Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 564 del 08/06/2011
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------
564a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO
MERCOLEDÌ 8 GIUGNO 2011
(Pomeridiana)
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Presidenza del vice presidente CHITI,
indi della vice presidente MAURO
e del presidente SCHIFANI
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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Coesione Nazionale-Io Sud: CN-Io Sud; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Verso Nord, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano): UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI; Misto: Misto; Misto-Alleanza per l'Italia: Misto-ApI; Misto-Futuro e Libertà per l'Italia: Misto-FLI; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS; Misto-Partecipazione Democratica: Misto-ParDem.
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RESOCONTO SOMMARIO
Presidenza del vice presidente CHITI
La seduta inizia alle ore 15,03.
Il Senato approva il processo verbale della seduta del giorno precedente.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B ai Resoconti della seduta.
Avverte che dalle ore 15,06 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.
Informativa del Governo sui recenti attentati in Libano e Afghanistan che hanno coinvolto militari italiani e conseguente discussione
CROSETTO, sottosegretario di Stato per la difesa. Riferisce sulla dinamica dei recenti attentati avvenuti il 27 maggio in Libano e il 30 maggio in Afghanistan, i quali hanno provocato rispettivamente il ferimento di sei e cinque militari italiani. Per quanto riguarda l'attacco terroristico avvenuto su una strada di collegamento molto trafficata nei pressi di Beirut, si può escludere che fosse diretto specificamente contro il contingente italiano: è probabile invece che mirasse a colpire UNIFIL in quanto forza di stabilizzazione e di pacificazione. L'attentato va inquadrato nella situazione di instabilità mediorientale, accentuata dalle attuali difficoltà politiche e amministrative in Libano, dalla presenza di numerosi campi profughi palestinesi, nei quali le forze di sicurezza libanesi non possono operare, e dalla crisi della Siria. Fermo restando che l'Italia continuerà a dare il suo contributo a UNIFIL fino a quando non saranno prese nuove decisioni dalle organizzazioni internazionali, il Governo sta valutando l'ipotesi di un ridimensionamento del contingente italiano nell'ambito di una missione che è passata ormai sotto il comando spagnolo. Per quanto riguarda l'attentato degli insorgenti ad Herat, che ha preso di mira un organismo della ricostruzione piuttosto che un obiettivo militare coinvolgendo civili inermi, esso si inquadra nella strategia della tensione contro il processo di transizione che è entrato in una fase cruciale. Gli assalitori sono stati neutralizzati, l'area è stata rapidamente bonificata e un attentatore è stato catturato: la capacità di reazione dimostrata dalla forze militari afghane, che sono state addestrate dal contingente italiano, è motivo di orgoglio per il Paese e induce a credere che entro il 2014 tutto il territorio sarà consegnato alle autorità afghane. A nome del Governo, esprime infine vicinanza a tutti i militari italiani impegnati in missioni all'estero. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione sull'informativa del Governo.
SCANU (PD). Esprime preoccupazione per le modalità dei recenti attentati in Libano e in Afghanistan che mostrano la volontà delle forze contrarie alla pacificazione di alzare il livello dello scontro. Ad Herat gli insorgenti hanno voluto colpire un emblema del processo di ricostruzione e dell'unità d'intenti tra forze militari e società civile. Il Segretario generale delle Nazioni Unite ha invitato a non abbassare il livello di guardia: appaiono dunque inopportune alcune dichiarazioni del Presidente del Consiglio volte a soddisfare le richieste della Lega Nord di ridimensionare l'impegno italiano. Sollecita infine un confronto in Commissione prima del varo del prossimo decreto di rifinanziamento delle missioni internazionali. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Come precedentemente convenuto, sospende la seduta.
La seduta, sospesa alle ore 15,34, è ripresa alle ore 16,01.
Presidenza della vice presidente MAURO
CARRARA (CN-Io Sud). Gli attentati avvenuti in Libano e Afghanistan ai danni di militari italiani - ai quali esprime la solidarietà del Gruppo - sembrano avere in comune l'intento di ostacolare gli sforzi del contingente italiano di stabilire un contatto diretto con le popolazioni locali. Resta anche alto il rischio di ulteriori aggressioni già pianificate. Consegna il testo del suo intervento affinché sia allegato ai Resoconti della seduta (v. Allegato B).
PEDICA (IdV). I recenti attentati dimostrano che sta crescendo la tensione in Libano e Afghanistan e pertanto si aggravano i rischi a cui sono sottoposti i militari italiani, ai quali va espressa solidarietà e gratitudine per il ruolo che svolgono nelle missioni internazionali di pace. L'Italia dei Valori resta convinta della necessità di ritirare il contingente militare dall'Afghanistan e di valutare in modo ragionato la presenza italiana nei teatri di crisi, cosa attualmente impossibile dal momento che si continua a rinnovare la partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali tramite decreti-legge, mentre le proposte di legge quadro in materia giacciono in Parlamento. (Applausi dal Gruppo IdV).
GALIOTO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Il ripetersi di attentati ai danni di militari italiani, soprattutto in Afghanistan, suscita sgomento e induce a porsi interrogativi sull'opportunità di riequilibrare la presenza italiana almeno nei teatri di intervento considerati non più strategici. Senza far mancare il sostegno e la solidarietà di tutte le forze politiche alle truppe impegnate nelle missioni internazionali, il Governo dovrà cercare di accelerare il passaggio dei poteri al Governo afghano ed il progressivo disimpegno da quell'area di crisi. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI. Congratulazioni).
TORRI (LNP). Nell'ultima sessione primaverile dell'Assemblea della NATO, i rappresentanti di alcuni Paesi hanno cominciato a manifestare dubbi sulla sostenibilità dell'impegno in Afghanistan, dopo la morte di Bin Laden. Si tratta di un approccio sbagliato, perché l'obiettivo deve restare quello di disarticolare l'organizzazione di Al Qaeda per tenere il terrorismo lontano dai Paesi occidentali. È invece opportuno decidere assieme alla NATO una tempistica per accelerare il passaggio della responsabilità della sicurezza al Governo afghano. Per quanto riguarda il Libano, è apprezzabile l'annuncio del Sottosegretario della progressiva riduzione del contingente italiano, ma contestualmente si dovrà vigilare sulle decisioni assunte dagli altri Paesi della NATO, onde evitare che l'Italia resti da sola a sostenere l'onere dell'impegno militare in quella zona. (Applausi dal Gruppo LNP).
CANTONI (PdL). L'angoscia suscitata dalle notizie di attentati ai militari italiani in missione all'estero, solitamente, apre al strada alle invocazioni di un rientro delle truppe o di una loro cospicua riduzione. In questo momento, però, nessun Paese può disimpegnarsi da quelle aree di crisi, dove solo le forze militari possono intervenire a difesa di democrazie ancora troppo deboli. È quindi essenziale garantire la continuità dell'impegno della comunità internazionale, nel cui ambito il contingente italiano svolge un ruolo importante, da tutti apprezzato e riconosciuto. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Torri).
Seguito della discussione dei disegni di legge:
(2156) Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione
(2044) BAIO ed altri. - Misure per contrastare fenomeni corruttivi nel rapporto tra eletti, cittadini e pubblica amministrazione
(2164) LI GOTTI ed altri. - Norme per il contrasto alla corruzione nella pubblica amministrazione e in materia di cause ostative all'assunzione di incarichi di governo, incandidabilità ed ineleggibilità dei condannati per reati contro la pubblica amministrazione. Delega al Governo in materia di coordinamento del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267
(2168) D'ALIA. - Disciplina della partecipazione alla vita pubblica e degli emolumenti per l'esercizio della funzione pubblica, regolamentazione degli incarichi di consulenza e norme in materia di contrasto a fenomeni di corruzione
(2174) FINOCCHIARO ed altri. - Norme per il contrasto alla corruzione nella pubblica amministrazione e nel settore privato. Cause ostative all'assunzione di incarichi di governo, incandidabilità ed ineleggibilità dei responsabili per reati contro la pubblica amministrazione e collegati
(2340) DELLA MONICA ed altri. - Norme per la trasparenza, la prevenzione e la repressione della corruzione e per il contrasto alla illegalità nel settore pubblico e privato
(2346) ZANDA. - Norme per il contrasto alla corruzione nella pubblica amministrazione e nel settore privato
PRESIDENTE. Riprende l'esame del disegno di legge n. 2156, sospeso nella seduta antimeridiana, dopo la votazione negativa sull'articolo 1, su richiesta del Governo.
AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Dopo aver valutato gli effetti tecnici della bocciatura dell'articolo 1, il Governo ritiene possibile procedere nell'esame dell'articolato, perché le restanti disposizioni contenute nel provvedimento hanno valenza a sé, indipendente dall'articolo 1 e perché le funzioni di coordinamento contenute nella norma cassata saranno riproposte in un diverso meccanismo attraverso un emendamento, di cui sarà a breve disponibile il testo. Il coordinamento sarà infatti svolto da un Comitato che, pur avvalendosi delle strutture del Dipartimento della funzione pubblica, sarà composto da alte personalità istituzionali, le quali sicuramente non soggiacciono ad alcuna influenza o pressione. Il Governo ha compiuto uno sforzo per superare le difficoltà e consentire la ripresa della discussione sul provvedimento, al fine di rispondere alle attese suscitate nella collettività. (Applausi dal Gruppo PdL).
Presidenza del presidente SCHIFANI
PRESIDENTE. La Presidenza attende la formalizzazione dell'emendamento preannunciato dal rappresentante del Governo ed è comunque intenzionata a proseguire l'esame del provvedimento per licenziarlo nei tempi previsti dalla Conferenza dei Capigruppo e dare al Paese l'attesa normativa anticorruzione. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP e CN-Io Sud).
FINOCCHIARO (PD). L'Aula si è già espressa, con la bocciatura dell'emendamento del senatore Malan e poi dell'articolo 1, contro la collocazione dell'autorità di controllo sulla corruzione nella pubblica amministrazione presso e alle dipendenze della Presidenza del Consiglio. È quindi inammissibile e contrario all'articolo 97 del Regolamento che il Governo riproponga tale soluzione attraverso un nuovo emendamento. Oscure risultano, del resto, le ragioni che osterebbero alla istituzione di una autorità completamente indipendente da qualunque potere dello Stato, come prescritto dalla Convenzione ONU del 2003, cui il provvedimento del Governo contravviene apertamente. L'accusa mossa strumentalmente all'opposizione di impedire la discussione di un importante provvedimento anticorruzione è da respingere decisamente. La ferma volontà dell'opposizione di dotare il Paese di una efficace disciplina anticorruzione è comprovata dai numerosi disegni di legge presentati in materia, che potrebbero essere utilmente presi in esame in luogo di quello del Governo, di cui si auspica il ritiro. (Applausi dai Gruppi PD e IdV e del senatore Serra).
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). L'emendamento presentato dal Governo è da ritenersi inammissibile sotto il profilo regolamentare e dal punto di vista del merito, in quanto l'Aula si è già espressa contro l'istituzione di una struttura alle dipendenze della Presidenza del Consiglio, preferendone una completamente indipendente, svincolata da altre istituzioni dello Stato e dotata di poteri coercitivi e penetranti nei confronti delle amministrazioni considerate a rischio di corruzione. La Presidenza si assuma quindi la responsabilità di applicare l'articolo 100 del Regolamento: senza l'articolo 1 non si può procedere nell'esame del testo, che, nell'interesse della discussione, deve essere rinviato in Commissione per poi tornare all'esame dell'Aula con un nuovo articolo 1 che tenga conto di quanto già deliberato. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI, PD e IdV).
LI GOTTI (IdV). Desta perplessità che la Presidenza accetti la presentazione da parte del Governo di una nuova norma a sé stante dopo aver incomprensibilmente dichiarato improponibili per estraneità alla materia emendamenti dell'opposizione che sono in realtà parti scorporate dai disegni di legge presentati sullo stesso argomento e per questo posti all'ordine del giorno unitariamente al disegno di legge di iniziativa governativa. Sebbene il percorso di questo provvedimento sia stato accidentato e non esente da errori e mancanze, l'opposizione manifesta la piena disponibilità a collaborare con la maggioranza ed il Governo a lavorare su questi documenti, purché lo si faccia in modo serio ed approfondito. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. Anche se la Commissione non ha concluso i suoi lavori con il mandato al relatore, in Aula è arrivato il testo base che è stato adottato all'unanimità dalla Commissione. (Commenti del senatore Li Gotti).
BRICOLO (LNP). Dopo aver insistito per una veloce calendarizzazione del provvedimento per la lotta alla corruzione per raggiungere il comune obiettivo di una sua rapida approvazione, l'opposizione con il suo comportamento contraddittorio ed inaccettabile sta di fatto cercando di affossarlo. L'indipendenza e la trasparenza dei soggetti indicati nell'articolo aggiuntivo presentato dal Governo come componenti dell'organismo di coordinamento della lotta alla corruzione non può essere messa in discussione: sarebbe quindi opportuno procedere con l'esame del disegno di legge e non avvelenare ulteriormente il clima politico. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).
BRUNO (Misto-ApI). La presentazione dell'emendamento da parte del Governo capovolge letteralmente il voto espresso dall'Aula. Considerato il rilievo che il provvedimento riveste per la vita del Paese, sarebbe ragionevole riscrivere l'articolo 1 in Commissione dotandolo, come richiesto, di maggiori contenuti per poi riesaminarlo in Aula nella giornata di domani. Diversamente, si creerebbe un pericoloso precedente nel rapporto dialettico fra Parlamento e Governo.
CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Il Governo non rinuncia a verificare tutte le strade percorribili per l'approvazione di questo importante provvedimento. Il contenuto della nuova proposta è ben diverso da quello dell'articolo bocciato, in quanto, tenendo conto anche delle indicazioni dell'opposizione, prevede che le modalità di funzionamento dell'organo di controllo siano adottate dalla Presidenza del Consiglio ma su deliberazione dello stesso Comitato, che è quindi un organismo del tutto autonomo. La sua composizione potrà magari essere meglio discussa e definita, ma questo non impedisce di procedere alla discussione degli altri articoli, che non sono legati all'articolo 1 e che, introducendo principi di responsabilità degli amministratori locali e dei controllori e di trasparenza della pubblica amministrazione, sono più direttamente rilevanti per la lotta alla corruzione. (Applausi dai Gruppi PdL e CN-Io Sud).
GASPARRI (PdL). Nonostante il provvedimento, dopo l'espunzione dell'articolo 1, mantenga una piena validità in quanto contenente norme e principi rilevanti e innovativi nella lotta alla corruzione, il Governo ha ritenuto di presentare un emendamento aggiuntivo convinto dell'assoluta necessità di istituire un'autorevole struttura di coordinamento dell'azione pubblica in materia. Il testo potrà essere esaminato in modo approfondito una volta reso disponibile, ma sono fin d'ora apprezzabili la garanzia fornita dal Governo in ordine alla piena compatibilità dell'emendamento con il quadro normativo internazionale e, ancor di più, il maggior grado di autonomia e indipendenza che si intende riconoscere alla struttura di coordinamento anticorruzione. Nella piena convinzione della necessità di dare al Paese una solida e innovativa normativa in materia, può tuttavia essere accolta l'ipotesi della remissione dell'emendamento in Commissione al fine di valutarne la compatibilità con l'impianto generale del provvedimento. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Carrara).
VIESPOLI (CN-Io Sud). E' necessario evitare l'interruzione dell'esame di un provvedimento così rilevante e urgente per il Paese: a tal fine, è opportuno ricercare tutte le strade affinché, previa verifica dell'ammissibilità di proposte alternative, sia possibile proseguire il confronto e giungere all'approvazione del testo. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud e PdL. Congratulazioni).
FINOCCHIARO (PD). Attesa la assoluta inopportunità che la sorte di un provvedimento così rilevante venga rimessa esclusivamente alla decisione della Presidenza sull'ammissibilità dell'emendamento presentato dal Governo, il Partito Democratico è convinto della necessità di rinviare i provvedimenti nelle Commissioni di merito: sarebbe così possibile scegliere un testo base e procedere al compiuto esame degli emendamenti. Nel frattempo l'Assemblea potrebbe procedere all'approvazione del disegno di legge di ratifica della Convenzione di Strasburgo. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
PRESIDENTE. Qualora si addivenisse all'ipotesi evocata dalla senatrice Finocchiaro, ad essere rinviato in Commissione sarebbe comunque il testo base oggi all'esame dell'Aula.
QUAGLIARIELLO (PdL). Propone di investire le Commissioni riunite solo dell'esame del nuovo emendamento presentato dal Governo: tale soluzione, infatti, consentirebbe di compiere un attenta verifica circa la compatibilità della proposta emendativa con l'impianto generale, salvaguardando al contempo le esigenze di urgenza dell'approvazione del provvedimento. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. L'andamento dei lavori dell'Aula sconta senz'altro il mancato completamento dell'esame del testo nelle Commissioni riunite e l'assenza di un relatore all'Assemblea. Dovere della Presidenza, che non può entrare nel merito della valutazione circa l'essenzialità o meno dell'articolo bocciato nel corso della seduta antimeridiana, è ora quello di garantire all'Assemblea le migliori condizioni per procedere nella discussione del provvedimento, che affronta uno dei temi più sentiti dall'opinione pubblica, quello della corruzione nell'ambito della pubblica amministrazione. A tal fine, nell'ottica di ricercare la soluzione più condivisa possibile, sospende la seduta e convoca la Conferenza dei Capigruppo. (Applausi dal Gruppo PdL).
La seduta, sospesa alle ore 17,34, è ripresa alle ore 19,31.
Calendario dei lavori dell'Assemblea, variazioni
Commissioni permanenti, autorizzazione alla convocazione
PRESIDENTE. Comunica le determinazioni assunte dalla Conferenza dei Capigruppo in ordine all'andamento dei lavori sul disegno di legge n. 2156 e alle modifiche del calendario dei lavori della prossima settimana. Con grande senso di responsabilità l'opposizione, la maggioranza e il Governo hanno saputo trovare un'intesa che risponde all'interesse generale dei cittadini. La volontà del Parlamento di approfondire un tema delicato quale la lotta alla corruzione per concludere in modo condiviso il lavoro già avviato trasmette, infatti, al Paese un segnale positivo, di cui la Presidenza si rallegra. Domani mattina il Governo presenterà un emendamento sullo stesso tema del respinto articolo 1, che recepirà i rilievi dell'opposizione sulla necessaria indipendenza dell'organo deputato al coordinamento della lotta alla corruzione. L'emendamento sarà trasmesso per l'esame alle Commissioni competenti, che sono autorizzate a convocarsi. L'Assemblea proseguirà l'esame degli articoli successivi fino alle ore 13 e rinvierà l'esame del disegno di legge alle sedute della prossima settimana, per concluderlo entro mercoledì.
Rinvia, pertanto, l'esame dei disegni di legge in titolo. Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno della seduta del 9 giugno.
La seduta termina alle ore 19,38.
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente CHITI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 15,03).
Si dia lettura del processo verbale.
PEDICA, f.f. segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Ringrazio il senatore Pedica per aver svolto il ruolo di Segretario ed averci consentito di aprire la seduta.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 15,06).
Informativa del Governo sui recenti attentati in Libano e Afghanistan che hanno coinvolto militari italiani e conseguente discussione (ore 15,07)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Governo sui recenti attentati in Libano e Afghanistan che hanno coinvolto militari italiani».
Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
CROSETTO, sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, onorevoli senatori, sono qui a riferire su due attacchi che hanno coinvolto i nostri contingenti in Libano e in Afghanistan e che hanno portato al ferimento di alcuni militari italiani.
Il primo si è verificato nel pomeriggio del 27 maggio, quando un mezzo italiano del contingente UNIFIL, mentre percorreva il tratto stradale tra Beirut e Shama, all'ingresso dell'abitato di Sidone, veniva investito dall'esplosione di un ordigno, che provocava il ferimento dei sei militari italiani trasportati a bordo.
Il secondo attacco, invece, è avvenuto nella mattinata del 30 maggio, contro la base del PRT, cioè l'organismo di ricostruzione provinciale di Herat, con ordigni esplosivi e fuoco diretto che hanno causato il ferimento di cinque militari italiani.
Signor Presidente, onorevoli senatori, fatta questa premessa, passo a descrivere i fatti secondo la ricostruzione effettuata dalle competenti organizzazioni tecnico-operative e sulla base delle notizie ad oggi disponibili.
