Legislatura 15ª - 7ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 97 del 27/06/2007

Seguito dell'audizione, ai sensi dell'articolo 46, comma 1, del Regolamento, del vice ministro della pubblica istruzione Mariangela Bastico sull'ultima sessione di esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore   

 

            Riprende l'audizione, sospesa nella seduta del 26 giugno 2007.

 

Nel dibattito interviene il senatore RANIERI (Ulivo), il quale conviene che il titolo della prova su Dante non cogliesse la finezza della figura retorica del chiasmo usata dall'autore, per cui San Tommaso illustra la figura di San Francesco, mentre San Bonaventura si sofferma su quella di San Domenico.

E' altrettanto vero, tuttavia, che anche San Tommaso evoca San Domenico, non solo all'inizio del canto, ma anche alla fine, laddove con forte anticlericalismo pronuncia un'invettiva contro la corruzione e la degenerazione dell'ordine domenicano, gravemente dimentico dell'insegnamento del suo fondatore.

Non coglie dunque nel segno, a suo giudizio, la critica principale manifestata in questi giorni contro il titolo del tema, la cui imprecisione avrebbe oscurato lo spirito di concordia fra ordini religiosi sostenuto dall'autore. Né, a suo avviso, il mancato riferimento al chiasmo ha in alcun modo compromesso il senso della traccia, che consisteva essenzialmente in un'analisi della figura di San Francesco e degli ordini mendicanti del Medioevo.

Quanto alla questione dei candidati privatisti, egli concorda sull'opportunità di svolgere controlli più stringenti a partire dal prossimo anno, sanzionando quelle scuole che rifiutano di seguire le indicazioni ministeriali. Ciò, tanto più alla luce della sentenza della Corte costituzionale che ha pienamente legittimato la scelta operata dalla legge n. 1 del 2007 di limitare al 50 per cento la presenza di candidati esterni. Né va dimenticato che in tal modo il legislatore ha inteso riparare agli scandali emersi negli anni passati, in cui in alcune scuole si era registrata una percentuale elevatissima di candidati esterni, pari addirittura all'80 per cento. Invita quindi il Governo a fare tesoro dell'esperienza di quest'anno, valutando anche l'eventualità di ritirare il riconoscimento della parità a quegli istituti che si comportino in modo difforme alla legge.

Soffermandosi infine sulle rinunce di alcuni dirigenti e commissari, egli concorda con il senatore Asciutti che si tratti di un chiaro sintomo del calo di importanza della professione docente. Saluta quindi con favore la scelta del Ministero di compiere verifiche puntuali sulle cause delle rinunce, sottolineando fin d'ora l'esigenza di una più incisiva valorizzazione dello status dei docenti.

 

Il senatore DAVICO (LNP) ritiene che la traccia su Dante fosse del tutto inidonea a valutare il percorso formativo, scolastico ed umano dei ragazzi, restando fuori dalla portata della maggior parte di loro.

Egli critica poi la pretesa dello Stato di controllare la formazione dei cittadini, tanto più che esso non ne rappresenta certamente l'unico erogatore, ma dovrebbe limitarsi a esserne il garante.

Ritiene altresì che la fuga di notizie in ordine ai titoli dei temi fosse collegata alle informazioni provenienti dalle scuole italiane all'estero dove, per questioni di fuso orario, le prove si sono svolte prima che in Italia.

 

Il vice ministro Mariangela BASTICO prende brevemente la parola per chiarire che presso le scuole italiane all'estero si svolgono prove assolutamente diverse rispetto all'Italia, oltre che difformi fra loro.

 

Riprendendo il proprio intervento, il senatore DAVICO (LNP) ribadisce che lo Stato non è l'unico erogatore della formazione, che del resto può avvenire in molti modi. In questo senso, rammenta le critiche già manifestate in ordine alla riforma degli esami di Stato approvata all'inizio della legislatura, negando la centralità della composizione delle commissioni ai fini della serietà della verifica, laddove ritiene indispensabile ribaltare invece la concezione della formazione esclusiva da parte dello Stato.

Si esprime infine in senso contrario rispetto al valore legale del titolo di studio, che a suo avviso non dovrebbe essere uguale per tutti, bensì riferirsi alle competenze realmente acquisite, ed auspica che lo Stato favorisca le possibilità di studio anziché esservi di ostacolo (come ad esempio mediante un atteggiamento ostile alle scuole paritarie).

 

Il senatore MARCONI (UDC) nega anzitutto che Dante abbia scritto versi anticlericali: l'invettiva contro le degenerazioni dell'ordine domenicano rappresenta infatti l'accorato appello di un uomo di chiesa in favore di un'istituzione riformata.

Nel merito, esprime poi apprezzamento per il metodo adottato di svolgere una verifica sull'applicazione pratica della legge n. 1 del 2007, che spera in futuro possa estendersi anche ad altri provvedimenti normativi.

Ritiene peraltro che la riforma non abbia dato risultati brillanti e si duole che la maggioranza non abbia a suo tempo raccolto la proposta di rinviarne di un anno l'entrata in vigore al fine di affinarne le procedure organizzative.

Stigmatizza altresì l'accanimento ideologico che, all'atto di approvazione della riforma, impedì alla maggioranza di accogliere gli emendamenti che prevedevano l'utilizzo dei docenti delle scuole paritarie come commissari esterni, tanto più che l'esperienza pratica ha imposto il ricorso addirittura a docenti non abilitati. Si augura quindi che, pur senza procedere ad un'ennesima riforma, siano tuttavia introdotti piccoli aggiustamenti onde evitare in futuro il ripetersi di situazioni così paradossali.

