Legislatura 13ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 991 del 20/12/2000

ASCIUTTI, relatore di minoranza. Signora Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, come è noto il Governo ha eluso qualsiasi forma di informazione e di confronto. Dico ciò, signora Presidente, perché quanto è accaduto si è verificato soprattutto nei confronti di questo Parlamento.

Non voglio fare polemica, signor Ministro, ma le ricordo che nella 7a Commissione del Senato, nella seduta dell'11 luglio 2000, lei ha affermato, proprio in merito a quel confronto che poc'anzi dicevo, le seguenti parole che, per chiarezza, leggo dal resoconto: "Il Ministro si sofferma poi sulla problematica del riordino dei cicli scolastici, richiamata in molteplici interventi: al riguardo, ricorda di aver già consegnato alla Commissione, nella seduta del 4 luglio, una documentazione relativa all'istituzione della commissione per il programma di riordino, all'articolazione e coordinamento dei gruppi al suo interno, nonché all'istituzione di un gruppo di lavoro ministeriale su taluni aspetti del programma quinquennale di attuazione della riforma. Ritiene altresì che, già dalle prossime settimane" - è questo il punto importante - "gli sarà possibile inviare alla Camera i verbali delle riunioni della commissione per il riordino, i documenti più significativi da quest'ultima prodotti, nonché le eventuali elaborazioni del gruppo di lavoro ministeriale (impegnato in particolare sui temi dell'edilizia, del riassetto del personale e su quelli finanziari).

Conferma peraltro il pieno impegno del Ministero a sviluppare il più ampio confronto parlamentare anche prima della scadenza del termine per la presentazione del programma quinquennale di attuazione della riforma alle Camere". Allora, signor Ministro, perché non ha dato seguito a questi suoi propositi? Forse perché quello che si andava mano a mano elaborando cominciava a spaventarla? Non capisco perché. Altrimenti, ci avrebbe comunicato qualcosa e avrebbe interloquito con il Parlamento, cosa che non ha voluto fare.

Il Governo ha avuto una delega completa su questa riforma. Mi ricordo che Berlinguer disse all'opposizione - ma anche alla maggioranza - che la vera riforma si sarebbe fatta con questo piano di attuazione e sarebbe stata discussa con tutto il Paese, quindi con tutto il Parlamento. Probabilmente il ministro De Mauro, cambiando, ha preferito seguire linee diverse; tant'è che non solo questo Governo non ha tenuto fede ai sei mesi previsti, ma ci ha portato all'esame questo piano di attuazione della riforma della scuola - che non è cosa da poco - in sede di finanziaria; tant'è che (come ha detto poc'anzi il collega Bevilacqua) è solo grazie all'opposizione, che ha rinunciato ai suoi interventi in sede di Commissione, che siamo qui oggi, con il tempo che ci rimane a disposizione, a discutere di questo piano di attuazione.

Per la verità voglio ringraziare il senatore Donise, relatore sul provvedimento, per la correttezza intellettuale che ha dimostrato in sede di Commissione e che ha ribadito anche qui, in sede di esame dell'Assemblea.

Ma vado avanti nell'illustrazione della mia relazione, per spiegare alcuni punti fondamentali. Siamo convinti che il programma appare confuso, equivoco, aleatorio; a noi sembra, insomma, più un documento istruttorio che un piano che dia certezza del diritto e garanzie sul piano dell'efficacia educativa e didattica.

Rispetto a questo sentire comune sulle proposte del ministro De Mauro, noi membri del Parlamento dobbiamo avvertire un'altra responsabilità, quella cioè legata alla non conformità dei contenuti rispetto alla legge-quadro, visto che il programma, su molti punti, non indica soluzioni, come ci attendevamo, ma solamente problematicità: si può far questo e si potrebbe fare il contrario di questo; si dice questo e si dice quest'altro. Ebbene, un piano di attuazione deve essere chiaro e deve indicare come intende riformare questa scuola. Ma questo non c'è. Dovremo attendere la successiva emanazione dei regolamenti.

Ad esempio, un punto nevralgico, sul quale nulla si dice, riguarda la formazione dei nuovi insegnanti: su questo, ripeto, non è scritto nulla. Ci sono dei "si potrebbe": tutto al condizionale. La domanda che ci poniamo è la seguente. Come è possibile che il Parlamento oggi possa esprimere ragionate opinioni di consenso o anche di dissenso? Su che cosa? Su un piano non chiaro, non preciso, su vaghe ipotesi tra loro contraddittorie?

