Consiglio che ha ereditato quelle funzioni che erano prima affidate alla stessa.
Quindi, oggi abbiamo addirittura una maggiore dipendenza all'interno della Presidenza del Consiglio delle attività della già Autorità anticorruzione, trasformata di fatto in un Dipartimento della Presidenza del Consiglio. La norma che non è stata approvata e le norme eventuali che vengono proposte, dal nostro punto di vista, sono molto più garantiste sotto il profilo dell'autonomia, dell'indipendenza e della qualità delle persone rispetto a ciò che oggi esiste in ambito di Dipartimento della Presidenza del Consiglio.
Mi rendo conto della complessità della questione, dei voti che ci sono stati. Noi abbiamo l'assoluta intenzione di dar luogo a una legislazione più avanzata anticorruzione. Quindi, ci siamo dichiarati contrari a intenti dilatori, strumentali e propagandistici. Non intendiamo prendere lezioni di anticorruzione, non vogliamo trascinarla in polemiche politiche che sarebbero molto facili anche per noi. Pertanto, valuteremo con serenità ciò che la Presidenza deciderà, di fronte anche a fatti nuovi, a richiami regolamentari.
Qualche collega ha detto che si potrebbe andare nell'immediato in Commissione e poi tornare subito dopo in Aula; non so quali saranno le valutazioni che saremo chiamati a fare. Siamo aperti anche all'ipotesi di un ritorno in Commissione; poi si potrebbe decidere - come ha detto il collega D'Alia - se è un ritorno in Commissione per andare a esaminare la compatibilità o meno di questa norma, per poi tornare rapidamente in Aula. Non vorremmo che tornasse indefinitamente in Aula e si vanificasse l'intento di dare comunque una legislazione nuova anticorruzione a questo Paese: noi questo non lo accetteremo, colleghi, sia chiaro! (Applausi dal Gruppo PdL).
Comprendendo la delicatezza delle valutazioni che la Presidenza dovrà fare, ho voluto fornire delle prime argomentazioni anche rispetto a un emendamento che abbiamo colto in maniera auricolare, uditiva, e che però, rispetto all'attuale situazione di un Dipartimento presso la Presidenza del Consiglio ed al testo esaminato qui, in Aula, è innovativo e sicuramente più aperto, più avanzato e ancora più compatibile con Convenzioni e norme internazionali.
Come sempre, siamo sereni e responsabili (verificheremo quali saranno le valutazioni della Presidenza); ma noi il provvedimento anticorruzione, non lo vogliamo insabbiare, lo vogliamo approvare. Su questo siamo noi, non a subire, ma a lanciare una sfida nell'Aula del Senato. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Carrara).
VIESPOLI (CN-Io Sud). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VIESPOLI (CN-Io Sud). Signor Presidente, svolgo questo intervento, che non so se possa essere utile, in particolare dopo quello del rappresentante del Governo, sottosegretario Caliendo, il quale mi pare abbia avuto la capacità e l'intelligenza politica di fare sintesi rispetto ad un confronto e ad un dibattito e di fare chiarezza rispetto alla prospettiva.
Questa mattina mi sono permesso di evidenziare - non so con quanta capacità comunicativa - che, preso atto di quanto accaduto e delle conseguenze di carattere politico, delle legittime riflessioni, considerazioni e valutazioni di carattere politico e quantitativo-numerico, ritenevo fosse nell'interesse del Parlamento ricercare tutte le strade possibili per fare comunque in modo di addivenire ad un provvedimento su un tema che da tutte le parti si è scelto di porre al centro dell'attenzione, anche con una spinta forte nei confronti del Presidente del Senato affinché arrivasse all'esame dell'Assemblea.
Il sottosegretario Caliendo, anche alla luce del dibattito svolto e delle posizioni espresse (che, mi permetto di dire, sono un po' diversificate anche sul fronte dell'opposizione), ha sottolineato il punto principale, cioè quello di evitare l'azzeramento: se si evita l'azzeramento, vi è la piena disponibilità ad individuare insieme un percorso che determini la possibilità di proseguire il confronto e di verificare, ferma restando la preventiva ammissibilità, le condizioni per raccogliere reciprocamente la sfida di dare un segnale da parte del Parlamento, oltre che della maggioranza, varando un provvedimento in tema di corruzione.