Il 27 maggio, alle ore 16,55 locali (mancavano cinque minuti alle ore 16 in Italia), un convoglio logistico del contingente italiano composto da quattro mezzi, un gippone VM-90, un autoscarrabile APS-95, un autosoccorso ISOLI e un altro gippone VM-90, durante un trasferimento veniva coinvolto nell'esplosione di un ordigno, verosimilmente comandato a distanza, che investiva l'ultimo veicolo della colonna. Il movimento era finalizzato a far rientrare i quattro mezzi, provenienti da Beirut, nella nostra sede, dopo che erano stati portati nelle autofficine di Beirut per la normale manutenzione.
Al momento dell'evento, il convoglio si trovava al di fuori dell'area di operazione e di responsabilità di UNIFIL, che si estende a Sud del fiume Litani fino alla cosiddetta Blue Line, che segna la linea di confine con Israele. Tutti i movimenti al di fuori dell'area di operazione sono preventivamente autorizzati dal comando di UNIFIL, che ne stabilisce le norme di sicurezza e ne valuta, di volta in volta, la fattibilità. Nel caso in esame, questo è avvenuto: il movimento era stato regolarmente autorizzato nei modi e nei tempi in cui poi si è effettivamente svolto.
Con riguardo alle misure di sicurezza, i VM-90 di testa e di coda erano equipaggiati con disturbatori elettronici, il cui uso è stato disposto dalle Forze armate italiane in aggiunta alle misure di sicurezza standard previste dal comando di UNIFIL. Il nostro personale si è attenuto alle norme di sicurezza in vigore che, nella specifica situazione di stato di allerta (codice giallo, ovvero livello medio-basso), prevedevano di portare al seguito, oltre all'armamento, l'equipaggiamento individuale di protezione, ossia il giubbetto antiproiettile e l'elmetto.
Il team IEDD (Improvised explosive device disposal) della Joint task force Lebanon, che ha condotto una prima analisi, ha appurato che l'ordigno, collocato al margine sinistro della carreggiata, è stato occultato posizionandolo nello spazio lasciato tra le barriere di protezione del tipo New Jersey che separano i due sensi di marcia. Al momento sono in corso le verifiche e gli accertamenti per determinare la tipologia e le caratteristiche tecniche dell'ordigno.
L'esplosione ha provocato il ferimento di tutti i sei militari che occupavano il mezzo, dei quali non sono stati resi noti i nomi per evidenti ragioni di tutela della privacy e della sicurezza. In particolare, comunque, i feriti sono un sergente capo macchina, che ha riportato escoriazioni multiple del volto con ematoma periorbitario all'occhio sinistro; un caporal maggiore, che ha riportato escoriazioni multiple del volto con ematoma periorbitario sinistro e del meato acustico omolaterale; un caporal maggiore capo, che ha riportato escoriazioni multiple del volto, ipoacusia auricolare destra e un trauma distorsivo contusivo al ginocchio destro; un caporal maggiore che ha subìto una ferita lacero-contusa all'emitorace sinistro ed escoriazioni multiple del volto; un caporal maggiore capo che ha subìto escoriazioni multiple del volto con ematoma perioculare, lacerazione della vena giugulare sinistra trattata chirurgicamente, lacerazione dell'arteria tiroidea superiore trattata chirurgicamente; un caporal maggiore conduttore che ha riportato lesioni complesse all'emivolto sinistro con possibile compromissione delle ossa della base cranica, l'esplosione del globo oculare sinistro, un trauma toracico e la lesione della carotide sinistra trattata chirurgicamente.
Sul luogo dell'incidente, fortunatamente situato vicino all'abitato, è intervenuta la polizia libanese ed i mezzi di soccorso hanno provveduto ad una prima assistenza e al trasferimento dei feriti nell'ospedale Hamoud di Sidone, una struttura privata in grado di seguire i pazienti secondo il livello europeo, certificato anche dai nostri medici e dai medici internazionali dell'UNIFIL.
Tutti i familiari dei feriti sono stati informati il più rapidamente possibile e quelli dei due feriti più gravi sono stati trasportati a Sidone, accompagnati da un colonnello medico dell'ospedale militare del Celio.
Nei giorni successivi, non appena possibile, si è provveduto al rientro di tutti i militari coinvolti in Italia; attualmente sono ricoverati presso il Policlinico militare di Roma "Celio".
L'autorità giudiziaria ordinaria e quella militare sono state portate a conoscenza dei fatti per l'avvio dei relativi procedimenti istruttori di competenza.
Ritengo opportuno, a questo punto, svolgere qualche considerazione di carattere generale al fine di contestualizzare l'evento nel quadro geo-politico dell'area.
Come ho detto poc'anzi, l'attacco terroristico non è avvenuto nell'area di operazioni di UNIFIL, ma lungo la vitale via di comunicazione e rifornimento che collega questa con la città di Beirut, ovvero che consente l'accesso ai principali porti ed aeroporti del Libano.
In tal senso, il fatto che un considerevole numero di convogli UNIFIL percorrano la suddetta via regolarmente, con un notevole numero di automezzi civili, fa capire il contesto in cui quell'evento si è verificato. Questa strada, infatti, è utilizzata quotidianamente dal personale civile di UNIFIL che alloggia a Beirut e presta servizio al comando di Naqoura ed è tra le più trafficate del Libano. La responsabilità della sicurezza di questa importante arteria, laddove corre fuori dall'area di operazione di UNIFIL, è affidata, ovviamente, alle forze di sicurezza libanesi, mentre il personale militare di UNIFIL mantiene il diritto di impiegare il proprio armamento per difesa personale e di usare sistemi e tattiche di protezione.
Nei quasi cinque anni dal conferimento del nuovo mandato di UNIFIL (estate 2006), solo in una precedente occasione si è verificato un simile evento - l'8 gennaio del 2008 - con il ferimento, quella volta, per fortuna, in modo leggero di 2 militari irlandesi. Ne è stato vittima, con modalità analoghe, un veicolo fuoristrada con insegne ONU a circa soli 500 metri di distanza dal luogo nel quale sono stati attaccati i nostri militari.
In questo momento è prematura qualsiasi ipotesi o speculazione su motivi specifici, finalità e matrici dell'atto. E' bene per questo attendere che siano disponibili le risultanze delle inchieste in atto di UNIFIL, delle autorità libanesi e di quelle nazionali.
Oggi in prima istanza, come peraltro formalmente dichiarato dal portavoce di UNIFIL, si può escludere che si sia trattato di un attacco deliberato contro il contingente italiano.
E' piuttosto probabile che si sia trattato di un attacco condotto contro UNIFIL in quanto forza di stabilizzazione e di pace presente in un contesto di crisi e, pertanto, obiettivo da sempre di terroristi che hanno la volontà di destabilizzare la situazione.
Va aggiunto come i veicoli di UNIFIL non siano contraddistinti con segni delle singole nazionalità, ma accomunati dal colore bianco e dalle insegne dell'ONU.
Per un'analisi a carattere generale deve essere sottolineata l'instabilità dell'area mediorientale, in particolare la perdurante, complessa e fragile situazione libanese.
Basti citare al riguardo questi fattori. In primo luogo, vi è l'irrisolta questione palestinese e la presenza di numerosi campi profughi in Libano, al cui interno non possono operare le forze di sicurezza libanesi. In particolare, nelle vicinanze della città di Sidone, si trova un importante campo profughi palestinese, denominato Ain El Helwi, che rappresenta una potenziale fonte di rischio nell'area per la presenza segnalata di cellule terroristiche.
In secondo luogo, la situazione di crisi che interessa la Siria, Stato da sempre collegato da correlazioni di causa ed effetto con il Libano, sicuramente può essere uno dei fattori da prendere in considerazione.
L'instabilità politica ed amministrativa del Libano, che non è riuscito negli ultimi mesi a darsi un nuovo Esecutivo (sono diversi mesi che il Libano è di fatto privo di un Governo in condizioni di poter realmente operare), è uno degli elementi anche da valutare e, più in generale, il riverbero in quel Paese delle crisi che caratterizzano l'intera area mediterranea e mediorientale.
Infine, vi è la persistenza di quelle stesse condizioni che hanno portato alla creazione di UNIFIL quale forza per il mantenimento della cessazione delle ostilità e per sostenere il cessate il fuoco, evento quest'ultimo che finora non è stato mai possibile conseguire in maniera integrale e che rappresenta, di per se stesso la ragione principale dell'instabilità nell'area.
Concludo con il primo incidente, sottolineando il ruolo svolto da UNIFIL in generale e dal nostro contingente per il mantenimento della stabilità e della pace nell'area, come ripetutamente ribadito sia dai libanesi che dagli israeliani, oltre che dalla comunità internazionale tutta.
Ciò detto, il Governo - a prescindere quindi da questo evento, e a prescindere dal ruolo di UNIFIL - sta valutando da tempo l'opportunità di una razionalizzazione del nostro contingente in Libano che, oggi, è ancora il più numeroso. Non si tratta assolutamente della volontà di ritirare il contingente. Noi restiamo fedeli al principio "together in - together out": insieme con le organizzazioni internazionali siamo entrati nella missione e solo in accordo con le organizzazioni internazionali ne potremo uscire.
Si tratta invece di razionalizzare la nostra presenza perché, avendo ceduto ormai da tempo il comando, prima affidato al generale Graziano, al contingente spagnolo, riteniamo che essa in termini quantitativi debba subire una modifica. Abbiamo già attuato riduzioni in termini di uomini (250 circa in meno), ma riteniamo che ancora oggi la presenza di quasi 1.700 uomini sia eccessiva rispetto all'equilibrio delle altre forze nazionali che fanno parte del contingente.
Da tempo si è dichiarata la nostra volontà quanto meno di arrivare ad un livello uguale a quello spagnolo, che esprime il comandante, che è di circa 1.000 uomini. L'entità del nostro contingente potrebbe quindi attestarsi su quella cifra.
Ovviamente sarà necessario adottare opportune iniziative in ambito ONU per individuare opzioni compensative, ad esempio ricercando nuovi Paesi che mettano a disposizione aliquote di militari per mantenere gli attuali livelli di uomini in UNIFIL.
Desidero quindi ribadire il presupposto più volte espresso che l'Italia continuerà a contribuire in modo significativo alla missione di pace e sicurezza in Libano fintanto che nell'ambito delle organizzazioni internazionali non verranno prese nuove e diverse decisioni.
Passo ora a descrivere l'attacco alla sede del PRT di Herat in Afghanistan, su base del 132° reggimento artiglieria Ariete. Sulla base delle informazioni in nostro possesso in questo momento, e che dovranno essere confermate dall'inchiesta in atto, l'attacco si è verificato il 30 maggio alle ore 11,15, ovvero 8,45 italiane, ed era stato preceduto dall'esplosione di una moto - una motobomba per l'esattezza - presso l'ospedale civile di Herat, probabilmente con scopi diversivi.
Dopo pochi minuti, un camioncino di colore bianco Mazda, tipo Titan, carico di sacchi di cemento e sabbia, si è presentato ad un posto di controllo che regola i movimenti sulla strada lungo il lato Sud di Camp Vianini, sede del PRT, verosimilmente accompagnato da due motociclisti che avrebbero distratto il personale di guardia dell'agenzia di sicurezza afgana Serv Cor Security posto a presidio del check point, consentendo all'automezzo di riprendere il movimento lungo la serpentina di ingresso per tentare di sfondare il portone principale del compound dove ha sede il PRT.
Il veicolo, penetrato oltre il posto di controllo, ha superato l'ingresso sud dell'insediamento militare ed è andato ad esplodere lungo il muro di recinzione a pochi metri di distanza.
Chi ha avuto occasione di visitare Herat sa che le vie intorno sono chiuse e per accedere a quelle vie, che possono anche condurre ad altri punti e non solo alla sede del PRT, c'è una prima porta e una prima fase di controllo.
L'azione quindi non è riuscita per il complesso di misure esistenti e il camioncino non è riuscito a centrare la porta di ingresso andando a sbattere, esplodendo, contro il muro esterno della base, disintegrandolo.
Subito dopo l'esplosione sembra confermato che alcuni terroristi, scesi da un veicolo che seguiva il camion ed intenzionati a penetrare nel compound a seguito del forzamento dell'ingresso principale, visto il fallimento del piano di attacco, si sono rifugiati all'interno di una palazzina antistante la base da cui hanno iniziato un fuoco diretto sugli edifici del PRT.
La deflagrazione causata dall'esplosivo portato dal camioncino ha provocato rilevanti danni ad una palazzina utilizzata dall'Unità di cooperazione civile e militare nazionale ed il crollo di un'altana.
L'esplosione ha causato la morte, oltre che dell'attentatore, anche di un interprete afgano che si trovava all'esterno della base e, unitamente alle conseguenze del crollo delle infrastrutture, è stata causa del ferimento dei nostri militari che non sono risultati colpiti da armi da fuoco.
Alle successive ore 8,59 italiane, ovvero alle 11,29 locali, immediatamente dopo l'attacco dinamitardo, ha preso avvio l'attacco a fuoco da parte degli insurgent che si erano introdotti negli edifici adiacenti il PRT e, in particolare, in una casa in costruzione, poi raggiunti dagli altri che sarebbero dovuti entrare nel portone principale. Il fuoco veniva condotto con l'impiego di armi portatili, bombe a mano e razzi anticarro RPG.
Un razzo ha colpito il veicolo civile Toyota in uso al comandante del PRT che, prendendo fuoco, ha provocato l'incendio di un ufficio adiacente. Al termine dello scontro e del rastrellamento venivano ritrovati due giubbotti esplosivi che non era stato possibile utilizzare da parte dei terroristi.
A seguito dell'esplosione è stato immediatamente attivato il piano di difesa ed il personale ha raggiunto le postazioni predefinite per la reazione.
Personale italiano presente nel PRT ha reagito all'attacco con le armi in dotazione ingaggiando gli obiettivi avversari rappresentati dagli insurgent localizzati negli edifici vicini al PRT.
A seguito dell'evento, il comando del Regional Command West ha disposto l'immediato intervento di elicotteri tipo A129 Mangusta per il supporto di fuoco, di altri elicotteri multiruolo per l'evacuazione del personale ferito, di velivoli AMX in ricognizione, nonché di personale di rinforzo motorizzato arrivato a bordo dei Lince.
Nel contempo, il Regional Command West ha allertato le forze di sicurezza afgane che alle ore 9,14 ora italiana (11,44 locale) hanno rapidamente cinturato l'area ingaggiando a loro volta le sorgenti di fuoco avversarie.
In sintesi, in tempi successivi, sono intervenuti nostri militari in servizio di guardia e della Forza di reazione immediata del PRT, le Forze speciali italiane e statunitensi per le operazioni di messa in sicurezza. Inoltre, il personale italiano specializzato ha proceduto alle operazioni di bonifica e messa in sicurezza all'interno del compound. All'esterno, personale nazionale e statunitense è intervenuto, unitamente alle Forze di sicurezza afghane nella palazzina da dove proveniva l'azione di fuoco e per la disattivazione di ordigni esplosivi. Infine, il personale delle Forze di polizia e di sicurezza afghane ha provveduto per la messa in sicurezza e la bonifica della zona circostante il PRT. Le attività di rastrellamento si sono concluse alle ore 17,25 locali.
Durante l'evolversi degli eventi, il personale del PRT ha segnalato di aver udito complessivamente 11 esplosioni provenienti dal di fuori del sedime militare: la prima, già citata, nella zona dell'ospedale civile, a circa 1 km dal PRT; altre tre nell'area nella quale si erano asserragliati gli insorti, sin da circa 100 metri ad est del Main Gate, ossia dell'ingresso principale, del PRT.
Non è stata confermata invece la notizia di un altro attacco condotto contro la sede del governatore di Herat, che era circolata in un primo momento.
A seguito dell'esplosione e del crollo della palazzina CIMIC, si è registrato il ferimento di 5 militari italiani, più uno in stato di shock. I feriti sono stati inizialmente evacuati sull'ospedale spagnolo Role 2 di Herat.
Un funzionario del Ministero degli affari esteri italiano ha subito uno shock traumatico, mentre tra i componenti non nazionali del PRT si è realizzato il ferimento di quattro civili, di cui uno sloveno e tre afgani. Vi ho già anticipato che nessuno di loro è stato colpito da proiettili, ma tutti da schegge e macerie dovute all'esplosione. In particolare, il ferito più grave è un capitano, che ha riportato una lesione pancreatica post-traumatica, una frattura vertebrale dorsale e una contusione lobo frontale. Altri quattro hanno riportato fratture e lesioni varie. Ad oggi hanno fatto tutti rientro in Italia e sono tuttora ricoverati presso il Policlinico militare di Roma del Celio.
Le Forze di sicurezza afgane hanno dichiarato di aver neutralizzato i cinque insorti individuati nel rastrellamento degli edifici nei pressi del luogo dell'attentato ed è stato inoltre catturato l'attentatore che ha fatto esplodere l'ordigno nei pressi dell'ospedale, pochi minuti prima dell'attacco al compound. Al termine dell'evento sono stati contati 5 deceduti e 32 feriti tra i locali afgani, e uno dei feriti è successivamente deceduto. Anche a loro, oltre che alle famiglie dei nostri militari e al popolo afgano, va la nostra vicinanza e la nostra commossa solidarietà.
Signor Presidente, onorevoli senatori, svolgo alcune breve considerazioni anche sull'Afghanistan, che in questo momento è interessato da una fase cruciale, quella della transizione delle responsabilità di sicurezza dalle forze ISAF a quelle afgane.
Herat rappresenta senza dubbio il simbolo del processo della transizione nella regione Ovest ed appare evidente che l'attentato sia parte di una strategia della tensione rivolta contro tale processo. Proprio nella giornata dell'evento di cui vi sto riferendo, il 30 maggio, era in atto la Conferenza nazionale afgana di tutti i consigli provinciali. Fino a tale data Herat era rimasta assolutamente estranea alle azioni ostili di questi ultimi mesi, ma evidentemente questa Conferenza deve essere stata ritenuta dagli insurgent un'occasione importante e propizia per ostacolare il processo di transizione su cui si basa la strategia della missione internazionale. D'altra parte, nonostante fosse chiaro che questo evento avrebbe potuto sicuramente portare ad azioni ostili, non possiamo rimproverare nulla perché tutte le misure di sicurezza possibili erano state approntate nella regione Ovest.
Nella regione Nord c'è un'altra zona considerata tranquilla, quella sotto il comando tedesco, che aveva subito proprio nei giorni precedenti un altro attentato in cui era rimasto coinvolto un generale tedesco.
Mettendo insieme i due eventi, è chiaro che la strategia è quella che ho appena enunciato, ossia tentare di bloccare la fase di transizione che evidentemente è quella che più di ogni altra preoccupa gli insurgent afgani, talebani e quant'altro.
Sul piano tattico la valutazione dei nostri militari è che l'attacco sia comunque fallito (dal loro punto di vista, dal punto di vista di chi lo ha organizzato e condotto), nonostante i feriti e i morti afgani che ha prodotto. Evidentemente l'obiettivo era assai diverso e va registrato che tutti coloro che hanno condotto l'attacco sono stati neutralizzati.
Deve, però, essere segnalato che anche in questo caso chi ha pagato il prezzo più alto sono stati i civili inermi, coinvolti in maniera sconsiderata e irresponsabile dai terroristi in questo attacco, che hanno pagato con la vita.
Occorre sottolineare un dato, che è l'unico aspetto positivo di questa ulteriore drammatica vicenda che si aggiunge ai tanti lutti e ai tanti momenti di tensione che abbiamo dovuto commentare anche in quest'Aula.
Tutta la dinamica che vi ho illustrato consente di esprimere un giudizio estremamente positivo sulla accresciuta capacità reattiva della polizia e dell'esercito afgano, che sono stati addestrati dai nostri militari e hanno dimostrato anche in tale occasione di aver acquisito la capacità di stare sul terreno e di rispondere alle ostilità, capacità ormai vicina alla professionalità del contingente internazionale. Questo è un titolo di vanto per gli istruttori, ma è soprattutto un motivo di conforto per chi, come noi, aspira a rendere operativa e decisiva la fase di transizione, che, secondo le previsioni, potrebbe concludersi nel 2014, con la riconsegna di tutto il territorio afgano al legittimo Governo di quel Paese.
Certamente non è possibile escludere che in futuro si verifichino altri eventi similari; anzi, devo dirvi che la fase è tale per cui ogni ora siamo in contatto, perché temiamo la possibilità di ripetizioni di atti del genere. Ma, dall'altro lato, la capacità di reazione mostrata dalle nostre forze e da quelle afgane costituisce un valido presupposto perché il progetto di trasferire la responsabilità di sicurezza nelle loro mani possa essere completato positivamente.