Prima ancora di esprimere un giudizio di merito sulle scelte, sarebbe preferibile avere il coraggio di ritirare tutto e di ripresentare il piano. Il Parlamento ha aspettato non i sei mesi previsti, ma nove mesi: ebbene, ne può aspettare anche dodici, perché no? Ma il Governo sia almeno corretto nel presentare un piano e si assuma le sue responsabilità. Fissi chiaramente come vuole porre in atto la riforma e ce lo comunichi. Poi potremo essere d'accordo o meno, ma è altra cosa.

Poche parole per chiarire meglio quello che si fa per quanto riguarda la scuola di base. Si è preferito un percorso completamente diverso da quello che la commissione preposta (più precisamente il sottogruppo n. 7B) aveva tra gli altri ipotizzato. Non mi scandalizzo, perché il Governo, sentita la commissione, decide. Forse sarebbe stato preferibile non istituirla, considerato che il Governo ha poi deciso diversamente. Il gruppo di lavoro ha avanzato l'ipotesi di un modello 2 + 3 + 2, con una miscellanea tra maestri e professori di scuola media. In questa miscellanea, che avviene soprattutto nei tre anni centrali, non si comprende quale sia il rapporto tra le due figure. Si tratta di un rapporto terribile perché alcuni rimarranno con l'orario di sempre (22 ore) e con lo stipendio di sempre, inferiore a quello dei maestri, mentre avremo professori che insegneranno nelle stesse classi materie analoghe con pari dignità, con uno stipendio superiore e con un minor numero di ore settimanali. In base al piano di attuazione, si ipotizza di realizzare una riforma a costo zero entro il 2005-2006, quando sarà il momento, dimenticando tra l'altro un fatto molto semplice e cioè che fra tre anni scade il contratto.

Mi chiedo allora come sia possibile ipotizzare che alla scadenza del contratto le categorie non rivendichino pari dignità. Nel piano di attuazione questo aspetto si elude, ma quello che è peggio è che i maestri oggi insegnano materie non per discipline, ma per aree disciplinari. I professori invece oggi insegnano per discipline, allora quello che si prevede per domani non importa, in fondo sono semplici impiegati di un qualunque Ministero che oggi stanno su quel tavolino e domani staranno su un altro. Questo si prevede e nient'altro.

Non mi verrà a dire, signor Ministro, che si faranno 60 ore di aggiornamento per trasformare un insegnante che da trent'anni insegna delle discipline in un insegnante che da domani insegnerà per aree disciplinari; oppure per trasformare un professore di educazione artistica in un professore di filosofia. Sarebbe una cosa eccezionale e probabilmente i professori si troveranno su questa linea perché l'aumento di stipendio previsto da questa manovra finanziaria che si è conclusa oggi è più che significativo: 170.000 lire nette al mese. Possiamo pretendere anche di più da questi insegnanti. E perché no?

Poi, se la riforma andrà in porto, ciò non avverrà perché vi sono insegnanti che hanno la volontà di farlo accadere: basta che sono lì in cattedra! Spiegherò questo nei dettagli, quando parlerò della frantumazione dell'onda. Sembra di stare alle Hawaii, con onde alte dieci metri; bisognerà frapporre pietre o ripari per farle frangere. Anche quella è una "bucciottata" di ingegneria ministeriale, ripeto: una "bucciottata" di ingegneria ministeriale, e ne spiegherò il motivo.

Inoltre, chi deciderà quale insegnante delle medie potrà, dovrà o anche solo vorrà insegnare non più a ragazzi di 12 o 13 anni, ma a ragazzi di 8 anni? Il problema si pone perché qualcuno andrà negli anni terminali dove si arriva ancora per insegnamento. Forse coloro che entreranno nelle aree disciplinari saranno gli ultimi della graduatoria o quelli che non ritroveranno una cattedra, una materia? Chi? Come? Che cosa? Il piano non ne parla, è completamente assente e non è un aspetto da poco.

