Legislatura 14ª - 10ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 211 del 29/07/2004

PROPOSTA DI RELAZIONE SULLA SITUAZIONE DELL'INDUSTRIA AERONAUTICA E AEROSPAZIALE ITALIANA

 

 

SOMMARIO: 1. La situazione in atto nell’industria aeronautica e aerospaziale. 2. Elementi critici e prospettive di sviluppo. 3. Le proposte della Commissione.

 

 

Premessa

 

Nel corso del 2004, la Sottocommissione per le politiche aerospaziali, istituita in data 12 febbraio 2003,  ha provveduto a svolgere un ampio ciclo di audizioni, che hanno coinvolto i principali soggetti che operano nel campo dell’aerospazio, consentendo di acquisire utili elementi conoscitivi sulle caratteristiche strutturali del comparto, sulle sue attuali condizioni e sulle prospettive future.

In particolare, sono stati auditi i rappresentanti dell’Associazione industrie per l’aerospazio, i sistemi e la  difesa (AIAD) e dell’Associazione piccole e medie imprese aerospaziali (AIPAS), nonché i rappresentanti delle principali imprese operanti del settore e dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), che hanno fornito una approfondita analisi delle caratteristiche organizzative delle singole realtà interessate, oltre a formulare numerose proposte e suggerimenti finalizzati al mantenimento del ruolo di primo piano che l’industria italiana ricopre in tale settore.

 

 

1.                  La situazione in atto nel settore dell’industria aeronautica ed aerospaziale.

 

 

1.1 L'aerospazio costituisce un settore  nel quale gli operatori italiani hanno da tempo assunto un ruolo primario, ponendosi all'avanguardia nelle innovazioni di prodotti e processi produttivi e consolidando nel tempo un forte apprezzamento da parte degli acquirenti - pubblici e privati - in ambito interno ed internazionale. Ciò ha consentito alle principali imprese italiane di partecipare a joint ventures, a forme di cooperazione progettuale e di condivisione del rischio di investimento con altri operatori internazionali, occupando sempre posti di primo piano.

Sulla base di quanto illustrato anche dalla Relazione sullo stato dell'industria aeronautica per l'anno 2002, redatta dal Ministro delle attività produttive e presentata dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, il settore si è tuttavia recentemente trovato a fronteggiare una concorrenza sempre più agguerrita. Soprattutto gli Stati Uniti, in considerazione del valore strategico delle tecnologie aerospaziali ed elettroniche per gli obiettivi della sicurezza e della difesa, hanno realizzato ingenti investimenti in ricerca e sviluppo, al fine di promuovere il rafforzamento strategico e tecnologico delle proprie imprese di settore. Occorre inoltre considerare che il sistema statunitense beneficia, oltre che di un consistente impegno pubblico, di un modello organizzativo e di un approccio concettuale alla ricerca maggiormente flessibile, incentrato sulla promozione delle cosiddette tecnologie "duali" (i.e. destinate ad impieghi sia civili che militari) e sullo sviluppo di tecnologie fortemente avanzate, in preparazione della futura domanda di mercato.

Secondo quanto rilevato dai soggetti auditi, il diverso atteggiamento adottato dai Paesi europei, con budget istituzionali inferiori rispetto agli stanziamenti statunitensi, e con un generale ristagno delle commesse pubbliche, ha posto le basi per il rallentamento dei processi di sviluppo ed innovazione tecnologica, con conseguenti rischi di declino in termini di competitività.

In particolare, in Italia, la citata Relazione evidenzia l'esistenza "di uno svantaggio competitivo rispetto agli altri Paesi europei con i quali condivide i vincoli di finanza pubblica, in quanto la ridotta propensione agli investimenti militari non consente né un riequilibrio aciclico del business aeronautico nelle fasi critiche delle attività civili come l'attuale, né un adeguamento continuativo e sufficiente delle capacità militari e tecnologiche alle nuove esigenze di sicurezza nazionale."

Ciò nonostante, il settore aerospaziale nazionale può essere ancora considerato solido, con ampi margini di crescita potenziale, grazie anche ai rilevanti programmi di collaborazione ad alto contenuto tecnologico sviluppati in ambito europeo e internazionale, che hanno consentito all'industria nazionale di attraversare la crisi dei primi anni Novanta, creando le premesse per il mantenimento dei livelli occupazionali e dei carichi di lavoro attuali.

 

1.2 Occorre tuttavia considerare che se, da un lato, la dimensione industriale italiana appare rilevante nello scenario dell'offerta interna, non può dirsi lo stesso se tale dimensione viene confrontata con i grandi operatori europei e nordamericani, il che è in parte l'inevitabile riflesso delle modeste dimensioni del mercato domestico. Il peso del comparto nazionale è infatti pari a oltre l’8 per cento del fatturato aerospaziale europeo, mentre sono ben differenti i valori di Francia (34 per cento), Regno Unito (31 per cento), Germania (19 per cento).

Nel 2003 le imprese nazionali iscritte all'AIAD (Associazione Industrie per l’Aerospazio, i sistemi e la  Difesa) (dati Assemblea Generale del 24 giugno 2004) hanno occupato complessivamente circa 50.000 addetti, sviluppando un fatturato complessivo di 10,3 miliardi di Euro (che include i settori aeronautico, spaziale, elettronico, navale e terrestre) e garantendo inoltre alla bilancia commerciale nazionale un saldo commerciale attivo pari a 3750 milioni di Euro, a fronte di un valore delle importazioni di circa 1400 milioni di Euro,  investendo in Ricerca e Sviluppo oltre 900 milioni di Euro. L’AIAD ha sottolineato come l’industria italiana, quarta tra quelle europee, detenga competenze ed aree di eccellenza che le consentono di realizzare una certa autonomia decisionale e di disporre di assets progettuali e manifatturieri attraverso una politica flessibile nelle alleanze strutturali europee e nelle partecipazioni ai programmi internazionali. Di particolare rilievo appare inoltre il fatto che l'industria italiana sia stata inserita in nuove iniziative statunitensi, partecipando direttamente alle relative fasi di sviluppo tecnologico.

L’industria nazionale detiene attualmente la posizione di nazione leader mondiale negli elicotteri, leader europeo per i velivoli di addestramento, e rappresenta altresì il secondo polo europeo per le telecomunicazioni militari, e il quarto attore nelle aerostrutture per grandi velivoli commerciali e militari.

In tale quadro, sono stati per ora conclusi alcuni importanti accordi di cooperazione industriale, nella missilistica (MBDA), nell’elicotteristica (AgustaWestland), nell’elettronica per la difesa (Eurosystems), nello spazio (Alcatel/Alenia Spazio), nei quali le imprese italiane sono chiamate a svolgere ruoli di primo piano, a conferma di una forte vitalità industriale tesa a consolidare posizioni di rilievo nel campo aerospaziale, anche nella prospettiva di ulteriori accordi di partenariato.  

Nel settore aerospaziale anche le piccole e medie imprese hanno dimostrato grande vitalità, creando occupazione e consolidando specifiche competenze e know-how nel campo delle aerostrutture e degli equipaggiamenti (velivoli ad ala fissa e rotante) e delle missioni spaziali. Il nucleo delle piccole e medie imprese aerospaziali, anch’esse in grado di effettuare investimenti in tecnologia ed innovazione, è rappresentato da circa un centinaio di imprese, con una occupazione complessiva di circa 2500 unità ed un fatturato quantificabile in circa 450 milioni di Euro. Più in particolare le PMI dedicate al settore spaziale hanno, secondo l'AIPAS (Associazione piccole e medie imprese aerospaziali), un livello di produttività che si attesta al di sopra della media dell’industria aerospaziale nel suo complesso.