Un altro elemento che bisogna segnalare è che l'attacco non è stato disposto contro un dispositivo militare; si è trattato anzi di un attacco contro un organismo di ricostruzione, che tende ad assicurare condizioni di vita migliori al popolo afgano (ospedali, scuole, acqua, condizioni di socializzazione). Questo dimostra da un lato il lavoro che è stato fatto e, dall'altro, che gli insurgent, i terroristi, temono più di ogni cosa la nostra capacità di conquistare il cuore e le menti dei cittadini afgani. Non si spiega altrimenti la volontà di attaccare non una base militare, ma un luogo nel quale i cittadini comunque hanno solo dato amicizia, solidarietà, vicinanza, con forte aiuto.
Per concludere, credo che quello dei giorni scorsi sia stato evidentemente un disperato tentativo degli insurgent di impedire questo processo, che è in atto, che noi consideriamo avanzato in Afghanistan e che ci consente di sperare bene per il futuro, di cui però non vi nascondo i pericoli. Essi non diminuiranno; anzi, con l'avvicinarsi dell'obiettivo è prevedibile che vi siano dei tentativi di colpi di coda, quanto più dolorosi possibile, a cui i nostri militari e tutto il contingente internazionale stanno rispondendo con la solita professionalità, con il solito spirito di abnegazione e con la solita capacità di sacrificio. A loro, a questi ragazzi, alle ragazze, ai loro comandanti, che così bene stanno cercando di condurre avanti questa difficilissima missione, vanno la mia e - sono convinto - anche la vostra vicinanza e la vostra solidarietà. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Governo.
Come i colleghi che hanno chiesto di intervenire già sanno, darò ora la parola al senatore Scanu, poi la seduta verrà sospesa e riprenderà alle ore 16.
È iscritto a parlare il senatore Scanu. Ne ha facoltà.
SCANU (PD). Signor Presidente, la ringrazio molto per l'opportunità di parlare subito; cercherò di non andare troppo per le lunghe. Anche il Partito Democratico naturalmente si associa alla solidarietà che il sottosegretario Crosetto ha appena espresso ai soldati che sono rimasti vittime di questi attentati e alle loro famiglie. Desideriamo esprimere allo stesso tempo una forte preoccupazione, perché riteniamo che le modalità con le quali questi attentati sono stati perpetrati segnalino la volontà di alzare il livello dello scontro.
Ci preoccupa particolarmente l'attentato che è stato consumato ad Herat ai danni del PRT. Sembra evidente che si sia voluto colpire il paradigma e l'emblema di questa unità organizzativa, che rappresenta il tramite attraverso il quale creare un'unificazione tra il mondo militare (e quindi le varie articolazioni dei Paesi presenti) e la società civile. Tutto questo induce a ritenere che probabilmente si starebbe lavorando nella giusta direzione; ma, allo stesso tempo, diventa inquietante il pensiero e il timore che in futuro questo tipo di attentati possano essere accentuati. Noi vorremmo segnalare alcuni aspetti, in maniera quasi didascalica.
Signor Sottosegretario, nei giorni immediatamente successivi a questi attentati è stata ventilata ed è stata contemplata in maniera informale - ma, quando parla un Presidente del Consiglio o un Ministro, di informale non c'è niente - l'eventualità di una riduzione della presenza dei nostri militari sia in Afghanistan che in Libano. Recentemente, alla missione UNIFIL sembra che non sia stato neppure preso in considerazione il monito del segretario generale dell'ONU Ban Ki‑Moon, il quale ha esortato - non credo che questo verbo costituisca una forzatura - i Paesi che compongono l'UNIFIL a non abbassare la guardia.
Noi, che naturalmente non siamo guerrafondai e che rispetto alla necessità di essere presenti nei teatri internazionali ci poniamo davvero con lo spirito di portare avanti missioni di pace e non di guerra, riteniamo però che non ci possa e non ci debba essere leggerezza nel trattare queste materie. In particolare, riteniamo che non sia consentito che la leggerezza venga espressa magari dallo stesso Presidente del Consiglio, il quale, a seconda dei rapporti che intercorrono tra lui ed il capo riconosciuto della Lega, declina le proprie posizioni più per sedare eventuali risse che non per fare fino in fondo la sua parte di rappresentante del nostro Governo.
A questo proposito, signor Sottosegretario - e concludo - il Partito Democratico si rivolge per l'ennesima volta, suo tramite, al Governo italiano, affinché non accada di doverci trovare nuovamente di fronte al varo del decreto sulle missioni internazionali senza che il Parlamento sia stato preventivamente coinvolto. Le chiediamo pertanto di farsi portavoce nei confronti del signor Ministro, affinché almeno questa volta, se non altro nelle Commissioni competenti, sia possibile un confronto prima che il decreto venga varato. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Colleghi, la seduta è sospesa. Riprenderà alle ore 16.
(La seduta, sospesa alle ore 15,34, è ripresa alle ore 16,01).
Presidenza della vice presidente MAURO
Riprendiamo i nostri lavori.
È iscritto a parlare il senatore Carrara. Ne ha facoltà.
CARRARA (CN-Io Sud). Signora Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghe e colleghi, innanzitutto mi associo a quanto ha detto il rappresentante del Governo per la solidarietà espressa nei confronti delle vittime nella ricerca della stabilizzazione e della pace in questi teatri.
I due attentati che si sono susseguiti così a breve distanza l'uno dall'altro, prima in Libano e poi in Afghanistan, sembrano avere la stessa radice. Infatti, è sempre più forte il sospetto che dietro a questi attacchi vi sia un chiaro messaggio dissuasivo nei confronti delle nostre truppe a stabilire un contatto diretto con le popolazioni locali. (Brusìo).
Signor Presidente, mi scusi, ma in queste condizioni mi vedo costretto a consegnare il mio intervento.
PRESIDENTE. Colleghi, consentite al senatore Carrara di svolgere il suo intervento.
CARRARA (CN-Io Sud). La ringrazio, signora Presidente. In Libano sei militari italiani della missione UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon) sono rimasti feriti in seguito a un attacco contro i mezzi dell'ONU. L'ipotesi più accreditata è che dietro all'attentato ci possa essere un messaggio rivolto alla comunità internazionale, impegnata proprio a condannare la dura repressione siriana.
I soldati italiani sono in Libano dal settembre 2006 nell'ambito della missione Leonte, che fa parte dell'intervento ONU denominato UNIFIL. L'Italia partecipa alla missione internazionale con un contingente di 1.780 militari. Appena tre giorni dopo l'attentato in Libano, quattro aggressori hanno sferrato un attacco nei pressi del Centro per la ricostruzione provinciale di Herat, unità NATO nell'Afghanistan occidentale, gestita da soldati e da civili italiani. Secondo le intelligence italiane e americane, anche questo assalto, che ha lasciato feriti cinque militari italiani, sarebbe servito per spezzare il legame tra i militari in azione di pace e il popolo civile.
Il timore che aleggia ora è quello che altri possibili attentati contro obiettivi dell'esercito di pace siano già pianificati, anche in virtù del fatto che da circa un mese sono in forte aumento alcune piccole operazioni di intimidazione e continue sparatorie. (Brusìo).
Signora Presidente, mi scusi, consegno l'intervento.
PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Carrara. (Brusìo). Colleghi, questo comportamento non è corretto nei confronti di quanti desiderano intervenire.
È iscritto a parlare il senatore Pedica. Ne ha facoltà.
PEDICA (IdV). Signora Presidente, signor Sottosegretario, colleghi, innanzitutto intendo esprimere ancora una volta, personalmente e a nome del Gruppo dell'Italia dei Valori, solidarietà alle famiglie di tutte le vittime degli ultimi attacchi avvenuti in Afghanistan e in Libano. Desidero altresì ribadire la vicinanza e la gratitudine alle Forze armate, impegnate ogni giorno con dedizione, passione e impegno nelle missioni internazionali di pace (sottolineo: di pace).
Mi dispiace dover rilevare - e non lo faccio con polemica, ma solo perché credo che sia necessario - che come sempre il Governo e i relativi rappresentanti di turno si occupino dei nostri ragazzi impegnati in queste difficili missioni quasi esclusivamente in occasione di attentati e attacchi, o comunque di eventi caratterizzati da una certa gravità. La ringrazio quindi, signor Sottosegretario, per le informazioni che ha voluto fornire circa la ricostruzione degli eventi che nell'arco di pochi giorni hanno interessato i nostri militari. Credo però che, a prescindere dagli ultimi gravi incidenti, il Governo, in entrambe queste situazioni, non abbia presentato al Parlamento una posizione politica chiara e seria, soprattutto a fronte dei forti cambiamenti che stanno avvenendo in quei Paesi.
Ricordo in proposito che è dall'inizio della legislatura che si discute di una legge quadro sulle missioni internazionali. Ve ne sono diverse, depositate in entrambi i rami del Parlamento (una peraltro presentata dallo stesso Governo), ma ancora procediamo a rinnovare con decreti legge la nostra partecipazione a queste missioni, continuando purtroppo a non avere un programma!
È evidente come stiano aumentando i pericoli per i nostri soldati e per le nostre truppe e come gli ultimi gravi attentati avvenuti contro le nostre Forze armate, sia in Libano che in Afghanistan, pongano con urgenza la necessità di una riflessione sul ruolo svolto dai nostri militari in quelle regioni.
Dico questo non solo perché siamo preoccupati per l'incolumità dei nostri ragazzi, ma anche perché siamo convinti che la presenza delle nostre Forze armate in scenari di guerra o, comunque, in aree estremamente conflittuali, debba essere una presenza sempre ragionata, responsabile e attenta ad ogni cambiamento, non certo con l'attenzione che i colleghi stanno ponendo a questo dibattito. L'Italia, di fronte a questa situazione, risulta essere poco presente e attenta nonostante, tra l'altro, il nostro contingente in Libano sia ancora oggi il più numeroso.
Per quanto riguarda l'Afghanistan, la posizione dell'Italia dei Valori è da sempre stata chiara. Abbiamo ribadito più e più volte il nostro convinto no alla permanenza delle truppe in Afghanistan. Lo abbiamo fatto dall'inizio della legislatura chiedendo una exit strategy, ovviamente negata e poi considerata la soluzione migliore addirittura dal presidente Obama e dalla NATO. L'ultimo attacco da parte di un commando di quattro talebani al gruppo di ricostruzione provinciale di Herat City gestito dal contingente militare italiano è avvenuto, tra l'altro, in una provincia considerata pochi mesi fa fra le più tranquille anche dal ministro della difesa La Russa, che oggi non è presente.
È quindi indiscutibile che qualcosa non va! Che manca una percezione chiara della grave realtà di quel Paese e che ogni giorno il rischio per i nostri militari si fa sempre più elevato. È ora di prendere delle decisioni serie e responsabili nei confronti non solo di tutti i militari impegnati nelle missioni, ma anche nei confronti di tutto il Paese. È necessario, conseguentemente, rivalutare con attenzione e serietà la partecipazione del nostro contingente in queste missioni internazionali. È ora che i nostri ragazzi ritornino a casa!
Leggiamo inoltre su alcuni quotidiani, e tra questi «Avvenire», un reportage che descrive una giornata con i parà, i quali affermano che così rischiano, perché in Afghanistan ogni minaccia è un fantasma che ti segue e ti perseguita dappertutto.
Vorrei chiedere al Governo un tavolo di responsabilità, e non la riflessione fatta dal sottosegretario Crosetto, che altro non è che una copia del discorso fatto dal ministro La Russa il 31 maggio. Una riflessione anche sulla gravità del momento serve invece al nostro Paese per dare energia e, sicuramente, fiducia ai nostri militari. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Galioto. Ne ha facoltà.
GALIOTO (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signora Presidente, signor Sottosegretario, negli ultimi dieci giorni in alcune delle zone dove sono impegnati i nostri militari si sono succeduti tre attentati, come è stato ricordato. Il primo il 27 maggio in Libano, nel quale sono stati coinvolti e feriti 10 nostri militari; il secondo in Afghanistan, al compound PRT di Herat, con 15 feriti; il terzo attentato ha provocato l'uccisione di un ufficiale dei Carabinieri, sempre in Afghanistan, in circostanze ancora da chiarire. Gli attacchi contro i nostri militari lasciano sempre tutti sgomenti. Anche noi vogliamo esprimere la nostra vicinanza alle famiglie delle vittime e ai feriti, augurando loro una pronta guarigione.
Gli attentati subiti in questi anni, che purtroppo negli ultimi mesi si sono intensificati proprio quando la transizione, soprattutto in Afghanistan, appare più vicina, ci rafforzano nella convinzione che la presenza militare italiana non è stata inutile, ma anzi è stata utile e proficua. Tuttavia, a nostro giudizio, si pone con forza la questione di un riequilibrio progressivo della presenza italiana nei teatri di intervento, che ad oggi non sono più considerati strategici. Non vogliamo dire niente di nuovo dal momento che una riflessione in questa direzione è stata compiuta nei giorni scorsi anche dai ministri Frattini e Calderoli.
A nostro avviso, però, è arrivato il momento di dare un segnale politico che non può e non deve essere interpretato come una defezione: i militari impegnati nelle missioni all'estero hanno e continueranno ad avere tutto il nostro sostegno. Ci sembra, però, che un riequilibrio delle presenze dei nostri militari nei vari scenari appaia oggi una decisione di maturità e di responsabilità. Si potrebbe seguire l'esempio, soprattutto per il Libano, del modello che è già stato attuato con le missioni nei Balcani: ad un progressivo consolidamento pacifico della situazione si è proceduto con un graduale riequilibrio delle forze in campo. Dal momento che lo stesso ministro La Russa ha evidenziato che in futuro, soprattutto in Afghanistan, i rischi per i nostri militari non diminuiranno, auspichiamo che lo stesso processo di transizione venga accelerato e monitorato con maggiore attenzione rispetto ad oggi.
Certo, sappiamo bene che l'Italia è parte di una coalizione e che le decisioni vanno contemperate nel quadro di un'alleanza, ma è ora che il Governo e la nostra diplomazia contribuiscano ad un salto di qualità. È evidente ed apprezzabile che un negoziato politico-diplomatico in tutta la regione venga messo in atto al più presto possibile; un negoziato che però deve proseguire e procedere di pari passo con una presenza militare riequilibrata nelle sue dimensioni per ottimizzare il nostro ruolo e per far sì che non ci si debba ritrovare così spesso con il Governo a relazionare su attentati e con le forze parlamentari ed i politici ad esprimere costernazione e solidarietà per le vittime. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Torri. Ne ha facoltà.
TORRI (LNP). Signora Presidente, ringrazio il Sottosegretario per la relazione che ha svolto oggi in Senato. Mi associo, con tutto il Gruppo, alla solidarietà per quanto è accaduto nei due teatri di crisi. Si è preso atto che ci sono stati dei feriti tra i nostri militari, e purtroppo si sono registrati anche dei morti tra la popolazione locale afgana.
Più che una disamina di quello che è avvenuto, volevo cercare di fare con il Sottosegretario un ragionamento di questo tipo: viviamo in un momento in cui c'è stata, da parte dell'America, un'azione importante che ha messo fine a Bin Laden, e credo che debba far riflettere tutti noi in modo molto serio. Questo, secondo me, non vuol dire che, con la morte di Bin Laden, dobbiamo pensare all'abbandono del teatro afgano. Credo che dobbiamo scandire una tempistica assieme alla NATO e mettere in condizione il presidente Karzai e il Governo afgano di accelerare la transizione in maniera corretta, tenendo fede ai patti che abbiamo inserito anche nel contesto NATO.
Signor Sottosegretario, io sono reduce - come alcuni miei colleghi - dall'ultima sessione dell'Assemblea primaverile della NATO, dove ho rilevato che è cominciato a passare in alcuni Paesi il concetto che, morto Bin Laden, il problema ha connotati nazionalistici, che il terrorismo, con la morte di Bin Laden, ha ormai poco spessore. Qualche collega di altri Paesi - ne cito uno non a caso: il collega Jean-Michel Boucheron dell'Assemblea Nazionale francese - negli interventi svolti in Commissione, e anche durante l'Assemblea parlamentare della NATO in sede plenaria, ha affermato che è imbarazzato, perché è difficile parlare con i familiari delle vittime per spiegare che dobbiamo tenere ancora gli uomini in quei territori quando è morto Bin Laden, facendo capire che ci dovrebbe essere una sorta di minore attenzione, che si dovrebbe mollare un po' la presa in Afghanistan, perché non sapremmo più come rispondere ai familiari delle vittime.
Ritengo che tale approccio sia assolutamente sbagliato e che si debba scandire chiaramente la tempistica (come quella già scelta del 2014). Credo, inoltre, che dobbiamo obbligare Karzai a tenere fede agli impegni che stiamo portando avanti. Dobbiamo prendere atto del fatto che il problema non è rappresentato solo da Bin Laden, ma da tutta l'organizzazione Al Qaeda e dai talebani. Se non diamo concretamente una mano per realizzare la transizione in quel Paese, credo che avremo amare sorprese. A mio avviso, forse sarebbe corretto tenere il terrorismo molto più lontano di quanto non si pensi dai nostri Paesi.
Per quanto riguarda la questione del Libano, ringrazio il rappresentante del Governo, il quale ha chiaramente affermato che ridurremo il contingente e cercheremo di avere una migliore operatività. Peraltro, io avevo parlato più di un anno fa dell'esigenza di ridurre i contingenti: al riguardo, il nostro partito è stato molto chiaro, perché dovevamo fare di necessità virtù. Noi, però, dobbiamo impegnarci per evitare di restare con il cerino in mano nei teatri di crisi. Mi spiego meglio: dobbiamo capire come si muovono i Paesi dell'Alleanza e cercare di dare i tempi in modo univoco ai vari Governi che hanno bisogno delle nostre forze e delle nostre truppe. Ripeto che, in occasione della sessione annuale della NATO, noi che dovevamo interagire con il segretario generale Rasmussen abbiamo avuto poco tempo, perché la seduta dell'Assemblea è stata chiusa in modo veloce, forse anche per motivi tecnici. Non ho però sentito il segretario generale della NATO Rasmussen affermare - come sostiene il senatore Pedica - che vi deve essere un preciso allentamento della presa in Afghanistan; anzi, ho capito che è stato chiesto a tutti i Paesi un maggior impegno economico per sostenere la NATO al fine di dare modo e mezzi a quei Paesi di realizzare la transizione. Pertanto, signor Sottosegretario, noi chiediamo che venga assunto un impegno: quello di vigilare attentamente e di controllare che nessun Paese faccia il furbo e ci lasci con il cerino in mano.
Questo è quanto il mio Gruppo parlamentare chiede al Governo. (Applausi dal Gruppo LNP).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cantoni. Ne ha facoltà.
CANTONI (PdL). Signora Presidente, onorevoli Sottosegretari, onorevoli colleghi, desidero ringraziare il sottosegretario Crosetto per la sua acuta e puntuale relazione, che mette in evidenza la situazione nei Paesi in cui le nostre Forze armate sono coinvolte.
Quando i nostri militari impegnati in missioni umanitarie all'estero rimangono vittime di attentati, all'inizio veniamo colti da sentimenti di angoscia e di impotenza, mentre attendiamo notizie rassicuranti sul numero e sulle condizioni dei militari coinvolti; immediatamente ci immedesimiamo nella condizione delle loro famiglie, che vivono quotidianamente l'angoscia che i loro congiunti possano subire lesioni o perdere la vita nell'esercizio del dovere. Dobbiamo essere assolutamente vicini e solidali - tutti hanno unanimemente espresso solidarietà in quest'Aula - con le famiglie ed i militari che ci onorano con la loro presenza all'estero, purtroppo spesso sacrificando anche la propria vita.
In un secondo tempo questi sentimenti sfociano inevitabilmente nel desiderio di far tornare a casa tutti i nostri militari, ponendo fine a missioni che diventano di giorno in giorno più insidiose, cosicché si susseguono invocazioni al ritiro delle truppe o perlomeno ad una riduzione cospicua o per nulla graduale dei contingenti dislocati. E queste invocazioni tentano tanto più noi parlamentari che sentiamo il peso delle decisioni assunte, allorché siamo chiamati a deliberare l'invio delle truppe all'estero nei teatri più caldi del pianeta.
Noi riteniamo che un ritiro, come correttamente evidenziato dal ministro La Russa e ribadito dal sottosegretario Crosetto, possa avvenire in termini graduali ma con grande prudenza, perché questi scenari internazionali non hanno ancora guadagnato la capacità di una democrazia interna, alla quale noi siamo vicini, nel tentativo, ormai annoso, da parte nostra di far recuperare a queste povere popolazioni la dignità delle loro vite.
