Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 041 del 28/09/2006
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VALENTINO (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALENTINO (AN). Signor Presidente, anche l'emendamento 1.7 tratta un tema particolarmente sensibile. (Forte brusìo).
PRESIDENTE. Scusate, colleghi, il senatore Valentino sta svolgendo un suo intervento; pregherei quindi i colleghi di contenersi un minimo per consentire a tutti di esprimersi.
VALENTINO (AN). Grazie, signor Presidente. Il tema trattato da questo emendamento è un tema sensibile, di grande attualità e riguarda il rapporto tra gli uffici giudiziari, tra gli uffici di procura e la stampa. Credo che da tutte le parti si sia, nel corso di questi anni, colto con grande disagio la natura particolare del rapporto che si è venuto a creare tra alcune procure e la stampa. Si tratta di un rapporto complesso e particolare nel quale vengono privilegiate alcune testate rispetto ad altre. Siamo in presenza di un legame che poi fatalmente induce al sospetto che la violazione di alcuni segreti debba essere riconducibile ai personaggi che governano l'inchiesta e non già a tutto quel mondo che vi vive intorno.
Ho colto, nel corso del dibattito che si è svolto in queste giornate, come sia stata sottolineata l'impossibilità di risalire tout court, per principio, all'eventuale responsabilità del magistrato. Non c'è nulla che consenta di stabilire che sia lui a far circolare alcune notizie; però è altrettanto vero che il sospetto diventa invincibile, signor Presidente, perché è il personaggio più autorevole, soprattutto quando le vicende sono nutrite di attenzione particolare, che può assumersi la responsabilità di far circolare notizie riservate. È un tema antico sul quale ci confrontiamo da tempo. Nessun esito sortiscono, ahimè, le denunzie che vengono fatte da coloro che vedono i loro nomi esposti sulle prime pagine dei giornali, senza che alcuna ragione giustifichi l'accaduto e senza che tutte quelle verifiche, che devono essere segrete per definizione, si siano svolte.
Ecco allora che il nuovo ordinamento giudiziario interviene su questa che possiamo definire, senza ombra di dubbio, una delle tante patologie giudiziarie dei tempi che stiamo vivendo. Interviene stabilendo regole, dicendo che l'unico soggetto abilitato ad interloquire con la stampa è il procuratore della Repubblica, il soggetto cui sono state attribuite le funzioni per tutte quelle ragioni che ho avuto l'onore di rassegnare all'Assemblea nel corso del mio intervento precedente. Ogni rapporto con l'organo di informazione deve transitare attraverso il filtro del procuratore della Repubblica e dell'ufficio che egli va a realizzare per la trattazione di questo aspetto. Vi è, signor Presidente, un divieto netto ed assoluto, da parte degli altri magistrati, di avere interlocuzioni con la stampa sui processi in corso.
Si sostiene poi quello che è un principio reclamato da tempo da tutti coloro che queste materie hanno osservato e che si sono impegnati perché si realizzassero nella maniera migliore. Ogni qual volta si tratta di una certa vicenda giudiziaria, non bisogna mai far cenno a chi sia il soggetto, la persona fisica dell'ufficio impegnata, bensì, impersonalmente, all'ufficio. Credo che questa sia una saggia soluzione e che anch'essa, che probabilmente imporrà dei tempi di coordinamento e organizzazione, possa essere predisposta in maniera opportuna entro la data del mese di gennaio 2007.
Quindi, non è traumatico il cambiamento di assetti; sarebbe forse traumatico il cambiamento di mentalità. Si possono però creare tutte le condizioni perché, entro un periodo congruo, la legittima esigenza e necessità dell'opinione pubblica di conoscere, per quanto è possibile conoscere, notizie che afferiscono a vicende giudiziarie possa essere appagata attraverso questo ufficio di interlocuzione ufficiale con la stampa, cioè attraverso un organo che cauteli tutti.
Tenete conto, signori colleghi, che ogni notizia che venga propalata senza le opportune cautele è una notizia che crea sì pregiudizio al soggetto che la subisce, ma crea soprattutto pregiudizio al processo. Infatti, se il nostro legislatore ha previsto la segretezza, come momento fondante di tutta la fase scritta dell'indagine giudiziaria, evidentemente vi è una ragione di tutela della miglior valutazione del clima che si deve costituire intorno, delle attenzioni che si debbono realizzare quando si tratti di vicende delicate, come qualunque processo è.
Penso che differire a luglio un aspetto così importante ed avvertito della complessa materia giudiziaria sia soltanto un atto che non trova alcuna giustificazione logica. Valutiamo che possa sussistere un'esigenza organizzativa da parte degli uffici, ma allora diamo loro un termine adeguato perché si possano attrezzare.
Vedete, signori, questo articolo, del quale chiediamo l'immediata entrata in vigore, sanziona la notizia che direttamente passi dal magistrato delegato alla stampa; ed è bene che sia così.
È stato riportato in quest'Aula dal senatore Castelli - se ricordo bene - il singolare caso di alcuni difensori che non chiesero copia degli interrogatori che il loro assistito aveva reso davanti a un giovane sostituto procuratore della Repubblica e, il giorno seguente, dopo aver rilevato che vi erano alcune difficoltà di realizzazione di quel piccolo documento, perché potesse essere utilizzato dalle difese, si ritrovarono puntualmente, su tutti i giornali italiani, persino le virgole di quello stesso interrogatorio.
Signor Presidente, se questa è la realtà, se alcuni giovani magistrati si fanno prendere dall'ansia di apparire e non dall'esigenza di comprendere la gravità del compito che svolgono, se tali magistrati cedono nell'interlocuzione con la stampa, i disagi che ne derivano sono grandi e assolutamente non di poco momento. Ecco la ragione per la quale è bene che gli uffici e i rapporti siano governati dai loro capi con rigore, con saggezza, con cultura giuridica e con esperienza.
Bisogna aspettare il mese di luglio del 2007 perché si realizzi questa esigenza che l'opinione pubblica reclama? Mi auguro che il Senato si renda interprete di tale necessità e, accogliendo il messaggio che viene dall'opinione pubblica, voglia approvare l'emendamento 1.7 al nostro esame. (Applausi dai Gruppi AN e LNP).