Legislatura 15ª - 7ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 97 del 27/06/2007
Azioni disponibili
PROCEDURE INFORMATIVE
Indagine conoscitiva sullo stato della scuola italiana, in rapporto ai sistemi di istruzione e formazione degli altri Paesi europei, con particolare riferimento alla valutazione dei risultati, al processo autonomistico e al contrasto della dispersione scolastica: seguito dell'audizione del Capo dipartimento per l'istruzione del Ministero della pubblica istruzione
Riprende l'indagine conoscitiva, sospesa nella seduta del 20 giugno scorso, nel corso della quale - ricorda la PRESIDENTE - aveva avuto inizio l'audizione del Capo dipartimento per l'istruzione del Ministero per la pubblica istruzione.
Nel dibattito prende la parola il senatore ASCIUTTI (FI) il quale, nel rilevare con rammarico un peggioramento del sistema scolastico e della qualità dell'insegnamento, auspica una inversione di tendenza che collochi l'Italia in una posizione analoga a quella di altri Paesi europei.
Dopo aver ricordato la diminuzione degli insegnanti di materie scientifiche, a fronte della quale risulta ormai necessario reclutare professori dall'estero, lamenta la diffusione di una concezione penalizzante della funzione del docente, considerata da molti un ripiego e non, più correttamente, un titolo di merito come in passato.
Si sofferma poi sul calo di professionalità e responsabilità degli insegnanti, dimostrato dal numero di commissari rinunciatari registrato durante l'ultima sessione degli esami di Stato, segno evidente di una problematica di carattere culturale generale.
A suo avviso, più che una inadeguatezza degli stipendi ciò che demotiva i docenti è l'assenza di una progressione di carriera che conduce ad un abbassamento del livello delle prestazioni rese, nonché l'incertezza del posto di lavoro.
Nel richiamare le considerazioni del dottor Cosentino sugli organici funzionali e sul sostegno, reputa necessario migliorare la governance della scuola, anche al fine di promuovere un proficuo rapporto con il territorio e di valorizzare l'autonomia, nel quadro di un sistema valutativo e di controllo.
Chiede quindi quali siano le azioni concrete del Ministero in ordine al passaggio di competenze tra Stato ed enti locali in materia di istruzione professionale, nella prospettiva di attuare pienamente il Titolo V della Costituzione. Richiama in proposito alcune positive esperienze di Paesi del nord Europa ed evidenzia la necessità di rafforzare la concertazione tra Stato e regioni.
La senatrice NEGRI (Aut) rammenta preliminarmente le considerazioni del Governatore della Banca d'Italia in merito allo stato dell'istruzione italiana e al completamento dell'autonomia scolastica nell'ottica di superare il divario territoriale. Con riguardo alle differenze tra Nord e Sud, coglie indi l'occasione per richiamare le analisi dell'Istat sulla scuola riferite al 2006, lamentandone peraltro una eccessiva sintesi.
Nella prospettiva di una valutazione di insieme, chiede quindi al dottor Cosentino se non ritenga opportuno attribuire alle scuole una soggettività giuridica più forte all'interno di una governance completamente incentrata sull'autonomia. Ciò anche alla luce delle disposizioni previste nel Titolo V, in attuazione delle quali sollecita un salto di qualità delle istituzioni scolastiche anche dal punto di vista giuridico e contrattuale.
Domanda infine se e in che misura i recenti provvedimenti sul pagamento delle supplenze determinino un appesantimento del sistema.
La senatrice PELLEGATTA (IU-Verdi-Com) pone alcuni quesiti in materia di autonomia scolastica, al fine di conoscere quali siano i modelli organizzativi e le innovazioni realizzate nelle scuole a dieci anni dalla introduzione della legislazione sull'autonomia. In proposito domanda altresì quali riflessi tali innovazioni abbiano avuto sulla struttura del Ministero.
Si sofferma quindi sull'innalzamento dell'obbligo scolastico a sedici anni, chiedendo quali potrebbero essere i problemi che le scuole dovranno affrontare per attuare le relative disposizioni normative.
Quanto alla dispersione scolastica, rileva un incremento consistente del fenomeno non solo nelle aree con elevato disagio sociale ma anche nelle zone fortemente industrializzate. Domanda perciò in che modo lo Stato possa intervenire per verificare che, a conclusione del primo ciclo di istruzione, gli studenti proseguano gli studi.
