Legislatura 15 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-00744

Atto n. 3-00744 (in Commissione)

Pubblicato il 14 giugno 2007
Seduta n. 169

MARTONE , DEL ROIO , RUSSO SPENA , BOCCIA Maria Luisa , DI LELLO FINUOLI , VANO , GAGGIO GIULIANI , GIANNINI - Al Ministro degli affari esteri. -

Premesso che:

dal 1999 Abdullah Ocalan, leader dei cittadini di etnia curda del sud-est dell’Anatolia, è imprigionato nel carcere di Imrali in condizioni di assoluto isolamento e di sostanziale negazione di un trattamento conforme agli standard di una detenzione umana e civile. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo ha pronunziato il 12 maggio 2005 il suo giudizio nella causa “Ocalan contro la Turchia”. In conclusione, nel suo verdetto, la Grand Chamber ha riscontrato la violazione della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo da parte della Turchia per non aver portato immediatamente l’accusato davanti a un giudice in seguito al suo arresto, per non aver processato Ocalan in maniera indipendente e imparziale e per aver condannato l’imputato alla pena di morte in seguito ad un processo ingiusto. In sostanza, riscontrando tra le altre violazioni quelle specifiche al diritto alla difesa, la Corte di Strasburgo ha disposto di “rifare il processo” oppure di “riaprire il caso”, in modo tale da porre rimedio alle violazioni;

la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, nella sessione del 14 febbraio 2007 ha deciso di dichiarare chiuso il caso Ocalan poichè la Turchia ha applicato la sentenza della Corte europea; il Comitato dei Ministri ha valutato positivamente i passi compiuti dal Governo turco per rispettare il volere della magistratura. Nonostante il tribunale turco abbia rigettato la richiesta di celebrare nuovamente il processo, i Ministri hanno preso atto che c'è stato un riesame del caso. Inoltre, secondo il Consiglio d'Europa, la condanna a morte tramutata in carcere a vita è un altro elemento fondamentale che ha portato alla chiusura del dossier ritenendo che lo Stato turco abbia soddisfatto i suoi doveri secondo la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, cosa che invece non è avvenuta;

il collegio dei difensori di Ocalan ha ampiamente documentato il mancato rispetto della pronunzia dei giudici di Strasburgo. La questione non riguarda solo la singola vicenda di Abdullah Ocalan, ma anche l’intera considerazione dei diritti elementari del popolo curdo, in un periodo cruciale come quello attuale in cui l’Unione europea è chiamata a vagliare una serie di elementi relativi ai progressi compiuti dalla Turchia sotto il profilo democratico e delle garanzie dei diritti fondamentali dei cittadini e delle minoranze;

rilevato che:

la sicurezza, riguardo sia alla vita sia alla salute del signor Abdullah Ocalan, rientra fra le responsabilità del Governo della Repubblica Turca. Dal 15 febbraio 1999 Ocalan è tenuto prigioniero in una cella singola dell'ampiezza di 13 metri quadri, che è dotata di una finestra in vetro opaco. Tale finestra è apribile per un'ampiezza non superiore ad un dito, a causa di ciò un impianto di condizionamento provvede all'approvvigionamento d'aria. La cella è sorvegliata 24 ore su 24 mediante un'apposita telecamera e uno spioncino applicato alla porta a cui accede una speciale squadra di sorveglianza, composta da ufficiali scelti dell'esercito turco, la cui composizione cambia continuamente. L'illuminazione della cella nell'arco delle 24 ore è continuamente funzionante; e ciò provoca gravi disturbi del sonno;

in condizioni normali Abdullah Ocalan può ricevere la visita dei suoi legali per un'ora a settimana. Contatti corporei, come quelli abituali per i saluti, sono severissimamente vietati. Dall'inizio del 2002 le visite sono frequentemente ed arbitrariamente impedite. L'isolamento totale dura anche parecchie settimane. Le visite dei familiari possono avere luogo solo se sono divisi dal detenuto da una vetrata e comunicando tramite telefono. Due volte al giorno Ocalan può lasciare la cella per recarsi in un cortile. La camminata dura un'ora ogni volta; il luogo ha un'ampiezza di circa 40 metri quadrati, è circondato da alte mura rivestite da filo spinato. Il Comitato per la Prevenzione della Turtura del Consiglio d'Europa ha definito, nel corso di una visita effettuata il 2 marzo 1999, questo spazio insufficiente. Gli stimoli derivanti dal mondo esterno sono limitati al minimo;

dall'inizio del 2000 la possibilità per Ocalan di informarsi subisce limitazioni assai pesanti. Egli non dispone di alcun apparecchio televisivo; anche libri e giornali, portati dagli avvocati, non gli vengono consegnati se non in misura limitata. Può possedere soltanto tre libri contemporaneamente. L'unica fonte di informazione di cui dispone è un apparecchio radiofonico, la cui sintonizzazione è limitata all'emittente statale. La posta gli viene consegnata dopo sottoposizione a censura, e comunque solo raramente. Non gli è possibile rispondere alle lettere poichè il diritto di corrispondenza gli è vietato;

a causa della permanente sottrazione di stimoli, i sensi dell'odorato e del gusto di Ocalan sono pregiudicati. L'illuminazione continuativa della cella, da oltre sei anni, gli provoca pesanti disturbi del sonno. Accanto alla cronica sinusite, si sono rilevati anche asma, una infiammazione della mucosa nasale e un'angina cronica che rende più gravosa la respirazione e mette a rischio la vita. Inoltre si sono formati nella regione della testa due cisti sulla benignità o malignità dei quali non sono stati compiuti accertamenti;

gli avvocati in Turchia e in Italia del signor Abdullah Ocalan hanno reso pubblica, nei giorni scorsi, una ricerca riguardo allo stato di salute di Ocalan; da un esame clinico effettuato sui capelli risultano presenti particelle di elementi chimici come stronzio e cromo, con valori molto più alti rispetto al normale. I medici e gli specialisti a cui sono stati commissionati gli esami, e a cui era sconosciuto il nome della persona, hanno stabilito che si era in presenza di un caso di intossicazione cronica;

considerato che ad Abdullah Ocalan è stato riconosciuto dalla magistratura italiana il diritto di asilo nel nostro Paese in ragione della negazione dei fondamentali diritti democratici per i cittadini curdi da parte della Repubblica Turca,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga opportuno intervenire presso il Comitato del Consiglio d'Europa per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani e degradanti (CPT) affinchè siano verificate le condizioni detentive di Abdullah Ocalan, anche attraverso una eventuale Commissione medica internazionale indipendente che renda pubblici i risultati del controllo medico;

quali iniziative si intendano adottare in sede diplomatica ai fini della revoca del regime di detenzione in isolamento cui è attualmente sottoposto Abdullah Ocalan, al quale l'Italia ha riconosciuto asilo politico;

quali passi si intendano avviare per favorire la possibilità di inviare una delegazione di parlamentari in Turchia per incontrare il detenuto Ocalan ed i suoi legali.