Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 396 del 05/03/2026 (Bozze non corrette redatte in corso di seduta)

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------

396a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

GIOVEDÌ 5 MARZO 2026

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Presidenza del vice presidente CASTELLONE,

indi del vice presidente ROSSOMANDO

e del presidente LA RUSSA

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente CASTELLONE

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10,05).

Si dia lettura del processo verbale.

MATERA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Saluto al sindaco e al vice sindaco di Praia a Mare

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea il sindaco di Praia a Mare, dottor Antonino De Lorenzo, e la vice sindaca, la dottoressa Maria Pia Malvarosa, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Discussione dalla sede redigente e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge:

(1692) RAPANI. - Modifiche alla legge 8 aprile 1983, n. 113, in materia di cessione di territori del demanio marittimo al comune di Praia a Mare (Relazione orale)(ore 10,10)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dalla sede redigente del disegno di legge n. 1692.

Il relatore, senatore Orsomarso, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

ORSOMARSO, relatore. Signor Presidente, gentili colleghi, consentitemi di fare una premessa. In questa legislatura - anche ieri è stata una giornata importante - abbiamo approvato provvedimenti che potremmo definire erga omnes, perché riguardano l'economia di questo Paese, la nostra convivenza sociale e civile. Il mio amico Maurizio Gasparri mi diceva nei giorni scorsi della presentazione di un disegno di legge su Praia a Mare e proverò a spiegarvelo velocemente in poche battute.

Praia a Mare è, per chi non la conosce, una ridente cittadina di una terra straordinaria come la Calabria, ancora in ritardo di sviluppo rispetto ai programmi dell'Obiettivo Convergenza. È una piccola Riccione, una piccola Rio de Janeiro; dietro Praia a Mare ci sono le colline del Pollino che ricordano un po' il Pan di Zucchero e di fronte c'è l'Isola di Dino, ma a differenza di Riccione ha avuto in questi anni un ritardo di sviluppo.

Quella che affrontiamo oggi è una vicenda in qualche modo kafkiana: era il 1983 quando in Senato fu fatta emergere l'esigenza di una norma che riguardava il territorio sdemanializzato del Comune di Praia, perché si erano creati degli arenili; c'era stato un intervento urbanistico (anche la Casa comunale ha sede su questi terreni) e si sdemanializzò quella parte di terreni che furono ceduti allo Stato, che, a titolo oneroso, li cedette al Comune di Praia a Mare.

Il problema è che serviva un'interpretazione autentica e cercherò di descrivervi rapidamente l'intervento normativo che riguarda due articoli del disegno di legge (il 3 e il 5), che intervengono appunto sulla legge n. 113 del 1983, cosiddetta legge Praia, inserendo anche un comma aggiuntivo all'articolo 3, per dare sostanza a tutti quegli atti già realizzati e agli altri da realizzarsi per sanare criticità che rappresentano anche un limite al valore economico di un territorio. Basti pensare che hotel e abitazioni non possono avere neanche credito proprio perché resta questa indefinitezza dal punto di vista dell'atto notarile.

Finalmente arriviamo a una soluzione dopo 40 lunghi anni, dopo un percorso di 3 anni, prendendo le mosse dal precedente disegno di legge da me presentato, concernente beni demaniali del Comune di Praia a mare (Atto Senato n. 500), per cui mi preme ringraziare la senatrice Tubetti, che in una prima fase se n'è occupata in qualità di relatrice, come ha fatto anche per le aree demaniali del Comune di Caorle.

Ringrazio il presidente della Commissione Massimo Garavaglia e il mio collega Ernesto Rapani, che ha ripreso questo provvedimento, ripresentandolo, con un attento accompagnamento da parte del Governo (il sottosegretario Lucia Albano, il Demanio e anche il MEF).

Scriviamo una pagina di buona politica, restituendo dignità a una città che, per un problema di interpretazione autentica, non poteva veder realizzata la legge fatta nel 1983. Dopo quarant'anni questo Parlamento ha provveduto, anche con il contributo della minoranza in Commissione; sia i 5 Stelle che il PD, con la loro astensione, hanno sottolineato l'importanza di questa legge.

Lasciatemi fare soltanto un ultimo passaggio su questo pezzo d'Italia che è appunto la mia Regione, la Calabria. Praia a Mare è una delle prime cittadine sulla costa tirrenica che presenta un cambiamento anche rispetto al capitale umano. C'è un'inversione di tendenza. Io mi sento milanese, come cosentino o romano, ma c'è un'inversione di tendenza rispetto a questa terra, con tanti giovani. Gli amministratori capaci ritornano o hanno deciso di restare, perché l'impulso amministrativo arriva soprattutto da loro. Sottolineo l'importanza di pianificare il livello urbanistico con il massimo rispetto per le regole, superando una cultura un po' feudale che nelle Regioni del Sud, nella mia Calabria in particolare, ha visto tanti amministratori protagonisti. Celebriamo con il sorriso anche questa inversione di tendenza, che restituirà all'Italia e al tema delle aree interne una maggiore linearità, perché non è un problema di risorse, è solo un problema di volontà e di capacità. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

ALBANO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, intervengo brevemente per salutare il sindaco di Praia a Mare e per ringraziare il relatore e la senatrice Tubetti, che si è occupata del provvedimento all'inizio, l'Agenzia del demanio e il mio staff, che hanno contribuito a questo lavoro.

Confermo, sebbene non ce ne sia bisogno, che questo disegno di legge ha un'origine complessa, in una situazione complessa che si veniva a creare. Esso interviene su due articoli della legge n. 113 del 1983, per garantire coerenza e certezza giuridica agli atti notarili stipulati - come veniva ricordato - e stipulandi, in modo che si possa attuare la legge Praia a Mare, che è datata, ma soprattutto limitando l'aggravio di oneri a carico dello Stato e del Comune di Praia a Mare. È certamente un lavoro che doveva essere fatto e siamo particolarmente orgogliosi di averlo concluso. (Applausi).

PRESIDENTE. Comunico che è pervenuto alla Presidenza - ed è in distribuzione - il parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame, che verrà pubblicato in allegato al Resoconto della seduta odierna.

Passiamo alla votazione degli articoli, nel testo formulato dalla Commissione.

Metto ai voti l'articolo 1.

È approvato.

Metto ai voti l'articolo 2.

È approvato.

Passiamo alla votazione finale.

MUSOLINO (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MUSOLINO (IV-C-RE). Signora Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, rappresentante del Governo, il provvedimento in esame per certi versi pone un problema di coscienza. Il relatore, senatore Orsomarso, dice che finalmente mettiamo un punto a una situazione che va avanti da 43 anni; però questi 43 anni, evidentemente, non sono stati sufficienti a stimolare una coscienza critica su ciò che succede sulle nostre coste e soprattutto nella gestione del demanio marittimo.

Facciamo un piccolo passo indietro e diciamo come nascono i fatti oggetto di questo provvedimento. Nascono dal mutamento dei luoghi, dall'arretramento del mare sulle coste, dalla trasformazione naturale dei luoghi e dalla antropizzazione forse smodata, vogliamo definirla senza regole, soprattutto nei tempi in cui ciò si è verificato.

Stiamo parlando orientativamente del periodo che va dagli anni Settanta agli anni Ottanta, in cui forse c'era, anzi direi sicuramente, meno attenzione all'ambiente e c'era una volontà di edificare, di acquistare alla civiltà, o quantomeno alla città, porzioni di territorio. Questa condizione si verifica anche nel Comune di Praia a Mare, che quindi aumenta i suoi insediamenti e occupa porzioni di territorio che non facevano parte del demanio dello Stato e neanche del patrimonio del Comune.

