Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 474 del 15/12/2010

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza della vice presidente BONINO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10).

Si dia lettura del processo verbale.

BUTTI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Corte costituzionale, Presidenza

PRESIDENTE. In data 10 dicembre 2010, il professor Ugo De Siervo ha inviato la seguente lettera:

«Illustre Presidente,

ho l'onore di comunicarLe, ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 87 del 1953, che la Corte costituzionale, oggi riunita nella sua sede del Palazzo della Consulta, mi ha eletto Presidente.

F.to Ugo De Siervo». (Applausi).

Onorevoli colleghi, poiché è ancora in corso la Conferenza dei Capigruppo per la discussione del calendario dei lavori dell'Assemblea, sospendo la seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 10,02, è ripresa alle ore 11,13).

Presidenza del presidente SCHIFANI

Comunicazioni del Presidente sul calendario dei lavori dell'Assemblea (ore 11,13)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Presidente sul calendario dei lavori dell'Assemblea».

Onorevoli colleghi, la Conferenza dei Capigruppo, riunitasi questa mattina, ha approvato a maggioranza il calendario dell'Assemblea fino al 23 dicembre.

A partire da oggi pomeriggio, alle ore 17, nelle due sedute di domani e, se necessario, venerdì mattina, sarà discusso il decreto-legge recante misure urgenti in materia di sicurezza, per il quale si è proceduto alla ripartizione dei tempi tra i Gruppi. Gli emendamenti dovranno essere presentati entro le ore 20 di questa sera.

Aggiungo che il ministro Maroni alle ore 12 di questa mattina interverrà davanti alle Commissioni 1a e 2a riunite sul decreto-legge in materia di sicurezza. Quindi, tra meno di un'ora le Commissioni 1a e 2a devono convocarsi per proseguire i lavori alla presenza del Ministro.

La prossima settimana, per l'esame del disegno di legge di riforma universitaria, l'Assemblea tornerà a riunirsi a partire da lunedì 20 dicembre in una seduta unica dalle ore 11 fino alle ore 21, con due sospensioni: dalle ore 14 alle ore 15, nonché, in relazione alla cerimonia di auguri al Capo dello Stato, dalle ore 16,30 alle ore 18,30. L'esame del disegno di legge sull'università si concluderà entro la seduta antimeridiana di mercoledì 22 dicembre e conseguentemente i tempi saranno ripartiti.

Il calendario della prossima settimana prevede inoltre, dal pomeriggio di mercoledì 22 dicembre fino alla mattina di giovedì 23 dicembre, l'esame della ratifica del Protocollo sull'assegnazione del seggio supplementare spettante all'Italia nel Parlamento europeo, nonché del disegno di legge recante incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia.

Calendario dei lavori dell'Assemblea
Discussione e reiezione di proposte di modifica

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi questa mattina con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - il calendario dei lavori dell'Assemblea per il periodo dal 15 al 23 dicembre 2010:

Mercoledì

15

dicembre

pom.

h. 17-21

- Disegno di legge n. 2479 - Decreto-legge n. 187, recante misure urgenti in materia di sicurezza (Approvato dalla Camera dei deputati) (scade l'11 gennaio 2011)

Giovedì

16

"

ant.

h. 9,30-14

"

"

"

pom.

h. 16

Venerdì

17

"

ant.

h. 9,30
(se necessaria)

Gli emendamenti al disegno di legge n. 2479 (Decreto-legge in materia di sicurezza) dovranno essere presentati entro le ore 20 di mercoledì 15 dicembre.

Gli emendamenti ai disegni di legge nn. 1905-B (Riforma università), 2466 (Trattato assegnazione seggio Parlamento europeo) e 2212 (Incentivi fiscali rientro lavoratori in Italia) dovranno essere presentati entro le ore 20 di venerdì 17 dicembre.

Lunedì

20

dicembre

ant.

h. 11-21 (*)

- Disegno di legge n. 1905-B - Riforma università (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati)

- Disegno di legge n. 2466 - Ratifica trattato assegnazione seggio Parlamento europeo (Approvato dalla Camera dei deputati) (da mercoledì 22, pom.)

- Disegno di legge n. 2212 - Incentivi fiscali rientro lavoratori in Italia (Approvato dalla Camera dei deputati)

Martedì

21

"

ant.

h. 9,30-14

"

"

"

pom.

h. 16-21

Mercoledì

22

"

ant.

h. 9,30-14

"

"

"

pom.

h. 16

Giovedì

23

"

ant.

h. 9,30
(se necessaria)

(*) La seduta unica di lunedì 20 dicembre sarà sospesa dalle ore 14 alle ore 15 e dalle ore 16,30 alle ore 18,30.

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2479
(Decreto-legge n. 187, recante misure urgenti in materia di sicurezza)
(9 ore, escluse dichiarazioni di voto)

Relatori

1 h.

Governo

1 h.

Votazioni

1 h.

Gruppi 6 ore:

PdL

1 h.

41'

PD

1 h.

29'

LNP

40'

UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE

34'

Misto

33'

IdV

32'

FLI

31'

Dissenzienti

5'

BELISARIO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BELISARIO (IdV). Signor Presidente, come ho dichiarato a nome del mio Gruppo nella Conferenza dei Capigruppo, l'Italia dei Valori non è d'accordo con questo calendario.