Anche per il settore spaziale è stata rilevata la scarsità delle risorse disponibili. La differenza strutturale tra USA ed Europa ha aumentato l'esposizione del settore europeo alle variabili dei cicli economici dei mercati primari, come testimoniato anche dal Libro Bianco sullo spazio del 2003.

E’ stato altresì sottolineato che gli investimenti in ricerca, sviluppo e produzione di sistemi ad alta tecnologia non possono essere affidati alla sola iniziativa dei privati (autofinanziamento o credito bancario) ma necessitano dell’essenziale intervento pubblico che solo può farsi carico degli elevati rischi connessi ad investimenti di grandi dimensioni, con lunghi tempi di rientro economico (15/20 anni) e redditività differita nel tempo.

Vi sono inoltre numerose ragioni di carattere economico, legate agli attributi del bene economico difesa, che dovrebbero indurre a promuovere una maggiore integrazione degli investimenti in ricerca e dei programmi di procurement su scala europea,  con la possibilità di realizzare economie di scala e di coordinamento non raggiungibili dai singoli Paesi, attualmente impegnati in complessi processi di transizione e riforma strutturale dei sistemi di finanza pubblica.

 

 

1.3 Peraltro, il settore in questione, in termini di ritorni economici, tecnologici, strategici nonché di ricadute su altri settori dell’economia, ha in realtà un peso specifico decisamente più elevato, rispetto alle sue contenute dimensioni. 

Si è evidenziato che la sola industria aerospaziale italiana nel 2003 ha prodotto un fatturato di oltre 6 miliardi di Euro (appena lo 0,7 per cento della produzione industriale nazionale), e offre lavoro a circa 38.000 addetti, rappresentando una realtà assai significativa, in quanto genera ricchezza fornendo un contributo rilevante (in media l'8 per cento) al surplus della bilancia commerciale nazionale per i prodotti hi-tech, al netto delle collaborazioni governative, oltre ad essere uno dei pochi settori ad alta specializzazione rimasti in Italia.

Inoltre, mentre negli Stati Uniti il drastico e rapido processo di razionalizzazione e consolidamento dell'offerta, fortemente sostenuto nel corso degli anni '90, ha già portato ad una profonda modifica della struttura industriale, con la creazione di gruppi di grandi dimensioni dal forte potere contrattuale,  nell'Unione Europea questo processo di consolidamento ha avuto inizio in un periodo successivo, ed è ancora in fase di svolgimento.

Nel corso delle audizioni svolte dalla Sottocommissione, è stato in più di un'occasione rimarcato che le evoluzioni del contesto internazionale dopo l'11 settembre hanno prodotto effetti rilevanti sul quadro di riferimento dei principali operatori dell'aerospazio e difesa a livello mondiale. In particolare, è stato rilevato un progressivo spostamento del tradizionale concetto di difesa, inteso quale compito istituzionale delle Forze Armate di protezione della Nazione in senso lato, verso quello più esteso ed indefinito di "sicurezza". Il diffondersi di azioni terroristiche, che configurano minacce di carattere asimmetrico, associate ad una crescente esigenza di realizzare azioni "fuori area" rispetto alle missioni tradizionali, sta progressivamente trasformando anche prestazioni e requisiti di mezzi e sistemi, impiegati a supporto dei dispositivi di sicurezza messi in atto a protezione dei vari scenari, potenzialmente più sensibili.

Tali cambiamenti hanno inevitabilmente determinato una forte influenza nei confronti del mondo industriale, teso a massimizzare le quote di mercato attraverso un'offerta in grado di adattarsi alle mutevoli esigenze della domanda, stimolando fortemente la ricerca e la produzione di sistemi ad impiego tattico, caratterizzati da elevata mobilità, che consentano rapidità e semplicità di dispiegamento e riconfigurazione, come i velivoli non pilotati, gli aeromobili da trasporto tattico ed i velivoli da rifornimento in volo, oltre ai sistemi con capacità di sorveglianza ed i sistemi integrati per la proiezione fuori area.

 

1.4 Il disegno governativo di razionalizzazione del comparto nazionale Hi-Tech aerospaziale e difesa, ha portato alla progressiva concentrazione di oltre l’80 per cento delle capacità industriali italiane intorno al polo Finmeccanica, che assume il ruolo di leader nazionale al pari degli omologhi leader francesi, tedeschi e inglesi, sia pur con una dimensione ancora inferiore. Mantengono la propria autonomia Fincantieri, e alcune realtà specializzate di medie e piccole dimensioni.

I dati relativi all’esercizio 2003 (comprendenti anche quelli relativi ad attività civili non aerospaziali), indicano per Finmeccanica un valore della produzione pari a 8.646 milioni di Euro, con un incremento dell’11 per cento rispetto al 2002 ed un valore di ordini accumulati nell’anno pari a 9.136 milioni di Euro, con un incremento del 5 per cento rispetto all’anno precedente. Il "portafoglio ordini", a fine 2003, è stato pari a 22.276 milioni di Euro (con un incremento del 3 per cento rispetto al 2002, pari a oltre due anni e mezzo di attività) mentre le spese in ricerca e sviluppo hanno raggiunto l’ammontare di 1.251 milioni di Euro, con un incremento del 24 per cento  rispetto a 1.009 milioni del 2002, ed un’incidenza di circa il 14 per cento sul valore della produzione.

Con un organico di 46.800 addetti, l’utile netto generato dalle attività di Finmeccanica è stato pari a 158 milioni di Euro rispetto ai 124 milioni del 2002, con un incremento pari al 27 per cento.

Tra le principali iniziative di Finmeccanica svolte dal 2003, si ricordano l’acquisizione di OTE, Aermacchi, Marconi Mobile Access, il 30 per cento di Avio. Sono inoltre ulteriormente proseguite le trattative con BaeSystems per la costituzione di un’alleanza nell’elettronica per la difesa (Eurosystems), e con Alcatel nel settore spaziale, i cui relativi Memorandum of Understanding sono stati siglati nel corso del primo semestre 2004.

Sono state rafforzate le attività di promozione e supporto per la penetrazione nel mercato nordamericano, riguardo a numerosi programmi come il "Deepwater" della Guardia Costiera, la flotta di elicotteri presidenziali e altre gare governative, nonchè il programma programma CXX per aerei da trasporto tattico.

Si illustrano qui di seguito le caratteristiche peculiari dei principali settori del comparto aerospaziale italiano, molti dei quali, come detto, riconducibili a Finmeccanica.

 

1.5 Il settore aeronautico si caratterizza anche in Italia come una delle aree di business di maggiore rilevanza quanto a specializzazioni e dimensione, con ampie e complete capacità progettuali e manifatturiere in campo velivolistico e sistemistico. Si tratta di un settore industriale strutturato e concentrato su due linee portanti, quali i sistemi di difesa aerea e le lavorazioni aerostrutturali, specializzate nella componentistica avanzata, in rapporto di complementarità con nicchie ad alta specializzazione quali gli addestratori e i velivoli business.

L’Italia rientra nel ristretto gruppo di Paesi industrializzati in grado di esprimere un’industria con consolidate capacità velivolistiche e sistemistiche autonome, in tutte le linee di business del settore. La dimensione complessiva dell’industria aeronautica, stimabile intorno a 1,6 miliardi di Euro con oltre 13.000 addetti, risulta significativa rispetto all’insieme del settore aerospaziale italiano.