Signor Presidente, mi pare che da questo punto di vista, detto no all'azzeramento, sia giusto (altrimenti sarei in contraddizione con la riflessione che ho svolto questa mattina) individuare tutte le strade possibili per andare avanti. Mi sembra si siano individuate le prospettive su cui lavorare per continuare il confronto, utilizzando l'impostazione che il Governo ha ritenuto di dare e dal punto di vista metodologico e dal punto di vista di merito. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud e PdL. Congratulazioni).
FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, come vede, quando ci si spiega le posizioni cominciano, per così dire, ad entrare in dialogo.
A me pare che la discussione di oggi pomeriggio stia dimostrando in maniera del tutto evidente che sarebbe davvero un errore grave per la maggioranza affidare la sorte del provvedimento esclusivamente alla decisione del presidente Schifani sull'ammissibilità di questo emendamento che introdurrebbe l'articolo aggiuntivo (senatore Bricolo, gli articoli aggiuntivi non scendono come gli angeli sulla terra, ma hanno bisogno di un veicolo, che è rappresentato dagli emendamenti). Dunque, mi parrebbe davvero fuori luogo che fosse riversata sulla responsabilità in ordine alla decisione sull'ammissibilità o meno di un emendamento la sorte di un provvedimento contro la corruzione.
Certo, potrei un po' speculare e dire che sarebbe il caso che decideste se l'articolo 1 è essenziale - come sostenuto questa mattina dal sottosegretario Augello - o non è essenziale, ma ciò che dico vale a maggior ragione se esso non è essenziale, come argomenta il sottosegretario Caliendo sostenendo che ci sono parti del disegno di legge del Governo che vivono di vita propria, al di là di quell'architettura che noi contestiamo e abbiamo sempre contestato, anche quando, nel 2008, avete abolito l'Autorità nazionale contro la corruzione (e lo dico al presidente Gasparri che sostiene che tanto già ci siamo).
Noi abbiamo la ferma volontà di avere una disciplina seria contro la corruzione. Forse manca a questo dibattito un'informazione, o meglio un dato di verità, e cioè che il provvedimento è rimasto in Commissione bilancio sette mesi e mezzo in attesa della relazione tecnica del Governo, come peraltro testimonia un carteggio intervenuto tra me e il presidente Schifani esattamente su questo punto.
Quindi, noi oggi siamo nella condizione di poter dire che se il provvedimento fosse rinviato in Commissione, o meglio se la Commissione venisse reinvestita di questa questione, noi avremmo più testi tra i quali scegliere quello base: a quel punto, se ne scelga uno, quello che verrà ritenuto il più compiuto, secondo me, e, quindi, il più ricco di strumenti contro la corruzione. Ciascuno quindi presenterà emendamenti, anche il Governo naturalmente, che tiene a quelle misure recate dagli altri articoli del suo disegno di legge, sulla cui validità, come dire, io mi voglio esprimere, perché ci sono anche suggerimenti positivi. Diamo pertanto un termine ai lavori della Commissione, così rispettiamo tutti il nostro impegno, e approfittiamo del varco d'Aula per discutere subito il provvedimento che ratifica la Convenzione di Strasburgo in materia di corruzione, esitato ieri dalle Commissioni riunite 2a e 3a.
