Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 041 del 28/09/2006

BRUTTI Massimo (Ulivo). La posizione della maggioranza sul decreto delegato n. 106, lungi dall'essere condizionata da veti esterni o da pregiudizi, esprime una precisa valutazione politica: l'attuale disciplina in tema organizzazione degli uffici del pubblico ministero non è idonea a garantire l'autonomia del singolo magistrato, titolare dell'azione penale. I rischi di ingerenza del potere politico nell'attività giudiziaria non sono anacronistici, né vanno dimenticati gli ostacoli che furono posti per via gerarchica all'azione del giudice Falcone: l'indipendenza e l'autonomia del magistrato sono garanzie fondamentali per tutti i cittadini, per gli indagati come per le vittime di reati. La maggioranza non può accogliere la richiesta di mantenere in vigore l'attuale versione del decreto legislativo n. 106 ma, condividendo l'esigenza di regole certe e di responsabilità chiare, è disponibile ad un confronto aperto per trovare una soluzione normativa capace di contemperare esigenze diverse. (Applausi dal Gruppo Ulivo).

 

CARUSO (AN). Riformula l'emendamento 1.17 (v. Allegato A) e conseguentemente ritira gli emendamenti 1.18, 1.19 e 1.20. Rilevato come le considerazioni svolte dal senatore Brutti evidenzino un pregiudizio negativo nei confronti dell'azione dei procuratori capo, giudica l'intervento del senatore Manzione utile ad aprire prospettive diverse nell'esame dell'intero provvedimento. (Applausi dal Gruppo AN).

 

MANTOVANO (AN). L'unanime convinzione dei senatori che i magistrati assolvano con scrupolosa professionalità il loro compito non deve far dimenticare quanto sia inaccettabile che diverse, spesso divergenti, modalità di gestione dell'azione penale incidano sulla libertà delle persone e sulla politica del Paese. (Applausi dai Gruppi AN, UDC, FI e LNP).

 

BIONDI (FI). Stante il trattamento che il CSM ha riservato al giudice Falcone, il riferimento del senatore Brutti appare improprio, mentre l'intervento del senatore Manzione richiama i senatori alla propria coscienza e l'importanza della questione dovrebbe portare il Ministro ad intervenire, sciogliendo il suo proverbiale riserbo. (Applausi dei Gruppi FI e LNP).

 

BUTTIGLIONE (UDC). Gli argomenti in trattazione possiedono connotati prettamente politici, piuttosto che tecnici, come ha chiarito il senatore Manzione. Il dibattito in atto riguarda una riforma, quella del ministro Castelli, che ha cercato di riaffermare l'uniformità dei criteri di esercizio dell'azione penale e quindi il principio della certezza del diritto, contro una visione che, a partire dagli anni '60, ha attribuito al magistrato il ruolo di fattore di evoluzione sociale, di soggetto istituzionale politicizzato e non vincolato all'applicazione dogmatica della legge. Il senatore Brutti ha ricordato il giudice Falcone, ma va rammentato che innanzi al CSM si espressero in senso a lui contrario proprio correnti sindacali della magistratura i cui partiti di riferimento oggi siedono sui banchi della maggioranza. (Vivi applausi dai Gruppi UDC, FI e AN. Congratulazioni).

 

CASTELLI (LNP). Se la votazione in atto dovesse produrre l'accoglimento dell'emendamento 1.17 (testo 2), valuterà l'ipotesi di riconsiderare i successivi emendamenti presentati a sua firma sull'argomento.

 

MASTELLA, ministro della giustizia. Propone l'accantonamento dell'emendamento in votazione e, anche considerata l'ora tarda, il rinvio dell'esame del provvedimento alla giornata di martedì. Ciò darebbe spazio alla ripresa del dialogo tra le parti politiche e al prosieguo del lavoro di composizione delle diverse posizioni iniziato nella giornata di ieri, che appare ancora più indispensabile alla luce delle critiche rivolte al provvedimento dall'interno della maggioranza.

 

SALVI, relatore. Ricorda come, pur nella distinzione delle posizioni politiche e nella difficoltà di raggiungere un accordo generale, nella giornata di ieri si è manifestata la possibilità di individuare una intesa sul decreto legislativo n. 106, che riguarda l'organizzazione delle procure della Repubblica. Invita dunque i presentatori dell'emendamento ad esprimersi in senso favorevole alla proposta di accantonamento.

 

CALDEROLI (LNP). I commi 10 e 11 dell'articolo 100 del Regolamento, inerenti all'accantonamento di una proposta emendativa non sembrano applicabili al caso in esame. Pertanto, rilevando che le posizioni politiche e il parere del Ministro risultano invariati, chiede che si proceda alla votazione anche per dimostrare che il tentativo in atto non è diretto solo a scongiurare un esito del voto segreto non gradito alla maggioranza. (Applausi del senatore Polledri).

 

PRESIDENTE. Non concorda con l'interpretazione data dal senatore Calderoli in quanto nel caso specifico occorre far riferimento all'articolo 92 del Regolamento. Invita i presentatori dell'emendamento a pronunziarsi sulla proposta del Ministro.

 

CARUSO (AN). Si rimette all'Assemblea.

 

SCHIFANI (FI). Proprio le chiusure della maggioranza sul tema in esame hanno determinato nella giornata di ieri l'esito negativo del tentativo di accordo tra le parti politiche. In assenza di posizioni nuove e diverse del Governo e della maggioranza, anche se il ripensamento in atto potrebbe derivare dal tardivo riconoscimento dell'efficacia della riforma, appare inutile accantonare l'emendamento 1.17 (testo 2). (Applausi dai Gruppi FI e LNP).

 

FINOCCHIARO (Ulivo). La questione in esame non ha esclusiva valenza organizzativa, ma investe aspetti complessi all'interno di un quadro di valori che consiglia ponderazione. L'autonomia e l'indipendenza della magistratura e la scelta di attribuire un potere diffuso ai procuratori derivano dalla volontà dei Costituenti di garantire che l'esercizio della giustizia si ispirasse effettivamente al principio dell'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Poiché le divergenze tra maggioranza e opposizione si concentrano sulla questione della titolarità del potere di soluzione del conflitto tra i capi delle procure e i sostituti, il Gruppo, anche in considerazione dell'imminenza dell'orario di chiusura della seduta, è favorevole a dare seguito alla proposta, frutto dell'apprezzabile sforzo del ministro Mastella, tesa a rinviare il seguito dell'esame del provvedimento a martedì. (Applausi dal Gruppo Ulivo).