Legislatura 13ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 991 del 20/12/2000
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DONISE, relatore. Signora Presidente, colleghi, signor Ministro, credo sia innanzitutto doveroso porgere un ringraziamento alle forze di opposizione (dalla Lega Nord ad Alleanza Nazionale, da Forza Italia al CCD) che in Commissione hanno consentito di giungere in tempi rapidi all'esame del provvedimento in Aula.
La legge-quadro n. 30 sul riordino dei cicli dell'istruzione, che il Parlamento ha approvato il 10 febbraio di quest'anno, all'articolo 6 prevede una complessa e graduale procedura per la sua attuazione; prevede infatti la presentazione da parte del Governo di un programma quinquennale di progressiva attuazione, oggetto appunto della discussione odierna. Si tratta di un ponderoso fascicolo su cui il Senato oggi adotta una risoluzione che reca indirizzi specificamente riferiti alle singoli parti del programma.
Si tratta, quindi, di un passaggio impegnativo: il Senato è infatti chiamato a dare un contributo, che è parte integrante del programma di attuazione della riforma. Il programma, infatti, consente e propone di avviare il meccanismo di attuazione della legge in maniera graduale, anche con una scelta tra modi e tempi diversi prima della messa a regime: gradualità e prudenza. Tuttavia, il programma chiede che si decida e si dia così, da un lato conclusione ad un intenso ed ampio programma riformatore, dall'altro un ulteriore sviluppo.
Credo sia giusto riconoscere che al Senato, nella discussione in Commissione, anche da parte dell'opposizione non vi è stata una linea di pura e semplice resistenza; non si è scelta la strada di bloccare la legge, correndo così il rischio di paralizzare l'istituzione scolastica. Le pur legittime e anche pesanti critiche e le argomentate preoccupazioni sono state espresse in termini di riflessione approfondita e di contributo propositivo.
Il Governo, sulla base delle risoluzioni che tra l'altro la Camera ha già adottato e di quella che oggi dovrà adottare il Senato, è impegnato a presentare successivamente - credo sia importante fare attenzione a questi passaggi - i regolamenti di attuazione, i regolamenti per la definizione di nuovi curricula, il regolamento per il reclutamento degli insegnanti. Insomma, ci sarà poi la verifica triennale; in sostanza, a conclusione dei tre anni si dovrà rilevare a che punto e come è il processo di riforma ed eventualmente introdurre anche disposizioni correttive e modificative del programma.
Il mio auspicio è che ci sia, anche al di là della verifica triennale, un confronto continuo tra il Governo, il Parlamento e l'insieme del mondo della scuola, perché siamo di fronte ad una fase complessa e difficile ed anche a molte questioni non del tutto risolte. Dobbiamo esserne - io credo - tutti quanti consapevoli.
Illustrerò in termini rapidissimi - vi assicuro - e molto stringati i contenuti dei sette capitoli in cui si articola questo programma.
Il primo capitolo riguarda in generale le finalità, le ragioni, le condizioni e i soggetti della riforma; riassume i criteri orientativi della legge. Sottolineo in particolare i seguenti aspetti: la centralità dell'alunno, la dimensione europea ed internazionale e l'esperienza italiana, aspetto sul quale vorrei soffermarmi.
A metà degli anni Cinquanta - lo ricorda spesso il ministro De Mauro, che citerò anche altre volte nel corso del mio intervento - il 60 per cento degli italiani non aveva alcun titolo di studio. Oggi tale percentuale si è ridotta al 10 per cento: il 90 per cento degli italiani possiede un titolo di studio. La scolarità media dai tre anni del 1950 è passata ai nove anni del 2000. Un lavoro immenso è stato fatto. Credo che questo sia il primo punto che dobbiamo proprio oggi sottolineare.
Il ministro De Mauro ha detto, in occasione dell'insediamento della commissione preparatoria del programma dei cicli: "L'immenso lavoro che scuole e insegnanti hanno compiuto in questi anni rappresenta, probabilmente insieme - non è una dichiarazione enfatica - allo Statuto dei lavoratori, lo sforzo meglio riuscito per tradurre espressioni formali come "libero sviluppo delle persone" e "pari condizioni di partecipazione alla vita del Paese", contenute nella Costituzione, in una realtà concreta, per lo meno per le giovani generazioni". Poi il ministro De Mauro ha rivolto una espressione di riconoscenza che ritengo molto importante. Egli ha detto: "Grazie al lavoro delle scuole alcuni dei segmenti più alti della Costituzione formale sono diventati realtà operante. Lo ricordo non solo" - e io mi associo al Ministro - "per segnare un esplicito debito di riconoscenza che Governo, Parlamento, Nazione devono sapere di avere verso la scuola, ma perché questo lavoro ha sedimentato un patrimonio enorme di esperienze, di progetti, di disegni didattici, di offerte e di sperimentazioni formative".
Proprio a partire dalla consapevolezza di questa realtà, oggi possiamo affrontare con maggiore decisione i ritardi, i limiti, i problemi aperti dinanzi a noi. Infatti, i problemi non sono risolti e anzi la situazione della scuola nel nostro Paese, dell'insieme del sistema formativo, ha problemi gravissimi ancora da risolvere.
Considerando la fascia di età compresa tra i 24 ed i 64 anni, si constata che in Italia - sono dati del 1998 - solo il 38 per cento della popolazione ha conseguito un diploma. Il rapporto 2000 dell'OCSE dimostra che l'Italia occupa uno degli ultimi posti nella classifica in fatto di durata della scolarità, anche se riconosce i passi avanti compiuti in questi anni.
