Legislatura 13ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 991 del 20/12/2000

BEVILACQUA, relatore di minoranza. Signora Presidente, colleghi, signor Ministro, vorrei innanzitutto sottolineare l’intempestività con la quale la maggioranza e il Governo si stanno muovendo a proposito del complessivo iter legislativo della riforma. Mi permetto di ricordare che già approvammo la legge in piena emergenza, con una restrizione dei tempi perché si avvicinavano le vacanze estive e bisognava approvarla prima della chiusura. Oggi ci troviamo ad approvare il piano quinquennale di progressiva attuazione della riforma sempre in piena emergenza temporale, perché altrimenti scadono i 45 giorni assegnatici dalla legge, termine entro il quale va espresso il parere e devono essere presentate le relazioni.

Voglio ringraziare, da parte mia, anche il relatore di maggioranza, il senatore Donise, perché ha avuto la sensibilità di dire che se oggi possiamo venire qui in Aula con delle relazioni di maggioranza e di minoranza, dopo aver concluso di fatto i lavori in Commissione, ciò è dovuto alla responsabilità dimostrata dalle forze del Polo in Commissione, ritenendo che fosse giusto presentarci al Parlamento ed al Paese con un provvedimento il cui iter in Commissione si è già concluso.

Signor Ministro, esprimiamo il nostro forte dissenso sul piano di attuazione della riforma, sulla falsariga del dissenso che esprimemmo già in occasione della presentazione del disegno di legge. È vero, in quella circostanza non facemmo un'opposizione dura, violenta ma, al di là di ciò che lei segnalò come un atteggiamento positivo per la maggioranza, non è vero che l'opposizione non mosse alcun tipo di obiezione. Infatti, già in occasione della discussione del disegno di legge sul riordino dei cicli scolastici il Polo per le libertà presentò un testo alternativo, più flessibile, per cercare di intercettare un punto di convergenza, per vedere se era possibile salvare qualche aspetto. La maggioranza, sorda alle richieste dell'opposizione, blindò il provvedimento che fu approvato con il nostro voto contrario. L'opposizione si limitò a criticare l'impalcatura perché di essa, e non del progetto, trattava il disegno di legge.

Oggi cominciamo a conoscere qualcosa di più ed esprimiamo in maniera più forte il nostro dissenso, convinto e motivato. Emerge, infatti, un'impostazione ingegneristica, della quale cominciamo ad avere un'idea chiara: l'articolazione è 7+2+3; i sette anni della scuola di base non costituiscono un unico blocco, come sembrava in un primo momento, ma diventano di fatto 2+3+2. Nei primi due anni i maestri elementari operano in stretta connessione con la scuola materna; gli ultimi due anni preparano al passaggio alla scuola superiore, una scuola superiore che, a nostro avviso, peggiora anch'essa la situazione esistente, ma su tale aspetto ci soffermeremo in seguito.

I sette anni sono gestiti in maniera ingegneristica; non si dice nulla dei curricula; dei programmi si dice soltanto che essi saranno gestiti per il 75 per cento a livello nazionale, per il 25 per cento a livello di singoli istituti. Tra l'altro queste percentuali, nell'ambito del piano, sono spesso modificate.

Il lavoro è stato prodotto da una commissione di 300 esperti. Signor Ministro, gradiremmo sapere come sono stati scelti e se hanno lavorato davvero senza ricevere alcun tipo di retribuzione. Se ciò fosse vero si comprenderebbe l'esito; se invece sono stati pagati vorremmo sapere quanto è costato questo lavoro.

Il programma è stato elaborato all'interno del Ministero, senza alcun rapporto con la società civile: non è stato sottoposto alla valutazione della scuola, dei docenti e dei ragazzi. Avete preparato il documento in solitudine; il nostro parere sarà assolutamente contrario, ma sarà portato avanti con i voti della maggioranza e si arrecherà così un ulteriore danno alla scuola italiana.

Abbiamo soppresso gli otto anni delle scuole elementari e medie, sostituendoli con i sette di questa indistinta scuola di base. Non si dice bene come interagiranno tra loro i maestri ed i professori di scuola media; si parla di un ruolo unico e quindi di una anagrafe professionale dei docenti divisi per ambiti disciplinari e non solo per materie. Inoltre, per il momento l'unicità del ruolo è prevista solo per la scuola di base ma non è escluso anche il coinvolgimento della scuola superiore, sicché si pensa che, alla fine, un'unica figura di docente potrà insegnare nelle scuole elementari, nella scuola di base o nelle scuole superiori. A noi questo percorso appare assolutamente non condivisibile. Ci sembra impensabile dar vita a una sola figura di docente che vada bene dal primo anno fino all'ultimo anno della scuola superiore: inserire maestri e professori con le loro formazioni così differenziate in un'unica docenza significa rendere difficile, se non impossibile, l'educazione.

A monte di questa deformazione della scuola c'è una pedagogia del vuoto, materialista e debole, insensibile alla formazione e alla criticità degli alunni.