Ma fino a pochi giorni fa noi ritenevamo che tutto questo potesse accadere solamente in Afghanistan, scenario che negli ultimi anni ha decisamente oscurato gli altri teatri operativi. Dal 27 maggio abbiamo invece scoperto di essere vulnerabili anche nel vicino Libano ed abbiamo accarezzato l'idea di ridurre o di azzerare anzitempo anche lì il nostro impegno.
Vorrei cogliere l'opportunità di questo intervento per ribadire con forza a nome del Gruppo che mi onoro di rappresentare che in questi momenti non possiamo chiedere o desiderare un disimpegno dell'Italia dal Libano o dall'Afghanistan o da qualunque altro Paese ci veda impegnati, e questo perché la politica e la difesa della democrazia, ahimè, in un mondo globalizzato, e se volete anche cinico, nei Paesi che non hanno ancora guadagnato un assetto democratico sono rappresentate unicamente dalle forze militari.
È chiaro che una riduzione del nostro impegno può e deve avvenire solo a seguito dell'accertata cessazione delle ragioni che lo hanno determinato, e che sono essenzialmente di natura umanitaria e di ripristino dei valori democratici più basilari. E non mi sembra proprio che ciò possa dirsi in un momento in cui quasi tutti i Paesi mediorientali sono connotati da una forte instabilità e i tentativi, più o meno coraggiosi, della popolazione di emanciparsi dallo status quo vengono spesso repressi in maniera feroce, con esiti allo stato imprevedibili.
Pertanto, mai come in quella che viene definita, forse in maniera un po' frettolosa ed ottimistica, la primavera araba bisogna essenzialmente assicurare nel Medio Oriente e nel lontano Oriente la continuità dell'impegno della comunità internazionale, in seno alla quale il ruolo di tutto rispetto che l'Italia è riuscita a ritagliarsi si deve soprattutto al lavoro svolto dalle nostre Forze armate e dai loro vertici, universalmente apprezzati per la professionalità, generosità e umanità con cui svolgono i propri compiti. A loro va la nostra ammirazione ed il nostro sentito ringraziamento. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Torri).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa resa dal Sottosegretario di Stato per la difesa, onorevole Crosetto, che ringrazio per la disponibilità.
Seguito della discussione dei disegni di legge:
(2156) Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione
(2044) BAIO ed altri. - Misure per contrastare fenomeni corruttivi nel rapporto tra eletti, cittadini e pubblica amministrazione
(2164) LI GOTTI ed altri. - Norme per il contrasto alla corruzione nella pubblica amministrazione e in materia di cause ostative all'assunzione di incarichi di governo, incandidabilità ed ineleggibilità dei condannati per reati contro la pubblica amministrazione. Delega al Governo in materia di coordinamento del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267
(2168) D'ALIA. - Disciplina della partecipazione alla vita pubblica e degli emolumenti per l'esercizio della funzione pubblica, regolamentazione degli incarichi di consulenza e norme in materia di contrasto a fenomeni di corruzione
(2174) FINOCCHIARO ed altri. - Norme per il contrasto alla corruzione nella pubblica amministrazione e nel settore privato. Cause ostative all'assunzione di incarichi di governo, incandidabilità ed ineleggibilità dei responsabili per reati contro la pubblica amministrazione e collegati
(2340) DELLA MONICA ed altri. - Norme per la trasparenza, la prevenzione e la repressione della corruzione e per il contrasto alla illegalità nel settore pubblico e privato
(2346) ZANDA. - Norme per il contrasto alla corruzione nella pubblica amministrazione e nel settore privato(ore 16,23)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 2156, 2044, 2164, 2168, 2174, 2340 e 2346.
Riprendiamo l'esame degli articoli del disegno di legge n. 2156.
Nella seduta antimeridiana di oggi, dopo avere esaminato l'articolo 1 e gli emendamenti ad esso riferiti, l'Assemblea ha convenuto, su richiesta del rappresentante del Governo, di sospendere brevemente l'esame del disegno di legge.
Ha chiesto di parlare il sottosegretario Augello. Ne ha facoltà.
AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signora Presidente, il Governo ha esaminato anche tecnicamente il testo degli articoli del disegno di legge che rimanevano da approvare e le conseguenze della mancata approvazione dell'articolo 1, così come proposto nell'articolato originario presentato in Commissione, ed è giunto a due conclusioni. Innanzitutto, ritiene che in ogni caso sia possibile procedere all'esame degli altri articoli, a partire dall'articolo 2, perché indubbiamente, esattamente come era già successo con i tre articoli usciti da questo testo ed entrati in altri provvedimenti, la gran parte delle misure che dobbiamo discutere ed approvare in quest'Aula ha una valenza in sé, a prescindere dall'articolo 1.
Certamente - non intendiamo negarlo in nessun modo, anche perché l'abbiamo detto immediatamente e con grande lealtà nel momento in cui è stato bocciato l'articolo 1 - rimane il problema che quell'articolo inseriva, finalizzava e contestualizzava tutto il resto dell'articolato nell'ambizione, che tutti noi abbiamo, di dare un coordinamento a tutte queste materie. Ed è per questa ragione che il Governo ha assunto una seconda decisione: presentare un emendamento aggiuntivo che introduce un articolo nel quale si propone una forma di coordinamento, ovviamente diversa rispetto a quella bocciata dall'Aula.
Voglio dire con grande franchezza che noi avremmo potuto meditare più a lungo la stesura di questo emendamento, ma ci siamo attenuti alle indicazioni che ci sono venute dalla Conferenza dei Capigruppo e quindi da questo ramo del Parlamento. Pertanto, abbiamo ritenuto nostro dovere lavorare celermente nella pausa che ci siamo concessi per poter redigere e sottoporre il testo del nostro emendamento immediatamente all'attenzione dell'Aula. Non ci siamo quindi trincerati aspettando un momento diverso. Siamo in grado, dunque, sia di procedere nell'esame dell'articolato, a partire dall'articolo 2, sia di far conoscere il nostro emendamento.
Anticipo qualcosa illustrandolo. L'idea su cui il Governo ha lavorato, cercando anche di raccogliere alcuni spunti emersi dal dibattito, è che - ferma restando l'impostazione che abbiamo dato, cioè che non sia possibile, peraltro anche per motivi di copertura finanziaria, e non solo, in questa sede e in questa fase, istituire un'Authority per il coordinamento dell'attività contro la corruzione - andasse rafforzata l'autorevolezza e la qualità della struttura di coordinamento, rendendola di fatto più rispondente alle aspettative emerse dalla discussione in Aula. Pertanto, mi limito solo ad anticipare che l'emendamento prevede la costituzione di un comitato che, una volta insediato, si avvarrà delle strutture del Dipartimento presso la Presidenza del Consiglio dei ministri; sarà composto dal procuratore generale della Corte di cassazione, dal presidente del Consiglio di Stato, dal procuratore generale della Corte dei conti, dal comandante generale dell'Arma dei carabinieri, dal capo della Polizia, dal comandante della Guardia di finanza, dal presidente dell'Autorità nazionale di vigilanza sui lavori pubblici, e via via da tutta una serie di soggetti che hanno ruoli di alta dirigenza o di responsabilità diretta proprio nell'attuazione delle politiche di contrasto alla lotta alla corruzione ed anche delle politiche di prevenzione e repressione di tutti quei fenomeni che possono favorire, anche in termini ambientali, eventi che determinano conseguenze molto gravi, tra cui anche la corruzione.
Questo comitato ovviamente non verrebbe selezionato per nomina, ma sarebbe formato da persone con ruoli già definiti. Si tratterebbe delle persone che ho testè elencato e di altre che ciascuno potrà leggere nel testo dell'emendamento. Di conseguenza, spetterebbe a questo comitato elaborare a livello nazionale e internazionale l'attuazione dei principi di cui all'articolo 5 della Convenzione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite contro la corruzione e tutto quello che ne consegue.
Presidenza del presidente SCHIFANI (ore 16,30)
(Segue AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri). Questo è l'emendamento che il Governo presenta.
Ora, oltre a queste considerazioni, colgo l'occasione per fare alcune precisazioni anche a seguito delle polemiche di queste ore. Innanzitutto, non dobbiamo dimenticare che questa formulazione dovrebbe essere piuttosto rassicurante rispetto all'idea che personalità del genere, riunite in un comitato, possano subire una qualsivoglia forma di condizionamento. È evidente che, se così fosse, non potrebbero permanere nemmeno negli incarichi che ricoprono attualmente. Tanto per essere chiari, dubito che si possa considerare sottoposto a qualche forma di influenza il Comandante dell'Arma dei carabinieri o il Presidente della Corte dei conti. Ciò sarebbe abbastanza inverosimile da sostenere, oltre che offensivo nei loro confronti.
Ciò detto, credo che questa soluzione ci potrebbe anche permettere di compiere un lavoro importante, e in questo senso mi auguro di trovare l'attenzione e la disponibilità dell'opposizione.
Senatrice Finocchiaro, l'idea di ritirare il provvedimento non trova ragione in una nota di un agile manuale di sopravvivenza del Governo. Non avrebbe molto senso da parte nostra farlo. In linea di massima, però, a prescindere da questo, anche rispetto alle aspettative che abbiamo creato sulla seduta odierna e sui lavori dell'Aula, credo che, se questo ramo del Parlamento non dovesse approvare un provvedimento sulla corruzione, magari anche con una maggioranza più ampia di quella che governa attualmente il Paese, non renderemmo un buon servizio alle stesse aspettative che abbiamo suscitato.
Quindi, da questo punto di vista, mi auguro che si colga anche in tale emendamento lo sforzo del Governo di arrivare a detto risultato. Il Presidente del Senato ha voluto con grande forza che ci trovassimo in quest'Aula per mettere fine ad una attesa durata probabilmente troppo. Si è svolto un dibattito serrato. Il Governo ha attraversato un momento di difficoltà, dovuto ad un problema di numeri, che è stato sotto gli occhi di tutti. In ogni caso, ora vogliamo riavviare l'esame di questo provvedimento.
L'emendamento in esame è un contributo che vi prego di leggere in tale direzione, perchè è in tale direzione che noi vogliamo andare. Abbiamo la consapevolezza di aver fatto uno sforzo per andare in questa direzione. Abbiamo - spero, senza presunzione - anche la forza di riuscirci nel pomeriggio. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. La Presidenza, sottosegretario Augello, attende la formalizzazione dell'emendamento. Si riserva di valutarne l'ammissibilità e di fissare il termine per la presentazione di subemendamenti. Questa è la decisione della Presidenza.
FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare. (Altri Capigruppo fanno cenno al Presidente che intendono anch'essi intervenire).
PRESIDENTE. Colleghi, vi darò la parola, ma sia chiaro che si va avanti. Visto che il Governo ha assunto la posizione che ci ha appena comunicato e dobbiamo finire l'esame del provvedimento entro le ore 15 di domani, parlerete, ma si va avanti, vista la decisione, naturalmente se l'emendamento è dichiarato ammissibile, a meno che non sia avanzata una richiesta formale, secondo Regolamento, di un suo rinvio in Commissione, ammesso che sia esperibile: secondo Regolamento, naturalmente.
Alla luce delle dichiarazioni testé rilasciate dal Governo, bisogna assumersi la responsabilità delle proprie iniziative. Sentiremo la maggioranza, ma l'impegno di questa Presidenza è stato di portare all'esame dell'Aula questo provvedimento. La Presidenza si augura che in questa settimana si dia una risposta al Paese sul contrasto alla corruzione. Questa è la posizione. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP e CN-Io Sud).
Poi, se qualcuno non intende pronunziarsi su questo tema, naturalmente, si voterà. (Il senatore D'Alia alza ripetutamente la mano per chiedere di intervenire).
Senatore D'Alia, le darò la parola, come ho sempre fatto: stia tranquillo. Ho sempre dato la parola ai Capigruppo. Non occorre agitarsi alzando in quel modo la mano. Non ce ne è bisogno.
Ha facoltà di parlare la presidente Finocchiaro.
FINOCCHIARO (PD). Non devo ricordare a lei, presidente Schifani, che padrone dell'andamento dei lavori di quest'Aula non è il Governo della Repubblica, ma il Senato della Repubblica. (Applausi dai Gruppi PD, IdV, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI e Misto-ApI).
PRESIDENTE. Mi rifarò all'Aula, infatti. É l'Aula che comanda, e non la Presidenza del Senato.
FINOCCHIARO (PD). E' esattamente l'Aula che comanda, e il Regolamento del Senato della Repubblica.
PRESIDENTE. È il nostro viatico.
FINOCCHIARO (PD). Lo so bene, Presidente, che è il vostro viatico.
Desidero fare due considerazioni rispetto alla garbata esposizione del sottosegretario Augello, che ringrazio per il garbo, ma non per il merito.
Quest'Aula ha fatto due votazioni questa mattina: con il primo voto è stato bocciato l'emendamento del senatore Malan; con il secondo è stato bocciato l'articolo 1 del disegno di legge.
In sostanza, ciò che è stato bocciato è il sistema con il quale viene radicata presso la Presidenza del Consiglio dei ministri l'Autorità - o chiamatela come volete - che deve governare il controllo della corruzione nella pubblica amministrazione.
Questo è il punto. E, se questo è il punto, non è ammissibile né proponibile alcun emendamento che riproduca questo sistema.
Al sottosegretario Augello, che per inciso, e con grande abilità retorica, dice che non è possibile ricorrere al sistema dell'Autorità indipendente (come l'articolo 6 della Convenzione ONU sulla corruzione del 2003 impone), io chiedo quali siano - ohibò! - le ragioni di questa impossibilità, che peraltro, come possibilità positiva, viene invece prevista in altri disegni di legge presentati e abbinati a questo provvedimento. Mi resta oscuro perchè noi dobbiamo o dovremmo contravvenire, o proponiate di contravvenire all'articolo 6 della Convenzione ONU, per creare un carrozzone - mi perdonino le insigni personalità che verrebbero a comporre questo organismo - che resta saldamente nelle mani della Presidenza del Consiglio.
E voglio ancora aggiungere che non solo abbiamo dalla nostra l'articolo 97, secondo comma, del Regolamento del Senato della Repubblica, che appunto dichiara inammissibili ordini del giorno, emendamenti e proposte in contrasto con deliberazioni già adottate dal Senato sull'argomento nel corso della discussione, ma abbiamo dalla nostra anche un'altra proposta positiva. Si sta agitando in quest'Aula, e fuori - capisco la forza della disperazione - una mistificazione che, in sé, è anche una calunnia, secondo la quale verrebbe impedita dalle opposizioni di questo Paese la discussione di un provvedimento anticorruzione chiaro ed efficace.
La strada è chiara davanti a noi. Esistono molteplici disegni di legge presentati dalle opposizioni e abbinati a questo provvedimento: sono tutti disegni di legge rispetto ai quali io non esprimo nessuna preferenza. Il Governo ritiri il proprio provvedimento, si vada in Commissione, si scelga uno di questi testi come testo base, su questo si costruisca un provvedimento assai più compiuto, profondo, efficace e rispondente alle prescrizioni internazionali e si torni subito in Aula. (Applausi dai Gruppi PD, IdVe UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI).
Questo è quello che abbiamo voluto dal primo momento, presentando i disegni di legge anticorruzione (ben tre sono quelli del mio Gruppo), sollecitando in ogni sede e con ogni forma - compresa una lettera diretta a lei, presidente Schifani - la discussione del provvedimento anticorruzione, presentando noi il disegno di legge di ratifica della Convenzione di Strasburgo ed impegnandoci in ogni modo perché l'Italia abbia una disciplina anticorruzione che faccia onore alla necessità di liberare il nostro sistema dalla corruzione. Siamo pienamente consapevoli dei guasti, non misurabili solo con il metro del codice penale, che la presenza della corruzione reca al nostro sistema, alle competitività del Paese, alla libertà dei nostri mercati e alla possibilità delle nostre imprese di muoversi secondo regole chiare e definite.
Perché volete ostinarvi? Il vostro disegno di legge è sbagliato, ed è stato bocciato per due volte dall'Assemblea del Senato. L'opposizione, il più grande partito dell'opposizione, stende davanti voi il tappeto rosso della possibilità di avere, in tempi brevi, una disciplina efficace e rispettosa degli impegni internazionali in materia di corruzione.
Se vi ostinerete, io devo dirvi quello che penso, con ogni chiarezza: noi saremo costretti ad esperire ogni mezzo perché si eviti che questo Senato torni a discutere di un argomento che ha già bocciato.
Quando vi renderete conto che c'è la necessità di rimettere in relazione la forma di una maggioranza che muta continuamente (Applausi dai Gruppi PD e IdV) e la sostanza del merito delle decisioni gravi che noi vi diciamo di essere disponibili, su questo tema, ad assumere insieme a voi, portandone la responsabilità? Purché queste siano chiare, serie, efficaci e rispettose della legalità internazionale. (Applausi dai Gruppi PD, IdV e del senatore Serra).
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI). Signor Presidente, il comma 2 dell'articolo 97 del Regolamento del Senato dispone che sono inammissibili ordini del giorno, emendamenti e proposte in contrasto con deliberazioni già adottate dal Senato sull'argomento nel corso della discussione. Il successivo articolo 100, al comma 11, stabilisce che il Presidente del Senato, nell'interesse della discussione, può decidere l'accantonamento e il rinvio alla competente Commissione di singoli articoli e dei relativi emendamenti, stabilendo la data nella quale la discussione degli stessi dovrà essere ripresa in Assemblea.
Il testo che il Governo con questo emendamento intende sottoporre all'Aula è oggettivamente inammissibile, ai sensi delle disposizioni che ho citato, per una serie di ragioni, signor Presidente.
La prima riguarda il merito ed il contenuto: l'Aula ha deciso che non è possibile che l'Autorità anticorruzione sia gestita dall'Esecutivo e dalla Presidenza del Consiglio, ma che debba essere un'autorità terza.
In secondo luogo, l'Aula ha deciso che quest'Autorità terza deve avere una serie di poteri coercitivi, penetranti rispetto al tessuto dell'amministrazione su cui si ritiene vi siano rischi di corruttela.
In terzo luogo, l'Autorità devo essere indipendente e non deve interferire con altri poteri dello Stato, per cui l'idea che il Governo ha preannunziato nel suo emendamento di mettere dentro il procuratore generale della Corte di Cassazione, la Corte dei conti, i Carabinieri a cavallo, la Guarda di finanza e la Guardia forestale, evidenzia profili di incostituzionalità del testo, perché la funzione della norma ed il contenuto della Convenzione ONU dicono esattamente il contrario. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI, PD e IdV).
Pertanto, anche la pezza che maldestramente e con arroganza la maggioranza, venuta in Aula senza un'idea sulla lotta alla corruzione, intende mettere, è peggiore del buco stesso.
Mi dispiace disturbarla, signor Presidente, ma lei deve assumersi una responsabilità, perché lo prevede il Regolamento, non solo con riguardo all'evidente ed oggettiva inammissibilità della proposta del Governo, ma anche con riferimento alla circostanza che, poiché l'articolo 1 è l'articolo principe, quello cioè che dà attuazione alla Convenzione ONU, senza di quello non possiamo andare avanti. Lei pertanto, secondo il Regolamento, è obbligato a disporre, nell'interesse della discussione, che il testo vada in Commissione, che venga riesaminato e che venga formulata una norma in sintonia con il deliberato del Senato, che resta sovrano, per riprendere poi il dibattito in Aula. Questo lo possiamo fare, perché nessuno di noi vuole sottrarsi a questa importante decisione, ma nel contempo neanche essere preso in giro e fare un lavoro inutile, prendendo in giro i cittadini.
In questo senso possiamo lavorare anche oggi pomeriggio in Commissione, per ritrovarci poi domani mattina in Aula, dopo l'approvazione dell'articolo 1, secondo il Regolamento, secondo la Convenzione ONU e secondo il deliberato del Senato, che non può essere eluso, neanche da un voto della maggioranza.
Signor Presidente, lo ripeto, secondo il Regolamento è lei che deve assumersi la responsabilità di decidere come proseguire i lavori, ed il percorso è obbligato. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI, PD e IdV).
LI GOTTI (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho compreso la comunicazione del Sottosegretario, ma da profano dei lavori d'Aula, avendo un'esperienza limitata, sono a chiedermi che cos'è l'emendamento. In base alle scarse letture che ho potuto fare, l'emendamento è qualcosa che si inserisce per correggere un testo, per integrarlo, per sopprimerlo, ossia è qualcosa che si collega ad un'oggettività esistente.
