Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00372
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Atto n. 1-00372
Pubblicato il 22 febbraio 2011
Seduta n. 506
TONINI , FINOCCHIARO , ZANDA , LATORRE , CASSON , CABRAS , LIVI BACCI , MARCENARO , MARINARO , MARINI , MICHELONI , ZAVOLI
Il Senato,
premesso che:
i moti popolari contro i regimi autoritari dei Paesi arabi, che, cominciati in Tunisia, si sono poi estesi all'Egitto e ora alla Libia, interessano ormai tutta la regione e hanno già provocato la caduta dei Governi tunisino ed egiziano e una gravissima crisi di quello libico;
le cause di questi rivolgimenti sono ad un tempo sociali, perché vedono protagoniste grandi masse soprattutto giovanili, scolarizzate ma sottoccupate; economiche, perché esprimono un crescente disagio di vasti strati delle popolazioni per la persistente esclusione dai frutti di uno sviluppo che pure negli ultimi anni ha manifestato segni positivi di dinamismo; e politiche, perché rivendicano il pieno rispetto dei diritti umani, civili e politici, la fine di regimi autoritari e corrotti e una rapida e piena transizione verso sistemi fondati sulla libertà e la democrazia;
la crisi in questo momento più grave è quella della Libia, dove si sono moltiplicate manifestazioni contro il regime del colonnello Gheddafi, che hanno visto una feroce reazione delle forze di sicurezza fedeli al Governo, con l'aiuto di milizie mercenarie provenienti da altri Paesi africani e l'impiego di armi anche pesanti, che ha provocato un bagno di sangue con centinaia di vittime;
la drammatica crisi in atto nel mondo arabo rappresenta una svolta storica, ricca di potenzialità positive per la pace, la democrazia e lo sviluppo di un'area strategica per il mondo, per l'Europa e per gli stessi nostri interessi nazionali, ma anche carica di rischi, qualora la transizione in atto dovesse prendere la via, già tristemente percorsa in altre circostanze, di regimi totalitari di stampo islamista, col loro carico di intolleranza illiberale e di aggressività esterna;
in particolare, la crisi della sponda meridionale del Mediterraneo sta già provocando e continuerà a provocare una crescita degli sbarchi verso le nostre coste, via naturale di accesso e di transito verso l'Europa;
rilevato che:
il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, in coerenza con la posizione affermata nel discorso all'Università del Cairo del 4 giugno 2009, ha più volte espresso la vicinanza del suo Paese alle ragioni dei popoli e chiesto il rispetto dei diritti umani e una rapida transizione verso la democrazia;
l'Europa è parsa più incerta e reticente, anche se l'alto rappresentante della politica estera dell'Unione europea, Catherine Ashton, ha ripetutamente manifestato preoccupazione per la situazione e ha chiesto la cessazione delle violenze e l'apertura di un dialogo;
il Governo italiano non solo non ha esercitato alcuna pressione, come Paese mediterraneo, per rendere più definita e assertiva la posizione europea, ma ha tardato ad esprimersi nel merito dei moti popolari e dei comportamenti dei regimi, in particolare di quello libico, proposto addirittura a modello per il mondo arabo e islamico. Non si può tollerare oltre che il Governo italiano non pronunci una condanna severa sulla violenza sanguinosa con cui il regime libico sta cercando di stroncare la rivolta popolare, colpendo in modo indistinto, perfino con l'inumana crudeltà dei raid aerei, i civili,
impegna il Governo:
ad esprimere una immediata, ferma condanna della repressione violenta e sanguinosa con la quale il Governo libico ha reagito alle manifestazioni di piazza;
a chiedere al regime libico di cessare le violenze affinché venga garantito il pieno rispetto dei diritti umani e civili e siano definiti, attraverso il dialogo tra le parti, tempi e modalità della transizione verso lo stato di diritto e la democrazia;
a promuovere, di concerto con l'Europa e con i Paesi alleati, analoghi passi verso tutti i paesi dell'area interessati dalla crisi;
a informare in modo continuativo il Senato degli sviluppi della situazione e delle iniziative assunte dall'Italia in sede europea e internazionale.