Legislatura 15ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 041 del 28/09/2006
Azioni disponibili
SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XV LEGISLATURA ------
41a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO (*)
GIOVEDÌ 28 SETTEMBRE 2006
(Antimeridiana)
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Presidenza del vice presidente BACCINI,
indi del vice presidente ANGIUS
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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 43 del 3 ottobre 2006
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)
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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Alleanza Nazionale: AN; Democrazia Cristiana-Partito repubblicano italiano-Indipendenti-Movimento per l'Autonomia: DC-PRI-IND-MPA; Forza Italia: FI; Insieme con l'Unione Verdi-Comunisti Italiani: IU-Verdi-Com; Lega Nord Padania: LNP; L'Ulivo: Ulivo; Per le Autonomie: Aut; Rifondazione Comunista-Sinistra Europea: RC-SE; Unione dei Democraticicristiani e di Centro (UDC): UDC; Misto: Misto; Misto-Italia dei Valori: Misto-IdV; Misto Italiani nel mondo: Misto-Inm; Misto-Partito Democratico Meridionale (PDM): Misto-PDM;Misto-Popolari-Udeur: Misto-Pop-Udeur.
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RESOCONTO SOMMARIO
Presidenza del vice presidente BACCINI
La seduta inizia alle ore 9,37.
Il Senato approva il processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverte che dalle ore 9,40 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Comunica che, in relazione al provvedimento di sospensione della riforma dell'ordinamento giudiziario, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha deciso all'unanimità di posticipare il termine per la votazione degli emendamenti alla seduta pomeridiana di martedì prossimo e di rinviare le dichiarazioni e la votazione finale alla seduta antimeridiana di mercoledì. Conseguentemente, l'orario di chiusura dell'odierna seduta antimeridiana è fissato per le ore 13,30.
Seguito della discussione del disegno di legge:
(635) Sospensione dell'efficacia di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario (Relazione orale)
PRESIDENTE. Riprende l'esame degli articoli, nel testo proposto dalla Commissione. Ricorda che nella seduta pomeridiana di ieri ha avuto inizio la votazione degli emendamenti riferiti all'articolo 1. Ricorda che la Commissione bilancio ha espresso parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sugli emendamenti 4.5, 4.301, 4.6, 4.7 e 4.8. Sono invece improponibili, con diverse motivazioni, gli emendamenti 1.12, 1.24, 1.23, 1.35, 1.317, 1.37, 1.318, 1.26, 1.38, nonché gli emendamenti da 1.46 e 1.59 e gli emendamenti 1.326, 1.95, 1.96, 1.97, 1.102, 1.103, 1.118, 1.431, 1.432, 3.301, 4.0.300, 4.0.301, 4.0.302 e 4.0.303.
PIROVANO (LNP). Dichiara voto favorevole all'emendamento 1.429 e chiede la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Dispone la verifica e avverte che il Senato non è in numero legale. Sospende quindi la seduta per venti minuti.
I lavori, sospesi alle ore 9,45, sono ripresi alle ore 10,05.
PRESIDENTE. Comunica che, per facilitare l'andamento dei lavori, le votazioni avverranno mediante procedimento elettronico, senza registrazione dei nomi.
Su richiesta del senatore PIROVANO (LNP) dispone la verifica del numero legale sulla votazione dell'emendamento 1.429. Avverte che il Senato non è in numero legale e sospende la seduta per venti minuti.
I lavori, sospesi alle ore 10,06, sono ripresi alle ore 10,26.
All'esito della votazione nominale elettronica chiesta dal senatore PIROVANO (LNP), risulta respinto l'emendamento 1.429.
Con votazione elettronica senza registrazione dei nomi, il Senato respinge l'emendamento 1.430.
Con votazione elettronica senza registrazione dei nomi, preceduta da verifica del numero legale, chiesta dal senatore PIROVANO (LNP), è respinto l'emendamento 1.433. Con votazione nominale elettronica, chiesta dal senatore PIROVANO (LNP), è respinto l'emendamento 1.436. All'esito di quattro votazioni elettroniche senza registrazione dei nomi, sono respinti gli emendamenti da 1.434 a 1.438.
PRESIDENTE. Dispone la registrazione della partecipazione al voto del senatore Storace, che ha segnalato il mancato funzionamento della sua postazione elettronica.
SCHIFANI (FI). Ai fini di una maggiore funzionalità dei lavori, invita la Presidenza ad operare affinché i senatori risultino seduti al momento della votazione e a concedere il tempo necessario per l'effettiva esplicazione del voto.
VIZZINI (FI). Per evitare arbitrarie interpretazioni dei fatti, precisa di aver chiesto alla senatrice Bianconi di attivargli il meccanismo di voto essendo momentaneamente seduto in una postazione non fornita di sistema elettronico.
PRESIDENTE. La Presidenza prende atto della dichiarazione del senatore Vizzini e terrà conto delle richieste del senatore Schifani.
Con distinte votazioni elettroniche senza registrazione dei nomi,sono respinti gli emendamenti 1.439 e 1.5.
CASTELLI (LNP). Gli emendamenti 1.6 e 1.306 - per i quali è stata presentata richiesta di votazione a scrutinio segreto - sono volti a limitare la sospensione dell'efficacia dei decreti legislativi nn. 106, 109 e 160 al 15 gennaio 2007. Tra le norme che si vorrebbero sospendere cita quella che affida al procuratore capo la decisione ultima in materia di custodia cautelare: si tratta di questione di grande delicatezza in considerazione dei effetti negativi registratisi in passato a seguito degli eccessi di zelo di numerosi sostituti procuratori. Coglie l'occasione per chiedere al Ministro della giustizia quale sia la posizione che intende assumere in relazione alla vicenda inerente al mandato di arresto per i presunti rapitori di Abu Omar. (Applausi dai Gruppi LNP, AN e FI).
VALENTINO (AN). L'emendamento 1.6 propone, tra l'altro, di limitare al 15gennaio 2007 la sospensione dell'efficacia nella norma che prevede una nuova organizzazione degli uffici delle procure, attraverso l'affidamento al procuratore capo di un ruolo di responsabilità esclusiva dell'ufficio in ragione dell'esperienza da egli maturata, peraltro sottoposta al vaglio del CSM. Anche in considerazione del fatto che alcune procure si sono già uniformate alla norma con risultati positivi, si propone solo un breve differimento per consentire una generalizzata applicazione del decreto legislativo n. 106 agli uffici delle procure. (Applausi dal Gruppo AN e del senatore Castelli).
CENTARO (FI). La riorganizzazione degli uffici delle procure assume rilevanza sotto il profilo della tutela delle libertà fondamentali dei cittadini, meglio garantiti dall'uniformità di indirizzi affidati al solo procuratore capo. Le norme oggetto dell'emendamento investono peraltro altre questioni sensibili, come quella del divieto di iscrizione ai partiti politici per i magistrati, che meritano di essere risolte tempestivamente e non rinviate sine die, come invece sembra fare il provvedimento di sospensione. Il Senato non si troverebbe in questa situazione se il Ministro avesse esplicitato in Commissione le linee cui intendeva ispirare la sua azione nei confronti della riforma Castelli. (Applausi dal Gruppo FI).
Con votazione a scrutinio segreto, chiesta dal senatore CASTELLI (LNP) e da altri senatori, è respinto l'emendamento 1.6 (identico all'emendamento 1.306).
VALENTINO (AN). L'emendamento 1.7 chiede, in particolare, di limitare al 15 gennaio 2007 la sospensione dell'efficacia delle norme che regolano i rapporti tra gli uffici delle procure e la stampa. Poiché si sono registrati molti casi di circolazione di notizie riservate che hanno arrecato pregiudizio sia ai procedimenti giudiziari in corso che alle persone coinvolte, occorre definire la questione quanto prima e nel senso indicato dal decreto legislativo n. 106, che attribuisce al capo dell'ufficio della procura la gestione dei rapporti con gli organi di informazione. (Applausi dai Gruppi AN e LNP).
BIONDI (FI). La questione della segretezza delle informazioni inerenti procedimenti giudiziari va affrontata nell'interesse della giustizia e dei cittadini. Senza ledere la libertà di stampa, appare condivisibile la soluzione di individuare un soggetto preposto ai rapporti con gli organi di informazione in modo tale da assicurare, altresì, una maggiore autorevolezza alle informazioni riferite. (Applausi dai Gruppi FI e AN e del senatore Stiffoni).
Con distinte votazioni elettroniche senza registrazione dei nomi, il Senato respinge gli emendamenti 1.7, 1.8 e 1.302. Con votazione nominale elettronica, chiesta dal senatore PIROVANO (LNP), il Senato respinge l'emendamento 1.301.
BUCCICO (AN). Raccomanda l'approvazione dell'emendamento 1.303, onde evitare, tra gli altri, il rischio di una sanatoria generalizzata degli illeciti disciplinari dei magistrati da parte dell'apposita sezione del CSM, il che trasformerebbe in arbitrio l'obbligatorietà dell'azione disciplinare, da tutti condivisa. (Applausi dai Gruppi AN, FI, UDC e LNP).
CASTELLI (LNP). Con l'emendamento 1.303 si propone una modifica di buon senso, volta a limitare gli effetti negativi del regime transitorio dovuto alla sospensione generalizzata dell'efficacia dei decreti legislativi che la maggioranza si avvia ad approvare. Coglie l'occasione per reiterare l'invito al ministro Mastella ad illustrare la personale opinione sul sequestro Abu Omar e sulle ombre che, anche con riferimento al caso Telecom, si tenta di gettare sull'operato dei Servizi di sicurezza. (Applausi dai Gruppi LNP e FI).
Con votazione elettronica senza registrazione dei nomi, il Senato respinge l'emendamento 1.303.
VALENTINO (AN). La reiezione dell'emendamento 1.304 impedirebbe ai cittadini - quindi anche a quel ceto medio le cui sorti sembrano stare così a cuore al ministro Mastella - di giovarsi delle innovazioni positive apportate dal decreto legislativo n. 106, volte a modernizzare un'amministrazione della giustizia arcaica e obsoleta. (Applausi dal Gruppo AN).
Presidenza del vice presidente ANGIUS
Con distinte votazioni elettroniche senza registrazione dei nomi, il Senato respinge gli emendamenti 1.304, 1.9 e 1.10. Con votazione nominale elettronica, chiesta dal senatore PIROVANO (LNP), il Senato respinge l'emendamento 1.305. Quindi, con distinte votazioni a scrutinio segreto, chieste dal senatore CASTELLI (LNP) e da altri senatori, il Senato respinge gli emendamenti 1.307, 1.308 e 1.309.
VALENTINO (AN). In merito all'emendamento 1.11, è difficile comprendere le ragioni sottese al differimento dell'efficacia di una disposizione che interviene in materia disciplinare prevedendo la sospensione dalle funzioni per il magistrato sottoposto a verifica per ipotesi di accusa particolarmente gravi, a fronte dell'evidente rischio che comporterebbe una vacatio legis.
All'esito di quattro votazioni nominali elettroniche, chieste dal senatore CARRARA (FI), il Senato respinge gli emendamenti da 1.11 a 1.16.
PALMA (FI). La reiezione dell'emendamento 1.17 costituirebbe ulteriore prova del reale intendimento della maggioranza di procedere, al di là delle parole pronunciate in più occasioni, ad una vera e propria controriforma, in ossequio alla cambiale imposta dall'Associazione nazionale magistrati il cui principale interesse permane essere il mantenimento dello status quo, nell'organizzazione delle procure. Una realtà nella quale l'assenza di un centro unitario di responsabilità porta a forme di gestione dell'azione penale contraddittorie, spesso distorte e lesive dei diritti dei cittadini. (Applausi dai Gruppi FI e AN).
MANZIONE (Ulivo). Interviene a titolo personale, non condividendo l'ipotesi di sospensione del decreto legislativo n. 106. Mentre la ricerca di modifiche concordate da apportare agli altri due decreti è impegnativa e laboriosa, essendo molto distanti le posizioni in ordine alla responsabilità disciplinare e al sistema di accesso e di progressione in carriera dei magistrati, è invece possibile raggiungere un accordo sul provvedimento di organizzazione delle procure. Se si ragiona sul concreto funzionamento del modello organizzativo introdotto dal decreto, bisogna riconoscerne gli effetti positivi. La questione essenziale, infatti, non è la titolarità bensì l'unitarietà dell'azione penale e l'esistenza di un coordinamento è garanzia di rispetto del principio di eguaglianza ed efficace antidoto ai rischi di gestione personalistica del potere di inchiesta. Ritiene quindi che il decreto legislativo n. 106 debba essere mantenuto in vigore e corretto. (Applausi dal Gruppo FI e del senatore Zavoli).
BUCCICO (AN). Gli orientamenti della maggioranza, quando non siano fortemente condizionati da una parte della magistratura, discendono comunque da concezioni anacronistiche. I problemi odierni della giustizia consistono, infatti, nell'uso distorto delle misure cautelari, nella spettacolarizzazione della giustizia, nella scelta dei tempi di intervento, nelle invasioni di competenza e nella ricerca di visibilità da parte dei sostituti procuratori. Il principale bene che il legislatore è chiamato a tutelare non è l'attività del magistrato bensì la libertà dei cittadini e, in tale prospettiva, il decreto delegato n. 106 ha disegnato un'organizzazione più razionale dell'ufficio del pubblico ministero, per restituire serietà e unitarietà all'azione penale. (Applausi dai Gruppi AN e FI).
CASTELLI (LNP). La discussione di merito ha favorito il superamento di preconcette posizioni ideologiche e ha insinuato dubbi all'interno della stessa maggioranza sulla opportunità di sospendere l'efficacia di un decreto vigente da mesi, che ha migliorato la funzionalità degli uffici ed è stato apprezzato da alcuni procuratori. Per limitare i danni della sospensione e scongiurare il ritorno ad una situazione caotica, chiede alla maggioranza, che dovrebbe comunque ritenersi soddisfatta dalla sospensione dei decreti nn. 109 e 160, di fare salvo il decreto n. 106 attraverso la votazione per parti separate dell'articolo 1 o la presentazione di un emendamento governativo. (Applausi dai Gruppi LNP e FI. Congratulazioni).
BRUTTI Massimo (Ulivo). La posizione della maggioranza sul decreto delegato n. 106, lungi dall'essere condizionata da veti esterni o da pregiudizi, esprime una precisa valutazione politica: l'attuale disciplina in tema organizzazione degli uffici del pubblico ministero non è idonea a garantire l'autonomia del singolo magistrato, titolare dell'azione penale. I rischi di ingerenza del potere politico nell'attività giudiziaria non sono anacronistici, né vanno dimenticati gli ostacoli che furono posti per via gerarchica all'azione del giudice Falcone: l'indipendenza e l'autonomia del magistrato sono garanzie fondamentali per tutti i cittadini, per gli indagati come per le vittime di reati. La maggioranza non può accogliere la richiesta di mantenere in vigore l'attuale versione del decreto legislativo n. 106 ma, condividendo l'esigenza di regole certe e di responsabilità chiare, è disponibile ad un confronto aperto per trovare una soluzione normativa capace di contemperare esigenze diverse. (Applausi dal Gruppo Ulivo).
CARUSO (AN). Riformula l'emendamento 1.17 (v. Allegato A) e conseguentemente ritira gli emendamenti 1.18, 1.19 e 1.20. Rilevato come le considerazioni svolte dal senatore Brutti evidenzino un pregiudizio negativo nei confronti dell'azione dei procuratori capo, giudica l'intervento del senatore Manzione utile ad aprire prospettive diverse nell'esame dell'intero provvedimento. (Applausi dal Gruppo AN).
MANTOVANO (AN). L'unanime convinzione dei senatori che i magistrati assolvano con scrupolosa professionalità il loro compito non deve far dimenticare quanto sia inaccettabile che diverse, spesso divergenti, modalità di gestione dell'azione penale incidano sulla libertà delle persone e sulla politica del Paese. (Applausi dai Gruppi AN, UDC, FI e LNP).
BIONDI (FI). Stante il trattamento che il CSM ha riservato al giudice Falcone, il riferimento del senatore Brutti appare improprio, mentre l'intervento del senatore Manzione richiama i senatori alla propria coscienza e l'importanza della questione dovrebbe portare il Ministro ad intervenire, sciogliendo il suo proverbiale riserbo. (Applausi dei Gruppi FI e LNP).
BUTTIGLIONE (UDC). Gli argomenti in trattazione possiedono connotati prettamente politici, piuttosto che tecnici, come ha chiarito il senatore Manzione. Il dibattito in atto riguarda una riforma, quella del ministro Castelli, che ha cercato di riaffermare l'uniformità dei criteri di esercizio dell'azione penale e quindi il principio della certezza del diritto, contro una visione che, a partire dagli anni '60, ha attribuito al magistrato il ruolo di fattore di evoluzione sociale, di soggetto istituzionale politicizzato e non vincolato all'applicazione dogmatica della legge. Il senatore Brutti ha ricordato il giudice Falcone, ma va rammentato che innanzi al CSM si espressero in senso a lui contrario proprio correnti sindacali della magistratura i cui partiti di riferimento oggi siedono sui banchi della maggioranza. (Vivi applausi dai Gruppi UDC, FI e AN. Congratulazioni).
CASTELLI (LNP). Se la votazione in atto dovesse produrre l'accoglimento dell'emendamento 1.17 (testo 2), valuterà l'ipotesi di riconsiderare i successivi emendamenti presentati a sua firma sull'argomento.
MASTELLA, ministro della giustizia. Propone l'accantonamento dell'emendamento in votazione e, anche considerata l'ora tarda, il rinvio dell'esame del provvedimento alla giornata di martedì. Ciò darebbe spazio alla ripresa del dialogo tra le parti politiche e al prosieguo del lavoro di composizione delle diverse posizioni iniziato nella giornata di ieri, che appare ancora più indispensabile alla luce delle critiche rivolte al provvedimento dall'interno della maggioranza.
SALVI, relatore. Ricorda come, pur nella distinzione delle posizioni politiche e nella difficoltà di raggiungere un accordo generale, nella giornata di ieri si è manifestata la possibilità di individuare una intesa sul decreto legislativo n. 106, che riguarda l'organizzazione delle procure della Repubblica. Invita dunque i presentatori dell'emendamento ad esprimersi in senso favorevole alla proposta di accantonamento.
CALDEROLI (LNP). I commi 10 e 11 dell'articolo 100 del Regolamento, inerenti all'accantonamento di una proposta emendativa non sembrano applicabili al caso in esame. Pertanto, rilevando che le posizioni politiche e il parere del Ministro risultano invariati, chiede che si proceda alla votazione anche per dimostrare che il tentativo in atto non è diretto solo a scongiurare un esito del voto segreto non gradito alla maggioranza. (Applausi del senatore Polledri).
PRESIDENTE. Non concorda con l'interpretazione data dal senatore Calderoli in quanto nel caso specifico occorre far riferimento all'articolo 92 del Regolamento. Invita i presentatori dell'emendamento a pronunziarsi sulla proposta del Ministro.
CARUSO (AN). Si rimette all'Assemblea.
SCHIFANI (FI). Proprio le chiusure della maggioranza sul tema in esame hanno determinato nella giornata di ieri l'esito negativo del tentativo di accordo tra le parti politiche. In assenza di posizioni nuove e diverse del Governo e della maggioranza, anche se il ripensamento in atto potrebbe derivare dal tardivo riconoscimento dell'efficacia della riforma, appare inutile accantonare l'emendamento 1.17 (testo 2). (Applausi dai Gruppi FI e LNP).
FINOCCHIARO (Ulivo). La questione in esame non ha esclusiva valenza organizzativa, ma investe aspetti complessi all'interno di un quadro di valori che consiglia ponderazione. L'autonomia e l'indipendenza della magistratura e la scelta di attribuire un potere diffuso ai procuratori derivano dalla volontà dei Costituenti di garantire che l'esercizio della giustizia si ispirasse effettivamente al principio dell'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Poiché le divergenze tra maggioranza e opposizione si concentrano sulla questione della titolarità del potere di soluzione del conflitto tra i capi delle procure e i sostituti, il Gruppo, anche in considerazione dell'imminenza dell'orario di chiusura della seduta, è favorevole a dare seguito alla proposta, frutto dell'apprezzabile sforzo del ministro Mastella, tesa a rinviare il seguito dell'esame del provvedimento a martedì. (Applausi dal Gruppo Ulivo).
DI LELLO FINUOLI (RC-SE). Esistono le condizioni per raggiungere un'intesa in materia di organizzazione degli uffici delle procure ed è pertanto favorevole alla proposta del ministro Mastella. Non vi è infatti una pregiudiziale contrarietà ad una organizzazione gerarchica dell'ufficio, anche in considerazione della necessità di limitare gli eccessi di spettacolarizzazione della giustizia e le esternazioni in corso di processo da parte di magistrati: la questione da dirimere è quella del soggetto deputato a decidere caso di conflitto tra il capo dell'ufficio e i sostituti procuratori. Mentre non è pensabile affidare tale potere al procuratore generale, come previsto dalla riforma, quanto meno per i rischi di conflittualità in seno alla procura che potrebbero derivare, è possibile valutare l'ipotesi di un affidamento in via non esclusiva. Ciò potrebbe rappresentare lo spiraglio per riaprire il confronto e trovare l'intesa su una della parti nodali della riforma Castelli. (Applausi dai Gruppi RC-SE e Ulivo. Congratulazioni).
PIROVANO (LNP). Il richiamo all'articolo 92 del Regolamento per l'accantonamento dell'emendamento 1.17 (testo 2) è improprio ed il Presidente avrebbe dovuto riferirsi all'articolo 100, commi 10 e 11, del Regolamento. Pur tuttavia tali ultime norme non sono applicabili alla richiesta del Ministro e pertanto chiede di proseguire nelle votazioni. (Applausi del senatore Polledri).
PRESIDENTE. Il riferimento all'articolo 92 del Regolamento è corretto, anche se l'intenzione della Presidenza tende a coincidere con quella del senatore Pirovano.
D'ONOFRIO (UDC). La proposta del Ministro lascia presumere l'intendimento di adottare sulla controversa questione una posizione diversa rispetto a quella finora prospettata dalla maggioranza. Pertanto la sua parte politica la accoglie favorevolmente.
MATTEOLI (AN). La proposta del Ministro sembrerebbe ascriversi a risultato favorevole per l'opposizione e pertanto concorda con il rinvio alla prossima settimana dell'esame delle questioni sottese agli emendamenti. (Applausi dal Gruppo AN).
MASTELLA (Misto-Pop-Udeur). La proposta non nasce da presunte difficoltà in seno alla maggioranza ma dal dovere di individuare la migliore soluzione possibile per le questioni inerenti l'ordinamento giudiziario, favorendo il confronto e l'intesa tra le parti politiche.
SALVI, relatore. Apprezzando la volontà di approfondire le questioni controverse, manifesta la disponibilità ad avviare il confronto che potrebbe tenersi informalmente già nella giornata odierna invece della prevista seduta della Commissione giustizia.
SCHIFANI (FI). Avendo apprezzato la disponibilità manifestata dal senatore Di Lello Finuoli a discutere dell'organizzazione dell'ufficio del pubblico ministero, si esprime in senso favorevole per un impegno teso a scongiurare la sospensione del decreto legislativo n. 106, o quanto meno delle parti più qualificanti. Anche in considerazione della contrarietà manifestata dal gruppo della Lega, sarebbe preferibile però concordare una chiusura anticipata della seduta. (Applausi dal Gruppo FI).
PRESIDENTE. In considerazione della larga convergenza registratasi, la Presidenza è favorevole a tale ultima ipotesi, che era stata peraltro anticipata dal Ministro della giustizia. Rinvia pertanto il seguito della discussione del disegno di legge n. 635 ad altra seduta.
Disegno di legge (228) fatto proprio da Gruppo parlamentare
PALERMI (IU-Verdi-Com). Comunica che il disegno di legge n. 228 è fatto proprio dal Gruppo ai sensi dell'articolo 79 del Regolamento del Senato.
Per lo svolgimento di interrogazioni
TECCE (RC-SE). Sollecita la risposta alle interrogazioni 3-00124, sui canoni demaniali, e 3-00144.
MALAN (FI). Reitera la sollecitazione per lo svolgimento dell'interrogazione 3-00097 circa le modalità con cui fu decisa dal Governo l'apposizione della fiducia al cosiddetto decreto Bersani.
SELVA (AN). Sollecita ancora una volta la risposta all'interrogazione 3-00055 sulla violazione di diritti umani in Cina, in particolare sulla persecuzione nei confronti di un vescovo cinese, stigmatizzando che il Governo non abbia provveduto a rispondere prima del viaggio del Presidente del Consiglio in Cina. (Applausi dai Gruppi AN e FI).
PRESIDENTE. La Presidenza si attiverà nel senso richiesto dagli intervenuti. Dà annunzio della mozione e delle interrogazioni pervenute alla Presidenza (v. Allegato B) e toglie la seduta.
La seduta termina alle ore 13,21.
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del vice presidente BACCINI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,37).
Si dia lettura del processo verbale.
VENTUCCI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del giorno precedente.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,40).
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Informo l'Assemblea che la Conferenza dei Capigruppo ha deciso all'unanimità, in merito al disegno di legge di sospensione dell'efficacia di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario, che martedì pomeriggio si continueranno ad esaminare gli emendamenti e mercoledì, nella seduta antimeridiana, vi saranno le dichiarazioni di voto e il voto finale.
Per quanto riguarda la seduta odierna, i Capigruppo hanno stabilito all'unanimità che essa terminerà alle ore 13,30.
Seguito della discussione del disegno di legge:
(635) Sospensione dell'efficacia di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario (Relazione orale) (ore 9,42)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 635.
Riprendiamo l'esame degli articoli, nel testo proposto dalla Commissione.
Ricordo che nella seduta pomeridiana di ieri ha avuto inizio la votazione degli emendamenti riferiti all'articolo 1.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.429.
PIROVANO (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIROVANO (LNP). Signor Presidente, con l'emendamento in esame si propone la sospensione fino al 31 gennaio 2007 dell'efficacia del comma 8 dell'articolo 26, che così recita: «I magistrati che, prima dell'espletamento di uno dei concorsi di cui all'articolo 12, hanno ricevuto l'applicazione di una sanzione disciplinare superiore all'ammonimento, sono ammessi ai medesimi concorsi dopo il maggior numero di anni specificatamente indicato nella sentenza disciplinare definitiva. Detto periodo di maggiorazione temporale non può essere, comunque, inferiore a due né superiore a quattro anni, rispetto a quanto previsto dall'articolo 12, commi 3, 4 e 5, e dal capo VIII».
Signor Presidente, nell'auspicare un voto favorevole dell'Assemblea, chiedo la verifica del numero legale.
Verifica del numero legale
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato non è in numero legale.
Sospendo la seduta per venti minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 9,45, è ripresa alle ore 10,05).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 635
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Per facilitare i nostri lavori, le votazioni saranno effettuate mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, in modo tale da avere una visione immediata della situazione in Aula.
Passiamo nuovamente alla votazione dell'emendamento 1.429.
Verifica del numero legale
PIROVANO (LNP). Chiediamo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato non è in numero legale.
Sospendo la seduta per venti minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 10,06, è ripresa alle ore 10,26).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 635
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Passiamo nuovamente alla votazione dell'emendamento 1.429.
PIROVANO (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutino simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Prima di procedere con i nostri lavori ricordo che su tutti gli emendamenti presentati all'articolo 1 del disegno di legge in discussione vi è il parere contrario del relatore e del rappresentante del Governo.
Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pirovano, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.429, presentato dal senatore Castelli.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione mediante procedimento elettronico:
| Senatori presenti | 302 |
| Senatori votanti | 301 |
| Maggioranza | 151 |
| Favorevoli | 146 |
| Contrari | 154 |
| Astenuti | 1 |
Il Senato non approva.
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 635
PRESIDENTE. Come ho già anticipato in apertura di seduta, è stato stabilito di votare tutti gli emendamenti attraverso procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, per evitare successive verifiche. Pertanto, salvo richieste specifiche di altro tipo, si procederà in tal senso.
Metto ai voti, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, l'emendamento 1.430, presentato dal senatore Castelli.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione mediante procedimento elettronico:
| Senatori presenti | 298 |
| Senatori votanti | 297 |
| Maggioranza | 149 |
| Favorevoli | 143 |
| Contrari | 152 |
| Astenuti | 2 |
Il Senato non approva.
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 635
PRESIDENTE. Gli emendamenti 1.431 e 1.432 sono improponibili.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.433.
Verifica del numero legale
PIROVANO (LNP). Chiediamo la verifica del numero legale.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.
(Segue la verifica del numero legale).
Il Senato è in numero legale.
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 635
PRESIDENTE. Metto ai voti, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, l'emendamento 1.433, presentato dal senatore Castelli.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva.
Metto ai voti, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, l'emendamento 1.434, presentato dal senatore Castelli.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva.
Metto ai voti, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, l'emendamento 1.435, presentato dal senatore Castelli.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.436.
PIROVANO (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pirovano, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.436, presentato dal senatore Castelli.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:
| Senatori presenti | 300 |
| Senatori votanti | 297 |
| Maggioranza | 149 |
| Favorevoli | 143 |
| Contrari | 152 |
| Astenuti | 2 |
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 635
PRESIDENTE. Metto ai voti, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, l'emendamento 1.437, presentato dal senatore Castelli.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (Il senatore Storace fa presente che la sua postazione elettronica non funziona).
Prego gli assistenti di verificare la funzionalità della postazione del senatore Storace e i senatori segretari di mettere a verbale la sua presenza e la sua votazione.
Metto ai voti, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, l'emendamento 1.438, presentato dal senatore Castelli.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva.
SCHIFANI (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCHIFANI (FI). Signor Presidente, vorrei pregarla di invitare tutti i colleghi a rimanere seduti al proprio posto, per consentire ai senatori segretari di svolgere le operazioni di controllo del voto.
Inoltre, signor Presidente, vorrei che venisse concesso a tutti i colleghi qualche secondo ulteriore per effettuare la propria votazione. Infatti, purtroppo, nel bene o nel male, non siamo abituati ai ritmi della Camera dei deputati perché in questo ramo del Parlamento qualche secondo in più durante le votazioni è sempre stato concesso, nell'interesse di tutta l'Assemblea, non certo soltanto dell'opposizione.
VIZZINI (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VIZZINI (FI). Signor Presidente, poco fa nel corso della votazione ero seduto presso una postazione che non è fornita di sistema elettronico; pertanto, non essendo per me agevole votare, ho chiesto alla senatrice Bianconi di premere al mio posto il tasto nella postazione accanto alla sua.