Si decide di risolvere questa situazione con una legge che autorizza la sdemanializzazione e la cessione delle aree dal demanio marittimo al demanio dello Stato, dal demanio dello Stato al Comune di Praia a Mare, ma la situazione poi, a un certo punto, va in stallo, perché il Comune di Praia a Mare contesta il valore delle aree e il prezzo che viene fissato dall'Ufficio territoriale e quindi inizia una causa che si conclude soltanto nel 2009, con una transazione che fissa il valore delle aree da cedere in circa 6 milioni di euro, qualcosa di più. A quel punto, tuttavia, non si riesce a procedere all'attuazione della cosiddetta legge Praia a Mare, che è un provvedimento del 1983, per una serie di difficoltà amministrative riguardanti ovviamente il conflitto tra quello che si voleva fare con quella legge e la normativa in tema edilizio e urbanistico vigente; aprendo una parentesi, quella che questo Governo dice di voler modificare affermando - e in ciò siamo d'accordo - che la legge urbanistica del 1942 ha necessità di un adeguamento e un ammodernamento, ma che di fatto non tocca, intervenendo ad hoc a macchia di leopardo. Quando dico a macchia di leopardo, intendo dire che ci sono interventi e si registrano posizioni da parte del Governo che potremmo definire eufemisticamente eterogenee, perché in alcuni casi, come a Praia a Mare, abbiamo un intervento volto a risolvere il conflitto fra la normativa vigente e questa soluzione normativa, nel senso di superare una serie di vincoli, mentre in altri casi è diverso. Penso a Milano, dove non c'è una violazione della normativa edilizia e si tende invece a voler marcare una presunta illiceità dell'azione amministrativa del Comune di Milano (Applausi) e quindi a paralizzare un'attività edificatoria assolutamente legale e realizzata su aree che appartengono al Comune di Milano. Qui invece non abbiamo aree che appartenevano al Comune di Praia a Mare; erano aree del demanio.

Quindi, in questo testo, in che cosa si supera questo conflitto di norme? Del resto, se non ci fosse stato il conflitto, non avrebbero avuto bisogno di fare una legge. Si dice che nella cessione delle aree ai privati il Comune di Praia a Mare è autorizzato a farla in deroga alle disposizioni vigenti che obbligherebbero il cedente a indicare le porzioni catastali dei territori ceduti, che non possono essere catastate visto che evidentemente appartenevano al demanio marittimo. A loro volta, i soggetti che faranno richiesta di acquistare queste aree, trattandosi di edificazioni che dovevano essere fatte entro la data del 1981 (questo è il dato temporale che si pone come limite), che quindi per legge dovrebbero produrre la certificazione della conformità edilizia e dei titoli edilizi, invece possono andare in deroga alla stregua della disciplina che si applica per gli immobili costruiti fino al 1969.

Quindi, qui abbiamo un testo di legge che sostanzialmente stravolge l'assetto normativo vigente - che si applica dappertutto e quindi si dovrebbe applicare anche a Praia a Mare - e ci dice che si può andare in deroga. Si può andare in deroga alla porzione di territorio che sarà oggetto di questa cessione (quindi alla ripartizione della titolarità delle aree, tra demaniali, del patrimonio del Comune e dei privati), perché si parte da aree che erano demaniali e che vengono sdemanializzate e cedute al comune di Praia a Mare, che le paga non per tenerle per sé, signora Presidente (per sé forse ne terrà qualcuna, certamente terrà quella dove c'è la Casa comunale), ma per poi cederle ai privati.

A quei privati che hanno già costruito su queste aree (pur non potendo, evidentemente, perché non erano aree sulle quali era autorizzata la costruzione), che pagheranno per riscattare queste costruzioni, che devono essere lì almeno da prima del 1981.

Ma cosa manca in questo disegno di legge che avrebbe quantomeno compensato questo assetto normativo, che mi lascia abbastanza perplessa? Manca un limite, che stabilisca che non sono possibili trasformazioni volumetriche, che non si possono ingrandire le costruzioni già esistenti, che non si possono fare speculazioni edilizie. (Applausi). Che quella casetta sul mare o sulla costa, che si è costruito il piccolo pescatore, non si trasformerà in un resort sulla spiaggia.

Qui apro la riflessione finale, signora Presidente. Noi chiaramente su questo provvedimento ci siamo astenuti e ci asterremo, per senso di responsabilità. Prendiamo atto che sono situazioni che si trascinano da oltre quarant'anni; ci sono sicuramente ormai diritti che si sono consolidati, ancorché non abbiano ancora neanche lo status del diritto, forse più della pretesa o dell'interesse legittimo. Ne prendiamo atto e, per senso di responsabilità, ci asteniamo.

Però, signora Presidente, facciamoci anche una domanda: ma siamo davvero interessati alla tutela ambientale, alla difesa del territorio, al contrasto all'erosione delle coste, al contrasto al dissesto idrogeologico? (Applausi). O tutte queste sono semplicemente favolette che ci raccontiamo gli uni con gli altri, per dirci quanto siamo bravi, quanto siamo ambientalisti, quanto abbiamo a cuore il tema ambientale? Poi, quando siamo chiamati alle scelte, preferiamo sempre quelle facili rispetto a quelle impopolari, quelle che semplificano, che derogano, che legittimano ex post, rispetto a quelle che dovrebbero dire semplicemente che le nostre coste, che tutto il territorio italiano è fragile e ha bisogno di essere tutelato, ha bisogno di opere di sostegno e di prevenzione e che questa volontà di cementificazione e di antropizzazione deve finalmente trovare un argine. Ciò non significa non costruire più, paralizzare l'iniziativa privata, non rispondere alle esigenze delle persone; significa tenere conto che questa terra, che ci è stata data, non è nostra per sempre. È nostra per il tempo in cui noi la occupiamo, con un dovere: preservarla e trasferirla a chi verrà dopo di noi. (Applausi).

Continuando così, signora Presidente, mi pare che ci sarà ben poco da trasferire e ben poco da dare ai nostri eredi. È trascorso poco più di un mese, signora Presidente, dal fenomeno del ciclone Harry, che si è abbattuto proprio sulle coste della Sicilia, della Sardegna e della Calabria. Il problema non è l'abusivismo edilizio; il problema è che non si comprende - e si continua a non voler comprendere - che le coste devono essere lasciate libere, perché costituiscono la prima difesa naturale del territorio nei confronti del moto ondoso e del mare, e devono essere rafforzate nelle opere strategiche di difesa del territorio. Questa cementificazione e questo sfruttamento intensivo del nostro patrimonio naturale devono trovare un freno e un argine. (Applausi).

MAGNI (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAGNI (Misto-AVS). Signora Presidente, vorrei intervenire su questa vicenda che si protrae da oltre quarant'anni e che credo non riguardi solo Praia a Mare; purtroppo, nel nostro Paese esistono situazioni simili che si trascinano da troppo tempo. Pertanto, intervenire per trovare una soluzione a un contenzioso che è aperto da così tanto tempo è un fatto positivo.

Nello stesso tempo, però, vorrei sottolineare che noi ci asterremo sul provvedimento in esame, che introduce una semplificazione in una realtà (che io conosco poco, anche se qualche volta ci sono stato), che, se non mantiene dei vincoli precisi, in particolare sul consumo di suolo, rischia, per le cose che abbiamo visto anche ultimamente rispetto alla situazione climatica, di farci piangere tutti. Va bene, quindi, risolvere un contenzioso su quale istituzione pubblica, se il Comune o lo Stato, sia il proprietario, per chiarire di chi sia la responsabilità.