La senatrice CAPELLI (RC-SE) manifesta forti perplessità sulla centralità del passaggio da un sistema di conoscenze ad un sistema di competenze spendibili, atteso che ritiene fondamentale assicurare a tutti l'apprendimento dei saperi, intesi nel senso di capacità critica e quali elementi fondanti della cittadinanza.
Si esprime invece in senso favorevole al superamento di una cultura pedagogica incentrata sul programma, nell'ottica di incentivare l'idea della programmazione, come peraltro è accaduto tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta. Al riguardo, nel richiamare le dichiarazioni del vice ministro Bastico in merito alla scelta della prima traccia degli esami di Stato, registra con rammarico un momento di stallo e una eccessiva rigidità nel concetto di programma, reputando comunque necessario assicurare un patrimonio culturale nazionale comune.
Ritiene perciò che, al fine di garantire la piena acquisizione di nozioni di base, sia utile un'analisi concreta dei piani dell'offerta formativa, onde valutare quali siano le innovazioni di ciascun istituto rispetto agli orientamenti nazionali.
Giudica infine proficua una verifica della struttura dei bilanci a progetto onde valorizzare gli elementi di novità nella prospettiva di monitorare e promuovere l'autonomia.
La senatrice SOLIANI (Ulivo), nell'osservare anzitutto che l'autonomia rappresenta la scelta politica comune a tutte le forze politiche, ne registra con rammarico una incompleta attuazione rispetto alle aspettative e alle riforme legislative e costituzionali.
In merito all'autonomia di curricolo - che giudica l'aspetto centrale del tema - ritiene necessario incentivarne lo sviluppo, nella prospettiva di valorizzare il radicamento della comunità e la conoscenza della cultura locale, anche al fine di valutare il profilo complessivo della istruzione impartita a livello nazionale.
Si duole inoltre dell'assenza di una politica di ampio respiro sulle scelte riguardanti gli obiettivi nazionali e rimarca la necessità che l'autonomia sia connessa alla valutazione in modo da affrontare in maniera adeguata la competizione internazionale. In proposito reputa fondamentali le questioni della valutazione interna ed esterna e della libertà di insegnamento, per le quali occorre stanziare idonee risorse.
Il modello di autonomia abbisogna a suo avviso di una programmazione collegiale e partecipata attraverso l'apporto delle famiglie e degli studenti. Coglie quindi l'occasione per lamentare l'accantonamento dell'organizzazione dipartimentale dal disegno di legge n. 2272-ter, all'esame della Camera dei deputati, pur apprezzando i riferimenti all'organico funzionale.
Si esprime invece in senso favorevole alla introduzione di forme di valutazione del merito onde migliorare la professionalità e aumentare il livello di soddisfazione degli utenti, anche in vista di una riduzione della precarietà che pregiudica la diffusione di un senso di appartenenza istituzionale.
Dopo aver sollecitato il potenziamento della governance delle istituzioni scolastiche, nel pieno rispetto delle competenze tra Stato e regioni, chiede maggiori informazioni sulla tenuta del modello basato sull'autonomia, nell'ottica di una sburocratizzazione che consenta maggiori spazi alle singole iniziative.
Alla luce della bozza di intesa tra Amministrazione e sindacati, il senatore MARCONI (UDC) integra brevemente l'intervento reso nell'ultima seduta, stigmatizzando anzitutto la difficoltà del linguaggio utilizzato, privo peraltro di riferimenti concreti a dati e azioni precise.
Domanda infine maggiori chiarimenti circa le iniziative volte alla riduzione degli adempimenti a carico dei docenti e gli effetti di tale alleggerimento amministrativo sull'autonomia didattica.
Agli intervenuti nel dibattito replica il dottor COSENTINO, il quale rileva preliminarmente una forte e condivisa consapevolezza sulla necessità di riorganizzare il sistema scolastico, pur sottolineandone le ambiguità in termini di soluzioni operative da approntare.
Quanto al rapporto tra saperi e competenze, sottolinea le difficoltà dei docenti a comprendere gli obiettivi professionali richiesti e concorda sulla opportunità di assicurare l'acquisizione di una mappa cognitiva culturalmente e tecnicamente valida, onde garantire un adeguato impianto formativo e di conoscenza.