Dal momento che tutto questo è stato correttamente ripreso da chi esercita il proprio mestiere di fotografo, vorrei che restasse a verbale questa mia precisazione al fine di evitare che si pensasse che la collega ha votato per due.
PRESIDENTE. Senatore Vizzini, la sua presenza è di per sé già un'autorevole testimonianza.
In merito al richiamo del capogruppo di Forza Italia, senatore Schifani, credo che una maggiore possibilità per i colleghi di esercitare il proprio diritto di voto sia un auspicio della Presidenza. Ci atterremo quindi ad una maggiore elasticità.
Metto ai voti, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, l'emendamento 1.439, presentato dal senatore Castelli.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Ciascun collega deve votare per sé; è superfluo ripeterlo.
Il Senato non approva.
Metto ai voti, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, l'emendamento 1.5, presentato dal senatore Caruso e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.6, identico all'emendamento 1.306.
Comunico che da parte del prescritto numero di senatori è stata avanzata la richiesta di votazione a scrutinio segreto.
CASTELLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTELLI (LNP). Signor Presidente, l'emendamento 1.6 riguarda un tema molto importante, cioè la possibilità concessa al procuratore capo nell'attuale legge, che ricordo vigente, di prendere la decisione ultima sulle custodie cautelari. Abbiamo avuto troppi esempi in questi ultimi anni di procuratori un po' avventurosi. Non più tardi di qualche anno fa alcuni di essi volevano porre sotto custodia cautelare - o detto in termini magari meno aulici mettere in galera - mezza Italia, compresa una nutrita serie di parlamentari e di Ministri.
Noi siamo intervenuti su questo tema con la legge sull'ordinamento giudiziario per evitare che qualche procuratore (e purtroppo ci sono), forse perché troppo entusiasta ed innamorato del proprio lavoro, potesse recare danni enormi al Paese. Abbiamo anche altri esempi in questi giorni di procuratori più importanti che hanno procurato gravissimi danni al Paese sul piano internazionale.
Tra l'altro, considerando la presenza in Aula del ministro Mastella, egli potrebbe rispondere su una questione relativamente alla quale la sinistra tace: la vicenda degli arresti per i cosiddetti rapitori, o presunti tali, di Abu Omar. Cosa è accaduto? Un procuratore, anche in questo caso entusiasta, ha cercato di disintegrare nei fatti i nostri Servizi segreti e, anziché cercare di perseguire i terroristi, ha cercato di perseguire i cacciatori di terroristi. (Applausi dai Gruppi LNP e FI).
Fortunatamente, chi ha scritto il codice di procedura penale - e non è stata la Casa delle Libertà in quanto è stato scritto tanti anni fa (l'ultima versione importante risale al 1989) - ha previsto nella norma una questione molto importante. Di fronte a questioni di natura internazionale per le quali siano in gioco la sicurezza dello Stato, il buon nome dello Stato e i rapporti internazionali l'ultima decisione (come è giusto che sia) spetta al Ministro, rappresentante del popolo in quanto sostenuto dalla maggioranza votata dalla maggior parte del popolo. Il Ministro, appunto, deve rispondere in ultima analisi su questo tema.
Di fronte a una richiesta del genere, che di fatto devastava e ha devastato già in modo irreversibile il nostro attuale sistema dei Servizi segreti (soprattutto il SISMI) e che rischiava anche di apportare un vulnus pesantissimo nei rapporti internazionali, soprattutto con il nostro partner americano, io mi sono avvalso di questo potere e ho rifiutato di avallare l'arresto dei presunti rapitori. Per questo motivo, sono stato attaccato dal procuratore perché in Italia è normale che un procuratore attacchi i Ministri e chi fa politica. Questo malcostume è ormai accettato come normale nel nostro Paese. Sono stato attaccato anche da una parte di coloro i quali in questo momento siedono in quest'Aula. La vicenda è stata sottoposta all'esame del Parlamento europeo ed è arrivata anche alle soglie dell'ONULa vicenda è rimasta tale, non è cambiata, è quella; però è cambiato il Governo.
Non mi risulta che l'attuale Governo abbia controfirmato quei mandati d'arresto. Vorrei che il ministro Mastella ci dicesse a che punto è la questione, perché delle due l'una: o sta agendo esattamente come ho agito io - e allora forse avevo ragione - oppure vi sono altre questioni in ballo che ci piacerebbe, anzi avremmo diritto, di conoscere.
Avevo presentato anche alcune interrogazioni in materia, alle quali però al momento non è stata data risposta; forse questa potrebbe essere l'occasione per capire cosa sta succedendo su questa delicatissima materia. (Applausi dai Gruppi LNP, AN e FI).
VALENTINO (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALENTINO (AN). Signor Presidente, l'emendamento 1.6, in un certo qual modo, interpreta quello che è lo spirito della legge; uno spirito che noi non apprezziamo, ma al quale naturalmente non siamo ostili nel corretto dibattito che deve caratterizzare i rapporti tra forze politiche di maggioranza e di opposizione.
Fra le cose che si sono lamentate discutendo del nuovo ordinamento giudiziario vi è stata anche la cosiddetta gerarchizzazione degli uffici delle procure. Si è sostenuto - devo dire da parte di osservatori superficiali - che il nuovo corso non avrebbe potuto realizzarsi in maniera compiuta proprio perché ormai i tempi dell'entrata in vigore incombevano, la legge è in vigore, e le difficoltà degli uffici erano tali da non consentire un'organizzazione acconcia ed opportuna, un'organizzazione pronta ad affrontare il nuovo corso della vita delle procure che si caratterizza per il ruolo centrale - certamente diverso rispetto al passato - del procuratore della Repubblica.
Il procuratore della Repubblica - come è a tutti noto - è il capo dell'ufficio, è un uomo le cui capacità professionali sono state valutate dal Consiglio superiore della magistratura; egli occupa quindi una postazione di grande responsabilità e per la legge che è stata licenziata nella scorsa legislatura deve essere il responsabile esclusivo di tutte queste prerogative.
Si è detto che l'organizzazione che sarebbe seguita a questo nuovo impianto non poteva esaurirsi nel tempo breve che era di fronte. Bene, ritengo che entro il 15 gennaio 2007 - è questo lo spirito del nostro emendamento - si consenta al procuratore della Repubblica, agli uffici di procura, di organizzarsi in maniera adeguata in relazione alle rinnovate esigenze. Sottolineo, comunque, che i titolari di alcune procure consistenti, di uffici giudiziari di grandi città hanno già dichiarato di essersi uniformati al nuovo corso e che i loro uffici lavorano in maniera efficace e produttiva.
Non posso quindi non cogliere la speciosità della sospensione, che non è riconducibile a quella che dovrebbe essere un'esigenza degli uffici, bensì a tutte quelle complesse valutazioni politiche che abbiamo fatto nel corso di questa discussione, che sono riferibili ad alcuni settori - dico alcuni settori - della magistratura che ne hanno ispirato la trattazione.
Signor Presidente, è ormai nelle cose lamentare alcuni comportamenti disinvolti di giovani procuratori, non solo i procuratori anziani i quali - vi è stato fatto cenno poc'anzi dal senatore Castelli - operano con piena consapevolezza di ciò che fanno; io non discuto che vi sia una consapevolezza, è un disegno giudiziario, per l'amor del cielo, che ha una sua logica, vedremo poi quale sorte subirà. Tuttavia, non vi è dubbio che le procure sono anche caratterizzate da presenze la cui esperienza certamente non è pari all'importanza della funzione alla quale si assolve.
È allora necessario e indispensabile che il ruolo del procuratore capo sia un ruolo incidente, un ruolo di controllo, un ruolo di stimolo, un ruolo di verifica, che il quadro d'insieme della situazione nella sua complessità - perché ogni processo è una situazione complessa - venga sottoposto all'esperienza del procuratore della Repubblica. Un'esperienza della quale l'organo di autogoverno ha preso atto, tant'è che quella funzione gli è stata affidata.
Signor Presidente, il vecchio ordinamento prevedeva che fosse sempre il procuratore della Repubblica, a meno che non si decidesse di operare scelte diverse. Invece, i tempi imposti dalla nuova legge sono diversi. Si è titolari di uffici apicali per quattro anni; incarico che può essere rinnovato. Vivaddio! Se in questi quattro anni il detentore di una responsabilità così compiuta e così impegnativa dà luogo a comportamenti discutibili ed opinabili non gli si rinnova l'incarico.
Mi sembra importante tener conto della logica e dell'esperienza che stiamo attraversando ormai da troppi anni. Signor Presidente, i casi particolari sono sempre imbarazzanti, però vorrei capire la ragione per la quale alcuni giovani ed ineffabili magistrati dell'ufficio della procura della Repubblica commettono sistematicamente errori in tema di competenza territoriale senza che nessuno se ne occupi, tant'è vero che continuano a restare dove sono e a reiterare i loro errori.
È pur vero che talvolta capita che colpiscano anche personaggi screditati, ma è altrettanto vero che l'errore lo si commette reiteratamente. Il Consiglio superiore, che io sappia, non fa nulla, così come gli organi preposti all'intervento. Continuiamo a sbagliare nella piena, consapevole soddisfazione che l'errore è appagante perché evoca mille suggestioni e consente al magistrato di Canicattì - cito casualmente questa città per non turbare il mio amico lucano Nicola Buccico - che una vicenda avvenuta a Milano possa essere indagata dal magistrato lucano. Mi chiedo cosa rappresenti tutto questo; cosa sia tutto questo disordine, questo caos, questa mancanza di certezze e di regole. Mi chiedo, inoltre, in che modo reagisca l'opinione pubblica e quale disagio avverta di fronte alla magistratura, organo di garanzia, che si comporta in tale maniera.
Ebbene, stabiliamo delle regole e creiamo situazioni tranquillizzanti. Un magistrato che abbia esperienza e qualità riconosciute può tenere in mano situazioni che ad altri sono sfuggite e che continuano a sfuggire.
Ecco la ragione per la quale sollecitiamo questo breve differimento, accogliendo le notizie giunte dalla stampa ed avanzate da alcuni uffici circa l'opportunità di avere un margine di tempo adeguato al fine di poter meglio organizzare gli uffici. Il mese di gennaio 2007, signor Presidente, potrebbe essere una data giusta. (Applausi dal Gruppo AN e del senatore Castelli).
CENTARO (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CENTARO (FI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, in alcune delle parti dei decreti delegati di cui stiamo esaminando la richiesta di sospensione avanzata con il disegno di legge del Governo vi sono alcuni riferimenti diretti a diritti fondamentali del cittadino sanciti dalla Costituzione. E tali riferimenti diretti precludono la possibilità che vi siano differimenti di mesi, se non di anni, perché dobbiamo ipotizzare un meccanismo che eviti nel modo più assoluto quegli inconvenienti e quei problemi brillantemente espostidai colleghi intervenuti prima di me.
Si deve evitare che vi possa essere una procura della Repubblica in cui da un ufficio all'altro vi sia difformità di indirizzo in materie particolarmente critiche quali la libertà personale, l'ablazione, seppure momentanea, dei beni appartenenti ai cittadini.
È necessario che non vi possano essere più episodi come quello accaduto in Sicilia, in cui un procuratore della Repubblica ha attaccato l'indirizzo del proprio ufficio alla vigilia dell'udienza del tribunale del riesame. Bisogna cioè che vi sia la possibilità per l'ufficio giudiziario di avere una linea e quindi la necessità che il visto, l'indirizzo di carattere generale espresso dal procuratore della Repubblica possa essere assolutamente cogente, possa dare una uniformità di giurisprudenza in grado di assicurare certezza del diritto al cittadino.
E allora è evidente che già solo ponendo mente a questa problematica non è pensabile che vi possano essere rinvii ad un anno: quando parliamo del mese di luglio 2007 come possibilità ipotetica di sospensione per poi arrivare ad eventuali modifiche o altro dei decreti delegati dell'ordinamento giudiziario facciamo di tutta l'erba un fascio e ci rendiamo conto che trattiamo questioni veramente sensibili come questa accanto ad altre meramente organizzative che possono tranquillamente essere rinviate e meditate con maggior tempo a disposizione.
Queste sono questioni sensibili, su cui non possiamo che richiedere una meditazione rapida con un indirizzo chiaro e stabile, per evitare quell'anarchia pericolosissima, quella difformità di vedute e quella impossibilità di assicurare la certezza del diritto auspicata dai cittadini.
Ma non sono solo queste le norme. Ve ne sono altre nel decreto delegato riguardante il procedimento disciplinare che toccano direttamente la possibilità per il magistrato di iscrizione ai partiti politici (c'è già nella Costituzione un divieto di iscrizione al partito politico, ma deve essere normato nella legge ordinaria e deve avere un'ulteriore esplicazione per quegli enti, quelle organizzazioni parapolitiche che ruotano attorno ai partiti politici, bracci indiretti del loro modo di esplicarsi sul territorio), così come la libertà di espressione da parte del magistrato, la libertà di critica. Sono tutte materie su cui bisogna interrogarsi ed approfondire, ma che necessitano una decisione immediata. Non possiamo anche in questo caso far sì che vi sia un ritorno al passato tout court in attesa che da qui al mese di luglio 2007 vi possa essere la possibilità di capire e modificare la precedente riforma.
E torniamo alla polemica d'origine: se a tutto questo avessimo pensato prima, se si fosse avuta una possibilità di discussione attraverso linee di indirizzo programmatiche del Governo già dal momento dell'arrivo in Commissione del disegno di legge non vi sarebbe stato bisogno di sospensioni di lungo termine; le questioni sensibili, a cuore a tutti e che certamente tutti percepiscono per la loro importanza e che non hanno alcun contenuto ideologico né persecutorio ma tendono ad assicurare, esse sì, la vera autonomia e indipendenza della magistratura da condizionamenti politici di qualsiasi tipo, sarebbero certamente state risolte, ed in tempi brevi.
Ecco perché su queste parti è necessario che la sospensione arrivi non oltre il mese di gennaio 2007: sono in gioco diritti fondamentali del cittadino magistrato, ma anche del cittadino che si trova ad essere interessato dai procedimenti giudiziari. Ecco perché su questi momenti sensibili il Parlamento, il mondo politico tutto deve assumersi la responsabilità di decisioni immediate e non di rinvii sine die che porranno in uno stato di pressoché totale anarchia, così com'era quello previgente alla riforma del ministro Castelli, l'ordinamento giudiziario, l'amministrazione della giustizia e, soprattutto, la certezza dei diritti dei cittadini. (Applausi dal Gruppo FI).
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione a scrutinio segreto risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indìco, ai sensi dell'articolo 113, comma 4, del Regolamento, la votazione a scrutinio segreto, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.6, presentato dal senatore Caruso e da altri senatori, identico all'emendamento 1.306, presentato dal senatore Castelli.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Pregherei tutti i colleghi di rimanere seduti durante lo svolgimento della votazione; ciascun senatore deve corrispondere alla propria scheda.
I segretari sono pregati di verificare l'attendibilità del voto sia da una parte che dall'altra. (Brusìo. Richiami del Presidente). Colleghi, per favore, i segretari stanno effettuando le verifiche. Si prega di riconsegnare le schede incustodite alla Presidenza.
Il Senato non approva. (v. Allegato B)
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 635
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.7.
VALENTINO (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALENTINO (AN). Signor Presidente, anche l'emendamento 1.7 tratta un tema particolarmente sensibile. (Forte brusìo).
PRESIDENTE. Scusate, colleghi, il senatore Valentino sta svolgendo un suo intervento; pregherei quindi i colleghi di contenersi un minimo per consentire a tutti di esprimersi.
VALENTINO (AN). Grazie, signor Presidente. Il tema trattato da questo emendamento è un tema sensibile, di grande attualità e riguarda il rapporto tra gli uffici giudiziari, tra gli uffici di procura e la stampa. Credo che da tutte le parti si sia, nel corso di questi anni, colto con grande disagio la natura particolare del rapporto che si è venuto a creare tra alcune procure e la stampa. Si tratta di un rapporto complesso e particolare nel quale vengono privilegiate alcune testate rispetto ad altre. Siamo in presenza di un legame che poi fatalmente induce al sospetto che la violazione di alcuni segreti debba essere riconducibile ai personaggi che governano l'inchiesta e non già a tutto quel mondo che vi vive intorno.
Ho colto, nel corso del dibattito che si è svolto in queste giornate, come sia stata sottolineata l'impossibilità di risalire tout court, per principio, all'eventuale responsabilità del magistrato. Non c'è nulla che consenta di stabilire che sia lui a far circolare alcune notizie; però è altrettanto vero che il sospetto diventa invincibile, signor Presidente, perché è il personaggio più autorevole, soprattutto quando le vicende sono nutrite di attenzione particolare, che può assumersi la responsabilità di far circolare notizie riservate. È un tema antico sul quale ci confrontiamo da tempo. Nessun esito sortiscono, ahimè, le denunzie che vengono fatte da coloro che vedono i loro nomi esposti sulle prime pagine dei giornali, senza che alcuna ragione giustifichi l'accaduto e senza che tutte quelle verifiche, che devono essere segrete per definizione, si siano svolte.
Ecco allora che il nuovo ordinamento giudiziario interviene su questa che possiamo definire, senza ombra di dubbio, una delle tante patologie giudiziarie dei tempi che stiamo vivendo. Interviene stabilendo regole, dicendo che l'unico soggetto abilitato ad interloquire con la stampa è il procuratore della Repubblica, il soggetto cui sono state attribuite le funzioni per tutte quelle ragioni che ho avuto l'onore di rassegnare all'Assemblea nel corso del mio intervento precedente. Ogni rapporto con l'organo di informazione deve transitare attraverso il filtro del procuratore della Repubblica e dell'ufficio che egli va a realizzare per la trattazione di questo aspetto. Vi è, signor Presidente, un divieto netto ed assoluto, da parte degli altri magistrati, di avere interlocuzioni con la stampa sui processi in corso.
Si sostiene poi quello che è un principio reclamato da tempo da tutti coloro che queste materie hanno osservato e che si sono impegnati perché si realizzassero nella maniera migliore. Ogni qual volta si tratta di una certa vicenda giudiziaria, non bisogna mai far cenno a chi sia il soggetto, la persona fisica dell'ufficio impegnata, bensì, impersonalmente, all'ufficio. Credo che questa sia una saggia soluzione e che anch'essa, che probabilmente imporrà dei tempi di coordinamento e organizzazione, possa essere predisposta in maniera opportuna entro la data del mese di gennaio 2007.
Quindi, non è traumatico il cambiamento di assetti; sarebbe forse traumatico il cambiamento di mentalità. Si possono però creare tutte le condizioni perché, entro un periodo congruo, la legittima esigenza e necessità dell'opinione pubblica di conoscere, per quanto è possibile conoscere, notizie che afferiscono a vicende giudiziarie possa essere appagata attraverso questo ufficio di interlocuzione ufficiale con la stampa, cioè attraverso un organo che cauteli tutti.
Tenete conto, signori colleghi, che ogni notizia che venga propalata senza le opportune cautele è una notizia che crea sì pregiudizio al soggetto che la subisce, ma crea soprattutto pregiudizio al processo. Infatti, se il nostro legislatore ha previsto la segretezza, come momento fondante di tutta la fase scritta dell'indagine giudiziaria, evidentemente vi è una ragione di tutela della miglior valutazione del clima che si deve costituire intorno, delle attenzioni che si debbono realizzare quando si tratti di vicende delicate, come qualunque processo è.
Penso che differire a luglio un aspetto così importante ed avvertito della complessa materia giudiziaria sia soltanto un atto che non trova alcuna giustificazione logica. Valutiamo che possa sussistere un'esigenza organizzativa da parte degli uffici, ma allora diamo loro un termine adeguato perché si possano attrezzare.
Vedete, signori, questo articolo, del quale chiediamo l'immediata entrata in vigore, sanziona la notizia che direttamente passi dal magistrato delegato alla stampa; ed è bene che sia così.
È stato riportato in quest'Aula dal senatore Castelli - se ricordo bene - il singolare caso di alcuni difensori che non chiesero copia degli interrogatori che il loro assistito aveva reso davanti a un giovane sostituto procuratore della Repubblica e, il giorno seguente, dopo aver rilevato che vi erano alcune difficoltà di realizzazione di quel piccolo documento, perché potesse essere utilizzato dalle difese, si ritrovarono puntualmente, su tutti i giornali italiani, persino le virgole di quello stesso interrogatorio.
Signor Presidente, se questa è la realtà, se alcuni giovani magistrati si fanno prendere dall'ansia di apparire e non dall'esigenza di comprendere la gravità del compito che svolgono, se tali magistrati cedono nell'interlocuzione con la stampa, i disagi che ne derivano sono grandi e assolutamente non di poco momento. Ecco la ragione per la quale è bene che gli uffici e i rapporti siano governati dai loro capi con rigore, con saggezza, con cultura giuridica e con esperienza.
Bisogna aspettare il mese di luglio del 2007 perché si realizzi questa esigenza che l'opinione pubblica reclama? Mi auguro che il Senato si renda interprete di tale necessità e, accogliendo il messaggio che viene dall'opinione pubblica, voglia approvare l'emendamento 1.7 al nostro esame. (Applausi dai Gruppi AN e LNP).
BIONDI (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIONDI (FI). Signor Presidente, sarà per il mio inesauribile ottimismo, ma continuo a rivolgermi a tutti i colleghi - ovviamente, nessuno escluso, perché a tutti porto rispetto e a taluni anche qualcosa di più, per consuetudine di vita - sperando che le argomentazioni espresse non siano frutto di una valutazione aprioristica, sia da un lato che dall'altro.
Sono stato Ministro della giustizia, ho incontrato tante difficoltà anche con alcuni degli amici qui presenti, ma ho sempre ritenuto che il valore della funzione che si svolge in questi campi debba consentire, ovviamente, la facoltà di critica e la scelta anche di temi aspri: nei miei confronti sono stati asperrimi. Pertanto, non me la prendo se vengono sollevate delle polemiche.
Tuttavia, sul tema della segretezza credo sinceramente che dovremmo essere d'accordo, perché - come ha detto benissimo il senatore Valentino - la segretezza non è un bene che appartiene ad una casta che vuol essere segreta per poter fare ciò che vuole. La segretezza attiene ad un'impostazione che nel processo penale è necessaria perché una parte delle indagini non venga resa nota e perché i soggetti interessati siano tutelati nella loro reputazione in funzione di ciò che la Costituzione, non a parole e non formalmente, dice essere la presunzione, non di innocenza, ma di non colpevolezza; l'innocenza è un'altra cosa, è qualcosa di più della non colpevolezza.
C'è un segreto che riguarda il cittadino e l'indagine. Vogliamo tutelarlo? Come originano questi fiumi carsici che partono dagli uffici e arrivano sempre ai giornali? Io faccio l'avvocato da tantissimi, troppi anni, e mi è capitato di non avere avuto ancora un verbale e di leggerlo invece su un settimanale che è sempre informato, che offre gli stessi nomi e gli stessi soggetti. Perché? Non credo che la responsabilità sia dei giudici. Sono questi grandi indagatori, questi soggetti capaci di controllare tutto e di vedere nell'indagine la proiezione di ciò che Calamandrei chiamava «istinto venatorio»: si arriva a colpire la vittima nella speranza che sia poi quella giusta. Vedremo poi: provideant iudices. Dopo si vedrà se era destinata o no all'iniziativa penale. Questi stessi soggetti, dotati di un tale dono di natura, non riescono mai a scoprire chi nel loro ufficio non svolge un'azione di verifica, di controllo.
Come mai? Come si fa a ritenere che non ci sia questo controllo? Se anche qualcuno sollecita, si va a Brescia, tanto per non fare nomi, e si a vedere che gli stessi che controllano i controllori non trovano mai nulla. Perché? La domanda non è rivolta ad una illegittima suspicione nei confronti dei magistrati. È una domanda che ci dobbiamo porre per capire come far sì che la garanzia sia uguale all'andata e al ritorno, per il cittadino e per l'ufficio, perché la giustizia a questo tende: stabilire un rapporto credibile tra chi accusa, chi si difende e chi giudica. Se gli elementi fuoriescono e hanno quindi nell'indagine una loro capacità aggressiva, qualche volta depistante, il rischio c'è. Se si individua un unico soggetto che abbia la responsabilità del rapporto con la stampa, è meglio.
Parliamoci chiaro. Qui nessuno vuole fare «Alice nel paese delle meraviglie». Ci sono nelle procure dei giornalisti, magari fortunati, che hanno un naso per cui entrano nei fascicoli e li conoscono in anteprima; che hanno un rapporto di amicizia, un rapporto di confidenza, nel senso latino del termine; che godono della fiducia di chi non dovrebbe accordargliela. Questa confidenza dà poca riverenza, quindi si può avere quel rapporto. Con un solo soggetto responsabile, forse non verrebbe nemmeno la tentazione di farsi un nome con il processo, di diventare famosi perché è famoso l'inquisito.
L'operazione è nota: siccome l'azione penale è obbligatoria, ma la scelta del fascicolo è facoltativa, si individua il fascicolo che fa più nomea rispetto a quello più anonimo che magari riguarda il cittadino qualsiasi. D'altronde, è vero che la legge è uguale per tutti, ma fa più notizia, favorisce un rapporto, una relazione col giornale, se la vicenda si riferisce a chi abbia un certo nome, un certo ruolo, una certa funzione e perciò sia destinatario della legittima curiosità del giornalista.
Sono un vecchio liberale. Credo che la libertà di stampa sia una garanzia assoluta per tutti e che nella libertà ci sia il rischio della libertà. La libertà è rischiosa, non è comoda. Penso che su questo dobbiamo stabilire, non una criminalizzazione di chi utilizza, ma semmai un motivo di attenzione su chi consente o non impedisce un evento che ha l'obbligo giuridico di impedire. Perciò mi permetto di dire che, approvando l'emendamento 1.7, non si fa un salto da una parte all'altra di questo piacevole emiciclo, ma soltanto quel che è giusto, ossia vedere se una norma realizzi meglio la finalità per la quale la segretezza si pone come garanzia della giustizia prima di tutto e del cittadino poi, non sotto l'aspetto della sua soggettività, ma della sua costituzionale illibatezza fino alla sentenza definitiva di condanna.
Può darsi che sia io ottimista, può darsi che sia fiato buttato al vento. Confido sulla benevolenza di chi ascolta e sull'intelligenza di chi capisce. (Applausi dai Gruppi FI e AN e del senatore Stiffoni).
PRESIDENTE. Metto ai voti, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, l'emendamento 1.7, presentato dal senatore Caruso e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva.
Metto ai voti, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, l'emendamento 1.8, presentato dal senatore Caruso e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Ci sono dei problemi tecnici. Questa votazione è annullata.
Prego i colleghi di verificare l'effettivo funzionamento delle schede.
Dichiaro aperta la nuova votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.301.
PIROVANO (LNP). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pirovano, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.301, presentato dal senatore Castelli.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:
| Senatori presenti | 304 |
| Senatori votanti | 303 |
| Maggioranza | 152 |
| Favorevoli | 148 |
| Contrari | 154 |
| Astenuti | 1 |
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 635
PRESIDENTE. Metto ai voti, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, l'emendamento 1.302, presentato dal senatore Castelli.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
TIBALDI (IU-Verdi-Com). Presidente, lì c'è un collega che sta votando per due. (Commenti dai banchi del centro-destra).
PRESIDENTE. Colleghi, pregherei i senatori segretari di porre la dovuta attenzione ed i colleghi di rimanere seduti procedendo alla votazione ciascuno con la propria scheda.
Il Senato non approva.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.303.
BUCCICO (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUCCICO (AN). Signor Presidente, raccomando l'approvazione di questo emendamento, che prevede una sospensione dell'efficacia delle disposizioni contenute nei decreti legislativi nn. 106, 109 e 160 del 2006.
In particolare, l'emendamento prevede una sospensione dell'efficacia del decreto legislativo n. 109 fino al 1° novembre 2006 e penso che questa data non possa essere superata. Faccio riferimento in particolare a questo decreto per evidenziare una situazione di estrema gravità e urgenza che si sta determinando nell'ambito della disciplina dei magistrati con specifico riguardo al governo della disciplina dei magistrati da parte della sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura.
Si sta verificando una situazione assolutamente paradossale e gravissima in forza della quale i magistrati, che già in base a questa proroga non sono cittadini uguali agli altri ma cittadini gerarchicamente privilegiati rispetto agli altri, ricevono in queste ore e in questi giorni un trattamento assolutamente e differenziatamente favorevole da parte del Consiglio superiore della magistratura.
Vengo ai dati di fatto. Com'è noto, questo decreto legislativo prevede un termine decadenziale massimo dell'attività di giudizio della sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura di anni uno. Il vecchio termine era di anni due. Se si crede, come dovrebbe essere logico, che sospendendo l'efficacia di questo decreto si sospenda anche il termine decadenziale di un anno, per cui rimarrebbe in vigore il termine di anni due, si sbaglia, perché l'applicazione che si sta attualmente facendo di tale normativa in seno al Consiglio superiore della magistratura è quella di ritenere che la legge più favorevole comunque debba essere applicata. Pertanto si potrebbe assistere ad una sanatoria generalizzata di tutti gli illeciti disciplinari dei magistrati.
Non c'è più, come ho già detto, l'opzione tra obbligatorietà e facoltatività dell'azione disciplinare, tra obbligatorietà e arbitrarietà dell'azione disciplinare. Quando l'azione disciplinare si apre a un ventaglio di così larga discrezionalità diventa non solo casuale, ma arbitraria, e quando è arbitraria è ingiusta. Quando si vuole far sì che si debba sottrarre al principio sacrosanto dell'obbligatorietà, al quale tutti noi cittadini siamo sottoposti, non lediamo soltanto i diritti fondamentali che appartengono uti cives ai magistrati, ma anche i nostri diritti di cittadini.
Si tratta, quindi, di una norma che corregge una gravissima distorsione. Se questa interpretazione che ha già cominciato ad albergare in seno alla sezione disciplinare dovesse prendere piede avremmo una sanatoria generalizzata; altro che indulto, altro che condono, questa è la verità!
Di fronte a questi problemi l'Associazione nazionale magistrati e i magistrati, che non sono né indifferenti né neutrali, non parlano. Lo fanno soltanto quando devono essere invasivi e belligeranti. I magistrati, però, non devono essere né invasivi né belligeranti, ma cittadini come noi, rispettosi della legge come noi, sottoposti alle leggi come noi. (Applausi dai Gruppi AN, FI, UDC e LNP).
CASTELLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTELLI (LNP). Signor Presidente, questa materia ormai, non dico occupa, ma tormenta il Parlamento da quattro anni: infatti, quasi ininterrottamente, senza soluzione di continuità, si parla di ordinamento giudiziario ben dal 2002. Ciò testimonia come sia difficoltoso poter legiferare in materia di giustizia e soprattutto sulle previsioni circa il funzionamento della macchina giudiziaria, sulla progressione in carriera e su come debbano lavorare i magistrati: c'è stato un iter faticosissimo, accidentato, fatto di marce in avanti e indietro.
La riforma che porta il mio nome venne definita controriforma, commettendo un errore nell'utilizzo dei termini dal punto di vista storico. Ricordo, infatti, che la controriforma è, appunto, la negazione di una riforma; sotto il profilo storico tuttavia la prima riforma - condivisibile o meno che sia - è stata varata proprio nella scorsa legislatura. In questo caso dovremo, invece, parlare di contro‑controriforma o, con un termine che piace alla sinistra, di revanchismo giudiziario: potremmo definire in questo modo lo spirito che permea il disegno di legge che stiamo esaminando.
Ieri il Governo ci ha assicurato che intende intervenire rapidamente su questo tema per varare la contro-contro-controriforma, evidentemente. In questa sede abbiamo proposto un emendamento - che ritengo sia di buon senso - che consente al Paese di non stare nell'incertezza nel tempo più breve possibile, in una sorta di vuoto legislativo per il quale alcuni provvedimenti sono in vigore mentre altri non lo sono.
Ritengo che potrebbe essere approvato rapidamente se il Governo avesse già predisposto un testo e se venisse usato lo stesso spirito adoperato in questo caso per bocciare un testo vigente: una maggioranza blindata, sempre presente, compatta, coesa, che marcia come uno schiacciasassi verso il suo destino, cioè bloccare questa riforma che, lo ricordo, è stata la prima mai votata in Italia. Pertanto, ritengo che questo emendamento potrebbe essere approvato.
Vorrei, però, cogliere l'occasione per ritornare sul tema che avevo sollevato prima. Credo non ci sia occasione migliore per il ministro Mastella in quest'Aula così gremita per dirci cosa vuole fare sul caso Abu Omar. Noto che su questo tema mostra molto imbarazzo, signor Ministro, ma avrà pure maturato una decisione. È una decisione anche il non decidere: se lei ha deciso di non decidere essa stessa è una decisione.
Fra poche ore alla Camera dei deputati si parlerà della Telecom che, come lei sicuramente sa, ha giocato un ruolo decisivo nella vicenda delle intercettazioni sui nostri Servizi segreti. Peraltro, il numero dei cellulari usati dai nostri Servizi segreti non dovrebbe essere noto neanche alla magistratura perché coperto dal segreto di Stato. Chi ha violato questo segreto di Stato? Chi ha consentito che i nostri Servizi diventassero non più segreti? (Applausi dai Gruppi LNP, FI e AN)).
Ho sentito un'affermazione paradossale, pronunciata, mi pare, da Pecorario Scanio (non ricordo esattamente se si trattasse di lui), o comunque da un uomo della sinistra il quale diceva che bisognava lavorare affinché i nostri Servizi segreti diventino trasparenti. Pensate in che mani siamo in questo momento! Lei però, ministro Mastella, deve darci una risposta sulla questione. Capisco che questa forse non è la sede adatta (Il ministro Mastella annuisce). Ci dica almeno quale sede sceglierà - personalmente, spero l'Aula - per comunicare cosa intende fare in proposito.
Abbiamo molto tempo a disposizione. D'ora in avanti e fino a martedì prossimo le porrò questa domanda ad ogni emendamento; credo che alla fine risponderà. (Applausi dai Gruppi LNP e FI).
PRESIDENTE. Metto ai voti, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, l'emendamento 1.303, presentato dal senatore Castelli.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.304.
VALENTINO (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALENTINO (AN). Signor Presidente, leggo un'agenzia che riferisce un'apprezzabile iniziativa del ministro Mastella: «Così com'è non la votiamo (la finanziaria) neanche con la fiducia. Non ci sto ad azzannare il ceto medio».
Signor Ministro, coloro che saranno veramente vittime di questa situazione, che noi intendiamo lasciare com'è senza correttivi, saranno proprio i ceti medi, saranno quelle aree della società che, coinvolte per una serie complessa di ragioni in una vicenda giudiziaria, non avranno la possibilità di interloquire con un giudice moderno, rigoroso, equilibrato, con un giudice che si è sottoposto sistematicamente alle verifiche circa la sua capacità e la sua cultura. Certo, il delinquente, il criminale incallito, quello che non fa parte del ceto medio - chiunque sia il giudice - troverà sempre il sistema per eludere le ragioni della giustizia.
Ma proprio quella parte di società che lei con questa apprezzabile dichiarazione intende tutelare è quella che sarà maggiormente penalizzata da un meccanismo giudiziario che resta - così com'è - arcaico, obsoleto e inadeguato alle necessità dei tempi che viviamo. (Applausi dal Gruppo AN).
Presidenza del vice presidente ANGIUS (ore 11,30)
PRESIDENTE. Metto ai voti, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, l'emendamento 1.304, presentato dal senatore Castelli.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.305.
PIROVANO (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIROVANO (LNP). Innanzitutto, signor Presidente, chiedo che vengano verificate meglio le operazioni di voto, anche quelle che si svolgono sotto i giornali.
Chiedo, poi, la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Pirovano, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Anche sulla base della sollecitazione del senatore Pirovano, chiedo una maggiore collaborazione dei senatori segretari.
Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.305, presentato dal senatore Castelli.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 635
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.307.
Comunico che da parte del prescritto numero di senatori è stata avanzata la richiesta di votazione a scrutinio segreto.
Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione a scrutinio segreto risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indìco, ai sensi dell'articolo 113, comma 4, del Regolamento, la votazione a scrutinio segreto, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.307, presentato dal senatore Castelli.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 635
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.308.
Comunico che da parte del prescritto numero di senatori è stata avanzata la richiesta di votazione a scrutinio segreto.
Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione a scrutinio segreto risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indìco, ai sensi dell'articolo 113, comma 4, del Regolamento, la votazione a scrutinio segreto, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.308, presentato dal senatore Castelli.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 635
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.309.
Comunico che da parte del prescritto numero di senatori è stata avanzata la richiesta di votazione a scrutinio segreto.
Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione a scrutinio segreto risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indìco, ai sensi dell'articolo 113, comma 4, del Regolamento, la votazione a scrutinio segreto, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.309, presentato dal senatore Castelli.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 635
PRESIDENTE. Metto ai voti, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, l'emendamento 1.9, presentato dal senatore Castelli.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva.
Metto ai voti, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, l'emendamento 1.10, presentato dal senatore Castelli.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.11.
VALENTINO (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALENTINO (AN). Signor Presidente, l'argomento è certamente fra quelli più attuali oggi in trattazione. Esso riguarda la materia della disciplina e afferisce proprio alla tipicizzazione delle condotte che devono essere eventualmente valutate e censurate dal Consiglio superiore della magistratura.
Francamente non capisco perché si debba sospendere una iniziativa legislativa, il decreto legislativo n. 109 del 2006, che recita: «Quando il magistrato è sottoposto a procedimento penale per delitto non colposo punibile, anche in via alternativa, con pena detentiva» deve essere sospeso dalle proprie funzioni.
Signor Presidente, nel momento in cui voi sospenderete la legge che è stata approvata nella scorsa legislatura si verificherà una vacatio legis e lo abbiamo dichiarato ampiamente nel corso di questo dibattito. Non ci sarà una norma che potrà regolamentare certe vicende e certe condotte. Le chiedo: il magistrato che abbia violato la legge in forza di quale norma sarà sospeso dalle funzioni? Nulla lo prevedrà più, almeno fino al luglio 2007.
Questo è il pasticciaccio brutto provocato da queste iniziative dissennate - perdonatemi, onorevoli colleghi - tese ad assecondare funzioni corporative senza una seria valutazione di quale sarebbe stata la conseguenza se si fosse acceduto in maniera così superficiale a questa richiesta così singolare.
Si può violare la legge. Alcune categorie privilegiate lo potranno fare senza che i loro organismi disciplinari, posti dalla Costituzione al vertice delle valutazioni disciplinari per costoro, possano ritualmente intervenire. Invero non vi è una norma che regolamenti la loro attività. Ecco un altro dei danni che questa sospensione andrà a determinare.
CARRARA (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARRARA (FI). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Carrara, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.11, presentato dal senatore Castelli.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione mediante procedimento elettronico:
| Senatori presenti | 303 |
| Senatori votanti | 302 |
| Maggioranza | 152 |
| Favorevoli | 147 |
| Contrari | 154 |
| Astenuti | 1 |
Il Senato non approva.
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 635
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.14.
CARRARA (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARRARA (FI). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Carrara, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.14, presentato dal senatore Caruso e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:
| Senatori presenti | 304 |
| Senatori votanti | 303 |
| Maggioranza | 152 |
| Favorevoli | 149 |
| Contrari | 153 |
| Astenuti | 1 |
Il Senato non approva.
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 635
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.15.
CARRARA (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARRARA (FI). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Carrara, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 1.15, presentato dal senatore Caruso e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:
| Senatori presenti | 306 |
| Senatori votanti | 304 |
| Maggioranza | 153 |
| Favorevoli | 149 |
| Contrari | 154 |
| Astenuti | 1 |
Il Senato non approva.
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 635
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.16.
CARRARA (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARRARA (FI). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Carrara, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Metto ai voti, mediante procedimento elettronico senza registrazione dei nomi, l'emendamento 1.16, presentato dal senatore Caruso e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:
| Senatori presenti | 299 |
| Senatori votanti | 298 |
| Maggioranza | 150 |
| Favorevoli | 146 |
| Contrari | 151 |
| Astenuti | 1 |
Il Senato non approva.
Ripresa della discussione del disegno di legge n. 635
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 1.17.
PALMA (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PALMA (FI). Signor Presidente, l'emendamento 1.17 non tocca... (Forte brusìo). Scusate, scusate!
PRESIDENTE. Un attimo, senatore.
PALMA (FI). Signor Presidente, non si preoccupi.
PRESIDENTE. No, io mi preoccupo. Lei ha diritto di svolgere il suo intervento nello stesso modo in cui lo hanno svolto gli altri colleghi. Pregherei i colleghi che intendano farlo di accelerare l'uscita dall'Aula in modo da consentire la prosecuzione dei lavori nel modo più consono. Ci provi, senatore Palma.
PALMA (FI). Signor Presidente, questo emendamento non tocca il provvedimento di sospensione dell'ordinamento giudiziario, ma si limita semplicemente a mantenere la vigenza di quei sei articoli di un decreto legislativo che riguardano l'organizzazione del pubblico ministero. È un emendamento, quindi, che tocca... (Forte brusìo). Scusate, se volete parlare voi, fate prima.
PRESIDENTE. Scusi, senatore Palma, in questo momento nell'Aula c'è un senso di indisciplina diffuso a destra e a sinistra.
PALMA (FI). Nel suo intervento, il ministro Mastella ha dichiarato che in qualcuno fa capolino l'idea che, mandata in esilio questa riforma, non si arriverà mai più ad altra riforma e ad altra conclusione operativa. Ha poi aggiunto che non sarà così, non è questa la sua intenzione e lo garantisce per la sua parte politica e per il Governo.
Purtroppo, ministro Mastella, sarà esattamente così, al di là delle sue buone intenzioni. Lei infatti dovrebbe ricordare, da parlamentare di lungo corso, come i magistrati si opposero anche a quella riforma che il ministro Flick provò nella XIII legislatura. La realtà di fondo, ministro Mastella, è che i magistrati - al di là delle parole, spesso lanciate al vento - quando il Parlamento si muove per riformare l'ordinamento giudiziario vogliono che nulla si tocchi.
Questa situazione, la situazione che esisteva prima dell'ordinamento giudiziario e che lei vuole perpetuare attraverso la sospensione della riforma Castelli, consente a gruppi ben individuati di magistrati il mantenimento di rendite di posizione e di situazioni di potere; sicché spesso autorevoli studiosi della materia affermano che il Consiglio superiore della magistratura non è organo di autogoverno della magistratura, ma organo di Governo.
Veniamo al punto. Stiamo parlando di un segmento della riforma Castelli sicuramente costituzionale, non me ne voglia, senatore Casson, non lo dico io, ma lo ha detto il Presidente della Repubblica quando, nel suo messaggio di rinvio alle Camere, non ebbe a toccare in alcun modo la parte concernente la riorganizzazione dell'ufficio del pubblico ministero. Quel Presidente della Repubblica, una volta diventato senatore a vita, ha dimostrato attraverso i suoi voti che il suo cuore di certo non batte verso il centro-destra.
Ministro Mastella, lei avrà ascoltato - come ho ascoltato io - l'intervento del senatore Casson e quello del senatore Di Lello Finuoli; ma quanta distanza vi è tra quei due interventi e la sua posizione! La sua posizione, ministro Mastella, è estremamente chiara ed è - secondo le sue parole - quella secondo cui le modifiche che intende apportare al decreto legislativo n. 106, quello per il quale si chiede l'immediata entrata in vigore, relativo all'ufficio di procura, conservano a pieno quel carattere unitario dell'ufficio del pubblico ministero che la riforma Castelli ha ribadito.
Il capo della procura rimane nella piena titolarità dell'ufficio e dell'azione penale, a lui competono l'organizzazione e gli indirizzi della politica giudiziaria, l'assegnazione dei procedimenti, la determinazione dei criteri generali cui il sostituto deve attenersi, lo specifico assenso in tema di custodia cautelare e di sequestri, nonché i rapporti con i media. Quanta distanza tra questa sua visione che accetta il principio della gerarchizzazione dell'ufficio del pubblico ministero da quelle posizioni espresse da due autorevoli esponenti della sua maggioranza!
Ma qual è il problema? E' mia abitudine non svelare ciò che avviene nelle sedi non ufficiali, ma la questione è molto semplice. Non potete permettere la vigenza del decreto n. 106 perché non potete consentire, in ragione di ciò che vi impone l'Associazione nazionale magistrati, quel concetto titolare esclusivo dell'azione penale e, principalmente, il concetto di delega invece che quello da voi proposto di assegnazione.
Si tratta, signor Ministro, di due totem. E se sui totem ci si impicca l'opposizione passi pure, ma se ci si impiccano il Governo con la sua responsabilità e la maggioranza è grave. Perché se davvero vi fosse da parte sua, signor Ministro, e della sua maggioranza l'intento di non procedere ad un azzeramento della riforma, ma semplicemente ad alcuni ritocchi, in questo momento ha l'occasione di consentire, attraverso l'accettazione dell'emendamento 1.17, volto a sopprimere al comma 1 le parole «20 febbraio 2006, n. 106,» l'immediata vigenza di questo provvedimento.
Signor Ministro, lei sa meglio di me che quelle due norme le può cambiare; sa benissimo - e ancor più i suoi valenti tecnici - che per cambiare gli articoli 1 e 2 di quel decreto occorrono due minuti, non di più. Invece prende tempo, a seguito di un emendamento approvato in Commissione, fino al mese di giugno 2007, sicché in ragione di questi due totem si verificherà quanto segue. (Brusìo). Vi prego, nei limiti del possibile, di prestare un minimo di attenzione a ciò che sto dicendo.
Stavo dicendo che accadrà che nello stesso ufficio giudiziario due sostituti che, per ipotesi, si trovino davanti a due casi assolutamente diversi potranno procedere uno alla richiesta di misura cautelare e l'altro no, giacché verrà meno quell'unitarietà dell'ufficio che lei, signor Ministro, intende conservare. Si potrà verificare che nello stesso identico ufficio un sostituto impegnato in un processo particolarmente delicato, ad esempio nei confronti del senatore Palma, sia particolarmente riservato e non fornisca nessuna notizia alla stampa e che, sempre nello stesso ufficio, un altro sostituto ritenga di dover fornire notizie e di accondiscendere alla sua vanità e al suo protagonismo, rilasciando dichiarazioni in ordine ad un processo che sta seguendo e che indubbiamente, attraverso le sue esternazioni, finirà con l'infangare l'immagine di quel senatore Palma oggetto della sua indagine.
Ebbene, onorevoli colleghi, signor Ministro, come potete consentire che si perda non tanto il concetto dell'unitarietà dell'ufficio, quanto del controllo e delle garanzie dei cittadini su temi così importanti quali la custodia cautelare, i provvedimenti di sequestro di grande rilevanza e, principalmente, sull'incredibile prassi che vede la gente gettata in pasto alla stampa e alla cittadinanza prima ancora di ricevere un atto? Bloccate tutto questo per quel titolare esclusivo... (Brusìo).
PRESIDENTE. Prego i colleghi di abbassare almeno il tono della voce.
PALMA (FI). ...cioè per un totem che viene imposto dall'Associazione nazionale magistrati.
In conclusione, onorevoli senatori, non accadrebbe nulla se venisse soppressa questa piccola parte dell'articolo 1, come proposto nell'emendamento 1.17, se il decreto legislativo n. 106 continuerà ad avere vigore, come già è in vigore da diverso tempo, senza alcun danno per l'efficienza dell'azione della magistratura.
Avete un'idea diversa in ordine all'assegnazione del processo invece che alla delega? Avete un'idea diversa rispetto al "titolare esclusivo dell'azione penale"? Nulla vi impedisce di presentare, di qui a due giorni, un disegno di legge apposito relativo a queste due norme, ma evitate sul serio che fino al mese di giugno 2007 possa essere consentito dal vostro comportamento e della vostra assunzione di responsabilità un diverso trattamento nei confronti dei cittadini; di quei cittadini di cui siete rappresentanti e che hanno diritto al massimo delle garanzie sotto il profilo della libertà personale.
Evitate di immaginare che la giustizia bussi sempre alla porta del vostro vicino di casa e di ricordarvi le garanzie solo quando bussa alla vostra! (Applausi dai Gruppi FI e AN).
MANZIONE (Ulivo). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANZIONE (Ulivo). Signor Presidente, parlerò a titolo personale, avendo già espresso in discussione generale una posizione in parte diversa da quella rappresentata come posizione ufficiale del mio Gruppo.
Premetto che tutti sappiamo che ieri per sette ore abbiamo sospeso il dibattito per cercare di raggiungere un'intesa, essendo consapevoli, come molto spesso il Ministro ci ha detto, che scelte come queste non vanno compiute con la prevalenza di un voto, ma devono essere partecipate e condivise, rappresentando una platea che interessa complessivamente tutta la Nazione. Questo è il modello che abbiamo messo in campo. Per chi osservasse i lavori parlamentari adesso, però, riscontrerebbe che stranamente abbiamo discusso segretamente per sette ore, mentre, al di là di interventi di stile che rafforzano posizioni già note, l'interlocuzione tra maggioranza e opposizione non viene assolutamente rappresentata. È chiaro allora che il primo scopo che il mio intervento si prefigge è di rappresentare un'interlocuzione effettivamente avvenuta, che si è fermata forse ad un millimetro dal raggiungere un accordo.
L'emendamento in discussione (primo di una serie e di cui voteremo la prima parte) esclude dalla sospensione il decreto legislativo n. 106 del 2006; si sospendono infatti i decreti legislativi entrati in vigore, tranne il n. 106, che si occupa dell'organizzazione delle procure. Perché faccio riferimento al ragionamento di ieri? Quando dico che siamo arrivati ad un millimetro dall'accordo ed abbiamo affrontato, quindi, finalmente il merito delle vicende, lo abbiamo fatto proprio rispetto al decreto legislativo n. 106; fatto, secondo me, sintomatico di una possibilità d'intesa rispetto alle diverse prospettazioni.
Vi è probabilmente qualche problema in più nell'immaginare delle modifiche del decreto legislativo n. 109 riguardante il disciplinare, così come sul decreto legislativo n. 160, riguardante le opzioni, la carriera ed i concorsi. Come già detto nel mio intervento in Aula, sono necessari una attenzione ed un impegno maggiori per immaginare delle modifiche concordate che non possono esaurirsi in un contesto limitato come quello che stiamo vivendo.
Rispetto al decreto legislativo n. 106, invece, voglio rivolgere un invito a tutti i colleghi, di maggioranza e di opposizione: la scelta di un modello anziché di un altro infatti non appartiene ad una logica preconcetta di schieramento, ma alla libera disponibilità di quella parte di società che intercettiamo, rappresentiamo, per la quale vogliamo che quel modello possa essere applicabile. Ecco perché non condivido le valutazioni del collega Nitto Palma che parlava di totem, di Associazione nazionale magistrati che esercita una ipoteca: non mi interessa assolutamente tutto ciò! Non voglio ragionare né a favore, né contro i magistrati; voglio mettere a confronto i due modelli che nascono dal decreto legislativo n. 106 e che si creano quando esso viene sospeso.
Questo è quanto dovrebbe interessarci in questo momento sapendo che è evidente che il ragionamento sarà di grana grossa e non fina dato che non possiamo intervenire con emendamenti puntuali per quanto sappiamo e dato che è naufragata l'ipotesi di intesa, arrivata ad un millimetro dalla conclusione (voglio ribadirlo ancora una volta), che il ministro Mastella aveva cercato di mettere in campo, nella consapevolezza che tutto dovesse essere condiviso.
Se questo è il ragionamento e se oggi quel millimetro, quell'ulteriore pezzettino di strada fosse stato già percorso, per cui quelle differenze probabilmente non esisterebbero (ma probabilmente non abbiamo più tempo per praticare quel percorso), allora a maggior ragione dobbiamo confrontarci sui modelli. Quali sono i modelli? Quali sono i modelli astratti? Il modello che c'era precedentemente, al di là delle confezioni del collega Zanone, era un modello che determinava una sorta di caos, lo riconosciamo tutti. Non c'era una capacità di intendere unitariamente la guida di una procura; non c'era la capacità di comprendere quale coerenza ci fosse fra un provvedimento e l'altro; c'era una spettacolarizzazione dell'esercizio dell'azione penale che tutti abbiamo condannato, da sinistra e da destra.
Rispetto a questo problema il decreto legislativo n. 106 del 2006 ha indicato delle soluzioni, ha proposto delle scelte. Sappiamo, per esempio, che per quanto riguarda la spettacolarizzazione non è più possibile che ogni singolo sostituto si scelga l'inchiesta, la metta in campo in un certo modo, magari aggressivo, e gestisca mediaticamente il risultato raggiunto. Perché? Perché tutto si riconduce a quell'unitarietà che fa in modo che qualunque inchiesta debba diventare asettica, che fa in modo che tutto sia riconducibile in maniera neutra al procuratore capo. È una scelta che condivido. Sostenni un simile punto di vista quando questa parte di riforma venne approvata in Aula, pur essendo stato tra coloro che si erano impegnati e battuti di più.
Voglio ricordare a tutti i miei colleghi, e in questo momento parlo ai colleghi dell'Unione, che il nostro programma prevede che, rispetto alla riforma dell'ordinamento giudiziario voluta dal centro-destra, è necessario prima intervenire con delle correzioni puntuali rispetto alle violazione costituzionali e solo eventualmente sospendere. Non è giusto fare di quell'eccezione - la sospensione della norma - la regola, perché in questo modo sospendiamo tutto, rinunciando alla capacità di ragionare su modelli concreti e sui miglioramenti che possono essere introdotti.
Sul punto, ieri, vi ho ricordato che è stato raggiunto un accordo pressoché unanime; e allora vi invito a ragionare chiedendovi se è giusto mantenere in vita un modello che tutto sommato concentra nelle mani del procuratore capo, anche se ciò è previsto utilizzando delle terminologie che non riusciamo a concepire appieno nel momento in cui lo si definisce titolare esclusivo dell'azione penale. Nel momento in cui però è prevista la possibilità di revoca ed è prevista la possibilità di contestare la revoca, tutto sommato questo percorso, che deve essere corretto, non mi pare determini chissà quali pregiudizi nell'esercizio dell'azione penale e nella vita delle procure italiane; se è vero, com'è vero (e non dobbiamo dimenticarlo), che questo decreto legislativo è in vigore da quattro o cinque mesi.
È più facile, dunque, mantenere in vita un modello che offre garanzie alla gente e modificarlo dopo, oppure è giusto sospendere questo modello, che in parte non condividiamo, ma che offre alla gente garanzie maggiori di riconducibilità ad un coordinamento complessivo, per evitare, come diceva il collega Nitto Palma, che eguali situazioni vengono trattate - mi avvio a concludere - nello stesso ufficio di procura, in maniera diversa l'una dall'altra? Questo coordinamento è ciò che vogliamo tutti noi.
Immaginiamo che ci siano regole anche all'interno del mondo della giustizia - semplifico e mi avvio a concludere, Presidente - e chiediamoci qual è il modello di procura che vogliamo in campo: potrebbe essere quello, per essere chiari, della procura di Potenza, dove c'è un sostituto procuratore che gira per il mondo a tutto campo, intercetta, indaga, fermo restando che quelle procure poi vengono ridimensionate o annullate? Quel modello appartiene al vecchio sistema.
Se vogliamo invece un modello dove comunque ci sia un procuratore capo della Repubblica responsabile perché deve controvistare i provvedimenti di custodia cautelare e perché in qualche modo coordina tutto ed esercita l'azione penale, allora, pur non condividendo interamente - e termino, Presidente - il decreto legislativo n. 106, nel merito, in tutta coscienza, vi dico di fare in modo che esso resti in vita e si proceda poi a modificarlo. (Applausi dal Gruppo FI e del senatore Zavoli).
BUCCICO (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUCCICO (AN). Signor Presidente, le considerazioni svolte dal collega Manzione ci trovano ovviamente annuenti. Anche l'altra sera, nel corso della discussione generale, il senatore Manzione ha sostenuto le stesse tesi ed ha argomentato come oggi. Mi permetterà di dissentire soltanto su una considerazione di carattere generale.
Il senatore Manzione ritiene che, nel condizionamento del dibattito e nello scontro sui problemi della giustizia, la voce dei magistrati sia indifferente e neutrale. Così non è, è una visione idilliaca. Purtroppo, il terreno di scontro che anima il dibattito sulla giustizia è fortemente condizionato dalle prese di posizione dei magistrati. Del resto, è sufficiente leggere quanto ha prodotto il direttivo dell'Associazione nazionale magistrati tre giorni fa, con la proclamazione, da ora al 28 ottobre, di una serie di manifestazioni grandemente contestatrici, nell'ipotesi in cui il disegno di legge dovesse subire il tracollo nell'Aula del Senato. Questa è la verità sacrosanta.
Quindi noi dobbiamo sì restituire a tutti quanti il proprio ruolo, la necessità e la capacità dell'interlocuzione dialettica, ma è necessario che condizionamenti straripanti e tracimanti non vi siano più. Il Parlamento non può essere condizionato da questi ultimatum e neppure da quei pareri che, al di là dei limiti, il Consiglio superiore della magistratura, organo di autogoverno o di governo (è poco importante) della magistratura, spesso dà, ponendosi addirittura come terza camera parlamentare.
Il problema che oggi ci poniamo è molto semplice e mi pare sia stato ricondotto a grandissima ragionevolezza dagli interventi dei senatori Palma e Manzione. Si tratta del problema dell'ufficio della procura della Repubblica, così come ridisegnato. Ho grande stima del collega Di Lello Finuoli, ma egli ha secondo me una visione datata e storicamente superata degli uffici della procura. Ha fatto dei riferimenti di carattere storicamente suggestivo, quando ha voluto ricordare la definizione con cui era denominata la procura di Roma, ma non possiamo porre in alternativa questi modelli.
Dobbiamo considerare quello che avviene oggi nelle procure, quello che avviene oggi nell'amministrazione quotidiana della giustizia, quello che avviene oggi fra l'uso a volte distorto della misura cautelare reale o personale e i cittadini; dobbiamo misurare oggi quanta incidenza ha sui diritti di libertà fondamentale, alcune volte, la asincronia che vige in tantissime procure.
Non si tratta purtroppo di riferimenti che riguardano soltanto la Basilicata; basterebbe andare, per un secondo soltanto, a quello che ci viene propinato, in tema di incompetenza ubiqua ed ecumenica, dalla procura di Torino per renderci conto di come siamo stati da anni abituati ad assistere a questi straripamenti e a questi scippi di competenza, per determinare poi affermazioni di presenza sul piano dell'agone giudiziario e quindi di grandissima visibilità.
Guardate, il problema è molto serio e molto semplice: dobbiamo porre rimedio ad una serie di gravissime distorsioni nell'uso quotidiano della giustizia. Allora questo decreto, razionale e compatto, è un decreto che nel contesto si inserisce perfettamente. Non stiamo a distinguere sulla necessità di definizione della titolarità dell'esercizio dell'azione penale! Io sostengo che l'aggettivo «esclusivo», che si accoppia a «titolare» nel testo del decreto legislativo, è addirittura superfluo; è sufficiente dire che è titolare dell'azione penale per qualificare e, nello stesso tempo, perimetrare e determinare la somma di potestà che sono in capo al procuratore della Repubblica. Ma un'esigenza di razionalizzazione è necessaria.
Io definirei ed ispirerei questo decreto, di cui vogliamo la vigenza e la permanenza, al criterio della unitarietà.
È necessario che vi sia un'unitarietà, pur ferma la libertà del singolo magistrato.
Debbo dire al collega Di Lello Finuoli che qui non c'entra la mera suddivisione per funzioni, prevista ontologicamente e naturalmente nella Carta costituzionale a tutela della libertà dei magistrati. Una cosa sono le funzioni e altra cosa è la necessità di organizzazione degli uffici con la suddivisione dei compiti. Del resto, non può sfuggire a nessuno - soprattutto a molti magistrati - come in tante procure italiane già si sia realizzata questa suddivisione. È sotto gli occhi di tutti l'intervista che ha concesso il procuratore capo della Repubblica di Napoli in cui ha affermato di aver già attuato questo decreto legislativo. Da noi si fa proprio così. È una verità sacrosanta.
Pertanto, abbiamo bisogno di recuperare questo spirito unitario di razionalità che non si esprime soltanto nella necessità di maggiori garanzie per la libertà personale. È senza significato la lunghissima discussione che ha avuto luogo fra gli operatori del diritto sulla titolarità del giudice ad emettere la misura cautelare. Siamo stati a discutere anni se debba farlo un giudice monocratico, com'è oggi il Gip, o debba essere demandata tale funzione, considerato il bene supremo che è la libertà, a un organo collegiale come un tribunale ad hoc o il tribunale del riesame.