Apprezziamo un'ulteriore e approfondita discussione sul decreto-legge sicurezza e porremo anche al ministro Maroni alcuni interrogativi su quanto è successo nella giornata di ieri. Proprio per tali motivi, per un clima di particolare tensione che certamente si vive e che potrebbe aumentare nel corso di queste giornate, avevamo chiesto, e le chiediamo nuovamente in Aula, di avviare nella Commissione competente i lavori sulla riforma universitaria, ma di farlo in maniera cadenzata, dando rilevanza a tutte le istanze che ci sono e continuano ad esserci nel Paese, dagli studenti ai docenti, ai ricercatori, ai professori associati e anche agli stessi rettori, perché abbiamo bisogno che il Parlamento comprenda fino in fondo quali sono le difficoltà che questa riforma presenta e, se possibile, provando a correggere qualche errore che riteniamo contenga.

Per queste ragioni, non ci vogliamo sottrarre ad alcun confronto, ma lo vogliamo fare tenendo a mente le istanze che vengono dalla base, cui spesso tutti quanti ci riferiamo, allentando i momenti di tensione e provando insieme a correggere il testo, come peraltro alla Camera si è già riusciti a fare in sede di seconda lettura. Riteniamo che questo sia assolutamente importante e per queste ragioni reiteriamo all'Assemblea la proposta di rinviare la discussione in Aula e comunque il voto finale a dopo le vacanze natalizie. (Applausi dal Gruppo IdV).

FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, come lei sa, noi non condividiamo il contenuto di questa riforma, ma questo, soprattutto in terza lettura, non è l'aspetto essenziale della nostra opposizione al calendario: lo dico per sgombrare il campo dal fatto che si possa pensare che la nostra contrarietà a questo calendario abbia in sé ragioni di natura meramente ostruzionistica.

Desidero invece richiamarmi al normale andamento dei lavori del Senato, e nella sua articolazione di Commissione e in Aula. La Commissione non ha ancora neanche cominciato ad esaminare un testo che reca 55 modifiche operate dalla Camera, di cui peraltro una ci risulta sicuramente in violazione della legge di stabilità, perché non reca la prescrizione che riguarda l'invarianza di spesa. Inoltre, come è noto, esiste nel Paese un movimento che conta centinaia di migliaia di ragazzi, di docenti, di ricercatori che ogni giorno manifestano, segnando un clima di dissenso su questo provvedimento, rispetto al quale abbiamo il dovere di procedere con il massimo della responsabilità possibile.

Per questa ragione, ancora prima dei fatti accaduti ieri, ai quali - come è noto - gli studenti dissenzienti sono del tutto estranei, in occasione della scorsa Conferenza dei Capigruppo abbiamo chiesto che la Commissione svolgesse una serie di audizioni, al fine di verificare, da una parte, quali fossero i rilievi critici che ancora vengono mossi da un così grande numero di persone a questo testo e, dall'altra, se le modifiche apportate avessero incontrato o potessero incontrare il favore di quella grande parte del Paese che non condivide la riforma universitaria.

In ogni caso, a norma di Regolamento, se si comincia oggi ad esaminare quelle 55 modifiche e lunedì il provvedimento deve essere sottoposto all'Aula, mi chiedo entro quale termine la Commissione debba concludere i propri lavori, termine che è necessario fissare. In queste condizioni, infatti, il termine sarebbe una ghigliottina rispetto all'esame delle 55 modifiche, essendo il testo così profondamente cambiato.

Allora, poiché il termine del 31 dicembre di quest'anno non ha alcun rilievo rispetto alla riforma, né per la sua copertura finanziaria (dal momento che tale copertura è recata dalla legge di stabilità), né per le regole dei concorsi (essendo questa una legge delega, tali norme saranno contenute nei decreti legislativi, che dovranno poi essere esaminati dalle Camere), e poiché questa scadenza non ovvia a nessuna delle obiezioni che sono state sollevate dal Governo - in particolare dal ministro Gelmini - e da qualche rappresentante della maggioranza, chiedo che si ponga ai voti una proposta alternativa sul calendario dei lavori dell'Assemblea, in modo da stabilire che la Commissione cominci subito a lavorare sul testo di riforma dell'università e che l'esame in Aula venga fissato per la prima settimana di ripresa dei lavori parlamentari dopo la sospensione per le festività natalizie.

Ribadisco che, come dicevo all'inizio, non intendo avanzare una richiesta di natura meramente dilatoria o ostruzionistica, ma cerco di tener conto dell'importanza di questo testo, delle modifiche che ad esso sono state apportate e anche di un movimento che si segnala nel Paese. Un attimo di riflessione e un tentativo di governo razionale, attraverso il confronto, avrebbero secondo me il potere di ricondurre il dibattito entro un ragionamento condiviso che valga ad assicurare al prosieguo dell'esame del disegno di legge di riforma dell'università un esito, affidato ovviamente alle maggioranze e alle opposizioni, e ai numeri che registreremo nelle Aule di Camera e Senato, e non invece ad uno scontro reso ancora più aspro da questa tensione sui termini di esame del testo. (Applausi dal Gruppo PD).

