Legislatura 15 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00139
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Atto n. 1-00139
Pubblicato il 20 settembre 2007
Seduta n. 217
BIANCONI , CARRARA , SCOTTI , GRAMAZIO , TOTARO , POLLEDRI , PIANETTA , TOMASSINI , GHIGO , LORUSSO , MONACELLI , CANTONI , VIZZINI
Il Senato,
premesso che:
a seguito di quanto è avvenuto in Inghilterra, dove di recente l’HFEA, l'Autorità britannica per la fertilizzazione e l’embriologia umana, ha dichiarato che deciderà se procedere ad autorizzare sperimentazioni di clonazioni ibride con l’utilizzo di citoplasma di cellule animali e nucleo di cellule umane avanzando anche l’ipotesi di produrre "chimere" uomo-animale, la collettività è chiamata a riflettere sul comportamento tenuto dall’Unione europea sui temi che riguardano l’eugenetica e se essa sia, di fatto, in grado di garantire il rispetto della dignità umana;
non sembra, infatti, che i modelli etici spesso adottati dalla UE, in questo ambito, possano garantire tale rispetto. Troppo spesso stiamo assistendo come, con strumenti apparentemente neutrali e considerati da taluni socialmente utili, ad esempio lo stanziamento di fondi per la ricerca scientifica riguardanti la sperimentazione sugli embrioni umani (previsto nel VII programma quadro), si finisce per aprire la strada a delle vere e proprie degenerazioni nel campo della ricerca scientifica;
tali sollecitazioni non possiamo escludere che in prospettiva vengano accolte anche da altri Paesi decisi a seguire l'esempio del Regno Unito, il cui operato, nel caso di embrioni ”ibridi” o eventualmente di “chimere” non può, certo, definirsi un sano contributo al progresso della ricerca scientifica, come al contrario si vuol far credere all’opinione pubblica, ma piuttosto un sistema che si presta ad una sperimentazione fine a se stessa e priva di qualsiasi ragione scientifica;
da buona parte del mondo scientifico, anche italiano, le metodologie ma soprattutto gli obiettivi della ricerca appaiono oggi sempre più esasperati, si portano ostinatamente avanti sperimentazioni e manipolazioni genetiche senza ottenere alcun risultato concreto per la salute dell’uomo e senza che vi sia un’effettiva rilevanza terapeutica. Questo tipo di ricerca può essere considerata solo una fonte di forte dispendio di denaro, spesso anche pubblico, ma quel che è peggio una fonte costante di illusioni per tanti malati, che plagiati dai sondaggi e dai media sperano in miracolose terapie;
considerato che:
nelle ultime settimane gli organi di stampa hanno posto all’attenzione dell’opinione pubblica, un altro importante caso che riguarda l’applicazione della legge 40, del 19 febbraio 2004, sulla procreazione medicalmente assistita, ed in particolare hanno portato alla luce come in alcuni Centri si stiano aggirando i dettami della legge in merito all’impianto nell’utero della donna degli embrioni ottenuti;
il 28 giugno 2007 il Ministro della salute Livia Turco ha presentato al Parlamento la relazione annuale sullo stato di attuazione della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita (PMA), suddividendo i dati per tecniche utilizzate, che riporta i primi dati ufficiali del Registro nazionale dell’Iss relativi all’applicazione delle tecniche di PMA effettuate in Italia nel 2005;
sempre secondo tale relazione, la situazione generale sarebbe stata significativamente modificata dall’applicazione della legge tanto che: sarebbero diminuite le percentuali di gravidanze, con conseguente diminuzione di bambini nati; sarebbe aumentata la percentuale di trattamenti che non giungono alla fase del trasferimento o con bassa possibilità di successo; il numero di ovociti inseminati sarebbe minore, mentre quello di embrioni trasferiti risulterebbe superiore; vi sarebbe, inoltre, una elevata l’incidenza di parti plurimi, con i conseguenti effetti negativi immediati e futuri per i nati e per la madre ed infine sarebbero aumentati gli esiti negativi delle gravidanze; ma, comunque, questi risultati non divergono dai dati europei;
l'embrione così come indicato nella legge non è una cosa. La legge 40, infatti, all'articolo 13, vieta espressamente “la produzione di ibridi o di chimere”, ma anche di procedere ad un possibile congelamento. Inoltre, la legge non menziona affatto che devono essere prodotti e trasferiti tre embrioni, ma solo che non ne devono essere realizzati più di tre e che una volta prodotti vanno tutti trasferiti. Questo lo si può evincere leggendo l'articolo 14. Mentre nell’articolo 6 della medesima legge viene riportato chiaramente che: “la coppia deve essere informata, per essere consapevole, e ha un tempo di riflessione di almeno una settimana”,
impegna il Governo:
a porre in essere le azioni necessarie volte a bloccare, in tutte le sedi nazionali ed europee, le iniziative e le autorizzazioni che possano favorire la sperimentazione di embrioni “ibridi”;
ad attivarsi, a tre anni dall’applicazione della legge, per controllare l’effettiva veridicità dei dati riportati nella relazione ministeriale con maggiore rigore e sobrietà, così come gli esiti dell’applicazione delle tecniche di fecondazione artificiale, al fine di garantire alle donne e alle coppie una migliore efficacia e sicurezza;
ad adoperarsi per una più opportuna e puntuale informazione che sgombri il campo da qualsiasi operazione demagogica volta a scavalcare e a discreditare la legge 40, i cui principi ispiratori restano quelli della tutela della salute della donna così come della tutela degli embrioni e quindi della vita umana concepita;
a verificare se, pur in assenza di obblighi per l’impianto degli embrioni, né sanzioni per la donna, si sia trovato l’escamotage da parte di alcune coppie di procedere, con delle diffide scritte nei confronti dei medici, ad evitare l’impianto di più di un ovulo, favorendo quindi, il congelamento degli embrioni al fine di evitare l'impianto e i rischi di gravidanze plurime. Procedura, che è bene ricordarlo, può comportare per i centri il rischio di vedersi revocata l'autorizzazione.