 Alenia Aeronautica (valore della produzione 2003 di 1,2 miliardi di Euro, portafoglio ordini di 3,9 miliardi di Euro, 8700 addetti) rappresenta l’industria aeronautica nazionale che presidia il settore dell’ala fissa in modo integrato. Oltre a disporre di una capacità velivolistica e sistemistica autonoma completa, è integratore di sistemi e si qualifica come fornitore/partner anche "risk sharing" sul mercato mondiale aperto della componentistica avanzata, con una consolidata esperienza nelle collaborazioni internazionali civili e militari svolgendo altresì un ruolo trainante nell’innovazione e come punto di riferimento riferimento delle piccole e medie imprese. Nel quadro dell’offerta mondiale, Alenia Aeronautica occupa, in termini di ricavi, la 13a posizione nel ranking mondiale e la 5a posizione in Europa dopo Airbus, BAE Systems, Dassault ed EADS, collocandosi al 4° posto per dimensione tra i produttori indipendenti mondiali di aerostrutture civili e militari.

In parallelo con le attività in corso sul velivolo militare Eurofighter e l’addestratore M346, l’Italia sta assumendo il ruolo di partner nelle principali collaborazioni internazionali sia civili sia militari, che caratterizzeranno l’offerta per i prossimi 15 anni, investendo inoltre in dimostratori tecnologici nel segmento dei velivoli non pilotati.

In campo militare, è stata avviata la fase di produzione dell’Eurofighter, che si protrarrà per tutto il decennio con effetti anche sugli anni successivi per il supporto logistico e per il potenziale di crescita incrementale delle capacità operative, in grado di ampliare lo spettro di missioni.

In campo civile Alenia Aeronautica presidia la competenza delle tecnologie aerostrutturali che costituiscono un’autonoma capacità di business.

 

1.6 Il settore elicotteristico può a buon diritto essere considerato uno dei fiori all'occhiello della produzione nazionale: la joint venture paritetica Agusta-Westland, costituita nel 2000, ha realizzato nel 2003 un fatturato di circa 2600 milioni di Euro con 9000 addetti, grazie al perseguimento di  una strategia diversificata di nuovi prodotti. Più recentemente Finmeccanica ha  annunciato l’acquisto della quota britannica di Westland, che le consentirà di assumere il controllo completo della società AgustaWestland. Relativamente agli elicotteri, la Relazione sullo Stato dell'industria aeronautica per l'anno 2002 evidenzia come il forte interesse per il mercato USA, che da solo rappresenta il 50 per cento del mercato mondiale, abbia portato Agusta-Westland a consolidare i rapporti con le aziende nordamericane con forme di partenariato di programma, quali la società Agusta Bell  e l'accordo con la Lockheed Martin per la commercializzazione di un nuovo prodotto, al fine di soddisfare la normativa USA sul contenuto d'origine.

L'Agusta, che detiene la quota nazionale più elevata (il 32 per cento) nel programma dell’elicottero europeo NH90, ha inoltre conseguito una leadership nel consorzio industriale europeo finalizzato al progetto tecnologico per un convertiplano di seconda generazione(che ha adottato un progetto brevettato dalla medesima azienda) ed ha stretto accordi di collaborazione con l'industria statunitense per partecipare allo sviluppo dei velivoli non pilotati con capacità di volo verticale, sia attraverso il modulo elicotteristico, sia basati sullo schema del convertiplano.

 

1.7 Nell’ambito dell’evoluzione delle dottrine strategiche e dei concetti operativi "network centric", stanno assumendo sempre maggior importanza le tecnologie di ultima generazione, che consentono uno stretto coordinamento a livello interforze ed una crescente interoperabilità a livello internazionale, con operatori di altri paesi attivi nello stesso scenario operativo. Si tratta, infatti, di una tendenza ormai generalizzata in tutti i sottocomparti del settore: anche nel mercato dell'elettronica per la difesa la domanda si sta orientando da una richiesta di piattaforme aeromobili non integrate ed interoperative, verso un nuovo concetto di "network centric warfare", ove l'infrastruttura di comunicazione e la capacità di gestione integrata delle informazioni costituiscono il tessuto connettivo dell'intero sistema.

La presenza dell’industria nazionale nell’articolato  filone dell’elettronica della difesa, è rappresentato da operatori quali Galileo Avionica e Alenia Marconi Systems.

Galileo Avionica, con fatturato pari a 521 Milioni di Euro e un organico pari a 3400 addetti, è l’azienda italiana leader di riferimento nel segmento dell’avionica (sistemi, sensori, equipaggiamenti), ed una delle principali realtà europee nella sensoristica (radar e infrarosso) e l’avionica. Svolge un ruolo primario - sia autonomamente sia in partnership - nella progettazione sistemistica e nella produzione di sistemi avionici ed equipaggiamenti elettro-ottici, radar aeroportati, radiobersagli e velivoli tattici teleguidati, simulatori di volo ed equipaggiamenti spaziali per piattaforme e satelliti, oltre a sistemi di superficie e attività di servizio logistico per l’avionica di bordo di numerosi programmi aeronautici.

Alenia Marconi Systems – AMS, con ricavi per 1240 Milioni di Euro e più di 7000 addetti, è una joint-venture paritetica tra Finmeccanica e BaeSystems, operante nell’elettronica della difesa e del traffico aereo civile, specializzata nella fornitura e integrazione di sistemi e servizi nei campi dei sistemi di comando e controllo navale e terrestre, gestione e controllo del traffico aereo e aeroportuale, simulazione, radar, software.

AMS ha acquisito una presenza significativa nei propri mercati, con una riconosciuta leadership a livello mondiale nei segmenti radar per applicazioni navali e terrestri e nei sistemi navali, nonché nel settore della simulazione e nella realizzazione di ambienti virtuali per la valutazione ingegneristica di sistemi integrati. Questi risultati sono resi possibili dalle esperienze maturate da AMS quale integratore di sistemi, fornitore di centri di comando e controllo, produttore di radar terrestri e imbarcati, che costituiscono aree di eccellenza tecnologica.

 

1.8 Anche nel campo delle comunicazioni l'industria nazionale può vantare una presenza qualificata, con la Marconi Selenia Communications - MSC, entrata a far parte di Finmeccanica nell'agosto del 2002, che si colloca tra i leader mondiali ed è il secondo operatore europeo nel campo delle comunicazioni per la difesa, con oltre 5000 addetti ed un fatturato, nel 2003, di circa 720 milioni di Euro.

Si tratta del principale operatore nazionale nel campo delle comunicazioni per la difesa, con una forte propensione all’export, operando nel settore trasversale della Sicurezza, per il quale è prevista una crescita significativa negli anni a venire.

 

1.9 Il settore spaziale, nelle componenti manufatturiera e  dei servizi, è rappresentato da Alenia Spazio e Telespazio, e da Avio per quanto concerne i propulsori. Telespazio è stata recentemente acquisita da Finmeccanica, che detiene altresì il controllo del 30 per cento di Avio.

Alenia Spazio, con ricavi di 500 Milioni di Euro e 2600 addetti, costituisce il maggior polo industriale del settore spaziale operante in Italia. E’ una delle principali realtà europee, con una consolidata esperienza nei sistemi satellitari completi e nei sottosistemi, nelle infrastrutture orbitali, oltre che in sistemi di lancio, trasporto e rientro, e nel software spaziale (supercomputer  parallelo), sia nel campo civile che militare.

Ha il ruolo di capocommessa in tutti i programmi dell’ASI e partecipa alla maggior parte dei programmi dell’ESA, nonché ai programmi di ricerca comunitari e ai programmi di cooperazione bilaterale tra ASI e NASA.

Nel settore dei servizi spaziali, Telespazio (che vanta ricavi per 300 Milioni di Euro e oltre 1200 addetti) si posiziona tra le prime realtà europee quale Network Provider e operatore satellitare per una vasta gamma di applicazioni (es. gestione risorse naturali, monitoraggio ambientale, protezione civile), offrendo soluzioni complete di progettazione, realizzazione e gestione di reti integrate di telecomunicazioni e di sistemi. Fornisce inoltre servizi di telemetria, di gestione operativa di satelliti e di capacità di trasmissione televisiva. Telespazio gestisce il Centro Spaziale del Fucino per comunicazioni civili e il Centro di Matera di ricezione dei dati satellitari.

