Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 564 del 08/06/2011
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Allegato B
Testo integrale dell'intervento del senatore Carrara nella discussione sull'informativa del Governo sui recenti attentati in Libano e Afghanistan che hanno coinvolto militari italiani
Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, mi associo a quanto ha detto il rappresentante del Governo per la solidarietà espressa nei confronti delle vittime nella ricerca della stabilizzazione e della pace in questi teatri.
I due attentati che si sono susseguiti così a breve distanza l'uno dall'altro, prima in Libano e poi in Afghanistan, sembrano avere la stessa radice. Infatti è sempre più forte il sospetto che dietro a questi attacchi vi sia un chiaro messaggio dissuasivo nei confronti delle nostre truppe a stabilire un contatto diretto con le popolazioni locali.
In Libano sei militari italiani della missione UNIFIL sono rimasti feriti in seguito a un attacco contro i mezzi dell'ONU. L'ipotesi più accreditata è che dietro all'attentato ci possa essere un messaggio rivolto alla comunità internazionale, impegnata proprio a condannare la dura repressione siriana. I soldati italiani sono in Libano dal settembre 2006 nell'ambito della missione Leonte, che fa parte dell'intervento ONU denominato UNIFIL. L'Italia partecipa alla missione internazionale con un contingente di 1.780 militari. Appena tre giorni dopo l'attentato in Libano quattro aggressori hanno sferrato un attacco nei pressi del Centro per la Ricostruzione Provinciale di Herat, unità NATO nell'Afghanistan occidentale, gestita da soldati e da civili italiani.
Il timore che aleggia ora è quello che altri possibili attentati contro obiettivi dell'esercito di pace siano già pianificati, anche in virtù del fatto che da circa un mese sono in forte aumento alcune piccole operazioni di intimidazione e continue sparatorie.
Herat rappresenta senza dubbio il simbolo del processo di cambiamento nella Regione Ovest ed appare evidente che l'attentato sia parte di una strategia di tensione rivolta contro tale processo per niente gradito dagli insorti e dai talebani. L'attacco, come ha riferito il ministro La Russa, non è stato condotto contro un dispositivo operativo esclusivamente militare, ma contro il Prt (Provincial Reconstruction Team), simbolo e motore dell'assistenza e della ricostruzione a favore della popolazione civile, che consente di realizzare concretamente i progetti finanziati con i contributi provenienti dalla cooperazione italiana, dai fondi internazionali e, in particolare, dagli Stati Uniti. Finora Herat era rimasta fuori dall'offensiva di primavera degli insorti contro le forze della coalizione. Il 30 maggio ad Herat era in atto la Conferenza nazionale afgana di tutti i consigli provinciali, occasione che gli insorti devono avere considerato altamente propizia per ostacolare il processo di pace e lo sviluppo di un'autonoma capacità di governace del popolo afgano.
Le missioni dei contingenti italiani nel mondo non sono solo in Afghanistan. Oltre all'intervento militare in Libano con il mandato dell'ONU, le missioni più conosciute sono quelle della NATO in Iraq, seguite dagli interventi nei Balcani, in Kosovo e in Bosnia-Erzegoniva, sotto i vari ombrelli NATO e Unione europea. In realtà, tra le 24 operazioni militari e di peacekeeping cui partecipano i nostri connazionali, c'è anche la meno nota, ma decisamente curiosa, unità di 81 militari della marina con base a Sharm El Sheikh, in Egitto, impegnata dal 1982 nella forza
multinazionale indipendente (MFO) per il rispetto della pace con Israele. Poi c'è il comando aereo della Task Air Force di Abu Dhabi, negli Emirati arabi, che con 25 militari e due velivoli C130j opera in sostegno alle operazioni militari ISAF e in Iraq.
Dal 2008, l'UE ha anche posizionato un contingente nell'Oceano indiano, per contrastare, insieme con la missione NATO Ocean Shield, il fenomeno della pirateria internazionale: l'Italia ha contribuito a Navfor con 271 militari e una nave da fregata. Quattro funzionari dell'esercito si trovano invece in Marocco con l'ONU, con il compito di sorvegliare il rispetto del cessate il fuoco al confine della Repubblica del Saharawi. Altri otto sono schierati nella zona cuscinetto del Kashmir, tra l'India e il Pakistan, nella veste di osservatori militari della missione ONU, costituita nel 1949.
L'intervento più vecchio di peacekeeping delle Nazioni Unite, è l'operazione Untso, legittimata dalla risoluzione ONU numero 50 e prorogata fino al 2011 dopo la guerra dei sei giorni in Medio Oriente, per il rispetto della tregua tra Israele, Egitto, Giordania e Siria. L'Italia è presente dal 1958, con otto ufficiali al seguito.