Parliamo della scuola secondaria. Siamo contenti che finalmente i nostri diplomati sono tutti liceali. Questo, però, non vuol dire niente, perché il biennio, che viene trasformato in verticale e in orizzontale, in parole semplici vuol dire che deve valere un po' per tutti per permettere il passaggio sull'orientamento ma deve essere anche verticale per consentire già una preparazione per il futuro. Ma di quali licei parliamo? Forse di un ginnasio che prepara ad un liceo classico, signor Presidente? Assolutamente no, parliamo di un'area umanistica ma non sappiamo che cosa sarà. Sicuramente non i nostri licei classico e scientifico, sarà un'altra cosa.

Ad ogni modo, avremo tutti liceali: dopo, cosa accadrà? O questi liceali andranno alla formazione professionale superiore, oppure saranno obbligati ad iscriversi all'università, perché a 18 anni hanno un titolo che non serve assolutamente a niente. Infatti, i futuri ragionieri saranno quelli con la laurea a tre anni (il ministro Zecchino si offende se la chiamo "laurea breve", ma breve rispetto a prima lo è perché c'è un anno di corso in meno, non me ne voglia), così come i periti chimici dovranno prendere la laurea in chimica di tre anni, e via dicendo. Quindi, se questi liceali vorranno spendere un titolo di studio dovranno continuare per altri tre anni.

Nel Paese si avrà un effetto significativo: raggiungeremo livelli superiori di cultura, perché il numero di diplomati supererà quello attuale; il numero, ma assolutamente non la qualità che scenderà.

Veniamo agli aspetti concreti: le risorse e i tempi di attuazione. Quello che mi interessa sottolineare è l'affermazione del il Governo e della coalizione di maggioranza secondo cui questa riforma può avvenire a costo zero. Si tratta di un falso, di cui il Ministro è già a conoscenza e non può far finta di non saperlo. I dati sulle tabelle del piano di attuazione sono falsi, perché l'ingegneria ministeriale li ha falsificati, si fa un discorso medio di 12 anni, e in questo caso i conti tornano. Ma prendiamo un anno qualsiasi, il 2003 oppure il 2004: o si licenziano migliaia di insegnanti o li si paga. Allora, se li si paga, il costo non è zero, se li si licenzia il costo è personale umano. Si dice che non verranno licenziati perché si tiene conto dei 100.000 insegnanti con nomina a tempo determinato, che sono - tanto per spiegarci - i precari che come minimo dal 1990, se non da prima, insegnano attualmente nella scuola. Il Tesoro, non io, ha già dichiarato che ne verranno assunti solo 40.000, di conseguenza 60.000 saranno licenziati: non verranno mai assunti, saranno licenziati rispetto alla nomina all'incarico a tempo determinato.

Ma andiamo al fatto più interessante, l'onda frantumata. Nel 2007 - come il collega precedentemente intervenuto ha dichiarato giustamente - accadrà che, se non si farà niente, ci saranno (lo dice la relazione) circa 550.000 studenti in più in prima superiore.

Che si pensa di fare allora? Si ipotizza questo marchingegno. Nella attuale scuola elementare e media si individua ogni anno circa un 25 per cento di ragazzi che, ad esempio frequentano la prima e la seconda media, da mandare direttamente al primo anno delle scuole superiori, saltando la terza media. Nel 2007 questi studenti frequenteranno la quinta classe della scuola secondaria e non la prima, avendo anticipato di un anno il loro percorso scolastico.

Decidiamo tutto questo d'imperio? Obblighiamo la famiglia ad assumere la decisione, poiché il figlio è bravo, di fargli saltare la terza media? Da padre, mi rifiuterei di prendere una tale decisione e opterei per il percorso scolastico regolare. Perché dico questo? Anche se mio figlio è bravo, personalmente vorrei che continuasse a seguire il percorso scolastico completo; altrimenti la sua preparazione complessiva risentirebbe comunque di un anno in meno di corso scolastico. Non ci prendiamo in giro: i corsettini semiestivi di qualche ora non servono a niente e chi vive quotidianamente la realtà della scuola lo sa bene, considerato che i tempi di apprendimento sono quelli che sono. Di conseguenza, sarà impossibile che accada tutto ciò.

Voglio però venire incontro al Governo ipotizzando che tutto questo progetto si concretizzi: i 550.000 studenti saranno - come dice giustamente il piano di attuazione - spalmati tra la prima, la seconda, la terza, la quarta e la quinta classe della scuola superiore. Ma sempre 550.000 rimarranno; non verranno di certo soppressi.

