Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 564 del 08/06/2011

DE TONI, BELISARIO - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dell'interno - Premesso che:

importanti organi di stampa a diffusione nazionale hanno pubblicato articoli particolarmente critici

sui contenuti del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, rilevando in particolare alcune palesi incongruenze relativamente all'art. 10 che, tra l'altro, si occupa per l'ennesima volta del rilancio della carta d'identità elettronica (CIE), proseguendo in una sorta di stop and go succedutisi negli ultimi undici anni al cambio dei vari Governi;

per l'ignaro cittadino italiano è difficile comprendere come mai - a distanza di ben undici anni dalla istituzione della CIE, con decreto del Ministero dell'interno 19 luglio 2000 recante "Regole tecniche e di sicurezza relative alla carta d'identità e al documento di identità elettronici", dopo una lunga sperimentazione, costata circa 60 milioni di euro, con la produzione di oltre 4 milioni di CIE emesse da circa 200 Comuni, che già la utilizzano per l'erogazione di molteplici servizi in rete - tutto venga cancellato, sia rottamato l'intero progetto, comprese importanti risorse finanziarie e industriali, mettendo invece in cantiere un nuovo documento che suscita notevoli perplessità in ordine alla fattibilità, alla legittimità funzionale del progetto, alla tutela della privacy, alla reale sostenibilità, atteso il notevole esborso finanziario richiesto alle casse statali con la promessa di gratuità del documento;

a parere degli interroganti, inoltre, appare del tutto sbilanciato e fuori controllo, nel periodo citato, il business delle carte elettroniche alimentato da varie Amministrazioni pubbliche che lo Stato non è riuscito a controllare: dette carte si sono sovrapposte senza alcuna logica di utilità per il cittadino, anzi spesso sono del tutto inutili, come nel caso della cosiddetta tessera del tifoso, surrogato della CIE e della tessera sanitaria carta nazionale dei servizi (CNS), della quale non si sentiva alcuna necessità;

nel periodo sopra indicato, oltre ai 60 milioni di euro utilizzati per la sperimentazione della CIE sono state spese cifre importanti: 60 milioni di tessere sanitarie, con costo complessivo per produzione e gestione/distribuzione di oltre 650 milioni di euro; la CNS, Carta nazionale dei Servizi, costo unitario 20 euro a carico dello Stato; la CRS, Carta regionale dei servizi, diffusa su base regionale (Lombardia, Friuli, Sicilia), con circa 18 milioni di card dal costo unitario di 15 euro; infine la CRS Lombardia, con validità di 5 anni, per la quale, negli anni 2001-2011, sono stati spesi almeno 1.000.000.000 di euro per una popolazione di circa 9 milioni di cittadini, per un costo di 183 euro a cittadino per 2 card, quindi 91,5 euro a card;

si tratta di spese, a parere degli interroganti, del tutto inutili;

la modifica delle caratteristiche tecnologiche di sicurezza, che si intuiscono notevolmente depotenziate in seguito all'abbandono dell'ologramma laser, scelta che sembra determinata dalla volontà di non ricorrere all'in house providing, di fatto esclude la possibilità del controllo "a vista" della persona, vanificando la sicurezza del documento, in quanto le forze di polizia e di frontiera non dispongono di strumenti di lettura del microchip;

con riferimento alla esperienza della CRS Lombardia, che ha impiegato risorse finanziarie per circa 1.000.000.000 di euro per una popolazione di 9.000.000 di cittadini, l'impegno del bilancio dello Stato per il nuovo documento non potrà essere inferiore a circa 9.000.000.000 di euro: questo al netto della Carta AT per gli statali annunciata dal Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, di cui non si comprende l'utilità, ma di cui già fruiscono Esercito (110.000 card), Guardia di finanza (65.000), Aeronautica (43.000), Carabinieri (120.000), tutte carte prodotte da Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. E al netto anche delle consulenze milionarie che risultano agli interroganti erogate dal Ministero dell'interno a favore dell'Università di Roma Tor Vergata,

si chiede di sapere:

se sia stato valutato, nel piano di "convergenza" tra tessera sanitaria e CIE, tra gli altri problemi, anche quello della tutela dei dati personali in Italia e all'estero;

se l'attuale tessera sanitaria presenti, nel suo verso, la TEAM (tessera europea assistenza malattia), secondo lo standard definito dalla Unione europea, non modificabile a livello di singola nazione, che contiene pochissimi dati di identificazione e nessuna fotografia, finalizzata al diritto di essere assistiti anche in ambito europeo;

se il merge con la CIE possa consentire ad un qualsiasi Stato europeo di acquisire dati sensibili, finanche le impronte digitali, di un cittadino italiano, cosa che anche in Italia solleverebbe delicati problemi di privacy, in relazione per esempio all'acquisto di determinati farmaci, indicativo di particolari patologie del cittadino;

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del depotenziamento che in termini di sicurezza consegue dalle modifiche delle caratteristiche tecnologiche descritte in premessa;

se sia stato adeguatamente valutato, dalle strutture tecniche del Ministro dell'economia e delle finanze segnatamente da quelle della Ragioneria generale dello Stato, l'impegno finanziario richiesto dal nuovo progetto e la copertura del relativo capitolo, a fronte della promessa gratuità della CIE finanche ai neonati;

se i tecnici ministeriali, in particolare del Ministero dell'interno, abbiano valutato con la dovuta attenzione quella che agli interroganti appare una incongruenza, ovvero il trasferimento dell'inizializzazione della nuova carta dalla Polizia di Stato al Centro nazionale servizi demografici, sottostante all'Amministrazione civile, modificando il regio decreto n. 773 del 1931 (testo unico delle leggi di pubblica sicurezza) ma ignorando gli articoli 288 e 289 del regolamento per l'esecuzione del citato testo unico di cui al regio decreto n. 635 del 1940.

(4-05356)