Nello stesso tempo, vorrei sottolineare che bisognerebbe intervenire e favorire un ragionamento che non può essere semplificato attraverso norme tassative sulla questione della costruzione, in particolare in ambiti di aree demaniali. Per questa ragione noi ci asterremo, anche se oggettivamente il provvedimento meriterebbe un voto contrario. Tuttavia, poiché si risolve almeno la questione del contenzioso dal punto di vista istituzionale, ci asterremo.

TREVISI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TREVISI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, il testo interviene su un tema molto circoscritto, pur presentando una certa rilevanza politica e amministrativa, soprattutto a livello locale.

Il provvedimento in esame serve a consentire la cessione di porzioni di demanio marittimo al Comune di Praia a Mare, una vicenda che ormai dura da quarant'anni e che ha avuto ricadute sulla pianificazione urbanistica, sulla gestione delle aree costiere, sullo sviluppo locale e ha registrato lunghi contenziosi tra Comune, Regione e Stato. Quindi si tratta di un provvedimento che serviva già da tempo.

Una volta risolte tali questioni, si avranno grossi benefici a livello locale, soprattutto sulla pianificazione turistica, e si potranno coinvolgere investimenti privati. Dovrebbero quindi finire i contenziosi, perché in questo modo si chiariscono le competenze, si chiarisce di chi è la proprietà e si pongono le condizioni necessarie per programmare interventi, bandi, concessioni e opere pubbliche. Senza una definizione chiara della titolarità, qualsiasi investimento era rimasto bloccato, e se il Governo non avesse emanato un provvedimento sarebbe rimasto bloccato anche per gli anni a venire. Non ci sono oneri per lo Stato né per le amministrazioni interessate, provvedendo agli adempimenti con le risorse già stanziate.

Per questi motivi, annuncio il voto favorevole dei senatori di Forza Italia. (Applausi).

CROATTI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CROATTI (M5S). Signor Presidente, intervengo su un tema che trascina con sé un'ingiustizia che va avanti da oltre quarant'anni, quella della vicenda di Praia a Mare che in realtà non è una questione tecnica, né di demanio: è la storia di una comunità che ha costruito una città dal nulla, con il permesso dello Stato, ma che oggi dallo Stato in realtà si sente tradita, poiché ha una difficoltà oggettiva. Parliamo di cittadini che nel Dopoguerra hanno bonificato un arenile e su di esso hanno costruito una città, scuole, case, alberghi e attività produttive, seguendo quelle che erano allora le regole di quel territorio.

Quando, nel 1983, arrivò la cosiddetta legge Praia, questi cittadini fecero l'unica cosa che potevano fare in quel tempo, ossia quello che le persone oneste fanno in quei casi: pagare economicamente, versando al Demanio somme pesanti, in alcuni casi anche il doppio del valore stimato di quelle aree. Lo Stato in quel caso ha incassato, ha messo i soldi in cassa, ma poi è sparito. Siamo di fronte a un paradosso kafkiano, poiché i cittadini hanno pagato per diventare proprietari di un'area, di un territorio, di una propria abitazione o albergo, sono diventati proprietari di quello che hanno pagato, ma non possono avere l'atto notarile, perché norme scritte decenni prima hanno bloccato i trasferimenti fra Demanio e Comune. Tecnicamente si tratta - mi si passi il termine - di una sorta di sequestro burocratico su quell'area. Lo Stato si comporta come un venditore che prende l'anticipo, prende il saldo, ma poi non si presenta dal notaio perché ha perso le chiavi della casa.

È un comportamento che, nei rapporti tra privati, verrebbe sanzionato molto duramente; qui, invece, viene giustificato con una - mi si passi il termine - complessità normativa.

Perché il MoVimento 5 Stelle non vota a favore di questa proposta, nonostante sia oggettivamente riconosciuta l'urgenza di sbloccare la situazione? Perché vogliamo essere certi che la soluzione non sia peggiore del male. Vogliamo un passaggio di proprietà pulito, trasparente e definitivo. Temiamo invece che la strada scelta con il provvedimento in esame - quella, mi si passi il termine, di una deroga generica senza limiti a norme fondamentali sulla validità degli atti - possa creare un precedente caotico e generare nuovi contenziosi infiniti, che ricadrebbero ancora una volta sulle spalle di cittadini che hanno già pagato, in maniera eccessiva, quell'area. Non vogliamo dunque una soluzione "toppa", che rischi nuovi strappi dopo pochi mesi, tra ricorsi e controricorsi.

Signor Presidente, il MoVimento 5 Stelle esprimerà pertanto un voto di astensione: pur volendo liberare Praia a Mare da questa palude, restiamo davvero molto prudenti sulla modalità tecnica scelta in Commissione. Sia chiaro che, una volta che il Comune tornerà finalmente in possesso di quest'area, dovrà essere il primo garante del territorio. Ci aspettiamo quindi che l'amministrazione comunale proceda con grande rigore, applicando le sanzioni e le procedure previste dalla legge per le situazioni che risulteranno non conformi, affinché la giustizia verso chi ha pagato non rischi di diventare un alibi per chi ha violato le regole.

Restituiamo dunque la terra a chi ne ha diritto, ma facciamolo con la massima trasparenza. Il provvedimento in esame, a nostro avviso, non va proprio in questa direzione; per questo il nostro voto sarà di astensione. (Applausi).

BORGHESI (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BORGHESI (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, il provvedimento in esame interviene sulla disciplina introdotta dalla legge n. 113 del 1983, relativa al compendio costiero di Praia a Mare, formatosi nel tempo a seguito del naturale arretramento delle acque marine e della conseguente emersione di nuovi arenili. Su queste aree, tra il 1960 e il 1973, si sono sviluppate costruzioni realizzate da privati, famiglie e uffici pubblici, in un contesto nel quale la particolare conformazione del territorio non offriva altre reali possibilità di espansione urbanistica.

Le vicende giudiziarie e amministrative succedutesi negli anni hanno riconosciuto la perdita del carattere naturale di demanio marittimo di tali aree, consentendo l'avvio del processo di sdemanializzazione e la successiva disciplina prevista dalla cosiddetta legge Praia. Il disegno di legge oggi in discussione mira a rendere finalmente attuabile quel percorso, adeguandolo alla realtà maturata nel tempo.

In particolare, si consente al Comune di Praia a Mare di procedere alla vendita dei lotti, tramite trattativa privata, agli attuali occupanti e concessionari, mantenendo la condizione fondamentale che alla data del 1° dicembre 1981 fossero già state realizzate opere stabili e conformi agli strumenti urbanistici. Vengono inoltre introdotte semplificazioni amministrative per gli atti di trasferimento degli immobili pubblici e si armonizza il vincolo temporale di alienazione con quello previsto da normative analoghe vigenti nell'ordinamento. Si tratta, dunque, di un intervento volto a dare certezza giuridica a una situazione consolidata nel tempo, favorendo la regolarizzazione delle posizioni esistenti senza determinare nuovi oneri per la finanza pubblica.

Per queste ragioni, esprimiamo il voto favorevole al provvedimento. (Applausi).

LOSACCO (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LOSACCO (PD-IDP). Signor Presidente, il disegno di legge in esame interviene su una vicenda complessa che riguarda il Comune di Praia a Mare, che ha intrecciato in modo problematico beni pubblici, interessi privati, contenziosi, discipline speciali e scelte urbanistiche. È evidente la necessità di ricondurre questa materia entro un quadro di certezza giuridica: dopo anni di controversie, stratificazioni normative e difficoltà applicative, è comprensibile la necessità di offrire una cornice più chiara e meno disarmonica.

Tuttavia, sarebbe riduttivo considerare questo provvedimento come un mero intervento di natura tecnica. Esso richiama, piuttosto, una questione di ordine più generale: la persistente fragilità con cui in troppe parti del Paese è stato governato il rapporto tra trasformazione del territorio, interesse pubblico e interesse privato.