Al 31 dicembre 2010, i militari italiani nel mondo erano, secondo i dati del ministero della Difesa, 7.811 in 22 Paesi. Non posso fare a meno di esprimere l'apprezzamento per il coraggio e sacrificio di tutti i militari italiani, che servono e hanno servito nelle missioni internazionali di pace. Sappiamo com'è difficile avere soldati in zone di guerra, ma credo che gli sforzi dei nostri uomini e donne aiutino a promuovere sicurezza e stabilità nel mondo. L'Italia sta dando un grande contributo all'espansione della democrazia e al rispetto dei diritti umani.
Questo, lo sappiamo tutti, è un periodo decisivo non solo per la storia del Medio Oriente e del Nord Africa ma anche per la storia del mondo. Come ha detto il presidente Obama lo scorso 19 maggio, la transizione in corso porta con sé grandi promesse per società cui troppo a lungo sono stati negati diritti fondamentali, dignità e opportunità che spettano a tutti. Ma contiene anche l'enorme promessa per gli Stati Uniti e alleati come l'Italia di riformulare lo schema, che per troppo tempo ha definito i nostri rapporti con quell'area. Le transizioni relativamente pacifiche di Tunisia ed Egitto ripudiano completamente la visione del mondo di Al Qaeda e altri estremisti, cioè che il cambiamento può prodursi solo attraverso violenza e terrore. Insieme ai nostri alleati dobbiamo rafforzare queste transizioni, sollecitando riforme significative in Paesi dove la pressione sale ma il cambiamento è incerto e sostenendo lo sviluppo di processi democratici e istituzioni che stanno appena germogliando in Paesi come Tunisia ed Egitto. E poiché la politica e l'economia devono procedere mano nella mano, il futuro economico per l'area dovrà essere caratterizzato da una miglior gestione, stabilità finanziaria, un settore privato ampio e attivo, una crescente integrazione con i Paesi vicini e il resto del mondo.
In Afghanistan occorre rimanere concentrati su alcuni aspetti fondamentali, quali per esempio lo sforzo militare per indebolire i Talebani e addestrare le forze afgane in modo che possano assumersi una responsabilità diretta, e gli sforzi civili per promuovere una buona amministrazione e un buon sviluppo sociale. Compito primario è quello di cooperare con gli alleati per distruggere, smantellare e sconfiggere Al Qaeda in Afghanistan e in Pakistan e impedire così che continui a minacciare in futuro le Nazioni alleate.
La morte di Osama Bin Laden, ad oggi, è il traguardo più significativo dello sforzo degli USA per sconfiggere Al Qaeda. Ma la sua morte non significa la fine della lotta contro 1'organizzazione. L'America ha lavorato ogni giorno con gli alleati principali in Europa, nel Golfo, in Asia, in Africa per distruggere e smantellare Al Qaeda e i suoi affiliati ancora intenti a progettare e condurre attacchi contro il territorio americano. Non c'è dubbio che Al Qaeda continuerà a perseguire i suoi piani criminosi sull'onda della morte di Bin Laden.
In merito alla crisi libica, la risoluzione 1973 va collocata in un contesto caratterizzato dal fatto che c'è stata la domanda esplicita di intervento della comunità internazionale da parte di una popolazione che rivendica il diritto di autodeterminarsi liberamente; c'è la pressione dell'opinione pubblica internazionale, c'è la esplicita richiesta di Organizzazioni regionali quali la Lega Araba, l'Unione Africana, la Conferenza Islamica. E c'è la nuova politica del Presidente Obama, con la sua opzione per il multilateralismo istituzionale e per il ruolo prioritario delle Nazioni Unite.
L'Italia, in un momento davvero drammatico e delicato, è stata molto vicina al popolo libico. Il Governo italiano si è impegnato, infatti, con tutti i partner internazionali alla ricerca delle migliori soluzioni. L'Italia è stato il primo Paese a prendere contatto con il Consiglio nazionale libico a Bengasi, con cui è stato mantenuto un dialogo costante. Per primi abbiamo portato a Bengasi aiuti umanitari, cibo e generi di prima necessità, proprio ascoltando la richiesta del Consiglio provvisorio. Abbiamo poi riaperto, unici ancora una volta in Europa, il consolato generale italiano a Bengasi. Allo scoppiare della crisi, il nostro primo pensiero è stato quello di mettere in sicurezza 1.600 connazionali e oltre 800 stranieri provenienti da 51 Paesi. L'Italia non ha fatto mancare la sua voce nel condannare la repressione del regime, nell'appoggiare le sanzioni e il loro successivo inasprimento.
È importante che proprio la comunità internazionale faccia sentire sul regime la pressione di un'azione unitaria, a cominciare dall'Europa. Il Consiglio europeo ha sottolineato la necessità che il colonnello esca di scena ed ha legittimato il Consiglio nazionale provvisorio come un interlocutore politico. L'Italia ha sostenuto e sostiene tale posizione.