Com'è previsto dalla legge, questo criterio di organizzazione, non gerarchica ma dialogica, deve valere anche nelle procure. Nel momento in cui partono queste richieste, si innesca il meccanismo che può portare alla privazione della libertà, alla delimitazione anche forzosa di beni di proprietà, senza far riferimento poi all'aspetto della spettacolarizzazione legata all'uso frequente delle conferenze stampa. In Italia si diventa magistrati così: dopo l'uditorato, si diventa sostituti procuratori e il giorno dopo già si fa la conferenza stampa, attorniati dalla polizia giudiziaria, con cortei di macchine e celebrazioni di interviste. È ora di finirla, perché dobbiamo restituire alla giustizia un tasso di serietà! (Applausi dai Gruppi AN e FI).
PASTORE (FI). Bravo!
BUCCICO (AN). Questa è la verità! Dobbiamo restituirlo questo tasso di serietà! Se questo principio unitario interviene nell'organizzazione delle procure e se viene razionalizzato anche nelle esternazioni con i mass media, senza conculcare i sacri principi del diritto di libertà e di stampa, è un bene. Possiamo continuare ad assistere quotidianamente agli scioperi, agli scenari cui siamo abituati, alle macchine che bruciano l'asfalto, a magistrati che pontificano dalla mattina alla sera? No!
Il bene principale da tutelare non è l'attività del magistrato, è certamente la libertà di condizioni nelle quali il magistrato deve operare. Il bene principale è la serietà, la libertà dei cittadini, che sono poi gli interlocutori essenziali. (Applausi dai Gruppi AN e FI).
È su questo tema che ci dobbiamo confrontare. Perciò, non posso non dire al collega Manzione ciò che ho già sostenuto all'inizio: tutti hanno diritto di intervenire nel dibattito sulla giustizia. Guai se non fosse così! Se i tassisti, giustamente colpiti, possono intervenire e rivendicare l'interlocuzione con il ministro Bersani, se i lavoratori dell'industria possono interloquire, giustamente, con i datori di lavoro e con i Ministri competenti, è giusto che anche i magistrati facciano sentire il loro punto di vista. È addirittura indispensabile conoscere il punto di vista dei magistrati ed è assolutamente indispensabile non subire questo punto di vista! (Applausi dai Gruppi AN e FI). Qui è il sistema di garanzia e di libertà. Questa è la coralità delle voci che debbono essere poi metabolizzate e filtrate, in piena libertà, dalle Assemblee parlamentari.
I magistrati li conosciamo bene. Nella maggior parte dei casi, sono ottime persone: è la verità sacrosanta. Il sistema di accesso alla magistratura è molto datato, perché è un mero concorso mnemonico che porta al più alto esercizio che vi possa essere in un Paese. Spesso si tratta di giovani che hanno lasciato le aule del liceo e hanno superato con il facilissimo cento dieci e lode degli ultimi anni il corso universitario. L'esame è mnemonico, è scolastico! I sistemi di accelerazione delle loro carriere sono sistemi - purtroppo - di filtro corporativo. Restituiamo una volta tanto condizioni di ragionevolezza, di serietà e di unitarietà - come dice il ministro Mastella - a questo decreto legislativo, che deve essere mantenuto, per i magistrati, per il miglior funzionamento della giustizia e per la tutela dei diritti di libertà e di garanzia dei cittadini. (Applausi dai Gruppi AN e FI).
CASTELLI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTELLI (LNP). Signor Presidente, se possibile, vorrei avere l'attenzione del Ministro e del relatore, perché nella discussione di questo provvedimento, per il cui destino l'intervento del senatore Manzione potrebbe essere decisivo, siamo arrivati ad un punto fondamentale.
Sostanzialmente, nel dibattito di questi giorni si è partiti da una posizione di natura prettamente ideologica, con il Governo e la maggioranza che avevano sposato in maniera precisa la posizione della parte della magistratura più contraria al provvedimento. Poi, man mano che si è dipanata la discussione, si è arrivati a ragionare sulle cose e ad entrare nel merito del provvedimento. E ora, ma noi eravamo certi che sarebbe accaduto, qualche dubbio sta sorgendo in alcune posizioni dell'attuale maggioranza.
Oggi siamo di fronte ad un bivio: dobbiamo decidere se bloccare i tre decreti legislativi o solo una parte di essi. Questo è il dato fondamentale. Poi non si sa cosa accadrà. Si dice: «Poi interverremo». Siamo tutti troppo esperti, sia di questa materia complicata della giustizia sia dei lavori del Parlamento, per capire che non vi è alcuna garanzia sul fatto che possiamo sostituire in maniera rapida questo testo con altri. Anzi, la mia impressione è che se usciremo da questo provvedimento... (Il ministro Mastella conversa con il senatore Russo Spena). Vorrei che anche il Ministro mi ascoltasse, perché è un punto importante; altrimenti, diventa semplicemente una prova muscolare.
RUSSO SPENA (RC-SE). (Rivolto al senatore Castelli). Mi scusi.
CASTELLI (LNP). Credo sia nostro dovere ragionare sul tema.
Il senatore Manzione invita a stare attenti, perché lo scenario odierno funziona, è in atto, non è futuribile. Secondo lui, si può ragionare su come funziona. Era stato detto che sarebbero successi degli sfracelli. Vorrei almeno un dato vero, almeno uno, concreto, che indichi quali siano questi sfracelli. A me risulta invece che il sistema sia funzionante e che sia addirittura gradito a molti procuratori.
Il senatore Manzione responsabilmente si interroga se sia meglio mantenerlo e intervenire successivamente per correggerlo laddove non funzioni oppure tornare a prima. E non si nasconde la realtà dei fatti: tornare a prima significa, come ha dichiarato lui stesso, anarchia, anzi peggio, perché è evidente che quei procuratori che in questi anni ci hanno dimostrato di non essere in grado di svolgere in maniera quanto meno ponderata la loro attività si sentiranno legittimati da un voto del Parlamento ad agire ancor più liberamente e irresponsabilmente.
Non torneremo quindi alla situazione di prima, ma ad una situazione che sarà ancora peggiore. Questo è il punto su cui dobbiamo interrogarci. Vale la pena restare su una posizione meramente ideologica e buttare alle ortiche il provvedimento? I magistrati la vittoria da quest'Aula l'avranno, perché su tre provvedimenti due verranno cancellati. Credo infatti che, attese purtroppo anche le vacanze dell'opposizione il loro destino sia segnato (Applausi dal Gruppo LNP). Posso testimoniare che i senatori della Lega, ancorché pochi, ci sono tutti. Ma non posso dire la stessa cosa di altri Gruppi e mi rattrista che ciò sia accaduto su un provvedimento così importante. Mi dispiace che la rampogna vada ai presenti, ma è sempre così.
Dobbiamo allora interrogarci su cosa fare con il decreto legislativo n. 106, il quale, sta emergendo in maniera ormai evidente, non è vero che funziona male; ormai lo dicono a mezza bocca anche gli stessi esponenti della maggioranza, almeno quelli che guardano alle cose senza lenti ideologiche. Questo provvedimento sta funzionando, questo provvedimento ha migliorato lo stato della giustizia; ditemi che non è vero e portatemi un caso in cui ciò non è accaduto. Esso ha portato ordine in un settore delicatissimo, quello delle procure; tale è il dato di fatto.
Mi fa piacere che gli esponenti più avveduti di questo ramo del Parlamento non si pongano il problema ideologico se devono vincere i magistrati o il Parlamento, se deve vincere la Casa delle Libertà o l'Unione, ma invece quello di capire quale sia la via migliore per la giustizia e quindi per i cittadini e mi sembra stia emergendo patentemente che per questi ultimi è molto meglio il provvedimento che oggi è legge rispetto ad una sua cancellazione. Meditiamo su questo punto. Ormai non è più questione di stabilire chi deve vincere o chi deve perdere. Poniamoci il problema di come fare.
Il senatore Manzione ha detto che non dobbiamo far morire il decreto legislativo n. 106. Ovviamente siamo d'accordo, ma si tratta di capire come fare anche dal punto di vista tecnico. Credo sia molto semplice: sarebbe sufficiente votare per parti separate l'articolo 1 oppure far presentare al Governo o al relatore un emendamento, nel caso si trovi in extremis un accordo. Ho dichiarato prima che non c'erano più margini di manovra ma, atteso tale ultimo intervento, credo sia assolutamente doveroso da parte nostra esplorare fino all'ultimo la possibilità che tale decreto resti in vigore, non per una vittoria politica ma perché ormai, colleghi della maggioranza, il risultato è evidente: questo decreto funziona, va bene ed è avversato semplicemente per un fatto di principio, e cioè perché la riforma della Casa delle Libertà non deve assolutamente andare bene.
Vi porterete a casa la vostra vittoria, affossando - per sempre, dico io - due decreti che, a mio parere, avrebbero potuto funzionare egregiamente. Transeat, ormai è chiaro che di questi decreti non se ne parlerà più, ma almeno cerchiamo di fare un danno più limitato, più circoscritto, non buttando alle ortiche anche un provvedimento positivo, come ormai è sotto gli occhi di tutti. (Applausi dai Gruppi LNP e FI. Congratulazioni).
BRUTTI Massimo (Ulivo). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRUTTI Massimo (Ulivo). Signor Presidente, nel voto che stiamo per formulare siamo di fronte ad una scelta che ha un preciso e semplice significato politico: dobbiamo decidere se la maggioranza del Senato ritiene di poter mantenere in vigore, e considerarlo quindi come la definitiva regolamentazione di questa materia, uno dei decreti delegati che si fondano sulla legge in materia di ordinamento giudiziario voluta dal ministro Castelli e dal Governo di centro-destra nella scorsa legislatura. In particolare, dobbiamo decidere se tenere ferme le norme che disciplinano l'organizzazione dell'ufficio del pubblico ministero e degli uffici di procura.
Si tratta di norme rilevanti ai fini dell'esercizio dell'azione penale, dell'indipendenza dei magistrati che esercitano l'azione penale, del rapporto tra questi magistrati e i cittadini, non soltanto quelli che hanno a che fare con la giustizia, perché sui loro comportamenti si svolge un accertamento volto ad individuare responsabilità penali o a scagionarli, ma anche coloro che sono stati vittime o sono familiari delle vittime di reati e che quindi guardano all'esercizio dell'azione penale attendendo, dall'azione indipendente di un magistrato autonomo, il soddisfacimento della loro domanda di giustizia.
Ebbene, voglio essere quanto più chiaro possibile sul punto che è stato qui sollevato dai colleghi dell'opposizione ed anche dal collega Manzione. Conoscete le nostre critiche riguardo al decreto n. 106 e sapete che non abbiamo condiviso, non abbiamo accettato e critichiamo quelle norme. Quell'organizzazione dell'ufficio del pubblico ministero non è per noi soddisfacente, poiché non è tale da garantire l'indipendenza e l'autonomia di ciascun magistrato al quale è riconosciuta dall'ordinamento costituzionale la titolarità dell'esercizio dell'azione penale.
Quelle norme regolano i rapporti fra procuratore capo e sostituti. Le considerazioni del collega Di Lello non sono datate; al contrario, sono tali da rispecchiare una storia: c'è, è vero, una tradizione, una vicenda lunga che è all'origine del dibattito attuale sul rapporto tra procuratore capo e sostituti.
Nell'ambito di un ufficio che ha bisogno di una strutturazione, di un'organizzazione interna e anche della definizione di principi chiari di responsabilità, noi vogliamo norme che stabiliscano un equilibrio e garantiscano una responsabilità. Nell'ambito di un ufficio di tale genere deve esservi una sfera definita e certa di autonomia del singolo magistrato.
Credo di interpretare l'opinione comune, popolare, quella cioè dei più deboli che hanno bisogno di giustizia, se affermo che i cittadini che attendono la tutela dei propri diritti vogliono avere di fronte un magistrato con la spina dorsale dritta, che non si piega al potere politico, che non appartiene a logge massoniche, che non si piega agli ordini, ai suggerimenti ed ai consigli che gli vengono in modo improprio, da qualsiasi parte essi vengano.
Questo magistrato, che è il titolare dell'azione penale, che adempie al suo lavoro e deve rispettare regole di correttezza, a chi risponde del suo operato, della sua correttezza? Al Ministro? Al senatore Manzione? No, all'organo di governo autonomo della magistratura che è l'organo costituzionale competente a governarla.
Una politica forte, un potere politico che ha il senso di sé e della democrazia è rispettoso dei limiti, dei controlli, dei poteri che si bilanciano tra loro ed è rispettoso della sfera di autonomia propria dell'organo di governo autonomo della magistratura. Per queste ragioni di principio non possiamo accettare che il decreto legislativo n. 106 rimanga così come è.
Eravamo pronti ieri, e lo siamo oggi, ad una discussione serena, per definire assieme, con un confronto aperto e senza sbarramenti, nuove norme ampiamente soddisfacenti. Utilizzo questa espressione, perché penso che debbano essere isolate le posizioni oltranziste, per trovare un equilibrio che garantisca l'autonomia del singolo magistrato - che conosce il fascicolo ed adempie al suo lavoro - che è, comunque, necessaria.
Tale autonomia deve essere regolata, gli eccessi devono essere perseguiti in sede disciplinare e gli errori non devono passare inosservati. L'autonomia, tuttavia, è necessaria.
Ricordo la sofferenza di Giovanni Falcone quando il suo procuratore capo gli impediva di svolgere le indagini che riguardavano i rapporti tra la mafia ed autorità ufficiali.
PALMA (FI). Non dici come l'ha trattato il Consiglio superiore!
BRUTTI Massimo (Ulivo). Lo ricordo ed è per me un punto di riferimento per la necessità che avverto di contemperare le esigenze di unitarietà dell'ufficio, di equilibrio e di autonomia dei singoli magistrati.
Ai colleghi che sono intervenuti vorrei dire che su questo terreno non ci sono veti, condizionamenti o rifiuti da parte nostra verso ipotesi di confronto e anche di compromesso. Ma non potete chiedere poi alla maggioranza che ha espresso critiche, in alcuni punti nette e non superabili nei confronti di queste norme, dopo che ieri abbiamo discusso per una giornata e non siamo riusciti a trovare un accordo, di rimangiarsi le proprie posizioni e di dire: lasciamo fermo questo decreto delegato.
Vi ho detto con franchezza le ragioni, per certi versi culturali e ideali, per le quali alcune di queste norme, a nostro giudizio, sono criticabili. Discutiamone, confrontiamoci. In questo momento la nostra posizione è, comunque, quella che sto cercando di esprimere e che altri colleghi prima di me hanno già manifestato. Proprio perché quelle norme non le possiamo sottoscrivere, non le possiamo neanche tenere in vita. La sospensione in questo momento ci aiuterà a costruire un confronto. Non c'è stato nessun veto ieri, nessun condizionamento.
Non formulerei accuse offensive nei confronti dell'opposizione immaginando che qualcuno dall'esterno o dall'interno possa vincolarne e condizionarne le scelte. Perciò respingiamo al mittente alcune delle considerazioni che sono state qui svolte: nessun veto, nessun condizionamento, nessuna pressione da associazioni sindacali e non e dall'esterno di quest'Aula. Le nostre convinzioni le esprimiamo qui, le maturiamo autonomamente e su questa base votiamo e voteremo per la sospensione e contro l'emendamento 1.17. (Applausi dal Gruppo Ulivo).
PRESIDENTE. Colleghi, la Presidenza si trova nella presente situazione. Alcuni colleghi, per la verità non tanti (tre), appartenenti a Gruppi già intervenuti in sede di dichiarazione di voto, hanno chiesto la parola.
Data la delicatezza della questione sulla quale dobbiamo pronunciarci, ritengo opportuno concedere loro la parola per un solo minuto.
CARUSO (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARUSO (AN). Signor Presidente, intendo riformulare l'emendamento 1.17, nel senso di espungerne la seconda parte. Preannuncio altresì il ritiro dei miei successivi emendamenti tendenti a sopprimere le parole: «20 febbraio 2006, n. 106».
Vorrei aggiungere che occorre che il senatore Brutti faccia la pace con sé stesso quando si riferisce al Consiglio superiore della magistratura. Egli, infatti, nell'intervento di poco fa, argomentando sul fatto che il decreto delegato che stabilisce il nuovo modello di organizzazione dell'ufficio del pubblico ministero costituisce o costituirebbe un pericolo per l'autonomia dei singoli sostituti procuratori della Repubblica, ha affermato che il sostituto procuratore della Repubblica si troverebbe (forse, probabilmente, possibilmente) costretto a subire le pressioni del procuratore della Repubblica che gli è sovrapposto.
Ebbene, il senatore Brutti argomenta sul fatto che nelle procure della Repubblica vi siano dei buoni e dei cattivi: i buoni sono i sostituti procuratori della Repubblica - scusate se banalizzo - e i cattivi i capi degli uffici. Dice tuttavia che il problema...
PRESIDENTE. La prego di concludere, senatore Caruso.
CARUSO (AN). Presidente, ho il diritto di intervenire. Se vuole e le fa piacere interverrò in dissenso dal Gruppo.
PRESIDENTE. Lei ha senz'altro il diritto di intervenire, ma tale diritto le è stato concesso dalla Presidenza. Tuttavia, poiché le dichiarazioni di voto per il suo Gruppo sono già state svolte, la prego di concludere.
CARUSO (AN). Concludo dicendo che non si può dire che il Consiglio superiore della magistratura quando esprime i capi degli uffici - che non arrivano da altri pianeti, ma sono designati dal CSM - opera bene e quando, invece, deve svolgere la funzione contraria opera male o all'inverso, come forse è più giusto dire.
Ha ragione il senatore Manzione, colleghi, che vi ha invitati ad un voto ragionevole e saggio, ad un voto che può rappresentare la svolta effettiva non per il problema che il singolo emendamento affronta ma per l'intero disegno di legge. (Applausi dal Gruppo AN).
MANTOVANO (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANTOVANO (AN). Signor Presidente, ho ascoltato con attenzione l'intervento del senatore Brutti e credo che la pacatezza del dibattito che si è svolto fino a questo momento possa far dire con estrema tranquillità che tutti noi siamo convinti che i magistrati italiani compiono scrupolosamente il proprio dovere. Il problema è che alcuni vedono il proprio dovere in un modo, altri lo vedono in modo diverso. Alcuni cambiano - per carità! - in autonomia e indipendenza la concezione del dovere in base al tempo e allo spazio. La custodia cautelare non è intesa alla stessa maniera a Milano, a Roma o a Bari; in alcuni processi viene adoperata la categoria del "non poteva non sapere", in altri no; sulle medesime carte alcuni giudici assolvono, altri condannano.
Questa alternanza fa onore all'autonomia della magistratura ma da essa non possono dipendere i destini della libertà delle persone e la sorte politica di questo Paese. (Applausi dai Gruppi AN, FI, UDC e LNP).
BIONDI (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIONDI (FI). Signor Presidente, dopo avere ascoltato le parole del senatore Brutti, mi trovo in una particolare situazione. Poiché sono stato difensore di parte civile nel maxiprocesso di Palermo per i fratelli Dalla Chiesa, sono stato vicino a Giovanni Falcone e lo sono stato anche quando il Consiglio superiore della magistratura si è permesso di attuare un'operazione che non considero commendevole. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LNP). Perciò il suo esempio non va bene, senatore Brutti.
Dobbiamo invece fare un altro discorso. Il senatore Manzione ha posto un problema di coscienza, quello per cui mi sono più volte esposto ad intervenire. Su questo tema credo sia opportuno che il Ministro dica qualcosa uscendo dal suo caratteristico riserbo e credo debba dire come la pensa. (Applausi dei Gruppi FI e LNP).
BUTTIGLIONE (UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUTTIGLIONE (UDC). Signor Presidente, intendo prima di tutto ringraziare il collega Manzione che ha posto l'accento sulle vere questioni che sono davanti a noi e che non sono tecniche, ma eminentemente politiche.
Prima di affrontare nel merito l'argomento, vorrei dare una rassicurazione al collega senatore ed ex ministro Castelli. Il Gruppo UDC è interamente presente in Aula, salvo il senatore Poli, ricoverato a causa di un'operazione di angioplastica. (Applausi del Gruppo UDC). Certo, se qualche altro Gruppo facesse qualche girotondo in meno e assicurasse invece qualche presenza in Aula in più, la battaglia dell'opposizione avrebbe migliori prospettive. (Applausi dai Gruppi UDC e LNP).
Affronto ora la questione che ci occupa in questo momento: il motivo per cui il voto che ci apprestiamo ad esprimere è politicamente di straordinaria importanza. Devo di nuovo citare il collega Castelli per dissentire da lui. Egli ha rivendicato il fatto di aver varato una riforma e non una controriforma. Il collega Castelli sbaglia: la sua è stata una controriforma. Egli non ha trovato una riforma negli atti parlamentari, ma in Italia questa ha avuto comunque luogo. È una riforma che è stata attuata fuori delle Aule del Parlamento, attraverso il prevalere prima di un indirizzo culturale nelle università e poi di indirizzi giurisprudenziali all'interno della magistratura.
Vorrei citare gli elementi di tale riforma. Alla fedeltà al testo della legge, all'idea del magistrato come colui che ha come sua finalità precipua l'interpretazione del testo legislativo e, quindi, ad una funzione conservatrice (si diceva allora) all'interno della società si è sostituita l'idea del magistrato che favorisce l'evoluzione della società creando sentenze che possono avere consenso sociale.
Ricordo quando ero studente all'università di Torino, quando insegnavano i professori Bobbio e Treves e si discuteva della giurisprudenza sociologica americana.
Era la metà degli anni Sessanta, quando si veniva configurando una trasmutazione fondamentale all'interno della magistratura italiana. Il problema era capire ciò che avrebbero fatto i giudici e questo non dipendeva solo, e forse neanche prevalentemente, dal testo della legge ma dalla possibilità di costituire un consenso sociale.
Ricordo giovani colleghi, poi divenuti famosi magistrati, che leggevano avidamente il testo di Petr Stucka: «La funzione rivoluzionaria del diritto e dello Stato», che sosteneva esattamente la medesima tesi. Il magistrato, cioè, diventa fattore rivoluzionario nella società nel momento in cui non fa dominare la sua attività dal riferimento obsoleto alla lettera della legge ma da quello all'evoluzione sociale, ai movimenti rivoluzionari in atto e la reinterpreta in funzione di una nuova coscienza di classe che si va affermando.
L'espressione «di classe» adesso non usa più, il marxismo è decaduto e Petr Stucka non è più citato. Questa idea di un magistrato non vincolato alla lettera della legge è però rimasta. Ciò ha portato alla politicizzazione della magistratura, cioè alla dipendenza da una visione culturale e politica che prevale sul testo della legge. Allora era una tendenza generale nel mondo; ora è una tendenza obsoleta. In America la giurisprudenza sociologica è stata superata. Anthony Scalia, che mi permetto di chiamare amico, ha riscoperto la certezza del diritto come punto di riferimento dell'azione della magistratura.
Vi rendete conto, amici miei, che oggi (io sono padre di un giovane avvocato) avere il proprio procedimento affidato ad un sostituto procuratore piuttosto che a un altro può fare la differenza fra la tutela del proprio diritto e la perdita della propria causa? (Applausi dai Gruppi UDC e FI). Quanti di voi hanno esperienza di diritto lo sanno perfettamente perché non esiste certezza del diritto.
La certezza del diritto implica anche uniformità dei criteri di esercizio dell'azione giudiziaria, dell'azione penale. Qual è la finalità di questa norma che volete sospendere? Realizzare una controrivoluzione, e non ho paura di dirlo, riportare verso l'uniformità dei criteri di esercizio, verso l'uniformità della giurisprudenza e quindi la certezza del diritto, perché oggi, il cittadino italiano è privato del bene fondamentale della certezza del diritto. Voi mi risponderete che esistono i gradi di appello e che alla fine le cose si aggiustano. Non è sempre così. Anche quando le cose si aggiustano la tutela del diritto non ha più quella immediatezza e velocità che è anche un fattore competitivo del nostro sistema Paese all'interno del mondo. Su questo stiamo votando: sulla certezza del diritto, non su altro.
Consentitemi ancora un'unica osservazione. Ho sentito citare in quest'Aula il nome di Giovanni Falcone. Io non intendevo citare questo nome perché esso non dovrebbe essere strumentalizzato per fini di parte all'interno di una discussione politica. Ma, visto che se ne è parlato, vorrei ricordare che Giovanni Falcone è stato trascinato davanti al Consiglio superiore della magistratura e che in quel Consiglio superiore della magistratura le correnti a cui molti degli ex magistrati qui presenti aderiscono, in particolar modo i Verdi e Magistratura democratica, votarono contro di lui! (Applausi dai Gruppi UDC, FI e AN).
Per favore: manteniamo Falcone come oggetto di devozione, come esempio per i cittadini e per i magistrati davanti agli occhi di tutti gli italiani; non tentiamo di accaparrarlo ad una parte politica! E, se vogliamo fare la storia, cerchiamo di farla con i documenti e attenendoci fedelmente alla verità! (Vivi applausi dai Gruppi UDC, FI e AN. Congratulazioni).
CASTELLI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTELLI (LNP). Signor Presidente, siccome vi sono alcuni emendamenti susseguenti a mia firma che sostanzialmente ricalcano quanto previsto dall'emendamento 1.17 a firma Caruso ed altri, mi riservo, in caso di valutazione positiva di questo emendamento, di riconsiderarli.
MASTELLA, ministro della giustizia. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MASTELLA, ministro della giustizia. Signor Presidente, ritengo e continuo a ritenere, soprattutto dopo aver ascoltato larga parte del dibattito fino ad ora portato alla mia attenzione nell'Aula e fuori dall'Aula, che una riforma come questa abbia bisogno sostanzialmente dell'accordo tra maggioranza e opposizione. È stato ricordato che ieri abbiamo tentato di raggiungerlo ed eravamo arrivati sull'ultimo miglio; continuo a ritenere che questo sia possibile; non vorrei che per scarti minimi si determinasse una fragilità consequenziale che porti un'istituzione, quella della magistratura, o a confliggere, o magari ad assoggettarsi, o a dar l'idea di una forma di contrapposizione che non si vuole da parte di nessuno tra politica, in particolare il Parlamento, e i magistrati.
Allora, al punto in cui siamo, poiché anch'io debbo rilevare politicamente, con molta onestà e rigore intellettuale, che voci critiche sono emerse anche all'interno della mia maggioranza (con buona fede, perché ognuno ha avanzato rilievi avendolo già premesso in discussioni preliminari), spero ancora - e quindi questo è il mio tentativo - che si possa addivenire ad una soluzione.
Propongo pertanto, signor Presidente e onorevoli senatori, data l'ora, di accantonare l'emendamento 1.17 e lo chiedo anche al senatore Manzione che è stato colui che ha determinato questo; debbo dire ai colleghi dell'opposizione che, non ci fosse stato lo spunto del senatore Manzione, non vi sarebbe questa opportunità. Siccome non ritengo di dare rilievo politico ad un fatto che rimane istituzionale, chiederei anche al senatore Manzione, per primo evidentemente, così al presidente Salvi e agli altri colleghi, di fermarci opportunamente qua, tentando di lavorare dove ci siamo fermati ieri, perchè credo che soltanto per poco ci siamo fermati.
Nessuno può pretendere tutto, né la maggioranza, né l'opposizione, perché evidentemente occorre il giusto compromesso, quale - vorrei ricordarlo ad alcuni che sono qua e che sono stati anche costituenti di questa Repubblica - fu il compromesso serio su cui vige questa nostra democratica Repubblica.
Mi auguro che su questo, che è un fatto istituzionale, si raggiunga il giusto, sano compromesso per far sì che nessuno sia sconfitto, ma che sia privilegiata quella resa di giustizia alla quale tutti quanti vogliamo dare il nostro apporto.
Quindi, signor Presidente, la mia proposta è quella di accantonare questo emendamento e di passare - se possibile - a questioni dove non c'è motivo di contrapposizione, in modo tale per martedì prossimo di riprendere e di votare sperando di essere arrivati ad una conclusione che sia operativamente concludente in maniera responsabile con il contributo corale dell'intera Assemblea.
PRESIDENTE. Chiederei un attimo di attenzione da parte dei colleghi. Il Ministro ha avanzato apparentemente una sola proposta, ma, per la verità ne ha avanzate praticamente due.
La prima proposta è quella di un accantonamento dell'emendamento 1.17, che stiamo discutendo, per tentare, sulla base delle sue indicazioni - sto riassumendo per i colleghi - un approccio diverso rispetto a quello al quale stiamo andando con la votazione sull'emendamento medesimo. Io non ho nessuna difficoltà, se c'è un consenso dell'Aula, ad accogliere questa proposta.
C'è poi una seconda proposta implicita, che consegue a quella che ha esplicitamente avanzato il ministro Mastella, cioè quella di sospendere la seduta, quindi di fatto di toglierla, dato l'orario al quale siamo arrivati.
La prima questione sulla quale dobbiamo decidere è quella dell'accantonamento. Sentirei innanzitutto un parere del relatore.
SALVI, relatore. Signor Presidente, colleghi, credo naturalmente che la risposta istituzionale in termini parlamentari debba essere data dai presentatori degli emendamenti.
Credo altresì che sia eccessivo dire che abbiamo posizioni vicine o che sia possibile un'intesa sui temi della giustizia, perché ciò non è vero. È vero che, su questo specifico punto (che presenta anche sue complessità tecniche), negli incontri che si sono svolti ieri (riguardo ai quali ho letto oggi fantasiose ricostruzioni giornalistiche: non c'è stato nessun veto di nostri colleghi che si siano precipitati in Aula, come ho letto su un importante quotidiano), eravamo arrivati abbastanza vicini alla possibilità di sciogliere alcuni nodi. Non è che vi sia stato un clamoroso fatto politico tale da consentirci improvvisamente di trovare un'intesa sulla giustizia: non sarebbe corretto e giusto affermarlo, anche in base agli interventi svolti questa mattina.
Su uno di quei tre decreti delegati, precisamente quello riguardante l'organizzazione della procura della Repubblica, a mio avviso è possibile trovare una soluzione valida in sé, con la convergenza delle posizioni degli esperti dei diversi Gruppi parlamentari. E poiché ritengo che, quanti più problemi si risolvono di comune intesa, tanto è meglio, suggerirei ai presentatori di questo emendamento (ma dipenderà dalle loro valutazioni) di accogliere la richiesta avanzata dal Governo.
Va da sé che, vista l'ora, le due proposte (quella di accantonare l'emendamento e quella di togliere la seduta) sono di fatto abbinate.