Può concettualmente prospettarsi nella realtà fenomenica l'esistenza di un emendamento, in assenza di una oggettività di riferimento? Questo è un problema che dobbiamo porci. È vero che, ai sensi dell'articolo 100 del Regolamento, il Governo e i relatori, che in questo caso non ci sono, possono presentare emendamenti al di fuori dei termini e delle condizioni previsti per noi comuni mortali, però tutto ciò deve avvenire nell'ambito del concetto di emendamento. Il Governo non può dire: ora faccio un'altra cosa...
AUGELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. È un emendamento aggiuntivo!
LI GOTTI (IdV). Non lo chiami emendamento, sottosegretario Augello, perché l'emendamento riguarda un oggetto. Ma se quell'oggetto non c'è, cosa emenda? Lo si chiami in un altro modo, magari norma ulteriore. Ma un'ulteriore norma, se non è veicolata dallo strumento dell'emendamento, non la si può presentare in Aula. È fuori dal Regolamento questo. Quindi, stiamo attenti.
E' vero che da noi esistono le prassi che iniziano nel momento in cui si attuano, però non bisogna neanche esasperare il concetto di prassi. La prassi deve avere almeno un mezzo precedente, ma se non ce l'ha, è difficile che possa parlarsi di prassi nascente nel momento in cui si crea la novità.
Quindi, vorrei rientrare nell'ambito concettualmente corretto. La materia diventa complessa. Mi rivolgo in questo caso a lei, signor Presidente.
Non voglio riaprire la discussione sulla sua decisione adottata ai sensi dell'articolo 97, però le faccio presente rispettosamente che gli emendamenti da noi presentati non sono altro che lo scorporo dei disegni di legge pendenti all'esame di quest'Aula. Come può assumersi l'estraneità di un emendamento che coincide con il testo di uno dei disegni di legge che stiamo esaminando? I disegni di legge rimangono; al di là di quello di iniziativa del Governo, vi sono comunque gli altri disegni di legge.
L'articolo 97 semmai può riguardare l'emendamento del Governo. Ma in questo caso, ciò che lei ha dichiarato estraneo alla materia non lo è per nulla, perché è la materia dei nostri disegni di legge. Un articolo del nostro disegno di legge può diventare estraneo alla materia soltanto perché per motivi di organizzazione dei lavori si trasforma ciò che è all'esame dell'Aula in emendamento? Come può diventare estraneo qualcosa che è esattamente materia della nostra attenzione?
PRESIDENTE. A quale materia si riferisce l'estraneità da lei richiamata?
LI GOTTI (IdV). L'emendamento 10.0.5 coincide con quanto stabilito dall'articolo 11 del disegno di legge n. 2164.
PRESIDENTE. Che cosa dice l'emendamento?
LI GOTTI (IdV). Se vuole glielo leggo.
PRESIDENTE. Non importa: dice di escludere dagli incarichi di Governo coloro che sono stati rinviati a giudizio per determinati reati. In effetti, senatore Li Gotti, vi sono disegni di legge che parlano di questo argomento, ma qui stiamo discutendo un testo di legge che parla di prevenzione e repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione. Mi sembra un argomento un po' diverso, mentre ci sono disegni di legge che affrontano i temi che pone lei.
LI GOTTI (IdV). Sì, ma il nostro è un disegno di legge che è all'esame dell'Aula; l'abbiamo esaminato in Commissione, c'è stata una relazione in Commissione e c'è un documento del Servizio Studi del Senato che l'affronta. Come può essere estraneo, se è un disegno di legge che è all'ordine del giorno dei nostri lavori? Come può essere estraneo ai nostri lavori quell'emendamento che coincide con un articolo di un disegno di legge che è all'esame di quest'Aula? E mi riferisco anche agli altri emendamenti dichiarati estranei per materia, coincidenti con articoli dei disegni di legge al nostro esame.
Mi rendo conto ovviamente che ciò è conseguenza del fatto che in Commissione erano in discussione sei disegni di legge; si è lavorato puntando naturalmente ad assumere come testo base il disegno di legge del Governo, ma nel momento in cui la Commissione non ha esaurito il suo lavoro, si è arrivati in Aula con sei disegni di legge, non con uno solo. All'ordine del giorno sono sei disegni di legge. Poi è ovvio che, essendo la materia connessa, ai sensi dell'articolo 51 del Regolamento, si procede con un esame unitario, però, Presidente, rispettosamente, come può ritenere estranea alla materia un emendamento che corrisponde ad un articolo di un disegno di legge che stiamo esaminando? È la materia, non può essere estranea: è proprio quella la materia, non altra.
Allora, io non voglio ripetermi, ma penso che la strada intrapresa sia diventata irta di ostacoli. Si sta seguendo una procedura totalmente innovativa e che forse noi non potremo più ripetere perché è troppo nuova.
Abbiamo sbagliato noi a insistere per la calenderizzazione? Ha sbagliato la Commissione bilancio a impiegarci sette mesi per darci i pareri?
Si è creata una condizione di disponibilità totale dell'opposizione e della maggioranza - glielo assicuro, e i colleghi delle Commissione 1a e 2a ne sono testimoni - a lavorare seriamente su questi provvedimenti, tant'è vero che abbiamo rinunziato alla discussione generale in Commissione per guadagnare tempo, ripromettendoci di farlo in sede di votazione degli emendamenti.
Abbiamo fatto tutto ciò per guadagnare tempo; quindi, di tutto si può parlare tranne che di ostruzionismo. Ieri addirittura ci è stato contestato l'ostruzionismo perché per sette mesi avremmo atteso, rinunziando a discutere. Noi, come voi, vogliamo questo provvedimento, però facciamolo bene. Ci sono le condizioni per farlo bene, anche alla luce di quello che è avvenuto ieri nelle Commissioni 2a e 3a con l'approvazione del disegno di legge relativo alla ratifica della Convenzione di Strasburgo del 27 gennaio del 1999 sulla corruzione. (Applausi dal Gruppo IdV).
PRESIDENTE. Senatore Li Gotti, ho ascoltato i suoi interessantissimi e articolatissimi interventi; mi permetto però di significarle che, anche se la Commissione - come lei ha opportunamente ricordato - non ha concluso i suoi lavori con il mandato al relatore, in Aula è arrivato il testo base che è stato adottato all'unanimità dalla Commissione. Quindi, su questo stiamo lavorando. (Commenti del senatore Li Gotti).
BRICOLO (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRICOLO (LNP). Signor Presidente, gli interventi del senatore Li Gotti sono sempre interessanti, anche se francamente questa volta ha parlato per un quarto d'ora, ma si è capito poco. Si è voluto usare più il politichese che andare al dunque della questione. (Applausi dal Gruppo PdL). Stiamo affrontando un provvedimento rispetto al quale è giusto spiegare ai colleghi cos'è avvenuto nelle settimane scorse, quando le opposizioni con forza ne hanno chiesto la calenderizzazione in tempi molto veloci con l'obiettivo - alla fine anche noi della maggioranza abbiamo deciso di convergere su questa idea - di arrivare all'approvazione di questo provvedimento.
Per come invece si sono svolte oggi le cose in quest'Aula, mi sembra evidente che le opposizioni abbiano voluto arrivare a questa calendarizzazione urgente, tant'è che siamo arrivati in Aula senza i relatori e dunque senza che fosse terminato l'esame del provvedimento in Commissione, perché hanno chiesto di discuterlo nel più breve tempo possibile. Magari qualche settimana in più di discussione anche secondo noi sarebbe stata utile per arrivare ad un provvedimento più condiviso da tutte le forze politiche; comunque siamo arrivati a discuterne in Aula, ed ora l'intento delle opposizioni non è quello di pervenire all'approvazione di questo provvedimento ma di rimandarlo in Commissione, dunque di affossarlo e di non arrivare più alla sua approvazione, e ciò è francamente inaccettabile. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL. Commenti dai banchi delle opposizioni).
Si può discutere di tutto, ma lo si deve fare in maniera costruttiva e senza prendere in giro, alla fine, gli elettori e i cittadini che stanno seguendo i lavori di quest'Aula attraverso le trasmissioni radiofoniche e televisive. (Commenti del senatore Belisario).
Voglio ringraziare il sottosegretario Augello per come è intervenuto in Aula, per quello che ha detto e anche per i toni che ha voluto usare, che di fatto denotavano la volontà di una condivisione del provvedimento anche con le opposizioni. È stato presentato questo articolo aggiuntivo: non è propriamente un emendamento, senatore Li Gotti, ma un articolo aggiuntivo all'articolo 2. Io non lo ho ancora esaminato nei dettagli. Se la Presidenza lo riterrà ammissibile, ci sarà il tempo per presentare eventuali subemendamenti.
Però, per quanto già illustrato dal Sottosegretario, presidente Finocchiaro, credo che affermare che il Procuratore generale presso la Corte di cassazione, il Presidente del Consiglio di Stato, il Procuratore generale della Corte dei conti, il Comandante generale dell'Arma dei carabinieri, il Comandante generale della Guardia di finanza e il Capo della Polizia non siano persone indipendenti e autonome costituisca veramente un affronto a queste alte cariche dello Stato (Applausi dai Gruppi LNP e PdL. Commenti dai banchi delle opposizioni). Perché il Comitato avrà queste persone che andranno a garantire l'attività anticorruzione nel nostro Paese. (Commenti del senatore Maritati).
Dunque, presidente Schifani, andiamo avanti con questo provvedimento; se l'emendamento che prevede l'articolo aggiuntivo sarà ammissibile si potranno eventualmente presentare subemendamenti o si potrà accettarlo così com'è. Abbiamo la volontà di andare avanti mentre pensiamo invece che, come al solito, le opposizioni dicono una cosa, ma in Aula fanno esattamente il contrario. Il loro scopo è solo quello di avvelenare il clima politico e non invece di arrivare all'approvazione di un provvedimento che l'intero Paese aspetta da tempo. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).
BRUNO (Misto-ApI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRUNO (Misto-ApI). Signor Presidente, l'emendamento, così come viene presentato, ancor prima che nei contenuti, nei modi, sta proprio al limite dei normali rapporti tra l'Aula e il Governo. Insomma, si può anche provare a fare qualche forzatura, ma qui siamo ad un voto d'Aula che, dopo qualche ora, viene in sostanza completamente capovolto con la presentazione di un articolo aggiuntivo. Tuttavia, il provvedimento ha un suo significato, una sua importanza per il Paese. Lo stesso Presidente del Senato ci richiamava all'importanza per il Paese e, senza voler enfatizzare la nuova riscrittura, è bene anche non esagerare nella dialettica parlamentare.
C'è un modo, però, per venirne fuori. Proprio perché conosciamo l'importanza di questo provvedimento, trovo ragionevole quanto proponeva il presidente D'Alia. Nulla vieta di andare in Commissione, riscrivere oggi pomeriggio questa parte del provvedimento e domani mattina tornare in Aula. È chiaro che ci vuole uno sforzo per venire incontro alle esigenze di contenuti che l'Aula ha a maggioranza evidenziato già nella discussione di questa mattina. È chiaro che se il Presidente non dovesse decidere per un percorso come quello che gli stiamo indicando e se si dovesse prestare a una forzatura, ciò potrebbe costituire un procedimento talmente particolare da mettere in atto un precedente che renderebbe tutto più rischioso.
Anche per questo, penso che il Presidente del Senato abbia una responsabilità ulteriore, e poiché lui stesso ci richiama all'importanza di questo provvedimento - e noi sappiamo che è importante - gli chiediamo di rinviare il testo in Commissione e ci dichiariamo pronti a venire a votare in Aula domani mattina.
CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, il Governo non rinuncia a verificare tutte le strade possibili perché con l'opposizione, come ho detto questa mattina, si possa pervenire all'approvazione di un serio provvedimento anticorruzione. Il Governo ricorda che la Convenzione dell'ONU del 2003 è stata approvata da questo Governo e da questo Parlamento nel 2009 e anche che, a legislazione vigente, l'attuale autorità anticorruzione è presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.
Presidente Finocchiaro, non è possibile dire che noi non abbiamo fatto nessuna modifica, perché lei mi insegna che esiste una dipendenza gerarchica o un rapporto funzionale, ma tra questo Comitato e la Presidenza del Consiglio dei ministri non esiste una dipendenza gerarchica né un rapporto funzionale. Non vi è quindi nessun paragone tra quello che abbiamo bocciato questa mattina e quello che è proposto oggi: si tratta di un testo completamente diverso.
Il Presidente del Consiglio dei ministri adotterà con un proprio decreto le modalità di funzionamento del Comitato, ma su proposta del Comitato stesso, ossia come avviene - e lei me lo insegna - per gli atti del Consiglio superiore della magistratura, che assumono la forma del decreto del Ministro o del decreto del Presidente della Repubblica. Ci troviamo quindi di fronte a un organismo del tutto indipendente.
Vorrei però richiamare ancora per un attimo l'attenzione di tutti sulla non necessità dell'articolo 1 rispetto agli altri articoli del disegno di legge, che abbandonano una vecchia concezione della risposta con autorità terze e indipendenti (Applausi del senatore Nania), ma introducono un principio di responsabilità che è alla base di tutte le normative contemplate dagli articoli da 2 a 12 e che concernono la responsabilità delle amministrazioni locali, di coloro che devono compiere i controlli, la necessità della trasparenza della pubblica amministrazione, il controllo deputato alla collettività, alla generalità dei cittadini, che non c'entrano col Piano nazionale anticorruzione. Infatti, quelle norme, che possono essere magnificamente valutate e inserite a legislazione vigente, garantiscono come conseguenza la lotta alla corruzione.
Pertanto, in quell'opera di vera collaborazione, noi, anziché ridurci alla fine del provvedimento a presentare un emendamento per portare avanti l'idea recata dall'articolo 1, abbiamo ritenuto corretto informare immediatamente il Parlamento dell'intenzione di fare un provvedimento diverso, che teneva conto anche di quanto era stato sollecitato dall'opposizione. Poi si può discutere su quali soggetti inserire nel Comitato e poi possiamo benissimo con dei subemendamenti procedere ad aggiornamenti: non è che io ritenga che siano queste le persone che devono per forza far parte del Comitato. L'aspetto che evidenzio è che non c'è una dipendenza funzionale o gerarchica, né con il Presidente del Consiglio né con altra autorità. I componenti del Comitato non sono autorità politiche e, quindi, vi è una garanzia, essendo un organo che non ha un'influenza diretta e non essendo il vecchio Alto commissario per la lotta alla corruzione. È un organo diverso rispetto a quelle che sono le norme riguardanti la capacità di ciascuno di rigenerarsi.
Ciascuno di voi sa quanto è avvenuto qualche giorno fa. Anche il procuratore nazionale antimafia ha ritenuto che la migliore soluzione per la lotta alla corruzione sia quella di garantire una verifica degli appalti da parte dei sindaci dei Comuni. Questa è la responsabilità alla quale noi vogliamo chiamare tutte le autorità pubbliche, tutte le cariche elettive di questo Paese. È una responsabilità che possiamo costruire insieme, migliorando eventualmente il testo nelle parti da migliorare: ma non per lotta politica. Non sosteniamo che sia la stessa cosa. Non diciamo di aver previsto un Comitato in rapporto con il Presidente del Consiglio dei ministri, perché non è così.
Rispondo al senatore Bruno e al senatore D'Alia. Se l'Aula ritiene necessario un passaggio in Commissione, io mi rimetto all'Aula e al Presidente del Senato. Tentiamo, invece, di riuscire a discutere in questa sede, proprio per quella non dipendenza degli articoli da 2 a 12 da questo articolo. È un articolo sì importante, ma che nulla ha a che vedere con la disciplina prevista dagli altri articoli, che riguardano l'effettiva lotta alla corruzione. Se vogliamo condurre tale lotta, dobbiamo farlo insieme, e al più presto. Forse, potremo farlo anche in questa settimana. (Applausi dai Gruppi PdL e CN-Io Sud).
GASPARRI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (PdL). Signor Presidente, vorrei essere schematico, anche per essere chiaro su un tema che è molto delicato. I fatti, a nostro avviso, sono i seguenti. Il Governo si è fatto carico di presentare un disegno di legge sul tema della lotta alla corruzione. Questo disegno di legge risale a diversi mesi fa. È rimasto a lungo all'esame della Commissione; dopo di che, all'iniziativa del Governo è succeduta una sollecitazione di diversi Gruppi, soprattutto dell'opposizione, affinché, a un certo punto, si addivenisse a una calendarizzazione in Aula del provvedimento.
Noi abbiamo condiviso la calendarizzazione in Aula del provvedimento, pur essendovi altri provvedimenti, già conclusi nell'esame di Commissione, che avrebbero potuto avere la precedenza su questo. Abbiamo, però, convenuto sulla esigenza politica di portare in Aula questo tema che, peraltro, partiva, oltre che dai disegni di legge di altri Gruppi, dall'iniziativa governativa.
In terzo luogo, dopo l'iniziativa del Governo e la decisione condivisa di portare il provvedimento in Aula, vi è stata la ratifica, avvenuta ieri all'unanimità, della Convenzione di Strasburgo. Tale Convenzione, come già ho detto in diverse occasioni in Aula, ma lo ribadisco, contiene una serie di principi che potranno essere valutati ai fini dell'adeguamento della normativa, dopo che la ratifica sarà stata fatta anche dall'altro ramo del Parlamento, dopo che saranno trascorsi i termini previsti dalla ratifica stessa per la sua entrata in vigore, e dopo che il Parlamento, ma anche il Governo, valuterà quali parti di quella Convenzione potranno essere introdotte nella legislazione penale italiana, tenendo conto delle nostre norme esistenti, delle nostre tradizioni giuridiche e delle modalità con le quali trasferire o meno questo o quel principio della Convenzione. Ciò è scritto chiaramente nello stesso testo.
Comunque, siccome noi vogliamo normative anticorruzione più avanzate, abbiamo votato a favore di quella ratifica e siamo aperti, de iure condendo, alle ulteriori innovazioni che, nel futuro, saranno possibili nel nostro ordinamento giudiziario.
Anche oggi, non trascuriamo quanto accaduto in Aula. L'emendamento del senatore Malan, che non è stato approvato, si avvicinava a molte tesi e proposte dei Gruppi di minoranza, che forse avrebbero potuto approvarlo, considerandola una modifica più vicina alle proprie proposte. Ma così non è stato.
Per quanto riguarda la questione relativa all'articolo 1 bocciato, voglio dire con chiarezza che questo testo potrebbe anche essere discusso e approvato senza l'articolo 1, perché contiene molti principi che riguardano gli enti locali, i mandati elettivi, contiene norme riguardanti la trasparenza nei contratti pubblici, l'elenco dei fornitori e le imprese subappaltatrici: molte materie che sono di grande rilevanza ai fini del contrasto alla corruzione, e che quindi potrebbero diventare una legge dello Stato anche se non ci fosse l'articolo 1.
Siccome, però, il Governo prima ha sottolineato giustamente che il tema di cui all'articolo 1 - una sorta di autorità di coordinamento - deve esistere, noi riteniamo (non abbiamo ancora esaminato l'emendamento e ci rimettiamo certamente anche alle valutazioni che farà la Presidenza in termini di ammissibilità o meno dello stesso), da quello che abbiamo sentito, che l'emendamento presentato dal Governo non sia in contrasto né con le Convenzioni internazionali, né con quello che già accade oggi in Italia. Le Convenzioni internazionali prima citate parlano della necessaria indipendenza, e noi riteniamo che sia la formulazione precedente bocciata, sia la proposta che vogliamo approfondire garantiscano la necessaria indipendenza. Anzi, la formulazione che ci riserviamo di esaminare, allontanando un po' dalla Presidenza del Consiglio questa struttura, introducendo altre figure, altre autorità delle forze dell'ordine, delle più alte magistrature dello Stato, caratterizza certamente con una dose di maggiore indipendenza questa struttura di coordinamento anticorruzione. Quindi, la nuova versione che dovremo valutare, sotto questo profilo, è nuova e diversa rispetto al testo che questa mattina non è stato approvato e quindi, a nostro avviso, ancora di più soddisfa le esigenze che gli organi internazionali hanno richiamato. Infatti, le personalità che l'emendamento ha indicato garantiscono questa indipendenza, perché non si tratta di nomine, in quanto - da quel che abbiamo sentito - uno è il procuratore della Corte dei conti, uno è il comandante dei carabinieri e così via, quindi non sono persone nominate da chicchessia. Pertanto, anche questo aspetto, a nostro avviso, è positivo.
