Legislatura 15 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-00477
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Atto n. 4-00477
Pubblicato il 19 settembre 2006
Seduta n. 33
GIANNINI , BRISCA MENAPACE - Al Ministro della difesa. -
Premesso che:
il voto parlamentare del luglio 2006 relativo al rifinanziamento delle missioni militari italiane all’estero vincolava strettamente i compiti operativi dei militari in Afghanistan al peace keeping e al nation building a Kabul e Herat, escludendo invece la possibilità di un invio di forze militari italiane nel sud dell’Afghanistan;
nel mese di agosto in un incontro ufficiale, nell’ambito del viaggio che una delegazione delle Commissioni permanenti Difesa di Camera e Senato hanno compiuto nelle città di Kabul e Herat, il generale Abdurrahim Wardak, Ministro della difesa afghana, ha affermato: “Siamo contenti che le forze italiane prenderanno parte all'operazione Isaf nel sud dell'Afghanistan e dopo quattro mesi prenderanno il comando di quella regione";
successivamente, come emerso dalle notizie di stampa, Fabrizio Castagnetti, ex comandante del Comando vertice interforze di stanza in Afghanistan, ha smentito categoricamente la seconda parte delle dichiarazioni di Wardak, cioè quella sul comando: per il generale Castagnetti "è stato sicuramente un errore". Ma non ha smentito l'ipotesi che militari italiani possano essere impiegati nelle regioni "calde";
un’ulteriore smentita, a seguito delle numerose polemiche, perveniva dal Ministro della difesa per il quale la natura della missione italiana non cambiava;
negli stessi giorni “fonti militari”, così come è stato riportato da alcuni quotidiani nazionali, affermavano: “succederà che ci chiedano di usare le truppe speciali, e non si potrà dire di no: militari del 9° incursori Col Moschin, del 185° della Folgore, incursori del Comsubin della Marina militare dovranno essere disponibili per eventuali missioni "delicate" anche nelle zone più roventi. Perché gli alleati della missione Isaf hanno già accolto con scarso entusiasmo l'indisponibilità a nuovi impegni.”;
sul "Corriere della Sera” di mercoledì 6 settembre 2006 si legge una dichiarazione del Ministro della difesa Arturo Parisi: “Abbiamo rafforzato la capacità operativa del nostro contingente a Kabul e a Herat con la presenza di truppe speciali”, “I comandanti possono disporre di ogni aliquota della forza internazionale per soccorrere reparti o sostenere azioni di emergenza assoluta. Abbiamo previsto la possibilità che determinati reparti del nostro contingente possano essere impiegati in zone diverse dall’ovest del Paese ma solo in situazioni straordinarie: in questi casi i comandanti devono chiedere autorizzazione al governo che si è impegnato a dare una risposta entro 72 ore”. Evidenziando così la possibilità di poter utilizzare i militari italiani fuori dai limiti territoriali e funzionali fissati dal Parlamento, riprendendo quindi le dichiarazioni fatte durante le polemiche scatenate dalle affermazioni del Ministro della difesa afghano;
in una nota del Ministero della difesa del 6 settembre si fa presente che “a seguito di una domanda il Ministro si è limitato a ripetere le parole già riportate in occasione dell’approvazione nel quadro del decreto di rifinanziamento delle missioni precisando che la presenza di unità definite speciali attiene alla loro capacità operativa e non all’esistenza di un mandato speciale…”,
si chiede di sapere:
quale sia, nell’ambito territoriale e funzionale dei precisi compiti di peace keeping e nation building stabiliti dal Parlamento per il contingente italiano, il ruolo dei reparti speciali;
se siano stati formalmente stabiliti, e se sì in quale sede politico istituzionale o militare, i margini di diversa utilizzabilità di questi reparti;
se non si ritenga che in questo modo una parte della funzione della forza militare italiana possa sfuggire dallo svolgimento dei compiti che il Parlamento ha stabilito.