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Signor Presidente, non ci siamo dichiarati contrari all'approvazione del calendario per due ragioni.

La prima è che la maggioranza e il Governo hanno assunto un impegno rispetto all'informativa del ministro Maroni nelle Commissioni riunite 1a e 2a, alle ore 12, non solo sui fatti di questi giorni, ma anche su quale percorso si intenda portare avanti per la conclusione dell'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 187, in materia di sicurezza, su cui il mio Gruppo ha votato favorevolmente anche alla Camera, e soprattutto per quel pacchetto di norme antimafia che insieme ci siamo impegnati ad approvare, contenuto in un ordine del giorno che avevamo concordato, prima della pausa estiva, a corredo del piano antimafia votato all'unanimità da quest'Aula. Poiché l'intesa è di affrontare e concludere entro la fine di gennaio o nella prima settimana di febbraio l'esame di questo testo in un disegno di legge ordinario, un impegno formalizzato in sede di Conferenza dei Capigruppo, e oggi si inizia una discussione di natura politica sui contenuti di queste norme che sono necessarie e sulle quali vi è un'intesa generale, da questo punto di vista riteniamo soddisfacente l'accordo politico e parlamentare raggiunto.

La seconda questione è relativa al fatto che è noto che noi abbiamo espresso un giudizio di forte contrarietà alla riforma universitaria. Peraltro preannunzio, anche per la correttezza dei rapporti parlamentari, che presenteremo una questione pregiudiziale in ordine alla violazione dell'articolo 81 della Costituzione, considerandolo un testo assolutamente non coperto da questo punto di vista, ma non intendiamo allungare il tempo della discussione perché vogliamo che prima della pausa natalizia il Paese sappia che questa è una riforma inutile per come è stata predisposta.

Queste sono le ragioni per le quali, pur avendo una forte contrarietà rispetto al provvedimento testé citato, non ci siamo espressi in termini contrari al suo inserimento nel calendario in sede di Conferenza dei Capigruppo.

Analogo ragionamento riguarda gli altri due provvedimenti concordati e inseriti all'ordine del giorno, per cui, dal nostro punto di vista, il calendario, per come è stato definito e ferme restando le nostre distinzioni e le nostre diversità di giudizio su alcuni provvedimenti, è accettabile. Volevo soltanto confermare in Aula quanto è emerso in sede di Conferenza dei Capigruppo per contezza di tutti i colleghi. (Applausi della senatrice Bianconi).

VIESPOLI (FLI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VIESPOLI (FLI). Signor Presidente, ci siamo espressi in senso favorevole sul calendario, per due ragioni.

La prima è che è stata sostanzialmente condivisa la proposta, da noi fatta emergere durante la discussione, di contattare e coinvolgere il ministro Maroni. Le do atto in proposito, signor Presidente, di una particolare capacità operativa e di raccordo con il Governo, che permette l'audizione del ministro Maroni di qui a mezz'ora nelle Commissioni riunite affari costituzionali e giustizia, considerato che la presenza del ministro Maroni consente di raggiungere un duplice obiettivo: da un lato, di individuare auspicabilmente lo sblocco del confronto e del dibattito interno alla Commissione su un provvedimento peraltro largamente condiviso, come il cosiddetto decreto-legge sicurezza e, dall'altro, di raccordare il suddetto decreto-legge al disegno di legge testé richiamato dal collega D'Alia. Questo è il primo motivo che ci ha portato ad esprimerci in senso favorevole sulla proposta di calendario.

Per quanto riguarda poi la questione dell'università e della sua riforma, al di là del merito, e ferme restando le giuste esigenze del confronto e del dialogo, credo che, proprio per quel che sta accadendo, il Senato abbia il dovere istituzionale di dimostrare una capacità di intervenire sul provvedimento. Dunque, credo sia giusta la calendarizzazione, fermo restando, ripeto, il confronto e il dibattito rispetto alle diverse posizioni che i Gruppi hanno espresso e manifestato sulla riforma.

Queste sono le due motivazioni per le quali confermiamo il parere favorevole alla proposta di calendario emersa in sede di Conferenza dei Capigruppo.

BRICOLO (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRICOLO (LNP). Signor Presidente, anche noi abbiamo valutato favorevolmente questo calendario.

Per quanto riguarda il decreto sicurezza, ricordo che è stato approvato dalla Camera senza alcun voto contrario: gran parte delle opposizioni ha votato in modo favorevole e un'altra parte si è astenuta. È un provvedimento importante, che è stato costruito con il contributo di tutti. Il dibattito è stato di rilievo e ci ha permesso di arrivare a predisporre un provvedimento che ci sta a cuore, e che credo stia a cuore anche ai colleghi delle opposizioni, che dà risposte immediate in ordine al contrasto alla criminalità. Ciò che ci ha spinto a calendarizzare il provvedimento per questa settimana è il pericolo della sua decadenza.