Voglio anche ricordare ai fautori della totale indipendenza di questa autorità che, quando è stata trasformata, non del tutto soppressa, l'Autorità anticorruzione in quest'Aula (se non ricordo male il senatore Serra fu alla guida di quell'Autorità nel passato; poi si discusse se l'Autorità aveva poteri o non li aveva, se serviva o meno, in contesti di centrodestra e di centrosinistra, tutti ugualmente ansiosi di capire se serviva o meno), quelle attività dell'Autorità anticorruzione a legislazione vigente sono state trasferite in un Dipartimento della Presidenza del Consiglio che ha ereditato quelle funzioni che erano prima affidate alla stessa.
Quindi, oggi abbiamo addirittura una maggiore dipendenza all'interno della Presidenza del Consiglio delle attività della già Autorità anticorruzione, trasformata di fatto in un Dipartimento della Presidenza del Consiglio. La norma che non è stata approvata e le norme eventuali che vengono proposte, dal nostro punto di vista, sono molto più garantiste sotto il profilo dell'autonomia, dell'indipendenza e della qualità delle persone rispetto a ciò che oggi esiste in ambito di Dipartimento della Presidenza del Consiglio.
Mi rendo conto della complessità della questione, dei voti che ci sono stati. Noi abbiamo l'assoluta intenzione di dar luogo a una legislazione più avanzata anticorruzione. Quindi, ci siamo dichiarati contrari a intenti dilatori, strumentali e propagandistici. Non intendiamo prendere lezioni di anticorruzione, non vogliamo trascinarla in polemiche politiche che sarebbero molto facili anche per noi. Pertanto, valuteremo con serenità ciò che la Presidenza deciderà, di fronte anche a fatti nuovi, a richiami regolamentari.
Qualche collega ha detto che si potrebbe andare nell'immediato in Commissione e poi tornare subito dopo in Aula; non so quali saranno le valutazioni che saremo chiamati a fare. Siamo aperti anche all'ipotesi di un ritorno in Commissione; poi si potrebbe decidere - come ha detto il collega D'Alia - se è un ritorno in Commissione per andare a esaminare la compatibilità o meno di questa norma, per poi tornare rapidamente in Aula. Non vorremmo che tornasse indefinitamente in Aula e si vanificasse l'intento di dare comunque una legislazione nuova anticorruzione a questo Paese: noi questo non lo accetteremo, colleghi, sia chiaro! (Applausi dal Gruppo PdL).
Comprendendo la delicatezza delle valutazioni che la Presidenza dovrà fare, ho voluto fornire delle prime argomentazioni anche rispetto a un emendamento che abbiamo colto in maniera auricolare, uditiva, e che però, rispetto all'attuale situazione di un Dipartimento presso la Presidenza del Consiglio ed al testo esaminato qui, in Aula, è innovativo e sicuramente più aperto, più avanzato e ancora più compatibile con Convenzioni e norme internazionali.
Come sempre, siamo sereni e responsabili (verificheremo quali saranno le valutazioni della Presidenza); ma noi il provvedimento anticorruzione, non lo vogliamo insabbiare, lo vogliamo approvare. Su questo siamo noi, non a subire, ma a lanciare una sfida nell'Aula del Senato. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Carrara).
VIESPOLI (CN-Io Sud). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VIESPOLI (CN-Io Sud). Signor Presidente, svolgo questo intervento, che non so se possa essere utile, in particolare dopo quello del rappresentante del Governo, sottosegretario Caliendo, il quale mi pare abbia avuto la capacità e l'intelligenza politica di fare sintesi rispetto ad un confronto e ad un dibattito e di fare chiarezza rispetto alla prospettiva.
Questa mattina mi sono permesso di evidenziare - non so con quanta capacità comunicativa - che, preso atto di quanto accaduto e delle conseguenze di carattere politico, delle legittime riflessioni, considerazioni e valutazioni di carattere politico e quantitativo-numerico, ritenevo fosse nell'interesse del Parlamento ricercare tutte le strade possibili per fare comunque in modo di addivenire ad un provvedimento su un tema che da tutte le parti si è scelto di porre al centro dell'attenzione, anche con una spinta forte nei confronti del Presidente del Senato affinché arrivasse all'esame dell'Assemblea.
Il sottosegretario Caliendo, anche alla luce del dibattito svolto e delle posizioni espresse (che, mi permetto di dire, sono un po' diversificate anche sul fronte dell'opposizione), ha sottolineato il punto principale, cioè quello di evitare l'azzeramento: se si evita l'azzeramento, vi è la piena disponibilità ad individuare insieme un percorso che determini la possibilità di proseguire il confronto e di verificare, ferma restando la preventiva ammissibilità, le condizioni per raccogliere reciprocamente la sfida di dare un segnale da parte del Parlamento, oltre che della maggioranza, varando un provvedimento in tema di corruzione.
Signor Presidente, mi pare che da questo punto di vista, detto no all'azzeramento, sia giusto (altrimenti sarei in contraddizione con la riflessione che ho svolto questa mattina) individuare tutte le strade possibili per andare avanti. Mi sembra si siano individuate le prospettive su cui lavorare per continuare il confronto, utilizzando l'impostazione che il Governo ha ritenuto di dare e dal punto di vista metodologico e dal punto di vista di merito. (Applausi dai Gruppi CN-Io Sud e PdL. Congratulazioni).
FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, come vede, quando ci si spiega le posizioni cominciano, per così dire, ad entrare in dialogo.
A me pare che la discussione di oggi pomeriggio stia dimostrando in maniera del tutto evidente che sarebbe davvero un errore grave per la maggioranza affidare la sorte del provvedimento esclusivamente alla decisione del presidente Schifani sull'ammissibilità di questo emendamento che introdurrebbe l'articolo aggiuntivo (senatore Bricolo, gli articoli aggiuntivi non scendono come gli angeli sulla terra, ma hanno bisogno di un veicolo, che è rappresentato dagli emendamenti). Dunque, mi parrebbe davvero fuori luogo che fosse riversata sulla responsabilità in ordine alla decisione sull'ammissibilità o meno di un emendamento la sorte di un provvedimento contro la corruzione.
Certo, potrei un po' speculare e dire che sarebbe il caso che decideste se l'articolo 1 è essenziale - come sostenuto questa mattina dal sottosegretario Augello - o non è essenziale, ma ciò che dico vale a maggior ragione se esso non è essenziale, come argomenta il sottosegretario Caliendo sostenendo che ci sono parti del disegno di legge del Governo che vivono di vita propria, al di là di quell'architettura che noi contestiamo e abbiamo sempre contestato, anche quando, nel 2008, avete abolito l'Autorità nazionale contro la corruzione (e lo dico al presidente Gasparri che sostiene che tanto già ci siamo).
Noi abbiamo la ferma volontà di avere una disciplina seria contro la corruzione. Forse manca a questo dibattito un'informazione, o meglio un dato di verità, e cioè che il provvedimento è rimasto in Commissione bilancio sette mesi e mezzo in attesa della relazione tecnica del Governo, come peraltro testimonia un carteggio intervenuto tra me e il presidente Schifani esattamente su questo punto.
Quindi, noi oggi siamo nella condizione di poter dire che se il provvedimento fosse rinviato in Commissione, o meglio se la Commissione venisse reinvestita di questa questione, noi avremmo più testi tra i quali scegliere quello base: a quel punto, se ne scelga uno, quello che verrà ritenuto il più compiuto, secondo me, e, quindi, il più ricco di strumenti contro la corruzione. Ciascuno quindi presenterà emendamenti, anche il Governo naturalmente, che tiene a quelle misure recate dagli altri articoli del suo disegno di legge, sulla cui validità, come dire, io mi voglio esprimere, perché ci sono anche suggerimenti positivi. Diamo pertanto un termine ai lavori della Commissione, così rispettiamo tutti il nostro impegno, e approfittiamo del varco d'Aula per discutere subito il provvedimento che ratifica la Convenzione di Strasburgo in materia di corruzione, esitato ieri dalle Commissioni riunite 2a e 3a.
Daremo così - mi pare - la massima prova della volontà del Parlamento italiano di occuparsi di questo tema, non commetteremo smarginature, non ridurremo una cosa così complessa a una dichiarazione di ammissibilità o di inammissibilità, scaricando - mi si consenta il termine - sul Presidente del Senato la sorte di questa questione e ciascuno di noi potrà così trovare il modo di contribuire ad una legislazione seria ed efficace. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
PRESIDENTE. Prima di dare la parola agli altri colleghi, vorrei fare solo una precisazione alla presidente Finocchiaro ora per allora. L'ipotesi di un eventuale rinvio del disegno di legge in Commissione tocca il testo base giunto all'esame dell'Aula. Non si può riaprire la vicenda dell'adozione del testo base che - ripeto - è già stato adottato. Quindi, in ogni caso tornerebbe in Commissione il testo arrivato all'Aula.
MORANDO (PD). La Commissione può decidere di adottarne un altro.
QUAGLIARIELLO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Presidente, anche cogliendo la sostanza dell'intervento della presidente Finocchiaro, a me pare che la situazione sia la seguente. È stato prospettato e annunziato dal Governo un emendamento che di fatto integra un testo che è risultato mutilato del suo originario articolo 1, e questo emendamento, che nessuno conosce (nemmeno la maggioranza) nella sua compiutezza, presenta alcuni elementi di sicura innovazione e novità rispetto all'altro testo. Inoltre, tenendo conto del fatto che si agisce a legislazione vigente, tale emendamento fa cadere alcune delle obiezioni formali prospettate dall'opposizione.
Tant'è. C'è una situazione che va approfondita, soprattutto perché essa non sia risolta, data la sua importanza, con un braccio di ferro di tipo regolamentare che nessuno ricerca.
C'è una proposta venuta da senatori D'Alia e Bruno di investire la Commissione di questo approfondimento e di cogliere gli elementi di compatibilità o meno del nuovo testo non solo con il testo base, che rimane come testo di riferimento, ma anche rispetto agli aspetti formali che sono stati richiamati. Un passaggio in Commissione limitato a questo aspetto consentirebbe due cose: innanzitutto, non metterebbe l'Aula di fronte alla necessità di prospettare un braccio di ferro regolamentare; in secondo luogo, non darebbe l'impressione al Paese di voler dar luogo a pratiche dilatorie su una materia sulla quale, evidentemente, c'è stata una grandissima attenzione e un forte richiamo, soprattutto da parte delle forze dell'opposizione.
A me sembra che questi siano una proposta e un margine offerti dal dibattito che possono essere utilmente colti dalla maggioranza, ma anche da settori dell'opposizione. Tale proposta può portarci ad una soluzione compatibile con le esigenze di urgenza che sono state prospettate, più da voi che da noi, e anche con le legittime esigenze di approfondire la compatibilità e la effettiva novità del testo proposto rispetto all'impianto che, comunque, rimane in piedi, come resta la legittima aspettativa della maggioranza di farlo restare in piedi. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, più che fare una sintesi, vorrei affidare all'Aula le mie riflessioni e comunicare quello che mi accingo a decidere.
È stata sempre intenzione di questa Presidenza fare in modo di essere sensibile alle richieste sia di maggioranza che di opposizione tutte le volte in cui queste istanze erano finalizzate a un dibattito su temi sensibili del Paese. Non vi è dubbio che il tema della corruzione nell'ambito della pubblica amministrazione è uno dei temi più sensibili fra quelli in ordine ai quali i cittadini chiedono giustamente delle risposte.
Questo disegno di legge è stato presentato dal Governo un anno e due mesi fa; è stato in effetti fermo per alcuni mesi in Commissione perché mancavano dei pareri della Commissione bilancio. Vi sono state delle sollecitazioni...
INCOSTANTE (PD). Ma non è così!
PRESIDENTE. Posso parlare?
MORANDO (PD). Forse ci si dovrebbe domandare il perché.
PRESIDENTE. Ma, colleghi, non mi sento in uno stadio. Mi sento nell'Aula del Senato. Chiedo soltanto quel minimo di rispetto nei confronti della carica che ricopro, e non della persona. Tutto qua. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
Su parecchie sollecitazioni dei Gruppi di opposizione, che recentemente non hanno più votato il calendario, ho assunto una determinazione (l'ho anche annunziato pubblicamente), vale a dire che sarebbe stata fatta la mia proposta di calendarizzare d'ufficio questo disegno di legge anche senza relatore, ove necessario, per il 6 giugno. Così è avvenuto.
Purtroppo, nonostante il grande sforzo e l'oneroso impegno a cui sono sottoposte di solito, la 1a e la 2a Commissione - senza ovviamente voler mancare di rispetto alle altre - non hanno potuto concludere il proprio lavoro. Ma è chiaro che questo aspetto sconta in Aula un deficit di procedibilità e di organicità di lavoro (non dobbiamo nascondercelo), perché un disegno di legge anticorruzione che giunge in Aula senza un relatore, con un testo base soltanto, con una relazione del Presidente della Commissione sicuramente non consente, non tanto alla Presidenza, bensì a chi deve partecipare al dibattito e votare, una visibilità organica ed ampia della disciplina dei lavori e dei temi sui quali è chiamato a riflettere e a pronunziarsi. Si è andati avanti così.
Oggi è accaduto un evento del quale, naturalmente, non possiamo non prendere atto: è stato bocciato l'articolo 1. Non compete a me valutare la essenzialità dell'articolo 1 ai fini dell'impianto della legge: si tratta di una scelta del Governo e della maggioranza. Compito della Presidenza è fare in modo che l'Aula possa pronunziarsi al meglio e sforzarsi perché dal Senato, dal Parlamento esca un testo quanto più possibile organico, che affronti materie sensibili quale è quella dell' anticorruzione, con un'articolazione accettabile e che tocchi i vari gangli, per esempio, nella fattispecie, della corruzione, la sua disciplina e l'istituzione di organismi finalizzati al contrasto alla corruzione in un ambito più ampio di articolazione.
Il voto di oggi naturalmente è stato oggetto di dibattito politico. Sono state avanzate da alcuni esponenti dell'opposizione alcune proposte di rivisitare in Commissione una nuova disciplina all'articolo 1 il quale, allo stato attuale, è stato proceduralmente bocciato. Quindi, formalmente non si può più parlare in Aula di articolo 1, in quanto non esiste più. È stato sottoposto alla Presidenza un emendamento innovativo, sulla cui ammissibilità ci dobbiamo pronunziare.
Per un attimo, però, vorrei rifarmi a un senso di responsabilità collegiale e - consentitemi una volta di poterlo dirlo, pur se esulo dal mio ruolo - anche politica. Occorre, cioè, che tutti noi facciamo in modo che si possa lavorare in quest'Aula, dopo che le Commissioni si sono trovate ad affrontare temi per i quali non c'è stato il tempo per lavorare.
Alla luce di queste considerazioni, convocherei per le ore 18, senza alcuna decisione dell'Aula, la Conferenza dei Capigruppo, che mi sembra il luogo più idoneo per proseguire la mia riflessione, al fine di sforzarci di arrivare ad una decisione che sia possibilmente la più condivisa. Il mio sforzo, e credo lo sforzo di tutti noi, è, quanto meno su temi come l'anticorruzione, di instaurare un clima d'Aula e una responsabilità collegiale che porti a scontrarci e a confliggere sui contenuti, ma non sul procedimento, e principalmente non sulla compiutezza di un disegno di legge. Preferirei evitare che si possa dire che dal Senato è uscito un testo anticorruzione monco. Sarebbe questa una sconfitta di tutti. Non sta a me entrare nel merito se sia monco o meno senza l'articolo 1, però voglio esperire questo tentativo convocando la Conferenza dei Capigruppo per le ore 18. Spero che da essa possa scaturire una decisione unanime sull'andamento dei lavori, nell'interesse della trattazione al meglio di un tema sensibile come la lotta alla corruzione, tema che sta a cuore di tutti gli italiani e certamente di tutti i senatori che compongono quest'Assemblea. (Applausi dal Gruppo PdL).
Sospendo pertanto la seduta, che riprenderà immediatamente dopo la conclusione della Conferenza dei Capigruppo.
(La seduta, sospesa alle ore 17,34, è ripresa alle ore 19,31).
Sui lavori del Senato
Commissioni permanenti, autorizzazione alla convocazione
PRESIDENTE. Colleghi, in Conferenza dei Capigruppo è stato affrontato il delicato tema della rivisitazione di quello che era l'argomento affrontato in un certo modo, con una certa ottica, dall'articolo 1 oggi bocciato dall'Aula, cioè quello della modalità di un'azione di controllo sul contrasto alla corruzione, nell'ambito della pubblica amministrazione e non.
Ci si è sforzati tutti, con grande senso di responsabilità, di dare innanzitutto un segnale al Paese, ossia che su temi sensibili il Parlamento non si tira indietro e va avanti lavorando, facendo in modo che, se vi sono dei temi che meritano un approfondimento e possibilmente una condivisione di posizioni tra le parti, questi argomenti possano essere stralciati, seppur per poche ore, per poter essere riesaminati in un'Aula che lavora secondo tematiche e scelte condivise.
Da qui è nata la scelta e l'intesa secondo la quale domattina il Governo, ad inizio dei lavori, presenterà un emendamento che, riprendendo il tema trattato all'articolo 1, faccia proprie le osservazioni di fondo dell'opposizione in ordine alla configurazione di un organismo autonomo e indipendente cui devolvere la responsabilità del controllo sull'attuazione delle norme anticorruzione e sull'andamento della corruzione nella pubblica amministrazione e dei singoli comportamenti dei singoli soggetti. Questo chiedeva l'opposizione, cioè l'istituzione di un'ulteriore figura rispetto alla proposta del Governo.
Vi è stata un'accettazione di questa richiesta ad opera dei rappresentanti del Governo che hanno partecipato alla Conferenza dei Capigruppo e, attraverso questa mia iniziativa e quest'opera di mediazione, posso confermarvi due cose: che quest'Assemblea domattina continuerà ad occuparsi del disegno di legge anticorruzione, così come la prossima settimana (adesso vi darò lettura del nuovo calendario); che domattina questo Presidente, una volta acquisito il nuovo emendamento del Governo, lo trasmetterà alle competenti Commissioni perché lo possano discutere e possano arrivare ad un voto unanime. Questa è l'intesa che già nasce dal contenuto dell'emendamento, che introduce una nuova figura richiesta dalle opposizioni; quindi, lo deferirò immediatamente alle Commissioni competenti perché queste possano esitarlo e rimandarlo in Aula la prossima settimana. Nelle more, a partire da domattina (dalle ore 9,30 alle ore 13) e poi la prossima settimana, continueremo a lavorare sugli altri articoli del disegno di legge, per esitare il testo presumibilmente nella giornata di mercoledì prossimo.
Io non posso che compiacermi di questo esito, perché è una tangibile dimostrazione che, quando vi è un po' di buona volontà da parte di tutti, grande senso di responsabilità, come abbiamo dimostrato, a volte riusciamo a dimenticare (non il sottoscritto: maggioranza, opposizione e Governo riescono a dimenticare) quelle conflittualità, quei toni accesi ai quali mi riferisco spesso, lamentandomene, nei miei pubblici interventi ed a far prevalere l'interesse dei cittadini, dimenticando opposizioni preconcette.
Di questo sono molto soddisfatto. Ringrazio l'opposizione, il Governo e la maggioranza, perché credo che, al di là delle posizioni diverse nel merito del contenuto, riusciremo a dimostrare che il Parlamento sa fare la sua parte quando si tratta di affrontare temi delicati come quello della corruzione, che deve essere in cima agli imperativi categorici di ogni buon politico.
Allora, domani, alle ore 9,30, questa Presidenza, preso atto del nuovo emendamento, lo trasmetterà alle Commissioni competenti, che saranno autorizzate a riunirsi liberamente al di fuori dei lavori dell'Aula (soltanto questo emendamento e quindi, senatore Berselli e senatore Vizzini, soltanto questo tema), dove si aprirà un dibattito. Vi sarà ovviamente la possibilità della presentazione di eventuali subemendamenti ed altro; ciò è ovvio, questo emendamento non deve essere considerato intangibile.
Importanti sono l'intesa raggiunta nella Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari e le dichiarazioni del Governo, secondo cui non può essere snaturato il senso dell'emendamento presentato dall'Esecutivo da un voto della singola maggioranza. Di questo mi sento di dover essere garante, ma i Presidenti dei Gruppi di maggioranza hanno partecipato alla Conferenza dei Capigruppo e quindi si sono anch'essi assunti tale responsabilità. Ripeto, però, che io mi sento garante.
