Legislatura 13ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 991 del 20/12/2000
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LORENZI. Signor Presidente, io non rinuncio e anzi intendo utilizzare tutto il tempo a mia disposizione. Chiedo scusa per questo, almeno cercherò di essere interessante.
Vorrei innanzitutto ringraziare il relatore Donise per il lavoro svolto e la criticità avuta nell'impegno, criticità che sembra comunque non trapelare nello sforzo governativo di traduzione del programma quinquennale di progressiva attuazione della legge n. 30 del 2000 che, oltre tutto, è stato presentato con ritardo perché la stessa legge prevedeva la scadenza del 9 settembre e, invece, è stato presentato il 16 novembre. Questo primo motivo di critica già giustificherebbe un rinvio per mancanza di osservazione dei termini ordinatori contenuti nella legge.
Un'altra considerazione si riferisce alla mancanza di norme di delegificazione nella legge; in altre parole, la legge n. 30 non prevede norme di delegificazione, a norma dell'articolo 17, comma 2, della legge n. 400 del 1988. Pertanto, non essendo previste tali norme, il passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento sembra incontrare una difficoltà legislativa non indifferente.
Signor Ministro, vorrei cercare in pochi minuti di poterle palesare qual è il complesso di opposizioni che provengono da tante parti su questo momento attuativo. Mi riferisco in particolare alla posizione complessiva che emerge dal manifesto della CISL, a quella maturata e mutata in senso negativo nel sindacato SNALS, alla posizione di una fondazione internazionale come "Nova spes", mi riferisco all'Associazione della scuola secondaria italiana che, addirittura, presenta ricorso contro il Ministero per la dichiarazione di incostituzionalità della legge stessa. E ci sono tanti altri passaggi.
Effettivamente, sembra avere ragione "Nova Spes" quando parla di "muro contro muro" e di una situazione da "tamburi di guerra" che sembrano tuonare in un momento in cui comunque c'è sordità assoluta.
Ho la pretesa, signor Ministro, di insistere testardamente, perché mi sento fortemente ancorato al disegno di legge n. 560, presentato in questa legislatura, già n. 1560, presentato il 30 marzo 1995; in esso si prevedeva – leggo alcuni capoversi della relazione – una "riorganizzazione della scuola dell'obbligo in cicli di studio triennali": sei anni fa! Un altro capoverso recitava: "strutturazione finalizzata del ciclo triennale superiore" ed un altro "ciclo universitario in due trienni di laurea e di dottorato".
Non lo dico per presunzione, ma per fedeltà ed innamoramento nei confronti di una creazione (ci si innamora sempre di quello che si fa, dopodiché non lo si abbandona e lo si considera l'oggetto più bello di tanti altri); però viene il sospetto che l'appropriazione, forse legittima dal punto di vista generale, possa in qualche modo essere deturpatrice di un qualcosa che si considera un prodotto creativo e, quindi, artistico.
Ebbene, signor Ministro, devo dire che, pur avendo votato a favore il 2 febbraio della legge n. 30, oggi sono in fortissimo imbarazzo, perché nella forma attuativa, diventerà una brutta legge, se non riesce ad emergere con quelle caratteristiche di razionalità e di economicità che assolutamente dovrebbe portate con sé.
Si fa finta di nulla di fronte alla questione edilizia che è enorme. Sappiamo – il relatore lo ha ammesso candidamente – che per uniformare le strutture edilizie del settennio di base ci vorrà uno sforzo economico-finanziario enorme, perché soltanto il 53 per cento dei comuni italiani attualmente è in grado di ospitare in una stessa struttura tutto il ciclo settennale della scuola di base.
Ritengo che questa non sia una considerazione di poco conto, perché vuol dire fare i conti con una spesa dell'ordine del milione di miliardi; probabilmente si potrebbe risparmiare e dedicare, invece, in parte, ad un'opera, questa sì urgente ed importante, costruire immediatamente il 10-20 per cento della scuola materna, oggi scuola dell'infanzia, che manca, al fine di renderla effettivamente obbligatoria, introducendola nella scuola di base, in modo da far crescere, lievitare, l'obbligo non soltanto di un anno verso l'alto, ma anche di tre anni verso il basso…(Commenti del ministro De Mauro). No, è molto meno costoso, signor Ministro, che ristrutturare a spese degli enti locali tutte le strutture esistenti. Lei lo sa molto bene, anche perché abbiamo una copertura quasi totale sul territorio nazionale; e poi si potrebbe rendere obbligatorio soltanto l'ultimo anno del triennio ed inserire un minimo di gradualità. In tal modo, riusciremmo a raggiungere quest'ottimo risultato, che rappresenterebbe realmente un accrescimento qualitativo e lo sforzo di una nazione del G8 che intende prendere atto del fatto che il periodo 0-3 anni, declamato dall'UNICEF come prima infanzia, è fondamentale per il processo formativo, scientificamente riconosciuto a livello internazionale come un momento cruciale; questo periodo, trasferito dai 3 ai 6 anni, viene riprodotto per diventare formazione di base, essenziale, preliminare e propedeutica, non obbligatoria, ma doverosamente obbligatoria per lo Stato, per le istituzioni, per i nostri fanciulli, al fine di farli diventare quelli che potenzialmente possono essere.