Per quanto riguarda gli emendamenti proposti dalla Commissione antimafia, abbiamo già dichiarato che siamo disponibili ad affrontare immediatamente l'argomento sull'altro provvedimento licenziato dal Governo, che fa parte del secondo pacchetto sicurezza, proposto dal ministro Maroni, cioè il disegno di legge sicurezza, che è arrivato all'attenzione del Senato. Credo che le Commissioni potranno decidere di istituire un Comitato ristretto per affrontare e discutere gli emendamenti e per inserirli nel più breve tempo possibile in questo importante provvedimento, e ciò potrà avvenire già dalla prossima settimana.

Per quanto concerne, invece, il disegno di legge di riforma dell'università, ricordo che si tratta della terza lettura, che l'abbiamo esaminato nel luglio dell'anno scorso e che è stato fermo diversi mesi alla Camera, dove, infine, è stato approvato. Riteniamo sia importante tornare sull'argomento in Aula prima della pausa natalizia, dunque già dalla prossima settimana. In quella sede ognuno avrà la possibilità di portare avanti le proprie idee. Ci confronteremo nel modo più corretto possibile. Però è giusto, dopo sei mesi, approvare questo provvedimento per dare le risposte che il mondo universitario da troppo tempo sta aspettando. (Applausi dal Gruppo LNP).

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Signor Presidente, anche noi condividiamo la proposta di calendario che lei ha formulato nella Conferenza dei Capigruppo e che adesso ha comunicato all'Aula.

Abbiamo apprezzato la soluzione che vede tra poco il Ministro dell'interno in audizione nelle Commissioni riunite, non soltanto per risolvere un problema di contenuti legati agli emendamenti oggetto di un ordine del giorno del 3 agosto scorso, ma anche per dare una spiegazione, con una prima informativa, seppur non completa, in merito ai gravi incidenti di ieri a Roma, così da stemperare il clima e garantire un prosieguo sereno dei lavori parlamentari.

Confermo la nostra posizione sul calendario; mi pare però che volere a tutti i costi procedere all'approvazione del disegno di legge Gelmini con questo calendario forzato, a partire da lunedì, sia una forzatura della maggioranza. Comprendo che la forza dei numeri è risolutiva. Non c'è motivo di approvare solo a maggioranza il calendario, però ritengo che sarebbe stato più opportuno consentire, su una materia così rilevante e oggetto di ampie modifiche alla Camera, in 55 punti, tanto che siamo di fronte a un provvedimento sostanzialmente diverso, un confronto più ampio e procedere alla sua approvazione nelle prime due settimane di gennaio.

È una scelta. Non abbiamo ragioni per una posizione contraria, ma ci pare una visione un po' restrittiva di un confronto che avrebbe potuto essere più sereno su un provvedimento importante. Non mi faccio impressionare dalle contestazioni di piazza: non è quello il tema. Ma ci sono tante sensibilità che si sono manifestate nei confronti di questa riforma e forse sarebbe stata opportuna una maggiore attenzione. È una scelta della maggioranza, ne prendiamo atto.

GASPARRI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (PdL). Signor Presidente, il Gruppo del Popolo della Libertà condivide l'ipotesi di calendario avanzata. Poche parole per motivare la nostra adesione.

Intanto valutiamo tutto l'insieme dei lavori che dobbiamo affrontare, a cominciare dall'intervento del ministro Maroni nelle Commissioni riunite affari costituzionali e giustizia che ci sarà tra poco, che agevola il percorso del decreto, che va convertito per la sua importanza, per la sua scadenza e per i suoi contenuti, e mi auguro agevoli anche un confronto politico-parlamentare su materie che da tempo sono all'attenzione del Senato, che sono state riassunte in ordini del giorno e che sono contenute anche nel disegno di legge che accompagna il decreto, e che ci siamo tutti impegnati a portare all'esame dell'Aula con la massima rapidità, nelle prossime settimane.

Sulla vicenda sicurezza, mi pare che la discussione del decreto nei tempi previsti e la disponibilità del Governo e del ministro Maroni ad approfondire - e rispetto al decreto e rispetto al disegno di legge - materie rilevanti con una tempistica che ci garantirà di avere nelle prossime settimane in Aula anche il disegno di legge, siano molto apprezzabili.

Lo stesso vale per le richieste avanzate da altri Gruppi di opposizione. L'inserimento del provvedimento sul rientro dei lavoratori e la ratifica di atti internazionali - atti da noi condivisi e necessari, in taluni casi - dimostra che vi è stata una compilazione costruttiva e responsabile del calendario. Sulla riforma dell'università comprendo anche, dal punto di vista della dialettica politica, quanto detto da Gruppi di minoranza. Tuttavia, voglio ricordare che la riforma universitaria è stata lungamente discussa qui al Senato, dove ha avuto la sua prima lettura e quindi in qualche modo la sua prima definizione sul piano dei contenuti e degli obiettivi. È stata discussa alla Camera con le modifiche che sono state ricordate. Quindi, la nostra è una terza lettura che, per carità, in teoria può dar luogo a tutte le modifiche che si ritiene, sulle parti modificate dalla Camera, perché quelle che hanno già avuto un parere conforme, come ben sappiamo tutti, sono ormai da considerarsi definitive.

