Legislatura 15ª - 7ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 97 del 27/06/2007

Nel dibattito interviene il senatore RANIERI (Ulivo), il quale conviene che il titolo della prova su Dante non cogliesse la finezza della figura retorica del chiasmo usata dall'autore, per cui San Tommaso illustra la figura di San Francesco, mentre San Bonaventura si sofferma su quella di San Domenico.

E' altrettanto vero, tuttavia, che anche San Tommaso evoca San Domenico, non solo all'inizio del canto, ma anche alla fine, laddove con forte anticlericalismo pronuncia un'invettiva contro la corruzione e la degenerazione dell'ordine domenicano, gravemente dimentico dell'insegnamento del suo fondatore.

Non coglie dunque nel segno, a suo giudizio, la critica principale manifestata in questi giorni contro il titolo del tema, la cui imprecisione avrebbe oscurato lo spirito di concordia fra ordini religiosi sostenuto dall'autore. Né, a suo avviso, il mancato riferimento al chiasmo ha in alcun modo compromesso il senso della traccia, che consisteva essenzialmente in un'analisi della figura di San Francesco e degli ordini mendicanti del Medioevo.

Quanto alla questione dei candidati privatisti, egli concorda sull'opportunità di svolgere controlli più stringenti a partire dal prossimo anno, sanzionando quelle scuole che rifiutano di seguire le indicazioni ministeriali. Ciò, tanto più alla luce della sentenza della Corte costituzionale che ha pienamente legittimato la scelta operata dalla legge n. 1 del 2007 di limitare al 50 per cento la presenza di candidati esterni. Né va dimenticato che in tal modo il legislatore ha inteso riparare agli scandali emersi negli anni passati, in cui in alcune scuole si era registrata una percentuale elevatissima di candidati esterni, pari addirittura all'80 per cento. Invita quindi il Governo a fare tesoro dell'esperienza di quest'anno, valutando anche l'eventualità di ritirare il riconoscimento della parità a quegli istituti che si comportino in modo difforme alla legge.

Soffermandosi infine sulle rinunce di alcuni dirigenti e commissari, egli concorda con il senatore Asciutti che si tratti di un chiaro sintomo del calo di importanza della professione docente. Saluta quindi con favore la scelta del Ministero di compiere verifiche puntuali sulle cause delle rinunce, sottolineando fin d'ora l'esigenza di una più incisiva valorizzazione dello status dei docenti.