Legislatura 15 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00164

Atto n. 1-00164

Pubblicato il 15 gennaio 2008
Seduta n. 274

COSSUTTA , RUSSO SPENA , SALVI , PALERMI , RIPAMONTI , MARTONE , MELE , PISA , BONADONNA , BRISCA MENAPACE , GIANNINI , NARDINI , SILVESTRI , TECCE , ZUCCHERINI

Il Senato,

premesso che:

nella riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU del 19 dicembre 2007 si è registrata l’impossibilità di pervenire ad un accordo relativamente allo status del Kosovo, e nessuna nuova risoluzione è intervenuta;

il Governo della Repubblica di Serbia si è detto disponibile a concedere alla provincia kosovara ampie forme di autonomia, fino a quelle sancite nel modello di Hong Kong, ma non a discutere della concessione dell’indipendenza. Il Parlamento della Serbia ha approvato a larghissima maggioranza una risoluzione che impegna il Governo in carica a respingere le ipotesi di inclusione nell’Unione europea e nella NATO se condizionate dalla concessione dell’indipendenza al Kosovo, identificandola come una violazione della legalità internazionale e come un'inaccettabile perdita del 15% del proprio territorio;

i leader kosovari si attengono alla rigida difesa dell’opzione dell’indipendenza totale e immediata del Kosovo, dichiarano di essere pronti ad assumerne la sovranità e di aver avviato contatti per dichiararla unilateralmente nei prossimi mesi ricercando il riconoscimento dell’indipendenza presso singoli Stati, anche in Europa;

l’Unione europea nell’esaminare la situazione deve tenere conto che la risoluzione 1244 dell’ONU, intervenuta nel 1999 alla fine di una guerra devastante per le popolazioni del territorio e lacerante per le coscienze di tutti, assume indiscutibilmente il principio dell’integrità territoriale e della sovranità della Repubblica di Serbia erede della Repubblica di Jugoslavia, con riferimento alla Carta di Helsinki che vieta qualsiasi modifica unilaterale dei confini degli Stati, raccomandando nel contempo l’affermazione della piena autonomia amministrativa del Kosovo, ed è l’unica base di legalità internazionale per qualsiasi decisione;

l’Unione europea necessita della stabilità dell’area balcanica ed è impegnata nel suo ampliamento fra gli Stati di quest’area che è parte integrante della sua stessa identità e, tragicamente per ben due volte nello scorso secolo, della sua storia;

la dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo comporterebbe conseguenze pericolose sia all’interno della stessa provincia che all’esterno. All’interno verrebbe a costituirsi uno Stato sostanzialmente etnico, segnato dalla riconosciuta inesistenza di progressi, durante la missione UNMIK, nella convivenza tra popolazioni di diversa tradizione e origine, dalla mancanza di rispetto rigoroso dei diritti umani delle minoranze, delle donne, dei minori, dall’inesistenza o dal sabotaggio di misure volte al reintegro dei fuoriusciti e dei rifugiati, dal consolidamento di poteri dei clan e dal loro intreccio con le istituzioni amministrative e con l’economia, che vede, accanto ad una percentuale di disoccupazione che si aggira attorno al 70%, il fiorire di attività illecite, di traffici di armi, droghe e esseri umani. All’esterno, la violazione della risoluzione dell’ONU e della legalità internazionale innescherebbe una reazione a catena, liberando da ogni vincolo le istanze di indipendenza e di modificazione dei confini statali nei territori della ex Jugoslavia ma anche in altre parti d’Europa, e oltre. In conseguenza di ciò, all’interno e all’esterno è ipotizzabile lo scatenarsi di scontri, violenze con ricorso alle armi, anche gravi e di non breve durata;

la Russia denuncia la prospettiva dell’indipendenza del Kosovo come violazione della legalità internazionale e come fattore di destabilizzazione ulteriore, soprattutto per l’area caucasica. Ne deriva che la rivendicazione indipendentista e ancor più la sua realizzazione costituiscono un aggravamento delle tensioni già determinatesi con l’estensione della NATO ai confini della Russia e con le installazioni militari ivi collocate o previste nell’ambito dell’Iniziativa di difesa strategica promossa dagli USA,

impegna il Governo:

a rispettare nel modo più rigoroso in ogni suo atto e in tutte le sedi la risoluzione ONU 1244 del 1999;

a non favorire, avallare o condividere decisioni unilaterali e prive del fondamento legale costituito da una risoluzione delle Nazioni Unite;

a negare ogni disponibilità da parte dell’Italia all’invio di missioni militari e/o civili che non rientrino in una deliberazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU;

a non assumere decisioni e a non compiere atti relativi alla questione dello status del Kosovo senza la preventiva discussione e deliberazione del Parlamento;

a cercare la più ampia intesa fra i Paesi membri dell’Unione europea, di concerto con la Presidenza di turno dell’Unione, per insistere nella trattativa e continuare nella ricerca di una soluzione concordata sullo status del Kosovo, sollecitando nel contempo l’iter per l’ingresso nell’Unione della Serbia e degli altri Stati sorti sul territorio della Jugoslavia.