Dunque, domani l'Assemblea lavorerà dalle 9,30 alle 13, e poi alle 15 avrà luogo l'informativa del ministro della salute Fazio, già preannunciata.
La prossima settimana si terrà seduta martedì 14 giugno dalle ore 16,30 alle ore 21 e mercoledì 15 giugno dalle ore 9,30 fino alla conclusione del disegno di legge anticorruzione. Sempre la settimana prossima, terminato il provvedimento anticorruzione, l'Assemblea esaminerà il disegno di legge n. 996 sull'insequestrabilità delle opere d'arte, il disegno di legge n. 2631, che istituisce un'Autorità garante per l'infanzia, e connessi e l'adolescenza e il disegno di legge n. 2622, riguardante la ratifica dell'accordo tra Italia e Marocco sulla cooperazione militare. Giovedì 16 giugno, alle ore 16, si terrà la seduta di sindacato ispettivo.
Su specifica richiesta del Gruppo Italia dei Valori, abbiamo concesso un supplemento di tempo di 45 minuti sul disegno di legge anticorruzione.
Calendario dei lavori dell'Assemblea, variazioni
| Giovedì | 9 | giugno | ant. | h. 9,30 | - Seguito disegno di legge n. 2156 e connessi - Anticorruzione (fino alle ore 13) - Informativa del Ministro della salute sui rischi connessi alla diffusione del batterio escherichia coli (alle ore 15) |
Gli emendamenti ai disegni di legge nn. 996 (Insequestrabilità opere d'arte) e 2631 e connessi (Autorità garante infanzia e adolescenza) dovranno essere presentati entro le ore 17 di giovedì 9 giugno.
| Martedì | 14 | giugno | pom. | h. 16,30-21 | - Seguito disegno di legge n. 2156 e connessi - Anticorruzione |
| Mercoledì | 15 | " | ant. | h. 9,30 | |
| Mercoledì | 15 | giugno | pom. | h. 16,30-20 | - Disegno di legge n. 996 - Insequestrabilità opere d'arte - Disegno di legge n. 2631 e connessi - Autorità garante infanzia e adolescenza (Approvato dalla Camera dei deputati) - Disegno di legge n. 2622 - Ratifica Italia-Marocco cooperazione militare |
| Giovedì | 16 | " | ant. | h. 9,30-14 | |
| Giovedì | 16 | giugno | pom. | h. 16 | - Interpellanze e interrogazioni |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2156
(Anticorruzione)
(17 ore e 30 minuti, escluse dichiarazioni di voto)
|
| Tempi assegnati | Tempi residui | ||
| Governo | 1 h. |
|
| 6' |
| Votazioni | 5 h. |
| 4 h. | 35' |
| Gruppi 11 ore e 30 minuti, di cui (*): |
|
| ||
| PdL | 2 h. | 54' | 2 h. | 10' |
| PD | 3 h. | 29' | 1 h. | 58' |
| LNP | 1 h. | 11' |
| 34' |
| Misto | 1 h. | 06' |
| 45' |
| UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI | 1 h. |
|
| 35' |
| IdV |
| 57' |
| 53' (**) |
| CN-Io Sud |
| 55' |
| 31' |
| Dissenzienti |
| 5' |
| 5' |
(*) La ripartizione dei tempi, secondo un criterio non strettamente proporzionale, tiene conto di richieste avanzate da alcuni Gruppi.
(**) Al Gruppo dell'Italia dei Valori sono stati assegnati ulteriori 45 minuti.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ordine del giorno
per la seduta di giovedì 9 giugno 2011
PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica domani, giovedì 9 giugno, alle ore 9,30, con il seguente ordine del giorno:
La seduta è tolta (ore 19,38).
Allegato B
Testo integrale dell'intervento del senatore Carrara nella discussione sull'informativa del Governo sui recenti attentati in Libano e Afghanistan che hanno coinvolto militari italiani
Signor Presidente, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, mi associo a quanto ha detto il rappresentante del Governo per la solidarietà espressa nei confronti delle vittime nella ricerca della stabilizzazione e della pace in questi teatri.
I due attentati che si sono susseguiti così a breve distanza l'uno dall'altro, prima in Libano e poi in Afghanistan, sembrano avere la stessa radice. Infatti è sempre più forte il sospetto che dietro a questi attacchi vi sia un chiaro messaggio dissuasivo nei confronti delle nostre truppe a stabilire un contatto diretto con le popolazioni locali.
In Libano sei militari italiani della missione UNIFIL sono rimasti feriti in seguito a un attacco contro i mezzi dell'ONU. L'ipotesi più accreditata è che dietro all'attentato ci possa essere un messaggio rivolto alla comunità internazionale, impegnata proprio a condannare la dura repressione siriana. I soldati italiani sono in Libano dal settembre 2006 nell'ambito della missione Leonte, che fa parte dell'intervento ONU denominato UNIFIL. L'Italia partecipa alla missione internazionale con un contingente di 1.780 militari. Appena tre giorni dopo l'attentato in Libano quattro aggressori hanno sferrato un attacco nei pressi del Centro per la Ricostruzione Provinciale di Herat, unità NATO nell'Afghanistan occidentale, gestita da soldati e da civili italiani.
Il timore che aleggia ora è quello che altri possibili attentati contro obiettivi dell'esercito di pace siano già pianificati, anche in virtù del fatto che da circa un mese sono in forte aumento alcune piccole operazioni di intimidazione e continue sparatorie.
Herat rappresenta senza dubbio il simbolo del processo di cambiamento nella Regione Ovest ed appare evidente che l'attentato sia parte di una strategia di tensione rivolta contro tale processo per niente gradito dagli insorti e dai talebani. L'attacco, come ha riferito il ministro La Russa, non è stato condotto contro un dispositivo operativo esclusivamente militare, ma contro il Prt (Provincial Reconstruction Team), simbolo e motore dell'assistenza e della ricostruzione a favore della popolazione civile, che consente di realizzare concretamente i progetti finanziati con i contributi provenienti dalla cooperazione italiana, dai fondi internazionali e, in particolare, dagli Stati Uniti. Finora Herat era rimasta fuori dall'offensiva di primavera degli insorti contro le forze della coalizione. Il 30 maggio ad Herat era in atto la Conferenza nazionale afgana di tutti i consigli provinciali, occasione che gli insorti devono avere considerato altamente propizia per ostacolare il processo di pace e lo sviluppo di un'autonoma capacità di governace del popolo afgano.
Le missioni dei contingenti italiani nel mondo non sono solo in Afghanistan. Oltre all'intervento militare in Libano con il mandato dell'ONU, le missioni più conosciute sono quelle della NATO in Iraq, seguite dagli interventi nei Balcani, in Kosovo e in Bosnia-Erzegoniva, sotto i vari ombrelli NATO e Unione europea. In realtà, tra le 24 operazioni militari e di peacekeeping cui partecipano i nostri connazionali, c'è anche la meno nota, ma decisamente curiosa, unità di 81 militari della marina con base a Sharm El Sheikh, in Egitto, impegnata dal 1982 nella forza
multinazionale indipendente (MFO) per il rispetto della pace con Israele. Poi c'è il comando aereo della Task Air Force di Abu Dhabi, negli Emirati arabi, che con 25 militari e due velivoli C130j opera in sostegno alle operazioni militari ISAF e in Iraq.
Dal 2008, l'UE ha anche posizionato un contingente nell'Oceano indiano, per contrastare, insieme con la missione NATO Ocean Shield, il fenomeno della pirateria internazionale: l'Italia ha contribuito a Navfor con 271 militari e una nave da fregata. Quattro funzionari dell'esercito si trovano invece in Marocco con l'ONU, con il compito di sorvegliare il rispetto del cessate il fuoco al confine della Repubblica del Saharawi. Altri otto sono schierati nella zona cuscinetto del Kashmir, tra l'India e il Pakistan, nella veste di osservatori militari della missione ONU, costituita nel 1949.
L'intervento più vecchio di peacekeeping delle Nazioni Unite, è l'operazione Untso, legittimata dalla risoluzione ONU numero 50 e prorogata fino al 2011 dopo la guerra dei sei giorni in Medio Oriente, per il rispetto della tregua tra Israele, Egitto, Giordania e Siria. L'Italia è presente dal 1958, con otto ufficiali al seguito.
Al 31 dicembre 2010, i militari italiani nel mondo erano, secondo i dati del ministero della Difesa, 7.811 in 22 Paesi. Non posso fare a meno di esprimere l'apprezzamento per il coraggio e sacrificio di tutti i militari italiani, che servono e hanno servito nelle missioni internazionali di pace. Sappiamo com'è difficile avere soldati in zone di guerra, ma credo che gli sforzi dei nostri uomini e donne aiutino a promuovere sicurezza e stabilità nel mondo. L'Italia sta dando un grande contributo all'espansione della democrazia e al rispetto dei diritti umani.
Questo, lo sappiamo tutti, è un periodo decisivo non solo per la storia del Medio Oriente e del Nord Africa ma anche per la storia del mondo. Come ha detto il presidente Obama lo scorso 19 maggio, la transizione in corso porta con sé grandi promesse per società cui troppo a lungo sono stati negati diritti fondamentali, dignità e opportunità che spettano a tutti. Ma contiene anche l'enorme promessa per gli Stati Uniti e alleati come l'Italia di riformulare lo schema, che per troppo tempo ha definito i nostri rapporti con quell'area. Le transizioni relativamente pacifiche di Tunisia ed Egitto ripudiano completamente la visione del mondo di Al Qaeda e altri estremisti, cioè che il cambiamento può prodursi solo attraverso violenza e terrore. Insieme ai nostri alleati dobbiamo rafforzare queste transizioni, sollecitando riforme significative in Paesi dove la pressione sale ma il cambiamento è incerto e sostenendo lo sviluppo di processi democratici e istituzioni che stanno appena germogliando in Paesi come Tunisia ed Egitto. E poiché la politica e l'economia devono procedere mano nella mano, il futuro economico per l'area dovrà essere caratterizzato da una miglior gestione, stabilità finanziaria, un settore privato ampio e attivo, una crescente integrazione con i Paesi vicini e il resto del mondo.
In Afghanistan occorre rimanere concentrati su alcuni aspetti fondamentali, quali per esempio lo sforzo militare per indebolire i Talebani e addestrare le forze afgane in modo che possano assumersi una responsabilità diretta, e gli sforzi civili per promuovere una buona amministrazione e un buon sviluppo sociale. Compito primario è quello di cooperare con gli alleati per distruggere, smantellare e sconfiggere Al Qaeda in Afghanistan e in Pakistan e impedire così che continui a minacciare in futuro le Nazioni alleate.
La morte di Osama Bin Laden, ad oggi, è il traguardo più significativo dello sforzo degli USA per sconfiggere Al Qaeda. Ma la sua morte non significa la fine della lotta contro 1'organizzazione. L'America ha lavorato ogni giorno con gli alleati principali in Europa, nel Golfo, in Asia, in Africa per distruggere e smantellare Al Qaeda e i suoi affiliati ancora intenti a progettare e condurre attacchi contro il territorio americano. Non c'è dubbio che Al Qaeda continuerà a perseguire i suoi piani criminosi sull'onda della morte di Bin Laden.
In merito alla crisi libica, la risoluzione 1973 va collocata in un contesto caratterizzato dal fatto che c'è stata la domanda esplicita di intervento della comunità internazionale da parte di una popolazione che rivendica il diritto di autodeterminarsi liberamente; c'è la pressione dell'opinione pubblica internazionale, c'è la esplicita richiesta di Organizzazioni regionali quali la Lega Araba, l'Unione Africana, la Conferenza Islamica. E c'è la nuova politica del Presidente Obama, con la sua opzione per il multilateralismo istituzionale e per il ruolo prioritario delle Nazioni Unite.
L'Italia, in un momento davvero drammatico e delicato, è stata molto vicina al popolo libico. Il Governo italiano si è impegnato, infatti, con tutti i partner internazionali alla ricerca delle migliori soluzioni. L'Italia è stato il primo Paese a prendere contatto con il Consiglio nazionale libico a Bengasi, con cui è stato mantenuto un dialogo costante. Per primi abbiamo portato a Bengasi aiuti umanitari, cibo e generi di prima necessità, proprio ascoltando la richiesta del Consiglio provvisorio. Abbiamo poi riaperto, unici ancora una volta in Europa, il consolato generale italiano a Bengasi. Allo scoppiare della crisi, il nostro primo pensiero è stato quello di mettere in sicurezza 1.600 connazionali e oltre 800 stranieri provenienti da 51 Paesi. L'Italia non ha fatto mancare la sua voce nel condannare la repressione del regime, nell'appoggiare le sanzioni e il loro successivo inasprimento.
È importante che proprio la comunità internazionale faccia sentire sul regime la pressione di un'azione unitaria, a cominciare dall'Europa. Il Consiglio europeo ha sottolineato la necessità che il colonnello esca di scena ed ha legittimato il Consiglio nazionale provvisorio come un interlocutore politico. L'Italia ha sostenuto e sostiene tale posizione.
L'unica cosa che non potevamo accettare era un'azione militare di tipo unilaterale. Misure che richiedono, per la loro attuazione, l'uso della forza, dovevano essere previste da una risoluzione del Consiglio di sicurezza e legittimate in un quadro multilaterale regionale; altrimenti, avrebbero diviso l'Europa e la NATO e suscitato l'ostilità dei Paesi arabi. Il Governo italiano ha lavorato e sta lavorando per coagulare questo consenso, per far finire le violenze e per aprire un dialogo tra le fazioni, affinché l'integrità territoriale della Libia sia salvaguardata.
La risoluzione ONU 1973, quindi, è stata largamente condivisa dalla comunità internazionale e dalle organizzazioni regionali. Essa, per quanto faticosa, è stata ritenuta da tutti indispensabile. Il dilemma in cui ci siamo trovati circa la responsabilità di proteggere è lo stesso dilemma di fronte al quale ci siamo trovati nella ex Jugoslavia, nel dramma del Darfur e in tanti luoghi del mondo; e non sempre la comunità internazionale è stata così tempestiva e in grado di offrire una risposta.
Un altro argomento che l'Italia sta vivendo drammaticamente è il continuo arrivo di nuovi e ingenti flussi migratori. Sappiamo come il colonnello Gheddafi ha da sempre usato l'arma dell'immigrazione clandestina come strumento di pressione nei confronti dell'Europa e per questo la sua attuale delegittimazione internazionale è certamente un fatto positivo.
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Augello, Barelli, Bonino, Caliendo, Castelli, Ciampi, Comincioli, Davico, Dell'Utri, Filippi Alberto, Gentile, Giovanardi, Lauro, Mantica, Mantovani, Palma, Pera, Possa, Ramponi, Stancanelli, Stiffoni, Viceconte e Villari.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Chiti (a partire dalle ore 16) e Latorre, per attività di rappresentanza del Senato; Del Vecchio e Divina, per attività della 4a Commissione permanente; Piccioni, per attività della 9a Commissione permanente; Bugnano, Carloni, Marcenaro, Nessa e Tofani, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Coronella, De Luca, Izzo e Piscitelli, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti; De Gregorio, per attività dell'Assemblea parlamentare NATO.
Commissione europea, trasmissione di progetti di atti normativi per il parere motivato ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità
La Commissione europea, in data 8 giugno 2011, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 539/2001 del Consiglio che adotta l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto all'atto dell'attraversamento delle frontiere esterne e l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo (COM (2011) 290 definitivo).
Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, il predetto atto è deferito alla 1ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 21 luglio 2011.
Le Commissioni 3ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla 1ª Commissione entro il 14 luglio 2011.
Risposte scritte ad interrogazioni
(Pervenute dal 1° al 7 giugno 2011)
SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 125
AMORUSO: sulla repressione della religione tibetana in Cina (4-05055) (risp. CRAXI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri)
ANDRIA ed altri: sull'inclusione delle società di revisione tra i soggetti abilitati ad asseverare i piani economico-finanziari della finanza di progetto (4-05118) (risp. MATTEOLI, ministro delle infrastrutture e trasporti)
BUTTI: sulla riqualificazione della stazione Como San Giovanni (4-04177) (risp. MATTEOLI, ministro delle infrastrutture e trasporti)
FERRANTE, DELLA SETA: su interventi di messa in sicurezza delle strade alberate (4-04511) (risp. MATTEOLI, ministro delle infrastrutture e trasporti)
FLERES: sulla stabilizzazione di personale operante nel Corpo nazionale dei vigili del fuoco (4-02462) (risp. PALMA, sottosegretario di Stato per l'interno)
sui disservizi nei collegamenti ferroviari in Sicilia (4-04230) (risp. MATTEOLI, ministro delle infrastrutture e trasporti)
GASBARRI: sui ritardi nel pagamento del corrispettivo per prestazioni di lavoro straordinario effettivo dei Vigili del fuoco (4-04267) (risp. PALMA, sottosegretario di Stato per l'interno)
PERDUCA, PORETTI: sull'effettivo impiego delle risorse stanziate per il contrasto al fenomeno dell'immigrazione clandestina (4-04799) (risp. CRAXI, sottosegretario di Stato per gli affari esteri)
POLI BORTONE: sull'esigenza di istituire una sede dei Vigili del fuoco a Nardò (Lecce) (4-01838) (risp. PALMA, sottosegretario di Stato per l'interno)
VITA, VIMERCATI: sul progetto "Codice Azuni" relativo alla governance di Internet (4-05178) (risp. BRUNETTA, ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione)
Interpellanze
CARLINO, BELISARIO, PEDICA, CAFORIO - Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
in data 1° aprile 2010 l'azienda di call center in outsourcing In&Out Teleperformance, filiale italiana della multinazionale francese Teleperformance, apriva le procedure di licenziamento ex art. 24 e 4 della legge n. 223 del 1991 per 847 dipendenti di cui 674 nella sede di Taranto, 133 in quella di Roma e 40 in quella di Fiumicino (Roma);
il 24 giugno 2010 veniva firmato presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali l'accordo con il quale l'azienda ritirava i licenziamenti a fronte della concessione dei contratti di solidarietà in deroga fino al 4 luglio 2011;
in sede ministeriale l'azienda In&Out Teleperformance aveva dichiarato che nel corso dell'anno di vigenza dei contratti di solidarietà avrebbe investito 10 milioni di euro per il rilancio aziendale ed il rafforzamento delle sedi italiane;
considerato che:
secondo quanto riferito dalle rappresentanze dei lavoratori, nel corso dell'anno di vigenza l'azienda avrebbe disatteso l'impegno a rafforzare le sedi italiane aumentando, di contro, i volumi di lavoro delocalizzati nelle sedi di Teleperformance in Albania;
in data 14 aprile 2011 l'azienda In&Out Teleperformance apriva una nuova procedura di licenziamento ex art. 24 e 4 della legge n. 223 del 1991 per 1.464 persone, su un organico totale di 2.815 dipendenti, di cui 707 a Taranto, 509 a Roma e 243 a Fiumicino;
le organizzazioni sindacali hanno da subito richiesto l'apertura di un tavolo di confronto politico, vista l'imponenza del numero di esuberi ed il particolare momento di crisi che vive tutto il settore dei call center;
tale richiesta veniva ribadita ufficialmente il 23 maggio 2011 al dottor Sebastianelli, membro della Segreteria tecnica del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Gianni Letta, nel corso della manifestazione nazionale indetta a Roma contro i licenziamenti di In&Out Teleperformance;
per analoghe vertenze, quali, ad esempio, quelle riguardanti Fincantieri e Datalogic SpA di Quinto di Treviso, è stato prontamente istituito un tavolo di confronto politico presso il Ministero dello sviluppo economico,
si chiede di sapere quali azioni il Governo intenda porre in essere al fine di convocare quanto prima le parti ad un tavolo di confronto fra le organizzazioni sindacali e l'azienda In&Out Teleperformance, al fine di scongiurare i licenziamenti e, soprattutto, ottenere precise garanzie sulla reale volontà dell'azienda di rimanere sul mercato italiano salvaguardando così migliaia di posti di lavoro.