La vicenda di Praia a Mare, infatti, non è soltanto una controversia amministrativa da chiudere, il riflesso di un difetto di programmazione che per lungo tempo ha indotto le istituzioni a intervenire non secondo una visione, ma in via successiva, quando il problema era ormai consolidato, il contenzioso già radicato e l'eccezione divenuta prassi.

Dunque non sorprende il fatto di rendere nuovamente praticabile il percorso delineato dalla legge Praia, ma resta un punto che non può essere eluso. La certezza degli atti non può surrogare la certezza delle regole, né può tradursi, anche solo implicitamente, in un arretramento del principio di responsabilità pubblica del governo del territorio.

Detto in maniera ancora più chiara, nessuna soluzione legislativa può prescindere dalla tutela del territorio, dalla salvaguardia ambientale, da una pianificazione urbanistica rigorosa e da un contrasto effettivo a ogni forma di abusivismo edilizio. È su questo discrimine che si misura la credibilità delle istituzioni, non soltanto nella capacità di comporre i nodi irrisolti del passato, ma soprattutto nella volontà di impedire che quegli stessi errori si riproducano.

Per tali ragioni, il Partito Democratico esprimerà un voto d'astensione, un'astensione che non equivale a una minimizzazione delle difficoltà che insistono su quel territorio; al contrario, è una posizione di responsabilità, perché riconosce la necessità di dare un esito a una vicenda rimasta troppo a lungo sospesa ma richiama al tempo stesso il Governo e gli enti territoriali a un'assunzione piena di responsabilità sul piano della tutela ambientale e della disciplina urbanistica, rilanciando il contrasto all'abusivismo edilizio per la difesa dell'interesse generale.(Applausi).

RAPANI (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RAPANI (FdI). Signor Presidente, Governo, colleghi, senatori, se non fossi stato direttamente interessato e non avessi conosciuto la materia, dagli interventi che mi hanno preceduto, sarei andato un pochettino in confusione. Mi viene spontaneo pensare che c'è chi, purtroppo, il testo non lo ha neanche letto ed è stato chiaro nell'esposizione; c'è chi lo ha letto, conosce bene la materia, ma volutamente ha fatto confusione; c'è chi invece fa voli pindarici, parla di tutto e di più senza esprimersi ed è la cosa che effettivamente ci crea un po' di confusione.

Partiamo da cosa stiamo facendo realmente oggi. Stiamo modificando una legge del 1983, che, a causa di interpretazioni (perché purtroppo in Italia le leggi non si applicano, ma si interpretano) per 43 lunghi anni non ha fatto altro che generare contenziosi senza risolvere il problema. (Applausi).

Oggi si tenta di riscriverla in modo più chiaro per dare la possibilità al Comune di poter applicare quella legge del 1983 ed invece sento parlare di cementificazione, di abusivismo, di autorizzazione di nuove costruzioni. Non è assolutamente così, perché stiamo parlando di un patrimonio esistente, realizzato entro una data certa ed entro una data chiara per cui non si può parlare sicuramente né di nuove costruzioni né di cementificazione.

Mi sarei forse aspettato una proposta perché, nel recente passato, problemi simili si sono verificati in altre realtà e sono stati fatti dei provvedimenti ad hoc. Io mi sarei dedicato invece, così come stiamo facendo con i colleghi, alla redazione di un nuovo testo che vada a disciplinare, su tutto il territorio nazionale, perché tutta la Nazione Italia affaccia sulla costa, il principio della determinazione della linea di demarcazione demaniale: quella linea di demarcazione demaniale stabilita e disciplinata dall'articolo 32 del codice di navigazione.

Tale articolo stabilisce quelle che effettivamente sono le aree demaniali da separare dai fondi finitimi. Invece, negli anni abbiamo assistito alla redazione di una linea di demarcazione demaniale che, anziché essere una linea, è una tratteggiata, è una spezzata. Pertanto, nel momento in cui sono stati fatti i sopralluoghi, nonostante avessero trovato la realizzazione di fabbricati, hanno fatto rientrare quei fabbricati nelle aree demaniali, creando naturalmente problemi alle proprietà.

Sarebbe quindi opportuno che oggi ci dedicassimo a ristabilire quella che è una linea di demarcazione demaniale, in modo tale da poter trasformare una problematica, quella del demanio, in una risorsa. Infatti, dando ai Comuni la possibilità di acquisire dei terreni (naturalmente dietro compenso, dietro pagamento) e di poterli rivendere a quei privati, significherebbe intanto fare cassa e avere aree più pulite e più disciplinate e forse - in quel caso sì - riusciremmo a parlare di tutela e di valorizzazione dell'ambiente.

Per questi motivi noi di Fratelli d'Italia voteremo convintamente a favore. (Applausi).

PRESIDENTE.Metto ai voti il disegno di legge, nel suo complesso, nel testo emendato per effetto delle modifiche introdotte dalla Commissione.

È approvato.

Salutiamo nuovamente il sindaco e la vice sindaca di Praia a Mare e procediamo con il successivo punto all'ordine del giorno.

Svolgimento di interrogazioni (ore 10,45)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.

Sarà svolta per prima l'interrogazione 3-02372 sulle iniziative di supporto ai territori della Basilicata colpiti dalla crisi del settore automotive.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

BERGAMOTTO, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signora Presidente, ringrazio il senatore interrogante. Il Governo segue con attenzione la situazione del settore automotive e in particolare quella del distretto di Melfi.

A tale ultimo riguardo, ricordo in primo luogo che il Ministero delle imprese e del made in Italy (MIMIT) ha riconosciuto il territorio di Melfi, Potenza e Rionero area di crisi industriale complessa; il 15 gennaio 2024 è stato firmato l'accordo di programma per la realizzazione del progetto di riconversione e riqualificazione industriale dell'area in questione, al quale sono stati assegnati in totale 28,74 milioni di euro, dedicati, tra l'altro, al sostegno all'innovazione e a percorsi di upskilling e reskilling, con priorità per i lavoratori interessati. Nel marzo 2024 è stato pubblicato l'avviso per la selezione di iniziative imprenditoriali nel territorio in parola, in risposta al quale sono state presentate 11 domande per complessivi 90,2 milioni di investimenti.

Inoltre, in occasione dell'ultimo incontro del tavolo automotive tenutosi il 30 gennaio scorso presso il MIMIT, l'azienda, con riferimento allo stabilimento di Melfi, ha comunicato l'avvio della produzione di un nuovo modello DS e l'introduzione di un turno aggiuntivo per far fronte alla domanda crescente della nuova Jeep Compass.

Nel complesso, il piano industriale del 2026 di Stellantis prevede un aumento degli acquisti da fornitori nazionali che supereranno i 7 miliardi di euro, accompagnati da una proiezione di incremento dei volumi produttivi nel corso dell'anno, oltre 500 nuove assunzioni e un ridotto ricorso alla cassa integrazione: inoltre, esso prevede di portare avanti il piano di investimenti in ricerca e sviluppo con un miliardo di euro già impegnati nel 2025. Il piano descritto costituisce pertanto il set minimo di impegni verificabili richiesti dal senatore interrogante.

Il Governo monitora con attenzione l'attuazione del piano industriale in parola, del quale Stellantis è chiamata a dare conto in occasione degli incontri con il Ministero e in occasione delle riunioni del tavolo permanente automotive.

Ricordo inoltre che il Ministero sta lavorando a un DPCM per la riprogrammazione delle risorse del fondo automotive fino al 2030, per un ammontare complessivo di circa 1,6 miliardi di euro che saranno destinati al sostegno degli investimenti delle imprese su un orizzonte pluriennale.