 

1.10 Anche nel settore della costruzione e manutenzione dei motori, l'industria nazionale è ben rappresentata sullo scenario internazionale, da Avio S.p.A., con un fatturato di 1.3 miliardi di Euro nel 2003, e circa 5000 dipendenti. Attualmente Avio partecipa ad importanti programmi di sviluppo e produzione in partnership con i maggiori produttori di motori su scala mondiale - General Electric, Pratt & Whitney e Rolls Royce- e sovrintende in modo del tutto autonomo al controllo di alcuni sottosistemi completi del motore. Sul versante delle applicazioni militari, la partecipazione di Avio ai consorzi europei per lo sviluppo del motore del Tornado e successivamente a quello per lo sviluppo del motore dell'Eurofighter, ha consentito il consolidamento di tecnologie originali, le cui applicazioni nel settore dei motori commerciali hanno determinato ulteriore crescita e capacità di competizione sul mercato mondiale. Nel settore spaziale, Avio è leader europeo nella progettazione e realizzazione di propulsori a propellente solido, e ricopre una posizione guida nello sviluppo del lanciatore europeo Vega: a tale riguardo la società ELV, costituita da Avio in collaborazione con l'Agenzia Spaziale Italiana, ha assunto - su mandato dell'ESA - il ruolo di sistemista nella progettazione, sviluppo e produzione di tale progetto.

 

1.11 In termini più generali, nel corso delle audizioni è emerso un quadro complessivo sostanzialmente omogeneo per quanto attiene la situazione generale del comparto produttivo nazionale, nel quale gli operatori italiani,  come evidenziato dal Ministero delle Attività produttive, nella citata Relazione sullo stato dell’industria aeronautica, con alcune aree sistemistiche ad alta specializzazione (aerostrutture, velivoli da addestramento, aeromobili a volo verticale, elettronica professionale connessa alla sicurezza) e con puntuali capacità di nicchia (velivoli turboelica, aeromobili d’affari e d’aviazione generale certificata) detengono posizioni di rilievo sia autonomamente sia nel quadro delle principali cooperazioni europee ed internazionali.

Altrettanto concorde è stata peraltro l'indicazione delle principali criticità del sistema, che occorre risolvere con tempistiche realistiche in funzione sia degli sviluppi tecnologici che delle alleanze industriali, come si evidenzierà nel successivo paragrafo.

 

 

2. Elementi critici e prospettive di sviluppo

 

            2.1 Il contesto strategico in cui operano le imprese aerospaziali e della difesa si trova in una fase di grande evoluzione, dove prevalgono dal 2001 le incertezze sulle prospettive di medio termine, come in precedenza descritto. I fattori che hanno determinato tale situazione sono numerosi ed estremamente eterogenei.

            La generale crisi economica su scala globale ha determinato una forte contrazione del mercato civile, manifestatasi nel crollo del traffico aereo, con gravi difficoltà per le aerolinee.

            Al contempo, si registrano contrazioni nei budget militari europei, ( nei quali aumenta il divario con gli USA), proprio in un momento di grandi trasformazioni sul piano strategico,con l’emergere di nuove dottrine militari e nuovi ruoli delle alleanze. Le nuove minacce stanno infatti portando a ridefinire il concetto di Sicurezza ed a riorientare gradualmente le priorità di investimento, per integrare in rete sistemi, piattaforme e sensori (c.d. Network Centric Operations).

            L’attuale momento storico è inoltre connotato dalla forte spinta di alcuni Governi a precostituire alleanze e investimenti in aree tecnologiche critiche per rafforzare il posizionamento della propria industria, e conseguire la leadership nei futuri equilibri strategici, nel perdurare di una generale indeterminatezza delle modalità di sviluppo del settore.

            In questo contesto complesso e sofisticato, in rapida quanto profonda trasformazione, l’attività di ricerca e sviluppo assume un’importanza fondamentale per il comparto industriale Hi-Tech nelle sue articolazioni, per il continuo avanzamento tecnologico e per soddisfare una domanda focalizzata sul contenuto delle applicazioni tecnologiche integrate in sistemi complessi.

            Appare tuttavia rilevante lo svantaggio competitivo italiano negli investimenti per la ricerca nazionale: nel 2000 la media UE rispetto al PIL era pari allo 0,73 per cento (in Italia  allo 0,58 per cento) e ancora più marcato il differenziale nella ricerca militare (0,47 per cento negli USA, 0,16 per cento del PIL in Europa contro lo 0,02 per cento in Italia).

            Anche se le spese nella ricerca militare in Italia sono recentemente cresciute, i soggetti auditi hanno rilevato che l’attuale livello degli stanziamenti non agevola comunque le industrie italiane a stare al passo con l’innovazione tecnologica e con le rapide evoluzioni di questo comparto Hi-Tech, e quindi a negoziare adeguate posizioni nelle nuove cooperazioni internazionali.

 

            2.2 Relativamente al comparto aeronautico (sia per la componente dell’ala fissa che per quella dell’ala rotante), permangono diverse problematiche aperte sulla effettiva fattibilità delle prospettive di sviluppo e crescita tecnologica, come evidenziato nel corso delle audizioni.

            Le perduranti incertezze sul livello degli investimenti del budget Difesa per il 2005 e sul trend di medio-termine (2006-09), nonchè sul mantenimento in termini reali degli investimenti "duali" in ricerca e sviluppo, sia in ambito nazionale, sia in termini di ricadute di programmi a cofinanziamento dell’Unione europea, sono state accuratamente sottolineate nel corso delle audizioni svolte dalla Sottocommissione.

            É stata parimenti sottolineata la necessità di un maggiore supporto governativo rispetto al passato nelle politiche di commercializzazione su scala sovranazionale. E’ stato altresì evidenziato che potrebbero derivare ulteriori criticità dal possibile ridimensionamento del programma Eurofighter e nelle possibili difficoltà di bilancio del Ministero delle attività produttive nell’assicurare le risorse per la tempestiva conclusione dei principali programmi avviati ed il rapido avvio dei nuovi programmi cui l’industria nazionale sarà chiamata a collaborare .

            É stato inoltre rilevato come le prospettive del comparto siano legate al superamento delle problematiche che caratterizzano l’attuale delicata fase di ridefinizione delle dottrine militari, del modello di business nell’aeronautica civile, delle regole di mercato, e di riposizionamento degli assetti industriali tra le Nazioni in un’Europa anche a più velocità. In questa prospettiva, una valida carta da giocare per l’industria aerospaziale italiana nei futuri assetti europei potrebbe essere quella delle alleanze diversificate per filone di business, e flessibili quanto a governance.

 

 

            2.3 Si è altresì osservato che il lancio di programmi comuni europei con modalità di finanziamento pubblico-privato e la partecipazione dell’Unione europea potrebbero realizzarsi sull’esempio del programma Galileo (un sistema satellitare che comunque presenta limiti oggettivi relativamente alla partecipazione privata), definendo i necessari requisiti per la sicurezza comune.

            Risulta pertanto opportuno che anche l’Italia definisca linee di orientamento di politica industriale per l’Hi-Tech di lungo termine ed individui – almeno a medio termine – i mezzi finanziari per dar concretezza ai relativi investimenti.

