Legislatura 15ª - 3ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 91 del 05/12/2007
Azioni disponibili
IN SEDE REFERENTE
(1790) Deputato SERENI ed altri. - Contributo straordinario in favore dello Staff College delle Nazioni Unite, con sede in Torino, approvato dalla Camera dei deputati
(Seguito e conclusione dell'esame)
Riprende l’esame sospeso nella seduta del 27 novembre scorso.
Non essendovi altri iscritti a parlare, su proposta del presidente DINI, che dà conto dei pareri trasmessi delle Commissioni consultate, previa verifica del numero legale, la Commissione conferisce mandato al relatore Cossutta a riferire favorevolmente all’Assemblea sul disegno di legge in titolo chiedendo l’autorizzazione a svolgere la relazione orale.
(1830) Concessione di un contributo finanziario alla Delegazione generale palestinese per il funzionamento della sede in Italia, approvato dalla Camera dei deputati
(Seguito e conclusione dell'esame)
Riprende l’esame sospeso nella seduta del 21 novembre scorso.
Il senatore MARTONE (RC-SE) riferisce sul disegno di legge in esame, già approvato dalla Camera dei deputati, il quale prevede la concessione di un contributo finanziario alla Delegazione generale palestinese in Italia per sostenere le spese di funzionamento della relativa sede. Al riguardo ricorda che la Delegazione palestinese opera a Roma dal 1974, inizialmente come Ufficio di informazione e collegamento, godendo poi del riconoscimento diplomatico a partire dal 1999. Già dal 1996 l’Italia finanzia il funzionamento della Delegazione generale palestinese sulla base di tre successivi interventi normativi (legge n. 558 del 1996, legge n. 147 del 2000 e legge n. 145 del 2003). Per il triennio 2007-2009 si è reso necessario rinnovare la concessione del contributo, posta l'esigenza di fondo - nel quadro delle relazioni bilaterali italo-palestinesi - di offrire un sostegno al rafforzamento delle istituzioni dell'Autorità nazionale palestinese (ANP).
In particolare, tale intervento si è reso necessario in quanto funzionale al mantenimento di una sede di rappresentanza dell'ANP in Italia, non potendo l'Autorità medesima provvedere al funzionamento delle sedi all'estero con le sue proprie finanze. Quanto alle ragioni di fondo, nella relazione si afferma altresì che tale contributo si colloca nel solco della politica estera italiana volta al sostegno dei territori palestinesi, soprattutto in considerazione della delicata fase del conflitto in Medio Oriente e della crisi economica che investe l'ANP, nonché con riguardo alla preoccupante situazione a Gaza. In questo quadro la comunità internazionale, in ragione dell’adesione manifestata al processo di pace e di convivenza con Israele, conviene sulla necessità di sostenere il presidente Abu Mazen e di rafforzare l’apparato statale che questi tenta di riformare. Ricorda infatti che le Delegazioni palestinesi dipendono direttamente dal Presidente dell'Autorità e possono rappresentare un canale di dialogo politico diretto al riguardo.
Segnala, inoltre, che alla Camera si è svolto un ampio dibattito in cui, nel sottolineare l'esigenza di accompagnare il sostegno alla rappresentanza diplomatica palestinese con la promozione di fattive iniziative in favore della popolazione palestinese attraverso misure di carattere umanitario, è emersa una sostanziale condivisione in ordine al peculiare ruolo politico svolto dalla Delegazione palestinese, quale interlocutore diretto a fronte della crisi mediorientale. L'esame si è quindi concluso registrando una larga convergenza tra le posizioni espresse dai Gruppi parlamentari.
Nel merito, il contributo viene mantenuto inalterato rispetto al precedente triennio 2002-2004 ed è pari a 309.875 euro l'anno, a valere dei fondi disponibili nell'accantonamento della Tabella A della legge finanziaria relativo al Ministero degli affari esteri.