Per quello che riguarda le azioni a livello europeo, si richiama il non paper del 2024, sottoscritto da numerosi Stati membri, con il quale l'Italia ha proposto una nuova strategia europea per la mobilità, all'insegna dei paradigmi di flessibilità e neutralità tecnologica.

Nel 2025, Italia e Germania hanno anche inviato una lettera congiunta alla Commissione europea volta a chiedere la rideterminazione degli obiettivi per i veicoli puramente elettrici sulle flotte aziendali; a sollecitare la riduzione degli oneri imposti alle imprese del settore e il riconoscimento dei veicoli a basse e zero emissioni diversi dai veicoli elettrici a batteria oltre il 2035; a prevedere incentivi europei alla domanda e all'offerta, nonché la realizzazione di una catena di fornitura europea per le batterie.

In tale direzione si pone anche la posizione del Governo sul regolamento europeo relativo ai veicoli aziendali, non idoneo a contemperare in modo realistico gli obiettivi di decarbonizzazione con quelli di competitività. Grazie alle pressioni esercitate dall'Italia, sono stati ottenuti la rimozione delle multe alle imprese automotive e l'anticipo della revisione del regolamento sulle emissioni di CO2. Ora il Governo sta lavorando, insieme a Germania e Francia, ad un documento congiunto sull'automotive che definisca una nuova posizione comune su competitività e industria, nell'ottica della necessaria neutralità tecnologica.

ROSA (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROSA (FdI). Signor Presidente, ringrazio il Sottosegretario, che ha tenuto in debito conto l'interrogazione che abbiamo presentato, che riguarda il settore dell'automotive in Italia, ma in particolare in Basilicata.

Sappiamo tutti come Stellantis rappresenti il punto di riferimento per la produzione di automobili in Italia e conosciamo anche la crisi che da anni interessa queste attività. Voglio ricordare come la Basilicata sia coinvolta, con questo stabilimento, nell'area industriale di Melfi e come per la Basilicata l'industria Stellantis abbia significato il 25 per cento del PIL regionale. La Basilicata ha rappresentato la seconda Regione europea, dopo Bratislava, per quanto riguarda la produzione di auto, ma è da anni ormai che è iniziato questo declino. Basti pensare ai volumi di produzione delle auto: nel 2016 si producevano quasi 365.000 auto all'anno, per passare a 62.000 nel 2024 e a 32.000 nel 2025. Anche l'occupazione, quindi, ne ha risentito. Nel 2016 erano occupate quasi 13.000 persone tra indotto e occupazione diretta, per passare nel 2025 a 8.600 persone.

Mi ritengo soddisfatto della risposta del Sottosegretario, sentendo che il Governo nazionale sta seguendo in questi anni la crisi di Stellantis e del comparto e soprattutto che sta verificando periodicamente gli impegni che Stellantis ha preso con il Governo rispetto agli investimenti. Continuerò a seguire questa vicenda di primaria importanza, perché riguarda direttamente la mia terra e l'occupazione.

Cito un ultimo dato per far capire come questa situazione incida sull'occupazione: dopo i licenziamenti operati da Stellantis, l'occupazione lucana è passata dal 7 al 4 per cento, perché a fronte dei nostri piccoli numeri, evidentemente un colosso come Stellantis è importante. Se poi aggiungiamo che ci troviamo in un momento di crisi per l'altra attività industriale più importante della Basilicata, che è quella legata al petrolio, è chiaro che resto estremamente preoccupato per le ricadute che ci saranno in Basilicata.

Ringrazio quindi il Governo e preannuncio che nel prossimo futuro proverò ad interessarlo nuovamente, ma è evidente che dalla risposta del Sottosegretario emerge un impegno preciso del Ministero a marcare a uomo - permettetemi di usare questa espressione - Stellantis, affinché questo colosso che prima era italiano investa realmente sul territorio italiano. (Applausi).

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-02245 sull'aggressione avvenuta al liceo scientifico «Righi» di Roma.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

PRISCO, sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, onorevoli senatori, il liceo scientifico «Augusto Righi» di Roma è stato recentemente al centro di tensioni e oggetto di atti vandalici, tra cui l'episodio menzionato dagli onorevoli interroganti. Ripercorro in sintesi la cronologia degli eventi.

Il 23 ottobre scorso il liceo è stato occupato da alcuni studenti appartenenti alla galassia della sinistra antagonista. Nella stessa giornata, la dirigente scolastica ha provveduto a denunciare l'occupazione del plesso. La stessa dirigente, il successivo 28 ottobre, ha sporto querela per interruzione di pubblico servizio, in quanto sul portone d'ingresso della sede secondaria del liceo, sita in via Boncompagni, era stata apposta una catena con il lucchetto che impediva l'accesso a docenti e studenti. A seguito dell'intervento dei Vigili del fuoco, il lucchetto veniva rimosso e la sede riaperta.

Il successivo 3 novembre, secondo una prima ricostruzione dei fatti, circa 15 ragazzi, molti dei quali con il volto nascosto da caschi, hanno tentato di accedere all'istituto dall'ingresso di via Campania, inneggiando al duce e lanciando bottiglie di vetro contro gli occupanti affacciatisi alle finestre. In seguito all'intervento del personale di Polizia, i ragazzi travisati si sono dispersi velocemente. Nella serata del giorno successivo un gruppo, in questo caso formato da circa 15 persone a volto coperto, ha cercato di entrare da una finestra adiacente il liceo Tasso, con l'evidente obiettivo di introdursi nel confinante liceo Righi passando all'interno dell'edificio. Tuttavia, a causa dell'attivazione di un allarme e dell'intervento del personale di Polizia, il gruppo ha desistito dall'intento, lasciando sul posto sette spranghe, che sono state sequestrate. Anche su questi episodi la dirigente scolastica ha sporto formale denuncia. Il giorno seguente l'occupazione del liceo è terminata.

In seguito alle indagini immediatamente avviate, un militante del movimento Lotta Studentesca è stato identificato e deferito all'autorità giudiziaria per i reati di danneggiamento e invasione di terreni o edifici.

In seguito, nella notte tra l'8 e il 9 febbraio scorsi, ignoti si sono nuovamente introdotti all'interno del liceo Righi, scaricando gli estintori, danneggiando arredi e tracciando scritte sulle pareti interne ed esterne della scuola. I carabinieri della stazione di via Veneto, intervenuti sul posto, hanno provveduto ai necessari rilievi e a informare l'autorità giudiziaria.

Gli episodi che ho brevemente ricostruito sono tuttora oggetto di attività di indagine volta ad acquisire elementi utili all'identificazione dei responsabili.

Su un piano più generale, preme sottolineare come il Governo stia dedicando la massima attenzione al tema della sicurezza negli istituti scolastici. I Ministri dell'interno e dell'istruzione e del merito hanno recentemente emanato una circolare congiunta che definisce nuove linee di indirizzo in materia di vigilanza e tutela, promuovendo un modello di intervento fondato sulla stretta collaborazione tra prefetture, Forze dell'ordine, uffici scolastici e istituzioni locali. In quest'ottica, è stato previsto il coinvolgimento diretto dei dirigenti scolastici all'interno del Comitato provinciale per l'ordine e per la sicurezza pubblica, al fine di valutare l'adozione di misure specifiche quali l'inclusione temporanea degli istituti nei piani di controllo coordinato del territorio, tenuto conto del livello di criticità dei fenomeni registrati nei plessi scolastici e secondo un approccio equilibrato e graduale. L'obiettivo non è solo il contrasto dei fenomeni di violenza e di disagio, ma soprattutto la promozione di una cultura della legalità, del rispetto reciproco e della responsabilità civica, in chiave di prevenzione di ogni forma di illegalità, creando contesti educativi sicuri e regolati.