Con riferimento infine ai candidati privatisti, chiede per quali ragioni le scuole non abbiano informato gli allievi eccedentari. Anche in questo caso, ritiene che una maggiore cautela nei tempi di applicazione della legge sarebbe stata d'aiuto.

 

La senatrice CAPELLI (RC-SE) conviene con il senatore Ranieri che la traccia su Dante, al di là delle eventuali imprecisioni, non ha assolutamente impedito agli studenti lo svolgimento di un tema estremamente interessante ed attuale. Ella condivide infatti nel merito la scelta sul predetto autore, tanto più che una delle caratteristiche del nuovo esame di Stato consiste proprio nella varietà delle prove. In proposito, ritiene peraltro importante conoscere il dettaglio delle scelte compiute dai ragazzi e le modalità con cui hanno svolto le prove medesime.

L'ultima sessione di esami conferma del resto, a suo avviso, la bontà della riforma, che si è inserita nella tendenza a valorizzare il titolo di studio. Né va dimenticato che l'esame di Stato non conferisce affatto un titolo uguale per tutti, essendo presente una votazione qualificante.

I dati sugli allievi che non hanno superato il giudizio di ammissione confermano peraltro la scelta di rigore compiuta dal legislatore.

Con riguardo ai privatisti, manifesta infine stupore per il fatto che il fenomeno si sia verificato solo a Roma, suscitando il sospetto di un deliberato intento di violare la legge e creare un precedente da utilizzare in futuro.

 

La senatrice PELLEGATTA (IU-Verdi-Com) registra con favore l'accoglienza positiva nelle scuole del nuovo esame di maturità che, attraverso la reintroduzione del giudizio di ammissione, restituisce dignità al ruolo dei consigli di classe e, attraverso le commissioni miste, imprime nuova serietà e valore al titolo di studio. A riprova, cita la riduzione del fenomeno degli "ottisti", del numero degli ammessi e dei candidati privatisti.

Quanto al presunto errore nella traccia su Dante, prende atto con soddisfazione dei chiarimenti del Vice Ministro, che fugano ogni dubbio. Ricorda peraltro che, in un passato non certo lontano, furono commessi ben altri e più gravi errori.

Con riferimento alle tracce dell'ultima sessione di esami, ella tiene peraltro a sottolineare il rilievo di altre prove, quali quelle che stimolavano una riflessione sul processo che ha condotto all'elaborazione della Costituzione repubblicana, ovvero sui principi di legalità e giustizia.

In ordine alla questione dei privatisti, registra positivamente la sentenza della Corte costituzionale, che ha confermato la legittimità della legge n. 1 del 2007. Sollecita quindi una piena applicazione della legge, senza cedimenti.

Ritiene del resto indispensabile consolidare l'impianto offerto dalla riforma, anche al fine di dare certezze agli studenti e alle loro famiglie.

 

Agli intervenuti replica quindi la vice ministro Mariangela BASTICO, la quale condivide anzitutto la proposta del senatore Marconi di monitorare l'applicazione delle leggi in generale e quella di riforma degli esami di Stato in particolare. A tale riguardo, ritiene peraltro preferibile attendere il termine dello svolgimento delle prove, atteso che i dati disponibili sono ancora incompleti.

Gli obiettivi condivisi da maggioranza ed opposizione in termini di serietà della verifica sembrano comunque sostanzialmente raggiunti.

Riprendendo i temi principali emersi nel dibattito, ribadisce che la traccia su Dante consisteva nell'analisi di un testo, peraltro molto celebre. Lo studio di Dante rientra del resto nel programma dell'ultimo anno di tutta l'istruzione superiore, proprio in considerazione dell'importanza dell'autore per la nascita della lingua nazionale. Né va dimenticato che erano percorribili ben altre sei tipologie di prove.

Quanto al valore degli esami di Stato, ella rammenta che tutti i titoli di studio che danno accesso al mondo professionale, ovvero alla prosecuzione degli studi, debbono passare per una certificazione di carattere statale, secondo un principio tipico dell'ordinamento che il Governo non intende in alcun modo modificare.

L'Esecutivo tiene però a che il titolo di studio non abbia solo valore legale, ma anche sostanziale, divenendo più spendibile nel mercato del lavoro e ai fini dell'ingresso all'università.

Passando indi alla questione dei candidati privatisti, ella dà conto della sentenza con cui ieri il Consiglio di Stato ha confermato il diritto dei ragazzi a svolgere gli esami di Stato, secondo le norme di legge. Occorre dunque che gli allievi eccedentari nelle scuole paritarie sostengano le prove in scuole statali. In proposito, ella ribadisce peraltro che l'inadempienza è stata delle scuole, che hanno ricevuto domande in eccesso da parte di soggetti privatisti, senza dirottarli sulle scuole statali di riferimento confidando nell'impugnazione della norma. Né sono valsi i richiami in tal senso indirizzati dagli uffici scolastici regionali. Ella chiarisce tuttavia che si tratta di un numero esiguo di istituti, rammaricandosi che la vicenda rischi di ledere l'immagine delle scuole paritarie nel loro complesso. A seguito delle intervenute sentenze di conferma della Corte costituzionale e del Consiglio di Stato, il Ministero si appresta quindi a verificare tutti gli elementi che possono aver condotto ad una violazione di legge.

Quanto alla mancata ammissione dei predetti candidati presso le scuole statali, ella fa presente che essi si sono presentati agli istituti di riferimento dopo l'apertura delle buste e non potevano quindi più essere accolti. Per loro sono state comunque indette prove suppletive, che si terranno nei prossimi giorni.

 

La PRESIDENTE ringrazia il Vice Ministro e dichiara conclusa la procedura informativa.

 

La seduta termina alle ore 16,25.