Legislatura 15ª - 1ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 187 del 18/12/2007

            Il senatore NANIA (AN) giudica negativamente un modello elettorale che ammette in ipotesi il successo di una lista che ottenga meno voti rispetto a un’altra: a suo avviso, il principio democratico si realizza traducendo in seggi i voti ottenuti, con il grado minore di manipolazione. E’ il caso, ad esempio, del sistema elettorale tedesco, concepito nella sua versione autentica, che non prevede clausole di sbarramento occulte superiori a quella esplicita del 5 per cento. Il richiamo al sistema elettorale tedesco per il testo unificato è invece tradito dalla sussistenza di soglie di sbarramento implicite, derivanti dall’assegnazione dei seggi su base circoscrizionale dal metodo matematico di assegnazione dei seggi e dalla definizione del numero delle circoscrizioni, tutte misure volte a ottenere risultati predeterminati. Quale effetto paradossale e inaccettabile, le forze politiche minori ma caratterizzate da un radicato insediamento locale potrebbero ottenere, mediante idonei patti di desistenza reciproca, una rappresentanza maggiore di quella che sarebbe ottenuta da partiti politici ben più rappresentativi e diffusi a livello nazionale. L’opzione per il sistema tedesco dovrebbe essere allora integrale, senza correttivi che ne snaturino il funzionamento e accompagnata da norme coerenti  con l’articolo 49 della Costituzione, che disciplinino in particolare le forme di organizzazione e di finanziamento dei partiti e dei Gruppi parlamentari, unico efficace baluardo contro la frammentazione politica.

            Non condivide le valutazioni secondo le quali il principio bipolare dovrebbe essere ormai abbandonato: se è vero che la sua validità va giudicata alla stregua dell’alternanza che realizza, le vicende politico-istituzionali successive al 1994 dimostrano che in Italia il bipolarismo ha funzionato, e ancor più con l’attribuzione del premio di maggioranza. Rinnegare questa scelta produrrebbe una sorta di schizofrenia istituzionale, considerata la permanenza di questo principio nei sistemi elettorali e nelle forme di governo a livello regionale e locale. Un innegabile pregio della legge elettorale vigente, che dovrebbe essere confermato da una eventuale riforma, è quello di affidare chiaramente all’elettore la scelta dello schieramento politico vincitore della contesa elettorale; al contrario, un suo evidente difetto è il sistema delle liste bloccate, il quale non solo realizza una cesura nel rapporto tra elettori ed eletti, ma soprattutto inibisce la libera determinazione del parlamentare nei confronti dei Gruppi e dei partiti di appartenenza, pena la sua esclusione dalle liste nelle successive consultazioni elettorali. Qualora venissero meno le condizioni per approvare una riforma complessiva del sistema elettorale, sarebbe perciò comunque indispensabile, a suo giudizio, intervenire sulle disposizioni che regolano le modalità di espressione del voto, garantendo in ogni caso una possibilità di scelta degli eletti e anche dei candidati con metodo partecipativo, ad esempio prevedendo le elezioni primarie.