Legislatura 15ª - 3ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 91 del 05/12/2007

Il senatore MANTICA (AN) prende atto delle comunicazioni del Presidente sulla disponibilità del Governo a ritirare l’emendamento n. 31.02 presentato alla Camera dei deputati sul disegno di legge n. 3256 (Legge finanziaria 2008), relativo all’istituzione dell’Agenzia per la cooperazione, che peraltro in atto non risulta ancora ritirato.

Dopo aver precisato che la disponibilità ad accettare come testo base l’articolato appena illustrato dal relatore non implica, come da questi correttamente rilevato, un consenso preliminare sulle norme ivi indicate, si sofferma sui punti nodali su cui si è incentrato il lavoro del citato Comitato ristretto. In proposito evidenzia, in primo luogo, l’ampio consenso emerso sull’esigenza che la direzione politica della cooperazione allo sviluppo resti riferita al Ministero degli affari esteri quale componente della politica estera dell’Italia.

In secondo luogo rileva come il citato Comitato interministeriale per la cooperazione allo sviluppo sia suscettibile di offrire la soluzione in ordine alla controversia sul ruolo da attribuire all’istituenda Agenzia. Il CICS, infatti, dovrebbe costituire il luogo delle decisioni politiche, divenendo più chiaramente l’Agenzia un organismo esecutivo. Non appare infatti ammissibile che a questa possano essere demandate funzioni di natura prettamente politica quali l’interlocuzione con i governi dei paesi beneficiari di operazioni come la concessione di contributi al bilancio o di crediti agevolati.

Riscontra inoltre fra le questioni meritevoli di particolare approfondimento, in quanto presentano profili ancora controversi, il tema del raccordo con le Regioni – su cui condivide con il relatore l’obiettivo di un maggior coordinamento con lo Stato ma non ritiene realistico che si possa applicare efficacemente il complesso meccanismo di coordinamento dianzi delineato – e quello della collocazione dell’istituendo fondo unico. Posto che sarebbe auspicabile veder convergere nel fondo unico per la cooperazione  indicato dal relatore anche le risorse attualmente gestite dal Ministero dell’economia e delle finanze, rileva come costituisca un dilemma l’attribuzione della relativa gestione: il suo affidamento al Ministero degli affari esteri potrebbe infatti essere percepito come un improprio assorbimento da parte di tale Dicastero di risorse che attualmente sono attribuite ad altri ministeri per la gestione di iniziative di cooperazione di loro competenza; per altro verso, la sua collocazione nell’ambito dell’Agenzia accentuerebbe il ruolo politico di quest’ultima. Una terza soluzione di mediazione potrebbe essere allora l’affidamento del citato fondo unico alla gestione da parte del CICS, che assicurerebbe la necessaria collegialità nella sua direzione. Al riguardo invita il relatore ad approfondire la fattibilità normativa amministrativa e contabile di tale opzione.

In conclusione rileva come il testo unificato presentato dal relatore non raccolga il consenso della sua parte politica, in quanto l’impianto resta eccessivamente vicino al disegno di legge n. 1537 di iniziativa governativa, ma possa costituire una base di discussione in relazione alla quale si riserva di verificare, nella fase emendativa, le possibili convergenze.