Legislatura 15ª - 1ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 185 del 13/12/2007
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Il senatore RIPAMONTI (IU-Verdi-Com) obietta che si tratta, a suo avviso, di una procedura non corretta; chiede inoltre di conoscere se il testo unificato avanzato dal Presidente derivi da quell’incontro: una circostanza che, se confermata, sarebbe censurabile. Sarebbe preferibile che il Partito Democratico presentasse una sua proposta contribuendo così a chiarire i termini del dibattito in corso. D’altra parte, esprime stupore per l’atteggiamento di alcune forze politiche, che sembrano attribuire alle scelte operate in materia elettorale il valore di una soluzione dei molti, gravi problemi che affliggono il Paese.
Manifesta la propria preferenza per il sistema maggioritario, che ancor oggi connota le formule elettorali delle regioni e degli enti locali: tale opzione non solo è stata da tempo valutata con favore e assimilata dagli elettori, ma ha il pregio di aver garantito governabilità, pluralismo e una soglia di sbarramento implicita virtuosa in quanto funzione del numero di seggi da attribuire e della consistenza della popolazione. Ritiene inoltre positiva la previsione di un premio di maggioranza.
L’esigenza emersa nel dibattito recente di porre fine a un bipolarismo definito "coatto" non è invece condivisibile, come testimonia la positiva esperienza negli enti locali. Il problema reale è semmai il rispetto dei programmi di governo e degli impegni assunti con gli elettori, come dimostra l’esperienza più recente sui temi dell’abbassamento della pressione fiscale o delle riforme costituzionali: la soluzione non è quindi una riforma elettorale, bensì la creazione dei presupposti per la formazione di maggioranze più coese nei programmi. Ricorda che i partiti minori hanno sempre dato prova di lealtà; è stata la nascita del Partito Democratico, piuttosto, a comportare la nascita di cinque nuove componenti politiche in Senato. In conclusione, considera necessaria una riflessione più approfondita sul bipolarismo, rivalutando il sistema maggioritario, il quale ha creato le condizioni che hanno consentito ad alcuni partiti minori – come gli ecologisti – di svolgere un ruolo di governo.
Quanto alle affermazioni di alcune forze politiche – e segnatamente di Rifondazione comunista - che auspicano una legge elettorale che consenta di decidere dopo le elezioni se porsi all’opposizione o partecipare al Governo, ricorda che tale scelta spetta in primo luogo agli elettori. Peraltro il sistema elettorale delineato dal testo unificato avanzato dal presidente relatore non risponde a tale esigenza.
Egli esprime preoccupazione per l’affermarsi nel dibattito politico di una tendenza poco democratica verso il bipartitismo: formule elettorali che escludono dal Parlamento forze politiche che ottengano due milioni di voti costituirebbero infatti una scelta contraria ai principi democratici di rappresentanza. Il suo Gruppo non condivide il testo unificato, che a suo giudizio testimonia un progetto condiviso dal Partito Democratico e da Forza Italia: preannuncia un’opposizione assai rigorosa per il caso che l’esame in Commissione non si concluda con il conferimento del mandato al relatore e che il testo sia discusso in Assemblea senza relatore. Osserva, peraltro, che in tale ipotesi il Governo si vedrà costretto ad esprimere il parere sugli emendamenti, mettendo a repentaglio la sua stessa sopravvivenza. Appare evidente allora come vi sia, sullo sfondo, l’ipotesi di un governo istituzionale.
Sottolinea ancora un volta che abolire per legge i partiti minori per favorire quelli maggiori non è democratico, spettando ai soli elettori la scelta delle forze politiche rappresentate in Parlamento. Un’iniziativa di questa natura, finalizzata ad agevolare la nascita di due grandi partiti in ciascuno degli schieramenti, introduce elementi di instabilità in entrambe le coalizioni. Osserva inoltre come la soglia di sbarramento potrebbe rivelarsi, nella concreta applicazione del sistema elettorale, più elevata di quella esplicita, per effetto della definizione delle circoscrizioni. Anche la previsione di un voto unico danneggia i partiti minori.
E’ stato sostenuto che l’approvazione del quesito referendario avrebbe il solo effetto di sostituire le coalizioni di liste con liste di coalizione; egli ricorda, però, che il segretario del Partito Democratico si è già dichiarato indisponibile a una tale soluzione. Occorre allora prendere atto che si intende consegnare il Paese allo schieramento di centro destra, il quale invece certamente sarà capace di ritrovare la sua compattezza in caso di esito positivo del referendum. La sua forza politica è contraria alla proposta referendaria, ma non per questo è disponibile ad accettare una soluzione che impedisca il modello di mediazione non solo politica ma anche sociale attualmente realizzato con la presenza anche in Parlamento di partiti minori espressioni di tali istanze.
Conclude auspicando che nelle prossime riunioni dei partiti di maggioranza possano essere individuate soluzioni che evitino ripercussioni sul Governo.