Legislatura 15ª - 3ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 102 del 22/01/2008

Il presidente DINI, dopo una breve introduzione sui temi oggetto dell'audizione, cede la parola al dottor Stefano Manservisi, direttore generale per lo sviluppo della Commissione europea.

 

Il dottor MANSERVISI si sofferma sull’attuale concetto di cooperazione allo sviluppo a livello europeo, intesa quale strumento diretto a fronteggiare gli effetti di marginalizzazione che si producono a fronte di una crescente globalizzazione dell’economia. In questo quadro analizza il ruolo della Commissione europea, in primo luogo come "federatore politico", in grado di gestire in modo coordinato il 20 per cento del totale dell’aiuto pubblico allo sviluppo (APS) degli Stati membri, pari a 48 miliardi di euro. Al riguardo, ne illustra le modalità di azione, basate sul "Consenso europeo in materia di sviluppo", documento adottato nel 2005 dal Consiglio, dal Parlamento europeo e dalla Commissione europea sulla politica di sviluppo dell’Unione europea, volto a sancire l’esigenza di instaurare rapporti di partenariato attraverso gli strumenti del dialogo e il coinvolgimento della società civile. È stato inoltre definito un programma sull’efficacia degli interventi, che, in termini quantitativi, mira ad innalzare il livello complessivo dell’APS allo 0,56 per cento del PIL nel 2010, e che dal punto di vista qualitativo è finalizzato a limitare la concorrenza tra gli Stati membri mediante l’adozione di un codice di condotta e di criteri di specializzazione, nonché attraverso la programmazione dell’assistenza finanziaria con i paesi beneficiari.

Sottolinea inoltre l’importanza del ruolo della Commissione europea come attore della politica europea di sviluppo il cui compito si sostanzia nella definizione, da parte delle due direzioni generali per lo sviluppo e per le relazioni esterne, delle linee politiche, degli obiettivi e dei settori strategici di intervento, grazie anche ad un’articolata presenza sul territorio mondiale attraverso 120 delegazioni. La fase dell’implementazione è affidata ad un organo esterno, Europe Aid, avente il compito di definire concretamente i programmi. In questo quadro, enuclea alcune delle più rilevanti iniziative finora avviate dalla Commissione, quali l’African peace facility (diretta al mantenimento della pace e della stabilità in Darfur), il Fondo per la promozione della Good Governance (in tema di costruzione delle basilari istituzioni democratiche), gli interventi di sostegno al bilancio (quale strumento volto a responsabilizzare i paesi partner sulla base di indicatori di performance), la costruzione di centri di immigrazione assistita in paesi di immigrazione illegale, nonché la realizzazione di fondi europei comuni (volti ad attuare un maggior coordinamento tra attori diversi e ad accrescere l’impatto complessivo degli interventi in termini quantitativi).

Espone inoltre talune osservazioni sul testo unificato proposto dal relatore Tonini, sottolineando, in particolare, l’assenza di un chiaro riferimento al rapporto con l’Unione europea che potrebbe consentire all’Italia di assumere un ruolo di rilievo. Richiama altresì l’esigenza che l’istituendo organo esecutivo, quale l’Agenzia, assicuri l’efficacia degli interventi pianificati a livello centrale dal Ministero degli affari esteri attraverso un suo proprio radicamento nel territorio, al fine di contribuire al dialogo con le autorità locali e con gli altri partner in ambito europeo. In questo quadro, ritiene inoltre necessario elaborare meccanismi di valutazione non solo dei processi decisionali ma soprattutto dei risultati conseguiti, nonché conferire un maggiore rilievo nella fase della formazione degli indirizzi, oltre che in quella della implementazione dei progetti, alla partecipazione di organizzazioni non governative (ONG) e di volontariato, imprese ed enti locali.

In conclusione, esprime un giudizio globalmente positivo sul testo unificato proposto dal relatore, auspicando la celere conclusione del relativo iter parlamentare.