Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 041 del 28/09/2006

PALMA (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

PALMA (FI). Signor Presidente, l'emendamento 1.17 non tocca... (Forte brusìo). Scusate, scusate!

 

PRESIDENTE. Un attimo, senatore.

 

PALMA (FI). Signor Presidente, non si preoccupi.

PRESIDENTE. No, io mi preoccupo. Lei ha diritto di svolgere il suo intervento nello stesso modo in cui lo hanno svolto gli altri colleghi. Pregherei i colleghi che intendano farlo di accelerare l'uscita dall'Aula in modo da consentire la prosecuzione dei lavori nel modo più consono. Ci provi, senatore Palma.

 

PALMA (FI). Signor Presidente, questo emendamento non tocca il provvedimento di sospensione dell'ordinamento giudiziario, ma si limita semplicemente a mantenere la vigenza di quei sei articoli di un decreto legislativo che riguardano l'organizzazione del pubblico ministero. È un emendamento, quindi, che tocca... (Forte brusìo). Scusate, se volete parlare voi, fate prima.

 

PRESIDENTE. Scusi, senatore Palma, in questo momento nell'Aula c'è un senso di indisciplina diffuso a destra e a sinistra.

 

PALMA (FI). Nel suo intervento, il ministro Mastella ha dichiarato che in qualcuno fa capolino l'idea che, mandata in esilio questa riforma, non si arriverà mai più ad altra riforma e ad altra conclusione operativa. Ha poi aggiunto che non sarà così, non è questa la sua intenzione e lo garantisce per la sua parte politica e per il Governo.

Purtroppo, ministro Mastella, sarà esattamente così, al di là delle sue buone intenzioni. Lei infatti dovrebbe ricordare, da parlamentare di lungo corso, come i magistrati si opposero anche a quella riforma che il ministro Flick provò nella XIII legislatura. La realtà di fondo, ministro Mastella, è che i magistrati - al di là delle parole, spesso lanciate al vento - quando il Parlamento si muove per riformare l'ordinamento giudiziario vogliono che nulla si tocchi.

Questa situazione, la situazione che esisteva prima dell'ordinamento giudiziario e che lei vuole perpetuare attraverso la sospensione della riforma Castelli, consente a gruppi ben individuati di magistrati il mantenimento di rendite di posizione e di situazioni di potere; sicché spesso autorevoli studiosi della materia affermano che il Consiglio superiore della magistratura non è organo di autogoverno della magistratura, ma organo di Governo.

Veniamo al punto. Stiamo parlando di un segmento della riforma Castelli sicuramente costituzionale, non me ne voglia, senatore Casson, non lo dico io, ma lo ha detto il Presidente della Repubblica quando, nel suo messaggio di rinvio alle Camere, non ebbe a toccare in alcun modo la parte concernente la riorganizzazione dell'ufficio del pubblico ministero. Quel Presidente della Repubblica, una volta diventato senatore a vita, ha dimostrato attraverso i suoi voti che il suo cuore di certo non batte verso il centro-destra.

Ministro Mastella, lei avrà ascoltato - come ho ascoltato io - l'intervento del senatore Casson e quello del senatore Di Lello Finuoli; ma quanta distanza vi è tra quei due interventi e la sua posizione! La sua posizione, ministro Mastella, è estremamente chiara ed è - secondo le sue parole - quella secondo cui le modifiche che intende apportare al decreto legislativo n. 106, quello per il quale si chiede l'immediata entrata in vigore, relativo all'ufficio di procura, conservano a pieno quel carattere unitario dell'ufficio del pubblico ministero che la riforma Castelli ha ribadito.

Il capo della procura rimane nella piena titolarità dell'ufficio e dell'azione penale, a lui competono l'organizzazione e gli indirizzi della politica giudiziaria, l'assegnazione dei procedimenti, la determinazione dei criteri generali cui il sostituto deve attenersi, lo specifico assenso in tema di custodia cautelare e di sequestri, nonché i rapporti con i media. Quanta distanza tra questa sua visione che accetta il principio della gerarchizzazione dell'ufficio del pubblico ministero da quelle posizioni espresse da due autorevoli esponenti della sua maggioranza!

