Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 041 del 28/09/2006
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BUTTIGLIONE (UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUTTIGLIONE (UDC). Signor Presidente, intendo prima di tutto ringraziare il collega Manzione che ha posto l'accento sulle vere questioni che sono davanti a noi e che non sono tecniche, ma eminentemente politiche.
Prima di affrontare nel merito l'argomento, vorrei dare una rassicurazione al collega senatore ed ex ministro Castelli. Il Gruppo UDC è interamente presente in Aula, salvo il senatore Poli, ricoverato a causa di un'operazione di angioplastica. (Applausi del Gruppo UDC). Certo, se qualche altro Gruppo facesse qualche girotondo in meno e assicurasse invece qualche presenza in Aula in più, la battaglia dell'opposizione avrebbe migliori prospettive. (Applausi dai Gruppi UDC e LNP).
Affronto ora la questione che ci occupa in questo momento: il motivo per cui il voto che ci apprestiamo ad esprimere è politicamente di straordinaria importanza. Devo di nuovo citare il collega Castelli per dissentire da lui. Egli ha rivendicato il fatto di aver varato una riforma e non una controriforma. Il collega Castelli sbaglia: la sua è stata una controriforma. Egli non ha trovato una riforma negli atti parlamentari, ma in Italia questa ha avuto comunque luogo. È una riforma che è stata attuata fuori delle Aule del Parlamento, attraverso il prevalere prima di un indirizzo culturale nelle università e poi di indirizzi giurisprudenziali all'interno della magistratura.
Vorrei citare gli elementi di tale riforma. Alla fedeltà al testo della legge, all'idea del magistrato come colui che ha come sua finalità precipua l'interpretazione del testo legislativo e, quindi, ad una funzione conservatrice (si diceva allora) all'interno della società si è sostituita l'idea del magistrato che favorisce l'evoluzione della società creando sentenze che possono avere consenso sociale.
Ricordo quando ero studente all'università di Torino, quando insegnavano i professori Bobbio e Treves e si discuteva della giurisprudenza sociologica americana.
Era la metà degli anni Sessanta, quando si veniva configurando una trasmutazione fondamentale all'interno della magistratura italiana. Il problema era capire ciò che avrebbero fatto i giudici e questo non dipendeva solo, e forse neanche prevalentemente, dal testo della legge ma dalla possibilità di costituire un consenso sociale.
Ricordo giovani colleghi, poi divenuti famosi magistrati, che leggevano avidamente il testo di Petr Stucka: «La funzione rivoluzionaria del diritto e dello Stato», che sosteneva esattamente la medesima tesi. Il magistrato, cioè, diventa fattore rivoluzionario nella società nel momento in cui non fa dominare la sua attività dal riferimento obsoleto alla lettera della legge ma da quello all'evoluzione sociale, ai movimenti rivoluzionari in atto e la reinterpreta in funzione di una nuova coscienza di classe che si va affermando.
L'espressione «di classe» adesso non usa più, il marxismo è decaduto e Petr Stucka non è più citato. Questa idea di un magistrato non vincolato alla lettera della legge è però rimasta. Ciò ha portato alla politicizzazione della magistratura, cioè alla dipendenza da una visione culturale e politica che prevale sul testo della legge. Allora era una tendenza generale nel mondo; ora è una tendenza obsoleta. In America la giurisprudenza sociologica è stata superata. Anthony Scalia, che mi permetto di chiamare amico, ha riscoperto la certezza del diritto come punto di riferimento dell'azione della magistratura.
Vi rendete conto, amici miei, che oggi (io sono padre di un giovane avvocato) avere il proprio procedimento affidato ad un sostituto procuratore piuttosto che a un altro può fare la differenza fra la tutela del proprio diritto e la perdita della propria causa? (Applausi dai Gruppi UDC e FI). Quanti di voi hanno esperienza di diritto lo sanno perfettamente perché non esiste certezza del diritto.
La certezza del diritto implica anche uniformità dei criteri di esercizio dell'azione giudiziaria, dell'azione penale. Qual è la finalità di questa norma che volete sospendere? Realizzare una controrivoluzione, e non ho paura di dirlo, riportare verso l'uniformità dei criteri di esercizio, verso l'uniformità della giurisprudenza e quindi la certezza del diritto, perché oggi, il cittadino italiano è privato del bene fondamentale della certezza del diritto. Voi mi risponderete che esistono i gradi di appello e che alla fine le cose si aggiustano. Non è sempre così. Anche quando le cose si aggiustano la tutela del diritto non ha più quella immediatezza e velocità che è anche un fattore competitivo del nostro sistema Paese all'interno del mondo. Su questo stiamo votando: sulla certezza del diritto, non su altro.
Consentitemi ancora un'unica osservazione. Ho sentito citare in quest'Aula il nome di Giovanni Falcone. Io non intendevo citare questo nome perché esso non dovrebbe essere strumentalizzato per fini di parte all'interno di una discussione politica. Ma, visto che se ne è parlato, vorrei ricordare che Giovanni Falcone è stato trascinato davanti al Consiglio superiore della magistratura e che in quel Consiglio superiore della magistratura le correnti a cui molti degli ex magistrati qui presenti aderiscono, in particolar modo i Verdi e Magistratura democratica, votarono contro di lui! (Applausi dai Gruppi UDC, FI e AN).
Per favore: manteniamo Falcone come oggetto di devozione, come esempio per i cittadini e per i magistrati davanti agli occhi di tutti gli italiani; non tentiamo di accaparrarlo ad una parte politica! E, se vogliamo fare la storia, cerchiamo di farla con i documenti e attenendoci fedelmente alla verità! (Vivi applausi dai Gruppi UDC, FI e AN. Congratulazioni).