Per quanto riguarda il delitto di apologia del fascismo, cui pure si fa riferimento nell'interrogazione, preme evidenziare come, nel corso degli ultimi anni, vi sia stata una sensibile riduzione del numero dei reati commessi, che si sono più che dimezzati a livello nazionale, passando dai 31 casi del 2022 agli 11 del 2023, ai 13 del 2024 e agli 11 del primo semestre 2025, a dimostrazione dell'attenzione che è stata posta dal Ministero dell'interno sull'intensificazione delle attività di formazione e sensibilizzazione sul tema.

Ricordo, a tal riguardo, che proprio presso il Ministero dell'interno opera l'Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori, istituito nel 2010 per contribuire alla prevenzione e al contrasto dei crimini d'odio. L'attività dell'Osservatorio è rivolta prioritariamente da un lato ad agevolare le denunce dei crimini d'odio e a favorirne l'emersione e dall'altro a sensibilizzare, formare e aggiornare costantemente gli operatori delle Forze di polizia, al fine di promuovere una cultura di tutela dei diritti umani più consapevole e matura.

Nell'ottica di un efficace monitoraggio, l'Osservatorio dedica grande attenzione allo studio delle segnalazioni ricevute da associazioni, istituzioni, privati cittadini, nonché di quelle ricavate dalle analisi delle fonti aperte.

Le segnalazioni vengono inoltrate ai competenti uffici di Polizia di Stato e Arma dei carabinieri, con la richiesta di ulteriori elementi di informazione o di interventi mirati.

A loro volta, le Forze di polizia inoltrano l'iniziativa all'Osservatorio e le segnalazioni relative ai casi trattati. Tale flusso informativo incrociato alimenta un sistema virtuoso di monitoraggio gestito dall'Osservatorio stesso, che nel tempo è divenuto un imprescindibile punto di riferimento a livello nazionale ed internazionale in materia di monitoraggio e analisi di crimini d'odio.

Sul piano strettamente operativo, le Forze di polizia sono quotidianamente impegnate - per questo le ringrazio - nel contrasto dei reati a sfondo discriminatorio (cosiddetti crimini d'odio), svolgendo un costante monitoraggio dei contesti e degli ambienti connotati da estremismo ideologico, finalizzato a intercettare per tempo e a prevenire il compimento di ogni forma di illegalità. Sul tema sono organizzate, a partire dal 2020, specifiche giornate di sensibilizzazione con eventi nelle maggiori città italiane, volte a promuovere la tolleranza e l'inclusione.

In tale quadro, si inserisce anche l'attività della Polizia postale per la sicurezza cibernetica, che da tempo ha avviato strategie operative per il monitoraggio della rete 24 ore su 24, volto sia all'individuazione delle piattaforme web utilizzate per veicolare le condotte illecite, sia alla conseguente identificazione degli autori.

Concludo ricordando che, solo attraverso un costante impegno condiviso tra tutti gli attori istituzionali coinvolti, ciascuno per la propria parte, è possibile contrastare i fenomeni di illegalità e rafforzare l'imprescindibile ruolo delle scuole quali luoghi di formazione e di crescita consapevoli, sicuri ed inclusivi.

D'ELIA (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ELIA (PD-IDP). Signora Presidente, ringrazio il Sottosegretario per la risposta, ma non possiamo dirci soddisfatti. Crediamo che ci sia stata una colpevole sottovalutazione di quello che sta succedendo a Roma. Noi partiamo dal caso del liceo Righi, ma lei stesso ha ricordato che il caso del Righi non è solo quello di ottobre; poi ci sono stati più episodi, l'ultimo dei quali a febbraio di quest'anno.

Anch'io voglio ringraziare le Forze dell'ordine, che sono sempre intervenute tempestivamente, nel primo caso a difendere i ragazzi che erano dentro la scuola in occupazione, in altri sempre, appunto, a tutelare la sicurezza di tutti. Le voglio ricordare, però, che episodi simili ci sono stati in tutta la città: a fine settembre, il liceo Manara è stato oggetto di un blitz vandalico; ad ottobre l'Istituto tecnico Ruiz all'Eur; nella notte tra il 23 e il 24 ottobre il liceo Bramante; poi appunto il Righi, l'edificio scolastico Santa Beatrice del Trullo, l'Aristofane e così via. Ci sono stati anche episodi terribili di aggressioni neofasciste nel quartiere Esquilino. In data 25 ottobre, il giornalista e scrittore Alessandro Sahebi è stato aggredito mentre era insieme alla moglie e alla figlia. Aveva una felpa con il logo «Azione antifascista» e in quello stesso quartiere erano stati aggrediti dei ragazzi seduti al "Bar allo Statuto", sempre con slogan neofascisti.

Quello che voglio dire è che lei signor Sottosegretario ci ha portato i dati sulla diminuzione dei reati di stampo neofascista, però quello che sta succedendo e le cronache ci dicono che c'è una matrice politica e intimidatoria di questa violenza. Noi non possiamo permettere che nelle scuole che - come lei ha ricordato - sono un luogo di crescita, di socializzazione e di attenzione alla differenza e anche il luogo in cui si fanno le prime esperienze politiche, quelle che hanno segnato tanti di noi che sono qui e che forse hanno iniziato proprio al liceo, ci sia un clima pericoloso e di intimidazione. Sono tutte aggressioni fatte al grido del duce. Al Righi sono andati a scrivere «La scuola è nostra», sempre rifacendosi al duce.

Noi pensiamo che su questo, sul carattere neofascista di questi episodi, sull'apologia del fascismo, che una rete associativa tiene viva nella nostra città, non ci possa essere sottovalutazione. E ripropongo anche il tema serissimo dello sgombero di CasaPound, perché molti di quegli episodi sono accaduti nel quartiere Esquilino e non è un caso che siano accaduti in quel quartiere. Mi faccia anche dire che di fronte a queste cose, la responsabilità della condanna è di noi tutti, e mi faccia dire che su questo non abbiamo mai sentito vere parole di condanna da parte della Presidente del Consiglio.

Nei giorni dell'ultima aggressione al Righi interveniva sulla scaletta di Sanremo e sull'illiberalità della sinistra che faceva ritirare un comico, ma non aveva parole per condannare le aggressioni dei fascisti che stanno avvenendo nelle scuole di Roma. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto comprensivo «Giovanni Battista Pergolesi» di Pozzuoli, in provincia di Napoli, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa dello svolgimento di interrogazioni (ore 11,05)

PRESIDENTE. Seguono le interrogazioni 3-02010 e 3-02440 sulle iniziative contro la diffusione della dermatite nodulare contagiosa dei bovini.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere congiuntamente a tali interrogazioni.

GEMMATO, sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, ringrazio i senatori per i quesiti posti, perché mi consentono non solo di evidenziare l'attenzione posta dal Governo alle problematiche derivanti dalla diffusione della dermatite nodulare contagiosa, detta Lumpy Skin Diseases (LSD), ma anche di riferire in merito alle misure di contrasto poste in essere per la sua eradicazione.

Innanzitutto, con riferimento al quesito relativo a eventuali adozioni di specifici protocolli per la correzione dei gestionali degli abbattimenti, devo far presente che la LSD-Lumpy Skin Disease, ai sensi del regolamento UE 2016/429, rientra tra le malattie di categoria A appena individuate, ossia quelle che non si manifestano normalmente nell'Unione europea (per intenderci, le più pericolose e le più contagiose) e che richiedono l'adozione immediata di misure di eradicazione, ivi incluse l'istituzione di zone soggette a restrizioni nonché l'abbattimento e la distruzione di tutti gli animali presenti nel focolaio, nel rispetto dei princìpi di salvaguardia della salute e del benessere alimentare.