Si sofferma, quindi, sugli esiti del recente vertice di Annapolis, rilevando come, da un lato, sia emersa la volontà di concludere un trattato di pace mentre, per altro verso, numerosi siano ancora gli ostacoli che si frappongono verso la definizione dello status palestinese, posto che da parte israeliana non traspare alcuna disponibilità volta a porre fine al blocco dei finanziamenti internazionali. Al riguardo esprime, inoltre, forti perplessità circa l'assunzione da parte degli Stati Uniti di un ruolo di arbitro nell'ambito della costruzione del processo di pace, esprimendo infine un giudizio negativo sulla scarsa attenzione dedicata, nell'ambito del citato vertice, alla soluzione della questione di Gaza. In proposito sottolinea l'importanza della posizione assunta dal Governo italiano volta a non isolare il partito di Hamas ma a considerarlo un necessario interlocutore politico ai fini del rilancio della Road Map.
Auspica infine che il Governo riferisca in Commissione circa le iniziative che intenderà assumere in considerazione degli esiti del vertice di Annapolis.
Quanto al disegno di legge in esame, prosegue infine precisando che esso riprende l'iniziativa legislativa avviata presso il Senato nell'ultima parte della scorsa legislatura, il cui esame si era concluso favorevolmente in Commissione.
Alla luce delle suddette considerazioni propone di riferire favorevolmente all'Assemblea sul disegno di legge n. 1830 in esame.
Il senatore FRUSCIO (LNP) chiede chiarimenti circa le finalità complessive del disegno di legge in esame.
Il senatore MANTICA (AN) interviene brevemente per sottolineare l'importanza del provvedimento, volto a garantire il funzionale mantenimento della rappresentanza palestinese in Italia.
Il senatore Furio COLOMBO (PD-Ulivo), dopo aver sollecitato chiarimenti in merito alla natura e alle finalità del contributo finanziario del disegno di legge in esame, si associa alla richiesta del senatore Martone circa l'esigenza di un'audizione del Governo sulle risultanze del vertice di Annapolis.
Il vice ministro DANIELI prende atto della richiesta di una procedura informativa sugli esiti del vertice di Annapolis, preannunciando la disponibilità del Governo a svolgere comunicazioni al riguardo.
Il presidente DINI esprime rammarico per il mancato raggiungimento, nel corso del vertice di Annapolis, di risultati concreti per la definizione del processo di pace, tenuto conto delle recenti dichiarazioni rese dalle autorità israeliane in merito all'esigenza di tempi più lunghi per la conclusione di un accordo, nonché in relazione alla ripresa dell'attività di costruzione di insediamenti nella parte orientale di Gerusalemme.
In relazione ai quesiti emersi nel corso del dibattito, fa presente che nell’ambito della preannunciata procedura informativa – in relazione alla quale il vice ministro Danieli ha preliminarmente rappresentato la disponibilità del Governo – potranno essere svolti tutti gli approfondimenti inerenti alla situazione in Medio Oriente e rileva come appartenga ad un’antica consuetudine la concessione di un contributo da parte dell’Italia per la Delegazione palestinese.
Nessuno chiedendo di intervenire, essendo pervenuti i pareri delle Commissioni consultate, propone infine di conferire mandato al relatore a riferire favorevolmente all'Assemblea sul provvedimento in titolo, chiedendo l'autorizzazione a svolgere la relazione orale.
Previa verifica del numero legale, la Commissione approva la proposta del Presidente.
(83) MALABARBA. - Riorganizzazione della cooperazione allo sviluppo
(517) MANTICA ed altri. - Riforma della disciplina dell' attività di cooperazione allo sviluppo dell'Italia
(1260) PIANETTA ed altri. - Riforma della cooperazione allo sviluppo
(1398) MARTONE ed altri. - Riorganizzazione della cooperazione allo sviluppo e delle politiche di solidarietà internazionale
(1537) Delega al Governo per la riforma della disciplina della cooperazione dell'Italia con i Paesi in via di sviluppo
(1599) TONINI ed altri. - Nuove disposizioni in materia di cooperazione e solidarietà internazionale
(1641) BACCINI. - Misure in favore della regolamentazione del mercato globale e di sostegno alla crescita economica dei Paesi in via di sviluppo
- e petizione n. 508 ad essi attinente
(Seguito dell'esame congiunto e rinvio)
Prosegue l’esame congiunto sospeso nella seduta del 17 luglio scorso.