PRESIDENTE. Abbiamo ascoltato il parere del relatore che, sostanzialmente, è d'accordo con l'ipotesi di accantonamento e rinvio avanzata dal Ministro.
Per quel che mi concerne, avvalendomi dell'articolo 92 del Regolamento, al fine del pronunciamento dell'Aula, propongo che su tale proposta intervengano un senatore a favore e uno contro.
CALDEROLI (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Senatore Calderoli, intende intervenire a favore o contro la proposta?
CALDEROLI (LNP). Né a favore né contro, signor Presidente, desidero intervenire per un richiamo al Regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALDEROLI (LNP). In ordine alla proposta di accantonamento e rinvio dell'emendamento 1.17 occorre dire che il nostro Regolamento su certi punti è molto fumoso e lascia spazi interpretativi. Però ritengo che l'articolo 100, ai commi 10 e 11, sia estremamente puntuale nel definire le possibilità di richiesta di accantonamento e rinvio: secondo il comma 10, una richiesta può essere avanzata dal Governo, ma solo nei riguardi di emendamenti presentati nel corso della seduta e che, quindi, necessitano di un ulteriore approfondimento. Ora non ci troviamo in tale fattispecie, poiché l'emendamento 1.17 è presente nel fascicolo già da tempo.
Inoltre, secondo il comma 11, l'accantonamento e il rinvio alla competente Commissione possono essere decisi dal Presidente per singoli articoli e i relativi emendamenti.
Pertanto, per quanto riguarda l'accantonamento, non credo ve ne siano i presupposti. Qualora, invece, si fosse modificata la posizione politica relativamente a questo emendamento, allora che vi sia da parte del Ministro una modifica del suo parere e che si proceda finalmente alla votazione.
Non si può chiedere il rinvio semplicemente perché si teme di «andar sotto» a causa del voto segreto. (Applausi del senatore Polledri).
PRESIDENTE. La Presidenza non condivide l'opinione testé espressa dal senatore Calderoli, ancorché confortata, in parte, dal riferimento al Regolamento. Nel caso specifico, infatti, occorre riferirsi ad un altro punto del Regolamento, quello dell'articolo 92 relativo all'ordine dei lavori e stiamo discutendo in merito ad una proposta avanzata dal rappresentante del Governo, condivisa dal relatore e rispetto alla quale chiedo un parere del senatore Caruso, primo firmatario dell'emendamento 1.17 sul quale ci stiamo pronunciando.
CARUSO (AN). Signor Presidente, mi rimetto all'Assemblea.
SCHIFANI (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCHIFANI (FI). Signor Presidente, su questo argomento il ministro Mastella sa bene che si è arenata la trattativa nella quale siamo stati impegnati per alcune ore durante la giornata di ieri. È stato il tema dirimente, quello che ha fatto crollare un'eventuale possibilità di intesa tra maggioranza ed opposizione. Diciamo le cose come stanno. Pertanto, o il Ministro nel chiedere l'accantonamento e il rinvio dichiara che esistono nuovi margini e nuove disponibilità da parte del Governo e della maggioranza per discutere del tema oppure, in caso contrario, vale a dire in assenza di eventuali riaperture sull'argomento, non ravviso l'esigenza di un accantonamento e di un rinvio.
Ieri siamo stati disponibili ed abbiamo accolto di buon grado l'invito del Ministro di sospendere la seduta. Abbiamo lavorato, ci siamo confrontati sull'organizzazione del pubblico ministero, che è un tema trasversale - come ha detto bene il senatore Castelli, ma anche altri - e riguarda una riforma che è entrata in vigore, che vige e che non ha determinato nessun trauma all'interno dell'amministrazione della giustizia, anzi, essa ha riconosciuto la garanzia - come diceva il collega Buttiglione - della certezza del diritto, finalmente, per la univocità di interpretazione delle norme attraverso una certezza di indirizzo in capo ad un unico procuratore della Repubblica e non a tanti. È una norma entrata negli interstizi della nostra amministrazione giudiziaria.
Oggi il Governo, in una logica di sospensione dell'efficacia dell'intera riforma, si trova in difficoltà: diciamolo! Infatti, si trova anche a doversi pronunziare sulla sospensione di una riforma che funziona, che va bene e che viene sospesa nella logica di un progetto più complessivo per cui si deve azzerare tutto quello che ha fatto il centro-destra. Questo è il tema! (Applausi dai Gruppi FI e LNP).
Allora, Ministro, Governo, ci dica! In assenza di nuove disponibilità sostanziali, oggi noi siamo contrari, purtroppo, così come ieri siamo stati favorevoli al confronto e ci siamo misurati su questa ipotesi, ma abbiamo misurato la negatività delle aperture del Governo. Sul decreto legislativo n. 106 del 2006 il Governo chiedeva un ritorno al passato, colleghi; un ritorno al fatto che la titolarità dell'azione penale non fosse di esclusiva pertinenza del procuratore capo, ma anche di sostituti procuratori della Repubblica e noi abbiamo detto sostanzialmente no.
Su questo tema si misura e si è rotta la trattativa. Quindi, o ci sono delle sostanziali riaperture o noi, signor Presidente del Senato, signor Ministro, chiediamo di andare avanti nei nostri lavori, così come ieri avevamo aderito alla sospensione dei lavori. (Applausi dai Gruppi FI e LNP).
PRESIDENTE. Mi pare chiaro che debba esserci un pronunciamento dell'Assemblea.
FINOCCHIARO (Ulivo). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FINOCCHIARO (Ulivo). Signor Presidente, credo che il senatore Schifani dica cosa giusta quando afferma che proprio su questo punto ieri si è interrotta la trattativa. Lo dice perché - mi rivolgo anche al senatore Buttiglione - stiamo ragionando di una questione che non è organizzativa, ma che rimanda ad un quadro di questioni di sistema e anche di valori, sui quali mi sembra assolutamente legittimo che la discussione duri tra di noi sin dai tempi in cui il provvedimento di riforma è stato discusso nella scorsa legislatura.
Credo che l'Assemblea venga paradossalmente, su questo emendamento, ad essere interrogata su alcune questioni (ne faccio una ricostruzione teorica, culturale, se vuole, senatore Buttiglione, diversa dalla sua) che, per esempio, riguardano il fatto che, essendo il principio di uguaglianza considerato l'architrave del nostro ordinamento, intorno a questo i costituenti articolarono una serie di sistemi che garantissero quel principio e quindi l'autonomia e l'indipendenza della magistratura perché davvero tutti fossero uguali di fronte alla legge. Questa è la portata antagonista dell'esercizio della giurisdizione, senatore Buttiglione, secondo me: il fatto che ciò che è diseguale nella società, in un'aula di giustizia improvvisamente veda il potere scomparire, non avere più forza, efficacia; tutti sono uguali di fronte alla legge.
Dall'altra parte, previdero che quello dei pubblici ministeri fosse un potere diffuso. Ma perché lo pensarono? Forse perché ritenevano che in forza di questo bisognasse alimentare un potere assoluto e spregiudicato dei tanti sostituti procuratori della Repubblica che avevano il potere di agire l'azione penale? No. Tentarono anche per questo verso, facendo del potere inquirente un potere diffuso, di garantire ancora una volta per questo strumento (misura non solo amministrativa, di organizzazione) quel principio di uguaglianza.
Abbiamo convenuto più volte, anche nella discussione di ieri, sul fatto che l'organizzazione delle procure abbia bisogno di veder messe a regime una serie di misure che in questi anni il Consiglio superiore della magistratura ha adottato e i singoli uffici - come ci ricordava il senatore D'Ambrosio ieri - hanno già interiorizzato, alcuni con maggiore forza ed efficacia, anche in grado alla capacità del capo dell'ufficio, altri con minore efficacia. Quindi, su questo conveniamo.
Ciò che ovviamente ci divide è se poi preservare, nel procedimento che contempli gli strumenti per garantire l'uniformità dell'agire dell'ufficio, la possibilità di rivolgersi al Consiglio superiore della magistratura o radicare le decisioni sul conflitto ai procuratori generali. Anche qui discutiamo dei massimi sistemi, per così dire, non di uno scontro su una questione meramente organizzativa. Tutto questo ha ancora a che fare - ha ragione il senatore Buttiglione - con la grande questione dell'affidabilità per i cittadini delle decisioni, della prevedibilità dell'agire dei magistrati e dei pubblici ministeri.
Questo è il contesto; questa materia non è possibile neanche esaurirla brevemente. Possiamo anche andare a un voto adesso. Il mio Gruppo ha apprezzato ovviamente e grandemente l'ulteriore sforzo del ministro Mastella per rinviare la discussione e forse su questa grande questione possiamo, a meno che non sia un cavallo di Troia per smontare l'intero provvedimento del ministro Mastella, rinviare a martedì, tanto abbiamo poco più di mezz'ora, 34 minuti, per la fine della seduta.
Se ieri ci sono stati, come sempre accadono, piccolo strascichi polemici, prego ciascuno di noi di dimenticarli perché ci stiamo interrogando su una grande questione. Ci chiediamo, infatti, se su questa questione è possibile prendere tempo fino a martedì, tanto ormai il tempo della seduta di oggi è consumato. In proposito, il mio Gruppo non è assolutamente contrario. (Applausi dal Gruppo Ulivo).
PRESIDENTE. Ho valutato, nel corso della discussione, data la rilevanza della materia trattata, di concedere la parola ad un rappresentante per Gruppo. Pregherei i colleghi, dato che si stanno svolgendo interventi incidentali sull'opportunità o meno di rinviare la votazione, di non utilizzare tutto il tempo a loro disposizione, in modo tale da consentire sul punto un pronunciamento dell'Aula.
DI LELLO FINUOLI (RC-SE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI LELLO FINUOLI (RC-SE). Signor Presidente, avrei voluto che si fosse osservato l'ordine cronologico delle prenotazioni ad intervenire, comunque esprimo parere favorevole all'accantonamento della discussione, anche perché credo ci siano tutte le condizioni necessarie per raggiungere un'intesa sul punto, che è cruciale e che poi - come ho sempre sostenuto - è il cuore della riforma Castelli.
Ieri eravamo abbastanza vicini; forse ci siamo anche attardati su degli aggettivi inutili, come ricordava giustamente il senatore Buccico, circa la definizione di capo dell'ufficio quale titolare esclusivo dell'azione penale. Per me è evidente che, se il capo dell'ufficio è titolare dell'azione penale, lo è in maniera esclusiva e non, per così dire, a mezzadria. Ci siamo, ancora, arenati sulla disquisizione tra delega o assegnazione.
Il problema vero che ha condotto alla rottura, però, è stato quello della risoluzione del conflitto in caso di contrasto tra procuratore capo e capo dell'ufficio. Non sono affatto contrario, anzi noi, come Rifondazione Comunista, non siamo affatto contrari a che l'ufficio del pubblico ministero conservi questa forma gerarchica. Se la gerarchia è necessaria, deve avere anche un senso, perché avere la gerarchia con un capo che non comanda è ovvio che sarebbe illogico. Quindi, vogliamo che ci sia una gerarchia.
Siamo anche noi contrari alla spettacolarizzazione: quando vedo il pubblico ministero, ma anche il carabiniere o il poliziotto di turno, che fa la conferenza stampa sulla pelle di un soggetto che è stato forse appena arrestato, ma che dovrà ancora essere giudicato (Applausi dai Gruppi RC-SE, Ulivo e FI), anche a me viene l'orticaria. Quindi, anche noi siamo contrari, dobbiamo cancellare questo obbrobrio, così come vorremmo cancellare le esternazioni fatte in corso di processo.
Qui il tema centrale è ritornare proprio al punto di contrasto di ieri e quindi vedere a chi tocca il potere di risoluzione di questo conflitto. L'abbiamo detto: non può toccare al procuratore generale, quantomeno non può toccare esclusivamente al procuratore generale. Ecco la nostra apertura: non può toccare esclusivamente al procuratore generale, perché in questo caso si ingenererebbe un potere improprio in questa figura e nello stesso ufficio ci sarebbero due capi che fanno la stessa cosa, perché, ripeto, potrebbe esservi un procuratore generale che, d'accordo con il capo dell'ufficio, alza uno sbarramento totale contro i sostituti, così come potrebbe esservi - questo è da tenere presente - il caso di un procuratore generale che lancia ai sostituti un messaggio di resistenza («Resistete al capo perché poi vi aggiusto i problemi: resistere, resistere, resistere!»). In conclusione, credo che noi possiamo veramente raggiungere un accordo su questo punto.
Vorrei solo dire al senatore Buttiglione che la certezza del diritto non c'entra niente, è un'altra cosa. La certezza del diritto è un'aspirazione; se pensiamo che le stesse sezioni della Cassazione hanno dei pareri non concordi sullo stesso caso vuol dire che, appunto, la certezza del diritto non c'entra niente. Quello che invece va attuata è la certezza della decisione: questo è il punto. La certezza della decisione, anche all'interno di un ufficio giudiziario come la procura della Repubblica, va attuata nel senso che ci sia un orientamento omogeneo per i casi più particolari e più delicati, specialmente in tema di restrizione della libertà personale.
Noi siamo quindi favorevoli a trovare un accordo su questo punto e a svelenire un po' l'atmosfera, perché su questo punto credo veramente che un accordo condiviso rasserenerebbe non solo quest'Aula, ma anche il conflitto esterno tra avvocati, camere penali, magistrati, ANM, a tutto vantaggio dei cittadini che modestamente rappresentiamo. (Applausi dai Gruppi RC-SE e Ulivo. Congratulazioni).
PIROVANO (LNP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIROVANO (LNP). Signor Presidente, vorrei ricordare all'attenzione dell'Aula che il ministro della giustizia Mastella ha utilizzato il termine «accantonamento».
Vorrei che lei mi spiegasse, signor Presidente, come questo termine «accantonamento» sia leggibile nell'articolo 92 del Regolamento. Non ha parlato il ministro Mastella di un'inversione delle votazioni, di un'inversione di argomenti in Aula. Vorrei, signor Presidente, che ci chiarisca in quale altro articolo, se non nell'articolo 100, ai commi 10 e 11, si parli di accantonamento di emendamenti.
Nell'articolo 100, ai commi 10 e 11, mi pare evidente che si dica che gli emendamenti che possono essere accantonati sono esclusivamente quelli presentati in corso di seduta d'Aula. Non mi risulta che nell'articolo 92 e in nessun altro articolo del nostro Regolamento si preveda quanto è stato chiesto in quest'Aula dal Ministro della giustizia, ovvero di accantonare l'emendamento per discuterlo in un'altra seduta del Senato.
Quindi chiedo, e confermo la richiesta del Gruppo della Lega Nord, che si giunga immediatamente alla votazione, com'è previsto a norma del nostro Regolamento. (Applausi del senatore Polledri).
PRESIDENTE. Senatore Pirovano, lei ha chiesto una cosa che la Presidenza aveva già deciso, sulla base dell'applicazione - le assicuro - del Regolamento, esattamente dell'articolo 92. Quindi, la nostra opinione coincide in parte con la sua, ma è motivata diversamente.
D'ONOFRIO (UDC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ONOFRIO (UDC). Signor Presidente, onorevole Ministro, noi del Gruppo UDC riteniamo di accogliere la richiesta del Ministro, perché giudichiamo assolutamente condivisibili le considerazioni del collega Schifani e poiché diamo per scontato che, se il Ministro chiede di accantonare il voto sull'emendamento 1.17, è perché, evidentemente, intende assumere un atteggiamento diverso da quello assunto ieri nel corso delle trattative. Altrimenti, la sua richiesta non avrebbe alcun significato.
Da questo punto di vista, mi sembra che le considerazioni svolte ieri, forse in modo affrettato, abbiano bisogno di un supplemento di riflessione da parte della maggioranza che chiede, attraverso il proprio Ministro della giustizia, questo accantonamento. Noi concorriamo nella convinzione che, da oggi al voto su questo emendamento, ci sia qualcosa di sostanzialmente diverso da ciò che ieri ha impedito l'accordo. Altrimenti, non capiremmo il senso dell'accantonamento.
Per tali ragioni, il Gruppo UDC accoglie la richiesta avanzata dal Ministro.
MATTEOLI (AN). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MATTEOLI (AN). Signor Presidente, chi sceglie di fare il nostro «mestiere» - e, se ci fosse ancora il proto, lo pregherei di mettere «mestiere» tra virgolette - ha l'obbligo di essere presente in Aula al momento delle votazioni, ma anche di fare le sue battaglie e - se ritiene - i girotondi, perché non è un reato.
Venendo alla richiesta del ministro Mastella, rinnovata poi, in altri termini, dalla collega Finocchiaro, mi hanno insegnato, nei tanti anni in cui ho fatto politica (si può dire da sempre), che, quando un Ministro si presenta in Aula e chiede l'accantonamento su un provvedimento da lui presentato, i casi sono due: o questo Ministro non è tanto convinto del provvedimento che ha portato in Aula, oppure non è sicuro di avere una maggioranza che lo sostiene. In ogni caso, quando un Ministro in carica avanza tale richiesta, è sempre un risultato positivo per l'opposizione: me lo hanno insegnato tanti anni. Credo che questa mattina, con la richiesta del Ministro, si sia verificato in quest'Aula qualcosa di simile.
Alla luce di ciò, concordo con la richiesta avanzata dalla collega Finocchiaro: la seduta può essere rinviata a martedì. Se fino a quella data vi è la possibilità di riprendere anche il filo del discorso interrotto ieri, credo sia positivo farlo.
Pertanto, auspico che si rinvii, senza bisogno di votare l'accantonamento, la seduta a martedì prossimo. La proposta della collega Finocchiaro mi sembra accettabile. (Applausi dal Gruppo AN).
PRESIDENTE. Mi pare allora che possiamo procedere alla votazione dell'Aula come avevamo deciso, in base all'applicazione dell'articolo 92, ultimo comma, del Regolamento del Senato.
MASTELLA, ministro della giustizia. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MASTELLA, ministro della giustizia. Vorrei dire che, a seguito dell'intervento del senatore Di Lello, di quanto testé affermato dal senatore Matteoli, dell'indicazione di procedura del senatore D'Onofrio e di altri intervenuti - dal senatore Brutti al Presidente Salvi - mi pare che ci siano queste condizioni al merito.
Vorrei aggiungere però, con molto franchezza, che non è che un Ministro sia dubbioso, abbia strane curiosità o non sia appagato da ciò che ha determinato. Io ritengo - l'ho detto anche prima - che questo, fin dove è possibile (spero che lo sia), non è un nodo di natura politica. Non vorrei tradurre la questione in termini di ideologia «l'uno contro l'altro». È stata mostrata da parte di tanti senatori una certa disponibilità, nel convenire su alcuni elementi e trovare una soluzione ragionevole. Su altri punti ci saranno discordanze, ma registro innanzitutto - voglio dirlo anche al senatore Castelli - il clima diverso che ognuno di noi ha mutuato dal proprio senso di responsabilità e che prescinde dalle aree di appartenenza.
Penso che questo clima ci abiliti e ci porti non a segnare il passo o a ritenere che io abbia avuto una sbandata o abbia fatto una cosa di cui non sono convinto. Non è assolutamente così. Ciò nonostante, se su tale argomento il Parlamento fornisce il proprio contributo, anche nell'idea che ho del rapporto dialettico tra Governo e Parlamento, il Governo ha il dovere di tenere conto dei rilievi dell'opposizione e anche dalla maggioranza che lo sostiene.
Non c'è un atto di sfiducia alla sua maggioranza. Ho il dovere di tenere conto di un elemento di grande equilibrio che bisogna trovare. Credo che, utilizzando opportunamente i prossimi giorni, potremo arrivare all'appuntamento avendo realizzato una condizione ottimale per tutti. Non è, voglio dirlo al senatore, mio amico, Matteoli, una sconfitta o una resa del Governo o della maggioranza. È una resa alla giustizia migliore, questo è il mio intendimento, per cui tutti lavoriamo, tentando di farlo nel modo migliore.
Al di là dell'aspetto regolamentare (non so se la cosa più corretta, ma l'ha detto il presidente Angius, sia stata quella di disciplinare i lavori in base all'articolo 92 del Regolamento), chiedo di fare quest'ultimo sforzo, perché nel merito, come ha detto il senatore Di Lello, c'è la volontà di procedere. Se così è, mi pare sia una cosa opportuna e l'impedimento è questo; se così non è, se ne prende atto. Dico a tutti che, laddove ci fosse una forma di ostilità o ci fossero apprensioni, il Governo avrebbe altri strumenti procedurali, che io non ho mai inteso spendere come colpo scuro, come si dice dalle mie parti, alla fine dei fuochi di artificio, perché voglio che su questo provvedimento ci sia la massima comprensione e la massima dilatazione sul piano parlamentare.
SALVI, relatore. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SALVI, relatore. Signor Presidente, nello spirito delle cose che sono state dette, se l'Aula del Senato riterrà di addivenire all'accantonamento, credo potremo approfondire oggi stesso il punto in discussione. Non stiamo decidendo un rinvio in Commissione. Non si può svolgere una seduta della Commissione. Non disponiamo dello strumento, di cui dispone invece la Camera, del Comitato dei nove.
Formulo però una proposta in questa sede, perché i colleghi possano valutarla anche in sede di voto, che poi formalizzerò nell'Ufficio di Presidenza della Commissione giustizia. Visto che per oggi pomeriggio era prevista una seduta della Commissione, propongo che, anche se non come seduta della Commissione, per la ragione che ho detto, si esaminino le questioni rimaste aperte, con la partecipazione dei componenti della Commissione giustizia e del Governo.
PRESIDENTE. La Presidenza prende atto che sta maturando nell'Aula la volontà di procedere ad un accantonamento e quindi di andare all'esaurimento della nostra seduta. Le due cose sono strettamente correlate, tuttavia ci sono stati importanti Gruppi parlamentari che si sono espressi in modo diverso.
SCHIFANI (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCHIFANI (FI). Signor Presidente, ho ascoltato con estremo interesse l'intervento del collega Di Lello Finuoli, che personalmente stimo come magistrato abbastanza equilibrato...
RUSSO SPENA (RC-SE). Ma solo abbastanza! (Ilarità).
SCHIFANI (FI). Colleghi, ho avuto modo di apprezzarlo quando io facevo l'avvocato e lui faceva il giudice istruttore a Palermo. E noi sappiamo, al di là della divisione della militanza politica, dell'equilibrio di certi magistrati.
Riscontro nel collega Di Lello Finuoli, più che nell'intervento del Ministro, che è di auspicio, la disponibilità a ridiscutere nel merito l'argomento. Il Ministro si è limitato, forse non volendosi esporre eccessivamente con la sua maggioranza, ad auspicare. Il collega Di Lello Finuoli invece ha rimesso sostanzialmente in pista l'approfondimento del tema dell'organizzazione dell'ufficio del pubblico ministero.
Amiamo confrontarci in Aula quando è indispensabile. Amiamo il rispetto delle regole sancite, già in vigore, quando queste regole sono condivise dai cittadini, in ogni campo, anche fuori dal Parlamento. Pertanto, se in queste ore dovesse ulteriormente realizzarsi uno sforzo che porti al mantenimento in vita del decreto delegato n. 106, o quantomeno delle sue parti essenziali e strategiche, non potremo che essere in ogni caso favorevoli.
Detto questo, Presidente, dal punto di vista tecnico propenderei più per una sospensione della seduta dieci minuti prima e non parlerei di accantonamento, perché mi rendo conto che le obiezioni sollevate dai colleghi della Lega sono pertinenti.
Quindi, per evitare di andare al di là delle disposizioni regolamentari sarei dell'idea di concordare una sospensione anticipata della seduta, fermo restando che l'emendamento non viene accantonato ma verrà affrontato come primo punto all'ordine del giorno nella seduta di martedì. (Applausi dal Gruppo FI).
PRESIDENTE. In realtà, questa era la proposta originaria che il ministro Mastella aveva formulato. Come ho ricordato, egli aveva formulato due proposte, quella della sospensione e quella dell'esaurimento della seduta.
Poiché mi sembra di capire che si è realizzata un'ampia convergenza, possiamo avviarci alla conclusione della seduta, ricordando che la discussione sul provvedimento in esame proseguirà nella seduta pomeridiana del prossimo martedì 3 ottobre e che, come comunicato dalla Conferenza dei Capigruppo, tale seduta potrà proseguire fino alle ore 22.
Rinvio pertanto il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.
Disegno di legge (228) fatto proprio da Gruppo parlamentare
PALERMI (IU-Verdi-Com). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PALERMI (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, in qualità di presidente del Gruppo Insieme con l'Unione-Verdi-Comunisti Italiani, vorrei comunicarle che il disegno di legge n. 228, presentato dalla senatrice Loredana De Petris e sottoscritto da più della metà dei componenti del Gruppo, è fatto proprio ai sensi dell'articolo 79 del Regolamento del Senato.
PRESIDENTE. Ne prendo atto a tutti i conseguenti effetti regolamentari.
Per lo svolgimento di interrogazioni
TECCE (RC-SE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TECCE (RC-SE). Signor Presidente, vorrei chiederle di sollecitare al Governo una risposta rapida in Aula all'atto ispettivo 3-00124 sui canoni demaniali, da me presentato insieme ai senatori Caprili, Russo Spena, Sodano e Bonadonna, e all'atto ispettivo 3-00144, da me sottoscritto insieme alle senatrici Cappelli e Gagliardi.
PRESIDENTE. La Presidenza si attiverà in tal senso.
MALAN (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALAN (FI). Signor Presidente, vorrei reiterare il sollecito all'interrogazione 3-00097, che ho presentato a luglio, riguardante le modalità misteriose con cui fu decisa l'apposizione della fiducia al cosiddetto decreto Bersani, su cui ancora non abbiamo risposte. È un fatto piuttosto importante, perché risulta che il segretario del Consiglio dei Ministri, il sottosegretario Enrico Letta, alla conferenza stampa affermò che non era stato deciso di porre la fiducia e poi la fiducia fu posta. Direi che è un fatto piuttosto importante, ho già sollecitato la risposta a tale interrogazione alla fine dei lavori antecedenti la pausa estiva e torno a sollecitarla anche adesso.
PRESIDENTE. Lo faremo anche noi, senatore Malan.
SELVA (AN). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SELVA (AN). Signor Presidente, vorrei sollecitare per l'ennesima volta la risposta alla mia interrogazione 3-00055. Sottolineo per l'ennesima volta, Presidente, perché evidentemente la mia udienza presso il Senato deve essere pressoché nulla. Si tratta di un'interrogazione con la quale, prima che il Presidente del Consiglio si recasse in Cina, sollevavo il caso dei diritti umani, in particolare della persecuzione di un vescovo cinese. Mi rammarico vivamente che non sia stata data risposta a questa mia interrogazione prima che il Presidente del Consiglio, e una corte di Ministri, andasse in Cina.
Mi auguro che adesso, anche alla luce di ciò che è stato fatto, o temo, di ciò che non è stato fatto in materia di diritti umani, il Governo voglia degnarsi di dare risposta alla mia interrogazione. (Applausi dai Gruppi AN e FI).
PRESIDENTE. La Presidenza rinnoverà ulteriormente la sua sollecitazione affinché il Governo venga a rispondere in Aula a questa sua interrogazione.
Mozioni e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza una mozione e interrogazioni, pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16, con l'ordine del giorno già stampato e distribuito.
La seduta è tolta (ore 13,21).
Allegato A
DISEGNO DI LEGGE
Sospensione dell'efficacia di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario (635)
ARTICOLO 1 NEL TESTO PROPOSTO DALLA COMMISSIONE
Art. 1.
1. L’efficacia delle disposizioni contenute nei decreti legislativi 20 febbraio 2006, n. 106, 23 febbraio 2006, n. 109, e 5 aprile 2006, n. 160, è sospesa fino alla data del 31 luglio 2007.
EMENDAMENTI DA 1.429 A 1.17
Sostituire l’articolo con il seguente:
«Art. 1. – L’efficacia dell’articolo 26, comma 8, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, è sospesa fino alla data del 31 gennaio 2007».
Sostituire l’articolo con il seguente:
«Art. 1. – L’efficacia dell’articolo 27 del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, è sospesa fino alla data del 1º febbraio 2007».
Sostituire l’articolo con il seguente:
«Art. 1. – L’efficacia dell’articolo 28, comma 6, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, è sospesa fino alla data del 1º febbraio 2007».
Sostituire l’articolo con il seguente:
«Art. 1. – L’efficacia dell’articolo 35 del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, è sospesa fino alla data del 1º febbraio 2007».
Sostituire l’articolo con il seguente:
«Art. 1. – L’efficacia dell’articolo 35, comma 2, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, è sospesa fino alla data del 1º febbraio 2007».
Sostituire l’articolo con il seguente:
«Art. 1. – L’efficacia dell’articolo 36 del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, è sospesa fino alla data del 31 marzo 2007».
Sostituire l’articolo con il seguente:
«Art. 1. – L’efficacia dell’articolo 37 del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, è sospesa fino alla data del 1º febbraio 2007».
Sostituire l’articolo con il seguente:
«1. L’efficacia dell’articolo 37, comma 2, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160 è sospesa fino alla data del 1º febbraio 2007».
Sostituire l’articolo con il seguente:
«1. L’efficacia dell’articolo 41, comma 3, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160 è sospesa fino alla data del 1º gennaio 2007».
Sostituire l’articolo con il seguente:
«1. L’efficacia dell’articolo 42 del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160 è sospesa fino alla data del 1º febbraio 2007».
Sostituire l’articolo con il seguente:
«1. L’efficacia dell’articolo 44, comma 6, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160 è sospesa fino alla data del 1º febbraio 2007».
Sostituire l’articolo con il seguente:
«Art. 1. – È sospesa l’efficacia delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 20 febbraio 2006, n. 106, fino al 1º dicembre 2006, nel decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, fino al 1º novembre 2006 e nel decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, fino al 1º febbraio 2007».
Sostituire l’articolo con il seguente:
«Art. 1. – L’efficacia delle disposizioni contenute negli articoli 2, 3, 4 e 5 del decreto legislativo 20 febbraio 2006, n. 106, oltre che nei decreti legislativi 23 febbraio 2006, n. 109, e 5 aprile 2006, n. 160, è sospesa fino alla data del 15 gennaio 2007».
Sostituire l’articolo con il seguente:
«Art. 1. – L’efficacia delle disposizioni contenute negli articoli 2 e 5 del decreto legislativo 20 febbraio 2006, n. 106, oltre che nei decreti legislativi 23 febbraio 2006, n. 109, e 5 aprile 2006, n. 160, è sospesa fino alla data del 15 gennaio 2007».
