Legislatura 15ª - 1ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 187 del 18/12/2007

(20) Vittoria FRANCO ed altri.  -  Disposizioni in materia di pari opportunità  tra donne e uomini nell’accesso alle cariche elettive, in attuazione dell’articolo 51 della Costituzione  

(129) CUTRUFO.  -  Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e al testo unico di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, in materia di norme per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica ed introduzione del sistema della preferenza  

(600) Helga THALER AUSSERHOFER ed altri.  -  Modifiche alla normativa vigente in materia di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, in materia di rappresentanza femminile in Parlamento  

(904) CASSON ed altri.  -  Abrogazione della legge 21 dicembre 2005, n. 270, recante modifiche alle norme per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica  

(1118) Laura BIANCONI.  -  Disposizioni in materia di pari opportunità tra i generi per l’accesso alle cariche elettive  

(1391) SALVI e VILLONE.  -  Riforma delle norme sulla elezione della Camera dei deputati  

(1392) CALDEROLI.  -  Modificazioni della normativa per le elezioni alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica  

(1442) CABRAS ed altri.  -  Abrogazione della legge 21 dicembre 2005, n. 270, nonché modifica del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361  

(1450) TONINI ed altri.  -  Introduzione del sistema elettorale proporzionale in circoscrizioni provinciali per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica  

(1455) CUTRUFO.  -  Modifiche al testo unico delle leggi recanti norme per l’elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e al testo unico delle leggi recanti norme per l’elezione del Senato della Repubblica, di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533  

(1474) CALDEROLI.  -  Modifiche alle norme per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica  

(1553) RUSSO SPENA ed altri.  -  Modifiche al testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, ed al testo unico delle leggi recanti norme per l’elezione del Senato della Repubblica, di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, per introdurre un sistema elettorale proporzionale personalizzato  

(1572) PETERLINI ed altri.  -  Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, in materia di elezione della Camera dei deputati, e al testo unico di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, in materia di elezione del Senato della Repubblica, per l’introduzione del voto di preferenza e l’abolizione delle candidature plurime  

(1573) PETERLINI ed altri.  -  Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, in materia di elezione della Camera dei deputati per la regione Trentino - Alto Adige  

(1583) Silvana AMATI ed altri.  -  Misure per la promozione delle pari opportunità tra donne e uomini nell’accesso alle cariche elettive  

(1643) Manuela PALERMI ed altri.  -  Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, in materia di elezione della Camera dei deputati, e al testo unico di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, in materia di elezione del Senato della Repubblica  

(1675) STORACE.  -  Norme per l’abrogazione della vigente legge elettorale  

(1712) TURANO ed altri.  -  Modifiche al sistema elettorale per l’elezione del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, nonché norme per l’espressione del voto nella circoscrizione Estero  

(1746) BACCINI e CICCANTI.  -  Modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e alla legge 27 dicembre 2001, n. 459, in materia di elezione della Camera dei deputati con sistema proporzionale e voto personalizzato. Delega al Governo per la determinazione dei collegi elettorali uninominali  

- e petizioni nn. 69, 189, 385, 387 e 439 ad essi attinenti

(Seguito dell'esame congiunto e rinvio) 

 

            Prosegue l’esame congiunto, sospeso nella seduta pomeridiana del 13 dicembre.

 

            Continua il dibattito sulla proposta di testo unificato - ai fini dell'adozione di un testo base - predisposta dal Presidente relatore, già illustrata e pubblicata nella seduta dell'11 dicembre.

