Legislatura 15ª - 14ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 41 del 11/07/2007

            Prende la parola il senatore BUTTIGLIONE (UDC) per manifestare, preliminarmente, la sua contrarietà alla relazione testé svolta dalla senatrice Soliani, in quanto il DPEF presentato dal Governo sanziona, in modo plateale, la volontà dell’attuale Esecutivo di sottrarsi dagli impegni  comunitari.

            Occorre necessariamente prendere atto, continua l’oratore, dell’obiettiva difficoltà in cui versa l’Italia vis-à-vis delle Istituzioni comunitarie, che, più volte e recentemente nella persona del Commissario Almunia, hanno espresso profonda preoccupazione per la situazione dei conti pubblici italiani.

            Gli obiettivi di indebitamento netto, indicati nel Documento, pari al 2,2 percento del PIL per il 2008, all’1,5 percento nel 2009, e allo 0,7 percento nel 2010, sottendono, in realtà, la chiara volontà di eludere i precisi orientamenti che provengono da Bruxelles e che esortano, in maniera univoca, ad una progressiva eliminazione dei problemi strutturali della spesa pubblica italiana.

            Al contrario, le scelte di politica economica contenute nel Documento mostrano chiaramente che l’Italia non vuole puntare sul futuro della propria crescita e, soprattutto, non vuole realizzare alcun investimento sulle giovani generazioni.

            Lo stesso impegno di ridurre dello 0,5 percento annuo il deficit di bilancio, al fine di ottemperare all’obiettivo del 3 percento fissato dal Trattato di Maastricht, si pone come un indirizzo non rigoroso se si considera che il ciclo economico è attualmente, in Europa, nella sua fase positiva e, quindi, nella condizione ideale per poter approntare adeguate politiche di rientro strutturale del disavanzo.          

            Sotto tale profilo, è d’uopo, invece, prendere atto della situazione di isolamento in cui si trova l’Italia nei confronti degli altri partner comunitari, con conseguente caduta verticale del prestigio nazionale.

            Al riguardo, del tutto diversa, appare, infatti, la posizione della Francia la quale, con la partecipazione del suo Presidente della Repubblica alla riunione Ecofin di ieri, 10 luglio 2007, ha ottenuto l’avallo comunitario per una dilazione dell’azzeramento del proprio deficit di bilancio, in cambio della possibilità di ridurre, a breve termine, l’imposizione fiscale, al fine di stimolare lo sviluppo del sistema economico.

            Il Governo italiano, al contrario di quello francese - da cui, non a caso, non ha ricevuto alcuna forma di solidarietà - ha chiesto un allungamento dei tempi di riduzione del deficit non già per ridurre la tassazione, ma, diversamente, per aumentare la spesa corrente del bilancio statale.

            Senza considerare, continua l’oratore, che sulle ipotesi macroeconomiche programmate dal Governo, pende la minacciosa spada di Damocle di due rilevanti incognite: da un lato, una pluralità di impegni di spesa, quantificabili in circa 20-30 miliardi di euro, che andranno a pesare, per i prossimi anni, sui conti pubblici,    senza che siano state individuate le possibili forme di compensazione; dall’altro, la situazione del tutto incerta della riforma pensionistica, suscettibile di aggravare ancora di più, per i possibili esiti che sembrano prefigurarsi, l’instabilità e la sostenibilità della finanza pubblica.