L'unica cosa che non potevamo accettare era un'azione militare di tipo unilaterale. Misure che richiedono, per la loro attuazione, l'uso della forza, dovevano essere previste da una risoluzione del Consiglio di sicurezza e legittimate in un quadro multilaterale regionale; altrimenti, avrebbero diviso l'Europa e la NATO e suscitato l'ostilità dei Paesi arabi. Il Governo italiano ha lavorato e sta lavorando per coagulare questo consenso, per far finire le violenze e per aprire un dialogo tra le fazioni, affinché l'integrità territoriale della Libia sia salvaguardata.
La risoluzione ONU 1973, quindi, è stata largamente condivisa dalla comunità internazionale e dalle organizzazioni regionali. Essa, per quanto faticosa, è stata ritenuta da tutti indispensabile. Il dilemma in cui ci siamo trovati circa la responsabilità di proteggere è lo stesso dilemma di fronte al quale ci siamo trovati nella ex Jugoslavia, nel dramma del Darfur e in tanti luoghi del mondo; e non sempre la comunità internazionale è stata così tempestiva e in grado di offrire una risposta.
Un altro argomento che l'Italia sta vivendo drammaticamente è il continuo arrivo di nuovi e ingenti flussi migratori. Sappiamo come il colonnello Gheddafi ha da sempre usato l'arma dell'immigrazione clandestina come strumento di pressione nei confronti dell'Europa e per questo la sua attuale delegittimazione internazionale è certamente un fatto positivo.
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Augello, Barelli, Bonino, Caliendo, Castelli, Ciampi, Comincioli, Davico, Dell'Utri, Filippi Alberto, Gentile, Giovanardi, Lauro, Mantica, Mantovani, Palma, Pera, Possa, Ramponi, Stancanelli, Stiffoni, Viceconte e Villari.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Chiti (a partire dalle ore 16) e Latorre, per attività di rappresentanza del Senato; Del Vecchio e Divina, per attività della 4a Commissione permanente; Piccioni, per attività della 9a Commissione permanente; Bugnano, Carloni, Marcenaro, Nessa e Tofani, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Coronella, De Luca, Izzo e Piscitelli, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti; De Gregorio, per attività dell'Assemblea parlamentare NATO.
Commissione europea, trasmissione di progetti di atti normativi per il parere motivato ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità
La Commissione europea, in data 8 giugno 2011, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 539/2001 del Consiglio che adotta l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto all'atto dell'attraversamento delle frontiere esterne e l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo (COM (2011) 290 definitivo).
Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, il predetto atto è deferito alla 1ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 21 luglio 2011.
Le Commissioni 3ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla 1ª Commissione entro il 14 luglio 2011.
Risposte scritte ad interrogazioni
(Pervenute dal 1° al 7 giugno 2011)
SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 125
AMORUSO: sulla repressione della religione tibetana in Cina (4-05055) (risp. CRAXI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri)
ANDRIA ed altri: sull'inclusione delle società di revisione tra i soggetti abilitati ad asseverare i piani economico-finanziari della finanza di progetto (4-05118) (risp. MATTEOLI, ministro delle infrastrutture e trasporti)
BUTTI: sulla riqualificazione della stazione Como San Giovanni (4-04177) (risp. MATTEOLI, ministro delle infrastrutture e trasporti)
FERRANTE, DELLA SETA: su interventi di messa in sicurezza delle strade alberate (4-04511) (risp. MATTEOLI, ministro delle infrastrutture e trasporti)
FLERES: sulla stabilizzazione di personale operante nel Corpo nazionale dei vigili del fuoco (4-02462) (risp. PALMA, sottosegretario di Stato per l'interno)
sui disservizi nei collegamenti ferroviari in Sicilia (4-04230) (risp. MATTEOLI, ministro delle infrastrutture e trasporti)
GASBARRI: sui ritardi nel pagamento del corrispettivo per prestazioni di lavoro straordinario effettivo dei Vigili del fuoco (4-04267) (risp. PALMA, sottosegretario di Stato per l'interno)
PERDUCA, PORETTI: sull'effettivo impiego delle risorse stanziate per il contrasto al fenomeno dell'immigrazione clandestina (4-04799) (risp. CRAXI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri)
POLI BORTONE: sull'esigenza di istituire una sede dei Vigili del fuoco a Nardò (Lecce) (4-01838) (risp. PALMA, sottosegretario di Stato per l'interno)
VITA, VIMERCATI: sul progetto "Codice Azuni" relativo alla governance di Internet (4-05178) (risp. BRUNETTA, ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione)