            Il consolidamento ed ulteriore sviluppo di una base industriale nazionale competitiva, in grado di poter controllare il business e le tecnologie critiche, e rafforzare le aree di eccellenza già presidiate, rende necessario definire e mantenere obiettivi strategici coerenti con le scelte di alleanza e investimento che il Paese vorrà perseguire, in quanto le scelte effettuate nell’attuale momento storico potranno influire sulla struttura industriale nazionale negli anni a venire.

            È stata inoltre sottolineata l’importanza di assicurare una linea continuativa di sviluppo del comparto con una strategia di lungo periodo, per assicurare continuità ai grandi programmi aeronautici militari e civili che caratterizzeranno l’offerta aerospaziale europea nei prossimi 15-20 anni, in un quadro di maggiore integrazione tra Unione europea e Stati uniti.

 

            2.4 Occorre altresì definire una chiara politica nazionale che porti ad una razionalizzazione dei mezzi di volo verticale di pubblico impiego per le crescenti esigenze di sicurezza nazionale, sulla falsariga di quanto stanno già realizzando altri Paesi, fravorendo le esportazioni ai governi esteri mediante accordi quadro intergovernativi, propedeutici all’avvio dei contatti commerciali delle imprese, mediante un approccio sistematico che gli altri paesi hanno istituzionalizzato da tempo.

            I soggetti auditi hanno evidenziato in particolar modo la rilevanza strategica di alcuni settori ai quali occorrerebbe dedicare particolare attenzione, come l’area della componentistica avanzata (sottosistemi strutturali)  per sostanziare una qualificata presenza nazionale nei grandi programmi velivolistici commerciali che caratterizzeranno il mercato e l’offerta del futuro ; l’area dei velivoli per missioni speciali, con particolare riferimento alla definizione e sviluppo di nuovi velivoli non pilotati UAV/UCAV, finalizzati a soddisfare le emergenti esigenze di sicurezza e difesa in ambienti integrati; l’area degli aeromobili a volo verticale (elicotteri e convertiplani), per sostenere la presenza dell’industria italiana nelle grandi filiere tecnologiche che riguardano il futuro del volo verticale, quali l’elicottero medio polivalente, il convertiplano, i velivoli non pilotati (UAV) nonché, infine, l’area dei velivoli d’affari, per favorire le consolidate capacità industriali italiane del segmento, tramite la promozione e lo sviluppo delle famiglie di velivoli turboelica esistenti, prevedendo anche nuovi progetti avanzati.

 

2.5 Nell’ampio e articolato comparto dell’elettronica per la difesa, si è ritenuto che nel medio periodo, una equilibrata composizione del settore risulti legata ad un qualificato livello della presenza italiana in specifiche aree, quali i grandi programmi velivolistici militari, i programmi elicotteristici, i programmi di aggiornamento (mid-life upgrade) dell’avionica di bordo delle piattaforme già operative, i progetti di collaborazione per sistemi di sorveglianza aerea (es. le cooperazioni transatlantiche AGS e MMA), dove l’industria italiana può svolgere un ruolo autorevole con l’esperienza maturata nell’ambito del programma europeo per il radar "active phased array" SOSTAR-X quale "National Leading Nation".

Viene sottolineata l’importanza di impostare piani tecnologici per filiere, per sviluppare l’innovazione in specifici segmenti (es. architetture C4I - Comando, Controllo, Computer, Comunicazione e Intelligence - sistemi di missione integrati, data fusion, antenne radar attive) che consentiranno ricadute anche in altri settori, quali la "situational awareness". Al contempo diventa oggi essenziale prevedere anche lo sviluppo delle competenze di base e la realizzazione di prototipi e dimostratori per la validazione delle necessarie tecnologie abilitanti, al fine di entrare nel mercato con soluzioni idonee e flessibili, con una corretta tempistica dettata dalla velocità dell’evoluzione tecnologica e dei requisiti operativi.

Peraltro, anche tale comparto sottolinea la presenza di potenziali criticità in termini di promozione della presenza sui mercati internazionali e di adeguamento delle capacità tecnologiche necessarie a garantire il presidio di aree critiche.

 

            2.6 Il settore spaziale manifatturiero si trova oggi in una situazione particolarmente delicata, con riflessi anche per l’industria italiana. La crisi dell’economia globale  si è riflessa sullo spazio in misura significativa sia contenendo (per le problematiche della finanza pubblica) il livello reale degli investimenti governativi nello spazio, sia inducendo una contrazione anche molto significativa degli investimenti privati per sistemi per applicazioni satellitari commerciali.

            In particolare, in Europa, la domanda di nuovi sistemi spaziali ha visto negli ultimi anni la componente istituzionale (che del mercato manifatturiero spaziale rappresenta l’elemento di gran lunga preponderante [oltre l’80 per cento]) muoversi con un andamento stazionario se non decrescente.

            Tale situazione ha determinato, a livello europeo, una diminuzione di oltre l’11 per cento del giro d’affari, e ad una contrazione di occupati pari al 4,3 per cento. La citata Relazione del Ministero delle attività produttive sullo stato dell'industria aeronautica parla di una rilevante  crisi della domanda commerciale, con il crollo degli ordini di satelliti di telecomunicazioni e dei sistemi di lancio, con una drastica riduzione  delle prospettive a breve-medio termine riguardanti nuovi programmi di costellazioni di piccoli satelliti.

Per quanto riguarda il mercato istituzionale, che resta la componente fondamentale del mercato manifatturiero spaziale (con una quota che si colloca da vari anni tra l'80 per cento e l'85 per cento a livello globale) i budget pubblici europei per lo spazio - disattendendo le aspettative di crescita - sono rimasti su un livello stazionario, mentre resta ancora di gran lunga prevalente (circa il 90 per cento) la quota indirizzata ai programmi civili.

In questo complessivo quadro di mercato, non è stata ancora completata da parte di numerosi gruppi quella razionalizzazione, necessaria dopo le operazioni di concentrazione ormai in atto da alcuni anni, che ha portato ad una diminuzione del numero degli operatori principali, sia al livello di aziende fornitrici di sistemi satellitari che a livello di aziende produttrici di sottosistemi.

Nel contempo, vengono però percepiti segnali di prospettive che potrebbero comportare una crescita nel medio termine degli investimenti in questo settore, ricollegabili al ruolo determinante che i sistemi spaziali possiedono oggi nell'operatività di una comunità moderna.

Si è  sottolineato l'impegno dell'Unione Europea, che attraverso il Libro verde adottato dalla Comunità europea  il 21 gennaio 2003, ha poi elaborato il Libro Bianco, emesso a Novembre 2003, che definisce un piano di azioni e iniziative per realizzare una politica spaziale a livello europeo tramite un Piano quinquennale e un aumento delle risorse complessive, considerando gli obiettivi di aumentare la sicurezza, sviluppare l'economia, contribuire al progresso sociale, accrescere la conoscenza ed ispirare le future generazioni.

Attraverso questo percorso si vuole consolidare e salvaguardare l'indipendenza strategica dell'Europa in campo spaziale, rispondere alle esigenze emergenti dall'Europa allargata, in uno scenario di cooperazione con gli Stati Uniti.

Nel nuovo contesto l'ESA (Agenzia Spaziale Europea) appare orientata a diventare sempre di più il braccio "operativo" della politica spaziale della UE e quindi, lo strumento per la realizzazione dei programmi spaziali europei, inclusi quelli funzionali alla sicurezza.

Sono stati illustrati gli obiettivi strategici ed il futuro modus operandi dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI), focalizzati sul binomio prodotti tecnologici - prodotti applicativi. In tal senso, l'ASI ha preannunciato il proprio impegno nel settore, ricordando che nell'approccio strategico definito dal Piano spaziale nazionale per il triennio 2003-2005, le attività dell'Agenzia sono state orientate verso lo studio e dell'analisi delle applicazioni e delle c.d. tecnologie abilitanti, oltre che, infine, sullo studio di un business plan riguardante il sistema nel suo complesso, chiarendo tuttavia di escludere il proprio impegno nello sviluppo e nella realizzazione delle infrastrutture necessarie. A tal fine infatti, l'Agenzia prevede solo eventuali forme di parziale cofinanziamento.

