Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 041 del 28/09/2006

CASTELLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

CASTELLI (LNP). Signor Presidente, questa materia ormai, non dico occupa, ma tormenta il Parlamento da quattro anni: infatti, quasi ininterrottamente, senza soluzione di continuità, si parla di ordinamento giudiziario ben dal 2002. Ciò testimonia come sia difficoltoso poter legiferare in materia di giustizia e soprattutto sulle previsioni circa il funzionamento della macchina giudiziaria, sulla progressione in carriera e su come debbano lavorare i magistrati: c'è stato un iter faticosissimo, accidentato, fatto di marce in avanti e indietro.

La riforma che porta il mio nome venne definita controriforma, commettendo un errore nell'utilizzo dei termini dal punto di vista storico. Ricordo, infatti, che la controriforma è, appunto, la negazione di una riforma; sotto il profilo storico tuttavia la prima riforma - condivisibile o meno che sia - è stata varata proprio nella scorsa legislatura. In questo caso dovremo, invece, parlare di contro‑controriforma o, con un termine che piace alla sinistra, di revanchismo giudiziario: potremmo definire in questo modo lo spirito che permea il disegno di legge che stiamo esaminando.

Ieri il Governo ci ha assicurato che intende intervenire rapidamente su questo tema per varare la contro-contro-controriforma, evidentemente. In questa sede abbiamo proposto un emendamento - che ritengo sia di buon senso - che consente al Paese di non stare nell'incertezza nel tempo più breve possibile, in una sorta di vuoto legislativo per il quale alcuni provvedimenti sono in vigore mentre altri non lo sono.

Ritengo che potrebbe essere approvato rapidamente se il Governo avesse già predisposto un testo e se venisse usato lo stesso spirito adoperato in questo caso per bocciare un testo vigente: una maggioranza blindata, sempre presente, compatta, coesa, che marcia come uno schiacciasassi verso il suo destino, cioè bloccare questa riforma che, lo ricordo, è stata la prima mai votata in Italia. Pertanto, ritengo che questo emendamento potrebbe essere approvato.

Vorrei, però, cogliere l'occasione per ritornare sul tema che avevo sollevato prima. Credo non ci sia occasione migliore per il ministro Mastella in quest'Aula così gremita per dirci cosa vuole fare sul caso Abu Omar. Noto che su questo tema mostra molto imbarazzo, signor Ministro, ma avrà pure maturato una decisione. È una decisione anche il non decidere: se lei ha deciso di non decidere essa stessa è una decisione.

Fra poche ore alla Camera dei deputati si parlerà della Telecom che, come lei sicuramente sa, ha giocato un ruolo decisivo nella vicenda delle intercettazioni sui nostri Servizi segreti. Peraltro, il numero dei cellulari usati dai nostri Servizi segreti non dovrebbe essere noto neanche alla magistratura perché coperto dal segreto di Stato. Chi ha violato questo segreto di Stato? Chi ha consentito che i nostri Servizi diventassero non più segreti? (Applausi dai Gruppi LNP, FI e AN)).

Ho sentito un'affermazione paradossale, pronunciata, mi pare, da Pecorario Scanio (non ricordo esattamente se si trattasse di lui), o comunque da un uomo della sinistra il quale diceva che bisognava lavorare affinché i nostri Servizi segreti diventino trasparenti. Pensate in che mani siamo in questo momento! Lei però, ministro Mastella, deve darci una risposta sulla questione. Capisco che questa forse non è la sede adatta (Il ministro Mastella annuisce). Ci dica almeno quale sede sceglierà - personalmente, spero l'Aula - per comunicare cosa intende fare in proposito.

Abbiamo molto tempo a disposizione. D'ora in avanti e fino a martedì prossimo le porrò questa domanda ad ogni emendamento; credo che alla fine risponderà. (Applausi dai Gruppi LNP e FI).