Interpellanze
CARLINO, BELISARIO, PEDICA, CAFORIO - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
in data 1° aprile 2010 l'azienda di call center in outsourcing In&Out Teleperformance, filiale italiana della multinazionale francese Teleperformance, apriva le procedure di licenziamento ex art. 24 e 4 della legge n. 223 del 1991 per 847 dipendenti di cui 674 nella sede di Taranto, 133 in quella di Roma e 40 in quella di Fiumicino (Roma);
il 24 giugno 2010 veniva firmato presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali l'accordo con il quale l'azienda ritirava i licenziamenti a fronte della concessione dei contratti di solidarietà in deroga fino al 4 luglio 2011;
in sede ministeriale l'azienda In&Out Teleperformance aveva dichiarato che nel corso dell'anno di vigenza dei contratti di solidarietà avrebbe investito 10 milioni di euro per il rilancio aziendale ed il rafforzamento delle sedi italiane;
considerato che:
secondo quanto riferito dalle rappresentanze dei lavoratori, nel corso dell'anno di vigenza l'azienda avrebbe disatteso l'impegno a rafforzare le sedi italiane aumentando, di contro, i volumi di lavoro delocalizzati nelle sedi di Teleperformance in Albania;
in data 14 aprile 2011 l'azienda In&Out Teleperformance apriva una nuova procedura di licenziamento ex art. 24 e 4 della legge n. 223 del 1991 per 1.464 persone, su un organico totale di 2.815 dipendenti, di cui 707 a Taranto, 509 a Roma e 243 a Fiumicino;
le organizzazioni sindacali hanno da subito richiesto l'apertura di un tavolo di confronto politico, vista l'imponenza del numero di esuberi ed il particolare momento di crisi che vive tutto il settore dei call center;
tale richiesta veniva ribadita ufficialmente il 23 maggio 2011 al dottor Sebastianelli, membro della Segreteria tecnica del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Gianni Letta, nel corso della manifestazione nazionale indetta a Roma contro i licenziamenti di In&Out Teleperformance;
per analoghe vertenze, quali, ad esempio, quelle riguardanti Fincantieri e Datalogic SpA di Quinto di Treviso, è stato prontamente istituito un tavolo di confronto politico presso il Ministero dello sviluppo economico,
si chiede di sapere quali azioni il Governo intenda porre in essere al fine di convocare quanto prima le parti ad un tavolo di confronto fra le organizzazioni sindacali e l'azienda In&Out Teleperformance, al fine di scongiurare i licenziamenti e, soprattutto, ottenere precise garanzie sulla reale volontà dell'azienda di rimanere sul mercato italiano salvaguardando così migliaia di posti di lavoro.
(2-00367)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
LANNUTTI - Al Vice presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della giustizia e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
nel corso della trasmissione "Report" del 15 maggio 2011 su RaiTre è andato in onda un servizio che riguardava alcuni casi di gravi irregolarità commesse da giudici amministrativi nell'espletamento delle proprie funzioni;
sono stati denunciati: le irregolarità del concorso per l'accesso al Consiglio di Stato celebrato nell'anno 2006; il caso del Consigliere di Stato, invalido, che partecipa alle maratone; il cosiddetto concorso delle mogli, presieduto dall'attuale presidente del Consiglio di Stato, Pasquale De Lise, e vinto dalle mogli del capo di gabinetto del Ministro Tremonti nonché allora membro dell'organo di autogoverno della giustizia amministrativa e dalla moglie di un altro membro dell'organo di autogoverno della giustizia amministrativa, Salvatore Mezzacapo, i quali nella qualità di membri del Consiglio di Presidenza della giustizia amministrativa (CPGA), hanno nominato la commissione del concorso vinto dalle mogli;
il magistrato che ha avuto il coraggio di denunciare queste irregolarità, il dottor Alessio Liberati, è stato sottoposto a ben sei procedure disciplinari nel giro di pochissimo tempo;
con riferimento al concorso del 2006 e alle questioni sollevate dal dottor Liberati, il presidente del Consiglio di Stato, a quanto risulta all'interrogante, avrebbe esercitato le seguenti funzioni: 1) presidente della commissione del concorso impugnato; 2) presidente dell'organo che ha negato l'accesso a parte degli atti del concorso; 3) titolare dell'esercizio disciplinare verso chi ha diffuso gli atti che dimostravano la irregolarità del concorso; 4) parte processuale resistente nel giudizio intentato per l'accesso agli atti; 5) parte processuale resistente nel giudizio intentato per l'annullamento del concorso; 6) presidente dell'organo che giudicherà in ultimo grado sulla regolarità del concorso impugnato; 7) presidente dell'organo che giudicherà sulla procedura disciplinare in via amministrativa; 8) presidente dell'organo che giudicherà in sede giurisdizionale in caso di eventuale condanna disciplinare;