É emersa l'esigenza che l'Italia passi alla definizione non più di "politiche spaziali di settore" ma di "una politica spaziale per il Paese", in quanto in Italia appare ancora in via di consolidamento un'ottica integrata nei confronti dell settore spaziale,  che consideri il complessivo investimento nello spazio non più in ottica settoriale (la ricerca spaziale, lo spazio militare, la partecipazione ai programmi europei, etc.).

In particolare, si  è evidenziato come oggi, molto più che in passato, la domanda pubblica spaziale nazionale sia da indirizzare verso la realizzazione di sistemi applicativi necessari per soddisfare reali esigenze delle Istituzioni (civili e militari). Il settore della Pubblica Amministrazione - è stato osservato - dovrebbe diventare il primo utilizzatore dei sistemi spaziali.

Prospettive di grande interesse esistono anche nel campo delle telecomunicazioni civili per la Pubblica Amministrazione dove l'impiego di sistemi satellitari può svolgere un ruolo fondamentale per le comunicazioni a banda larga, anche come "spina dorsale" di reti integrate. Il settore industriale punta alla  concretizzazione nel breve-medio periodo di un programma ad hoc per consolidare le posizioni di leadership, da utilizzare anche in ambito europeo in quanto l'Unione prevede di realizzare una infrastruttura di rilevanza sociale per servizi a banda larga.

Le concrete opportunità che si presentano all'industria spaziale manifatturiera nel breve-medio termine sono in ogni caso molteplici. Tra le più rilevanti vi è certamente il programma COSMO-Skymed, riguardante lo sviluppo di un sistema di monitoraggio ambientale ed osservazione della Terra, che mira a soddisfare particolari esigenze civili e militari e presenta un significato particolare per l'industria nazionale in quanto, impostato sull'impiego di una costellazione di satelliti con sensori avanzati, comporterà il consolidamento di un'area di eccellenza tecnologica. Tuttavia tale programma, pur essendo uno dei programmi-chiave del Piano spaziale nazionale, da tempo in fase di sviluppo, procede attualmente con coperture contrattuali parziali a termine. Solo la conclusione di un contratto definitivo potrà permettere di ottimizzare la realizzazione del sistema dando certezze alla pianificazione del programma.

 

2.7 Nel campo della navigazione il programma Galileo vede ormai decisamente avviata la fase di sviluppo, mentre devono invece ancora essere lanciati i progetti tecnologici nazionali a supporto della partecipazione italiana a Galileo, per il cui finanziamento appositi stanziamenti sono già stati previsti dalla legislazione vigente. La necessità di compiere un passo in avanti con riguardo a tali progetti appare particolarmente urgente nel momento in cui in ambito internazionale sono in corso di definizione tra i vari Paesi le trattative relativamente ai rispettivi ruoli, che ciascuno potrà assumere, anche per le componenti pubbliche, con riguardo alla fase di  realizzazione e  gestione del sistema.

Opportunità interessanti esistono anche in ambito internazionale  riguardo ai futuri sistemi di trasporto spaziale recuperabili, alla nuove attività per la Stazione Spaziale Internazionale ed ai futuri programmi di esplorazione planetaria.

Appaiono importanti in proposito - in continuità con una consolidata tradizione - anche le prospettive di scenari di cooperazione con gli Stati Uniti, che hanno deciso di rilanciare con decisione in un rinnovato spirito di scoperta le missioni abitate nello spazio e l'esplorazione planetaria, sottolineando i benefici che ne potranno derivare per le innovazioni tecnologiche.

Sono state evidenziate le principali problematiche dell’ASI: il recupero di 800 milioni di Euro di residui passivi ereditati dalle precedenti gestioni, il mancato ritorno economico del contratto con la NASA per i moduli spaziali, la scarsa flessibilità delle imprese e degli enti di ricerca nell’utilizzo delle risorse nelle attività.

            Per quanto riguarda gli elementi di criticità, i rappresentanti dell’Agenzia spaziale italiana hanno rilevato che il bilancio dell’ASI assegna circa il 55 per cento della quota per le attività spaziali direttamente all’ESA e che, pertanto, ciò che resta a disposizione a livello nazionale non appare significativo. Tra gli impegni finanziari in corso da parte dell’ASI, è stato ricordato quello per il programma Cosmo Sky-Med e per il satellite a larga banda per la Pubblica Amministrazione.

 

 

3. Le proposte della Commissione

 

3.1 L’ampio ciclo di audizioni svolto dalla Sottocommissione per le politiche aerospaziali ha consentito di cogliere il quadro strutturale del settore, individuandone i punti di forza e gli aspetti critici, segnalati nel corso dei precedenti paragrafi.

Il settore aerospaziale, con le sue molteplici applicazioni duali, rappresenta un settore strategico per l’autonomia tecnologica e la sicurezza della nazione.Oltre a provvedere agli indispensabili strumenti per le esigenze delle Forze Armate, infatti, la ricerca nel campo aerospaziale produce innovazioni capaci di produrre effetti di fertilizzazione su altri settori industriali.

Le linee guida a medio termine del disegno di politica industriale per la promozione del settore aerospaziale, delineate dalla Relazione annuale del Ministero delle Attività Produttive, identificano gli obiettivi strategici per il settore, compatibili con le risorse industriali e del Paese, incentrandosi sulle filiere dove il contributo nazionale può risultare di rilievo, nonché su quelle aree di eccellenza dove l’industria  italiana può assumere posizioni di leadership a livello europeo.

In detta relazione sono state considerate sei filiere identificate nei velivoli da combattimento, per l’addestramento, per missioni speciali, nei velivoli non pilotati; negli elicotteri e convertiplani; nell’elettronica per la navigazione aerea e per la sicurezza, nei velivoli da trasporto militari e civili, nella propulsione e nello spazio.

In particolare, risulta indispensabile dare continuità finanziaria a quei programmi in collaborazione a valenza strategica, che sono in fase di realizzazione, nei quali lo Stato ha già profuso ampi investimenti.

Il completamento di tali programmi risulta essenziale per non sbilanciare le posizioni acquisite e non perdere i relativi ritorni economici e tecnologici.

Allo stesso tempo, una specifica focalizzazione deve essere rivolta a programmi commerciali in campo velivolistico recentemente avviati o di previsto di avvio che, per le intrinseche caratteristiche del settore e la concentrazione di tecnologie innovative, non possono essere avviati se non in presenza di finanziamenti sussidiari dello Stato. 

Parimenti, appare opportuno effettuare investimenti mirati nelle aree tecnologiche innovative, emerse con l’evoluzione dello scenario strategico e delle nuove esigenze di Sicurezza, da cui si attende una positiva domanda di mercato, e nelle quali le industrie italiane detengono competenze avanzate, quali le architetture tecnologiche dei sistemi per la gestione e il controllo del Traffico Aereo (ATM), lo sviluppo di capacità sistemistiche integrate in ambito Network Centric Operations, lo sviluppo e dimostrazione delle tecnologie abilitanti relative alla validazione e maturazione dei velivoli non pilotati UAV.

 

3.2 La realizzazione degli obiettivi-Paese sopra delineati, deve comunque tenere conto che l’ampiezza degli investimenti e la lentezza del loro ritorno economico (10-15 anni) non consentono all’industria di settore l’utilizzo dei normali rapporti di provvista del sistema del credito ordinario; l’alta tecnologia comporta infatti rischi d’impresa tali da rendere imprescindibile l’intervento costante e sussidiario dello Stato, pena la perdita dei requisiti minimi di competitività rispetto ai maggiori competitori mondiali, che di tale intervento ampiamente beneficiano.

