Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 041 del 28/09/2006

MANZIONE (Ulivo). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MANZIONE (Ulivo). Signor Presidente, parlerò a titolo personale, avendo già espresso in discussione generale una posizione in parte diversa da quella rappresentata come posizione ufficiale del mio Gruppo.

Premetto che tutti sappiamo che ieri per sette ore abbiamo sospeso il dibattito per cercare di raggiungere un'intesa, essendo consapevoli, come molto spesso il Ministro ci ha detto, che scelte come queste non vanno compiute con la prevalenza di un voto, ma devono essere partecipate e condivise, rappresentando una platea che interessa complessivamente tutta la Nazione. Questo è il modello che abbiamo messo in campo. Per chi osservasse i lavori parlamentari adesso, però, riscontrerebbe che stranamente abbiamo discusso segretamente per sette ore, mentre, al di là di interventi di stile che rafforzano posizioni già note, l'interlocuzione tra maggioranza e opposizione non viene assolutamente rappresentata. È chiaro allora che il primo scopo che il mio intervento si prefigge è di rappresentare un'interlocuzione effettivamente avvenuta, che si è fermata forse ad un millimetro dal raggiungere un accordo.

L'emendamento in discussione (primo di una serie e di cui voteremo la prima parte) esclude dalla sospensione il decreto legislativo n. 106 del 2006; si sospendono infatti i decreti legislativi entrati in vigore, tranne il n. 106, che si occupa dell'organizzazione delle procure. Perché faccio riferimento al ragionamento di ieri? Quando dico che siamo arrivati ad un millimetro dall'accordo ed abbiamo affrontato, quindi, finalmente il merito delle vicende, lo abbiamo fatto proprio rispetto al decreto legislativo n. 106; fatto, secondo me, sintomatico di una possibilità d'intesa rispetto alle diverse prospettazioni.

Vi è probabilmente qualche problema in più nell'immaginare delle modifiche del decreto legislativo n. 109 riguardante il disciplinare, così come sul decreto legislativo n. 160, riguardante le opzioni, la carriera ed i concorsi. Come già detto nel mio intervento in Aula, sono necessari una attenzione ed un impegno maggiori per immaginare delle modifiche concordate che non possono esaurirsi in un contesto limitato come quello che stiamo vivendo.

Rispetto al decreto legislativo n. 106, invece, voglio rivolgere un invito a tutti i colleghi, di maggioranza e di opposizione: la scelta di un modello anziché di un altro infatti non appartiene ad una logica preconcetta di schieramento, ma alla libera disponibilità di quella parte di società che intercettiamo, rappresentiamo, per la quale vogliamo che quel modello possa essere applicabile. Ecco perché non condivido le valutazioni del collega Nitto Palma che parlava di totem, di Associazione nazionale magistrati che esercita una ipoteca: non mi interessa assolutamente tutto ciò! Non voglio ragionare né a favore, né contro i magistrati; voglio mettere a confronto i due modelli che nascono dal decreto legislativo n. 106 e che si creano quando esso viene sospeso.

Questo è quanto dovrebbe interessarci in questo momento sapendo che è evidente che il ragionamento sarà di grana grossa e non fina dato che non possiamo intervenire con emendamenti puntuali per quanto sappiamo e dato che è naufragata l'ipotesi di intesa, arrivata ad un millimetro dalla conclusione (voglio ribadirlo ancora una volta), che il ministro Mastella aveva cercato di mettere in campo, nella consapevolezza che tutto dovesse essere condiviso.

Se questo è il ragionamento e se oggi quel millimetro, quell'ulteriore pezzettino di strada fosse stato già percorso, per cui quelle differenze probabilmente non esisterebbero (ma probabilmente non abbiamo più tempo per praticare quel percorso), allora a maggior ragione dobbiamo confrontarci sui modelli. Quali sono i modelli? Quali sono i modelli astratti? Il modello che c'era precedentemente, al di là delle confezioni del collega Zanone, era un modello che determinava una sorta di caos, lo riconosciamo tutti. Non c'era una capacità di intendere unitariamente la guida di una procura; non c'era la capacità di comprendere quale coerenza ci fosse fra un provvedimento e l'altro; c'era una spettacolarizzazione dell'esercizio dell'azione penale che tutti abbiamo condannato, da sinistra e da destra.