Questo, pertanto, è ciò che continuo testardamente a riproporle, la lievitazione verso il basso (mi ha fatto molto piacere sentire la CISL difendere con forza tale posizione) del processo formativo dell'obbligo e lo stop al quindicesimo anno; questo è il motivo per cui votai convintamente a favore della legge n. 30, che contiene due risultati fondamentali, ineludibili a livello europeo: la lievitazione del periodo dell'obbligo a 15 anni e l'abbassamento di un anno dell'età del diploma, a 18 anni.
Questi sono i due pilastri portanti e tutto il resto è modificabile, signor Ministro, e lei lo sa. Ma non si può intervenire con una deturpazione come quella del settennio con il 2+3+2: questa è una vera deturpazione in tutti i modi possibili la si voglia vedere. Ad esempio "Nova spes" fa delle altre proposte, che tra l'altro non condivido, e suggerisce altre possibilità: al posto di un 2+3+2 propone un 5+3 classico, oppure un 1+4+3. Io, invece, continuo ad insistere con la mia legge del 3, signor Ministro, secondo la quale è possibile razionalizzare ed economizzare al massimo, facendo sì che l'edificio possa ospitare quello che è sempre stato considerato un passo in avanti e un fiore all'occhiello di tutta l'Italia.
L'edificio e la struttura elementare rimangano tali. E' possibile che non riusciamo a capire che se interveniamo con una sola contrazione, da 5 a 3 anni, di questa struttura elementare che ha dato tanti buoni frutti possiamo lasciare il numero di aule intatto nel nostro edificio, dimezzare fisicamente il numero di alunni per ogni classe e lasciare intatto il numero dei nostri maestri, i quali si potranno dedicare ad un minor numero di alunni, e quindi dare un pregevole servizio, molto migliorato, ai nostri fanciulli dai 6 ai 9 anni per la classica scuola elementare tanto amata dagli italiani? E' chiaro che dopo decenni e decenni le famiglie si innamorino anche di quello con cui sono state abituate a convivere, per cui non sembra loro nemmeno vero che la scuola elementare possa essere cancellata e la vogliono mantenere: trovo anche questo ragionevole. Con ciò la scuola media può rimanere dove è e come è in tutto e per tutto, tranne che per il ringiovanimento, chiaramente, dell'età dei frequentatori, degli studenti.
Ecco quello che continuo a proporre: la contrazione da 5 a 3 per le elementari, che rimangono tali, un triennio; le medie che rimangono tali, al di là del loro ringiovanimento e ridefinizione; il settimo anno (che possiamo pur chiamare ancora anno della scuola di base, perché di orientamento, in qualche modo propedeutico alla scelta definitiva del percorso professionalizzante e quindi formativo per il diploma) può benissimo essere ospitato negli edifici (e mi riferisco alle strutture) quinquennali, che conosciamo, della nostra scuola secondaria.
Oltretutto in questo modo avremo la grande possibilità (e qui ritorno sulla questione in modo assolutamente pesante, signor Ministro) di non offendere la Costituzione. Infatti, come lei sa, la Costituzione prevede, all'articolo 34, che la scuola di base abbia una durata minima di otto anni (come è attualmente) e, oltretutto ordini e gradi, in modo ripetuto. Ebbene, credo che passando a questa impostazione i gradi verrebbero mantenuti, perché chiaramente la scuola media, che sarebbe questo ciclo triennale, rimarrebbe di primo grado, mentre quella conclusiva dell'obbligo sarebbe il secondo grado, che farebbe completare quanto è stato intrapreso.