Il presidente DINI ricorda che nella seduta della Commissione di ieri sono emersi forti rilievi, unanimemente condivisi, sull’inopportunità della presentazione alla Camera, da parte del Governo, dell’emendamento 31.02 al disegno di legge finanziaria del 2008 (Atto Camera n. 3256), volto a istituire l’Agenzia per la cooperazione allo sviluppo. E’ stato infatti osservato che tale iniziativa vanifica il lavoro fin qui svolto dalla Commissione in relazione all’esame dei disegni di legge in titolo, in ordine ai quali è stato costituito un Comitato ristretto coordinato dal relatore Tonini che ha operato con grande laboriosità per delineare un testo unificato che appare idoneo a superare i limiti degli altri provvedimenti, ivi incluso quello di iniziativa governativa (Atto Senato n. 1537).
Al riguardo, dopo aver espresso vivissimo apprezzamento per lo spirito costruttivo dimostrato dai senatori, di maggioranza e di opposizione, che hanno partecipato all’attività del suddetto Comitato ristretto, comunica che il Ministro degli affari esteri, informato del dibattito svoltosi in Commissione, ha dichiarato la disponibilità del Governo a ritirare il suddetto emendamento sottolineando tuttavia l’esigenza che si possa accelerare l’iter dei disegni di legge in titolo, il cui testo unificato, alla luce del proficuo lavoro svolto dal citato Comitato ristretto, dopo la necessaria fase emendativa in Commissione, potrebbe essere licenziato dalla stessa in Assemblea entro la fine del prossimo mese di gennaio ovvero con i primi giorni di febbraio.
Invita pertanto il relatore Tonini a riferire sui risultati dell’attività del Comitato ristretto e ad illustrare il testo unificato elaborato a seguito della cospicua attività istruttoria ivi svolta.
Il relatore TONINI (Aut) riferisce sull’attività del Comitato ristretto, costituito lo scorso giugno e che ha tenuto circa 30 riunioni, alla luce dei cui risultati ha ritenuto di presentare alla Commissione un testo unificato per i disegni di legge in titolo (pubblicato in allegato al resoconto della presente seduta), che propone di assumere quale base per il seguito dell’esame. Riscontrando come sia emerso un generale consenso su ampia parte del suddetto testo, rileva tuttavia che sullo stesso risultano in atto permanere delle riserve da parte di taluni componenti del Comitato ristretto con riferimento all’istituzione di un’Agenzia per la cooperazione e ad altri punti. Dopo aver osservato che il citato Comitato ristretto ha già concluso da alcune settimane i lavori e che il testo unificato non è stato presentato prima alla Commissione solamente per un atto di cortesia istituzionale nei confronti del Governo, il cui rappresentate non è potuto infatti intervenire per via di concomitanti impegni internazionali, dà atto a tutti i componenti del Comitato ristretto dell’apporto fattivo e collaborativo arrecato.
Passando all’illustrazione del testo unificato rileva come nel Capo I si sia cercato di delineare i principi fondamentali e le finalità della cooperazione allo sviluppo, tenendo conto dell’evoluzione che si è verificata nell’ambito dell’ordinamento e delle relazioni internazionali successivamente all’adozione della legge n. 49 del 1987, che attualmente disciplina la materia, sancendo, da un lato, il carattere solidaristico della cooperazione, volta alla costruzione di relazioni fondate sui principi di indipendenza e di partenariato e, dall’altro, che essa costituisce parte integrante della politica estera.