Si sofferma poi sul rapporto tra insegnanti ed alunni, evidenziandone i problemi connessi al divario anagrafico e culturale, nonché le conseguenze negative in termini di diffusione di atti di bullismo e di incomprensione tra i soggetti interessati.
Nel sottolineare la stretta connessione tra la diffusione dei saperi e il sostegno della identità culturale, tiene a precisare l'impegno del Ministro nella creazione delle precondizioni che consentano l'apprendimento in un'ottica di didattica attiva, al fine di permettere una piena comprensione del problema.
Dopo aver rimarcato il ruolo della scuola nella diffusione degli obiettivi della formazione, dà conto dei contatti in corso tra il Ministero e la Banca d'Italia, nella prospettiva di creare una strategia comune sull'istruzione.
Comunica indi che il memorandum tra Ministeri e sindacati, siglato in mattinata, costituisce uno strumento di mediazione dal quale deriveranno precisi indirizzi politici e legislativi, come ad esempio le disposizioni contenute nel DPEF. Pur concordando con il senatore Marconi sulla difficoltà del linguaggio, puntualizza che, attraverso tale intesa, i sindacati hanno accettato l'obbligatorietà della formazione concepita quale diritto-dovere e definita mediante una strategia concordata con l'Amministrazione.
Tra i contenuti dell'intesa cita altresì: il completo riconoscimento della valutazione, non riferita al singolo docente ma agli apprendimenti, che consentirà un monitoraggio delle scuole senza inutili duplicazioni di richieste e mediante un'azione coordinata tra Dicasteri competenti e Invalsi; la possibilità di stanziare risorse aggiuntive sui fondi di istituto per le scuole che ottengono un differenziale più alto in termini di livelli di apprendimento acquisiti nell'ambito di un ciclo; nuove prospettive in tema di flessibilizzazione dell'orario di lavoro e di sviluppo professionale.
Quanto all'organizzazione dipartimentale, puntualizza che essa sarà oggetto di un percorso globale di riorganizzazione della governance in quanto occorre una articolazione più idonea della crescita professionale orientata eventualmente a tre fasce di docenti.
Con riferimento all'organico funzionale ne richiama le finalità rispetto ai problemi legati al disagio sociale, alla disabilità e alle aree a rischio, precisando gli impegni assunti dal Ministero dell'economia e delle finanze nella individuazione delle risorse. Reputa pertanto necessaria una stabilizzazione degli organici al fine di assicurare continuità alla didattica.
Passando alla valutazione, dopo aver rammentato il dibattito tra i sostenitori della valutazione esterna e quelli dell'autovalutazione, giudica entrambi gli aspetti ugualmente fondamentali per un monitoraggio dei singoli progetti all'interno del piano educativo generale. Al riguardo, preannuncia l'elaborazione di un Libro bianco tra i Ministeri interessati per la definizione di obiettivi su scala pluriennale.
Alla luce di tali considerazioni, ritiene che il memorandum - cui seguirà un successivo atto di indirizzo che renderà disponibile alla Commissione - consente di individuare una strategia di lungo periodo coerente rispetto agli obiettivi di qualità e alle compatibilità finanziarie.
Quanto all'autonomia nella costruzione dei saperi, giudica imprescindibile l'acquisizione di un nucleo fondante delle conoscenze essenziali che marcano l'identità di ciascuno e ribadisce l'impegno del Ministro in tal senso.
Con riferimento all'innalzamento dell'obbligo scolastico, fa presente che esso non modifica gli ordinamenti degli studi, per cui sarà compito di tutte le istituzioni scolastiche l'individuazione degli elementi essenziali delle conoscenze di base.
La senatrice NEGRI (Aut) sollecita il chiarimento richiesto circa l'attuazione del Titolo V della Costituzione.
Il senatore ASCIUTTI (FI) ribadisce la richiesta di maggiori informazioni sulle competenze degli enti locali in materia di istruzione professionale.
Il dottor COSENTINO dà conto delle iniziative avviate dal Ministero con le regioni al fine di approfondire gli aspetti tecnici delle questioni legate all'attuazione del Titolo V. Fa presente altresì che, con riguardo agli organici di fatto, si prevede il confronto con gli assessori regionali, poiché investe scelte importanti in ordine al tempo pieno ed agli indirizzi.