 

      Il senatore SALVI (SDSE) invita il Presidente relatore a riconsiderare l'ipotesi di testo unificato al fine di raccogliere il consenso di un più ampio schieramento di forze politiche. Quel testo, infatti, a suo avviso rischia di incidere anche sull'autonomia dei giudici costituzionali che si apprestano a pronunciarsi sulla legittimità del quesito referendario. Sul piano più strettamente politico, esprime il dissenso della sua parte rispetto all'ipotesi del sistema elettorale che si pretende proporzionale ma che, recependo le suggestioni emerse nell'incontro tra il Segretario del Partito democratico e il Presidente del maggiore partito di opposizione, implica un chiaro vantaggio per i partiti maggiori che hanno il comune interesse a liberarsi dei loro alleati minori. In particolare, la bozza illustrata dal Presidente relatore non scioglie la riserva in merito alle modalità di espressione del voto, non prevede forme di riequilibrio della disproporzionalità determinata dal meccanismo di assegnazione dei seggi (metodo d'Hondt) che produce effetti in senso maggioritario; infine, un'ulteriore distorsione in senso maggioritario deriva dal metodo previsto per il calcolo dei voti, a livello circoscrizionale e non nazionale.

            Pur condividendo l'esigenza di attenuare la frammentazione del panorama politico, ritiene che l'esito del meccanismo elettorale proposto, che si tradurrebbe nel successo esclusivo dei partiti maggiori, arrecherebbe una grave lesione al principio democratico; ciò è vero soprattutto per l'elezione del Senato: infatti, se riferita a numero minore di seggi da attribuire, la clausola di sbarramento naturale produce un effetto amplificato sulle formazioni minori. In ogni caso, considera inaccettabile una selezione delle forze politiche imposta dalla legge elettorale e non dalla libera scelta degli elettori.

 

            Il senatore QUAGLIARIELLO (FI) contesta le ricostruzioni che presuppongono una netta distinzione fra metodi elettorali maggioritari e sistemi di ispirazione proporzionale. Infatti, si verifica in via generale che i modelli elettorali si intersecano e si mescolano in formule più o meno ibride, come dimostra la stessa esperienza italiana.

            Entrando nel merito della proposta del Presidente relatore, esprime dubbi sulla capacità di quel modello di conservare e rafforzare un regime competitivo tra due schieramenti. In proposito, laddove non si optasse per un'espressione con voto unico da parte dell'elettore, a suo avviso occorrerebbe incrementare il numero delle circoscrizioni, poiché quello previsto non garantirebbe la necessaria disproporzionalità del sistema.

            Rileva che la mancata esclusione dei candidati nei collegi uninominali non collegati a liste circoscrizionali potrebbe incoraggiare l'intervento di forze locali di disturbo o anche di ricatto politico, mentre l'inammissibilità delle liste cui non sia collegato un numero di candidature individuali pari almeno a tre quarti dei collegi uninominali della circoscrizione agevolerebbe il meccanismo delle desistenze che inficia la compattezza delle coalizioni. Inoltre, dovrebbe essere riconsiderata la previsione in base alla quale nessuno può essere candidato in più di un collegio uninominale o in una lista circoscrizionale, perché potrebbe verificarsi il paradosso di candidati avvantaggiati proprio nelle circoscrizioni dove la forza politica di appartenenza ha meno suffragi. Infine, esprime perplessità sulla proposta di ripartire tra tutti i quozienti i voti non utilizzati quando a una lista spettino più seggi di quanti sono i candidati del gruppo corrispondente.

            Conclude confermando la preferenza del suo partito per l'ipotesi di voto unico da parte dell'elettore da riferire, eventualmente, a una lista di candidati anziché a collegi uninominali.

 

            Sull'ipotesi da ultimo formulata dal senatore Quagliariello di voto unico su liste di partito esprimono il loro interesse i senatori SALVI (SDSE) e CALDEROLI (LNP).

 

            Il senatore ANGIUS (Misto-CS) conferma il dissenso della sua parte politica sulla proposta di testo unificato illustrata dal relatore, la cui adozione come testo base potrà essere valutata, a suo avviso, solo dopo la preannunciata riunione della maggioranza che si svolgerà all'inizio del mese di gennaio; inoltre, ritiene opportuno acquisire in Commissione l'orientamento del Ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali che ha reso dichiarazioni significative a proposito della riforma elettorale.