Il Capo II delinea l’indirizzo, il governo e il controllo della cooperazione precisando che la responsabilità politica aspetta al Ministro degli affari esteri prevedendo, all’articolo 3, l’elaborazione di un documento triennale di programmazione e di indirizzo, aggiornato annualmente, approvato dal Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro degli affari esteri attraverso un procedimento che prevede il coinvolgimento delle Commissioni parlamentari, della Conferenza unificata Stato - Regioni ed Enti locali e della Consulta per la cooperazione allo sviluppo di cui all’articolo 16, rappresentativa dei soggetti della società civile. Il Capo II reca inoltre disposizioni volte ad assicurare un migliore raccordo fra il Ministero degli affari esteri ed il Ministero delle finanze, la cui necessità è stata sovente riscontrata dalla Commissione, formalizza l’istituzione di un Vice Ministro competente ad hoc nonché di un fondo unico cui dovrebbero confluire tutte le risorse destinate attualmente ad iniziative di cooperazione, salvo quelle di competenza del Ministero dell’economia e delle finanze, nonché di un Comitato interministeriale per la cooperazione allo sviluppo (CICS), che costituisce la principale differenza rispetto all’impianto del disegno di legge di iniziativa governativa.
Il Capo III definisce gli ambiti di applicazione con riferimento ai contributi multilaterali, alle relazioni bilaterali, alle iniziative di carattere multibilaterale, all’emergenza umanitaria e alla più complessa questione della cooperazione decentrata e del coordinamento, in tale materia, tra lo Stato, le Regioni e gli Enti locali.
Evidenzia quindi come il Capo IV, relativo all’istituzione dell’Agenzia per la cooperazione e la solidarietà internazionale, costituisca la parte più controversa del testo in esame in quanto proprio sul ruolo e sulla fisionomia della istituenda Agenzia sono emerse delle opinioni divergenti. Al riguardo precisa che l’articolo 14 si basa sull’impianto di massima del disegno di legge di iniziativa governativa da cui si differenzia, tuttavia, in quanto viene accentuato il carattere esecutivo dell’Agenzia stessa snellendone la struttura (imperniata sulla figura del direttore e sopprimendo organi collegiali previsti dal disegno di legge n. 1537 come il Comitato direttivo) e vengono rimossi quegli elementi che ne avrebbero potuto configurare un ruolo politico, che spetta invece al Ministro e al CICS.
Dopo aver rilevato che i Capi V e VI sono rispettivamente dedicata alla partecipazione della società civile e alle norme transitorie e finali conclude sottolineando come un altro elemento che caratterizza il testo proposto rispetto al disegno di legge-delega presentata dal Governo è che il conferimento della delega, nel testo unificato, viene circoscritto alla disciplina della istituenda Agenzia di cui all’articolo 14 e del servizio civile del volontariato internazionale di cui all’articolo 16, restando gli altri profili regolati da norme di legge ordinaria.
Propone infine di riprendere l’indagine conoscitiva sulla politica della cooperazione allo sviluppo e sulle prospettive di riforma della relativa disciplina, sospesa dalla Commissione lo scorso 15 marzo, al fine di ascoltare i soggetti previsti nel relativo programma. In relazione all’esigenza del Governo, rappresentata dal presidente Dini, di delineare le fasi successive dell’iter del provvedimento in titolo, rileva quindi che, dopo lo svolgimento delle audizioni previste nell’ambito della citata indagine conoscitiva – che dovrebbero essere incentrate sulla valutazione dell’articolato testé illustrato – la Commissione potrebbe procedere celermente alla fase emendativa, subito dopo la pausa natalizia delle attività parlamentari, per licenziare il provvedimento per l’Assemblea nelle prime settimane di lavoro del prossimo anno.
Il senatore MANTICA (AN) prende atto delle comunicazioni del Presidente sulla disponibilità del Governo a ritirare l’emendamento n. 31.02 presentato alla Camera dei deputati sul disegno di legge n. 3256 (Legge finanziaria 2008), relativo all’istituzione dell’Agenzia per la cooperazione, che peraltro in atto non risulta ancora ritirato.
Dopo aver precisato che la disponibilità ad accettare come testo base l’articolato appena illustrato dal relatore non implica, come da questi correttamente rilevato, un consenso preliminare sulle norme ivi indicate, si sofferma sui punti nodali su cui si è incentrato il lavoro del citato Comitato ristretto. In proposito evidenzia, in primo luogo, l’ampio consenso emerso sull’esigenza che la direzione politica della cooperazione allo sviluppo resti riferita al Ministero degli affari esteri quale componente della politica estera dell’Italia.