Gli intrinseci elementi di strategicità e le peculiari caratteristiche della ricerca per l’alta tecnologia evidenziano, in ogni Paese, la specificità del settore dell’aerospazio e dell’elettronica ad esso correlata. Da ciò consegue l’effettiva impossibilità di completa omologazione con altri comparti industriali e la conseguente necessità di specifici strumenti di finanziamento. Detti strumenti ad avviso di tutti gli auditi sono già presenti nel quadro normativo vigente ed abbisognano di adeguati rifinanziamenti.             E’ stata parimenti sottolineata l’assoluta inopportunità – ancorché in via ipotetica - di ricomprendere il settore nell’ambito di un fondo unico di tipo generale, che finirebbe per mortificarne le peculiarità, soprattutto laddove gli interventi si sostanzino in meri contributi in conto interessi.

            Il rischio di un ulteriore depauperamento delle capacità tecnologiche acquisite nel recente passato, e la ripresa degli investimenti nell’Hi-Tech da parte di alcuni Governi europei (è recentissima la posizione della Francia che - tra le direttrici della propria economia - ritiene prioritario investire in quei settori strategici quali l’aerospazio e la difesa), rende oggi non rinviabili gli investimenti essenziali per la ripresa dello sviluppo di selezionate aree di eccellenza tuttora esistenti.

            Data la  presenza di un’articolata strumentazione legislativa finalizzata alla promozione della ricerca e sviluppo,  del cui efficace funzionamento si è avuta prova, appare indispensabile assicurarne il rifinanziamento con volumi congrui allo sviluppo di capacità hi-tech per il Paese e compatibili con le problematiche della finanza pubblica.

In tale contesto, è stato confermato da tutti i soggetti auditi che il quadro normativo di settore, se adeguatamente rifinanziato, è idoneo a sostenere la competitività del nostro Paese sui mercati internazionali.

 

 

                        3.3 Per poter realizzare quanto sopra descritto, risulta quindi fondamentale –  come evidenziato nelle risoluzioni parlamentari (Camera e Senato) relative al DPEF per l'anno 2003 – "favorire la ripresa degli investimenti anche pubblici nei settori aerospaziale ed elettronico".

                        Conseguentemente, in occasione del prossimo DPEF – quale premessa necessaria per la previsione di adeguate risorse sin dalla Legge Finanziaria 2005 – sarebbe opportuno sottolineare la necessità di un maggiore impegno -  nel quadro di una politica industriale di sviluppo -  per la ricerca e l’innovazione nei settori dell’alta tecnologia quali l’aerospazio e l’elettronica per la sicurezza.

            Permane, infine, anche per lo spazio la necessità di incrementare le risorse attualmente stanziate dalla vigente legislazione con riguardo ai programmi di maggiore interesse, quali COSMO-Skymed (impostato sull’impiego di satelliti con sensori radar) che, pur costituendo uno dei programmi principali del Piano Spaziale Nazionale, procede attualmente con coperture contrattuali parziali a termine. Di particolare interesse, e tale da giustificare un rafforzamento delle disponibilità esistenti, appaiono inoltre programmi quali Galileo e SICRAL 1B (finalizzato allo sviluppo di un secondo sistema di telecomunicazioni militari), i progetti riferiti all’uso della banda larga per le telecomunicazioni per la Pubblica Amministrazione e i futuri sistemi di trasporto spaziale.

            Peraltro, limitatamente al comparto spaziale, le audizioni hanno illustrato le sue grandi potenzialità e la necessità di una sua corretta ed appropriata gestione: le telecomunicazioni, l’osservazione della terra (con implicazioni riguardanti l’ambiente, la protezione civile, la  viabilità e la navigazione) le attività militari e di sicurezza coinvolgono competenze riferite attualmente a vari ministeri ed enti.

            Ai fini di una migliore gestione della politica spaziale nazionale, appare inoltre opportuno creare una struttura di coordinamento a livello centrale  che consenta  di impostare e perseguire un’equilibrata ed efficace politica, coerentemente con le diverse componenti del comparto spaziale nazionale, e con gli interessi strategici del Paese.

 

 

 

 

NUOVO TESTO PROPOSTO DALLA RELATRICE D’IPPOLITO AL DISEGNO DI LEGGE N. 2917

Disciplina dell’attività professionale di acconciatore

Art. 1.

 

(Princìpi generali)

   1. La presente legge reca i princìpi fondamentali di disciplina dell’attività professionale di acconciatore ai sensi dell’articolo 117, terzo comma, della Costituzione. Con la presente legge sono inoltre stabilite disposizioni a tutela della concorrenza relative all’esercizio di tale attività. 

   2. L’esercizio dell’attività professionale di acconciatore rientra nella sfera della libertà di iniziativa economica privata ai sensi dell’articolo 41 della Costituzione. La presente legge è volta ad assicurare l’esercizio dell’attività, l’omogeneità dei requisiti professionali e la parità di condizioni di accesso delle imprese del settore al mercato, nonché la tutela dei consumatori.

    3. Le disposizioni della presente legge si applicano a tutte le imprese che svolgono l’attività di acconciatore, siano esse individuali o in forma societaria, ovunque tale attività sia esercitata, in luogo pubblico o privato.

    4. La presente legge disciplina, altresì, con norme cedevoli l’esercizio dell’attività di acconciatore fino alla data di entrata in vigore delle disposizioni regionali in materia. Sono fatte salve le competenze delle Regioni a Statuto speciale e delle province autonome di Trento e Bolzano.

 

 

 

 

 

Art. 2.

(Definizione ed esercizio dell’attività
di acconciatore)

    1. L’attività professionale di acconciatore, esercitata in forma di impresa ai sensi delle norme vigenti, comprende tutti i trattamenti e i servizi volti a modificare, migliorare, mantenere e proteggere l’aspetto estetico dei capelli, ivi compresi i trattamenti tricologici complementari, che non implicano prestazioni di carattere medico, curativo o sanitario, nonchè il taglio e il trattamento estetico della barba, e ogni altro servizio inerente o complementare.

    2. L’esercizio dell’attività di acconciatore è soggetto ad autorizzazione concessa con provvedimento del comune, previo accertamento del possesso dell’abilitazione professionale di cui all’articolo 3 nonché in osservanza delle vigenti norme sanitarie.

    3. L’attività di acconciatore può essere svolta anche presso il domicilio dell’esercente ovvero presso la sede designata dal cliente, nel rispetto dei criteri stabiliti dalle leggi e dai regolamenti regionali. È fatta salva la possibilità di esercitare l’attività di acconciatore nei luoghi di cura o di riabilitazione, di detenzione e nelle caserme o in altri luoghi per i quali siano stipulate convenzioni con pubbliche amministrazioni.

    4. Non è ammesso lo svolgimento dell’attività di acconciatore in forma ambulante o di posteggio.

    5. I trattamenti e i servizi di cui al comma 1 possono essere svolti anche con l’applicazione dei prodotti cosmetici definiti ai sensi della legge 11 ottobre 1986, n. 713, e successive modificazioni. Alle imprese esercenti l’attività di acconciatore, che vendono o comunque cedono alla propria clientela prodotti cosmetici, parrucche e affini, o altri beni accessori, inerenti ai trattamenti e ai servizi effettuati, non si applicano le disposizioni contenute nel decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, e successive modificazioni.