Il regolamento UE 2023/361 prevede, inoltre, la possibilità di ricorrere alla vaccinazione profilattica d'urgenza, al fine di proteggere gli allevamenti indenni e limitare l'ulteriore diffusione virale in risposta a un focolaio di LSD.

Ciò premesso, ricordo che in Italia l'epidemia di LSD è iniziata in Sardegna in data 20 giugno 2025 e che, nello stesso mese, a seguito delle attività di sorveglianza e tracciamento, è stato individuato un secondo focolaio in un allevamento in Lombardia, prontamente eradicato. L'ultimo focolaio confermato in Sardegna risale al 30 ottobre 2025. In totale, si sono registrati 79 focolai in Sardegna e un unico focolaio in Lombardia.

Dal momento dell'individuazione dei primi casi in Sardegna sono state implementate rigorose misure di controllo, ai sensi del regolamento UE 2020/687, incluse l'istituzione di zone di restrizione, il temporaneo divieto di movimentazioni di animali dalla Sardegna, la sorveglianza clinica nell'intera Regione e il tracciamento retrospettivo dei movimenti dei bovini.

Con riferimento al quesito posto in materia di vaccinazione, evidenzio innanzitutto che, al fine di arginare la diffusione dei focolai, proteggere il patrimonio zootecnico regionale della Sardegna e arrestare nel più breve tempo possibile la fase epidemica, è stata avviata una campagna di vaccinazione d'urgenza contro l'LSD, che ha interessato l'intero territorio regionale, attingendo alle dosi di vaccino messe a disposizione dalla Banca vaccini della Unione europea.

Il piano di vaccinazione d'emergenza è stato dichiarato concluso il 27 novembre 2025, con 7.195 stabilimenti e oltre 247.000 bovini vaccinati, pari al 97,8 per cento degli stabilimenti e al 96,4 per cento dei bovini.

Comunico inoltre che, a seguito del rilevamento della malattia in Francia, parte del territorio della Valle d'Aosta è stata inclusa nella zona di sorveglianza francese. In considerazione di tale rischio, è stata avviata tempestivamente una campagna di vaccinazione di tutti i bovini della Valle d'Aosta; tale campagna è iniziata il 9 agosto e si è conclusa il 5 settembre 2025, con 1.024 stabilimenti e oltre 3.290 bovini vaccinati,

pari, rispettivamente, al 97,6 per cento degli stabilimenti e al 98 per cento dei bovini.

Nel mese di novembre 2025 sono stati poi trasmessi alla Commissione europea i dati relativi alla situazione epidemiologica nazionale, dai quali è emerso un significativo miglioramento della diffusione dell'infezione, proprio in virtù della corretta attuazione delle misure di controllo e del raggiungimento della copertura vaccinale minima prevista dai regolamenti europei. Successivamente, a seguito della progressiva chiusura dei focolai, conseguente al completamento delle operazioni di abbattimento e distruzione degli animali ivi presenti, è stato possibile revocare progressivamente le zone di restrizione in Sardegna, consentendo la graduale ripresa delle movimentazioni verso il restante territorio nazionale. Attualmente, è in via di definizione la prosecuzione della campagna vaccinale unicamente in Sardegna e in Val d'Aosta.

Per quanto riguarda la tutela delle produzioni locali e di eccellenza, in applicazione del regolamento UE n. 687 del 2020, si è provveduto a fornire disposizioni e prescrizioni sull'utilizzo in deroga di latte e prodotti caseari, alla luce delle evidenze scientifiche disponibili. Inoltre, è stato elaborato un piano di monitoraggio e sorveglianza straordinario che ha portato all'ispezione di oltre 9.900 stabilimenti e alla visita clinica di oltre 678.000 bovini nel 2025. In considerazione della necessità di mantenere attivi i canali commerciali tra l'Italia e la Francia, sono stati firmati appositi accordi volti a definire le condizioni per la movimentazione di bovini vivi dalle zone di vaccinazione della Francia.

Con riferimento al quesito relativo alle misure poste in essere a sostegno degli allevatori, si informa che si è proceduto all'indennizzo sia per quanto riguarda i danni diretti, sia per quanto riguarda i danni indiretti. Inoltre, le autorità regionali hanno messo a disposizione dei fondi per le perdite derivanti dal blocco delle movimentazioni e da eventuali effetti collaterali conseguenti alla vaccinazione degli animali.

Infine, in merito al quesito relativo ad eventuali aggiornamenti di linee guida nazionali, si evidenzia che in Italia attualmente la materia è regolata dal Piano nazionale per le emergenze di tipo epidemico del 2014, attualmente vigente. Tale Piano è in corso di aggiornamento: allo stato attuale, ha ricevuto il parere favorevole del coordinamento tecnico della Commissione salute, ed è in attesa del parere alla prossima seduta in Conferenza Stato-Regioni del mese di marzo. Il nuovo PNE aggiornerà e sostituirà la precedente versione alla luce delle intervenute modifiche alla normativa unionale, nonché delle conoscenze ed esperienze acquisite nella gestione delle pregresse emergenze epidemiche a livello nazionale ed internazionale.

BERGESIO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BERGESIO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, prendiamo atto del lavoro che il Governo - per suo tramite e per tramite del Ministro - unitamente al commissario straordinario Filippini hanno svolto con molta attenzione. Sappiamo che la diffusione della dermatite nodulare contagiosa (LSD) ha rappresentato un segnale di allarme molto forte per il nostro Paese che non potevamo permetterci di sottovalutare. Parliamo di una malattia virale che non è trasmissibile all'uomo, ma che può avere conseguenze molto gravi per il nostro sistema zootecnico: calo della produzione di latte, perdita di capi, difficoltà economica per le aziende, forte instabilità per intere filiere agroalimentari che hanno investito in questo settore. Di fronte a tale situazione serviva una risposta chiara, rapida e basata sulla scienza, non su predisposti ideologici. Sappiamo che l'Italia possiede un patrimonio genetico unico, frutto di decenni di selezione e del lavoro quotidiano degli allevatori, e sappiamo che difendere questi allevamenti significa difendere una parte fondamentale della nostra agricoltura.

Sappiamo dell'impegno del Governo per la vaccinazione. L'abbiamo vissuta: sono piemontese e il tema della vaccinazione in Valle d'Aosta è stato molto importante. Come lei ha detto, si è trattato di 30.000 capi. So che la Regione Piemonte ha fatto una specifica richiesta, per mezzo anche delle organizzazioni sindacali (Coldiretti e Confagricoltura e CIA). La Regione Piemonte ha messo a disposizione 1 milione di euro per acquistare i vaccini per gli 800.000 capi presenti in Piemonte. Dopo aver dato l'autorizzazione alla Valle d'Aosta, il Ministero, proprio la settimana scorsa, ha risposto che questa autorizzazione sul Piemonte non è possibile. Le chiedo di riconsiderare questa risposta; glielo chiedo ufficialmente perché è molto importante e glielo chiedo a nome delle migliaia di allevatori piemontesi. Infatti in primo luogo dal Piemonte, con l'attività di transumanza e di spostamento alpino, circa 7.000 capi vanno ogni anno in Valle d'Aosta, dove sono tutti vaccinati; quelli piemontesi, invece, non sono vaccinati. In secondo luogo, il Piemonte per un terzo è area alpina. Abbiamo decine di migliaia di capi che svolgono attività alpina nel periodo estivo con gli allevatori e che arrivano fino al confine con la Francia. Sappiamo che, a partire dall'area dei Pirenei e venendo verso il Nord-Ovest del nostro Paese, la situazione è molto delicata, perché in Francia sono presenti aree contagiate. Si tenga presente che in Piemonte, ogni settimana, dalla Francia arrivano 5.000 capi bovini. Proprio per questo, a nostro avviso, sarebbe fondamentale che il Ministero autorizzasse l'investimento richiesto dalla Regione Piemonte, che ha fatto bene a chiederlo. So bene che l'attività dell'assessore, del dottor Griglio e del dottor Filippini si svolgono con solerzia; tuttavia chiedo a lei - e, per suo tramite, al Governo - di autorizzare questa possibilità, anche con la deroga dello spostamento, perché diventa fondamentale. Il Piemonte è una Regione molto produttiva dal punto di vista dell'allevamento bovino e questo vuol dire non frenare.