Sostituire l’articolo con il seguente:
«Art. 1. – L’efficacia delle disposizioni contenute nell’articolo 5 del decreto legislativo 20 febbraio 2006, n. 106, oltre che nei decreti legislativi 23 febbraio 2006, n. 109, e 5 aprile 2006, n. 160, è sospesa fino alla data del 15 gennaio 2007».
Sostituire l’articolo con il seguente:
«Art. 1. – Se non diversamente disposto da intercorrente normativa, da sottoporre al parere delle competenti commissioni parlamentari, è sospesa l’efficacia delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 20 febbraio 2006, n. 106, fino al 1º dicembre 2006, nel decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, fino al 1º novembre 2006 e nel decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, fino al 1º febbraio 2007».
Sostituire l’articolo con il seguente:
«Art. 1. – Se non diversamente disposto da intercorrente normativa, è sospesa l’efficacia delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 20 febbraio 2006, n. 106, fino al 1º dicembre 2006, nel decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, fino al 1º novembre 2006 e nel decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, fino al 1º febbraio 2007».
Sostituire l’articolo con il seguente:
«Art. 1. – Fino a diversa disposizione, è sospesa l’efficacia delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 20 febbraio 2006, n. 106, fino al 1° dicembre 2006, nel decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, fino al 1º novembre 2006 e nel decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, fino al 1º febbraio 2007».
Sostituire l’articolo con il seguente:
«Art. 1. – È sospesa l’efficacia delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 20 febbraio 2006, n. 106 fino al 1º dicembre 2006, se non diversamente disposto da intercorrente normativa,».
Sostituire l’articolo con il seguente:
«Art. 1. – È sospesa l’efficacia delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 20 febbraio 2006, n. 106, fino al 1º novembre 2006, nel decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, fino al 15 novembre 2006 e nel decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, fino al 1º dicembre 2006».
Sostituire l’articolo con il seguente:
«Art. 1. – Fino alla data del 15 gennaio 2007 è sospesa l’efficacia delle disposizioni contenute negli articoli 2, 3, 4 e 5 del decreto legislativo 20 febbraio 2006, n. 106, oltre che nei decreti legislativi 23 febbraio 2006, n. 109, e 5 aprile 2006, n. 160,».
Sostituire l’articolo con il seguente:
«Art. 1. – L’efficacia delle disposizioni contenute negli articoli 2, 3, 4 e 5 del decreto legislativo 20 febbraio 2006, n. 106, oltre che nei decreti legislativi 23 febbraio 2006, n. 109, e 5 aprile 2006, n. 160, è sospesa fino alla data del 1º novembre 2006».
Sostituire l’articolo con il seguente:
«Art. 1. – L’efficacia delle disposizioni contenute negli articoli 2 e 5 del decreto legislativo 20 febbraio 2006, n. 106, oltre che nei decreti legislativi 23 febbraio 2006, n. 109, e 5 aprile 2006, n. 160, è sospesa fino alla data del 1º novembre 2006».
Sostituire l’articolo con il seguente:
«Art. 1. – L’efficacia delle disposizioni contenute nell’articolo 5 del decreto legislativo 20 febbraio 2006, n. 106, oltre che nei decreti legislativi 23 febbraio 2006, n. 109, e 5 aprile 2006, n. 160, è sospesa fino alla data del 1º novembre 2006».
Sostituire il comma 1, con il seguente:
«1. L’efficacia delle disposizioni contenute nell’articolo 6 del decreto legislativo 20 febbraio 2006, n. 106, è sospesa fino alla data del 1º novembre 2006, al fine di consentire ai procuratori generali presso le corti di appello di espletare le attività di vigilanza indicate».
Sostituire il comma 1, con il seguente:
«1. L’efficacia della disposizione contenuta nell’articolo 15, comma 2, del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, è sospesa fino alla data del 1º marzo 2007».
Sostituire il comma 1, con il seguente:
«1. L’efficacia delle disposizioni contenute nell’articolo 24, comma 2, del decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, è sospesa fino alla data del 1º marzo 2007».
Al comma 1, sostituire le parole: «nei decreti legislativi 20 febbraio 2006, n. 106, 23 febbraio 2006, n. 109 e 5 aprile 2006, n. 160» con le parole: «nel decreto legislativo 20 febbraio 2006, n. 106».
Al comma 1, sostituire le parole: «nei decreti legislativi 20 febbraio 2006, n. 106, 23 febbraio 2006, n. 109 e 5 aprile 2006, n. 160» con le parole: «nel decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109».
Al comma 1, sostituire le parole: «nei decreti legislativi 20 febbraio 2006, n. 106, 23 febbraio 2006, n. 109, e» con le parole: «nel decreto legislativo».
Al comma 1 sopprimere le parole: 20 febbraio 2006, n. 106,».
Conseguentemente aggiungere il seguente comma:
«2. L’efficacia delle disposizioni contenute nell’articolo 4 del decreto legislativo 20 febbraio 2006, n. 106 è sospesa fino alla data del 31 dicembre 2006».
Allegato B
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Cossiga, Pallaro, Poli e Vernetti.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Dini e Martone, per attività della 3a Commissione permanente; Nessa, Piccioni e Randazzo, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.
Bilancio interno del Senato, presentazione di relazioni
In data 26 settembre 2006, il Presidente della 5a Commissione permanente, senatore Morando, ha presentato la relazione unica sul rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2004 e sul progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2006 (Doc. VIII, nn. 1 e 2-A).
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Sen. Cusumano Stefano, Montalbano Accursio, Battaglia Giovanni, Fuda Pietro, Barbato Tommaso, Pecoraro Scanio Marco, Pignedoli Leana
Disposizioni in materia di accesso alla istruzione universitaria e per limitare il cosiddetto "numero chiuso" (1042)
(presentato in data 28/09/2006);
sen. Saro Giuseppe, Antonione Roberto, Mauro Giovanni, Massidda Piergiorgio, Sanciu Fedele
Modifiche al codice civile in materia di successoria e abrogazione delle disposizioni relative alla successione necessaria (1043)
(presentato in data 27/09/2006);
sen. Mazzarello Graziano, Adragna Benedetto, Amati Silvana, Banti Egidio, Battaglia Giovanni, Brutti Paolo, Filippi Marco, Mele Giorgio, Mercatali Vidmer, Montalbano Accursio, Montino Esterino, Papania Antonino, Pegorer Carlo, Procacci Giovanni
Riforma della legislazione in materia portuale (1044)
(presentato in data 27/09/2006);
sen. Saporito Learco, Tofani Oreste, Coronella Gennaro, Viespoli Pasquale
Modifica della legge 12 marzo 1999, n. 68, sul diritto al lavoro dei disabili (1045)
(presentato in data 27/09/2006);
sen. Del Pennino Antonio, Biondi Alfredo, Caruso Antonino, Pirovano Ettore Pietro, Ziccone Guido
Norme per la repressione del fenomeno dell'interferenza molesta nella vita pubblica e privata altrui (stalking) (1046)
(presentato in data 28/09/2006);
sen. Salvi Cesare, Treu Tiziano, Roilo Giorgio, Adragna Benedetto, Bobba Luigi, Di Siena Piero, Livi Bacci Massimo, Mercatali Vidmer, Mongiello Colomba, Casson Felice, D'ambrosio Gerardo, Magistrelli Marina, Manzione Roberto, Rubinato Simonetta
Riforma del processo del lavoro (1047)
(presentato in data 28/09/2006).
Documenti, deferimento a Commissioni permanenti
In data 26 settembre 2006, ai sensi dell'articolo 144-bis del Regolamento, è stata deferita alla 14a Commissione permanente, in sede referente, la relazione sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nel 2005 e, per il parere, a tutte le altre Commissioni permanenti (Doc. LXXXVII, n. 1).
Governo, trasmissione di atti
Il Ministero dello sviluppo economico, con lettera in data 7 settembre 2006, ha inviato, ai sensi dell'articolo 30, penultimo comma, della legge 20 marzo 1975, n. 70, la relazione sull'attività svolta dall'Ente nazionale italiano per il turismo (ENIT) nell'anno 2005 (Atto n. 43)
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10a Commissione permanente.
Autorità garante della concorrenza e del mercato, trasmissione di atti
Il Presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, con lettera in data 22 settembre 2006, ha inviato, ai sensi dell'articolo 21 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, una segnalazione relativa agli articoli 6 e 7 del decreto legislativo 23 gennaio 2006, n. 28, recante "Attribuzione all'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di competenze sul registro dei revisori dei conti, a norma dell'articolo 5 della legge 24 febbraio 2005, n. 34" (Atto n. 42).
La predetta segnalazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 2a e alla 6a Commissione permanente.
Autorità per l'energia elettrica e il gas, trasmissione di atti
Il Presidente dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, con lettera in data 14 marzo 2006, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2, comma 12, lettera a), della legge 14 novembre 1995, n. 481, una segnalazione sugli articoli 3 e 4 dell'atto Camera n. 1610 concernente "Conversione in legge del decreto-legge 16 agosto 2006, n. 251, recante disposizioni urgenti per assicurare l'adeguamento dell'ordinamento nazionale alla direttiva 79/409/CEE in materia di conservazione della fauna selvatica" (Atto n. 41).
La predetta documentazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10a Commissione permanente.
.
Corte dei conti, trasmissione di atti
La Corte dei conti - Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato, con lettera in data 21 settembre 2006, ha inviato la deliberazione n. 13/2006/G concernente le gestioni dei Provveditorati regionali alle opere pubbliche (Atto n. 44).
La predetta documentazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente.
Mozioni, apposizione di nuove firme
Il senatore Follini ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00028, dei senatori Buttiglione ed altri.
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
Il senatore Galli ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00151 del senatore Polledri.
Risposte scritte ad interrogazioni
(Pervenute dal 21 al 27 settembre 2006)
SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 6
FERRANTE: sul progetto di adeguamento di una strada statale in Abruzzo (4-00129) (risp. DI PIETRO, ministro delle infrastrutture)
MALABARBA: sulla sicurezza di un agente dei servizi segreti (4-00093) (risp. MINNITI, vice ministro dell'interno)
MONACELLI: sulla realizzazione di una strada statale tra l'Umbria e le Marche (4-00282) (risp. DI PIETRO, ministro delle infrastrutture)
ZUCCHERINI, BRUTTI Paolo: sulla realizzazione di una strada statale tra l'Umbria e le Marche (4-00435) (risp. DI PIETRO, ministro delle infrastrutture)
Mozioni
COSTA, LORUSSO, COMINCIOLI, STANCA, SCARPA BONAZZA BUORA, NESSA, MASSIDDA, SANCIU - Il Senato, considerato che:
la situazione in cui versa l'aeroporto di Brindisi è divenuta ormai insostenibile ed intollerabile; infatti lo scalo pugliese sembra essere in via di dismissione;
è inaccettabile che l'intero Salento (Provincie di Lecce, Brindisi e Taranto) debba subire servizi lenti e poco efficienti e tariffe costosissime;
i voli da e per Roma sono pochi e scomodi, mentre i collegamenti con il resto del Paese sono pressoché inesistenti;
inoltre sono in vigore delle tariffe proibitive, se solo si considera, a titolo di esempio, che il costo di un biglietto Brindisi-Milano Malpensa ammonta mediamente ad oltre 300 euro contro i 200 euro di un biglietto Roma-Milano-Roma;
la soppressione del volo Brindisi-Milano Linate del primo mattino obbliga i cittadini dell'intero Salento a dover prendere l'unico volo per Milano Malpensa alle ore 6.15, con evidenti disagi soprattutto nel periodo invernale;
non è pensabile che uno scalo aeroportuale con potenzialità così grandi come quello di Brindisi venga usato esclusivamente per voli di natura umanitaria e charter commerciali,
impegna il Governo ad intervenire con urgenza affinché vengano ripristinati ed istituiti nuovi voli da Brindisi per Roma e per Milano, con il contemporaneo monitoraggio delle tariffe, al fine di evitare l'isolamento dell'intero Salento dal resto del Paese.
(1-00029)
Interrogazioni
BENVENUTO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
la politica "condonistica" dei Governi della XIV legislatura, con il suo strascico di continue e confuse proroghe, ha finito con il creare la summa iniuria del mancato riconoscimento della sanatoria dei ruoli emessi fino al 31 dicembre 2000, originariamente introdotta dall'articolo 12 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, (legge finanziaria per il 2003), per tutti quei contribuenti - e sono stati numerosi - che hanno regolarmente pagato la prima e più gravosa rata entro il termine inizialmente stabilito del 16 marzo 2003, ma non la seconda e residua rata a saldo entro il termine inizialmente stabilito del 16 aprile 2004, proprio mentre, in virtù delle suddette proroghe, quest'ultima scadenza veniva progressivamente prorogata fino al 18 aprile 2005;
l'esito paradossale del pressapochismo legislativo del titolare di allora del dicastero è che i più penalizzati sono risultati alla fine proprio quei contribuenti che più tempestivamente e puntualmente avevano aderito al condono;
inutilmente in sede parlamentare si è negli anni scorsi tentato di porre rimedio allo svarione governativo, mediante, per esempio, l'interrogazione 5-03495 dell'on. Lettieri del 28 settembre 2004, presentata alla Camera dei deputati nella XIV legislatura, rimasta regolarmente inevasa, nonché emendamenti tentati a più riprese da esponenti della stessa passata maggioranza,
si chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo sia al corrente della paradossale e fiscalmente diseducativa situazione descritta in premessa;
quali iniziative intenda adottare per porvi rimedio.
(3-00149)
MICHELONI - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:
la legge 6 novembre 1989, n. 368, e successive modificazioni, disciplina la costituzione del Consiglio generale degli italiani all'estero (CGIE), prevedendo all'articolo 4 la nomina periodica di ventinove rappresentanti di fonte governativa, suddivisi in quattro sezioni relative ai rappresentanti delle associazioni di emigrazione, dei partiti, dei sindacati e dei patronati;
con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 14 luglio 2004, il Governo ha provveduto al rinnovo delle nomine dei 29 membri del CGIE, applicando, per la parte riguardante la nomina dei rappresentanti dei sindacati e dei patronati, criteri di scelta che hanno destato forti perplessità fra le associazioni e i cittadini italiani residenti all'estero;
nella sezione dei patronati, infatti, veniva escluso a sorpresa l'EPASA/CNA, che rappresenta il quinto patronato della graduatoria nazionale, con un punteggio totale estero pari 14.304 punti, frutto della presenza in cinque continenti dove opera con 11 sedi a sostegno delle attività degli artigiani italiani residenti all'estero;
l'esclusione dell'EPASA/CNA veniva operata per consentire l'ingresso nel CGIE a patronati privi di qualsiasi attività a favore dei nostri cittadini residenti all'estero. Tale scelta ha spinto il patronato EPASA/CNA a ricorrere al TAR del Lazio contro l'esclusione dal CGIE;
il TAR del Lazio, con sentenza n. 13559/2005, accoglieva le motivazioni del ricorso dell'EPASA/CNA e, con propria sentenza, provvedeva ad annullare il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 15 luglio 2004, nella parte relativa alla nomina dei nove rappresentanti della sezione sindacati e patronati;
a seguito della sentenza del TAR del Lazio, lo scorso 7 settembre 2006, il Governo ha emanato un nuovo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, con l'individuazione dei nuovi 9 rappresentanti della sezione sindacati e patronati nominati nel CGIE; il patronato EPASA/CNA veniva di nuovo escluso a favore di patronati che non svolgono alcuna attività sociale e di assistenza a favore dei cittadini italiani residenti all'estero, con ciò non tenendo in alcun conto dell'esito della sentenza del TAR del Lazio,
si chiede di sapere:
quali criteri siano stati adottati nella scelta dei rappresentanti dei patronati nella CGIE;
se tali criteri corrispondano al dettato, allo spirito e alle finalità della legge n. 368 del 1989, nonché agli interessi dei cittadini italiani residenti all'estero;
se il Ministro in indirizzo intenda adottare un nuovo provvedimento per consentire l'inserimento nel CGIE di un rappresentante del patronato EPASA/CNA, che svolge in tutti i continenti una meritoria opera di assistenza a favore degli artigiani italiani residenti all'estero.
(3-00150)
POLLEDRI - Al Ministro dell'interno -
(3-00151)
(Già 4-00584)
LOSURDO - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali - Premesso che:
recentemente sono risultate importate dagli USA in Italia quattro partite di riso OGM, contravvenendo a disposizioni che impongono l'ingresso nel territorio della UE solamente di riso di provenienza USA classificato come non "OGM";
sulla vicenda è intervenuto il Ministro in indirizzo, impartendo disposizioni per pervenire alla individuazione e segnalazione di ogni partita di riso OGM importata, che dovrà essere rispedita nel Paese di origine;
tale fatto ha creato vivo allarme fra i consumatori europei, soprattutto italiani, che, secondo un recente sondaggio di Eurobarometro, dimostrano, in misura percentuale nettamente superiore rispetto alla media europea, di essere preoccupati della presenza di OGM negli alimenti;
le organizzazioni agricole si sono attivate per condannare la progressiva diffusione del riso incriminato in Europa, richiedendo nel contempo di bloccare le importazioni del riso OGM con richiesta di risarcimento dei danni provocati dalla sua illegale commercializzazione;
da parte degli operatori del settore si invoca un reale rafforzamento dei controlli alle frontiere italiane ed europee per evitare che sulle tavole dei consumatori italiani arrivino prodotti OGM e contaminati,
si chiede di sapere:
quali iniziative concrete siano state adottate dal Ministro in indirizzo per rendere i controlli più sicuri ed efficienti, così come lo stesso Ministro invoca, anche al fine di evitare, a seguito di tali importazioni illegali, non solo l'attentato alla sicurezza alimentare, come evidenziato, ma anche un riflesso negativo che da tali importazioni deriverebbe automaticamente sul livello dei prezzi del riso, con notevole danno economico per i nostri produttori;
inoltre, se non ritenga di procedere ad una sollecita attivazione dell'Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare.
(3-00152)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
BULGARELLI, MALABARBA, GIANNINI, PALERMI, TIBALDI, DE PETRIS, TURIGLIATTO, SILVESTRI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
il sig. Bruno Bellomonte, nato a Kosseir (Egitto) il 25 settembre 1949, dipendente della RFI (Rete Ferroviaria italiana), matr. 835695, con mansioni di capo stazione superiore, è stato arrestato in data 11 luglio 2006 nell'ambito di un'inchiesta giudiziaria a carico dell'organizzazione indipendentista sarda "A Manca pro s'Indipendentzia";
l'arresto del sig. Bellomonte è stato motivato dalle risultanze di alcune intercettazioni ambientali, risalenti al 2003, dalle quali si sarebbe evinta la sua partecipazione ad attività eversive;
in data 29 luglio 2006, il Tribunale del riesame di Cagliari ha esaminato la richiesta, proposta ex art. 309 c.p.p. dal difensore del sig. Bellomonte, di riesame dell'ordinanza del Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Cagliari del 26 giugno 2006, con la quale è stata applicata al medesimo la misura della custodia cautelare in carcere per il reato di associazione sovversiva con finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico;
in tale sede i giudici hanno preso atto che l'unico indizio a carico del sig. Bellomonte - il contenuto di una intercettazione ambientale risalente al 26 agosto 2003 - era da considerarsi nullo, in quanto l'imputato aveva presentato documentazione che provava in maniera irrefutabile che nel periodo oggetto delle intercettazioni si trovava in Tunisia, e dunque la voce intercettata non poteva essere la sua;
di conseguenza, il Tribunale di Cagliari, in data 29 luglio 2006, visti gli artt. 273 e ss., 309, 592 c.p.p., annullava l'ordinanza del Giudice per le indagini preliminari e disponeva l'immediata scarcerazione del detenuto;
in data 4 agosto 2006 le Ferrovie dello Stato Spa - Direzione compartimentale movimento, comunicavano al sig. Bellomonte la misura della sospensione cautelare dall'impiego, ai sensi e gli effetti dell'art. 60 CCNL, con decorrenza 2 agosto 2006, in relazione ai gravi reati per i quali era stato imputato, vista la rilevanza data agli stessi dalla stampa, tenendo conto della delicatezza delle mansioni alle quali il sig. Bellomonte attende, per il tempo strettamente necessario a verificare l'eventuale rilevanza dei fatti imputati sul rapporto di lavoro;
l'art. 60 del CCNL prevede che l'Azienda, nei casi riconducibili alle ipotesi di licenziamento di cui all'art 59 CCNL, possa disporre la sospensione cautelare non disciplinare del lavoratore con effetto immediato e per un periodo massimo di 60 giorni, durante i quali al lavoratore viene corrisposta una retribuzione decurtata; tuttavia era nel frattempo intervenuta la sentenza del Tribunale del Riesame di Cagliari del 29 luglio 2006 che, come detto più sopra, annullava l'ordinanza del G.i.p. e riconosceva l'assoluta estraneità del sig. Bellomonte ai fatti che gli erano contestati;
il sig. Bellomonte, per mezzo dello Studio legale Soggiu - Udassi, comunicava quindi, in data 4 agosto 2006, alle Ferrovie dello Stato Spa, nella persona del Direttore compartimentale ing. Silvano Campedel, il provvedimento del Tribunale del riesame, allegando copia del medesimo, e manifestava la propria disponibilità a riprendere il servizio, cosa che allo stato, tuttavia, non è ancora avvenuta,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intervenire, nell'ambito delle proprie competenze e nelle forme opportune, presso le Ferrovie dello Stato Spa al fine di ripristinare i diritti del sig. Bellomonte, disponendo il suo immediato reintegro nelle mansioni da lui ricoperte.
(4-00590)
BULGARELLI, MALABARBA, GIANNINI, PALERMI, TIBALDI, DE PETRIS, TURIGLIATTO, SILVESTRI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
in data 11 luglio 2006 venivano effettuati in Sardegna, in particolare nel sassarese, 10 arresti e 44 perquisizioni nell'ambito dell'operazione denominata "Arcadia", rivolta contro l'area dell' indipendentismo sardo, sospettata di collusioni con formazioni terroristiche e di aver partecipato alla realizzazione di alcuni falliti attentati a partire dall'anno 2002;
gli arrestati, tutti appartenenti all'organizzazione indipendentista sarda "A Manca pro s'Indipendentzia", sono tuttora sottoposti alla misura della custodia cautelare in carcere, tranne il sig. Bruno Bellomonte, scarcerato perché ha potuto dimostrare la sua estraneità ai fatti contestati (infatti gli agenti della DIGOS avevano indicato il Bellomonte partecipe a delle conversazioni intercettate mentre in realtà lo stesso si trovava all'estero);
gli indizi a carico degli inquisiti si fondano quasi esclusivamente su un'imponente mole di intercettazioni ambientali e telefoniche, stralci delle quali sono riportate nell'ordinanza applicativa di custodia cautelare del Gip (Giudice per le indagini preliminari);
essendo tali intercettazioni l'asse portante dell'inchiesta in oggetto, gli avvocati difensori degli indagati hanno presentato in data 31 luglio 2006 una prima istanza al Gip, onnicomprensiva per la trascrizione e/o trasposizione delle intercettazioni; in data 2 agosto 2006, tuttavia, il Gip rigettava l'istanza di trascrizione ritenendola generica e contestualmente concedeva nulla osta per la trasposizione delle registrazioni;
in data 29 agosto 2006, gli avvocati difensori richiedevano quindi all'ufficio del Gip la trasposizione di alcune specifiche intercettazioni e nella stessa data il Gip confermava il nulla osta e trasmetteva l'istanza al P.M. per competenza presso cui sono depositati gli atti, il quale tuttavia, in data 19 settembre 2006, rigettava le richieste formulate dalla difesa nonostante i provvedimenti del Gip;
in data 20 settembre 2006 gli avvocati, visto che il Gip in data 2 agosto 2006 aveva rigettato l'istanza di trascrizione in quanto generica, presentavano nuova istanza al Gip per ottenere la trascrizione di alcune specifiche intercettazioni, così come indicato dal Gip nel provvedimento emanato in data 2 agosto 2006; tuttavia il Gip, in data 20 settembre 2006, rigettava la richiesta.
tutte le intercettazioni oggetto delle istanze presentate dalla difesa sono state oggetto di trascrizione da parte del P.M. (polizia giudiziaria) e sono state utilizzate ai fini dell'applicazione delle misure cautelari;
dal "nulla osta" del Gip si evince che nessuna autorizzazione era stata dallo stesso concessa al P.M. per il ritardo ex art. 268 comma 5 c.p.p.;
tre Gip, compreso il titolare del procedimento, hanno emesso i nulla osta alla trasposizione delle intercettazioni in formato CD-ROM, ovvero all'audizione delle stesse, a conferma che nessun provvedimento ex art. 268 comma 5 c.p.p. è stato emesso dal Gip, come indicato invece dal P.M.,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo, in considerazione della rilevanza centrale delle intercettazioni nell'ambito dell'inchiesta, non ritenga che i diritti della difesa siano pregiudicati dall'impossibilità di avere pieno accesso alle intercettazioni;
se sia nelle prerogative del Ministro sollecitare il rilascio delle stesse da parte del P.M., considerato che non risulta agli atti, come detto, alcun provvedimento del Giudice, così come stabilito dal comma 5, art. 268 c.p.p., che autorizzi il P.M. a ritardare il deposito degli atti di intercettazione, e che, pertanto, nessun pregiudizio potrebbe derivarne per le indagini, quanto piuttosto per i diritti personali degli indagati e per le garanzie dei cittadini.
(4-00591)
BULGARELLI, MALABARBA, GIANNINI, PALERMI, TIBALDI, DE PETRIS, TURIGLIATTO, SILVESTRI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
la sig.ra Emanuela Sanna è stata arrestata in data 11 luglio 2006 nell'ambito di un inchiesta a carico dell'organizzazione indipendentista sarda "A Manca pro s'Indipendentzia";
da quella data è rinchiusa presso il carcere cagliaritano di Buoncammino, sottoposta alla misura della custodia cautelare;
nei primi giorni di settembre 2006 l'avvocato difensore della sig.ra Sanna ha presentato un'istanza di permesso temporaneo affinché la sua assistita, neolaureata, potesse partecipare alle prove di un concorso per l'accesso a una scuola di specializzazione, ma la richiesta non è stata accolta,
si chiede di sapere per quali motivi non sia stato concesso alla sig.ra Sanna il permesso per partecipare al concorso.
(4-00592)
CARRARA - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, delle politiche agricole, alimentari e forestali e per gli affari regionali e le autonomie locali - Premesso che:
in data 9 agosto 2006 la L.I.P.U. (Lega Italiana per la protezione degli uccelli) ha emanato, tramite il proprio Presidente onorario prof. Danilo Mainardi, un comunicato con il quale si annunciava lo svolgimento per il 10 agosto 2006, notte di San Lorenzo, di una manifestazione turistico-ricreativa denominata "Notte delle stelle, le Oasi della L.I.P.U. aprono al pubblico.- Una notte per ammirare le scie luminose nel cielo e ascoltare la voci di gufi, civette, allocchi e barbagianni";
le Oasi coinvolte nell'iniziativa erano diverse: Gravina di Laterza, Carloforte, Crava Morozzo, Massaciuccoli, Celestina, Bianello, Oasi costiera di Cesenatico, Santa Luce, Montepulciano, Casacalenda e Cà Roman;
le Oasi elencate ricadevano tutte in aree naturali protette, ancora integre e lontane dall'inquinamento luminoso, in applicazione della legge nazionale e della normativa comunitaria: Legge-quadro sulle aree protette 6 dicembre 1991, n. 394, Rete Natura 2000- Direttive "Habitat" 92/43/CEE e "Uccelli" 79/409/CEE;
la legge quadro 394/1991, all'articolo 11, comma 3, lett. a), vieta specificamente ogni attività che rechi disturbo alle specie animali all'interno dei parchi e riserve naturali;
nel progetto della manifestazione si faceva espressa menzione della presenza, nei siti oggetto della visita turistico-ricreativa notturna, della presenza di specie di avifauna particolarmente protette, quali gufi e civette, allocchi e barbagianni, tutelati dalle direttive comunitarie, in particolar modo durante il periodo della nidificazione e della dipendenza;
l'afflusso di turisti anche attraverso imbarcazioni e natanti non può non avere arrecato disturbo alle specie protette,
si chiede di sapere:
se l'iniziativa della L.I.P.U. sia stata preceduta da idonea valutazione di incidenza ambientale, ai sensi delle vigenti disposizioni di legge in materia;
se, in ogni caso, l'iniziativa possa ritenersi compatibile con le esigenze di tutela e di conservazione delineate dalle direttive comunitarie "Habitat" 92/43/CEE e "Uccelli" 79/409/CEE, oltre che dalle vigenti disposizioni di cui alla legge statale 394/1991.
(4-00593)
COSTA, NESSA, STANCA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dello sviluppo economico, delle politiche agricole, alimentari e forestali e dell'interno - Premesso che:
il 26 settembre 2006 si è abbattuta sulla Puglia, e particolarmente sulle provincie di Lecce e Taranto, un'eccezionale ondata di maltempo con piogge torrenziali devastanti, classificate dagli esperti come uragano di prima categoria;
il vento ha raggiunto la velocità di 160 chilometri orari con effetti devastanti sull'intero territorio;
l'uragano ha spezzato rami grandi come tronchi, sradicato alberi secolari, danneggiato edifici civili, opere pubbliche, stabilimenti industriali e strutture turistiche, distrutto intere colture,
si chiede di sapere se non si ritenga opportuno intervenire con urgenza dichiarando lo stato di calamità naturale per la Regione Puglia.
(4-00594)
COSTA, NESSA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
è di questi giorni la notizia che il Governo sembrerebbe intenzionato a chiudere la sede provinciale del Tesoro di Lecce, accorpando tutto in un'unica Direzione regionale;
il dissenso che la notizia ha provocato nei pubblici dipendenti è profondo e assoluto;
l'impatto sulla qualità e sulla quantità dei servizi erogati alla cittadinanza sarebbe disastroso;
il ruolo svolto, nell'ambito del territorio, dalla Ragioneria provinciale e dalla Direzione servizi vari, attraverso l'erogazione di servizi primari nel settore salariale e pensionistico ed attraverso il controllo della spesa di tutte le amministrazioni, è assolutamente insostituibile;
sarebbe opportuno ed innovativo riformare le sedi provinciali affiancandole a rappresentanze regionali situate nel capoluogo di regione, creando così Uffici provinciali operativi e Direzioni regionali rappresentative operanti come raccordo con gli Enti locali e territoriali,
si chiede di sapere se non si ritenga opportuno intervenire con urgenza per evitare che le allarmanti notizie sopra riportate possano effettivamente realizzarsi a discapito e contro la volontà dei dipendenti e dell'utenza.