            Nel merito, ritiene che la proposta di testo unificato sia suscettibile di trasformare complessivamente il sistema politico italiano, mettendo a rischio, fra l'altro, la vicenda del Governo Prodi per le inevitabili resistenze che saranno opposte dalle forze politiche minori al tentativo ispirato dal Segretario del Partito democratico e dal Presidente del principale partito di opposizione di semplificare per legge il panorama dei partiti politici. Tale tentativo si realizza, fra l'altro, con l'introduzione di una soglia di sbarramento implicita del tutto inedita nelle democrazie avanzate.

            La discussione in corso discende dalla palese inadeguatezza della legge elettorale approvata nella scorsa legislatura e dallo spregiudicato utilizzo di rendite di posizione da parte di alcune forze politiche. Tuttavia, non è accettabile un intervento legislativo che sacrifichi alcuni partiti a vantaggio di altri, poiché la nascita e il successo delle formazioni politiche dovrebbero essere fondati esclusivamente sul consenso degli elettori.

            Il sistema politico sotteso alla proposta di riforma elettorale, invece, è quello di un bipartitismo ottenuto attribuendo un premio maggioritario non già alla coalizione vincente, bensì alle due formazioni principali, opposte tra loro, a danno di tutti gli altri partiti, alleati e avversari, in palese violazione del principio democratico.

            In conclusione, preannuncia l'intenzione della sua parte politica di confrontarsi apertamente e con le proprie forze anche a livello elettorale e stigmatizza il comportamento del Partito democratico che, mentre da un lato, con la Capogruppo al Senato, senatrice Finocchiaro, denuncia il leader dell'opposizione per presunti atti di corruzione politica, dall'altro coltiva la collaborazione con lo stesso esponente politico ai fini di una significativa revisione del sistema politico italiano.

 

            Il senatore SILVESTRI (IU-Verdi-Com) ricorda che la frammentazione del panorama politico italiano dipende, fra l'altro, dalla proliferazione delle formazioni a seguito delle varie trasformazioni che hanno accompagnato la fondazione del Partito democratico. Sottolinea la generale crisi di rappresentanza della politica per il venir meno del tradizionale rapporto di fiducia tra governati e governanti, ma anche per l'invadenza della comunicazione di massa e per la sudditanza dell'agenda politica all'emotività e alle emergenze che non consentono di tenere conto degli interessi generali.

            Ritiene che l'esistenza dei partiti minori così come delle formazioni sociali, il cui valore è sottolineato dalla stessa Costituzione, rappresenti una risorsa del Paese. Pertanto, a suo avviso la legge elettorale dovrebbe incoraggiare la partecipazione dei cittadini ed enfatizzare il ruolo culturale e storico delle formazioni politiche. Invece, una semplificazione artificiosa del panorama politico si tradurrebbe in un impoverimento della democrazia, che si rifletterebbe negativamente anche sulla funzione dei pochi partiti maggiori che rimarrebbero in vita. In particolare, ritiene che la rappresentanza politica non debba essere riferita a un particolare territorio e dunque non condivide i modelli che prevedono metodi di attribuzione dei seggi basati su collegi uninominali. Al contrario, esprime la preferenza per quei sistemi elettorali che favoriscono quanto più è possibile la partecipazione e la rappresentanza di tutti i cittadini.

 

            Il senatore SARO (DCA-PRI-MPA) sottolinea l'insuccesso del bipolarismo sotto il profilo della mancata governabilità del sistema politico e dell'eccesso dei condizionamenti da parte delle forze politiche estreme di entrambe le coalizioni. Rileva che anche in occasione della presentazione di una bozza di testo unificato, ispirata dall'avvio del dialogo fra il Partito democratico e il partito principale dell'opposizione, le forze politiche minori, in particolare quelle della sinistra radicale, si sono attivate per scoraggiare il progetto ricattando il Governo in vista della prossima verifica fra i partiti della maggioranza.

            Al contrario, egli auspica che si interrompa la stagione del conflitto improduttivo fra le parti politiche e si dia luogo al confronto in modo da avviare una nuova fase politica. In particolare, l'adozione tempestiva della proposta di testo unificato avanzata dal Presidente relatore avrebbe un significato simbolico perché sottrarrebbe la materia elettorale al condizionamento che verosimilmente sarà opposto dai partiti più piccoli della maggioranza.

