Legislatura 15 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-00673
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Atto n. 3-00673 (in Commissione)
Pubblicato il 17 maggio 2007
Seduta n. 155
ZUCCHERINI , GIANNINI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. -
Risultando agli interroganti che:
con la recente denuncia del nuovo Commissario per l’emergenza ambientale in Calabria, prefetto Montanaro, riportata dai giornali del 6 maggio 2007, riemerge il cattivo funzionamento degli impianti di depurazione dell’Ato2 di Catanzaro e della fascia tirrenica cosentina;
tra l’altro il Prefetto lamenta il mancato smaltimento dei fanghi di depurazione e il criminale intervento di chi manomette le stazioni di sollevamento danneggiando le pompe e i generatori di sicurezza;
negli ultimi mesi molti Comuni della costa ionica e tirrenica del catanzarese sono stati costretti ad emanare ordinanze per effettuare in proprio lavori di ripristino su stazioni di sollevamento abbandonate da tempo che sversavano liquami fognari all’esterno con gravi conseguenze igieniche e sanitarie;
l’autorevole intervento del Commissario si aggiunge alle numerose proteste di associazioni, sindacati, partiti che in questi anni hanno ripetutamente denunciato la cattiva gestione degli impianti di depurazione;
sono oramai numerosi anni che in ampie aree della costa calabrese le stagioni estive vengono fortemente compromesse dalle cattive condizioni della acque di balneazione;
la situazione di vero è proprio immobilismo determinatosi nell’Ato2 di Catanzaro non può giustificare la mancata gestione e il mancato controllo da parte dei responsabili sulla depurazione della provincia. Appare irresponsabile, di fronte a questo quadro, addebitare, come avviene da più parti le responsabilità della cattiva gestione della depurazione ai Comuni. L’Ato, inoltre, nel mentre minaccia ripetutamente la restituzione degli impianti ai Comuni continua a mantenere la gestione degli stessi da parte della Ibi-Dondi nonostante l’assenza di un regolare contratto. Nella sostanza si chiede ai Comuni e ai cittadini il pagamento di un servizio non reso;
agli allarmi e alle denunce espresse ripetutamente dai sindacati di categoria sull'affidamento degli impianti di depurazione e la loro gestione si è aggiunta l’inchiesta “Poseidon” avviata dal Sostituto procuratore della Repubblica, dott. De Magistris, sulla gestione degli 864 milioni di euro per la costruzione nella regione dei depuratori. Una gestione che secondo l’accusa sarebbe stata pesantemente condizionata da esponenti politici, aziende, amministratori pubblici con l’intento di pilotare appalti e nomine e di distrarre finanziamenti pubblici;
la stessa Sezione regionale della Corte dei conti sul Referto pubblicato nell’ottobre 2002 scriveva tra l’altro: “Ad avviso della Sezione, il fenomeno dell’inquinamento (si riferisce ai dati sullo stato della salute delle coste tirreniche calabresi, comprese tra la provincia di Vibo Valentia a sud e quella di Cosenza a nord) di questo lungo tratto di costa presentava profili di interesse per un’indagine sulla gestione onde valutare il grado di efficacia delle politiche di salvaguardia ambientale, anche di tipo straordinario, previste dalle leggi di programma, in un’area ad alta vocazione turistica e di rilevante interesse economico per le risorse che può garantire";
sempre nel suddetto referto si legge: “Non è irrilevante ricordare come l’economia della intera zona costiera abbia nel turismo una fonte importante di reddito, considerato il numero delle attività indotte, specie nel settore del commercio al dettaglio e della ristorazione che gravitano intorno alle presenze estive”;
nel luglio 2001 i sindacati dei lavoratori chimici (Filcea-Cgil, Flerica-Cisl e Uilcem-Uil) hanno presentato alle cinque Procure della Repubblica delle città capoluogo di provincia un esposto contro presunte irregolarità nella gestione degli appalti dei depuratori;