Quanto all'istruzione professionale, ritiene che il tema riguardi la gestione del personale e degli strumenti operativi e giudica pertanto inopportuna la creazione di sistemi distinti di scuole tra enti locali e Stato, poiché pregiudicherebbe il valore unitario della formazione e creerebbe eccessive discrepanze tra istituti. Reputa comunque necessario assecondare le diverse competenze in un quadro di mobilità e di gestione uniforme.
Passando all'obbligo di istruzione, sottolinea l'esigenza di un dialogo con le regioni circa i livelli di competenza in materia di formazione professionale, dichiarando comunque che la disciplina a regime sarà operativa solo il 2009 e il 2010, a conclusione della revisione dell'istruzione tecnica e professionale, degli ordinamenti e delle Indicazioni nazionali.
Dopo aver espresso condivisione in merito alla soggettività giuridica delle scuole, fa presente che spesso le critiche all'operato del Ministero sono incentrate non sulla scarsa autonomia attribuita agli istituti scolastici, quanto alle numerose competenze delegate. Al riguardo ritiene necessario garantire un supporto funzionale tra i vari livelli di azione, nel quadro della sussidiarietà, atteso che lo Stato di frequente interviene a regolare il sistema al fine di tutelare la posizione dei dirigenti scolastici.
Dà infine conto delle novità inserite nel disegno di legge n. 2272-ter, all'esame dell'altro ramo del Parlamento, in termini di attribuzione degli oneri finanziari derivanti da maternità allo Stato e non più alle istituzioni scolastiche.
La PRESIDENTE ringrazia il dottor Cosentino e dichiara conclusa l'audizione. Rinvia indi il seguito dell'indagine conoscitiva ad altra seduta.
Seguito dell'audizione, ai sensi dell'articolo 46, comma 1, del Regolamento, del vice ministro della pubblica istruzione Mariangela Bastico sull'ultima sessione di esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore
Riprende l'audizione, sospesa nella seduta del 26 giugno 2007.
Nel dibattito interviene il senatore RANIERI (Ulivo), il quale conviene che il titolo della prova su Dante non cogliesse la finezza della figura retorica del chiasmo usata dall'autore, per cui San Tommaso illustra la figura di San Francesco, mentre San Bonaventura si sofferma su quella di San Domenico.
E' altrettanto vero, tuttavia, che anche San Tommaso evoca San Domenico, non solo all'inizio del canto, ma anche alla fine, laddove con forte anticlericalismo pronuncia un'invettiva contro la corruzione e la degenerazione dell'ordine domenicano, gravemente dimentico dell'insegnamento del suo fondatore.
Non coglie dunque nel segno, a suo giudizio, la critica principale manifestata in questi giorni contro il titolo del tema, la cui imprecisione avrebbe oscurato lo spirito di concordia fra ordini religiosi sostenuto dall'autore. Né, a suo avviso, il mancato riferimento al chiasmo ha in alcun modo compromesso il senso della traccia, che consisteva essenzialmente in un'analisi della figura di San Francesco e degli ordini mendicanti del Medioevo.
Quanto alla questione dei candidati privatisti, egli concorda sull'opportunità di svolgere controlli più stringenti a partire dal prossimo anno, sanzionando quelle scuole che rifiutano di seguire le indicazioni ministeriali. Ciò, tanto più alla luce della sentenza della Corte costituzionale che ha pienamente legittimato la scelta operata dalla legge n. 1 del 2007 di limitare al 50 per cento la presenza di candidati esterni. Né va dimenticato che in tal modo il legislatore ha inteso riparare agli scandali emersi negli anni passati, in cui in alcune scuole si era registrata una percentuale elevatissima di candidati esterni, pari addirittura all'80 per cento. Invita quindi il Governo a fare tesoro dell'esperienza di quest'anno, valutando anche l'eventualità di ritirare il riconoscimento della parità a quegli istituti che si comportino in modo difforme alla legge.
Soffermandosi infine sulle rinunce di alcuni dirigenti e commissari, egli concorda con il senatore Asciutti che si tratti di un chiaro sintomo del calo di importanza della professione docente. Saluta quindi con favore la scelta del Ministero di compiere verifiche puntuali sulle cause delle rinunce, sottolineando fin d'ora l'esigenza di una più incisiva valorizzazione dello status dei docenti.
