Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00245

Atto n. 1-00245

Pubblicato il 25 febbraio 2010, nella seduta n. 342
Esame concluso nella seduta n. 343 dell'Assemblea (02/03/2010)

LIVI BACCI , FINOCCHIARO , ZANDA , LATORRE , CASSON , MARCENARO , ARMATO , BASSOLI , BERTUZZI , BIANCO , BLAZINA , CABRAS , CARLONI , CERUTI , DI GIOVAN PAOLO , FOLLINI , FONTANA , FRANCO Vittoria , GALPERTI , GASBARRI , GHEDINI , GIARETTA , ICHINO , INCOSTANTE , LEGNINI , MARCUCCI , MARINARO , MARINI , MERCATALI , MICHELONI , MILANA , MONGIELLO , MORANDO , PASSONI , PEGORER , PERTOLDI , PIGNEDOLI , ROILO , ROSSI Paolo , RUSCONI , SANNA , SERAFINI Anna Maria , SOLIANI , TREU , VIMERCATI , DELLA MONICA , GARAVAGLIA Mariapia

Il Senato,

considerato che:

i processi di integrazione e globalizzazione degli Stati vanno di pari passo con la crescita della mobilità sociale e del lavoro, hanno carattere di irreversibilità – pur tra oscillazioni e travagliate crisi – e alimentano consistenti flussi migratori internazionali;

l'accresciuta divaricazione dei livelli di vita tra Paesi più sviluppati e Paesi con economie arretrate - particolarmente accentuata tra i Paesi europei e quelli africani - continua, e continuerà per molto tempo ancora, a sospingere movimenti migratori internazionali di persone alla ricerca di migliori condizioni di vita. Questi movimenti, inoltre, sono assecondati da una forte domanda di forza lavoro, solo temporaneamente attenuata dalla crisi economica, in quei Paesi ad economia avanzata che sono caratterizzati da particolare debolezza demografica;

nelle istituzioni internazionali e in molti Paesi si sta formando la convinzione che le politiche migratorie debbano essere inserite nell'ampio quadro delle politiche dello sviluppo, contemperando gli interessi dei Paesi di partenza - evitando il depauperamento del capitale umano - quelli dei Paesi di arrivo e quelli dei migranti stessi, proteggendone, in particolare, i diritti fondamentali;

l'Italia si caratterizza, oramai da decenni, per un livello di natalità tra i più bassi al mondo, solo in piccola parte moderato dalla più alta natalità della componente straniera; per un veloce aumento della popolazione anziana e molto anziana; per un rapido contrarsi delle fasce di età più giovani; per un livello di immigrazione tra i più intensi di Europa, come documentato dall'aumento medio di 300.000 unità all'anno della popolazione straniera iscritta in anagrafe nel periodo 2002-2009. Si calcola che qualora le "porte" all'immigrazione venissero chiuse, nel prossimo ventennio la popolazione nella fascia giovane dell'età attiva (tra i 20 e i 45 anni) diminuirebbe, in ogni anno, di oltre un quarto di milione, con evidenti ripercussioni negative sul sistema produttivo, sull'equilibrio dei conti pubblici, sul livello di vita, sulla competitività internazionale;

l'immigrazione rappresenta, dunque, non un fenomeno transitorio e congiunturale, ma una necessità strutturale dell'Italia che - anche nel caso di una ripresa della natalità - perdurerà per diversi decenni. Inoltre, in quasi tutti i Paesi con consolidate esperienze migratorie si constata che buona parte degli immigrati tendono ad insediarsi permanentemente, costituendo famiglie, ed aspirano a diventare parte integrante della società ospite. Ciò avviene anche quando le legislazioni cerchino di limitare il periodo di soggiorno, come insegna l'esperienza dei programmi d'immigrazione temporanea dei lavoratori messicani negli Stati Uniti dagli anni '40 agli anni '60, o il modello migratorio basato sulla tipologia del lavoratore ospite sperimentato nei primi decenni del dopoguerra da vari Paesi europei. In tutti questi casi, la convergenza di interessi tra migranti, datori di lavoro e settori della società ha portato alla stabilizzazione di chi arrivava per soggiorni temporanei;

in tutte le società avanzate, inoltre, esiste una forte componente di immigrati con status giuridico irregolare. Il US Census Bureau stima gli irregolari in 12-13 milioni (il 4 per cento della popolazione). In Europa la cifra è minore; di recente il Commissario europeo Barrot l'ha valutata tra i 6 e gli 8 milioni (tra l'1 e il 2 per cento della popolazione dell'Unione europea), ma con maggior concentrazione nei Paesi mediterranei. L'irregolarità è nella maggioranza dei casi una "degenerazione" della regolarità dell'ingresso (durata del soggiorno non rispettata) o della regolarità del soggiorno (scadenza del medesimo),

impegna il Governo:

a dare il massimo contributo alla realizzazione dei principi del Patto europeo sull'immigrazione e asilo, sottoscritto dall'Italia, e ad inserire il fenomeno migratorio nelle più ampie dimensioni dei processi di sviluppo, riportando i finanziamenti alla cooperazione ai livelli concordati in passati accordi internazionali, proteggendo i diritti dei migranti secondo quanto stabilito dalle convenzioni sottoscritte, integrando le questioni migratorie in accordi economici e sociali con Paesi terzi ogniqualvolta sia possibile;

a mettere in atto politiche efficienti per il controllo dell'irregolarità, operando per ridurre le dimensioni dell'economia sommersa, che alimenta il lavoro nero e attrae manodopera straniera irregolare e sottopagata; promuovendo modifiche della legislazione per l'accesso legale nel Paese - oggi incentrata sulla chiamata numerica o nominativa - che risulta impervia per una parte consistente di potenziali datori di lavoro e che è la causa di una quota consistente di migrazione irregolare; aumentando la durata dei permessi di soggiorno e riformando le procedure della concessione e del rinnovo dei permessi di soggiorno, lentissime ed estremamente onerose per gli immigrati;

a sperimentare nuove forme di ingresso legale più adatte a gestire un sistema migratorio complesso; tra queste può essere citata la concessione di visti per ricerca di lavoro, entro determinati tetti, e con garanzie finanziarie o di sponsor istituzionali; la trasformazione del permesso di soggiorno breve in permesso di soggiorno per lavoro (a determinate condizioni), l'introduzione di ingressi agevolati per investitori, risparmiatori, imprenditori, nonché per persone con alti profili professionali;

ad attuare pienamente la direttiva 2008/115/CE sui rimpatri, consentendo e incentivando il rimpatrio volontario degli irregolari, oggi precluso dalla legge 15 luglio 2009, n. 94 (cosiddetto "pacchetto sicurezza");

ad applicare la direttiva europea 2009/52/CE che impegna gli Stati membri dell'Unione ad irrogare sanzioni e provvedimenti nei confronti dei datori di lavoro che impiegano cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare;

a promuovere forme alternative di regolarizzazione ad personam, per coloro che contribuiscono all'emersione di fattispecie criminose legate all'immigrazione, per coloro che compiono atti di rilevanza sociale ed umanitaria e per coloro che sono dimoranti nel nostro Paese e abbiano dimostrato una buona integrazione;

a promuovere con le Regioni, gli enti locali, le forze economiche e sociali, il volontariato e l'associazionismo un piano nazionale per le politiche di integrazione e civile convivenza tra italiani e immigrati, formulando obiettivi di inclusione sociale e crescita interculturale;

a riformare la normativa sulla concessione della cittadinanza, attualmente impervia e caratterizzata dai tempi lunghi, allo scopo di renderne agevole la concessione a coloro che siano nelle condizioni di richiederla.