tra l’altro, i sindacati hanno ripetutamente denunciato numerose inadempienze, accertate anche dall’Ispettorato del lavoro, dalla Guardia di finanza e dalle ASL, da parte delle imprese che gestiscono i depuratori. Fra queste, la mancata assunzione di gran parte dei 315 giovani impegnati per circa 30 mesi nei corsi della Comerint-Comest, la società incaricata del ripristino degli impianti di depurazione e della formazione del personale, per i quali, pare, furono spesi 26 miliardi delle vecchie lire. Inoltre, alcune imprese si sarebbero aggiudicate l’appalto nella gestione degli impianti con ribassi d’asta giudicati eccessivi dalle organizzazioni sindacali, il che avrebbe comportato la mancata applicazione del contratto previsto nel capitolato d’appalto, la riduzione delle unità lavorative previste, il mancato rispetto delle norme sulla sicurezza degli impianti e la sottoposizione dei dipendenti ad orari di lavoro eccessivi. Non vi è dubbio che tutto ciò ha comportato una gestione degli impianti tale da provocare un servizio inefficiente nella depurazione delle acque;
in questi anni sono stati decine e decine gli episodi che hanno avvalorato le denunce e le preoccupazioni espresse dai sindacati, dalle associazioni ambientaliste e da alcuni partiti; tra gli altri, quello riguardante il depuratore di Lamezia Terme per il quale nel settembre 2003, il Commissariato di Lamezia Terme avrebbe accertato che le acque di scarico del depuratore ubicato nell'ex area Sir della città calabrese presentavano livelli di inquinamento troppo elevati. Le analisi avrebbero accertato, tra l'altro, la presenza del batterio «escherida coli» in una concentrazione di 40 volte superiore ai limiti consentiti dalle leggi vigenti ed in alcune analisi i limiti di inquinamento sarebbero stati di 200 volte superiori ai limiti previsti dalle normative. Sembrerebbe addirittura che le acque reflue in diversi casi siano state immesse nel canale di scarico a mare senza nessun trattamento e che il Commissariato avrebbe accertato che per il suddetto impianto di depurazione le autorizzazioni amministrative risultavano scadute dal 2002;
a parere degli interroganti è grave che in una Regione commissariata da anni per l'emergenza ambientale i cittadini siano stati costretti ad assistere ogni anno alle cattive condizioni del mare come è altrettanto grave che nonostante le numerose denunce, le proteste, le indagini e i provvedimenti della magistratura e delle forze dell’ordine chi doveva controllare non ha controllato, chi doveva intervenire non è intervenuto. Non si capisce, infatti, come mai, nonostante indagini e provvedimenti di sequestro della magistratura e delle forze dell'ordine non si sia provveduto a rescindere i contratti con le aziende inadempienti;
la storia della gestione della depurazione delle acque in Calabria ci parla di un quadro inquietante sul quale è necessario fare piena luce. I cittadini calabresi, gli operatori turistici, le associazioni, i sindacati hanno diritto di conoscere le responsabilità per i danni incalcolabili subiti dalla già fragile economia calabrese a causa delle inefficiente gestione del ciclo delle acque,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti sopra esposti;
quali siano i motivi e le responsabilità tecnico-amministrative di tale situazione;
per quale motivo, nonostante le proteste, le denunce e i fatti emersi dalle indagini delle Forze dell'ordine e della magistratura, non si sia provveduto a rescindere i contratti con le aziende che non gestivano nel rispetto delle leggi vigenti e del capitolato d'oneri gli impianti di depurazione delle acque reflue;
se intenda accertare eventuali responsabilità degli uffici competenti in merito a tale situazione;
quali iniziative intenda adottare affinché vengano rispettate, negli impianti di depurazione, le leggi vigenti in materia di tutela della salute dei lavoratori;
in nome di cosa si chiederà ai Comuni il pagamento di un servizio non reso;
se il Ministero intenda costituirsi parte civile nel procedimento denominato “Poseidon”;
se il Ministro non ritenga utile avviare un tavolo di consultazione, che preveda la partecipazione dei sindacati di categoria al fine di recepire le loro proposte in materia di gestione, salvaguardia della salute dei lavoratori e dell’ambiente;
se, infine, non intenda al più presto avviare un'indagine ministeriale per verificare le procedure per gli appalti, il rispetto del capitolato d'oneri e la gestione degli impianti di depurazione della regione.