 

            Il senatore MATTEOLI (AN) ribadisce l'apprezzamento della sua parte politica per il coraggio manifestato dal Presidente relatore, che si è assunto la responsabilità di una proposta di testo unificato sulla quale conferma le più forti riserve. Sottolinea, quindi, il significato del bipolarismo, una forma di organizzazione del sistema politico determinatasi a seguito dell'intervento sulla scena politica del Presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, che dovrebbe essere salvaguardata nella riforma del sistema elettorale.

            Entrando nel merito della proposta, osserva che il modello introduce una soglia di sbarramento implicita assai elevata per via del riparto dei seggi su base circoscrizionale con il metodo d'Hondt. Tale meccanismo favorisce i partiti maggiori e sfavorisce le formazioni più piccole rappresentate su tutto il territorio nazionale, mentre salvaguarda i movimenti concentrati territorialmente. Si tratta, a suo avviso, di un effetto chiaramente maggioritario e distorto, che contraddice l'ispirazione proporzionale e contrasta con il principio democratico; inoltre, il modello proposto dal relatore, contrariamente a quanto previsto nel sistema tedesco, produce un premio implicito a favore dei partiti maggiori e scoraggia la propensione dei partiti a dare luogo a coalizioni coese.

            Per tali motivi, preannuncia che il suo Gruppo non aderirà alla proposta di testo unificato avanzata dal relatore.

 

            Il senatore ZANDA (PD-Ulivo) esprime invece il suo consenso all'adozione del testo proposto dal relatore quale base per il seguito dell'esame, al fine di favorire una soluzione parlamentare della questione elettorale che, ove fallisse questo tentativo, a suo giudizio non sarebbe realizzabile. In particolare, contesta le interpretazioni secondo le quali la proposta di testo unificato avrebbe l'effetto di eliminare alcune forze politiche del cui valore per il patrimonio culturale e sociale del Paese egli non  dubita. Tuttavia, sottolinea l'esigenza di semplificare l'assetto politico e la necessità di riformare l'attuale legge elettorale voluta dalle forze di centrodestra proprio al fine di determinare condizioni di ingovernabilità della legislatura. Inoltre, quella legge elettorale ha creato le condizioni per un dissenso interno alle stesse coalizioni e ha precluso ogni collegamento fra eletti ed elettori. Egli intravede nel modello elettorale vigente la principale causa di crisi del sistema politico e dissente dalla ricostruzione fornita dal senatore Angius secondo il quale la nascita del Partito democratico destabilizzerebbe il Governo Prodi. Replicando allo stesso senatore Angius, sottolinea il significato dell'intervento della senatrice Finocchiaro che ha voluto denunciare pubblicamente in Parlamento le pressioni sui parlamentari del centrosinistra, del resto assai consistenti ed esplicite.

            Conclude, confermando l'apprezzamento per la proposta del Presidente relatore alla quale aderirà in ogni caso, anche qualora essa sia orientata nel senso di prevedere il voto disgiunto da parte dell'elettore sui collegi uninominali e sulle liste circoscrizionali e di un calcolo dei voti a livello nazionale anziché circoscrizionale, opzioni che per lui sono invece le meno preferite.

 

