Legislatura 15ª - 3ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 102 del 22/01/2008

Il presidente DINI ringrazia il dottor Manservisi per l’analitica esposizione e chiede chiarimenti sul raccordo fra la rete diplomatica, rappresentanti dell’istituenda Agenzia, strutture periferiche della Commissione europea e paesi beneficiari. Sottolineando l’esigenza di distinguere la fase della decisione politica sulla programmazione dei progetti da quella dell’esecuzione degli stessi, chiede altresì degli elementi di informazione sugli strumenti di valutazione e monitoraggio agli aiuti al bilancio idonei ad evitare una dispersione delle risorse.

 

Il dottor MANSERVISI replica ai senatori intervenuti nel dibattito soffermandosi sui temi dell’impegno dell’Unione europea per seguire gli obiettivi di sviluppo del millennio (Millennium Development Goals), della concentrazione degli aiuti e del coordinamento degli Stati membri quanto alla selezione delle aree e dei settori di intervento, della realizzazione di interventi di peace facility (con funzioni di prevenzione di conflitti o, più raramente, di peace keeping ma comunque in modo complementare con altri strumenti di cooperazione), degli strumenti di valutazione e monitoraggio dell’impatto e dell’efficacia degli interventi, che è preferibile affidare ad organismi esterni all’amministrazione interessata, e degli interventi di aiuto al bilancio, generalmente correlati a scelte di elevato contenuto politico e comunque utili per rafforzare l’ownership dei paesi beneficiari.

Rilevando come la cooperazione allo sviluppo sia tesa a favorire nel contempo la crescita e la diffusione del benessere nei paesi beneficiari, anche attraverso l’integrazione dei mercati locali, sul modello, mutatis mutandis, del mercato comune europeo, rileva come la stessa sia volta a favorire anche l’integrazione dei paesi meno avanzati nei mercati internazionali limitando o compensando i correlati effetti negativi.

Osserva altresì come donatori importanti come l’Italia o la stessa Commissione europea non possano rinunciare a dotarsi di strutture tecniche, quale l’istituenda Agenzia, per l’esecuzione dei progetti e dei programmi anche se questi sono, in ultima analisi, affidati per la gestione o la realizzazione delle opere ad ONG o a imprese; una chiara ripartizione dei compiti a monte è tuttavia possibile e necessaria per evitare sovrapposizioni fra i soggetti rispettivamente competenti per la definizione delle scelte politiche e per la fase esecutiva. Rilevando come un decentramento delle scelte esecutive sia necessario per assicurare un migliore raccordo con le strutture periferiche della Commissione, una riduzione dei costi e un rafforzamento dell’ownership, precisa come i costi di gestione dell’Unione europea si collochino generalmente ad un livello (dell’ordine di circa il 4 per cento) generalmente inferiore a quello delle agenzie delle Nazioni Unite, che tuttavia offrono più specifiche capacità tecniche.

Conviene infine con il senatore Tonini, cui esprime apprezzamento per il lavoro compiuto per enucleare un testo di riforma pregevole cui guardano con estrema attenzione tutti gli operatori, sull’importanza del rafforzamento della coesione e dell’incisività degli interventi di cooperazione dell’Italia, suscettibile di incidere positivamente anche sulla politica di cooperazione europea nonché, in relazione alla questione delle strutture periferiche della cooperazione italiana, invita a valutare possibili sinergie con le rappresentanze della Commissione europea, seguendo gli esempi già offerti da altri Stati membri.