Legislatura 15 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-00494

Atto n. 4-00494

Pubblicato il 19 settembre 2006
Seduta n. 33

VILLECCO CALIPARI , MONGIELLO , ROSSA , PEGORER , MASSA , SERAFINI , BASSOLI , MARINO , RANIERI , ANGIUS - Al Ministro della giustizia. -

Premesso che:

il 16 agosto 2006 è stato arrestato il consigliere regionale calabrese Franco Pacenza con l’accusa di concussione, accusa che ipotizzava il presunto utilizzo illecito dei sei milioni e mezzo di euro di finanziamenti comunitari liquidati per la realizzazione di due aziende nell'area industriale di Corigliano Calabro, la Sensitec e la Printec, aziende che, tra l'altro, non hanno mai avviato la produzione;

l’arresto del predetto consigliere regionale è stato successivamente annullato per mancanza di gravi indizi;

nella misura emessa dalla magistratura cosentina veniva contestata al consigliere regionale Franco Pacenza una presunta ''concussione psicologica'' ai danni di Alfonso Rizzo, e si teorizzava che l'impegno sindacale avesse rappresentato nella circostanza un momento di costrizione e di minaccia;

addirittura detta misura ipotizzava che Pacenza avesse operato in termini di concussione attraverso il sindacato e la mobilitazione sindacale, sostenendo inoltre che avrebbe imposto per l'assunzione persone a lui politicamente vicine, mentre se si esamina l’elenco delle persone da assumere alla Printec ed alla Sensitec, un'ottantina in tutto, nessuna ha mai avuto un'affinità politica con le posizioni politiche di Pacenza ed anzi alcuni sono impegnati con altre formazioni politiche;

considerato che:

l’accusa nei confronti di Franco Pacenza si basava esclusivamente sulle rivelazioni del finanziere italo-tedesco Alfonso Rizzo, promotore dell'investimento per la realizzazione delle due industrie, arrestato nell'ambito della stessa inchiesta reo confesso e rimesso in libertà nel giro di 5 giorni a seguito delle sue dichiarazioni, pur essendo permanente il pericolo che lo stesso si sottraesse alle indagini, come poi è avvenuto, e senza che sia stato chiarito dove siano andati a finire i soldi della truffa;

nel periodo cui si riferiscono i fatti, che ricade nel corso della precedente legislatura regionale, Franco Pacenza ricopriva in Calabria il ruolo di consigliere d’opposizione e non si capisce, né lo spiegano gli atti della magistratura, in quale modo avrebbe condizionato atti di un governo regionale di segno politico diverso;

l’inchiesta (nel corso della quale sono state eseguite altre misure cautelari), nel modo in cui essa viene raccontata dagli atti divulgati e dalla stampa, pare puntare ad accertare eventuali fatti-reato e comportamenti illegittimi posti in essere da enti economici ed istituzioni calabresi sempre nel periodo ricadente nella precedente legislatura regionale;

l’arresto di Franco Pacenza ha destato incredulità e clamore non soltanto tra i suoi compagni di partito ma anche al di fuori dello schieramento di centro-sinistra ed in modo più diffuso tra la pubblica opinione calabrese che lo conosce come persona e uomo politico, e prima ancora sindacalista, che ha sempre operato con trasparenza che, con la formazione politica in cui milita, si è sempre fatto promotore di iniziative volte a difendere la legalità anche nella gestione delle risorse e dei fondi destinati allo sviluppo;

sono forti i dubbi riguardo alla competenza territoriale per questa indagine e i legali di Pacenza sostengono viceversa la competenza dei giudici di Rossano ai quali hanno chiesto vengano trasmessi gli atti,

gli interroganti chiedono di sapere quali iniziative di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per accertare, nel doveroso rispetto di autonomia e prerogative della magistratura e nei limiti consentiti in presenza di una indagine in corso, il rispetto, la correttezza e la coerenza con le norme e la procedura nell’importante lavoro svolto dalla magistratura cosentina per contrastare in Calabria fenomeni di illegalità e speculativi - che grandi e gravi danni possono creare alle popolazioni calabresi - e a tutela dei diritti inviolabili della libertà e della dignità della persona, garantiti ugualmente a tutti i cittadini dalla Costituzione e dalle leggi della Repubblica.