Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 041 del 28/09/2006

VALENTINO (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

VALENTINO (AN). Signor Presidente, l'emendamento 1.6, in un certo qual modo, interpreta quello che è lo spirito della legge; uno spirito che noi non apprezziamo, ma al quale naturalmente non siamo ostili nel corretto dibattito che deve caratterizzare i rapporti tra forze politiche di maggioranza e di opposizione.

Fra le cose che si sono lamentate discutendo del nuovo ordinamento giudiziario vi è stata anche la cosiddetta gerarchizzazione degli uffici delle procure. Si è sostenuto - devo dire da parte di osservatori superficiali - che il nuovo corso non avrebbe potuto realizzarsi in maniera compiuta proprio perché ormai i tempi dell'entrata in vigore incombevano, la legge è in vigore, e le difficoltà degli uffici erano tali da non consentire un'organizzazione acconcia ed opportuna, un'organizzazione pronta ad affrontare il nuovo corso della vita delle procure che si caratterizza per il ruolo centrale - certamente diverso rispetto al passato - del procuratore della Repubblica.

Il procuratore della Repubblica - come è a tutti noto - è il capo dell'ufficio, è un uomo le cui capacità professionali sono state valutate dal Consiglio superiore della magistratura; egli occupa quindi una postazione di grande responsabilità e per la legge che è stata licenziata nella scorsa legislatura deve essere il responsabile esclusivo di tutte queste prerogative.

Si è detto che l'organizzazione che sarebbe seguita a questo nuovo impianto non poteva esaurirsi nel tempo breve che era di fronte. Bene, ritengo che entro il 15 gennaio 2007 - è questo lo spirito del nostro emendamento - si consenta al procuratore della Repubblica, agli uffici di procura, di organizzarsi in maniera adeguata in relazione alle rinnovate esigenze. Sottolineo, comunque, che i titolari di alcune procure consistenti, di uffici giudiziari di grandi città hanno già dichiarato di essersi uniformati al nuovo corso e che i loro uffici lavorano in maniera efficace e produttiva.

Non posso quindi non cogliere la speciosità della sospensione, che non è riconducibile a quella che dovrebbe essere un'esigenza degli uffici, bensì a tutte quelle complesse valutazioni politiche che abbiamo fatto nel corso di questa discussione, che sono riferibili ad alcuni settori - dico alcuni settori - della magistratura che ne hanno ispirato la trattazione.

Signor Presidente, è ormai nelle cose lamentare alcuni comportamenti disinvolti di giovani procuratori, non solo i procuratori anziani i quali - vi è stato fatto cenno poc'anzi dal senatore Castelli - operano con piena consapevolezza di ciò che fanno; io non discuto che vi sia una consapevolezza, è un disegno giudiziario, per l'amor del cielo, che ha una sua logica, vedremo poi quale sorte subirà. Tuttavia, non vi è dubbio che le procure sono anche caratterizzate da presenze la cui esperienza certamente non è pari all'importanza della funzione alla quale si assolve.

È allora necessario e indispensabile che il ruolo del procuratore capo sia un ruolo incidente, un ruolo di controllo, un ruolo di stimolo, un ruolo di verifica, che il quadro d'insieme della situazione nella sua complessità - perché ogni processo è una situazione complessa - venga sottoposto all'esperienza del procuratore della Repubblica. Un'esperienza della quale l'organo di autogoverno ha preso atto, tant'è che quella funzione gli è stata affidata.

Signor Presidente, il vecchio ordinamento prevedeva che fosse sempre il procuratore della Repubblica, a meno che non si decidesse di operare scelte diverse. Invece, i tempi imposti dalla nuova legge sono diversi. Si è titolari di uffici apicali per quattro anni; incarico che può essere rinnovato. Vivaddio! Se in questi quattro anni il detentore di una responsabilità così compiuta e così impegnativa dà luogo a comportamenti discutibili ed opinabili non gli si rinnova l'incarico.

Mi sembra importante tener conto della logica e dell'esperienza che stiamo attraversando ormai da troppi anni. Signor Presidente, i casi particolari sono sempre imbarazzanti, però vorrei capire la ragione per la quale alcuni giovani ed ineffabili magistrati dell'ufficio della procura della Repubblica commettono sistematicamente errori in tema di competenza territoriale senza che nessuno se ne occupi, tant'è vero che continuano a restare dove sono e a reiterare i loro errori.

È pur vero che talvolta capita che colpiscano anche personaggi screditati, ma è altrettanto vero che l'errore lo si commette reiteratamente. Il Consiglio superiore, che io sappia, non fa nulla, così come gli organi preposti all'intervento. Continuiamo a sbagliare nella piena, consapevole soddisfazione che l'errore è appagante perché evoca mille suggestioni e consente al magistrato di Canicattì - cito casualmente questa città per non turbare il mio amico lucano Nicola Buccico - che una vicenda avvenuta a Milano possa essere indagata dal magistrato lucano. Mi chiedo cosa rappresenti tutto questo; cosa sia tutto questo disordine, questo caos, questa mancanza di certezze e di regole. Mi chiedo, inoltre, in che modo reagisca l'opinione pubblica e quale disagio avverta di fronte alla magistratura, organo di garanzia, che si comporta in tale maniera.

Ebbene, stabiliamo delle regole e creiamo situazioni tranquillizzanti. Un magistrato che abbia esperienza e qualità riconosciute può tenere in mano situazioni che ad altri sono sfuggite e che continuano a sfuggire.

Ecco la ragione per la quale sollecitiamo questo breve differimento, accogliendo le notizie giunte dalla stampa ed avanzate da alcuni uffici circa l'opportunità di avere un margine di tempo adeguato al fine di poter meglio organizzare gli uffici. Il mese di gennaio 2007, signor Presidente, potrebbe essere una data giusta. (Applausi dal Gruppo AN e del senatore Castelli).