(4-00595)
NOVI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell'interno - Risultando all'interrogante che:
il Sindaco di Piedimonte Matese (Caserta) con ordinanza n. 88 del 19 luglio 2006 ha disposto la realizzazione di un impianto comunale di stoccaggio provvisorio dei rifiuti urbani, individuando un'area di proprietà comunale, riportata in catasto al foglio 20, particella n. 38 adiacente al mattatoio comunale;
l'intera area prescelta ricade, secondo le previsioni del vigente Piano territoriale paesistico - ambito Massiccio del Matese, in zona P.A.F. (Protezione agricola di fondovalle) nella quale, ai sensi dell'art. 17 del citato Piano, è vietata tassativamente la realizzazione di interventi del tipo in esame ed inoltre, sempre secondo le previsioni del P.T.P., non è in alcun modo consentita alcuna attività edilizia e, più in generale, di modifica della morfologia dei luoghi nella fascia di rispetto di 50 metri dalla sponda del fiume Torano (corso d'acqua pubblica), laddove il sito di stoccaggio in esame ricadrebb a soli 18 metri dall'alveo del fiume;
in considerazione delle palesi violazioni della normativa paesaggistica, la Soprintendenza per i beni architettonici ed il paesaggio delle province di Caserta e di Benevento, con provvedimento del 1° agosto 2006, intimava l'immediata sospensione dei lavori in corso "....in grado di pregiudicare irrimediabilmente il bene vincolato paesaggisticamente ai sensi del D.M. 28 marzo 1985" e ciò nonostante il Sindaco, con ordinanza n. 94 del 4 agosto 2006, reiterava il provvedimento consentendo la prosecuzione dei lavori;
a seguito di ricorso proposto dalla signora Maria Antonietta Piazza, confinante con il terreno interessato al suddetto intervento, il TAR della Campania, dapprima con decreto presidenziale n. 2327/2006 del 9 agosto 2006 e poi con ordinanza n. 2387/2006 del 30 agosto 2006, ha disposto la sospensione dell'efficacia dei richiamati provvedimenti sindacali, considerati, tra l'altro, emessi da organo incompetente;
dagli atti del suddetto giudizio è emerso che l'area individuata per l'ubicazione dell'impianto è stata classificata dall'Agenzia regionale per la protezione ambientale (ARPAC) come sito potenzialmente inquinato (codice sito 1057C002, pag. 156 dell'Appendice siti potenzialmente inquinati) ed in quanto tale inserita nell'elenco dei siti inquinati della Regione Campania del Piano regionale siti inquinati, approvato dal Commissario di governo per l'emergenza bonifiche e tutela delle acque nella Regione Campania, delegato con ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 49 del 1° aprile 2005, approvato dalla Giunta regionale della Campania con deliberazione n. 711 del 13 giugno 2005 (pubblicata nel Bollettino ufficiale della Regione Campania edizione speciale del 9 settembre 2005). Per tali aree, prima di dare avvio a qualsiasi tipo di lavori, vi è l'obbligo di predisporre un progetto di bonifica (preliminare e definitivo) per garantire la bonifica ed il ripristino ambientale del sito: in tal senso dispongono gli artt. 239 e 240 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e lo stesso Piano regionale di bonifica (cap. 9 paragrafo 9.3 pagg. 135 e 171 per le modalità di redazione). Relativamente al sito di Piedimonte Matese il descritto adempimento è stato totalmente pretermesso e, cosa ancor più allarmante, i lavori sono stati portati avanti ed il materiale rimosso in assenza di qualsiasi analisi preventiva e conseguente trattamento;
risulta dal registro degli interventi del locale Gruppo di protezione civile che, in prossimità dell'area in questione, un cumulo di materiali non meglio identificati è stato interessato da un processo di combustione durato più giorni, nonostante i ripetuti interventi della stessa Protezione civile, fatto che lascia presumere il grado di elevata pericolosità del materiale rimosso;
questa situazione genera un oggettivo pericolo per la salute dei cittadini, anche per la presenza nel sottosuolo di importanti falde acquifere e dell'estrema vicinanza di un corso d'acqua (Torano) utilizzato per fini civili, ed al contempo un diffuso allarme in considerazione della ingerenza, in Campania, di potenti organizzazioni criminali nel settore dei rifiuti,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di questa situazione;
quali iniziative di competenza intendano promuovere per impedire la realizzazione dell'impianto comunale di stoccaggio dei rifiuti urbani nel Comune di Piedimonte Matese, in quanto, a giudizio dell'interrogante, mancano sia le condizioni di tutela ambientale previste dalla normativa paesaggistica vigente, sia il progetto di bonifica obbligatorio previsto dal Piano Regionale di Bonifica.
(4-00596)
LIOTTA - Al Ministro delle infrastrutture - Premesso che:
il progetto di Piano regolatore del Porto di Catania (P.R.P.) si caratterizza per un incremento abnorme della parte edificata proponendo un porto che da approdo attrezzato per navi e pescherecci si trasformerebbe in un vero e proprio quartiere della città;
l'ipotesi progettuale propone che il P.R.P. si attui mediante Piani operativi di settore (P.O.S.) che, proposti dall'ente pubblico o da privati, vengono approvati dall'Autorità portuale senza alcun tipo di confronto con il Consiglio comunale;
il progetto di P.R.P. prevede un drammatico stravolgimento dell'area portuale rendendo edificabili complessivamente 76.600 metri quadri con immobili commerciali le cui altezze varierebbero da 12 a 20 metri, occultando così anche la vista del mare, per complessivi 1.109.150 metri cubi;
tale ipotesi edificatoria non solo escluderebbe qualsiasi fruizione paesaggistica del porto ma prevederebbe anche una riduzione dello specchio d'acqua del porto per incrementare l'area edificabile,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda avviare ogni tempestivo approfondimento per evitare lo scempio di un'area che riveste un ruolo economico e paesaggistico importante e insostituibile per la città di Catania.
(4-00597)
RAMPONI - Al Ministro della difesa - Premesso che:
il Segretario Generale delle Nazioni unite ha di recente nominato il gen. Giovanni Ridinò Direttore della nuova cellula strategica militare dell'Unifil in base ad una terna di nomi proposta dal Governo italiano;
tale cellula è stata istituita per la gestione dell'operazione Unifil presso le Nazioni unite venendo a costituire, a detta del Governo, un elemento di chiarezza e un miglioramento di carattere funzionale nell'ambito della catena di comando dell'operazione medesima;
a più riprese i più alti esponenti del Governo, a cominciare dal Ministro in indirizzo, avevano annunciato che tale incarico sarebbe stato affidato al gen, C.A. Fabrizio Castagnetti, di cui è nota ed apprezzata l'alta professionalità, fermo restando la stima e la fiducia nei confronti del gen. Giovanni Ridinò,
si chiede di sapere:
quali siano le ragioni per le quali il Segretario Generale dell'ONU Kofi Annan non abbia scelto il gen. C.A. Fabrizio Castagnetti;
quale sia stata la reazione del Governo di fronte alla decisione dell'ONU;
quali iniziative il Ministro in indirizzo abbia assunto per la tutela dell'immagine del gen. C.A. Fabrizio Castagnetti.
(4-00598)
DE SIMONE - Ai Ministri dell'istruzione e delle infrastrutture - Premesso che:
l'edificio che ospita la scuola media "M. Pironti" di Montoro Inferiore (Avellino) risulta inagibile da oltre due anni;
l'inibizione alla frequenza individuale e collettiva di tale edificio è stata decisa dal Sindaco in data 8 marzo 2004, in seguito ad una relazione di un qualificato professionista esperto in degrado e diagnostica dei materiali nell'edilizia attestante la necessità di provvedere alla ricostruzione del plesso scolastico;
il Comune di Montoro Inferiore, con nota prot. n. 6304 del 24 marzo 2004, ha inoltrato ai Ministri in indirizzo una richiesta di finanziamento finalizzata alla ricostruzione della struttura per un importo pari a 2.788.867 euro;
considerato che:
il Comune di Montoro difficilmente potrebbe far fronte alle necessità economiche connesse all'intervento di ricostruzione;
il perdurare di tale situazione arreca un grave disagio per popolazione scolastica e compromette la possibilità di garantire in maniera adeguata il diritto allo studio,
si chiede di sapere:
quale sia l'esito della richiesta di finanziamento inoltrata dal Comune di Montoro;
se sussistano le condizioni per un intervento del Governo finalizzato a contribuire alla risoluzione del problema sopra esposto.
(4-00599)
SOLIANI, MAGISTRELLI, BINETTI, BAIO, VILLECCO CALIPARI, MONGIELLO, PIGNEDOLI, BASSOLI - Al Ministro per i diritti e le pari opportunità - Premesso che:
una ricerca condotta dal Consiglio d'Europa di recente ha indicato nell'aggressività maschile la prima causa di morte violenta e di invalidità permanente per le donne in tutto il mondo;
in Italia, come nel resto d'Europa, stiamo assistendo ad un incremento dei casi di violenza sulle donne, molte volte consumati fra le pareti domestiche o comunque ad opera di uomini appartenenti alla sfera familiare e affettiva;
i sempre più frequenti episodi di violenza, in ogni parte del Paese, suscitano sgomento e dolore nell'opinione pubblica e impongono una riflessione seria e profonda sulle cause del fenomeno, sulle mutate relazione fra i sessi, sulla necessità di contrastare la concezione possessiva e consumistica della sessualità che si sta imponendo nella nostra società;
per altro verso, il crogiuolo etnico, culturale e religioso che caratterizza sempre più le società contemporanee vede le donne protagoniste delle trasformazioni sociali in atto, sotto ogni profilo: in senso positivo, in quanto le donne immigrate sono fattore cruciale di integrazione sociale e culturale, soprattutto per le nuove generazioni; in senso negativo, essendo tutte le donne - immigrate e non - esposte oggi più che mai a comportamenti ispirati da fondamentalismi di varia natura, talora accompagnati da visioni autoritarie e maschiliste del ruolo della donna;
da parte del mondo dell'associazionismo e delle comunità locali - sempre più scosse e sgomente dopo episodi quali l'omicidio della giovane Silvia Mantovani a Parma - arriva forte la richiesta di un intervento deciso dello Stato e la domanda di predisporre azioni volte a contrastare la violenza sulle donne, in raccordo con le istituzioni locali, con le forze dell'ordine, con l'associazionismo e il volontariato e con gli operatori sociali e della cultura,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo intenda assumere il contrasto alla violenza sulle donne come una priorità dell'azione politica e istituzionale del Dicastero e, in tal caso, quali politiche di lotta agli abusi sulle donne e di contrasto alla disuguaglianza fra i due generi intenda definire;
se non si ritenga indispensabile, anche alla luce dell'urgenza che il proliferare degli episodi criminosi impone, adottare una legislazione sulla tutela delle vittime in linea con gli altri Paesi europei e di esemplare severità per i reati di natura sessuale contro le donne, comprese le molestie e le minacce di cui sono così estesamente oggetto;
inoltre, se il Ministro in indirizzo non ritenga utile favorire l'attivazione di un maggiore collegamento fra scuola, servizi territoriali e consultori per adolescenti, al fine di intervenire sulle politiche educative, sulla relazione fra uomo e donna e sull'educazione all'uguaglianza e alle pari opportunità;
quali azioni si intenda intraprendere per una campagna nazionale contro la violenza sulle donne, che coinvolga gli enti locali, le associazioni (delle donne, degli uomini e degli immigrati), le organizzazioni sindacali, i mezzi di informazione, nonché tutti i Ministeri a vario titolo interessati dai fenomeni segnalati (Ministeri per i diritti e le pari opportunità, dell'interno, della pubblica istruzione, per le politiche della famiglia e della solidarietà sociale);
se non si ritenga opportuno indire contestualmente una Conferenza nazionale sul tema.
(4-00600)
POLLEDRI - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali - Premesso che:
è attualmente in corso di svolgimento il corso di formazione di oltre 540 nuovi agenti del Corpo Forestale dello Stato, risultati vincitori del concorso espletato lo scorso anno;
tra dicembre del 2006 e febbraio del 2007 i nuovi agenti saranno assegnati a destinazione;
attualmente la distribuzione del personale del Corpo Forestale dello Stato a livello di singole regioni non è assolutamente uniforme e, in taluni casi, si registrano evidenti carenze di organico che appaiono tanto più gravi se raffrontate alla forte concentrazione di personale che, per contro, si registra presso gli uffici della sede centrale di Roma;
tra le regioni ove le carenze di organico sono più gravi vi è, senza dubbio, l'Emilia Romagna, dove è oramai, da tempo, compromesso anche il livello minimo di operatività;
l'Emilia Romagna è la regione che presenta il più basso rapporto tra personale e superficie forestale, a fronte di impegni annualmente crescenti nel campo della lotta alle illegalità ambientali ed agli incendi boschivi, nonché della vigilanza agli obiettivi sensibili ed alla tutela del patrimonio naturalistico;
allo stato attuale, le sette province dell'Emilia Romagna presentano, nel loro complesso, una carenza di organico di 126 unità di personale, tra le quali 96 nei profili operativi e 30 in quelli amministrativi,
si chiede di sapere:
quali criteri si intendano seguire per procedere all'assegnazione, nelle diverse regioni dei nuovi agenti forestali al termine del corso di formazione in cui sono attualmente impegnati;
in particolare, se si intenda considerare quale criterio prioritario, quello di giungere ad un omogeneo rapporto tra personale e superficie forestale nelle diverse regioni;
se, in ogni caso, si intendano, prioritariamente, considerare le esigenze delle regioni come l'Emilia Romagna che, da tempo, presentano i più gravi problemi di organico.
(4-00601)
GIAMBRONE - Al Ministro dell'istruzione - Premesso che:
in Sicilia è stato indetto con decreto del dirigente generale del 22 novembre 2004 il corso-concorso selettivo per la formazione e il reclutamento di dirigenti scolastici;
la commissione giudicatrice, organizzata in due sottocommissioni, nel procedere alla valutazione degli elaborati, ha omesso di costruire una griglia di valutazione coerente con i criteri stabiliti dal bando;
la suddetta commissione ha verbalizzato di aver valutato i due elaborati di ciascun candidato, ovvero il saggio e il progetto, consistenti in elaborati articolati in decine di pagine, nel tempo medio di circa due minuti;
in violazione della normativa che regola lo svolgimento dei pubblici concorsi, la commissione esaminatrice, nella sua interezza, ha omesso di redigere negli appositi verbali, le motivazioni della mancata ammissione agli orali e le modalità utilizzate durante i lavori;
l'assenza della griglia e il tempo limitato impiegato per la correzione degli elaborati ha determinato il ricorso al TAR Sicilia di poco meno di 400 candidati non ammessi alle prove orali;
il TAR Sicilia, riconoscendo fondati i motivi dei ricorsi e paventando il danno grave e immediato per gli stessi ricorrenti, ha emesso una ordinanza di sospensione, ingiungendo all'amministrazione di ridefinire il procedimento valutativo degli elaborati;
la nuova valutazione è stata rassegnata alla stessa commissione, che aveva già dato la valutazione originaria invertendo semplicemente l'assegnazione dei compiti bocciati nel tentativo di eludere il giudicato,
l'interrogante chiede di conoscere:
che cosa risulti al Ministro in indirizzo sui fatti descritti e quali valutazioni ne fornisca;
quali iniziative intenda adottare, nell'ambito delle proprie competenze, per ripristinare la regolarità di una procedura così rilevante ai fini dell'efficienza e dell'efficacia delle istituzioni scolastiche.
(4-00602)
DE PETRIS - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
la società Energia Spa, in data 15 aprile 2002, integrata in data 7 maggio 2002, ha attivato l'istanza per la pronuncia di compatibilità ambientale del progetto di una Centrale a ciclo combinato della potenza elettrica di circa 750 megawatt lordi, da ubicare nel comune di Aprilia (Latina), in località Campo di Carne, ai sensi della legge 8 luglio 1986 n. 349, come previsto dall'articolo 1, comma 2, del decreto-legge 7 febbraio 2002, n. 7, convertito nella legge 9 aprile 2002,n. 55, "Misure urgenti per garantire la sicurezza del sistema elettrico nazionale" (cosiddetto decreto sblocca-centrali);
il parere n. 563 formulato in data 9 ottobre 2003 dalla Commissione per le valutazioni dell'impatto ambientale, a seguito dell'istruttoria sul progetto presentato dalla Energia S.p.A, ha preso atto delle caratteristiche generali dell'impianto, così come dichiarate dal proponente;
la Centrale termoelettrica a ciclo combinato alimentata con gas naturale ha una potenza elettrica prodotta di circa 750 megawatt netti complessivi per due 2 sezioni da ca. 375 megawatt elettrici ciascuna e prevede 2 camini con altezza di 55 metri, diametro interno pari a 6 metri e velocità di uscita dei fumi pari a circa 25 metri/secondo a temperatura di emissione di 100°C;
la superficie totale dell'insediamento occupa circa 78.081 metri quadri e tra le opere connesse è previsto l'allacciamento ad un gasdotto SNAM di prima specie tramite la costruzione di un nuovo metanodotto di lunghezza di circa 10 chilometri e la realizzazione di un elettrodotto per una lunghezza di circa 1,2 chilometri con cavo aereo di circa 140 metri;
per quanto riguarda l'assetto idrogeologico su tutta l'area di intervento insiste un vincolo idrogeologico ai sensi dell'art.1 del regio decreto-legge 30 dicembre 1923, n.3267, "Riordinamento e riforma della legislazione in materia di boschi e di terreni montani"; una porzione del territorio risultava interessata da vincolo paesaggistico;
per quanto riguarda il quadro di riferimento ambientale, il territorio in cui ricade l'area di intervento, di morfologia prevalentemente pianeggiante e solcato da numerose incisioni prodotte dai corsi d'acqua, è caratterizzato da un significativo impatto antropico, sia per l'estrema diffusione delle attività agricole, sia per le presenze insediative industriali e residenziali che si snodano lungo l'asse viario della S.S. 207 e nelle sue vicinanze;
alla data della presentazione del SIA per la centrale in oggetto, l'area vasta risultava interessata da un progetto di realizzazione di una ulteriore centrale termoelettrica a ciclo combinato da 800 megawatt, a distanza di circa 2 chilometri dal sito di intervento;
in sede di valutazione di impatto ambientale nel gennaio 2004 sono stati rilevati, per quanto riguarda l'ozono, superamenti del limite di 110 grammi per metro cubo (media mobile dei valori su 8 ore a protezione della salute umana) nonchè del limite posto a protezione della vegetazione;
relativamente alla componente ambiente idrico, il proponente ha previsto di prelevare l'acqua industriale direttamente dalla falda e quella per usi civili dall'acquedotto;
nell'area vasta direttamente interessata dall'intervento è presente una zona SIC (cod. IT6030044), posta a meno di 3 chilometri in linea d'aria dal sito della centrale;
relativamente alla componente salute pubblica, i potenziali impatti sulla salute pubblica dovuti alla realizzazione della centrale e delle opere connesse sono di fatto riconducibili all'eventuale esposizione dei residenti ad inquinamento atmosferico, acustico ed elettromagnetico;
in data 22 gennaio 2004 ulteriori prescrizioni, oltre a quelle espresse dal Ministero dei beni e delle attività culturali - Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio, per il patrimonio storico, artistico e demoetnoantropologico del Lazio e dalla Soprintendenza per i beni archeologici del Lazio, sono state poste come condizione per la positiva valutazione in sede di giudizio di compatibilità ambientale, di cui all'articolo 6 della legge 349/86, dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio;
il Comune di Aprilia ha espresso parere contrario in merito alla realizzazione dell'opera, in quanto in contrasto con le previsioni del Piano di lottizzazione convenzionata di comparto per insediamenti produttivi; tale parere è stato confermato in data 5 marzo 2003 dallo stesso Comune di Aprilia; in data 18 novembre 2003 è pervenuta ulteriore nota dal Comune di Aprilia che richiedeva la revisione della pronuncia favorevole di compatibilità ambientale con riferimento allo "studio redatto dall'Istituto per la sintesi organica e la fotoreattività del Centro nazionale delle ricerche di Bologna ed alla deliberazione della Giunta regionale 1° agosto 2003, n. 767, della Regione Lazio, in cui Aprilia viene classificata fra i comuni nei quali la concentrazione di PM10 ha un valore compreso tra il limite previsto dalla normativa e il suddetto limite aumentato del margine di tolleranza ed è quindi inserita nella lista di comuni per i quali devono essere predisposti piani di azione;
il Consiglio regionale del Lazio nella seduta del 10 dicembre del 2003 approvò all'unanimità la mozione 456 che impegnava la Giunta a sospendere la realizzazione della centrale proprio in ordine alla necessità di valutare in modo approfondito la ricaduta ambientale, paesaggistica e sanitaria dell'impianto in progetto;
il 16 maggio 2006, in uno dei suoi ultimi adempimenti dopo lo svolgimento delle elezioni e prima dell'insediamento del nuovo Governo, il Ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio ha ritenuto di poter esprimere il definitivo nulla osta in conclusione della procedura di "Autorizzazione integrata ambientale" dell'impianto e si è successivamente esaurito l'iter autorizzativo previsto dalla normativa vigente, con la conferenza di servizi che ha preso atto delle valutazioni tecniche espresse;
nella valutazione di impatto ambientale veniva rilevata la necessità di nuove stazioni fisse per la misura dei parametri NOx, NO2, CO, PM10, PM2,5, O3, in corrispondenza dei punti di massima ricaduta, in particolare in prossimità dell'area urbana, imponendo comunque, che durante la fase di esercizio non debbano essere superati i determinati limiti di concentrazione media oraria nei fumi di ossidi di azoto e monossido di carbonio;
con legge 120 del 2002 l'Italia ha ratificato il Protocollo di Kyoto ed è attualmente in corso l'aggiornamento del Piano nazionale emanato in attuazione del protocollo stesso, contenente le misure concrete volte all'abbattimento delle emissioni , nonchè la revisione delle deliberazioni CIPE per la riduzione delle emissioni dei gas serra secondo una linea volta a indirizzare l'offerta verso la promozione delle fonti rinnovabili;
al 31 gennaio 2006 sono 44 i nuovi impianti per la produzione di energia elettrica, autorizzati all'esercizio sul territorio nazionale, per un incremento potenziale dell'offerta energetica pari a circa 20.000 megawatt elettrici, vale a dire la produzione di energia elettrica nel Lazio;
l'impianto, avente le caratteristiche suddette, verrebbe a collocarsi in una regione che ha fatto registrare costantemente una produzione di energia elettrica superiore ai consumi regionali, fatta eccezione nell'ultimo biennio, il cui deficit è però connesso alle opere di riconversione e ripotenziamento delle centrali Enel di Civitavecchia e Tirreno Power di Torre Valdaliga Sud;
attualmente nel Lazio si producono circa 9.000 megawatt, a fronte di un fabbisogno di circa 4.500. Con 12 richieste pendenti di nuove centrali, si arriverebbe a quasi 14.000 Mw di energia prodotta, pari ad un surplus di 10.000 megawatt: da sola la Regione Lazio coprirebbe quindi quasi un quinto dell'intero fabbisogno nazionale, con ciò contraddicendo evidentemente le esigenze di una razionale e sostenibile localizzazione degli impianti,
si chiede di sapere:
se non si ritenga che la realizzazione dell'impianto in oggetto non sia in linea con gli impegni assunti in adempimento delle disposizioni comunitarie o nazionali in materia di riduzione dei livelli di emissione dei gas serra adottate in esecuzione del Protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici, fatto a Kyoto l'11 dicembre 1997 e ratificato dall'Italia con legge 1 giugno 2002, n.120, anche alla luce dell'impegno, finalizzato al conseguimento degli obiettivi di abbattimento dei gas serra assunti in sede comunitaria, volto alla revisione del Piano nazionale di riduzione delle emissioni e di assegnazione delle quote di emissione, in particolare per il settore elettrico;
se non si ritenga necessario, alla luce del bilancio della produzione energetica della Regione Lazio ed essendo prerogativa delle Regioni la definizione di Piani energetici regionali ed i conseguenti, relativi piani attuativi, che l'autorizzazione dell'impianto e la sua realizzazione vengano sospesi nelle more dell'approvazione del Piano energetico regionale e degli strumenti di programmazione dell'offerta, coinvolgendo a tal fine gli Enti locali interessati e i Ministeri concertanti, in linea con gli obiettivi della proporzionalità tra fabbisogno e offerta, del risparmio e dell'efficienza energetica e dell'incentivazione all'utilizzo delle fonti rinnovabili, di cui all'articolo 2 della direttiva 2001/77/CE prevista dal Documento di programmazione economica e finanziaria per gli anni 2007-2011;
se non si ritenga comunque opportuno, in ordine alla localizzazione dell'opera in premessa, effettuare, prima della definitiva conclusione dell'iter di legge, un supplemento di valutazione dell'impatto ambientale della centrale, con particolare riferimento alle polveri sottili e ultrasottili tipicamente emesse dalle centrali a gas, in quanto la produzione del particolato primario e secondario a determinati livelli di concentrazione è suscettibile di provocare effetti nocivi per la salute dell'uomo, approfondendo inoltre l'effetto combinato della emissione di NOX che andrebbe ad incidere su un territorio regionale già saturo per le attività urbane, agricole ed industriali presenti.
(4-00603)
FERRANTE, FAZIO - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
nei mesi scorsi, come già avvenuto oltre un anno addietro, è stato annunciato come imminente l'avvio dei lavori del raddoppio ferroviario Fiumetorto-Cefalù-Castelbuono, limitatamente al primo dei due lotti (Fiumetorto-Cefalù Ogliastrillo);
a questo annuncio ha fatto seguito la notizia, poco tranquillizzante, del mancato espletamento della gara d'appalto, previsto per il mese di luglio 2006, del secondo lotto della medesima tratta ferroviaria lungo la dorsale tirrenica Palermo-Messina, cioè da Cefalù Ogliastrillo a Castelbuono;
inoltre, da quanto si evince dalla lettura degli articoli recentemente pubblicati sulla stampa nazionale e regionale, non vi sarebbe la copertura finanziaria necessaria a garantire neanche l'avvio dei lavori, già appaltati, del primo lotto e l'espletamento della gara di appalto del secondo lotto che consentirebbe l'ammodernamento attraverso il raddoppio della tratta ferroviaria Fiumetorto-Cefalù-Castelbuono;
il mancato finanziamento della predetta opera sembrerebbe essere avvalorato anche dall'inclusione dei due lotti della Fiumetorto-Cefalù-Castelbuono nell'elenco pubblicato dal Ministero delle infrastrutture relativo alle opere strategiche da realizzare secondo quanto previsto dalla legge obiettivo, da finanziare con il Dpef 2007-2011;
purtroppo l'eventuale mancata copertura finanziaria della citata tratta ferroviaria contraddirebbe le rassicuranti affermazioni fornite da RFI s.p.a. al Comune di Cefalù con nota RFI-DMA-DIPA/A0011/P/2005/0002300 del 17 giugno 2005 nella quale si afferma testualmente che "il raddoppio della tratta ferroviaria Fiumetorto-Ogliastrillo-Castelbuono è totalmente finanziato" e nella quale, inoltre, si precisa che la completa disponibilità economica per realizzare la predetta opera è stata "conseguita solo alla fine del 2004";
si evidenzia che la non contemporanea e unitaria esecuzione dei lavori dei due citati lotti che interessano l'intero territorio cefaludese disattenderebbe le varie prescrizioni ed i vincoli autorizzativi, e ciò farebbe riemergere pericolosamente l'originario progetto che prevedeva il raddoppio ferroviario relativo alla tratta Fiumetorto-Cefalù, di circa 20 chilometri, fermandosi a circa 4 chilometri dal centro abitato della cittadina normanna, dove era stata programmata anche la realizzazione della nuova stazione in contrada Ogliastrillo;
se fosse vera questa ipotesi si riproporrebbero in toto tutte le fondate preoccupazioni sollevate dal "Comitato Cefalù - Quale Ferrovia", attivo fin dal 1999, condivise da vari organismi ed associazioni ambientaliste quali Legambiente, WWF, Italia Nostra e la sezione siciliana dell'Istituto nazionale di urbanistica (INU);
in ogni caso, l'eventuale inizio dei lavori della citata tratta, limitatamente al primo lotto, sarebbe anche illegale. Infatti, sarebbero violate le prescrizioni ed i vincoli contenuti nelle delibere (la n. 101 del 17 settembre 2001 e la n. 98 del 15 luglio 2003) adottate dal Consiglio comunale di Cefalù e relative all'approvazione dei progetti dell'Italferr. Inoltre verrebbe ignorato quanto concordato nell'Atto di assenso n. 10 del Comune di Cefalù, sottoscritto a conclusione della Conferenza di servizi tenutasi a Palermo il 3 ottobre 2003, atto che fa parte integrante della delibera consiliare n. 130 del 26luglio 2005, relativa alla variante del secondo lotto presentata da Italferr;
in particolare, con la citata delibera comunale n. 101 del 17settembre 2001, il Consiglio comunale di Cefalù aveva espresso unanimemente la necessità che "i lavori ricadenti nel territorio cefaludese siano appaltati e definiti tempestivamente e contemporaneamente, escludendo pertanto eventuali parziali o provvisorie entrate in esercizio della nuova linea ferrata a doppio binario dell'intera nuova tratta Lascari-Castelbuono";
inoltre, nel citato Atto di assenso n. 10, sottoscritto a conclusione della Conferenza dei servizi tenutasi a palermo nel 2003, si fa espresso riferimento alla necessità "che i lavori abbiano inizio prioritariamente da Castelbuono verso Cefalù, come concordato con RFI s.p.a. in sede di approvazione del progetto (la cosiddetta soluzione 6) e non da Fiumetorto verso Ogliastrillo-Cefalù" e si precisa che una "diversa articolazione temporale per le suddette fasi esecutive costituisce automaticamente, sin d'ora, l'espressione di parere contrario sul progetto in esame e dunque l'inefficacia del presente assenso";
di conseguenza, se i lavori non iniziassero contemporaneamente, si rischierebbe anche di riproporre, proprio ad Ogliastrillo, l'ennesima opera incompiuta, come ad esempio l'autostrada A20 rimasta interrotta per circa 15 anni, o come la strada statale SS113 a scorrimento veloce Buonfornello-Cefalù, ad oggi, dopo circa 40 anni dall'inizio dei lavori, ancora priva del lotto Ogliastrillo-Santa Lucia;
inoltre il prevedibile protrarsi dei suddetti lavori, oltre i previsti 5 anni, provocato dalla realizzazione disgiunta dei due lotti, comporterebbe sicuramente un grave e prolungato disagio e un appesantimento sulla viabilità dell'intero territorio con conseguenti problemi d'inquinamento acustico, atmosferico e per la salute pubblica;
ancora più grave sarebbe l'eventuale realizzazione di uno scalo ferroviario ad Ogliastrillo, anche se provvisorio, che avrebbe un impatto fortemente negativo, sotto l'aspetto ambientale e paesaggistico, sulla zona interessata, a causa dell'inevitabile inquinamento atmosferico ed acustico dovuto al presumibile incremento del trasporto su gomma nella suggestiva località Ogliastrillo-Mazzaforno, di rilevante interesse turistico e con una intensa ricettività turistica,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo non intendano immediatamente stanziare, anche utilizzando la prossima manovra finanziaria, i fondi necessari per la realizzazione dei 32 chilometri dell'ammodernamento della Fiumetorto-Cefalù-Castelbuono e non del solo primo lotto Fiumetorto-Cefalù, di circa 20 chilometri, dando a quei territori un parziale, ma assolutamente importante e significativo, segnale di serio e qualificato intervento per ridurre i tempi di completamento del doppio binario della litoranea Palermo-Messina, facente parte dell'Asse ferroviario Berlino-Palermo (Corridoio Transeuropeo n. 1) ed i tanto attesi collegamenti metropolitani tra le Madonie e Cefalù con Palermo e con l'aeroporto di Punta Raisi;
se non intendano, altresì, adoperarsi perché venga adottata la soluzione progettuale alternativa - suggerita dal "Comitato Cefalù - Quale Ferrovia" e condivisa da vari organismi ed associazioni ambientaliste, nonchè fatta propria dal Comune di Cefalù, dalla Divisione infrastrutture delle FF.SS. s.p.a., da RFI s.p.a. - la quale ha peraltro già ottenuto tutte le prescritte autorizzazioni, e che rispetto all'originario progetto prevede, tra le altre opere, l'attraversamento dell'intero territorio di Cefalù e la realizzazione di una nuova stazione sotterranea nella cittadina turistica, da realizzare nei pressi di quella attuale (inserita inoltre nel Progetto Pegasus), oltre al prolungamento del doppio binario e quindi non più la sola tratta ferroviaria da Fiumetorto a Cefalù Ogliastrillo, ma da Fiumetorto a Castelbuono.