Oltretutto c'è una forte richiesta (e lei lo sa, signor Ministro) da parte di tanti ordini professionali, di tanti istituti professionali soprattutto, ma anche di licei classici, di incrementare la potenzialità della scuola secondaria e l'unico modo che sembra possibile percorrere per un tale potenziamento è quello di passare dai cinque ai sei anni, appunto, del percorso secondario. Certo io praticamente, delineando questo percorso, non faccio altro che riproporre quanto era stato in qualche modo recepito in un primo momento dal ministro Berlinguer il quale, secondo il mio modesto parere, aveva visto senz'altro molto giusto nel considerare il tutto divisibile in due sessenni, che chiaramente facevano i conti con la realtà attuale, la realtà edilizia, delle strutture e delle istituzioni.
Ora, signor Ministro, io ho già più volte insistito in Commissione e ho ricordato l'articolo 34 della Costituzione, che prevede che l'istruzione inferiore sia impartita per almeno 8 anni, e l'articolo 33 della stessa Carta, che parla dei vari ordini e gradi di scuole. È chiaro che se facessimo il passo modificativo di questa lievitazione non solo verso l'alto, ma anche verso il basso, potremmo rientrare benissimo nell'ambito della Costituzione perché passeremmo da 8 a 9 anni, addirittura a 10 anni se consideriamo il settimo anno, propedeutico delle scuole secondarie, come facente parte del percorso di base. Quindi, non violeremmo la Costituzione solo se considerassimo la scuola materna o d'infanzia come scuola obbligatoria.
Per quanto riguarda il resto, mi rimetto al discorso che è stato già fatto con riguardo alla spesa. La spesa che dovremo affrontare sarà indubbiamente molto importante e di vario genere. La difficoltà tecnica dell'attuazione della riforma è un altro ostacolo che si unisce a quelli posti nel percorso da parte delle organizzazioni sindacali e di tutti coloro che, in qualche modo, cercano e cercheranno di ostacolare questo processo.
Allo stato attuale delle cose credo che un momento di ripensamento sia come minimo dovuto, considerato l'ampio dibattito sul tema svoltosi nel Paese e la grande volontà di partecipazione: la presenza di tre relatori di minoranza ne sono una forte testimonianza, signor Ministro. Per non bloccare questo processo sarebbe opportuno dare un segnale da parte governativa che indichi un minimo sforzo e una minima volontà di rivedere in senso migliorativo tale percorso, per andare incontro alle esigenze di coloro che credono di non essere stati ascoltati e che ritengono di avere diritto di esprimere la loro opinione.
Nel dire ciò, certamente, continuo a difendere - come ho affermato all'inizio del mio intervento - la proposta che mi ero permesso, con molta presunzione (e di questo chiedo venia perché credo di aver peccato di orgoglio), di avanzare diversi anni fa. Oggi sono contento che la scuola abbia preso atto della necessità di un ridimensionamento, di una riformulazione e di una ristrutturazione, per dare ai giovani più possibilità e l'opportunità di uscire dal percorso formativo nel momento che ritengono più opportuno. Sono contento e compiaciuto per il fatto che questo meccanismo, a partire dal quindicesimo anno, possa permettere nei vari passaggi l'uscita felice e con successo dal processo formativo, e non invece il ripetersi di insuccessi, di accumuli di abbandono, di fuori corso e di tutto quanto già conosciamo. Chiaramente il discorso non interessa soltanto la scuola dell'obbligo e il dovere formativo, ma tutta l'università (come sappiamo è stata prevista la laurea triennale più un altro triennio, con un biennio specialistico più abilitazioni varie).
Il mio auspicio finale, signor Ministro, è che lei, con tutto l'Esecutivo, possa prendere atto di questa necessità nell'interesse di tutto il Paese e della scuola. Mi auguro che lei possa compiere quello sforzo - che senz'altro ha già fatto e che sono certo continuerà a fare - per dare al corpo docente il riconoscimento della dignità che esso merita: riconoscimento professionale, finanziario ed economico, che si potrà anche espletare attraverso l'introduzione di categorie di merito.
Ricordiamoci, la torta è quella che è, ma se noi la dividiamo tra chi forse necessita di un po' di meno, anche perché è all'inizio, e chi invece si ritiene mal pagato, mal considerato, mal stimato, se facciamo una riformulazione di tutto ciò è chiaro che potremo addivenire ad un'accettazione indubbiamente più convinta anche da parte del mondo della scuola di tutto il complesso di questa riforma, di questa grande rivoluzione che è iniziata, che non è ancora terminata e che si potrà soltanto completare nel corso di alcuni anni.
Le auguro, signor Ministro, di lavorare bene, però le rinnovo il mio giudizio fortissimamente critico in questo momento di attuazione, in questo momento di sistemazione del programma quinquennale così come è stato presentato.
Ringrazio tutti per l'attenzione e la pazienza veramente encomiabili.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Brignone. Ne ha facoltà.