Daremo così - mi pare - la massima prova della volontà del Parlamento italiano di occuparsi di questo tema, non commetteremo smarginature, non ridurremo una cosa così complessa a una dichiarazione di ammissibilità o di inammissibilità, scaricando - mi si consenta il termine - sul Presidente del Senato la sorte di questa questione e ciascuno di noi potrà così trovare il modo di contribuire ad una legislazione seria ed efficace. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
PRESIDENTE. Prima di dare la parola agli altri colleghi, vorrei fare solo una precisazione alla presidente Finocchiaro ora per allora. L'ipotesi di un eventuale rinvio del disegno di legge in Commissione tocca il testo base giunto all'esame dell'Aula. Non si può riaprire la vicenda dell'adozione del testo base che - ripeto - è già stato adottato. Quindi, in ogni caso tornerebbe in Commissione il testo arrivato all'Aula.
MORANDO (PD). La Commissione può decidere di adottarne un altro.
QUAGLIARIELLO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Presidente, anche cogliendo la sostanza dell'intervento della presidente Finocchiaro, a me pare che la situazione sia la seguente. È stato prospettato e annunziato dal Governo un emendamento che di fatto integra un testo che è risultato mutilato del suo originario articolo 1, e questo emendamento, che nessuno conosce (nemmeno la maggioranza) nella sua compiutezza, presenta alcuni elementi di sicura innovazione e novità rispetto all'altro testo. Inoltre, tenendo conto del fatto che si agisce a legislazione vigente, tale emendamento fa cadere alcune delle obiezioni formali prospettate dall'opposizione.
Tant'è. C'è una situazione che va approfondita, soprattutto perché essa non sia risolta, data la sua importanza, con un braccio di ferro di tipo regolamentare che nessuno ricerca.
C'è una proposta venuta da senatori D'Alia e Bruno di investire la Commissione di questo approfondimento e di cogliere gli elementi di compatibilità o meno del nuovo testo non solo con il testo base, che rimane come testo di riferimento, ma anche rispetto agli aspetti formali che sono stati richiamati. Un passaggio in Commissione limitato a questo aspetto consentirebbe due cose: innanzitutto, non metterebbe l'Aula di fronte alla necessità di prospettare un braccio di ferro regolamentare; in secondo luogo, non darebbe l'impressione al Paese di voler dar luogo a pratiche dilatorie su una materia sulla quale, evidentemente, c'è stata una grandissima attenzione e un forte richiamo, soprattutto da parte delle forze dell'opposizione.
A me sembra che questi siano una proposta e un margine offerti dal dibattito che possono essere utilmente colti dalla maggioranza, ma anche da settori dell'opposizione. Tale proposta può portarci ad una soluzione compatibile con le esigenze di urgenza che sono state prospettate, più da voi che da noi, e anche con le legittime esigenze di approfondire la compatibilità e la effettiva novità del testo proposto rispetto all'impianto che, comunque, rimane in piedi, come resta la legittima aspettativa della maggioranza di farlo restare in piedi. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, più che fare una sintesi, vorrei affidare all'Aula le mie riflessioni e comunicare quello che mi accingo a decidere.
È stata sempre intenzione di questa Presidenza fare in modo di essere sensibile alle richieste sia di maggioranza che di opposizione tutte le volte in cui queste istanze erano finalizzate a un dibattito su temi sensibili del Paese. Non vi è dubbio che il tema della corruzione nell'ambito della pubblica amministrazione è uno dei temi più sensibili fra quelli in ordine ai quali i cittadini chiedono giustamente delle risposte.
Questo disegno di legge è stato presentato dal Governo un anno e due mesi fa; è stato in effetti fermo per alcuni mesi in Commissione perché mancavano dei pareri della Commissione bilancio. Vi sono state delle sollecitazioni...
INCOSTANTE (PD). Ma non è così!
PRESIDENTE. Posso parlare?
MORANDO (PD). Forse ci si dovrebbe domandare il perché.
PRESIDENTE. Ma, colleghi, non mi sento in uno stadio. Mi sento nell'Aula del Senato. Chiedo soltanto quel minimo di rispetto nei confronti della carica che ricopro, e non della persona. Tutto qua. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
Su parecchie sollecitazioni dei Gruppi di opposizione, che recentemente non hanno più votato il calendario, ho assunto una determinazione (l'ho anche annunziato pubblicamente), vale a dire che sarebbe stata fatta la mia proposta di calendarizzare d'ufficio questo disegno di legge anche senza relatore, ove necessario, per il 6 giugno. Così è avvenuto.