(4-00604)
FERRANTE - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
un articolo pubblicato in data 26 settembre 2006 sul quotidiano nazionale "La Repubblica" denuncia la vicenda che ha coinvolto Mariana Donchenova, una signora bulgara di 47 anni che parla perfettamente italiano, inglese, francese, russo e spagnolo;
la signora Donchenova, archeologa e direttrice del più importante museo di Varna, in Bulgaria e ricercatore universitario a Montpellier, in Francia, da giovedì 21 settembre 2006 è ospite al CPT di Ragusa in attesa di essere rimpatriata nel suo Paese con un volo speciale dopo che nei suoi confronti è stato emesso un decreto di espulsione;
la signora Mariana Donchenova è stata trasferita in aereo al CPT di Ragusa dopo essere sta fermata in Toscana, dove era arrivata in auto per raggiungere il fidanzato, bulgaro anche lui, ed assisterlo durante una operazione chirurgica. "Eravamo davanti a casa sua", racconta la signora Mariana Donchenova, "quando due carabinieri ci hanno fermato e chiesto i documenti. Così è cominciato questo incubo. Ci hanno detto di seguirli in auto, perché dovevano fare altri accertamenti (...). Una volta in caserma ho mostrato tutti i documenti che provano chi sono e cosa faccio. Da 15 anni lavoro in Francia e da due a Montpellier sono titolare di un progetto di ricerca sull'archeologia etrusca e a dicembre inaugurerò una mostra su questo tema. Ho abitato due anni nel centro di Parigi e, per i miei spostamenti, ho avuto sempre e solo bisogno del passaporto e del biglietto aereo. Non ho mai saputo che per venire in Italia dovevo avere un permesso. Ma se è così ho sbagliato e chiedo scusa";
inoltre, aggiunge la signora Mariana Donchenova, "ma loro, mentre mi prendevano le impronte digitali, mi ripetevano che queste procedure valgono per tutti gli stranieri. Ho mostrato anche miei articoli pubblicati su giornali italiani, tutto inutile. Mi hanno portata prima a Roma e da lì a Catania. Il mio fidanzato, Miro, è stato più fortunato. Per lui, in un centro maschile, non c´era posto. Così l´hanno lasciato libero. L´ho sentito poco fa: lo operano domani e io non potrò stargli accanto.";
secondo quanto sostiene il questore di Ragusa, la signora Donchenova è stata accompagnata al CPT di Ragusa da Grosseto seguendo le normali procedure di legge vigenti;
il giudice di pace di Ragusa ha respinto la richiesta del suo avvocato che si è appellato al trattato di Schengen per la libera circolazione delle persone tra paesi sottoscrittori come Italia e Francia,
si chiede si sapere:
quali urgenti misure il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di favorire una rapida soluzione della vicenda che ha coinvolto la signora Donchenova;
quali iniziative intenda adottare per far sì che il Paese si doti di strumenti legislativi e di controllo per assicurare che persone che rappresentano un valore aggiunto per il nostro Paese non debbano più incappare in simili, spiacevoli, incidenti;
inoltre, se, in generale, non ritenga opportuno prevedere per l'Italia la cosiddetta "immigrazione qualificata", al fine di stabilire una differenziazione dei visti, anche in considerazione di altri casi avvenuti in passato che hanno visto coinvolti, in vicende simili a quella denunciata in premessa, professionisti, imprenditori e ricercatori cui è stato impedito di circolare liberamente nel Paese.
(4-00605)
FERRANTE - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
il mercato delle candele, in Italia, dal 2000 ad oggi ha subito una crescita esponenziale, facendo aumentare i consumi e l'utilizzo del prodotto da parte delle famiglie, trasformandolo da semplice elemento di uso domestico, con funzione d'emergenza in caso di black out, ad un vero complemento d'arredo, segno di stile dell'abitare la casa. L'introduzione di essenze profumate nella paraffina, abbinata alle forme più accattivanti e al calore del balenare della luce, ne hanno poi consacrato il successo di pubblico;
il consumo pro capite è passato dai 40 ai 100 grammi in pochi anni e il settore si è trasformato da nicchia a vero e proprio mercato;
con l'aumento della domanda, si sono presentati sul mercato nuovi interlocutori di cui molti inesperti ed improvvisati, che approfittando della mancanza di una normativa chiara e precisa sulle candele, hanno iniziato un'importazione "selvaggia", cercando sempre e solo il prezzo più competitivo, a scapito della sicurezza;
oggi il mercato delle candele è invaso da prodotti di varia provenienza, realizzati con materie prime non sicure - paraffine sature di policiclici aromatici, benzene o zolfo; profumate con additivi a base di solventi al piombo; stoppini con anime di nailon o piombo, per citarne alcuni a puro titolo d'esempio - in grado d'inquinare l'ambiente in proporzione maggiore rispetto al fumo passivo provocato dalle sigarette e di provocare malattie al sistema respiratorio, fino al tumore polmonare;
oggi, oltre alle candele profumate e a quelle non gradite agli insetti, per la maggior parte importate direttamente anche dai gruppi della grande distribuzione, senza un controllo scientifico ed oculato, immettendo nel mercato veri e propri agenti inquinanti, anche il mercato delle decorazioni per pasticceria, ultimo baluardo della qualità italiana, è stato contaminato dall'importazione di candele per torta che dovrebbero, necessariamente, essere conformi al contatto con gli alimenti;
da un'indagine condotta di recente risulta che il 100 per cento delle candele asiatiche, attualmente in circolazione sul mercato italiano, sono inquinanti e pericolose; infatti contengono elementi tossici come benzene, ftalati, formaldeide, piombo e zolfo, per citarne dei più comuni e dannosi;
persino nelle candele utilizzate in pasticceria è stata riscontrata la presenza di ossido di zolfo tossico, mentre lo stoppino di nailon sprigiona diossine dalla fiamma delle candeline;
negli Stati Uniti sono già iniziate cause di risarcimento per milioni di dollari a favore di consumatori che hanno utilizzato candele cinesi; inoltre sono stati sequestrati numerosi prodotti d'importazione a scapito delle catene distributive Wal Mart e Target Corp. Solo durante il mese di novembre 2005 sono stati ritirati dal mercato da Target Corp. di Minneapolis 290.000 confezioni di lumelle, di produzione cinese, che hanno causato incidenti per incendi e bruciature, per un valore di 870.000 dollari;
un'ordinanza del DFI (Dipartimento federale dell'interno) sulle candele, fiammiferi, accendini e articoli da carnevale, prevede che le candele, bastoncini fumiganti e oggetti simili possono emanare durante il processo di combustione sostanze o miscele di sostanze unicamente in quantitativi che non mettano in pericolo la salute. Il tenore di piombo degli stoppini non deve superare i 600 milligrammi/chilo;
l'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici, nel dicembre 2005, denuncia il pericolo di inquinamento indoor provocato da alcuni deodoranti, dichiarando che le candele profumate, incensi e diffusori di profumo possono essere considerati, appunto, possibili fonti di inquinamento indoor. La profumazione spesso è legata a sostanze chimiche tossiche ed irritanti, capaci di provocare effetti dannosi per la salute. Negli ultimi anni diverse evidenze scientifiche hanno rilevato potenziali impatti sulla qualità dell'aria indoor dovuti alla combustione di candele e incensi. Tra i tipici prodotti di combustione, in questo caso generati in piccole percentuali, ricordiamo il monossido di carbonio, il biossido di zolfo e gli ossidi di azoto. Sovente la combustione di certe candele è fonte di emissione di particolato disperso e specifici contaminanti, come i composti organici volatili, in particolare formaldeide e benzene, ma anche IPA (idrocarburi policiclici aromatici) presenti nella paraffina non raffinata e non idrogenata;
secondo quanto riportato dalla rivista "New Scientist", quando si bruciano candele di bassa qualità, vengono liberate nell'aria particelle di piombo con concentrazioni ben tredici volte superiori a quelle consentite. La rivista scientifica ha evidenziato l'aumento del piombo nel sangue attraverso l'esposizione, per quattro ore al giorno per trenta giorni, alla combustione di candele al piombo. Questo problema è stato presentato in Commissione da alcuni parlamentari europei, allo scopo di vietare questo tipo di candele. Negli USA il Comitato dei consumatori ha iniziato una battaglia legale contro produttori ed importatori di tali candele;
considerato, inoltre, che il problema in questione era stato già sollevato durante la XIV legislatura anche a seguito delle numerose denuncie della storica Cereria Terenzi, e si era cercato di sensibilizzare i Ministri competenti ma senza ottenere nemmeno un accenno di risposta,
si chiede di sapere:
quali misure i Ministri in indirizzo intendano urgentemente adottare al fine di garantire la sicurezza e la salute del cittadino consumatore di candele e per garantire adeguata tutela ai produttori scrupolosi ed attenti all'etica della qualità, della sicurezza e dell'ambiente;
se, inoltre, non ritengano opportuno prevedere una normativa chiara e precisa sulla produzione e la commercializzazione delle candele nel nostro Paese.
(4-00606)
FERRANTE, MASSA, RIPAMONTI - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali - Risultando agli interroganti che:
sul settimanale "L'Espresso" n. 38 del 28 settembre 2006 è stato pubblicato un articolo, a firma di Primo Di Nicola, con il quale si denunciano eventuali sperperi di danaro pubblico da parte dell'UNIRE;
tali sperperi sarebbero riconducibili alle eccessive spese per effettuare i controlli antidoping, ai costosi incarichi attribuiti a giornalisti ed esponenti politici, ma soprattutto ai crediti non riscossi presso le agenzie ippiche per le trasmissioni tv delle corse e per i minimi garantiti sulle scommesse;
tutto questo potrebbe spiegare inequivocabilmente le ragioni del disastroso bilancio dell'UNIRE, pari a 129 milioni di euro, secondo le voci più allarmistiche;
sempre secondo quanto denunciato nell'articolo pubblicato sull'"Espresso", la Commissione istituita dal Ministro delle politiche agricole e forestali avrebbe realizzato una lunga relazione in cui vengono illustrate le ragioni del grave deficit in cui si è venuto a trovare l'ente e vengono segnalate una serie di irregolarità nella gestione;
in particolare, nella prima parte della suddetta relazione verrebbe affrontato il problema del doping, che è la vera piaga delle corse italiane. Per risolvere il problema del doping nel 2003 si era costituita una società, la Unirelab, che avrebbe dovuto consentire all'UNIRE di risparmiare sui controlli e di disporre di analisi sicure. Ma risulterebbe che i risparmi si sono rilevati una chimera, mentre sono cresciute le perplessità sulle tariffe della nuova società. Infatti, costi definiti nella convenzione UNIRE - Unirelab risulterebbero sovrastimati rispetto a quelli effettivi, spiega la relazione, che fa un confronto: fino al 2001 l'associazione allevatori effettuava le analisi al costo di 44 mila lire a campione, corrispondenti a 22,7 euro, mentre ora Unirelab pretenderebbe ben 222 euro;
la Commissione affronterebbe anche il problema della credibilità delle analisi: Unirelab le realizzerebbe con notevoli ritardi e, per di più, con laboratori sprovvisti del necessario accreditamento internazionale che certifica le procedure. In assenza di questo requisito, sentenziano i commissari, l'UNIRE non avrebbe dovuto affidare a Unirelab il compito di eseguire le analisi;
inoltre, la stessa relazione entrerebbe anche nel campo finanziario evidenziando anche per il 2005 un deficit di 129 milioni di euro per i più pessimisti, mentre per i vertici dell'UNIRE sono soltanto 89 milioni di euro. La relazione non scioglie questo dilemma, ma rimanda il tutto alla pubblicazione del bilancio in corso di certificazione. In compenso elenca le cause del dissesto: per cominciare, i mancati incassi dell'UNIRE per i canoni della propria tv non riscossi dalle agenzie, circa 74 milioni di euro, poi le mancate entrate relative ai minimi garantiti dalle agenzie sulle scommesse, altri 190 milioni di euro; infine, il pozzo senza fondo delle consulenze assegnate a politici e giornalisti, alcune già oggetto di sanzioni da parte della Corte dei conti;
alcuni esponenti politici, in carica e non, sarebbero stati indagati, ed alcuni anche condannati al risarcimento, per le consulenze facili;
il mondo dell'ippica è un settore in cui l'Italia ha primeggiato fino a pochi anni fa e che ha un importante rilievo occupazionale, ma oggi versa in uno stato di profonda crisi. Si tratta di un comparto importante, strategico, che garantisce allo Stato incassi notevoli. Pertanto occorre vigilare sulle attività inerenti al settore ippico e impegnarsi a fondo per risollevarne l'andamento economico,
si chiede di sapere:
se corrispondano al vero i fatti e le circostanze denunciati e riportati dal settimanale "L'Espresso" in merito alla gestione dell'UNIRE;
qualora lo fossero, se il Ministro in indirizzo non ritenga che la gestione condotta negli ultimi anni dall'Ente pubblico UNIRE, sia manifestatamene lesiva dei principi di buona amministrazione;
se, una volta appurata la veridicità dei fatti esposti, il Ministro interrogato non ritenga opportuno intervenire con urgenza disponendo tutti gli accertamenti necessari a far chiarezza sulla gestione dei soldi pubblici da parte dell'ente suddetto;
inoltre, quali iniziative intenda adottare nei confronti di tutti gli amministratori e dirigenti dell'UNIRE che si fossero resi responsabili di eventuali decisioni illegittime o imprudenti dalle quali sia colpevolmente derivato danno all'azienda;
infine, se non intenda comunque intervenire immediatamente per rivedere, anche attraverso lo strumento della rescissione, tutte le consulenze e collaborazioni dell'UNIRE.
(4-00607)
DE PETRIS - Ai Ministri dei beni e delle attività culturali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che :
nella città di Pescara, la zona denominata Pineta D'Annunziana, già Pineta D'Avalos, è soggetta a vincolo ai sensi della legge n. 1497 del 29 giugno 1939 - zona dichiarata di notevole interesse pubblico e sottoposta a tutela paesistica;
la zona della Pineta Dannunziana fu dichiarata di notevole interesse pubblico con decreto ministeriale del 13 maggio 1965, in considerazione di quanto stabilito con delibera della Commissione provinciale di Pescara nella seduta del 26 aprile 1962 che ne deliberò il vincolo, successivamente inserito nello stralcio planimetrico della Sovrintendenza B.A.P. per la Regione Abruzzo;
il Piano regionale, approvato dal Consiglio Regionale con atto n. 141/21 del 21 marzo 1990, relativamente alla Pineta Dannunziana definisce l'ambito di appartenenza come A1 - "Conservazione Integrale" e A2 - "Conservazione Parziale";
la zona è costituita dalla Pineta e da una zona edificata. La parte edificata che si estende dalla Pineta al mare è prevalentemente composta da abitazioni costruite negli anni venti con annessi giardini, come previsto dal "Progetto Pineta" presentato dall'ing. Antonino Liberi al Consiglio comunale di Pescara il 14 settembre 1912 e fu ideato come città-giardino ovvero come "quartiere climatico balneare";
nella Pineta Dannunziana negli ultimi anni si stanno compiendo scempi edilizi anche sull'arenile, nonostante sia vincolata da leggi statali come detto;
nelle Norme di attuazione del Piano regolatore generale del 17 marzo 2003 si stabilisce che tale zona ricada (art. 31) nella sottozona B1 - "Conservazione" - comma 2 "la demolizione e la ricostruzione degli edifici devono rispettare l'ingombro planimetrico ed altimetro esistente, il rapporto di copertura e il tessuto e le tipologie esistenti";
in via Primo Vere n. 13 in Pescara sull'arenile, nel novembre 2003 è stato demolito, senza previa autorizzazione della Soprintendenza B.A.P., un villino degli anni trenta ad un piano. Il Comune di Pescara nonostante tutto ha rilasciato il permesso a costruire (Concessione edilizia n. 430/2003);
la Soprintendenza, su segnalazione di un privato, ha negato il nulla osta, rendendo illegittima la Concessione edilizia n. 430/2003, anche se nel frattempo il villino era stato già demolito e si stava già realizzando un nuovo edificio multipiano completamente diverso per planimetria, altimetria e volumetria e tipologia edilizia;
il cantiere è stato sottoposto a sequestro da parte della Procura della Repubblica di Pescara dal 2 marzo 2004 ma il Comune di Pescara ha rilasciato nuova concessione in sanatoria simile al progetto iniziale che ha avuto nulla osta negativo da parte della Soprintendenza B.A.P. dell'Aquila costringendo il Comune al rilascio di una seconda sanatoria in data 22 novembre 2004 n. 411/2004;
Il T.A.R. di Pescara, inoltre, ha espresso parere favorevole al permesso a costruire rilasciato dal Comune di Pescara in quanto, con sentenza 207/2006 il Consiglio di Stato, sez. VI, ha respinto il ricorso in appello motivando: "che il vincolo del decreto del 1965 non sia stato imposto a protezione degli edifici risalenti agli anni venti, ma per la particolare bellezza naturale del sito.(...) Non è stato protetto il panorama edilizio preesistente, che, semmai, può avere rilievo solo nel garantire il punto di belvedere, ossia che la costruzione non ostruisca o limiti la vista delle bellezze del sito. Il litorale, nella zona, risulta completamente edificato e che su esso si trovano diversi edifici di realizzazione moderna mentre pochi sono quelli risalenti agli anni venti e ancora esistenti. La sezione ritiene che le diversità costruttive della realizzazione edilizia di cui trattasi rispetto all'edificio preesistente non alterino la bellezza della zona. Così che l'opera non appare incompatibile con la salvaguardia dei valori paesistici protetti dal vincolo che non sono edifici degli anni venti";
gli scempi edilizi, pertanto, continuano e, a tal fine, si possono segnalare diversi casi del tutto simili a quello illustrato:
un villino degli anni trenta ad un piano in via Figlia di Iorio n. 9 in Pescara nella Pineta Dannunziana, demolito a seguito del rilascio di concessione edilizia n. 222/2004 del 28 giugno 2004 che prevede la realizzazione di un edificio multipiano;
un villino Cascella degli anni trenta ad un piano in via Scarfoglio n. 18 demolito a seguito del rilascio di concessione edilizia n. 476/2004 che prevede la realizzazione di un edificio che vede raddoppiata la volumetria e l'altimetria;
una nuova costruzione in via De Nardis, lungomare sud di Pescara, edificio di quattro piani;
ristrutturazione dell'ex Albergo in via Primo Vere n. 48 con cambio di destinazione d'uso e aumento di volumetria con la realizzazione di ulteriori due piani;
ristrutturazione del "villino Spatocco"degli anni venti in via Primo Vere n. 52 che prevede la demolizione totale delle opere interne;
ristrutturazione del piano superiore di un villino degli anni trenta in via Primo Vere n. 1 che prevede l'aumento di volumetria complessiva e di tipologia preesistente;
la concessione balneare La Medusa, che ha ottenuto il rilascio di alcune autorizzazioni tra le quali la realizzazione di un "tetto sonoro" che consentirà l'edificazione di un ulteriore piano;
sul lato nord della riviera pescarese è stato rilasciato il permesso a costruire con demolizione di un villino degli anni quaranta a due livelli e ricostruzione di un palazzo di sette piani con planimetria, volumetria e altimetria completamente differente dalla preesistente il cui cantiere è stato sequestrato dalla Procura della Repubblica di Pescara;
il villino Clemente degli anni Trenta, vincolato dalla Soprintendenza B.A.P. dal P.R.G. che versa in stato di abbandono viene utilizzato come parcheggio dall'adiacente Hotel;
il Codice dei beni culturali e del paesaggio del 2004, all'art. 29 sancisce la conservazione mediante manutenzione e restauro, mentre all'art. 142, comma 1, lettera a), definisce le aree tutelate per legge indicando i terreni costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla battigia, e l'art. 146 precisa che "l'autorizzazione paesaggistica non può essere rilasciata in sanatoria successivamente alla realizzazione, anche parziale, degli interventi",
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo non intendano aprire un'indagine per verificare la legittimità degli interventi urbanistici nella città di Pescara nella zona denominata "Pineta Dannunziana";
se non si intenda tenere conto del vincolo imposto dal decreto ministeriale del 13 maggio 1965 e dei vincoli ribaditi dal Piano regolatore del 2003 che individua la zona della Pineta Dannunziana come sottozona B1 di Conservazione, stabilendo che la demolizione e la ricostruzione degli edifici deve rispettare l'ingombro planimetrico ed altimetrico esistente, il rapporto di copertura , il tessuto e le tipologie esistenti";
se non si intenda tenere conto della sentenza del Consiglio di Stato n. 207/2006 che, nonostante sia favorevole al rilascio della concessione del Comune di Pescara, stabilisce: "…la costruzione non ostruisca o limiti la vista delle bellezze del sito".
(4-00608)
CUSUMANO, COSTA, SANCIU, FERRARA, BARBA, GENTILE, NESSA, BURANI PROCACCINI, ZANETTIN, MASSIDDA - Al Ministro dell'istruzione - Premesso che:
in attuazione del decreto legislativo 165/2001 è stato indetto il concorso ordinario per il reclutamento dei dirigenti scolastici, bandito con determinazione dirigenziale 22 novembre 2004;
al termine della prima faseconcorsuale, molto impegnativa e complessa, è stata stilata una graduatoria di merito, in cui sono stati inseriti i candidati che, avendo superato le prove (per titoli, due scritte e due orali), risultano idonei all'ammissione alla fase successiva del corso di formazione, al termine del quale si terrà la prova finale;
la normativa prevede tuttavia che vengano ammessi al corso di formazione non tutti i candidati idonei, ma un numero di candidati pari al numero di posti messi a concorso più il 10 per cento, di fatto azzerando ogni merito acquisito e certificato dal superamento delle prove per molti concorrenti;
si stanno determinando nelle realtà regionali situazioni molto variegate (ricorsi, determinazioni difformi da realtà a realtà), che possono determinare un contenzioso dalle possibili pesanti conseguenze sul piano della funzionalità del servizio oltre che della certezza del diritto;
poiché appare difficile modificare le norme in fase di espletamento concorsuale senza ledere diritti che si sono già costituiti, sembra invece doveroso, nei confronti dei candidati che hanno affrontato un lungo iter di studio e di preparazione e hanno superato le prove, un intervento normativo che riconosca un valore al percorso e alle prove sostenute e superate, ai fini dei futuri concorsi ordinari e riservati;
una soluzione così delineata non comprometterebbe alcun diritto acquisito ai sensi delle norme in vigore, ridurrebbe i rischi di contenzioso, stabilirebbe una situazione di maggiore equità nella prospettiva di una riforma delle procedure concorsuali, e consentirebbe anche di disporre di un contingente di persone con un percorso di selezione e di preparazione alle spalle, senza alimentare peraltro aree di precariato privo di idoneità e di formazione,
si chiede di sapere:
come si intenda procedere per risolvere i problemi evidenziati;
se si ritengano condivisibili le ipotesi delineate.
(4-00609)
NEGRI - Ai Ministri dell'università e della ricerca e dell'istruzione - Premesso che,
la modifica del Titolo V della Costituzione ha introdotto rilevanti novità in materia di diritto allo studio universitario. In particolare, oltre ad essere ridefinite le competenze di Stato e Regioni, il diritto allo studio universitario si configura non come un principio generale, ma come insieme di specifici e ben definiti diritti di singoli cittadini, che devono essere soddisfatti;
a seguito di tali modifiche, come sostengono le Regioni:
non è più sostenibile l'assegnazione della borsa di studio ad una sola parte degli studenti idonei (attualmente la media nazionale è di circa il 75%), con l'esclusione di un'altra cospicua parte (ammontante nel 2003 a circa 45.600 studenti) dal godimento di una prestazione che, sulla base del novellato Titolo V, è da ritenersi livello essenziale del diritto allo studio universitario;
non è, inoltre, più sostenibile una situazione in cui continua ad essere utilizzato un apparato normativo e regolamentare incompatibile con le nuove competenze esclusive tanto dello Stato quanto delle Regioni;
non essendo conseguentemente possibile usare il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri come strumento normativo per definire i livelli essenziali delle prestazioni, le Regioni ritengono necessario pervenire, in tempi ragionevolmente brevi, alla revisione della legge 2 dicembre 1990, n. 390;
tenuto conto che:
non è ancora stato erogato alle Regioni il saldo del Fondo statale di riparto per le borse di studio dell'anno 2005;
nulla si sa ancora del Fondo statale di riparto per le borse di studio dell'anno 2006; non sono ancora pervenute nemmeno le schede per la compilazione da parte delle Regioni dei dati necessari alle operazioni di riparto da parte del Ministero, ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 9 aprile 2001, attualmente ancora in vigore,
si chiede di sapere:
se si intenda riavviare un confronto aperto con le Regioni, finalizzato all'individuazione di principi condivisi da porre alla base della nuova normativa in materia di diritto allo studio universitario, nonché di un percorso che consenta di passare con gradualità dall'attuale sistema di regole e procedure all'individuazione di precise garanzie per i cittadini volte ad assicurare l'indispensabile continuità nell'erogazione dei benefici e delle borse di studio, anche attraverso l'elaborazione di Accordi annuali, da assumere in sede di Conferenza Stato-Regioni;
se si intenda stanziare ulteriori risorse finanziarie da destinare alla costruzione di residenze universitarie, da realizzarsi ai sensi della legge 338/2000.
(4-00610)
LOSURDO - Al Ministro dell'istruzione - Premesso che:
ha avuto ampia rilevanza nella stampa l'episodio che ha visto come vittima il prof. Enrico Demme, laureato in lettere e docente presso la scuola elementare Garibaldi del Circolo San Teodoro di Genova;
il prof. Demme è stato accusato da tre mamme di alunni frequentanti la scuola dove insegna, di aver spiegato agli alunni la teoria del creazionismo dell'universo che va a contrapporsi all'evoluzionismo che gode indubbiamente di maggiore notorietà;
il prof. Demme in questa sua attività didattica ha parlato solo in termini scientifici tanto dell'evoluzionismo quanto del creazionismo, inquadrati nell'ambito di un completo, approfondito e secolare dibattito tra scienza e fede portato ad opportuna conoscenza dei suoi alunni;
a seguito della contestazione e denunzia puramente ideologica da parte dei tre genitori degli indirizzi didattici del prof. Demme il Collegio docenti ha esaminato il caso ed ha ritenuto, senza alcuna spiegazione, di trasferire il prof. Demme dall'insegnamento della storia a quello della lingua inglese;
il fatto ha suscitato stupore e sconcerto per le conseguenze a cui ha portato l'iniziativa di denuncia di un ristretto gruppo di genitori, creando un precedente pericolosissimo per la libertà di insegnamento che dovrebbe essere tutelata come valore fondante della nostra società,
si chiede di sapere quali sollecite iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per tutelare i diritti di libertà di insegnamento del prof. Demme e nel contempo i diritti ad una educazione vasta, completa, approfondita e scientificamente rispettosa dei grandi dibattiti che caratterizzano la cultura moderna.
(4-00611)
MANZIONE, MONGIELLO - Al Ministro dell'istruzione -
(4-00612)
(Già 3-00053)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
6a Commissione permanente (Finanze e tesoro):
3-00149, del senatore Benvenuto, sul mancato riconoscimento di una sanatoria fiscale per alcuni contribuenti.
1a Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione):
3-00151, del senatore Polledri, sugli sbarchi di immigrati clandestini.
Errata corrige
Nel Resoconto sommario e stenografico della 40a seduta pubblica del 27 settembre 2006:
- alla quarta riga della pagina IX, sostituire il periodo da: "1.12 a 1.350" con il seguente: "4.5, 4.301, 4.6, 4.7 e 4.8";
- alla pagina 121, nel testo dell'interrogazione 4-00584, del senatore Polledri, all'ultima riga sostituire le parole: "Marocco e l'Egitto, Paesi dai quali" con le altre: "Marocco, Paese dal quale";
- alla pagina 122, sempre nella stessa interrogazione, alla nona riga, sostituire le parole: "accordi bilaterali con Egitto e Marocco" con le altre: "accordi bilaterali con il Marocco".
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