Legislatura 15ª - 3ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 98 del 09/01/2008

Il relatore POLITO (PD-Ulivo) in replica ai senatori intervenuti nel corso del dibattito, ricorda preliminarmente che la Commissione ha svolto un ampio, serio e proficuo lavoro attraverso l’avvio di un ciclo di audizioni al fine di verificare, prima di esprimersi sul documento in titolo, se fatti nuovi e rilevanti fossero venuti alla luce in seguito alle conclusioni della Commissione d’inchiesta della Camera, o se fatti rilevanti fossero stati trascurati dalle indagini della prima Commissione d’inchiesta. Non si può infatti intendere il potere d’inchiesta parlamentare come mero giudizio d’appello sull’inchiesta svolta da un’altra Commissione, in un’altra Camera, in un’altra legislatura, con un’altra maggioranza. Il potere di inchiesta parlamentare non può essere utilizzato, come a suo avviso ormai troppo spesso accade, al solo scopo di affermare o di ribaltare una verità politica, di parte, imposta a colpi di maggioranza, e dunque trasformato in mera cassa di risonanza mediatica. Richiama al riguardo le considerazioni espresse dal presidente Dini all’inizio dei lavori circa le difficoltà che potrebbero sorgere in sede di esame in Assemblea sulla proposta di istituire una nuova Commissione d’inchiesta che non sia accompagnata da elementi di novità ma sia volta esclusivamente a ribaltare le risultanze della Commissione d’inchiesta che ha concluso i suoi lavori presso l’altro ramo del parlamento nel corso della XIV legislatura.

            In questo quadro, la Commissione esteri ha avviato un ciclo di audizioni al fine di comprendere se una nuova Commissione d’inchiesta non corra gli stessi rischi della prima, finendo solamente con il riaccendere conflitti politici e speculazioni mediatiche, invece di avvicinare davvero la verità. Al riguardo si è tentato di verificare nel merito se sono concrete e realistiche, a più di tredici anni dai fatti, le ipotesi con cui la proposta Bulgarelli giustifica la richiesta di una nuova Commissione d’inchiesta

In particolare, dal punto di vista politico, l’audizione informale della Associazione Ilaria Alpi, cui ha partecipato la madre della vittima, signora Luciana, e l’onorevole Mariangela Gritta Grainer, ha confermato la convinzione che sul quel delitto, sulla sua dinamica, sui suoi eventuali mandanti e sui loro possibili moventi non sia stata fatta piena luce, né in sede giudiziaria né in sede di Commissione d’inchiesta parlamentare. Molti punti oscuri restano tali, molte contraddizioni irrisolte, molti potenziali testimoni e alcune potenziali prove scomparsi. E’ dunque del tutto legittimo ipotizzare - come l’Associazione non si è stancata di sostenere in tutti questi anni - che Alpi e Hrovatin siano stati vittime non di un tentativo di sequestro finito male bensì di un vero e proprio agguato finalizzato a distruggere le testimonianze e a seppellire le prove di un intreccio più grande e scandaloso, riguardante le scoperte compiute dai due reporter nel corso delle loro indagini. Resta, in particolare, la convinzione che la relazione di maggioranza con cui si è concluso il lavoro della Commissione d’inchiesta della Camera abbia teso pregiudizialmente a svalutare la portata, la serietà e l’impegno del lavoro giornalistico condotto da Alpi e Hrovatin, quasi come se per dimostrare la tesi della casualità dell’agguato, il suo più che possibile essere un evento di guerra in un contesto di guerra, fosse necessario dimostrare che i due cronisti niente avevano scoperto e poco avevano lavorato. Una denigrazione della professionalità delle due vittime inutile e ingiusta, che ha provocato comprensibile sconcerto e indignazione nei parenti delle vittime e nei settori giornalistici che più da vicino avevano potuto apprezzare la validità e la passione civile del lavoro di Ilaria Alpi e Milan Hrovatin, sentimenti che in quest’aula sono stati rappresentati non sopiti nelle sofferte parole della signora Luciana Alpi. Afferma dunque, a suo avviso, anche con maggiore consapevolezza, che la Commissione d’inchiesta della Camera presieduta dall’onorevole Taormina sia stata un’occasione persa.

            Prosegue nel ricordare, quindi, l’audizione del Direttore della Direzione generale per i paesi dell’Africa Sub-Sahariana del Ministero degli affari esteri, ambasciatore Sanguini, il quale ha riferito che al Ministero non risultano fatti nuovi nei 14 mesi successivi alla conclusione dell’inchiesta parlamentare né elementi specifici di ausilio in ordine all’opportunità di ricostituire la Commissione d’inchiesta. L’ambasciatore Sanguini ha anche segnalato come le condizioni di sicurezza oggi esistenti in Somalia rendano estremamente difficile la prospettata esigenza di avere utili contatti con gli interlocutori locali ritenuti necessari per far luce sulla vicenda, stante la lentezza del ripristino di istituzioni proprie di un’entità statuale, tenuto conto che il nostro Paese, al momento, non dispone neanche di una rappresentanza diplomatica in quel martoriato territorio.