    6. Per l’effettuazione dei trattamenti e dei servizi di cui al comma 1, le imprese esercenti l’attività di acconciatore possono avvalersi anche di soggetti non stabilmente inseriti all’impresa, purchè in possesso dell’abilitazione prevista dall’articolo 3. A tale fine, le imprese di cui al presente comma sono autorizzate a ricorrere alle diverse tipologie contrattuali previste dalla legge.

   7. L’attività professionale di acconciatore può essere svolta unitamente a quella di estetista anche in forma di imprese esercitate nella medesima sede ovvero mediante la costituzione di una società. È in ogni caso necessario il possesso dei requisiti richiesti per lo svolgimento delle distinte attività. Le imprese di acconciatura, oltre ai trattamenti e ai servizi indicati al comma 1, possono svolgere esclusivamente prestazioni semplici di manicure e pedicure estetico.

 

Art. 3.

(Abilitazione professionale)

    1. Per esercitare l’attività di acconciatore è necessario conseguire un’apposita abilitazione professionale previo superamento di un esame tecnico-pratico preceduto, in alternativa tra loro:

        a) dallo svolgimento di un corso di qualificazione della durata di due anni, seguito da un corso di specializzazione di contenuto prevalentemente pratico ovvero da un periodo di inserimento della durata di un anno presso un’impresa di acconciatura, da effettuare nell’arco di due anni;

        b) da un periodo di inserimento della durata di tre anni presso un’impresa di acconciatura, da effettuare nell’arco di cinque anni, e dallo svolgimento di un apposito corso di formazione teorica; il periodo di inserimento è ridotto ad un anno, da effettuare nell’arco di due anni, qualora sia preceduto da un rapporto di apprendistato ai sensi della legge 19 gennaio 1955, n. 25, e successive modificazioni, della durata prevista dal contratto nazionale di categoria.

    2. Il corso di formazione teorica di cui alla lettera b) del comma 1 può essere frequentato anche in costanza di un rapporto di lavoro.

    3. Il periodo di inserimento, di cui alle lettere a) e b) del comma 1, consiste in un periodo di attività lavorativa qualificata, svolta in qualità di titolare dell’impresa o socio partecipante al lavoro, dipendente, familiare coadiuvante o collaboratore coordinato e continuativo, equivalente come mansioni o monte ore a quella prevista dalla contrattazione collettiva.

    4. Non costituiscono titolo all’esercizio dell’attività professionale gli attestati e i diplomi rilasciati a seguito della frequenza di corsi professionali che non siano stati autorizzati o riconosciuti dagli organi pubblici competenti.

    5. Per ogni sede dell’impresa dove viene esercitata l’attività di acconciatura deve essere designato, nella persona del titolare, di un socio partecipante al lavoro, di un familiare coadiuvante o di un dipendente dell’impresa, almeno un responsabile tecnico in possesso dell’abilitazione professionale di cui al presente articolo.

    6. L’attività professionale di acconciatore può essere esercitata dai cittadini di altri Stati membri dell’Unione Europea in conformità alle norme vigenti in materia di riconoscimento delle qualifiche per le attività professionali nel quadro dell’ordinamento comunitario sul diritto di stabilimento e di libera prestazione dei servizi.

 

Art. 4

(Competenze delle regioni)

     1. In conformità ai princìpi fondamentali e alle disposizioni stabiliti dalla presente legge le regioni disciplinano l’attività professionale di acconciatore e, previa determinazione di criteri generali in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, definiscono i contenuti tecnico-culturali dei programmi dei corsi e l’organizzazione degli esami di cui all’articolo 3, comma 1, individuando gli standard di preparazione tecnico-culturale ai fini del rilascio dei titoli di abilitazione professionale di cui all’articolo 3 in maniera uniforme sul territorio nazionale.

    2. Le regioni, tenuto conto delle esigenze del contesto sociale e urbano, adottano norme volte a favorire lo sviluppo del settore e definiscono i princìpi per l’esercizio delle funzioni amministrative di competenza dei comuni.

    3. L’attività svolta dalle regioni ai sensi del comma 2 è volta al conseguimento delle seguenti finalità:

        a) valorizzare la funzione di servizio delle imprese di acconciatura, anche nel quadro della riqualificazione del tessuto urbano e in collegamento con le altre attività di servizio e con le attività commerciali;

        b) favorire un equilibrato sviluppo del settore che assicuri la migliore qualità dei servizi per il consumatore, anche attraverso l’adozione di un sistema di informazioni trasparenti sulle modalità di svolgimento del servizio;

        c) promuovere la regolamentazione relativa ai requisiti di sicurezza e alle condizioni sanitarie per gli addetti;

        d) garantire condizioni omogenee di accesso al mercato e di esercizio dell’attività per le imprese operanti nel settore.

            4. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

 

Art. 5.

(Sanzioni)

    1. Nei confronti di chiunque svolga trattamenti o servizi di acconciatura in assenza di uno o più requisiti o in violazione delle modalità previsti dalla presente legge, sono inflitte sanzioni amministrative pecuniarie da parte delle autorità competenti per importi non inferiori a 250 e non superiori a 5.000 euro, secondo le procedure previste dalla legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni.

    

 

 

Art. 6.

(Norme transitorie)

 

    1. Le attività di barbiere e parrucchiere per uomo e donna di cui alla legge 14 febbraio 1963, n. 161, e successive modificazioni, assumono la denominazione di «attività di acconciatore».

    2. I soggetti che alla data di entrata in vigore della presente legge sono in possesso della qualifica di acconciatore o di parrucchiere, per uomo o per donna, assumono di diritto la qualifica di acconciatore e sono equiparati ai soggetti abilitati ai sensi dell’articolo 3.

    3. I soggetti che alla data di entrata in vigore della presente legge risultano intestatari delle autorizzazioni comunali di cui all’articolo 2 della legge 14 febbraio 1963, n. 161, e successive modificazioni, rilasciate per l’esercizio delle attività di parrucchiere per uomo o per donna, hanno diritto alla rettifica della denominazione sulle autorizzazioni medesime.

    4. Dalla data di entrata in vigore della presente legge le autorizzazioni comunali sono rilasciate esclusivamente per l’esercizio dell’attività di acconciatore.

    5. I soggetti in possesso della qualifica di barbiere e che intendano ottenere l’abilitazione di cui all’articolo 3, sono tenuti, in alternativa:

        a) a richiedere, entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge,  l’abilitazione di cui all’articolo 3 in considerazione delle maturate esperienze professionali;

        b) a frequentare un apposito corso di riqualificazione professionale disciplinato ai sensi del comma 1 dell’articolo 3;

        c) a sostenere l’esame previsto dal comma 1 dell’articolo 3.

    6. Coloro che hanno maturato un’esperienza lavorativa qualificata, in qualità di dipendente, familiare coadiuvante o socio partecipante al lavoro presso imprese di barbiere, non inferiore a tre anni, sono ammessi a sostenere l’esame di cui all’articolo 3, comma 1, previa frequenza del corso di riqualificazione di cui alla lettera b) del comma 5 del presente articolo. Il citato corso può essere frequentato anche durante il terzo anno di attività lavorativa specifica.

    7. A coloro i quali, alla data di entrata in vigore della presente legge, sono in possesso della qualifica di barbiere ed esercitano, o hanno in precedenza esercitato, l’attività di barbiere è comunque garantito il diritto di svolgere tale attività.

 

 

Art. 7.

 

(Termine di applicazione della legislazione vigente)

 

    1. La legge 14 febbraio 1963, n. 161, la legge 23 dicembre 1970, n.  1142, e la legge 29 ottobre 1984, n. 735, in quanto compatibili con la presente legge, continuano ad avere applicazione fino alla data indicata dalle leggi regionali adottate sulla base dei princìpi recati dalla presente legge.