Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 041 del 28/09/2006
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BRUTTI Massimo (Ulivo). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRUTTI Massimo (Ulivo). Signor Presidente, nel voto che stiamo per formulare siamo di fronte ad una scelta che ha un preciso e semplice significato politico: dobbiamo decidere se la maggioranza del Senato ritiene di poter mantenere in vigore, e considerarlo quindi come la definitiva regolamentazione di questa materia, uno dei decreti delegati che si fondano sulla legge in materia di ordinamento giudiziario voluta dal ministro Castelli e dal Governo di centro-destra nella scorsa legislatura. In particolare, dobbiamo decidere se tenere ferme le norme che disciplinano l'organizzazione dell'ufficio del pubblico ministero e degli uffici di procura.
Si tratta di norme rilevanti ai fini dell'esercizio dell'azione penale, dell'indipendenza dei magistrati che esercitano l'azione penale, del rapporto tra questi magistrati e i cittadini, non soltanto quelli che hanno a che fare con la giustizia, perché sui loro comportamenti si svolge un accertamento volto ad individuare responsabilità penali o a scagionarli, ma anche coloro che sono stati vittime o sono familiari delle vittime di reati e che quindi guardano all'esercizio dell'azione penale attendendo, dall'azione indipendente di un magistrato autonomo, il soddisfacimento della loro domanda di giustizia.
Ebbene, voglio essere quanto più chiaro possibile sul punto che è stato qui sollevato dai colleghi dell'opposizione ed anche dal collega Manzione. Conoscete le nostre critiche riguardo al decreto n. 106 e sapete che non abbiamo condiviso, non abbiamo accettato e critichiamo quelle norme. Quell'organizzazione dell'ufficio del pubblico ministero non è per noi soddisfacente, poiché non è tale da garantire l'indipendenza e l'autonomia di ciascun magistrato al quale è riconosciuta dall'ordinamento costituzionale la titolarità dell'esercizio dell'azione penale.
Quelle norme regolano i rapporti fra procuratore capo e sostituti. Le considerazioni del collega Di Lello non sono datate; al contrario, sono tali da rispecchiare una storia: c'è, è vero, una tradizione, una vicenda lunga che è all'origine del dibattito attuale sul rapporto tra procuratore capo e sostituti.
Nell'ambito di un ufficio che ha bisogno di una strutturazione, di un'organizzazione interna e anche della definizione di principi chiari di responsabilità, noi vogliamo norme che stabiliscano un equilibrio e garantiscano una responsabilità. Nell'ambito di un ufficio di tale genere deve esservi una sfera definita e certa di autonomia del singolo magistrato.
Credo di interpretare l'opinione comune, popolare, quella cioè dei più deboli che hanno bisogno di giustizia, se affermo che i cittadini che attendono la tutela dei propri diritti vogliono avere di fronte un magistrato con la spina dorsale dritta, che non si piega al potere politico, che non appartiene a logge massoniche, che non si piega agli ordini, ai suggerimenti ed ai consigli che gli vengono in modo improprio, da qualsiasi parte essi vengano.
Questo magistrato, che è il titolare dell'azione penale, che adempie al suo lavoro e deve rispettare regole di correttezza, a chi risponde del suo operato, della sua correttezza? Al Ministro? Al senatore Manzione? No, all'organo di governo autonomo della magistratura che è l'organo costituzionale competente a governarla.
Una politica forte, un potere politico che ha il senso di sé e della democrazia è rispettoso dei limiti, dei controlli, dei poteri che si bilanciano tra loro ed è rispettoso della sfera di autonomia propria dell'organo di governo autonomo della magistratura. Per queste ragioni di principio non possiamo accettare che il decreto legislativo n. 106 rimanga così come è.
Eravamo pronti ieri, e lo siamo oggi, ad una discussione serena, per definire assieme, con un confronto aperto e senza sbarramenti, nuove norme ampiamente soddisfacenti. Utilizzo questa espressione, perché penso che debbano essere isolate le posizioni oltranziste, per trovare un equilibrio che garantisca l'autonomia del singolo magistrato - che conosce il fascicolo ed adempie al suo lavoro - che è, comunque, necessaria.
Tale autonomia deve essere regolata, gli eccessi devono essere perseguiti in sede disciplinare e gli errori non devono passare inosservati. L'autonomia, tuttavia, è necessaria.
Ricordo la sofferenza di Giovanni Falcone quando il suo procuratore capo gli impediva di svolgere le indagini che riguardavano i rapporti tra la mafia ed autorità ufficiali.
PALMA (FI). Non dici come l'ha trattato il Consiglio superiore!
BRUTTI Massimo (Ulivo). Lo ricordo ed è per me un punto di riferimento per la necessità che avverto di contemperare le esigenze di unitarietà dell'ufficio, di equilibrio e di autonomia dei singoli magistrati.
Ai colleghi che sono intervenuti vorrei dire che su questo terreno non ci sono veti, condizionamenti o rifiuti da parte nostra verso ipotesi di confronto e anche di compromesso. Ma non potete chiedere poi alla maggioranza che ha espresso critiche, in alcuni punti nette e non superabili nei confronti di queste norme, dopo che ieri abbiamo discusso per una giornata e non siamo riusciti a trovare un accordo, di rimangiarsi le proprie posizioni e di dire: lasciamo fermo questo decreto delegato.
Vi ho detto con franchezza le ragioni, per certi versi culturali e ideali, per le quali alcune di queste norme, a nostro giudizio, sono criticabili. Discutiamone, confrontiamoci. In questo momento la nostra posizione è, comunque, quella che sto cercando di esprimere e che altri colleghi prima di me hanno già manifestato. Proprio perché quelle norme non le possiamo sottoscrivere, non le possiamo neanche tenere in vita. La sospensione in questo momento ci aiuterà a costruire un confronto. Non c'è stato nessun veto ieri, nessun condizionamento.
Non formulerei accuse offensive nei confronti dell'opposizione immaginando che qualcuno dall'esterno o dall'interno possa vincolarne e condizionarne le scelte. Perciò respingiamo al mittente alcune delle considerazioni che sono state qui svolte: nessun veto, nessun condizionamento, nessuna pressione da associazioni sindacali e non e dall'esterno di quest'Aula. Le nostre convinzioni le esprimiamo qui, le maturiamo autonomamente e su questa base votiamo e voteremo per la sospensione e contro l'emendamento 1.17. (Applausi dal Gruppo Ulivo).