Tuttavia, riteniamo che gli interventi nella legge di stabilità, gli stanziamenti previsti, la tempistica che, a nostro avviso, suggerisce in maniera necessaria l'approvazione della riforma entro la fine dell'anno, la ricaduta del dibattito nel Paese, sia per i tanti che la riforma la auspicano, sia per i tanti che la criticano - e rispettiamo quelli che la criticano in maniera pacifica, democratica e dialettica, mentre destano in noi preoccupazione altri tipi di contestazione che abbiamo tutti visto anche nelle ultime ore - rendano opportuno che la terza lettura sia fatta nei tempi proposti - e che noi condividiamo - dalla seduta antimeridiana di lunedì, con il corretto annuncio di questioni pregiudiziali che alcuni Gruppi dell'opposizione hanno avanzato e che quindi voteremo alle ore 11 per poi proseguire la discussione.

Ciò è anche un modo per dare una finalizzazione all'esame parlamentare. Ci troviamo a svolgere un difficile ruolo nel Parlamento: se si decide, c'è tutta una serie di perplessità, se invece si allungano i tempi, veniamo considerati dei parlamentari che parlano senza discutere realmente e senza decidere. Riteniamo che sia maturo il tempo per una terza lettura dell'Assemblea, che possa portare a delle decisioni, dopo mesi e mesi di ampio confronto nel Paese e nel Parlamento.

Quindi approviamo questa ipotesi di calendario che prevede la discussione del decreto-sicurezza sin da oggi pomeriggio e la sua prosecuzione nelle sedute di domani, e della riforma universitaria e di altri provvedimenti dalla seduta antimeridiana di lunedì. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dal senatore Belisario, volta a rinviare le dichiarazioni di voto e il voto finale della riforma universitaria alla ripresa dei lavori a gennaio.

Non è approvata.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la controprova.

PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

Non è approvata.

Metto ai voti la proposta di modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea, avanzata dalla senatrice Finocchiaro, volta a rinviare la discussione della riforma universitaria alla ripresa dei lavori a gennaio.

Non è approvata.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la controprova.

PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

Non è approvata.

Resta pertanto definitivo il calendario dei lavori approvato a maggioranza dalla Conferenza dei Capigruppo e da me comunicato all'Assemblea.

Colleghi, come già comunicato, la seduta pomeridiana avrà inizio alle ore 17, con la discussione del decreto-legge n. 2479, recante misure urgenti in materia di sicurezza, mentre alle ore 12 nelle Commissioni riunite 1a e 2a sarà presente il ministro Maroni.

Presidenza del vice presidente CHITI (ore 11,39)

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Rivolgiamo un saluto agli studenti dell'Istituto tecnico «Angelo Poliziano» di Roma, che sono presenti in tribuna, e un augurio per la loro attività di studio e per il Natale e il nuovo anno. (Applausi).

Per la risposta scritta ad un'interrogazione

PORETTI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PORETTI (PD). Signor Presidente, intervengo per sollecitare la risposta del Governo all'interrogazione a risposta scritta 4-04269, che reca la firma dei senatori Perduca e Bonino, oltre che della sottoscritta. In essa si dà notizia di un fatto avvenuto lo scorso 13 dicembre, intorno, alle ore 11, nella capitale della Mauritania, quando il signor Biram Dah Abeid, presidente dell'IRA (Initiative de Résourgence du mouvement Abolitionniste en Mauritanie), il movimento che si batte contro la schiavitù in Mauritania, che fra l'altro è iscritto e militante del Partito radicale non violento, transnazionale e transpartito (ricordo che anche molti senatori in quest'Aula sono iscritti al Partito radicale), è stato aggredito e picchiato dalla polizia della capitale della Mauritania, insieme ad un'altra trentina di militanti per i diritti umani, nel corso di una manifestazione che si teneva per la liberazione di due ragazze che sono ridotte in schiavitù presso un'alta esponente del potere locale (perché, forse non tutti sanno, ma in Mauritania ancora esiste la schiavitù).

Nella nostra interrogazione si chiedeva, in primo luogo, se il Governo fosse al corrente dei fatti e cosa intendesse fare per il rilascio di Biram Dah Abeid. In particolare, si chiedeva se non ritenesse opportuno, di concerto con gli altri partner europei, avviare una decisa e forte campagna contro la schiavitù in Africa, a partire proprio dalla Mauritania.

Oggi, sollecitiamo la risposta a questa interrogazione, in quanto è insorta un'ulteriore preoccupazione, non avendo più notizie di Biram Dah Abeid: se ne sono letteralmente perse le tracce, e i nostri contatti in Mauritania non riescono a fornirci delle informazioni. Ricordo, fra l'altro, che c'è anche il rischio della pena di morte per Biram Dah Abeid.

Si rinnova quindi, l'invito ad impegnarsi a promuovere una campagna contro la schiavitù proprio a partire - perché no - da questa circostanza, da questo caso specifico, che potrebbe essere utile per avviare detta campagna e per occuparsi non soltanto del signor Biram Dah Abeid, ma anche della trentina di manifestanti per i diritti umani per i quali siamo particolarmente preoccupati.

PRESIDENTE. Anche se non è usuale che lo faccia, ritengo qui giusto dire che personalmente condivido le sue valutazioni e la sua preoccupazione.