In secondo luogo rileva come il citato Comitato interministeriale per la cooperazione allo sviluppo sia suscettibile di offrire la soluzione in ordine alla controversia sul ruolo da attribuire all’istituenda Agenzia. Il CICS, infatti, dovrebbe costituire il luogo delle decisioni politiche, divenendo più chiaramente l’Agenzia un organismo esecutivo. Non appare infatti ammissibile che a questa possano essere demandate funzioni di natura prettamente politica quali l’interlocuzione con i governi dei paesi beneficiari di operazioni come la concessione di contributi al bilancio o di crediti agevolati.
Riscontra inoltre fra le questioni meritevoli di particolare approfondimento, in quanto presentano profili ancora controversi, il tema del raccordo con le Regioni – su cui condivide con il relatore l’obiettivo di un maggior coordinamento con lo Stato ma non ritiene realistico che si possa applicare efficacemente il complesso meccanismo di coordinamento dianzi delineato – e quello della collocazione dell’istituendo fondo unico. Posto che sarebbe auspicabile veder convergere nel fondo unico per la cooperazione indicato dal relatore anche le risorse attualmente gestite dal Ministero dell’economia e delle finanze, rileva come costituisca un dilemma l’attribuzione della relativa gestione: il suo affidamento al Ministero degli affari esteri potrebbe infatti essere percepito come un improprio assorbimento da parte di tale Dicastero di risorse che attualmente sono attribuite ad altri ministeri per la gestione di iniziative di cooperazione di loro competenza; per altro verso, la sua collocazione nell’ambito dell’Agenzia accentuerebbe il ruolo politico di quest’ultima. Una terza soluzione di mediazione potrebbe essere allora l’affidamento del citato fondo unico alla gestione da parte del CICS, che assicurerebbe la necessaria collegialità nella sua direzione. Al riguardo invita il relatore ad approfondire la fattibilità normativa amministrativa e contabile di tale opzione.
In conclusione rileva come il testo unificato presentato dal relatore non raccolga il consenso della sua parte politica, in quanto l’impianto resta eccessivamente vicino al disegno di legge n. 1537 di iniziativa governativa, ma possa costituire una base di discussione in relazione alla quale si riserva di verificare, nella fase emendativa, le possibili convergenze.
Il senatore Furio COLOMBO (PD-Ulivo) riscontra l’esigenza di apportare degli interventi di coordinamento al testo proposto dal relatore.
Su proposta del presidente DINI, che rileva come la fase emendativa offrirà l’occasione per affinare ulteriormente il già pregevole articolato illustrato dal senatore Tonini, la Commissione, infine, conviene di adottare come testo base per il prosieguo dell’esame dei disegni di legge in titolo il testo unificato dianzi proposto dal relatore e di rinviare il seguito dell’esame.
(Doc. XXII, n. 14) BULGARELLI ed altri - Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, fatto proprio dal Gruppo parlamentare Insieme con l'Unione Verdi-Comunisti Italiani, ai sensi dell'articolo 79, comma 1, del Regolamento
(Seguito dell'esame e rinvio)
Riprende l’esame sospeso nella seduta del 13 giugno scorso.
Il presidente DINI, stante l’imminente avvio dei lavori dell’Assemblea, propone di rinviare ad altra seduta la ripresa dell’esame del documento in titolo per consentire al relatore Polito di svolgere la replica con riferimento della discussione generale che si è svolta nelle precedenti sedute.
Il relatore POLITO (PD-Ulivo) conviene con la proposta del Presidente sottolineando tuttavia l’esigenza di riprendere l’iter del documento in titolo quanto più sollecitamente possibile.
Il senatore MICHELONI (PD-Ulivo) chiede di fissare un termine per la presentazione dei possibili emendamenti relativi al documento in esame.
Il presidente DINI segnala che il documento in titolo resta fra gli argomenti prioritari iscritti all’ordine del giorno e propone di valutare l’opportunità di fissare il termine per gli emendamenti in occasione della ripresa del relativo esame, che avrà luogo nella prima occasione utile.
La Commissione conviene con la proposta del Presidente e il seguito dell’esame è infine rinviato.
La seduta termina alle ore 16,30.