Legislatura 15 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-01980
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Atto n. 4-01980
Pubblicato il 16 maggio 2007
Seduta n. 154
MASSIDDA , SANCIU , DELOGU , FANTOLA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per i beni e le attività culturali, dell'economia e delle finanze, dello sviluppo economico e dei trasporti. -
Premesso che:
la finanziaria della Regione Sardegna del 2007 ha reiterato con parziali modifiche la legge regionale 11 maggio 2006, n. 4, recante “Disposizioni varie in materia di entrate, riqualificazione della spesa, politiche sociali e di sviluppo” con la quale erano state introdotte le cosiddette “tasse sul lusso”;
nella fattispecie, le imposte confermate dalla finanziaria 2007 riguardano gli aeromobili ed unità da diporto i cui presupposti sono lo scalo nei porti, negli approdi e nei punti di ormeggio ubicati nel territorio regionale, delle unità da diporto di cui al decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, nel periodo compreso dal 1° giugno al 30 settembre. L’imposta regionale individua come soggetto passivo dell’imposta la persona, o la società, avente domicilio fiscale fuori dal territorio regionale che assume l’esercizio dell’unità da diporto ai sensi degli articoli 265 e seguenti del Codice della navigazione;
le innovazioni apportate non modificano nella sostanza il provvedimento varato nell’anno 2006, ma avrebbero come unico scopo quello di adeguare la norma alle condizioni del sistema di riscossione adottato dalla Regione Sardegna;
di fatto restano inalterati gli aspetti peculiari della norma e, in particolare modo, l’individuazione dei cittadini non residenti come soggetti passivi dell’imposta;
considerato che:
ferme restando le condizioni esposte in premessa, permane nella norma una grave discriminazione tra cittadini residenti e cittadini non residenti che mal si concilia con i dettami del diritto comunitario sulla libera circolazione delle merci e delle persone all’interno del territorio dell’Unione europea;
la Commissione europea sta valutando se l’applicazione delle tasse sul lusso limitatamente ai non residenti equivalga ad una discriminazione in base alla nazionalità, che sarebbe contraria al diritto comunitario;
tra i soggetti passivi dell’imposta sono individuati anche i cittadini sardi che non risiedono nel territorio della Regione Sardegna;
questa disposizione appare profondamente ingiusta e offensiva per i sardi residenti nella Penisola o all’estero, perché non tiene conto che, per la maggior parte, si tratta di emigrati costretti ad abbandonare l’Isola per fuggire a una grave situazione di malessere economico e sociale;
la norma, contrariamente ai presupposti e ai motivi addotti dal legislatore, colpisce non già i cittadini più abbienti e i redditi più alti, ma, incidendo negativamente sul tessuto produttivo connesso al turismo, compromette gravemente le già limitate opportunità occupazionali e di sviluppo economico;
a conferma di quanto detto, la Rete dei porti ha denunciato che, nei sedici maggiori approdi turistici della Sardegna, dal 1° giugno al 30 settembre 2006 si è registrato un calo del 44,7 per cento di imbarcazioni rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre l’Union Turismo ha denunciato un calo del 50 per cento sulle imbarcazioni oltre i 14 metri a vantaggio della Corsica e di Montecarlo;
questo sistema di prelievo fiscale non è stato supportato da un adeguato apparato tecnico specialistico, volto alla determinazione delle imposte dovute ed alla riscossione delle medesime;
l’assenza di una struttura amministrative rende inefficace il provvedimento per quanto concerne la reale capacità di contribuire significativamente al sistema delle entrate della Regione;
dopo l’approvazione del provvedimento e la reiterazione dello stesso nella finanziaria 2007, l’immagine della Sardegna è stata seriamente compromessa a livello mondiale con grave danno per l’economia dell’Isola che si basa su settori come il turismo. La stessa capacità di commercializzare ed esportare prodotti legati all’indotto turistico ha subito una forte flessione;
allo stato attuale, anche per l’incapacità o non volontà della Regione di fornire dati certi sull’incremento delle entrate determinato dalle imposte sul lusso, appare evidente che il provvedimento, lungi dal produrre benefici, ha comportato elevati e dannosissimi costi per la Sardegna;
per diverso tempo in Sardegna si è puntato sullo sviluppo turistico con investimenti ed agevolazioni allo scopo di creare e ammodernare le strutture in grado di accogliere i diportisti in modo adeguato,
si chiede di sapere:
quali iniziative si intendano adottare per far rispettare i criteri dell’equità sociale e dell’uguaglianza dei cittadini, messi in discussione dai provvedimenti in materia fiscale adottati dalla Regione Sardegna;
quali iniziative si intendano adottare per evitare che settori strategici per l’economia dell’Isola vengano compromessi da una tassa che appare iniqua con forti dubbi di costituzionalità;
quali iniziative si intendano adottare per tutelare la realtà turistica sarda ed evitare che si creino distinzioni tra cittadini sardi, italiani e comunitari;
se non si ritenga opportuno valutare di intraprendere un’azione volta ad impugnare per vizio di costituzionalità il provvedimento assunto dalla Regione Autonoma della Sardegna.