Comunque, la Presidenza si impegnerà per richiedere una risposta alla sua interrogazione, con le considerazioni che lei faceva che riguardano temi rilevanti, sia di chi protesta, sia dei rischi di pena di morte, sia di interventi contro la schiavitù. (Brusìo).

Colleghi, avranno luogo ora altri interventi di fine seduta; quindi, i senatori presenti in Aula devono consentire l'ascolto dei senatori che intervengono, oppure possono uscire.

Sulla pubblicità dei lavori in Commissione

PERDUCA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signor Presidente, nel pomeriggio di ieri abbiamo avuto una seduta delle Commissioni riunite 1a e 2a (dove, tra l'altro, avremmo dovuto parlare di un decreto in cui si affrontavano misure necessarie e urgenti per la sicurezza) in ordine alla quale, se essa dovesse essere ricostruita tramite il Resoconto stenografico, non si riuscirebbe a comprendere il merito di una questione che non voglio qui rievocare, ma che, insomma, ha a che vedere con un problema anche di incolumità personale che si è verificato durante i lavori.

Onde evitare che in futuro si possano verificare degli atti anche di aggressione fisica, oltre che verbale occorre che - secondo una proposta tra l'altro più volte fatta propria dai senatori Questori durante il dibattito del bilancio interno del Senato -qualsiasi nostra riunione sia pubblica. Deve essere data la massima pubblicità ai lavori di qualsiasi Commissione, sia che si tratti di sede referente che di sede deliberante, perché non è possibile che all'interno delle Aule di un organo legislativo esistano delle questioni, tra l'altro anche di merito, che non devono essere conosciute dagli elettori, posto che essi, purtroppo, non possono eleggere direttamente i loro rappresentanti in Parlamento.

Tutto ciò servirebbe magari anche a contenere nei limiti della decenza civile il rapporto tra i senatori; se ci fosse stata non soltanto la possibilità di pubblicità attraverso il canale radiofonico ma anche attraverso la televisione via Internet, che abbiamo, non così efficiente come quella della Camera, sul nostro sito «Senato.it», molto probabilmente avremmo potuto disporre di ulteriore documentazione su quanto accaduto ieri.

Tra l'altro, ironia della sorte, una delle misure che avrebbe dovuto essere discussa ieri pomeriggio era la cosiddetta flagranza differita, che estende alle 48 ore successive la possibilità dell'arresto in flagranza, sulla base di documentazioni fotografiche e filmate. Se veramente si ritiene che tutte queste norme - alle quali sono totalmente contrario - debbano essere adottate con grande necessità e urgenza (se c'è un problema in Italia è quello delle manifestazioni sportive, dove sembra che succeda la guerra, mentre ieri mi sembra di aver capito che essa appartenga purtroppo ancora alle strade: ma se ne parlerà a mezzogiorno con il ministro Maroni), occorre allora assumersi le proprie responsabilità e dare massima pubblicità ai nostri lavori.

Ripeto, il Collegio dei senatori Questori ha espresso più volte parere favorevole in questa direzione. Non si capisce perché non si possa passare dalle parole ai fatti.

CECCANTI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CECCANTI (PD). Signor Presidente, c'è una mia proposta di modifica regolamentare che rimuove il divieto di pubblicità dei lavori per le Commissioni in sede referente. Tra l'altro, è una norma che esiste solo nel Regolamento del Senato e non in quello della Camera e che mi sembra totalmente insensata rispetto allo spirito di pubblicità che dovrebbe informare tutti i lavori parlamentari. Non si tratta di prevedere un obbligo di pubblicità, però di rimuovere quantomeno il divieto.

PRESIDENTE. Colleghi, c'è una proposta di modifica del Regolamento che va in questa direzione. Poi vedremo cosa succederà nei prossimi mesi, ma penso che essa sia all'attenzione della Giunta per il Regolamento, alla quale occorre dare la possibilità di esaminare tali modifiche, che, anche se non riguardano questioni profonde relative agli equilibri tra le forze politiche, mi sembra vadano nel senso di una maggiore trasparenza.

Sui gravi incidenti verificatisi ieri a Roma

DE LILLO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE LILLO (PdL). Signor Presidente, vorrei intervenire molto brevemente. Sentivo l'esigenza di tornare su ciò che è accaduto nella città di Roma, in particolare nei pressi della Camera e del Senato, nella giornata di ieri. Ci sarà occasione di un approfondimento con l'informativa del ministro Maroni, ma vorrei sollecitare l'Aula a riflettere sul fatto che in due occasioni consecutive, in seguito a due votazioni fondamentali (una volta per la riforma dell'università, un'altra per il voto di fiducia) si è verificata un'aggressione al Palazzo del Senato, alla sede, al cuore della democrazia e della libertà italiana.