Rispetto a questo problema il decreto legislativo n. 106 del 2006 ha indicato delle soluzioni, ha proposto delle scelte. Sappiamo, per esempio, che per quanto riguarda la spettacolarizzazione non è più possibile che ogni singolo sostituto si scelga l'inchiesta, la metta in campo in un certo modo, magari aggressivo, e gestisca mediaticamente il risultato raggiunto. Perché? Perché tutto si riconduce a quell'unitarietà che fa in modo che qualunque inchiesta debba diventare asettica, che fa in modo che tutto sia riconducibile in maniera neutra al procuratore capo. È una scelta che condivido. Sostenni un simile punto di vista quando questa parte di riforma venne approvata in Aula, pur essendo stato tra coloro che si erano impegnati e battuti di più.

Voglio ricordare a tutti i miei colleghi, e in questo momento parlo ai colleghi dell'Unione, che il nostro programma prevede che, rispetto alla riforma dell'ordinamento giudiziario voluta dal centro-destra, è necessario prima intervenire con delle correzioni puntuali rispetto alle violazione costituzionali e solo eventualmente sospendere. Non è giusto fare di quell'eccezione - la sospensione della norma - la regola, perché in questo modo sospendiamo tutto, rinunciando alla capacità di ragionare su modelli concreti e sui miglioramenti che possono essere introdotti.

Sul punto, ieri, vi ho ricordato che è stato raggiunto un accordo pressoché unanime; e allora vi invito a ragionare chiedendovi se è giusto mantenere in vita un modello che tutto sommato concentra nelle mani del procuratore capo, anche se ciò è previsto utilizzando delle terminologie che non riusciamo a concepire appieno nel momento in cui lo si definisce titolare esclusivo dell'azione penale. Nel momento in cui però è prevista la possibilità di revoca ed è prevista la possibilità di contestare la revoca, tutto sommato questo percorso, che deve essere corretto, non mi pare determini chissà quali pregiudizi nell'esercizio dell'azione penale e nella vita delle procure italiane; se è vero, com'è vero (e non dobbiamo dimenticarlo), che questo decreto legislativo è in vigore da quattro o cinque mesi.

È più facile, dunque, mantenere in vita un modello che offre garanzie alla gente e modificarlo dopo, oppure è giusto sospendere questo modello, che in parte non condividiamo, ma che offre alla gente garanzie maggiori di riconducibilità ad un coordinamento complessivo, per evitare, come diceva il collega Nitto Palma, che eguali situazioni vengono trattate - mi avvio a concludere - nello stesso ufficio di procura, in maniera diversa l'una dall'altra? Questo coordinamento è ciò che vogliamo tutti noi.

Immaginiamo che ci siano regole anche all'interno del mondo della giustizia - semplifico e mi avvio a concludere, Presidente - e chiediamoci qual è il modello di procura che vogliamo in campo: potrebbe essere quello, per essere chiari, della procura di Potenza, dove c'è un sostituto procuratore che gira per il mondo a tutto campo, intercetta, indaga, fermo restando che quelle procure poi vengono ridimensionate o annullate? Quel modello appartiene al vecchio sistema.

Se vogliamo invece un modello dove comunque ci sia un procuratore capo della Repubblica responsabile perché deve controvistare i provvedimenti di custodia cautelare e perché in qualche modo coordina tutto ed esercita l'azione penale, allora, pur non condividendo interamente - e termino, Presidente - il decreto legislativo n. 106, nel merito, in tutta coscienza, vi dico di fare in modo che esso resti in vita e si proceda poi a modificarlo. (Applausi dal Gruppo FI e del senatore Zavoli).