Per non parlare poi delle necessità dell'impianto strutturale, signor Ministro. Gli edifici già pronti ad ospitare la nuova scuola - lo dite voi - sono il 43 per cento, sicché il 57 per cento degli edifici scolastici va ammodernato o costruito ex novo, tutto questo però nell'ambito di una riforma che si prevede essere a costo zero. Non sappiamo come si farà a gestire la situazione strutturale in questo nuovo corso, senza voler sottolineare che quella che avrebbe dovuto essere la norma in questa riforma comincia ad essere eccezione. Infatti quando la maggioranza degli edifici non è adatta vuol dire che partiamo con una norma che rappresenta l'eccezione. Riteniamo che ciò debba essere davvero sottolineato.

Un altro aspetto che sembra dimenticato è quello dell'aggiornamento degli insegnanti, che riteniamo vada fatto prima dell'inizio del nuovo corso di scuola e non dopo. Invece, nel programma di attuazione non si dice nulla, o per lo meno non ho trovato nulla al riguardo.

Ci sembra inoltre che non si tenga conto delle esigenze di tutti i piccoli centri in cui avevano sede soltanto le scuole elementari e medie. Con l'innalzamento dell'obbligo i ragazzi che, finita la scuola di base, devono concludere l'obbligo nelle scuole superiori che cosa faranno? Abbandoneranno i loro paesi per andare a frequentare anche la scuola dell'obbligo in altre realtà? Mi rendo conto che questo problema già esiste con la sola previsione dell'innalzamento dell'obbligo, anche a prescindere dalla riforma dei cicli, ma è un aspetto da non sottovalutare e sul quale dovremmo interrogarci e dare una risposta che, invece, non sembra essere presente nel vostro programma di attuazione.

Prima di concludere vorrei affrontare la questione della cosiddetta "onda anomala", che altro non è che il concomitante afflusso al corso di studi superiori della vecchia scuola e della nuova scuola di base. Nel 2007 si prevede un raddoppio degli alunni, che nelle scuole superiori passeranno dai 500.000 attuali a circa 1 milione, insieme a un quasi raddoppio delle classi, che passeranno da 24.000 a 46.000, con un conseguente aumento del fabbisogno dei docenti che sarà necessario reperire fino al 2012.

Poi cosa faremo, signor Ministro, dei docenti che andremo a reperire? Il Governo ha immaginato di frantumare l'onda anomala attraverso un meccanismo di immissione anticipata del 20-25 per cento degli alunni del vecchio ordinamento, che potrebbero anticipare di un anno l'accesso alla scuola secondaria. Allora, mi chiedo chi dovrebbe governare questa operazione, come saranno selezionati i "saltanti", con quali modalità organizzative e didattiche, e come reagiranno gli esclusi.

Credo, signor Ministro, che nel suo programma o in quello di attuazione non ci sia assolutamente alcuna risposta a tali interrogativi, che ritengo siano di grande rilevanza. Tutto questo, infatti, riconduce al problema dei docenti, delle nuove assunzioni e dei licenziamenti, sui quali vorremmo sapere e capire di più.

Dallo studio che abbiamo svolto, che non pretendiamo – per carità – sia perfetto, riteniamo vi sarà una diminuzione del numero dei docenti e, quindi, che vi saranno licenziamenti: ci volete dire se sono previsti dei licenziamenti e se questa riforma che voi definite "a costo zero" si fa licenziando i docenti, cioè con il risparmio realizzato con il licenziamento di personale? Questi sono aspetti che ci preoccupano, sui quali vorremmo davvero avere risposte.

Mi avvio rapidamente alla conclusione del mio intervento, non senza aver rilevato, ad esempio, che nella scuola superiore non si rilasciano più titoli: i titoli di geometra, di ragioniere e di perito vengono rinviati a 21 anni, con le lauree brevi e, quindi, con il pagamento di tasse universitarie; a 18 anni, invece di studiare, facciamo lavorare i ragazzi senza prevedere per loro alcun tipo di paga.

Questo, quindi, è tutto: nulla sui programmi, sugli obiettivi e sulle competenze da raggiungere. Dopo dieci mesi di lavoro, il contenitore vuoto è stato riempito con il vuoto!

Per le motivazioni che ho tentato di esporre, signor Ministro, vi invitiamo a ritirare il progetto di attuazione della riforma dei cicli di istruzione e, se ciò non fosse possibile, almeno ad attuarlo in via sperimentale o comunque soltanto per il primo anno.

Siamo seriamente preoccupati per il destino del nostro Paese a seguito di tale riforma che ha smantellato completamente l'esistente e, a nostro avviso, ci fa compiere un salto nel buio. Pensiamo che anche voi dobbiate essere preoccupati dei destini della nuova generazione e del Paese. (Applausi dai Gruppi FI, AN e LFNP).

PRESIDENTE. Il relatore di minoranza, senatore Asciutti, ha chiesto di integrare la relazione scritta. Ne ha facoltà.