Questi sono fatti gravissimi, che ci devono portare, al di là degli schieramenti, a riflettere, e anche ad agire. Quindi, era mia intenzione, e ne avevo parlato in maniera informale con altri colleghi, in particolare con i colleghi eletti nella città di Roma, presentare una mozione, la più ampia, la più condivisa e la più partecipata, che sottolinei la necessità che il Governo e le autorità competenti intervengano affinché sia scongiurato in futuro ogni tentativo di assalto al cuore della democrazia italiana. Io non ricordo episodi analoghi, neanche in Paesi del Sud America o in repubbliche improbabili del Centro-America, nei quali, per due volte di seguito, il Parlamento sia stato assaltato come accaduto ieri, con picconi e sassi. Quindi, intendo cercare una condivisione, presentando una mozione con altri colleghi.

In particolare, quest'anno festeggiamo i 150 anni dell'Unità d'Italia. Abbiamo promosso iniziative per Roma capitale, e io ritengo che Roma - il centro di Roma è patrimonio mondiale dell'UNESCO - debba essere in qualche modo protetta da qualsiasi tipo di manifestazione. Ieri, oltre a rendere invivibile la quotidianità dei singoli cittadini, sono stati gravemente danneggiati numerosi edifici che, appartenendo al patrimonio mondiale dell'UNESCO, vanno protetti con un'iniziativa apposita, che salvaguardi Roma da queste quotidiane aggressioni. Voi pensate solo a cosa accadrebbe se in Grecia si svolgessero manifestazioni all'interno del Partenone... (Il microfono si disattiva automaticamente).

SALTAMARTINI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SALTAMARTINI (PdL). Signor Presidente, intervengo perché, dopo la giornata di follia di ieri, nel corso della quale sono rimasti feriti ben 57 appartenenti alle forze dell'ordine e sono state incendiati ben otto automezzi in dotazione alle stesse, ho ascoltato alcuni colleghi giustificare con il disagio sociale questi episodi di violenza e di guerriglia urbana. Episodi che ne richiamano altri che hanno segnato nel nostro Paese una stagione di delitti, in cui è stato alimentato il conflitto sociale, e si è arrivati anche al terrorismo.

Vorrei dire, signor Presidente, che non c'è alcuna giustificazione per degli studenti che hanno tirato degli oggetti contundenti capaci di ammazzare delle persone. Ed è un gesto altamente incivile e violento e un'ipotesi di reato quello che ha portato alcuni pseudo-studenti ad aggredire un giovane finanziere che ha dovuto difendere la sua arma in ginocchio tra i manifestanti. Credo che un Paese civile e democratico non possa accettare queste condizioni e che la reazione di un Parlamento che rappresenti la Nazione debba portare a condannare senza alcuna giustificazione questi gesti. Non erano studenti quei banditi che hanno attaccato le forze dell'ordine e hanno incendiato i mezzi di quei colleghi, di quei giovani che svolgono la loro professione difendendo le istituzioni dello Stato.

Dico questo perché troppo spesso una certa cultura dell'omertà, o una certa cultura ideologica, ha portato a dare delle giustificazioni a questi pseudo-studenti, che tali non erano, ma solo dei professionisti di una delinquenza politica che il nostro Paese dovrebbe dimenticare. (Applausi dal Gruppo PdL).

D'UBALDO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'UBALDO (PD). Signor Presidente, intervengo brevemente solo per associarmi alle preoccupazioni espresse dal collega De Lillo e per far presente che ormai da molti anni (sia quando questo problema è stato posto dalle amministrazioni locali di centrosinistra, sia ora, in presenza di una Giunta di centrodestra) nella città di Roma è ben presente la preoccupazione di riordinare i meccanismi, le procedure, le condizioni attraverso i quali, democraticamente, si disciplinano le manifestazioni di dissenso o, comunque, in generale le manifestazioni politiche.

Aggiungo anche che il Ministro dell'interno, il Governo, la maggioranza - ma noi potremmo anche concorrere nelle sedi opportune - hanno ormai il dovere di immaginare che la Capitale non possa essere più soltanto il luogo dove ogni settimana, più volte alla settimana, si susseguono, arrecando un danno oggettivo alla sensazione di convivenza civile per tutti i cittadini di Roma, grandi e piccoli eventi e manifestazioni di ogni tipo. Credo che la gestione dei grandi eventi e delle manifestazioni politiche dovrebbero fuoriuscire da questa condizione nella quale ciascuno, Comune e Stato, agisce con difficoltà in un contesto di coordinamento, ma ognuno con una precipua e limitata responsabilità. È giunto al momento di riordinare queste procedure e di fissare una cornice chiara.

Anch'io considero inaccettabile qualsiasi tolleranza rispetto alla violenza che ieri si è perpetrata. Ho avuto modo di vedere chi erano coloro i quali partecipavano a queste manifestazioni con il volto coperto e con le spranghe in mano: grosso modo, per la loro fisionomia, non mi sembrava che si trattasse di studenti dell'università di Roma. (Applausi dei senatori Perduca e Leddi). Credo pertanto sia necessario approfondire l'aspetto delle infiltrazioni, condannare questi soggetti che non erano studenti ed alzare la nostra voce di protesta per manifestazioni che non colpiscono neanche un simbolo del potere pro tempore, cosa che già sarebbe inaccettabile, ma colpiscono le sedi della democrazia rappresentativa dove agisce sia la maggioranza pro tempore sia l'opposizione. (Applausi dal Gruppo PD).