            Ricorda quindi anche l'audizione dell’ammiraglio di squadra Bruno Branciforte, direttore del Sismi, il quale ha dichiarato che allo stato attuale il Servizio che dirige non dispone di elementi nuovi rispetto a quelli riportati nell’ambito delle testimonianze già rese dinanzi alla magistratura e alla Commissione d’inchiesta istituita nella scorsa legislatura. Con riferimento all’ipotesi di svolgere nuove indagini in loco, l’ammiraglio Branciforte ha segnalato le difficoltà connesse alle instabili condizioni di sicurezza in cui ci si troverebbe ad operare. In questo quadro ha evidenziato i rischi di attentati e rapimenti per il personale occidentale che si impegnasse in un’opera siffatta, soprattutto alla luce del proliferare di cellule terroristiche legate alla rete di Al Qaeda. L’ammiraglio Branciforte ha anche ricordato che al momento il suo Servizio non dispone di funzionari operanti nella zona ma, come l’ambasciatore Sanguini, ha offerto la piena disponibilità del suo servizio a collaborare con una Commissione d’inchiesta ove questa fosse istituita dal Senato.  

            Successivamente è intervenuto in audizione il sottosegretario di Stato per la giustizia Maritati, il quale ha riferito circa la richiesta di archiviazione del procedimento penale, da parte della Procura della Repubblica di Roma, in data 28 giugno, posto che ogni tentativo di risalire alle probabili ipotizzate ragioni dell’omicidio dal punto di vista processuale non ha evidenziato elementi che potessero abilitare un’azione penale nei confronti di eventuali responsabili.

            Osserva tuttavia come, a suo avviso molto opportunamente, si sia atteso che il Giudice per le indagini preliminari (GIP) di Roma si esprimesse sulla richiesta di archiviazione avanzata dal Pubblico ministero (PM): tale decisione rappresenta infatti la novità di certo più rilevante dalla fine dei lavori della prima Commissione d’inchiesta, ed in qualche modo è il fatto nuovo ritenuto necessario per poter esprimere un orientamento favorevole alla istituzione di una nuova Commissione d’inchiesta. Il GIP ha respinto la richiesta e ha invitato il PM a proseguire le indagini in tempi e con obiettivi esplicitamente indicati, ritenendo più che realistica l’ipotesi che l’agguato di Mogadiscio sia stato un vero e proprio "omicidio su commissione", e che quindi è non solo opportuno, ma doveroso, esperire tutte le vie investigative per individuare i mandanti e i moventi di tali omicidi.

            In questo quadro - nonostante alla luce delle audizioni svolte risulti difficile immaginare che una nuova Commissione monocamerale d’inchiesta, che ripetesse ex novo il lavoro della precedente, possa perseguire gli obiettivi indicati nella proposta Bulgarelli, soprattutto per l’oggettiva difficoltà, ai limiti dell’impossibilità, di svolgere indagini in loco e di ottenere la collaborazione delle autorità somale nell’espletamento di tali indagini – rileva come la decisione del GIP richiami all’obbligo morale e politico di non scrivere la parola fine su una vicenda che con tutta evidenza non è stata chiarita in tutti i suoi aspetti, e di non considerare assolte per prescrizione eventuali responsabilità, mandanti, complicità e omertà. A suo avviso il GIP di Roma ha indicato anche alla Commissione il metodo giusto: circoscrivere tempi e obiettivi di una nuova indagine, ma non impedirla, perché la verità piena non è stata ancora accertata. Sussistono numerosi aspetti specifici che, anche a distanza di tanti anni e proprio partendo dai lavori della prima Commissione, potrebbero essere chiariti da un’inchiesta parlamentare con obiettivi, tempi e risorse ben delimitati: per esempio un accertamento del Dna sui reperti umani trovati nell’auto al fine di accertare una volta per tutte se appartengono alle due vittime e dunque chiarire se quella è davvero l’auto al centro dell’agguato; oppure l’interrogatorio in veste di teste di Giancarlo Marocchino, che un ruolo centrale ebbe nella vicenda e che della precedente Commissione d’inchiesta è stato invece collaboratore; nonché l'interrogatorio del Sultano del Bosaso, che rilasciò una lunga intervista ad Ilaria Alpi qualche giorno prima dell’agguato e la cui audizione non ha ricevuto la necessaria considerazione nella relazione di maggioranza della prima Commissione d’inchiesta. Al riguardo, fa inoltre presente che il senatore Micheloni ha preannunciato la presentazione di emendamenti in tal senso, per delimitare e precisare lo scopo della nuova inchiesta parlamentare.

            Ritiene quindi che, prima di dichiararsi impotenti a dare una risposta alla sete di verità e giustizia che anima la famiglia e gli amici delle due vittime, sia compito della futura Commissione d'inchiesta verificare tutti i modi possibili per uscire dal vicolo cieco in cui oggettivamente si trovano le indagini sul caso Alpi e Hrovatin, una Commissione che sappia che cosa cercare e come, che utilizzi gli ampi materiali della prima Commissione d’inchiesta invece di ricominciare il lavoro, che eviti di riaccendere una sfida tra faziosità contrapposte in un turbinio di consulenti e di colpi mediatici.

            Conclusivamente propone alla Commissione di riferire favorevolmente all'Assemblea sul documento in titolo, previo esame degli emendamenti preannunciati.