Legislatura 15ª - 3ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 99 del 15/01/2008
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Seguito dell'indagine conoscitiva sulla politica della cooperazione allo sviluppo e sulle prospettive di riforma della relativa disciplina: audizione del Presidente del Development Assistance Committee (DAC) dell'OCSE Richard Manning
Riprende l’indagine conoscitiva sospesa nella seduta del 9 gennaio scorso.
Il presidente DINI, dopo una breve introduzione sui temi oggetto dell'audizione, cede la parola al presidente del Development Assistance Committee (DAC) dell'OCSE Manning.
Il dottor MANNING svolge una relazione sui temi oggetti dell'indagine conoscitiva. In particolare, dopo aver sottolineato l'importanza del ruolo che l'Italia ricopre nel quadro della cooperazione multilaterale, attraverso la partecipazione a Banche e Fondi di sviluppo, evidenzia l'esigenza di definire un quadro normativo di riferimento efficiente per quanto concerne la cooperazione bilaterale. Al riguardo rende noto che, a seguito dell'attività comparata di monitoraggio svolta negli ultimi cinque anni sull'esperienza maturata dagli Stati membri dell'OCSE, sono state elaborate dodici linee guida di cui dà brevemente conto. In particolare si sofferma sull'esigenza di disporre di un’efficace strategia globale in materia di cooperazione, anche attraverso un maggiore coordinamento degli obiettivi, a breve e a lungo termine, al fine di conseguire una maggiore coerenza tra le varie politiche nazionali nell'impatto con i paesi in via di sviluppo. Sottolineando l'importanza di investire nella comunicazione con il pubblico, per contribuire alla crescita di una generale consapevolezza sui temi dello sviluppo, ritiene prioritario individuare a livello istituzionale un soggetto di alto profilo politico che sia responsabile unico della cooperazione, nell'ambito di un sistema organizzativo coordinato tra il centro della decisione politica e il momento dell'esecuzione dei singoli interventi; questa va resa più efficiente anche attraverso una maggiore decentralizzazione delle responsabilità di gestione a livello locale, al fine di mantenere vivo il dialogo tra la comunità dei donatori e i governi dei paesi destinatari dei contributi.
Pone inoltre l'accento sull'esigenza di coerenza anche tra i diversi organismi rispettivamente responsabili dell'aiuto multilaterale e di quello bilaterale.
Nell'ambito dell'attuazione dei progetti, ritiene prioritario, da un lato, concentrare l'impegno in un minor numero di paesi e, per altro verso, conseguire un maggiore grado di specializzazione in taluni selezionati settori di intervento, sottolineando altresì l’esigenza di gestire in modo efficiente i costi e privilegiare una cultura basata sui risultati, attraverso una più incisiva attività di valutazione sul raggiungimento degli obiettivi e altresì mediante l'impiego di personale locale o distaccato altamente qualificato nel campo dello sviluppo e opportunamente motivato.
Quanto all'ipotesi dell'Agenzia quale organo esecutivo dei progetti, ritiene necessaria una preliminare chiara definizione degli obiettivi, garantendo tuttavia un elevato livello di flessibilità nella gestione dei relativi interventi.
Rilevando infine che non esistono - in base ad un'analisi comparata - strutture istituzionali in assoluto migliori di altre, esprime l'auspicio che l'Italia si doti quanto prima di un sistema di strutture e regole capace di conseguire un complessivo incremento dell’efficacia dell’aiuto pubblico allo sviluppo.
Il senatore MANTICA (AN) si sofferma sulla questione dei rapporti con il Ministero dell'economia e delle finanze nel quadro di una direzione politica unitaria esercitata dal Ministero degli affari esteri e chiede chiarimenti sulle modalità più adeguate per operare il decentramento a livello locale, sulla tipologia degli interventi ritenuti prioritari dall'OCSE/DAC nonché, infine, sui meccanismi di controllo, anche nell'ipotesi di affidamento della fase di attuazione concreta ad un soggetto esterno, come l'Agenzia.
Sottolinea infine l'esigenza di una riflessione complessiva volta ad aggiornare il quadro dei paesi beneficiari alla luce del mutato scenario internazionale, caratterizzata da economie emergenti come la Cina, l’India e il Brasile.
Il senatore LIVI BACCI (PD-Ulivo) chiede chiarimenti in ordine al grado di indipendenza di cui un'eventuale organo di controllo deve disporre al fine di garantire un'efficace sistema di valutazione dei risultati.
Il senatore MARTONE (RC-SE) pone dei quesiti sulle modalità più opportune per garantire la coerenza tra la politica di cooperazione allo sviluppo e le altre politiche, come quelle commerciali, per assicurare un’efficace raccordo tra l'aspetto strategico definito a livello politico e quello operativo legato all'implementazione dei progetti.
Richiama l'esigenza di un sistema di valutazione indipendente, sull'esempio di quello adottato nell'ambito Inspection Panel della Banca mondiale e, esprimendo perplessità sulla selezione a priori dei paesi beneficiari, suscettibili di anteporre le esigenze di politica estera agli obiettivi di sviluppo sottolinea l'opportunità che ogni donatore eserciti una funzione di traino in specifici settori legati alla propria tradizione storica e culturale.