(2-00367)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
LANNUTTI - Al Vice presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della giustizia e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
nel corso della trasmissione "Report" del 15 maggio 2011 su RaiTre è andato in onda un servizio che riguardava alcuni casi di gravi irregolarità commesse da giudici amministrativi nell'espletamento delle proprie funzioni;
sono stati denunciati: le irregolarità del concorso per l'accesso al Consiglio di Stato celebrato nell'anno 2006; il caso del Consigliere di Stato, invalido, che partecipa alle maratone; il cosiddetto concorso delle mogli, presieduto dall'attuale presidente del Consiglio di Stato, Pasquale De Lise, e vinto dalle mogli del capo di gabinetto del Ministro Tremonti nonché allora membro dell'organo di autogoverno della giustizia amministrativa e dalla moglie di un altro membro dell'organo di autogoverno della giustizia amministrativa, Salvatore Mezzacapo, i quali nella qualità di membri del Consiglio di Presidenza della giustizia amministrativa (CPGA), hanno nominato la commissione del concorso vinto dalle mogli;
il magistrato che ha avuto il coraggio di denunciare queste irregolarità, il dottor Alessio Liberati, è stato sottoposto a ben sei procedure disciplinari nel giro di pochissimo tempo;
con riferimento al concorso del 2006 e alle questioni sollevate dal dottor Liberati, il presidente del Consiglio di Stato, a quanto risulta all'interrogante, avrebbe esercitato le seguenti funzioni: 1) presidente della commissione del concorso impugnato; 2) presidente dell'organo che ha negato l'accesso a parte degli atti del concorso; 3) titolare dell'esercizio disciplinare verso chi ha diffuso gli atti che dimostravano la irregolarità del concorso; 4) parte processuale resistente nel giudizio intentato per l'accesso agli atti; 5) parte processuale resistente nel giudizio intentato per l'annullamento del concorso; 6) presidente dell'organo che giudicherà in ultimo grado sulla regolarità del concorso impugnato; 7) presidente dell'organo che giudicherà sulla procedura disciplinare in via amministrativa; 8) presidente dell'organo che giudicherà in sede giurisdizionale in caso di eventuale condanna disciplinare;
in un precedente atto di sindacato ispettivo (4-04518), che ad oggi non ha avuto risposta, l'interrogante riportava un'intervista del dottor Liberati alla rivista "L'Espresso" nel febbraio 2011, dove il magistrato faceva una lunga lista di nomi e cognomi, di storture e scorrettezze, affermando che: «"stanno minando la credibilità dei massimi organi della giustizia amministrativa. Consiglio di Stato in testa"»; si legge ancora: «La battaglia del magistrato inizia nel 2007, quando viene bocciato al concorso per passare dal Tar al Consiglio di Stato: "Ponevo dei dubbi sui titoli di uno dei vincitori, Roberto Giovagnoli, che a mio parere non aveva i requisiti per partecipare al bando. Più una serie di gravi errori procedurali. Ho fatto ricorso, e così è cominciato il mio inferno". Naturalmente si è pensato che avesse vestito i panni del Torquemada solo per ripicca, per vendetta. Ma lui replica così: "Pochi giorni fa è uscita la sentenza del Tar. Che su Giovagnoli non è entrata nel merito, ma ha dichiarato che il concorso è di fatto illegittimo". Il concorso "illegittimo", però, non è stato annullato, e Liberati ha avuto un risarcimento beffa: mille euro. "Ora la palla passa alla presidenza del Consiglio, che potrebbe intervenire facendo chiarezza sul più importante concorso della giustizia amministrativa. Ma da Palazzo Chigi tutto tace". Sarà una coincidenza, ma dopo il ricorso comincia per Liberati una lunga via Crucis. Da accusatore ad accusato. Continua Liberati: "Il nostro organo di controllo ha disposto il monitoraggio di tutte le e-mail in cui denunciavo fatti gravi per verificare se siano lesive del prestigio della categoria. L'ex presidente del Consiglio di Stato Paolo Salvatore ha aperto un procedimento disciplinare contro di me". I rimproveri, chiamiamoli così, sono tanti: "In primis mi dicono di aver diffuso un verbale non pubblico nel quale un mio collega poneva dubbi sul caso Giovagnoli. Poi sostengono che abbia diffamato e irriso Carmine Volpe, un magistrato che ha chiesto un'invalidità di servizio per una patologia alla schiena" (...) Liberati (...) racconta così: "Secondo Volpe, l'ernia gli era venuta perché alzava fascicoli troppo pesanti sul lavoro. L'invalidità inizialmente gli è stata negata, poi lui ha fatto ricorso al Tar che gli ha dato ragione. Io, in un dibattito pubblicato on line su una mailing list dedicata ai giudici amministrativi, mi sono "complimentato" con lui. Visto che avevo scoperto che nel frattempo aveva corso una frazione, tre chilometri, di una maratona di beneficenza". Chissà se si tratta dello stesso Carmine Volpe che qualche tempo fa ha fatto di meglio, chiudendo la mezza maratona Roma-Ostia, 21 chilometri, in un'ora e 44 minuti. "C'è stata anche un'interrogazione parlamentare, ma il governo non ha mai risposto. Il paradosso è che mentre io sono sotto inchiesta per aver denunciato i rischi della giurisdizione domestica (cause di giudici che possono essere decise da colleghi che lavorano nella porta a fianco), Volpe è entrato a far parte dello staff del ministro Raffaele Fitto ed è stato promosso presidente di sezione del Consiglio di Stato". La terza accusa, così come la racconta Liberati, suona paradossale. Il magistrato ha ricevuto una lettera anonima sulla sua scrivania che parlava, letteralmente, di sentenze truccate, giudici indagati, arbitrati usati come ricompensa e raccomandazioni: "I fatti erano specifici, e ho mandato la missiva al Consiglio di presidenza per eventuali accertamenti. Loro non hanno fatto nessuna istruttoria, ma hanno aperto una pratica disciplinare contro di me. Dicendo che, spedendola acriticamente, ho fatto implicitamente mie le accuse dell'anonimo". Torna l'accusa di fondo: la sua compagna è mossa dall'invidia perché ha perso il concorso». A ciò Liberati risponde: «Legittimo pensarlo, per carità. È vero, è andata male, anche se ero primo per titoli. Ma non ce l'ho con nessuno. Chiedo solo trasparenza e chiarezza per uno dei concorsi pubblici più importanti del Paese, per il massimo organo della giustizia amministrativa. Ricordo che sono consiglieri personalità come il ministro Franco Frattini, Antonio Catricalà, Nicolò Pollari»;
si legge ancora nell'articolo-intervista: «De Lise l'anno scorso è diventato presidente al posto di Salvatore. (...) Oltre le tre azioni disciplinari in corso, infatti, contro il giudice rompiscatole ne sono state aperte altre, però rimaste, per sua fortuna, solo sulla carta. Ecco com'è andata. "Notai che il nome e la corrispondente data di nascita del presidente di un'associazione dei magistrati di Palazzo Spada, Filoreto D'Agostino figurava in un elenco di massoni pubblicato da un sito Web. Ho chiesto così di verificare l'eventuale iscrizione di magistrati alle logge (come si sa, il vincolo di obbedienza che si deve ai "fratelli" è incompatibile con incarichi in magistratura). Anche in questo caso, fatti non difficili da accertare, ma non è successo niente, anzi hanno aperto un'istruttoria contro di me, dicendo che la lettera poteva essere lesiva dell'onore della categoria". Ancora: "Un'altra pratica è stata intentata contro il giudice Liberati quando lo accusarono di aver offeso Salvatore e De Lise su Internet. "Non so di cosa si trattasse, visto che lo stesso De Lise mi negò l'accesso agli atti. Certo, ho ricordato, nella solita mailing list per addetti ai lavori, che Salvatore è stato indagato nel 2008 per concorso in corruzione in atti giudiziari e abuso d'ufficio. E ho pubblicato le intercettazioni della cricca che riguardavano De Lise. Ma non ho offeso proprio nessuno". (...) Nel frattempo esplodeva l'inchiesta su Angelo Balducci e la Protezione civile, e spuntavano i nomi dell'ex presidente del Tar Lombardia Pier Maria Piacentini e dei giudici contabili Antonello Colosimo e Mario Sancetta. Ormai fedele al suo ruolo, Liberati ha aperto un ennesimo fronte, stavolta con altri magistrati: gli incarichi esterni ("Un consigliere prende in media 130 mila euro lordi l'anno, ma alcuni vi aggiungono lavori extra da decine di migliaia di euro che non sarebbero rimborsabili"), l'assenza di trasparenza, gli arretrati pazzeschi della giustizia amministrativa. E sempre con nomi e cognomi»;
Liberati si sente deluso: «"Sto pensando di andare a lavorare all'estero. Ma vada come vada, non potrò esimermi dal fornire alle procure competenti gli elementi che, per difendermi, ho raccolto sui rapporti tra magistrati amministrativi, comitati d'affari, politica e massoneria. Non è coraggio, è la mia coscienza che me lo impone"»;
i giudici amministrativi a differenza dei magistrati ordinari possono partecipare, ben retribuiti, a commissioni di collaudo e arbitrati per dirimere talune controversie spesso oggetto di giudizi da parte dei TAR e del Consiglio di Stato;
considerato infine che l'interrogante riterrebbe opportuna un'indagine patrimoniale per verificare i patrimoni accumulati dagli stessi magistrati e con modalità e criteri predefiniti,
si chiede di sapere:
se il Governo intenda approfondire per gli aspetti di propria competenza, con doverosi riscontri ed ispezioni, le denunce inoltrate dal dottor Alessio Liberati che ha documentato, anche con l'intervista a "L'Espresso", fatti e misfatti della giustizia amministrativa e di alcuni magistrati;
quali misure urgenti il Governo intenda attivare per evitare che i magistrati che fanno il loro dovere, ma che non sono iscritti né alla massoneria, né alle confraternite o alle varie "cricche" di potere, vengano puniti perché lederebbero l'onore della categoria dei magistrati, quando al contrario, a quanto risulta all'interrogante, vengono premiati con i più alti incarichi direttivi coloro che brigano per spartirsi il potere pilotando i concorsi ed eventuali sentenze;
quali iniziative urgenti ed indifferibili di carattere normativo intenda adottare per porre fine a quella che appare una sorta di «giurisdizione domestica» dei giudici amministrativi e a quello che, secondo l'interrogante, costituisce un evidente conflitto di interesse, che è peraltro già oggetto di ricorso innanzi alla Corte europea per i diritti dell'uomo;
se la partecipazione dei giudici amministrativi alle commissioni di collaudo e arbitrati non possa generare un evidente conflitto di interessi che può mettere a repentaglio l'autonomia e l'indipendenza stessa della giustizia amministrativa;
se non intenda, infine, adottare le opportune iniziative normative al fine di fare divieto assoluto ai magistrati ordinari, contabili, amministrativi e militari, nonché agli avvocati dello Stato, di esercitare qualsiasi libera professione nonché di assumere incarichi arbitrali anche tenendo conto di quanto stabilito dal disegno di legge (A.S. 2081), di cui l'interrogante è primo firmatario, considerato che il tema del regime delle incompatibilità dei magistrati e degli incarichi extragiudiziari costituisce uno degli argomenti di maggiore rilevanza nel quadro dell'affermazione dei valori costituzionali di autonomia e di indipendenza della magistratura sanciti nell'articolo 104 della Costituzione.
(4-05354)
GIARETTA - Al Ministro dell'interno - Considerato che:
in occasione della partita di calcio Varese-Padova svoltasi domenica 5 giugno 2011 risulta dalle cronache dei quotidiani che uno stewart in servizio di sicurezza della sala stampa nello stadio di Varese avrebbe apostrofato i giornalisti presenti delle testate giornalistiche padovane con insulti di varia natura e frasi minacciose, tra cui "vi spacchiamo il cuore";
gli stewart in servizio hanno facilitato l'ingresso nella sala stampa di un gruppo di ultras del Varese che hanno insultato e spintonato i giornalisti presenti, sottraendo un computer, poi restituito ma con la memoria danneggiata;
si tratta evidentemente di episodi non ammissibili e rientra nella responsabilità della società ospitante garantire la sicurezza degli spettatori e dei giornalisti attraverso l'impiego di personale adeguatamente formato ed in possesso dei necessari requisiti caratteriali e psichici,
l'interrogante chiede di sapere:
quali siano le notizie in possesso del Ministro in indirizzo in relazione ai fatti sopra esposti;
quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere per censurare i comportamenti operati a danno della libertà d'informazione e dell'incolumità degli operatori.
(4-05355)
DE TONI, BELISARIO - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dell'interno - Premesso che:
importanti organi di stampa a diffusione nazionale hanno pubblicato articoli particolarmente critici
sui contenuti del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, rilevando in particolare alcune palesi incongruenze relativamente all'art. 10 che, tra l'altro, si occupa per l'ennesima volta del rilancio della carta d'identità elettronica (CIE), proseguendo in una sorta di stop and go succedutisi negli ultimi undici anni al cambio dei vari Governi;
per l'ignaro cittadino italiano è difficile comprendere come mai - a distanza di ben undici anni dalla istituzione della CIE, con decreto del Ministero dell'interno 19 luglio 2000 recante "Regole tecniche e di sicurezza relative alla carta d'identità e al documento di identità elettronici", dopo una lunga sperimentazione, costata circa 60 milioni di euro, con la produzione di oltre 4 milioni di CIE emesse da circa 200 Comuni, che già la utilizzano per l'erogazione di molteplici servizi in rete - tutto venga cancellato, sia rottamato l'intero progetto, comprese importanti risorse finanziarie e industriali, mettendo invece in cantiere un nuovo documento che suscita notevoli perplessità in ordine alla fattibilità, alla legittimità funzionale del progetto, alla tutela della privacy, alla reale sostenibilità, atteso il notevole esborso finanziario richiesto alle casse statali con la promessa di gratuità del documento;
a parere degli interroganti, inoltre, appare del tutto sbilanciato e fuori controllo, nel periodo citato, il business delle carte elettroniche alimentato da varie Amministrazioni pubbliche che lo Stato non è riuscito a controllare: dette carte si sono sovrapposte senza alcuna logica di utilità per il cittadino, anzi spesso sono del tutto inutili, come nel caso della cosiddetta tessera del tifoso, surrogato della CIE e della tessera sanitaria carta nazionale dei servizi (CNS), della quale non si sentiva alcuna necessità;
nel periodo sopra indicato, oltre ai 60 milioni di euro utilizzati per la sperimentazione della CIE sono state spese cifre importanti: 60 milioni di tessere sanitarie, con costo complessivo per produzione e gestione/distribuzione di oltre 650 milioni di euro; la CNS, Carta nazionale dei Servizi, costo unitario 20 euro a carico dello Stato; la CRS, Carta regionale dei servizi, diffusa su base regionale (Lombardia, Friuli, Sicilia), con circa 18 milioni di card dal costo unitario di 15 euro; infine la CRS Lombardia, con validità di 5 anni, per la quale, negli anni 2001-2011, sono stati spesi almeno 1.000.000.000 di euro per una popolazione di circa 9 milioni di cittadini, per un costo di 183 euro a cittadino per 2 card, quindi 91,5 euro a card;
si tratta di spese, a parere degli interroganti, del tutto inutili;
la modifica delle caratteristiche tecnologiche di sicurezza, che si intuiscono notevolmente depotenziate in seguito all'abbandono dell'ologramma laser, scelta che sembra determinata dalla volontà di non ricorrere all'in house providing, di fatto esclude la possibilità del controllo "a vista" della persona, vanificando la sicurezza del documento, in quanto le forze di polizia e di frontiera non dispongono di strumenti di lettura del microchip;
con riferimento alla esperienza della CRS Lombardia, che ha impiegato risorse finanziarie per circa 1.000.000.000 di euro per una popolazione di 9.000.000 di cittadini, l'impegno del bilancio dello Stato per il nuovo documento non potrà essere inferiore a circa 9.000.000.000 di euro: questo al netto della Carta AT per gli statali annunciata dal Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, di cui non si comprende l'utilità, ma di cui già fruiscono Esercito (110.000 card), Guardia di finanza (65.000), Aeronautica (43.000), Carabinieri (120.000), tutte carte prodotte da Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. E al netto anche delle consulenze milionarie che risultano agli interroganti erogate dal Ministero dell'interno a favore dell'Università di Roma Tor Vergata,
si chiede di sapere:
se sia stato valutato, nel piano di "convergenza" tra tessera sanitaria e CIE, tra gli altri problemi, anche quello della tutela dei dati personali in Italia e all'estero;
se l'attuale tessera sanitaria presenti, nel suo verso, la TEAM (tessera europea assistenza malattia), secondo lo standard definito dalla Unione europea, non modificabile a livello di singola nazione, che contiene pochissimi dati di identificazione e nessuna fotografia, finalizzata al diritto di essere assistiti anche in ambito europeo;
se il merge con la CIE possa consentire ad un qualsiasi Stato europeo di acquisire dati sensibili, finanche le impronte digitali, di un cittadino italiano, cosa che anche in Italia solleverebbe delicati problemi di privacy, in relazione per esempio all'acquisto di determinati farmaci, indicativo di particolari patologie del cittadino;
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del depotenziamento che in termini di sicurezza consegue dalle modifiche delle caratteristiche tecnologiche descritte in premessa;
se sia stato adeguatamente valutato, dalle strutture tecniche del Ministro dell'economia e delle finanze segnatamente da quelle della Ragioneria generale dello Stato, l'impegno finanziario richiesto dal nuovo progetto e la copertura del relativo capitolo, a fronte della promessa gratuità della CIE finanche ai neonati;
se i tecnici ministeriali, in particolare del Ministero dell'interno, abbiano valutato con la dovuta attenzione quella che agli interroganti appare una incongruenza, ovvero il trasferimento dell'inizializzazione della nuova carta dalla Polizia di Stato al Centro nazionale servizi demografici, sottostante all'Amministrazione civile, modificando il regio decreto n. 773 del 1931 (testo unico delle leggi di pubblica sicurezza) ma ignorando gli articoli 288 e 289 del regolamento per l'esecuzione del citato testo unico di cui al regio decreto n. 635 del 1940.
(4-05356)
RUSSO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione e della salute - Premesso che:
il decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 10 del 2010, ha fissato al 31 marzo 2011 il termine di scadenza dell'efficacia delle graduatorie dei concorsi pubblici per assunzioni a tempo indeterminato, relativo alle amministrazioni pubbliche soggette a limitazioni delle assunzioni stesse, approvate successivamente al 30 settembre 2003;
il comma 2, dell'articolo 1 del citato decreto-legge ha demandato a singoli decreti del Presidente del Consiglio dei ministri la possibilità di stabilire un'ulteriore proroga del termine di cui sopra fino al 31 dicembre 2011;
le Aziende sanitarie locali (ASL) della Regione Campania sono da anni soggette a limitazione di assunzioni, a seguito dell'obbligo di adempiere ai vincoli di spesa previsti dal Piano di rientro e dai successivi provvedimenti, regionali e commissariali, emanato al fine di attuare le misure e gli interventi fissati per il rientro dal disavanzo economico del settore sanitario regionale;
in questo contesto, per le ASL è stato previsto - nell'ottica di ridurre la spesa, tra l'altro del personale - per molto tempo il blocco totale del turn over;
come noto le amministrazioni sanitarie - anche ex post rispetto all'avvio dell'accorpamento - continuano a vivere situazioni di effettiva carenza del personale spesso ereditata dalle preesistenti Aziende che, allo stato, è enormemente aggravata dalla attuale situazione di totale impossibilità di colmare tale situazione, anche attraverso l'eventuale scorrimento - in misura parziale e comunque non oltre la percentuale del 10 per cento oggi stabilita dalla Regione - di graduatorie validamente approvate dalle Aziende a seguito di concorsi pubblici;
tuttavia la nota carenza di personale, sopratutto di natura sanitaria, che attanaglia molte ASL, deve contemperarsi con le diverse esigenze territoriali e funzionali dei nuovi soggetti giuridici costituiti con la legge regionale 28 novembre 2008, n. 16, e con i successivi provvedimenti della Giunta regionale (in particolare con la delibera della Giunta regionale n. 514 del 2009), tanto da determinare in alcuni casi possibili situazioni di disservizi nei confronti dell'utenza;
bisogna tenere conto della necessità, da parte delle ASL, di assicurare in primis la continuità e la regolarità delle prestazioni sanitarie, in quanto il mantenimento degli standard operativi minimi in tema di assistenza sanitaria rappresenta un principio costituzionale irrinunciabile per i cittadini;
le risorse umane costituiscono la risorsa primaria per garantire il rispetto dell'assistenza sanitaria,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non intendano valutare l'opportunità di promuovere l'approvazione di una norma che assicuri una ulteriore proroga del termine di efficacia delle graduatorie dei concorsi effettuati e vigenti alla data del 31 marzo 2011, al fine di evitare possibili e spiacevoli situazioni di disservizio o, addirittura, di interruzione di servizio per carenza di personale.
(4-05357)