            Il senatore NANIA (AN) giudica negativamente un modello elettorale che ammette in ipotesi il successo di una lista che ottenga meno voti rispetto a un’altra: a suo avviso, il principio democratico si realizza traducendo in seggi i voti ottenuti, con il grado minore di manipolazione. E’ il caso, ad esempio, del sistema elettorale tedesco, concepito nella sua versione autentica, che non prevede clausole di sbarramento occulte superiori a quella esplicita del 5 per cento. Il richiamo al sistema elettorale tedesco per il testo unificato è invece tradito dalla sussistenza di soglie di sbarramento implicite, derivanti dall’assegnazione dei seggi su base circoscrizionale dal metodo matematico di assegnazione dei seggi e dalla definizione del numero delle circoscrizioni, tutte misure volte a ottenere risultati predeterminati. Quale effetto paradossale e inaccettabile, le forze politiche minori ma caratterizzate da un radicato insediamento locale potrebbero ottenere, mediante idonei patti di desistenza reciproca, una rappresentanza maggiore di quella che sarebbe ottenuta da partiti politici ben più rappresentativi e diffusi a livello nazionale. L’opzione per il sistema tedesco dovrebbe essere allora integrale, senza correttivi che ne snaturino il funzionamento e accompagnata da norme coerenti  con l’articolo 49 della Costituzione, che disciplinino in particolare le forme di organizzazione e di finanziamento dei partiti e dei Gruppi parlamentari, unico efficace baluardo contro la frammentazione politica.

            Non condivide le valutazioni secondo le quali il principio bipolare dovrebbe essere ormai abbandonato: se è vero che la sua validità va giudicata alla stregua dell’alternanza che realizza, le vicende politico-istituzionali successive al 1994 dimostrano che in Italia il bipolarismo ha funzionato, e ancor più con l’attribuzione del premio di maggioranza. Rinnegare questa scelta produrrebbe una sorta di schizofrenia istituzionale, considerata la permanenza di questo principio nei sistemi elettorali e nelle forme di governo a livello regionale e locale. Un innegabile pregio della legge elettorale vigente, che dovrebbe essere confermato da una eventuale riforma, è quello di affidare chiaramente all’elettore la scelta dello schieramento politico vincitore della contesa elettorale; al contrario, un suo evidente difetto è il sistema delle liste bloccate, il quale non solo realizza una cesura nel rapporto tra elettori ed eletti, ma soprattutto inibisce la libera determinazione del parlamentare nei confronti dei Gruppi e dei partiti di appartenenza, pena la sua esclusione dalle liste nelle successive consultazioni elettorali. Qualora venissero meno le condizioni per approvare una riforma complessiva del sistema elettorale, sarebbe perciò comunque indispensabile, a suo giudizio, intervenire sulle disposizioni che regolano le modalità di espressione del voto, garantendo in ogni caso una possibilità di scelta degli eletti e anche dei candidati con metodo partecipativo, ad esempio prevedendo le elezioni primarie.

 

Il senatore SINISI (PD-Ulivo) dichiara di apprezzare il testo unificato presentato dal presidente relatore, che ha ricondotto nell’alveo parlamentare il dibattito sulla riforma elettorale. Non condivide, in punto di principio, alcuni rilievi formulati negli interventi che lo hanno preceduto: una legge elettorale, a suo avviso, può cambiare i modelli di selezione della classe politica, ma non modificare lo stesso sistema politico, come sostenuto dal senatore Angius. Anche le obiezioni mosse dal senatore Salvi sono poco comprensibili, considerato che proprio il disegno di legge da questi presentato (l’Atto Sento n. 1391) ha costituito il principale modello di riferimento del testo elaborato dal relatore, sia pure con alcune differenze che non ne contraddicono però l’impianto complessivo. Non hanno pregio neppure le censure fondate sulla sussistenza di presunte soglie di sbarramento occulte, lamentata dal senatore Nania: secondo il testo proposto, infatti, che prelude alla riproposizione delle 32 circoscrizioni previste dalla legge elettorale previgente al 1993, l’ampiezza media delle circoscrizioni comporterebbe una soglia implicita naturale comunque largamente inferiore a quella esplicita del 5 per cento.