in un precedente atto di sindacato ispettivo (4-04518), che ad oggi non ha avuto risposta, l'interrogante riportava un'intervista del dottor Liberati alla rivista "L'Espresso" nel febbraio 2011, dove il magistrato faceva una lunga lista di nomi e cognomi, di storture e scorrettezze, affermando che: «"stanno minando la credibilità dei massimi organi della giustizia amministrativa. Consiglio di Stato in testa"»; si legge ancora: «La battaglia del magistrato inizia nel 2007, quando viene bocciato al concorso per passare dal Tar al Consiglio di Stato: "Ponevo dei dubbi sui titoli di uno dei vincitori, Roberto Giovagnoli, che a mio parere non aveva i requisiti per partecipare al bando. Più una serie di gravi errori procedurali. Ho fatto ricorso, e così è cominciato il mio inferno". Naturalmente si è pensato che avesse vestito i panni del Torquemada solo per ripicca, per vendetta. Ma lui replica così: "Pochi giorni fa è uscita la sentenza del Tar. Che su Giovagnoli non è entrata nel merito, ma ha dichiarato che il concorso è di fatto illegittimo". Il concorso "illegittimo", però, non è stato annullato, e Liberati ha avuto un risarcimento beffa: mille euro. "Ora la palla passa alla presidenza del Consiglio, che potrebbe intervenire facendo chiarezza sul più importante concorso della giustizia amministrativa. Ma da Palazzo Chigi tutto tace". Sarà una coincidenza, ma dopo il ricorso comincia per Liberati una lunga via Crucis. Da accusatore ad accusato. Continua Liberati: "Il nostro organo di controllo ha disposto il monitoraggio di tutte le e-mail in cui denunciavo fatti gravi per verificare se siano lesive del prestigio della categoria. L'ex presidente del Consiglio di Stato Paolo Salvatore ha aperto un procedimento disciplinare contro di me". I rimproveri, chiamiamoli così, sono tanti: "In primis mi dicono di aver diffuso un verbale non pubblico nel quale un mio collega poneva dubbi sul caso Giovagnoli. Poi sostengono che abbia diffamato e irriso Carmine Volpe, un magistrato che ha chiesto un'invalidità di servizio per una patologia alla schiena" (...) Liberati (...) racconta così: "Secondo Volpe, l'ernia gli era venuta perché alzava fascicoli troppo pesanti sul lavoro. L'invalidità inizialmente gli è stata negata, poi lui ha fatto ricorso al Tar che gli ha dato ragione. Io, in un dibattito pubblicato on line su una mailing list dedicata ai giudici amministrativi, mi sono "complimentato" con lui. Visto che avevo scoperto che nel frattempo aveva corso una frazione, tre chilometri, di una maratona di beneficenza". Chissà se si tratta dello stesso Carmine Volpe che qualche tempo fa ha fatto di meglio, chiudendo la mezza maratona Roma-Ostia, 21 chilometri, in un'ora e 44 minuti. "C'è stata anche un'interrogazione parlamentare, ma il governo non ha mai risposto. Il paradosso è che mentre io sono sotto inchiesta per aver denunciato i rischi della giurisdizione domestica (cause di giudici che possono essere decise da colleghi che lavorano nella porta a fianco), Volpe è entrato a far parte dello staff del ministro Raffaele Fitto ed è stato promosso presidente di sezione del Consiglio di Stato". La terza accusa, così come la racconta Liberati, suona paradossale. Il magistrato ha ricevuto una lettera anonima sulla sua scrivania che parlava, letteralmente, di sentenze truccate, giudici indagati, arbitrati usati come ricompensa e raccomandazioni: "I fatti erano specifici, e ho mandato la missiva al Consiglio di presidenza per eventuali accertamenti. Loro non hanno fatto nessuna istruttoria, ma hanno aperto una pratica disciplinare contro di me. Dicendo che, spedendola acriticamente, ho fatto implicitamente mie le accuse dell'anonimo". Torna l'accusa di fondo: la sua compagna è mossa dall'invidia perché ha perso il concorso». A ciò Liberati risponde: «Legittimo pensarlo, per carità. È vero, è andata male, anche se ero primo per titoli. Ma non ce l'ho con nessuno. Chiedo solo trasparenza e chiarezza per uno dei concorsi pubblici più importanti del Paese, per il massimo organo della giustizia amministrativa. Ricordo che sono consiglieri personalità come il ministro Franco Frattini, Antonio Catricalà, Nicolò Pollari»;