Permettetemi di ricordare che anche nella formazione si evidenzia il divario drammatico fra Centro-Nord d'Italia e Mezzogiorno; i dati sull'evasione dell'obbligo, sul basso livello di scolarizzazione e sull'abbandono rappresentano un rischio e un limite gravissimo per tutto il Paese, ma soprattutto per il Mezzogiorno.
Ecco perché il tentativo di dare risposta ai problemi sopra descritti, di affrontare i nodi dell'evasione, dell'abbandono e dell'insuccesso scolastico hanno motivato l'accelerazione impressa in questi anni da Berlinguer al processo riformatore. Ecco il senso e il valore della riforma dei cicli, della sua attuazione con il programma che oggi giunge all'esame dell'Assemblea. Il riordino dei cicli tende a ricomporre unitariamente tutte le esigenze di ordine educativo e sociale che richiedono, appunto, una formazione in grado di realizzare pienamente la persona umana e di preparare, con il più ampio spessore culturale e critico, il futuro cittadino.
Il terzo capitolo riguarda i curricula. In particolare, per la scuola dell'infanzia sono ribaditi l'obiettivo della generalizzazione e della sua collocazione quale primo segmento del percorso scolastico.
Per quanto riguarda la scuola di base, che è il centro della riforma, si cerca di superare la frattura in quella età delicata di passaggio tra l'infanzia e la preadolescenza, accompagnando la crescita con uno sviluppo progressivo, coerente, unitario della scuola, senza quelle forzature e rotture che la separazione tra scuola elementare e media ancora realizza. In questo modo si intende valorizzare anche la collaborazione di docenti diversi, così come avviene nelle scuole più avanzate d'Italia e di tutto il mondo, private e pubbliche.
La scuola secondaria si articola in due percorsi, ma in estrema sintesi il tentativo è quello di superare la frantumazione eccessiva di indirizzi di fronte ai quali ci troviamo con la scuola di oggi (il liceo, gli istituti tecnici, professionali ed altri), quindi la rigidità di percorsi tra loro separati e incomunicanti, con il dato drammatico della dispersione, che si ritrova anche nel primo anno dell'università.
Il quarto capitolo riguarda il tema importantissimo della valorizzazione delle professionalità degli insegnanti.
Il quinto e il sesto capitolo recano i temi delle modalità e dei tempi di attuazione della riforma, sui quali si svolgerà anche qui un dibattito.
Venendo rapidamente alla conclusione, credo che sulla questione dei tempi e delle modalità la scuola, pur attraversata da tensioni critiche e da dubbi, si domandi perché iniziare oggi e non aspettare ancora un poco.
Ritengo che ci siano due argomenti importanti sui quali riflettere. Già circa il 40 per cento delle scuole, i cosiddetti istituti comprensivi, sperimentano un percorso unitario della scuola di base; la scuola superiore è stata attraversata in questi anni (credo più di trenta, i senatori più anziani di me ricorderanno i progetti da Biasini a Brocca) da vari tentativi di rinnovare e riorganizzare il ciclo superiore dell'istruzione.
Per molti aspetti la scuola è già cambiata, anche rispetto alle leggi che sono in vigore. Ecco pertanto da dove nasce la necessità oggettiva ed ineludibile dell’accelerazione: rispondere a questi problemi, a queste esperienze, a queste realtà già in corso nella pratica quotidiana della scuola.
Però voglio sottolineare un punto: il nocciolo del problema - diciamocelo - è stato nell’incapacità del Parlamento, in particolare, e dei Governi che si sono succeduti (anche se i Governi hanno fatto tentativi importanti) di rinnovare con una legge l’organizzazione degli studi secondari, dando così una visione d’insieme, un progetto complessivo alla scuola italiana. È questa la novità che oggi noi come Parlamento dobbiamo introdurre per rispondere ai bisogni della scuola e della società italiana.
Sulla realizzazione dei cicli, sull’insieme delle leggi di riforma della scuola non ci sottraiamo agli interrogativi, ai problemi non ancora risolti, ai rischi che corriamo. Ci sono i limiti di spesa, c’è la non ancora definita revisione dei programmi di insegnamento, il riassetto della docenza, la previsione di una inevitabile fase di difficoltà organizzativa, lo sforzo necessario per radicare nel costume e nella mentalità la pratica difficile, ma straordinaria, dell’autonomia che già coinvolge e interessa la gran parte delle scuole del nostro Paese.
Il punto vero, politico, è questo: noi dobbiamo decidere stasera - e possiamo deciderlo - di andare avanti, di non restare fermi. Ormai tutti riconoscono che gli obiettivi della riforma sono ineccepibili: costruire un sistema scolastico più giusto e più efficiente, che sia teso ad eliminare o a ridurre al minimo gli insuccessi e gli abbandoni, che sia capace di farci tenere il passo dei Paesi più avanzati e che sia più rispondente agli sviluppi della scienza, alle trasformazioni della società, che sia in grado di valorizzare la capacità critica della persona e la funzione civile del cittadino.
Credo che noi dobbiamo assolvere a questo compito con la decisione di questa sera. (Applausi dai Gruppi DS, PPI, UDEUR e Misto-Com).
PRESIDENTE. Il relatore di minoranza, senatore Bevilacqua, ha chiesto di integrare la relazione scritta. Ne ha facoltà.