Ma qual è il problema? E' mia abitudine non svelare ciò che avviene nelle sedi non ufficiali, ma la questione è molto semplice. Non potete permettere la vigenza del decreto n. 106 perché non potete consentire, in ragione di ciò che vi impone l'Associazione nazionale magistrati, quel concetto titolare esclusivo dell'azione penale e, principalmente, il concetto di delega invece che quello da voi proposto di assegnazione.

Si tratta, signor Ministro, di due totem. E se sui totem ci si impicca l'opposizione passi pure, ma se ci si impiccano il Governo con la sua responsabilità e la maggioranza è grave. Perché se davvero vi fosse da parte sua, signor Ministro, e della sua maggioranza l'intento di non procedere ad un azzeramento della riforma, ma semplicemente ad alcuni ritocchi, in questo momento ha l'occasione di consentire, attraverso l'accettazione dell'emendamento 1.17, volto a sopprimere al comma 1 le parole «20 febbraio 2006, n. 106,» l'immediata vigenza di questo provvedimento.

Signor Ministro, lei sa meglio di me che quelle due norme le può cambiare; sa benissimo - e ancor più i suoi valenti tecnici - che per cambiare gli articoli 1 e 2 di quel decreto occorrono due minuti, non di più. Invece prende tempo, a seguito di un emendamento approvato in Commissione, fino al mese di giugno 2007, sicché in ragione di questi due totem si verificherà quanto segue. (Brusìo). Vi prego, nei limiti del possibile, di prestare un minimo di attenzione a ciò che sto dicendo.

Stavo dicendo che accadrà che nello stesso ufficio giudiziario due sostituti che, per ipotesi, si trovino davanti a due casi assolutamente diversi potranno procedere uno alla richiesta di misura cautelare e l'altro no, giacché verrà meno quell'unitarietà dell'ufficio che lei, signor Ministro, intende conservare. Si potrà verificare che nello stesso identico ufficio un sostituto impegnato in un processo particolarmente delicato, ad esempio nei confronti del senatore Palma, sia particolarmente riservato e non fornisca nessuna notizia alla stampa e che, sempre nello stesso ufficio, un altro sostituto ritenga di dover fornire notizie e di accondiscendere alla sua vanità e al suo protagonismo, rilasciando dichiarazioni in ordine ad un processo che sta seguendo e che indubbiamente, attraverso le sue esternazioni, finirà con l'infangare l'immagine di quel senatore Palma oggetto della sua indagine.

Ebbene, onorevoli colleghi, signor Ministro, come potete consentire che si perda non tanto il concetto dell'unitarietà dell'ufficio, quanto del controllo e delle garanzie dei cittadini su temi così importanti quali la custodia cautelare, i provvedimenti di sequestro di grande rilevanza e, principalmente, sull'incredibile prassi che vede la gente gettata in pasto alla stampa e alla cittadinanza prima ancora di ricevere un atto? Bloccate tutto questo per quel titolare esclusivo... (Brusìo).

 

PRESIDENTE. Prego i colleghi di abbassare almeno il tono della voce.

 

PALMA (FI). ...cioè per un totem che viene imposto dall'Associazione nazionale magistrati.

In conclusione, onorevoli senatori, non accadrebbe nulla se venisse soppressa questa piccola parte dell'articolo 1, come proposto nell'emendamento 1.17, se il decreto legislativo n. 106 continuerà ad avere vigore, come già è in vigore da diverso tempo, senza alcun danno per l'efficienza dell'azione della magistratura.

Avete un'idea diversa in ordine all'assegnazione del processo invece che alla delega? Avete un'idea diversa rispetto al "titolare esclusivo dell'azione penale"? Nulla vi impedisce di presentare, di qui a due giorni, un disegno di legge apposito relativo a queste due norme, ma evitate sul serio che fino al mese di giugno 2007 possa essere consentito dal vostro comportamento e della vostra assunzione di responsabilità un diverso trattamento nei confronti dei cittadini; di quei cittadini di cui siete rappresentanti e che hanno diritto al massimo delle garanzie sotto il profilo della libertà personale.

Evitate di immaginare che la giustizia bussi sempre alla porta del vostro vicino di casa e di ricordarvi le garanzie solo quando bussa alla vostra! (Applausi dai Gruppi FI e AN).