si legge ancora nell'articolo-intervista: «De Lise l'anno scorso è diventato presidente al posto di Salvatore. (...) Oltre le tre azioni disciplinari in corso, infatti, contro il giudice rompiscatole ne sono state aperte altre, però rimaste, per sua fortuna, solo sulla carta. Ecco com'è andata. "Notai che il nome e la corrispondente data di nascita del presidente di un'associazione dei magistrati di Palazzo Spada, Filoreto D'Agostino figurava in un elenco di massoni pubblicato da un sito Web. Ho chiesto così di verificare l'eventuale iscrizione di magistrati alle logge (come si sa, il vincolo di obbedienza che si deve ai "fratelli" è incompatibile con incarichi in magistratura). Anche in questo caso, fatti non difficili da accertare, ma non è successo niente, anzi hanno aperto un'istruttoria contro di me, dicendo che la lettera poteva essere lesiva dell'onore della categoria". Ancora: "Un'altra pratica è stata intentata contro il giudice Liberati quando lo accusarono di aver offeso Salvatore e De Lise su Internet. "Non so di cosa si trattasse, visto che lo stesso De Lise mi negò l'accesso agli atti. Certo, ho ricordato, nella solita mailing list per addetti ai lavori, che Salvatore è stato indagato nel 2008 per concorso in corruzione in atti giudiziari e abuso d'ufficio. E ho pubblicato le intercettazioni della cricca che riguardavano De Lise. Ma non ho offeso proprio nessuno". (...) Nel frattempo esplodeva l'inchiesta su Angelo Balducci e la Protezione civile, e spuntavano i nomi dell'ex presidente del Tar Lombardia Pier Maria Piacentini e dei giudici contabili Antonello Colosimo e Mario Sancetta. Ormai fedele al suo ruolo, Liberati ha aperto un ennesimo fronte, stavolta con altri magistrati: gli incarichi esterni ("Un consigliere prende in media 130 mila euro lordi l'anno, ma alcuni vi aggiungono lavori extra da decine di migliaia di euro che non sarebbero rimborsabili"), l'assenza di trasparenza, gli arretrati pazzeschi della giustizia amministrativa. E sempre con nomi e cognomi»;
Liberati si sente deluso: «"Sto pensando di andare a lavorare all'estero. Ma vada come vada, non potrò esimermi dal fornire alle procure competenti gli elementi che, per difendermi, ho raccolto sui rapporti tra magistrati amministrativi, comitati d'affari, politica e massoneria. Non è coraggio, è la mia coscienza che me lo impone"»;
i giudici amministrativi a differenza dei magistrati ordinari possono partecipare, ben retribuiti, a commissioni di collaudo e arbitrati per dirimere talune controversie spesso oggetto di giudizi da parte dei TAR e del Consiglio di Stato;
considerato infine che l'interrogante riterrebbe opportuna un'indagine patrimoniale per verificare i patrimoni accumulati dagli stessi magistrati e con modalità e criteri predefiniti,
si chiede di sapere:
se il Governo intenda approfondire per gli aspetti di propria competenza, con doverosi riscontri ed ispezioni, le denunce inoltrate dal dottor Alessio Liberati che ha documentato, anche con l'intervista a "L'Espresso", fatti e misfatti della giustizia amministrativa e di alcuni magistrati;
quali misure urgenti il Governo intenda attivare per evitare che i magistrati che fanno il loro dovere, ma che non sono iscritti né alla massoneria, né alle confraternite o alle varie "cricche" di potere, vengano puniti perché lederebbero l'onore della categoria dei magistrati, quando al contrario, a quanto risulta all'interrogante, vengono premiati con i più alti incarichi direttivi coloro che brigano per spartirsi il potere pilotando i concorsi ed eventuali sentenze;
quali iniziative urgenti ed indifferibili di carattere normativo intenda adottare per porre fine a quella che appare una sorta di «giurisdizione domestica» dei giudici amministrativi e a quello che, secondo l'interrogante, costituisce un evidente conflitto di interesse, che è peraltro già oggetto di ricorso innanzi alla Corte europea per i diritti dell'uomo;
se la partecipazione dei giudici amministrativi alle commissioni di collaudo e arbitrati non possa generare un evidente conflitto di interessi che può mettere a repentaglio l'autonomia e l'indipendenza stessa della giustizia amministrativa;
se non intenda, infine, adottare le opportune iniziative normative al fine di fare divieto assoluto ai magistrati ordinari, contabili, amministrativi e militari, nonché agli avvocati dello Stato, di esercitare qualsiasi libera professione nonché di assumere incarichi arbitrali anche tenendo conto di quanto stabilito dal disegno di legge (A.S. 2081), di cui l'interrogante è primo firmatario, considerato che il tema del regime delle incompatibilità dei magistrati e degli incarichi extragiudiziari costituisce uno degli argomenti di maggiore rilevanza nel quadro dell'affermazione dei valori costituzionali di autonomia e di indipendenza della magistratura sanciti nell'articolo 104 della Costituzione.