Il senatore DAVICO (LNP) ritiene che la traccia su Dante fosse del tutto inidonea a valutare il percorso formativo, scolastico ed umano dei ragazzi, restando fuori dalla portata della maggior parte di loro.
Egli critica poi la pretesa dello Stato di controllare la formazione dei cittadini, tanto più che esso non ne rappresenta certamente l'unico erogatore, ma dovrebbe limitarsi a esserne il garante.
Ritiene altresì che la fuga di notizie in ordine ai titoli dei temi fosse collegata alle informazioni provenienti dalle scuole italiane all'estero dove, per questioni di fuso orario, le prove si sono svolte prima che in Italia.
Il vice ministro Mariangela BASTICO prende brevemente la parola per chiarire che presso le scuole italiane all'estero si svolgono prove assolutamente diverse rispetto all'Italia, oltre che difformi fra loro.
Riprendendo il proprio intervento, il senatore DAVICO (LNP) ribadisce che lo Stato non è l'unico erogatore della formazione, che del resto può avvenire in molti modi. In questo senso, rammenta le critiche già manifestate in ordine alla riforma degli esami di Stato approvata all'inizio della legislatura, negando la centralità della composizione delle commissioni ai fini della serietà della verifica, laddove ritiene indispensabile ribaltare invece la concezione della formazione esclusiva da parte dello Stato.
Si esprime infine in senso contrario rispetto al valore legale del titolo di studio, che a suo avviso non dovrebbe essere uguale per tutti, bensì riferirsi alle competenze realmente acquisite, ed auspica che lo Stato favorisca le possibilità di studio anziché esservi di ostacolo (come ad esempio mediante un atteggiamento ostile alle scuole paritarie).
Il senatore MARCONI (UDC) nega anzitutto che Dante abbia scritto versi anticlericali: l'invettiva contro le degenerazioni dell'ordine domenicano rappresenta infatti l'accorato appello di un uomo di chiesa in favore di un'istituzione riformata.
Nel merito, esprime poi apprezzamento per il metodo adottato di svolgere una verifica sull'applicazione pratica della legge n. 1 del 2007, che spera in futuro possa estendersi anche ad altri provvedimenti normativi.
Ritiene peraltro che la riforma non abbia dato risultati brillanti e si duole che la maggioranza non abbia a suo tempo raccolto la proposta di rinviarne di un anno l'entrata in vigore al fine di affinarne le procedure organizzative.
Stigmatizza altresì l'accanimento ideologico che, all'atto di approvazione della riforma, impedì alla maggioranza di accogliere gli emendamenti che prevedevano l'utilizzo dei docenti delle scuole paritarie come commissari esterni, tanto più che l'esperienza pratica ha imposto il ricorso addirittura a docenti non abilitati. Si augura quindi che, pur senza procedere ad un'ennesima riforma, siano tuttavia introdotti piccoli aggiustamenti onde evitare in futuro il ripetersi di situazioni così paradossali.
Con riferimento infine ai candidati privatisti, chiede per quali ragioni le scuole non abbiano informato gli allievi eccedentari. Anche in questo caso, ritiene che una maggiore cautela nei tempi di applicazione della legge sarebbe stata d'aiuto.
La senatrice CAPELLI (RC-SE) conviene con il senatore Ranieri che la traccia su Dante, al di là delle eventuali imprecisioni, non ha assolutamente impedito agli studenti lo svolgimento di un tema estremamente interessante ed attuale. Ella condivide infatti nel merito la scelta sul predetto autore, tanto più che una delle caratteristiche del nuovo esame di Stato consiste proprio nella varietà delle prove. In proposito, ritiene peraltro importante conoscere il dettaglio delle scelte compiute dai ragazzi e le modalità con cui hanno svolto le prove medesime.
L'ultima sessione di esami conferma del resto, a suo avviso, la bontà della riforma, che si è inserita nella tendenza a valorizzare il titolo di studio. Né va dimenticato che l'esame di Stato non conferisce affatto un titolo uguale per tutti, essendo presente una votazione qualificante.
I dati sugli allievi che non hanno superato il giudizio di ammissione confermano peraltro la scelta di rigore compiuta dal legislatore.
Con riguardo ai privatisti, manifesta infine stupore per il fatto che il fenomeno si sia verificato solo a Roma, suscitando il sospetto di un deliberato intento di violare la legge e creare un precedente da utilizzare in futuro.