L'altra falsità è che si dice - e il relatore giustamente lo ha sottolineato - che si dà attuazione alla riforma per ridurre le bocciature perché l'auspicio è che lo studente vada avanti. Chi non è d'accordo con questo?

Se con la riforma riduciamo le bocciature, come si utilizza in questo piano di fattibilità lo stesso tasso di ripetenza attuale? Il milione e oltre di studenti che frequenta oggi la prima classe delle scuole superiori si ridurrà in quinta ad 800.000 unità. Anche se il numero degli studenti verrà spalmato, il numero dei docenti necessari, da utilizzare non nelle prime due classi di scuola superiore ma nell'arco dei cinque anni, rimarrà lo stesso; occorrerà inoltre il medesimo numero di aule, a meno che qualcuno non pensi di formare, all'improvviso, classi di 40 alunni ciascuna.

Se è questa la volontà, allora il Governo lo dica chiaramente. Solo in tal caso si comprende il risparmio derivante dal piano, e non ce ne scandalizzeremmo, signor Ministro. Ma allora sarebbe stato più semplice, più corretto e più onesto dire al Paese quanto costa questa riforma, e non continuare a dire che è a costo zero prevedendo poi, nel caso in itinere, degli interventi in presenza di eventuali costi. Sin da oggi è possibile fare i calcoli in modo più corretto, con minore ingegneria ministeriale per dire al Paese quanto costa questa riforma.

Concludo il mio intervento, signor Presidente, affrontando il problema della formazione dei docenti. Nel leggere il piano di attuazione abbiamo constatato innanzitutto che l'attuale personale docente domani sarà in esubero, per ovvi motivi, e che i pensionamenti saranno insufficienti a coprire tale esubero. Ma quand'anche i pensionamenti fossero sufficienti, signor Ministro, il Governo ha tenuto presente che per i prossimi 12 anni - e non per i prossimi due, sicuramente insufficienti a tal fine - gli studenti universitari che attualmente cominciano a pensare al loro futuro lavorativo nel mondo della scuola (seguono infatti corsi specifici, propedeutici all'insegnamento, come prima del resto; corsi che l'università poi si preoccuperà di modificare) non potranno essere assunti? Questi sono i dati che si possono trarre dal piano di attuazione.

Sulla cosiddetta onda anomala infine riprendo un documento non mio per tornare a parlare delle tanto decantate economie. Vede, signora Presidente, se si fa una semplice lettura del dossier predisposto dal Servizio bilancio del Senato, inerente al programma quinquennale di progressiva attuazione della legge n. 30 del 2000 di riordino dei cicli scolastici, si apprende che: "l'ipotesi formulata nella relazione di fattibilità che prevede la frammentazione "dell'onda anomala" e che, per le ragioni citate ed esplicitate nella relazione stessa, appare l'unica in grado di non compromettere gli equilibri della riforma, non appare supportata da alcun elemento di certezza. Infatti, non risultano precostituiti i necessari meccanismi normativi per attuare tale frammentazione, la quale rimane, pertanto, sostanzialmente demandata alle responsabilità dei singoli istituti scolastici." E ancora, nella successiva pagina 10, si legge: "Dalla colonna dei saldi si evince che nell'anno 2002 e nel periodo 2004-2007 saranno necessari stanziamenti finanziari a fini di copertura".

PRESIDENTE. Senatore Asciutti, lei ha già superato di tre minuti il tempo a sua disposizione. Deve concludere il suo intervento.

ASCIUTTI, relatore di minoranza. Bastano semplici calcoli per verificare che entro il 2007 occorreranno spese aggiuntive per circa 4.000 miliardi.

La proposta che fa il Polo è di prestare particolare attenzione oggi all'attuazione del programma. Voi volete condurre in porto un risultato politico. Fatelo pure! Iniziate però non maldestramente, ma con i piedi di piombo, con ragionamenti seri che si possono svolgere nel tempo in maniera tale da poter sopperire ad un qualcosa che per noi, così com'è, non va. Infatti, essendo noi rispettosi della legge n. 30, in Parlamento votata, vorremmo che essa camminasse in maniera significativa, cosa che non può fare con questo programma di attuazione. (Applausi dai Gruppi FI, AN e CCD).

PRESIDENTE. Il relatore di minoranza, senatore Danzi, ha chiesto di integrare la relazione scritta. Ne ha facoltà.