            Occorre prendere atto della generale insoddisfazione registrata in merito alla vigente legge elettorale; tuttavia egli non ritiene auspicabile l’esito che deriverebbe dall’approvazione dei quesiti referendari, che rischia di generare un bipartitismo più forzato di quello paventato, a torto, come conseguenza del testo presentato dal relatore e del tutto insostenibile poiché fondato su una formula elettorale che altera in modo inaccettabile il rapporto tra voti e rappresentanza; un esito che non recupererebbe il rapporto tra elettori ed eletti, né garantirebbe un’effettiva governabilità. Invita a evitare le eccessive drammatizzazioni nel dibattito in corso, sottolineando come l’eventuale incapacità di approvare in Parlamento la riforma elettorale costituirebbe un grave danno alla credibilità della classe politica italiana. Dopo aver ricordato come l’evocazione, compiuta dal senatore Nania, di un sistema analogo a quello previgente, ovvero il cosiddetto Mattarellum, con alcune correzioni non sia eccessivamente distante dai contenuti del testo unificato, egli sostiene che il sistema elettorale tedesco resta comunque, a suo giudizio, il principale modello cui occorre ispirarsi.

            Una contrarietà radicale all’assunzione del testo unificato a base del seguito dell’esame non solo non è condivisibile, ma è del tutto incomprensibile ove si consideri la sua piena emendabilità e la disponibilità più volte manifestata dalle forze di maggioranza a individuare punti di mediazione e comunque ad approvare una riforma elettorale solo come esito di una ampia convergenza di forze politiche appartenenti a entrambi gli schieramenti. Conclude auspicando l’adozione del testo base e l’avvio di una fase emendativa che consenta l’approvazione di una legge informata alla volontà non di precostituire le condizioni più favorevoli per la rispettiva vittoria alle prossime consultazioni elettorali, bensì di garantire al Paese un sistema elettorale funzionale e capace di assicurare la governabilità, evitando i rischi di una eccessiva frammentazione politica ma garantendo il pluralismo e modelli partecipativi nella selezione della classe politica.

 

Il senatore MAFFIOLI (UDC) ritiene preferibile pervenire a una riforma elettorale in sede parlamentare; il testo unificato predisposto dal relatore presenta tuttavia alcuni aspetti sui quali il suo Gruppo ha già manifestato il proprio dissenso: la previsione di un sistema elettorale proporzionale con assegnazione dei seggi su base circoscrizionale, in assenza di meccanismi di recupero a livello nazionale dei voti; l’opzione per il metodo d’Hondt; la mancata precisazione delle circoscrizioni; la previsione di candidature indipendenti, che costituiscono un incentivo all’ulteriore frammentazione delle forze politiche in Parlamento; l’assenza di disposizioni concernenti il sistema di elezione nella circoscrizione Estero. Perplessità desta altresì la disciplina di attuazione del principio sancito dall’articolo 51 della Costituzione, in particolare l’imposizione di vincoli così severi nella formazione delle liste, attraverso il principio dell’alternanza.

            Il sistema elettorale proporzionale vigente in Germania è invece quello preferibile sia per il suo efficace contrasto alla frammentazione politica, sia per l’assegnazione dei seggi con un computo dei voti a livello nazionale, che garantisce una maggiore fedeltà alla volontà degli elettori. Ulteriore pregio di quel sistema è la previsione di collegi uninominali che assicurano un rapporto diretto tra elettori ed eletti e la cui introduzione in Italia potrebbe essere favorita da correttivi che consentano un recupero dei seggi eventualmente eccedenti sulla quota di seggi da attribuire alle liste ovvero su una quota appositamente accantonata, oppure ancora modificando le disposizioni costituzionali che indicano un numero fisso di componenti di ciascuna Camera. Un elemento irrinunciabile della riforma elettorale è la contestuale riforma dei regolamenti parlamentari al fine di evitare la frammentazione delle forze politiche nelle Camere. Dopo aver manifestato la propria adesione alla possibilità di indicare prima delle votazioni il candidato alla carica di Presidente del Consiglio dei ministri e le alleanze di Governo, si dichiara favorevole a una riforma costituzionale che introduca la sfiducia costruttiva, sottolineando come l’esigenza primaria di qualunque percorso di riforme elettorali e istituzionali sia quella di garantire maggioranze omogenee.

 

            Il seguito dell’esame congiunto è quindi rinviato.

 

 

            La seduta termina alle ore 18,05.