La senatrice PELLEGATTA (IU-Verdi-Com) registra con favore l'accoglienza positiva nelle scuole del nuovo esame di maturità che, attraverso la reintroduzione del giudizio di ammissione, restituisce dignità al ruolo dei consigli di classe e, attraverso le commissioni miste, imprime nuova serietà e valore al titolo di studio. A riprova, cita la riduzione del fenomeno degli "ottisti", del numero degli ammessi e dei candidati privatisti.
Quanto al presunto errore nella traccia su Dante, prende atto con soddisfazione dei chiarimenti del Vice Ministro, che fugano ogni dubbio. Ricorda peraltro che, in un passato non certo lontano, furono commessi ben altri e più gravi errori.
Con riferimento alle tracce dell'ultima sessione di esami, ella tiene peraltro a sottolineare il rilievo di altre prove, quali quelle che stimolavano una riflessione sul processo che ha condotto all'elaborazione della Costituzione repubblicana, ovvero sui principi di legalità e giustizia.
In ordine alla questione dei privatisti, registra positivamente la sentenza della Corte costituzionale, che ha confermato la legittimità della legge n. 1 del 2007. Sollecita quindi una piena applicazione della legge, senza cedimenti.
Ritiene del resto indispensabile consolidare l'impianto offerto dalla riforma, anche al fine di dare certezze agli studenti e alle loro famiglie.
Agli intervenuti replica quindi la vice ministro Mariangela BASTICO, la quale condivide anzitutto la proposta del senatore Marconi di monitorare l'applicazione delle leggi in generale e quella di riforma degli esami di Stato in particolare. A tale riguardo, ritiene peraltro preferibile attendere il termine dello svolgimento delle prove, atteso che i dati disponibili sono ancora incompleti.
Gli obiettivi condivisi da maggioranza ed opposizione in termini di serietà della verifica sembrano comunque sostanzialmente raggiunti.
Riprendendo i temi principali emersi nel dibattito, ribadisce che la traccia su Dante consisteva nell'analisi di un testo, peraltro molto celebre. Lo studio di Dante rientra del resto nel programma dell'ultimo anno di tutta l'istruzione superiore, proprio in considerazione dell'importanza dell'autore per la nascita della lingua nazionale. Né va dimenticato che erano percorribili ben altre sei tipologie di prove.
Quanto al valore degli esami di Stato, ella rammenta che tutti i titoli di studio che danno accesso al mondo professionale, ovvero alla prosecuzione degli studi, debbono passare per una certificazione di carattere statale, secondo un principio tipico dell'ordinamento che il Governo non intende in alcun modo modificare.
L'Esecutivo tiene però a che il titolo di studio non abbia solo valore legale, ma anche sostanziale, divenendo più spendibile nel mercato del lavoro e ai fini dell'ingresso all'università.
Passando indi alla questione dei candidati privatisti, ella dà conto della sentenza con cui ieri il Consiglio di Stato ha confermato il diritto dei ragazzi a svolgere gli esami di Stato, secondo le norme di legge. Occorre dunque che gli allievi eccedentari nelle scuole paritarie sostengano le prove in scuole statali. In proposito, ella ribadisce peraltro che l'inadempienza è stata delle scuole, che hanno ricevuto domande in eccesso da parte di soggetti privatisti, senza dirottarli sulle scuole statali di riferimento confidando nell'impugnazione della norma. Né sono valsi i richiami in tal senso indirizzati dagli uffici scolastici regionali. Ella chiarisce tuttavia che si tratta di un numero esiguo di istituti, rammaricandosi che la vicenda rischi di ledere l'immagine delle scuole paritarie nel loro complesso. A seguito delle intervenute sentenze di conferma della Corte costituzionale e del Consiglio di Stato, il Ministero si appresta quindi a verificare tutti gli elementi che possono aver condotto ad una violazione di legge.
Quanto alla mancata ammissione dei predetti candidati presso le scuole statali, ella fa presente che essi si sono presentati agli istituti di riferimento dopo l'apertura delle buste e non potevano quindi più essere accolti. Per loro sono state comunque indette prove suppletive, che si terranno nei prossimi giorni.
La PRESIDENTE ringrazia il Vice Ministro e dichiara conclusa la procedura informativa.
La seduta termina alle ore 16,25.