(4-05354)
GIARETTA - Al Ministro dell'interno - Considerato che:
in occasione della partita di calcio Varese-Padova svoltasi domenica 5 giugno 2011 risulta dalle cronache dei quotidiani che uno stewart in servizio di sicurezza della sala stampa nello stadio di Varese avrebbe apostrofato i giornalisti presenti delle testate giornalistiche padovane con insulti di varia natura e frasi minacciose, tra cui "vi spacchiamo il cuore";
gli stewart in servizio hanno facilitato l'ingresso nella sala stampa di un gruppo di ultras del Varese che hanno insultato e spintonato i giornalisti presenti, sottraendo un computer, poi restituito ma con la memoria danneggiata;
si tratta evidentemente di episodi non ammissibili e rientra nella responsabilità della società ospitante garantire la sicurezza degli spettatori e dei giornalisti attraverso l'impiego di personale adeguatamente formato ed in possesso dei necessari requisiti caratteriali e psichici,
l'interrogante chiede di sapere:
quali siano le notizie in possesso del Ministro in indirizzo in relazione ai fatti sopra esposti;
quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per censurare i comportamenti operati a danno della libertà d'informazione e dell'incolumità degli operatori.
(4-05355)
DE TONI, BELISARIO - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dell'interno - Premesso che:
importanti organi di stampa a diffusione nazionale hanno pubblicato articoli particolarmente critici
sui contenuti del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, rilevando in particolare alcune palesi incongruenze relativamente all'art. 10 che, tra l'altro, si occupa per l'ennesima volta del rilancio della carta d'identità elettronica (CIE), proseguendo in una sorta di stop and go succedutisi negli ultimi undici anni al cambio dei vari Governi;
per l'ignaro cittadino italiano è difficile comprendere come mai - a distanza di ben undici anni dalla istituzione della CIE, con decreto del Ministero dell'interno 19 luglio 2000 recante "Regole tecniche e di sicurezza relative alla carta d'identità e al documento di identità elettronici", dopo una lunga sperimentazione, costata circa 60 milioni di euro, con la produzione di oltre 4 milioni di CIE emesse da circa 200 Comuni, che già la utilizzano per l'erogazione di molteplici servizi in rete - tutto venga cancellato, sia rottamato l'intero progetto, comprese importanti risorse finanziarie e industriali, mettendo invece in cantiere un nuovo documento che suscita notevoli perplessità in ordine alla fattibilità, alla legittimità funzionale del progetto, alla tutela della privacy, alla reale sostenibilità, atteso il notevole esborso finanziario richiesto alle casse statali con la promessa di gratuità del documento;
a parere degli interroganti, inoltre, appare del tutto sbilanciato e fuori controllo, nel periodo citato, il business delle carte elettroniche alimentato da varie Amministrazioni pubbliche che lo Stato non è riuscito a controllare: dette carte si sono sovrapposte senza alcuna logica di utilità per il cittadino, anzi spesso sono del tutto inutili, come nel caso della cosiddetta tessera del tifoso, surrogato della CIE e della tessera sanitaria carta nazionale dei servizi (CNS), della quale non si sentiva alcuna necessità;
nel periodo sopra indicato, oltre ai 60 milioni di euro utilizzati per la sperimentazione della CIE sono state spese cifre importanti: 60 milioni di tessere sanitarie, con costo complessivo per produzione e gestione/distribuzione di oltre 650 milioni di euro; la CNS, Carta nazionale dei Servizi, costo unitario 20 euro a carico dello Stato; la CRS, Carta regionale dei servizi, diffusa su base regionale (Lombardia, Friuli, Sicilia), con circa 18 milioni di card dal costo unitario di 15 euro; infine la CRS Lombardia, con validità di 5 anni, per la quale, negli anni 2001-2011, sono stati spesi almeno 1.000.000.000 di euro per una popolazione di circa 9 milioni di cittadini, per un costo di 183 euro a cittadino per 2 card, quindi 91,5 euro a card;
si tratta di spese, a parere degli interroganti, del tutto inutili;
la modifica delle caratteristiche tecnologiche di sicurezza, che si intuiscono notevolmente depotenziate in seguito all'abbandono dell'ologramma laser, scelta che sembra determinata dalla volontà di non ricorrere all'in house providing, di fatto esclude la possibilità del controllo "a vista" della persona, vanificando la sicurezza del documento, in quanto le forze di polizia e di frontiera non dispongono di strumenti di lettura del microchip;
con riferimento alla esperienza della CRS Lombardia, che ha impiegato risorse finanziarie per circa 1.000.000.000 di euro per una popolazione di 9.000.000 di cittadini, l'impegno del bilancio dello Stato per il nuovo documento non potrà essere inferiore a circa 9.000.000.000 di euro: questo al netto della Carta AT per gli statali annunciata dal Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, di cui non si comprende l'utilità, ma di cui già fruiscono Esercito (110.000 card), Guardia di finanza (65.000), Aeronautica (43.000), Carabinieri (120.000), tutte carte prodotte da Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. E al netto anche delle consulenze milionarie che risultano agli interroganti erogate dal Ministero dell'interno a favore dell'Università di Roma Tor Vergata,
