Legislatura 15 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00127
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Atto n. 1-00127
Pubblicato il 5 luglio 2007
Seduta n. 185
D'ONOFRIO , BACCINI , CICCANTI , BUTTIGLIONE , DE POLI , EUFEMI , FANTOLA , FORTE , LIBE' , MAFFIOLI , MANINETTI , MANNINO , MARCONI , MONACELLI , NARO , POLI , PIONATI , RUGGERI , TREMATERRA , ZANOLETTI
Il Senato,
premesso che:
già con il Documento di programmazione economico-finanziaria 2006-2011 l’andamento tendenziale della spesa pensionistica sconta un rallentamento della sua crescita a partire dall’anno 2009, dovuto alla progressiva applicazione della riforma di cui alla legge n. 243/2004 (cosiddetta legge Maroni). Tuttavia, a legislazione vigente, il rapporto tra spesa pensionistica e PIL è prevista comunque aumentare, fino a raggiungere il punto di massimo nel periodo 2035-2040;
l’Unione europea ha espresso, specie tramite il Commissario Almunia, una preoccupazione forte per la possibile insostenibilità economica e finanziaria del sistema Italia, sia per l’onerosissimo debito pubblico, sia per l’oneroso sistema pensionistico;
in Italia il numero delle famiglie collocate al di sotto della soglia di povertà e con minori a carico cresce da molti anni. Al tempo stesso, un numero crescente di famiglie deve farsi carico della cura di anziani non autosufficienti. In entrambi i casi lo Stato non è in grado di fornire un aiuto poiché la spesa sociale italiana è gravemente squilibrata a favore della componente previdenziale;
le ragioni dell’equità e la difesa dei più deboli non possono che indurre ad intervenire per un riequilibrio di tali componenti. Qualsiasi ritardo nella riduzione del volume del debito pone, infatti, a carico dei più poveri e dei più giovani la più iniqua delle imposizioni fiscali. Appare pertanto essenziale che l’Italia faccia molto di più per aiutare le famiglie con figli a carico, per innalzare le pensioni più basse degli ultrasessantacinquenni, per accrescere le detrazioni a favore delle famiglie che si prendono cura di anziani non autosufficienti, per dotare i lavoratori italiani, a prescindere dal tipo di contratto, di un sistema di ammortizzatori sociali. Si tratta di interventi che potrebbero tutti prendere anche la forma di agevolazioni fiscali e quindi di riduzione della pressione fiscale, e pertanto pienamente coerenti con quanto già disposto dall’articolo 1, comma 4, della legge finanziaria per il 2007 per la destinazione delle risorse derivanti dalla lotta all’evasione;
preso atto che:
le notizie di stampa degli ultimi giorni riferiscono ripetutamente di proposte, presunti accordi o dichiarazioni di esponenti politici in ordine alla soppressione dell’innalzamento dell’età pensionabile di cui alla citata legge 243 del 2004;
l’innalzamento dell’età di pensionamento prevista dalla citata legge Maroni rappresenta un elemento ineliminabile del sistema. Appare infatti assolutamente iniquo, oltre che contrario agli orientamenti dell’Unione europea, un intervento che si risolva in maggiori oneri finalizzati a finanziare una riduzione delle soglie di età richieste per l’accesso ai trattamenti di quiescenza ed un ulteriore rinvio degli interventi a favore delle fasce più giovani della popolazione, dei pensionati poveri, dei soggetti non autosufficienti e dei disoccupati;
sarebbe pertanto irrazionale, dal punto di vista della sana gestione della finanza pubblica, una scelta volta a trasformare in spesa corrente la quota di surplus fiscale necessaria per l’aggiustamento dei conti pubblici del 2008. Sarebbe inoltre incongruo l’utilizzo anche solo di parte del miglioramento strutturale dei conti pubblici a copertura degli oneri connessi al superamento del cosiddetto «scalone»,
impegna il Governo:
a confermare l’innalzamento dell’età di pensionamento previsto dalla legge n. 243 del 2004, atteso che tale provvedimento ha determinato l’auspicata stabilizzazione della spesa previdenziale;
a valutare se i principi del predetto provvedimento possano essere gradualmente estesi anche alle donne, in modo tale da consentire di supportare queste ultime nell’età fertile della loro vita, destinando le conseguenti risorse derivanti dal risparmio previdenziale in parola alle politiche attive a sostegno della maternità;
a procedere alla stesura di un preciso elenco dei lavori usuranti e della relativa durata di esercizio di tali mansioni per l’accesso ai benefici;
a procedere alla revisione a scadenza fissa dei coefficienti di calcolo, prevedendo appositi aggiustamenti, ovvero un periodo transitorio, per i soggetti che rientrano nel cosiddetto sistema di calcolo misto delle prestazioni previdenziali, anche tenuto conto della ritardata attuazione del cosiddetto “secondo pilastro previdenziale”, sottraendo pertanto tale decisione all’apprezzamento politico, atteso che questa è una componente fondamentale del metodo di calcolo contributivo che costituisce l’asse della riforma previdenziale del 1995, concepita per portare in equilibrio il rapporto fra contributi versati nel corso della vita lavorativa e prestazioni previdenziali ricevute negli anni del pensionamento.