Purtroppo, nonostante il grande sforzo e l'oneroso impegno a cui sono sottoposte di solito, la 1a e la 2a Commissione - senza ovviamente voler mancare di rispetto alle altre - non hanno potuto concludere il proprio lavoro. Ma è chiaro che questo aspetto sconta in Aula un deficit di procedibilità e di organicità di lavoro (non dobbiamo nascondercelo), perché un disegno di legge anticorruzione che giunge in Aula senza un relatore, con un testo base soltanto, con una relazione del Presidente della Commissione sicuramente non consente, non tanto alla Presidenza, bensì a chi deve partecipare al dibattito e votare, una visibilità organica ed ampia della disciplina dei lavori e dei temi sui quali è chiamato a riflettere e a pronunziarsi. Si è andati avanti così.
Oggi è accaduto un evento del quale, naturalmente, non possiamo non prendere atto: è stato bocciato l'articolo 1. Non compete a me valutare la essenzialità dell'articolo 1 ai fini dell'impianto della legge: si tratta di una scelta del Governo e della maggioranza. Compito della Presidenza è fare in modo che l'Aula possa pronunziarsi al meglio e sforzarsi perché dal Senato, dal Parlamento esca un testo quanto più possibile organico, che affronti materie sensibili quale è quella dell' anticorruzione, con un'articolazione accettabile e che tocchi i vari gangli, per esempio, nella fattispecie, della corruzione, la sua disciplina e l'istituzione di organismi finalizzati al contrasto alla corruzione in un ambito più ampio di articolazione.
Il voto di oggi naturalmente è stato oggetto di dibattito politico. Sono state avanzate da alcuni esponenti dell'opposizione alcune proposte di rivisitare in Commissione una nuova disciplina all'articolo 1 il quale, allo stato attuale, è stato proceduralmente bocciato. Quindi, formalmente non si può più parlare in Aula di articolo 1, in quanto non esiste più. È stato sottoposto alla Presidenza un emendamento innovativo, sulla cui ammissibilità ci dobbiamo pronunziare.
Per un attimo, però, vorrei rifarmi a un senso di responsabilità collegiale e - consentitemi una volta di poterlo dirlo, pur se esulo dal mio ruolo - anche politica. Occorre, cioè, che tutti noi facciamo in modo che si possa lavorare in quest'Aula, dopo che le Commissioni si sono trovate ad affrontare temi per i quali non c'è stato il tempo per lavorare.
Alla luce di queste considerazioni, convocherei per le ore 18, senza alcuna decisione dell'Aula, la Conferenza dei Capigruppo, che mi sembra il luogo più idoneo per proseguire la mia riflessione, al fine di sforzarci di arrivare ad una decisione che sia possibilmente la più condivisa. Il mio sforzo, e credo lo sforzo di tutti noi, è, quanto meno su temi come l'anticorruzione, di instaurare un clima d'Aula e una responsabilità collegiale che porti a scontrarci e a confliggere sui contenuti, ma non sul procedimento, e principalmente non sulla compiutezza di un disegno di legge. Preferirei evitare che si possa dire che dal Senato è uscito un testo anticorruzione monco. Sarebbe questa una sconfitta di tutti. Non sta a me entrare nel merito se sia monco o meno senza l'articolo 1, però voglio esperire questo tentativo convocando la Conferenza dei Capigruppo per le ore 18. Spero che da essa possa scaturire una decisione unanime sull'andamento dei lavori, nell'interesse della trattazione al meglio di un tema sensibile come la lotta alla corruzione, tema che sta a cuore di tutti gli italiani e certamente di tutti i senatori che compongono quest'Assemblea. (Applausi dal Gruppo PdL).
Sospendo pertanto la seduta, che riprenderà immediatamente dopo la conclusione della Conferenza dei Capigruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 17,34, è ripresa alle ore 19,31).