si chiede di sapere:
se sia stato valutato, nel piano di "convergenza" tra tessera sanitaria e CIE, tra gli altri problemi, anche quello della tutela dei dati personali in Italia e all'estero;
se l'attuale tessera sanitaria presenti, nel suo verso, la TEAM (tessera europea assistenza malattia), secondo lo standard definito dalla Unione europea, non modificabile a livello di singola nazione, che contiene pochissimi dati di identificazione e nessuna fotografia, finalizzata al diritto di essere assistiti anche in ambito europeo;
se il merge con la CIE possa consentire ad un qualsiasi Stato europeo di acquisire dati sensibili, finanche le impronte digitali, di un cittadino italiano, cosa che anche in Italia solleverebbe delicati problemi di privacy, in relazione per esempio all'acquisto di determinati farmaci, indicativo di particolari patologie del cittadino;
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del depotenziamento che in termini di sicurezza consegue dalle modifiche delle caratteristiche tecnologiche descritte in premessa;
se sia stato adeguatamente valutato, dalle strutture tecniche del Ministro dell'economia e delle finanze segnatamente da quelle della Ragioneria generale dello Stato, l'impegno finanziario richiesto dal nuovo progetto e la copertura del relativo capitolo, a fronte della promessa gratuità della CIE finanche ai neonati;
se i tecnici ministeriali, in particolare del Ministero dell'interno, abbiano valutato con la dovuta attenzione quella che agli interroganti appare una incongruenza, ovvero il trasferimento dell'inizializzazione della nuova carta dalla Polizia di Stato al Centro nazionale servizi demografici, sottostante all'Amministrazione civile, modificando il regio decreto n. 773 del 1931 (testo unico delle leggi di pubblica sicurezza) ma ignorando gli articoli 288 e 289 del regolamento per l'esecuzione del citato testo unico di cui al regio decreto n. 635 del 1940.
(4-05356)
RUSSO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione e della salute - Premesso che:
il decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 10 del 2010, ha fissato al 31 marzo 2011 il termine di scadenza dell'efficacia delle graduatorie dei concorsi pubblici per assunzioni a tempo indeterminato, relativo alle amministrazioni pubbliche soggette a limitazioni delle assunzioni stesse, approvate successivamente al 30 settembre 2003;
il comma 2, dell'articolo 1 del citato decreto-legge ha demandato a singoli decreti del Presidente del Consiglio dei ministri la possibilità di stabilire un'ulteriore proroga del termine di cui sopra fino al 31 dicembre 2011;
le Aziende sanitarie locali (ASL) della Regione Campania sono da anni soggette a limitazione di assunzioni, a seguito dell'obbligo di adempiere ai vincoli di spesa previsti dal Piano di rientro e dai successivi provvedimenti, regionali e commissariali, emanato al fine di attuare le misure e gli interventi fissati per il rientro dal disavanzo economico del settore sanitario regionale;
in questo contesto, per le ASL è stato previsto - nell'ottica di ridurre la spesa, tra l'altro del personale - per molto tempo il blocco totale del turn over;
come noto le amministrazioni sanitarie - anche ex post rispetto all'avvio dell'accorpamento - continuano a vivere situazioni di effettiva carenza del personale spesso ereditata dalle preesistenti Aziende che, allo stato, è enormemente aggravata dalla attuale situazione di totale impossibilità di colmare tale situazione, anche attraverso l'eventuale scorrimento - in misura parziale e comunque non oltre la percentuale del 10 per cento oggi stabilita dalla Regione - di graduatorie validamente approvate dalle Aziende a seguito di concorsi pubblici;
tuttavia la nota carenza di personale, sopratutto di natura sanitaria, che attanaglia molte ASL, deve contemperarsi con le diverse esigenze territoriali e funzionali dei nuovi soggetti giuridici costituiti con la legge regionale 28 novembre 2008, n. 16, e con i successivi provvedimenti della Giunta regionale (in particolare con la delibera della Giunta regionale n. 514 del 2009), tanto da determinare in alcuni casi possibili situazioni di disservizi nei confronti dell'utenza;
bisogna tenere conto della necessità, da parte delle ASL, di assicurare in primis la continuità e la regolarità delle prestazioni sanitarie, in quanto il mantenimento degli standard operativi minimi in tema di assistenza sanitaria rappresenta un principio costituzionale irrinunciabile per i cittadini;
le risorse umane costituiscono la risorsa primaria per garantire il rispetto dell'assistenza sanitaria,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non intendano valutare l'opportunità di promuovere l'approvazione di una norma che assicuri una ulteriore proroga del termine di efficacia delle graduatorie dei concorsi effettuati e vigenti alla data del 31 marzo 2011, al fine di evitare possibili e spiacevoli situazioni di disservizio o, addirittura, di interruzione di servizio per carenza di personale.
(4-05357)