Il senatore MENARDI (AN), circa il tema della valutazione dei risultati, chiede chiarimenti in ordine alla possibilità di adattare alla cooperazione i meccanismi di controllo relativi alla certificazione di qualità effettuata sulle aziende da parte di organi esterni.
Il senatore MICHELONI (PD-Ulivo),unendosi alle richieste di chiarimento del senatore Mantica sulle modalità di attuazione del decentramento a livello operativo, si sofferma sull'importanza della comunicazione con il pubblico, rilevando altresì l'esigenza che la valutazione circa gli obiettivi abbia anche un contenuto politico.
Si associa infine alle considerazioni espresse dal senatore Martone sull'opportunità di concentrare l'attenzione per tipologia di intervento piuttosto che articolare i progetti in base ad una scelta preordinata dei paesi destinatari degli aiuti.
Il senatore DEL ROIO (RC-SE) , dopo brevi considerazioni sul tema della lotta alla povertà, si sofferma sull'esigenza di avviare una riflessione sul mutato scenario internazionale al fine di individuare i paesi maggiormente bisognosi.
Chiede infine chiarimenti in ordine allo sviluppo sostenibile, con particolare riguardo ai metodi di lotta alla povertà.
Il dottor MANNING, in replica ai senatori intervenuti nel dibattito, in primo luogo dà conto dei diversi assetti istituzionali riscontrabili nel panorama europeo - a suo avviso tutti egualmente meritevoli di attenzione - relativi all'articolazione del momento politico di definizione delle strategie con quello dell'attuazione concreta dei progetti, ribadendo al riguardo la necessità di una chiara definizione delle distinte sfere di responsabilità al fine di evitare duplicazioni e consentire allo stesso tempo ampi spazi di gestione all'organo tecnico, laddove l'Italia dovesse optare per l'ipotesi dell'Agenzia. In questo quadro, figurano altresì una pluralità di modelli relativi all’attribuzione della leadership ad un soggetto istituzionalmente responsabile per la cooperazione, richiamando al riguardo taluni esempi.
Dopo aver enfatizzato l'importanza di disporre di adeguate capacità per operare direttamente sul territorio, sia attraverso uffici in loco che attraverso la rete diplomatica al fine di mantenere vivo il dialogo con le autorità locali, si sofferma sull'esigenza di tenere conto del contesto locale per individuare, nella scelta tra l'ampio ventaglio degli interventi di cooperazione diretta e il sostegno al bilancio, le forme di aiuto allo sviluppo ritenute più idonee.
Rimarca infine l'esigenza che, oltre alla rendicontazione contabile, siano approntati efficaci meccanismi di valutazione degli obiettivi e dei risultati, dei quali enuclea taluni esempi tutti riscontrabili nell'esperienza concreta a livello comparato e tendenti a livelli maggiori di indipendenza.
Nel rilevare la stretta connessione tra la specializzazione per settore di intervento e l’individuazione di paesi specifici per la realizzazione dei relativi progetti, chiarisce il senso della sostenibilità allo sviluppo, nella prospettiva di operare il più largo coinvolgimento della popolazione nella distribuzione dei benefici che derivano dalla crescita economica.
Si sofferma sulla cooperazione decentrata attraverso l'opera delle ONG, con particolare riguardo all'esigenza di coerenza con le linee di politica estera. Rileva infine l’opportunità di precisare i compiti affidati al Comitato interministeriale per la cooperazione allo sviluppo (CICS) prefigurato nel testo unificato predisposto dal relatore.
Il dottor HRADSKY, nel precisare la rilevanza del concetto di ownership in relazione agli obiettivi di aiuto allo sviluppo, richiama l'esperienza svedese, quale modello di efficienza caratterizzato dallo stretto raccordo del momento politico con quello esecutivo e da una cultura della cooperazione legata principalmente al decentramento delle responsabilità in loco.
Richiama infine l'esigenza dello sviluppo di una cultura della valutazione dei risultati, a suo avviso prevalente rispetto a quella del controllo contabile, cui l'Italia sembra principalmente orientata a seguito dell'emergenza giudiziaria all'inizio degli anni novanta.
Il presidente DINI, dopo aver evidenziato la rilevanza delle questioni affrontate dal presidente Manning, si sofferma sulla necessità di una riforma legislativa volta a delineare un sistema efficiente in grado di contemperare, da un lato, l'esigenza dell'organo politico di non perdere il controllo sull'esecuzione dei contratti con quella, per altro verso, dell'organo esecutivo di godere di un sufficiente grado di autonomia gestionale per portare a compimento gli obiettivi affidati, auspicando al riguardo di concludere l'iter di esame in Commissione entro la fine del prossimo mese di febbraio.
Rileva quindi l'importanza dei meccanismi di valutazione anche nella prospettiva di una maggiore consapevolezza da parte dell'opinione pubblica sui temi della cooperazione.
Ringrazia infine il presidente Manning e il dottor Hradsky e i senatori intervenuti nel dibattito e dichiara conclusa l’audizione.
Il seguito dell’indagine conoscitiva è quindi rinviato.
La seduta termina alle ore 12,45.