Legislatura 13ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 991 del 20/12/2000
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RUSSO SPENA. Signor Presidente, questo mio breve intervento vale anche come dichiarazione di voto e spero di utilizzare soltanto pochi minuti.
Se al momento dell’approvazione della legge n. 30 del 2000 avevamo espresso - come il signor Ministro ricorderà - tutte le nostre contrarietà su un testo scarno, di delega, ma che già aveva dei punti fermi che prefiguravano il progetto oggi al nostro esame, la presentazione del Programma quinquennale di progressiva attuazione della legge concernente il riordino dei cicli di istruzione rafforza il nostro convincimento che questo progetto di riforma sia inaccettabile. Noi ovviamente non eravamo e non siamo contrari ad una riforma, ma contestiamo la priorità della stessa collegata ai contenuti. Noi riteniamo che vi siano alcune priorità relative alla scuola ed al personale insegnante che in qualche modo devono necessariamente precedere una riforma complessiva.
Oggi la scuola necessita di un irrobustimento culturale di presenze, di strutture, di innovazioni, di un personale certamente più qualificato, così come di laboratori, di palestre, di biblioteche, cioè di operatori e strutture in grado di rivitalizzare il contatto con la cultura, con la lettura, con la critica, con la riflessione; un punto di vista critico sulla società, su noi stessi, sulla nostra collocazione all’interno e all’esterno di tutto ciò che può e deve avvenire. Quindi, una criticità che riguarda il vivere, l’operare, il lavorare.
A me pare un progetto probabilmente affrettato e lo dimostrano le critiche ampie che gli sono state rivolte da parte dei docenti e anche di vari intellettuali. Ricordo che lo stesso ministro De Mauro aveva affermato che i tempi potevano essere diversi; credo che poi, al di là della volontà del Ministro, sia prevalsa all’interno del Governo - forse anche per motivi meramente di sistema politico, di elezioni - una volontà di condurre ad ogni costo a compimento questa che viene ritenuta una riforma, con un significato che non condivido dato alla parola. Credo che la scuola che emerge dal progetto del Governo sia di fatto una scuola di classe, perché seleziona a priori, non riconosce l’eguaglianza e i diritti, non riconosce alcune possibilità che vanno date fondamentalmente a tutte e a tutti.
Penso ad alcuni punti fondamentali che richiamano le mie istanze critiche. La scuola dell’infanzia entra a far parte del sistema di istruzione, è nominata come tale, ma non si investe su di essa, lasciandola tra l’altro nelle mani dei privati o di chi vorrà occuparsene con una legge sulla parità che io credo presenti forti profili di incostituzionalità. La scuola dell’obbligo diventa unica, di 7 anni, ignorando - a me pare - le differenze psicologiche e di apprendimento e le scale intellettive che fanno dell’infanzia e dell’adolescenza due età diverse, che richiedono diversi insegnanti, differenti contenuti e metodologie didattiche. Invece, si presuppone addirittura che per due o tre anni vi sia la presenza di maestri e di professori: una torsione psicologicamente troppo forte e aspra, un ventaglio di riferimenti diversi per quell'età.
Il biennio appare più un gradino di orientamento che un momento di approfondimento, sicché il processo di istruzione e di acquisizione viene sempre più spostato e rimandato, tant'è vero che l'obbligo può essere espletato anche in centri di formazione professionale. Mi sembra, questo, un punto molto critico del progetto, perché rappresenta implicitamente un'enorme apertura ai centri privati e agli enti regionali, che assorbono le energie finanziarie in cambio di poche garanzie.
Signor Ministro, rispetto a tanti altri docenti e a giovani ragazzi, comincio ad avere un'età e posso mettere a frutto, tra i tanti difetti, una memoria storica nel campo dell'apprendimento e nel campo dell'istruzione. Per quanto mi riguarda sono ormai ai limiti della pensione, per quanto riguarda il Ministro non penso all'età anagrafica bensì alla memoria storica. Ebbene, a me pare che, da una parte, si stia istituendo una fascia di istruzione di élite, che non a caso è sempre più privatizzata e aziendalizzata dentro i mercati globali – mi si passi l'espressione certamente brutta –, e dall'altra parte si torni, quasi come a fine '800, ad una scuola di serie B, al cui centro è l'apprendistato.
Credo vi sia una grave mancanza tra la scuola di élite che si profila e l'apprendistato che si ricollega al mercato del lavoro. Non voglio fare la parte dell'umanista da amarcord, ma penso che una forma di neoumanesimo sia una griglia fondamentale anche per chi vuole cambiare questa società. Credo che sia essenziale un sapere critico, una criticità derivante dal sapere in quanto tale, una criticità trasmessa dall'insegnamento e dalla cultura, non necessariamente canalizzata verso il mercato del lavoro. Penso a fenomeni come l'analfabetismo di ritorno in alcune zone, non a caso particolarmente industrializzate, come il Nord-Est. Il nostro problema è quello di una scuola che in maniera unitaria, autonoma, pubblica - come grande scuola repubblicana, direbbe la cultura francese - ricollochi il sapere critico al centro. Sto pensando proprio alla scuola repubblicana francese.
Credo che questo progetto neghi invece il sapere critico di base, attraverso la suddivisione tra scuola di élite e apprendistato. Non avanzo critiche puramente distruttive; parto da un'esigenza che sento, cui alludo con i concetti di scuola repubblicana e di neoumanesimo, per dire che a mio avviso si potrebbe riconsiderare a fondo il progetto, cogliendone anche le parti positive, in ordine ai titoli che ho esposto criticamente. Mi rendo conto che per brevità ho semplicemente alluso ad alcuni titoli. Abbiamo il tempo per una riconsiderazione più attenta, signor Ministro; perché fare una riforma così affrettata e così criticata, a volte giustamente e a volte ingiustamente, come ho sentito fare dai colleghi del Polo? Non assimilo le mie posizioni alle critiche del Polo, ma un progetto alternativo che rimetta al centro l'autonomia, l'unicità, l'unitarietà del sapere critico potrebbe incontrare un'attenzione maggiore da parte nostra.
Proponiamo, in conclusione, l'espressione di un parere negativo sul progetto in esame. Occorrerebbe intraprendere un percorso che implichi un coinvolgimento reale - che non vi è stato - degli insegnanti e, ove possibile, dei genitori e dei discenti, un percorso alternativo sul piano dei metodi e dei contenuti, che coinvolga nella riforma anche gli enti locali, ponendo alla base la criticità del sapere autonomo e unico cui ho fatto riferimento. In questo senso il nostro è un parere negativo, per un percorso alternativo.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Onofrio. Ne ha facoltà.