DI GIOVAN PAOLO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DI GIOVAN PAOLO (PD). Signor Presidente, mi associo convintamente alle osservazioni svolte dal senatore D'Ubaldo.

PRESIDENTE. Mi sembra che le forze politiche abbiano espresso una condanna unanime dei disordini e della violenza che ieri si sono manifestati e solidarietà alle forze dell'ordine. Sarà naturalmente legittimo qualsiasi atto che il Senato e il Parlamento intendano adottare per un'assunzione di responsabilità.

Penso comunque che si debba distinguere, come affermato anche dal senatore D'Ubaldo, tra chi si infiltra per provocare guerriglia, e che non deve avere cittadinanza (non basta la condanna: bisogna fare il possibile e l'impossibile perché questo non avvenga) e manifestazioni che sono espressione di legittima protesta, condivisa o meno, che si devono svolgere in modo pacifico e sul terreno civile. Bisogna pertanto tenere assolutamente divisi questi due aspetti. Nessuna incertezza e nessuna indulgenza nei confronti di coloro che usano la violenza - che di solito non sono gli studenti: ma anche lo fossero, sarebbe la stessa cosa, perché si pone su un altro terreno che in democrazia non è accettabile - e coloro che, invece, manifestano le proprie posizioni, e devono poterlo legittimamente fare, in tutte le città, e in modo pacifico.

Al riguardo credo sarebbe importante che le forze politiche non si dividessero: tanto più i momenti sono difficili, tanto più è fondamentale che su questi temi non si apra una differenziazione.

Sulle attività speculative delle grandi banche d'affari internazionali

LANNUTTI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LANNUTTI (IdV). Signor Presidente, lei mi ha preceduto, ma - anche se non è questa la ragione del mio intervento - desidero rassicurare i colleghi, e in particolare il senatore Saltamartini, sul fatto che nessuno di noi ha giustificato la violenza di ieri e che, al contrario, il presidente Di Pietro e tutti noi dell'Italia dei Valori abbiamo espresso solidarietà e vicinanza alle forze dell'ordine.

La ragione per la quale intervengo però è un'altra. Qualche giorno fa abbiamo appreso dai giornali nazionali ed internazionali che una cricca di banchieri - gli amministratori delegati, i CEO, delle nove più importanti banche d'affari, da Goldman Sachs a Deutsche Bank - si riuniscono in segreto a Washington o a New York per decidere come indirizzare le speculazioni con i prodotti derivati, ossia come convogliare ingenti masse monetarie, create con la leva finanziaria, per colpire titoli del debito o obbligazioni degli Stati sovrani.

Qualche giorno fa, il 13 dicembre scorso, proprio sulla base di un rapporto di alcune banche come Goldman Sachs, è stato pubblicato un articolo di Giovanni Pons su "La Repubblica" nel quale si sottolineava che Goldman Sachs, Morgan Stanley, JP Morgan Chase e le più prestigiose ed autorevoli banche d'affari del mondo invitavano gli operatori americani ed europei a disinvestire dalla Borsa italiana. Ripeto: invitavano a disinvestire dalla Borsa italiana! Io considero inaccettabile che vi siano questi consiglieri d'acquisto. Abbiamo già visto cosa è accaduto ai titoli di Stato, ai BTP; ieri il debito pubblico italiano ha subìto un'ulteriore impennata, con un gravame che ha raggiunto il livello di oltre 31.000 euro sulle spalle di ognuno dei 60 milioni di abitanti italiani.

In questa campagna si trovano Italia, Grecia, Irlanda, Portogallo e così via. Signor Presidente, ripeto ancora una volta che qui non possiamo fare gli spettatori inerti di questi speculatori, di questi "bankster", che si arricchiscono per attentare alla sovranità degli Stati e alla ricchezza delle nazioni. Ricordo che, non noi, ma il direttore generale del Fondo monetario internazionale ha stimato in 30 milioni i posti di lavoro distrutti dalla speculazione dal 7 luglio 2007 (rammentiamo le file alla Northern Rock, eccetera).

Signor Presidente, per l'ennesima volta ripeto che i Parlamenti ed i Governi democratici devono battere un colpo, perché non si può consentire tutto ciò a questi signori. Soprattutto in Italia, dove abbiamo la crisi (ieri è stata data la fiducia per tre voti), non è possibile che ci troviamo sotto attacco di "bankster", e poi chi ci rimette è la povera gente, sono i lavoratori, gli impiegati, i pensionati, il potere d'acquisto. Non è possibile!

Signor Presidente, io continuerò fino alla noia a ripetere questi appelli, anche se noto una grande disattenzione rispetto alle gravi questioni che riguardano la povera gente, che ha risparmiato e poi non si trova più nulla. (Applausi dei senatori Stradiotto e Pertoldi).

PRESIDENTE. Senatore Lannutti, prendiamo atto della sua denuncia, che ha un fondamento e che ricorre, come è giusto che sia. Oltre a questi interventi di fine seduta, vi sono ulteriori strumenti, da lei altre volte già utilizzati, che consentono di svolgere un dibattito in Commissione o un confronto anche in Aula attraverso la discussione di mozioni.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 17, con l'ordine del giorno già comunicato.

La seduta è tolta (ore 12,02).