Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00655

Atto n. 1-00655

Pubblicato il 14 giugno 2012, nella seduta n. 745

BELISARIO , GIAMBRONE , BUGNANO , CAFORIO , CARLINO , DE TONI , DI NARDO , LANNUTTI , LI GOTTI , MASCITELLI , PARDI , PEDICA , ADERENTI , BOLDI , BRICOLO , CAGNIN , CALDEROLI , CASTELLI , DAVICO , DIVINA , FRANCO Paolo , GARAVAGLIA Massimo , LEONI , MARAVENTANO , MAZZATORTA , MONTANI , MONTI Cesarino , MURA , PITTONI , RIZZI , TORRI , VACCARI , VALLARDI , VALLI

Il Senato,

premesso che:

dall'inizio della crisi economica un altissimo numero di aziende in difficoltà, al fine di favorire l'uscita di personale considerato in esubero, hanno stipulato accordi di incentivo all'esodo o di messa in mobilità, che prevedono l'accompagnamento del lavoratore al pensionamento attraverso l'erogazione a favore del lavoratore stesso di un incentivo economico;

l'articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, ha introdotto una serie di modifiche alla normativa in materia previdenziale, a decorrere dal 1° gennaio 2012, tra cui la soppressione delle cosiddette pensioni di anzianità, e l'innalzamento del requisito anagrafico minimo per l'accesso al trattamento previdenziale di vecchiaia;

moltissimi accordi di incentivo all'esodo prevedono la possibilità per il lavoratore di fruire dell'incentivo economico, per il raggiungimento dell'età pensionabile, per un periodo massimo di due o tre anni essendo stati stipulati in riferimento alle norme che regolavano il sistema previdenziale anteriormente all'approvazione del citato decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201;

a seguito di tale approvazione, per moltissimi lavoratori l'età minima per il pensionamento è stata prolungata anche di 4 o 5 anni;

in sede di conversione del decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216 (cosiddetto milleproroghe), il Governo aveva annunciato la presentazione di misure volte a individuare ulteriori risorse al fine di risolvere il problema dei lavoratori esodati, il cui numero, secondo i dati diffusi dallo stesso Governo, si sarebbe aggirato intorno alle 75.000 unità;

tale cifra veniva tuttavia fortemente contestata dalle organizzazioni sindacali, le quali, sulla base di propri calcoli, sostenevano invece che il numero dei lavoratori esodati ammontasse ad almeno 350.000 unità;

in tale occasione il Ministro del lavoro e delle politiche sociali negava l'attendibilità dei dati diffusi dalle organizzazioni sindacali e, smentendo quanto precedentemente dichiarato, annunciava che il problema sarebbe stato risolto non attraverso un emendamento al decreto-legge 29 dicembre 2011, n. 216, bensì attraverso la presentazione di uno specifico provvedimento entro il 30 giugno 2012;

in data 11 aprile 2012, nel corso di un'audizione presso la Commissione XI (Lavoro pubblico e privato) della Camera dei deputati del direttore generale dell'Istituto nazionale di previdenza sociale è emerso che, secondo stime dell'Istituto, il numero dei "lavoratori esodati" era di circa 130.000 unità;

in data 12 aprile il Ministero diffondeva un comunicato ufficiale con il quale smentiva i dati dell'Inps e affermava che, in base ai risultati del tavolo tecnico appositamente istituito, il numero dei lavoratori esodati "è di circa 65.000 unità e pertanto l'importo finanziario individuato dalla riforma delle pensioni è adeguato senza dover ricorrere a risorse aggiuntive";

in data 23 maggio, sulla base delle cifre diffuse nel citato comunicato, il Ministro provvedeva all'emanazione di un apposito decreto interministeriale, congiuntamente con il Ministro dell'economia e delle finanze;

considerato che:

in data 11 giugno organi di stampa hanno diffuso un documento dell'INPS secondo cui, in base a calcoli effettuati dall'Istituto su incarico del Ministero, risulta che il numero dei cosiddetti lavoratori esodati ammonterebbe in realtà a circa 390.000 unità;

secondo tale documento, la discrepanza tra le cifra ufficiale diffusa dal Ministero e i dati riportati dall'INPS sarebbero da attribuire al mancato calcolo di una serie di categorie di lavoratori: prosecuzione volontaria (133.000 persone autorizzate ai versamenti volontari nati dopo il 1946 e con un ultimo versamento contributivo antecedente il 6 dicembre 2011, per il decreto del ministro Fornero erano solo 10.250 unità); cosiddetti cessati, ovvero coloro che sono usciti dal lavoro per dimissioni, licenziamento o altre cause tra il 2009 e il 2011 che hanno più di 53 anni e che non si sono rioccupati (180.000 secondo l'INPS, per il Ministro erano solo 6.890); lavoratori in mobilità (45.000 persone tra mobilità ordinaria e quella lunga, a fronte dei 29.050 "salvaguardati"); situazioni collegate ai fondi di solidarietà (26.200 a fronte dei 17.710 previsti); beneficiari del congedo straordinario per l'assistenza ai figli gravemente disabili (3.330 a fronte di 150);

ciò che risulta assai grave è che il documento dell'INPS sarebbe stato portato a conoscenza del Ministro antecedentemente al momento dell'emanazione del decreto interministeriale;

il Ministro non ha fornito alcuna spiegazione in merito ma si è limitato a dichiarare che la diffusione di questo documento è "grave e irresponsabile", "fatta con dolo" e "per danneggiare il Governo";

al di là di tali perentorie affermazioni, appare evidente l'incapacità del Ministro di farsi carico di uno dei più acuti problemi sociali del momento, causato della perdita di posti di lavoro prodotta dalla crisi economica e aggravato dai provvedimenti di riforma della normativa pensionistica i cui effetti risultano evidentemente non essere stati a suo tempo adeguatamente valutati, essendo tali provvedimenti privi di adeguate norme volte ad assicurare una transizione graduale al fine di minimizzare il disagio dei cittadini;

valutato che:

tale episodio si inserisce in una gestione complessivamente inadeguata del problema dei lavoratori esodati che, da parte del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, si è caratterizzata per incertezze e mancanza di trasparenza che si sono tradotte in una serie di atti e dichiarazioni assai discutibili e quantomeno imprudenti per un membro del Governo;

il Ministro si è reso responsabile di forzature evidenti nell'interpretazione ed applicazione della normativa in materia pensionistica, con il rischio, se il numero dei lavoratori esodati dovesse risultare non essere stato calcolato correttamente, di un incremento della già gravosa attività giurisdizionale in materia;

lo stesso decreto interministeriale sembra essere stato redatto esclusivamente sulla base di esigenze economico-finaziarie piuttosto che in base alle esigenze di salvaguardia delle categorie interessate;

visto l'articolo 94 della Costituzione;

visto l'articolo 161 del Regolamento del Senato della Repubblica,

esprime la propria sfiducia al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, professoressa Elsa Fornero, e lo impegna a rassegnare le proprie dimissioni.