Inoltre, nella nostra Regione, abbiamo investito molto, come Governo, sulle razze autoctone: la razza piemontese, ad esempio, è una razza autoctona e conta 300.000 capi solo in Piemonte, con 3.200 famiglie che svolgono questa attività. Se vogliamo proteggere il patrimonio zootecnico piemontese, non tra sei mesi o un anno, ma già domani mattina dobbiamo procedere con la vaccinazione per questa tipologia di LSD, che è fondamentale.

Per questo, nell'apprezzare quanto lei ha spiegato in precedenza - ho seguito con attenzione anche l'attività relativa alla Sardegna, perché quello dell'allevamento bovino e della riproduzione nel nostro Paese è un tema che mi interessa molto - ritengo che, accanto alle misure che abbiamo approvato e che sono presenti anche nel provvedimento Coltiva Italia - daremo infatti fondi per la riproduzione delle razze autoctone ed è stato fatto un ottimo lavoro da parte del Ministero dell'agricoltura della sovranità alimentare e delle foreste -, la protezione di questo patrimonio zootecnico sia fondamentale.

Tenete presente che la Regione Piemonte confina con la Francia e perciò è delicata, come la Valle d'Aosta, perché l'import in Valle d'Aosta dalla Francia è pari a zero, mentre l'import sul Piemonte è pari a 5.000 capi a settimana. Perciò, signor Sottosegretario, la ringrazio e chiedo naturalmente se può, per suo tramite, attraverso la sua struttura, portare questo messaggio, di condivisione e di risoluzione di un problema, da parte di una Regione che ne ha realmente bisogno. (Applausi).

NOCCO (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NOCCO (FdI). Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario Marcello Gemmato per la risposta fornita e anche per l'attenzione dimostrata su una questione che riguarda un comparto strategico per l'agricoltura italiana e per l'economia di molti territori. La dermatite nodulare contagiosa ha rappresentato infatti un rischio serio per il patrimonio zootecnico nazionale e, in particolare, per la Sardegna, dove la presenza di numerosi focolai ha generato comprensibili preoccupazioni tra gli allevatori e tra tutti gli operatori della filiera.

Parliamo di un settore che non è soltanto produzione agricola, ma anche presidio del territorio, occupazione e identità delle nostre comunità rurali. Per questo ritengo importante sottolineare come, di fronte all'emergenza, le istituzioni abbiano saputo agire con tempestività e responsabilità. Le misure di contenimento, la sorveglianza sanitaria, la campagna vaccinale e il coordinamento tra Ministero, servizi veterinari, Regioni e operatori del settore hanno consentito di affrontare l'emergenza con strumenti efficaci e in linea con la normativa europea.

I dati che oggi ricordiamo confermano che la strategia adottata ha prodotto risultati concreti, consentendo di ridurre la diffusione della malattia e di avviare progressivamente il superamento delle restrizioni. In questo senso è una notizia importante e positiva la revoca delle restrizioni europee sulla Lumpy skin disease in Sardegna, che rappresenta un riconoscimento del lavoro svolto dalle istituzioni, dai servizi veterinari e dagli stessi allevatori.

Allevatori che hanno dimostrato, grazie al senso di responsabilità e di collaborazione, un elevato senso di responsabilità verso tutto il territorio. Questo risultato dimostra che la prevenzione, la vaccinazione, il coordinamento istituzionale sono strumenti fondamentali per difendere le nostre filiere zootecniche e garantire anche la continuità produttiva dei nostri allevamenti.

Questa vicenda ci ricorda quanto sia necessario continuare a investire nella prevenzione e nella capacità di risposta del sistema sanitario veterinario nazionale. Infatti, le malattie esotiche rappresentano una minaccia sempre più concreta in un contesto globale caratterizzato da intensi scambi commerciali e anche da cambiamenti climatici che favoriscono la diffusione di nuovi vettori. Quindi, difendere la salute animale significa difendere il lavoro degli allevatori, la sicurezza alimentare e la competitività del nostro sistema agroalimentare.

Da parte mia, continuerò a seguire con attenzione questi temi, nella consapevolezza che la tutela del patrimonio zootecnico nazionale rappresenta una responsabilità comune che coinvolge istituzioni, operatori e territori. Signor Sottosegretario, ancora grazie per il lavoro svolto. (Applausi).

PRESIDENTE. Seguono le interrogazioni 3-02025 e 3-02433 sulle misure per contenere l'epidemia della malattia della lingua blu negli allevamenti.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere congiuntamente a tali interrogazioni.

GEMMATO, sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, ringrazio i senatori interroganti, che mi offrono l'opportunità di riferire in merito alle azioni di contrasto alla febbre catarrale degli ovini, la cosiddetta blue tongue, poste in essere dal Ministero della salute, per quanto di propria competenza, e dalle Regioni.

In primo luogo, devo far presente che la gestione della blue tongue è disciplinata dalla normativa unionale e nazionale con il Regolamento (UE) 2016/429 e dagli atti delegati, nonché con il decreto legislativo 5 agosto 2022, n. 136. In base a detta disciplina, la malattia è attualmente classificata nelle categorie D ed E, che prevedono, rispettivamente, l'obbligo di certificazione sanitaria negli scambi unionali e l'obbligo di sorveglianza sul territorio.

Per completezza, devo far presente che, a causa delle conseguenze prevalentemente commerciali della malattia e della sua ampia diffusione nel territorio dell'Unione, la blue tongue è stata recentemente declassata. È stata infatti revocata anche l'inclusione nella categoria C, che consentiva agli Stati membri di adottare misure di eradicazione e imponeva interventi per prevenirne la diffusione verso le aree dell'Unione europea ufficialmente indenni o sottoposte a programmi di eradicazione.

Alla luce della normativa finora richiamata e della classificazione indicata per la blue tongue, devo comunque ricordare che le Regioni e le ASL sono le autorità competenti responsabili dell'attivazione di tutte le misure finalizzate a prevenire un'ulteriore diffusione del virus sul territorio di propria competenza, inclusa la limitazione dei movimenti degli animali sulla base della situazione epidemiologica per la durata necessaria.

A livello nazionale, dal mese di maggio al mese di dicembre 2025 sono stati confermati negli animali domestici 3.060 focolai, di cui quasi il 74 per cento dovuti al sierotipo BTV 8, con un totale di capi morti tra ovini e caprini pari a 38.548. Invece, per quanto concerne la Regione Abruzzo, grazie al suo puntuale lavoro, si rappresenta che, dal mese di giugno 2025 al mese di gennaio 2026, sono stati registrati 276 focolai domestici, distribuiti come segue: 25 in provincia di Chieti, 116 nella provincia dell'Aquila, 38 nella provincia di Pescara, 97 in provincia di Teramo.

In tutte e quattro le Province è risultato predominante il sierotipo BTV 8, quello poc'anzi citato, con il 98,9 per cento dei focolai confermati, che ha provocato una mortalità pari a 1.315 capi fra ovini e caprini. A fronte di tale complessa situazione epidemiologica deve segnalarsi che la Regione Abruzzo prontamente, con decreto regionale n. 428 del 9 luglio 2025, ha istituito una specifica task force regionale, il cui coordinamento tecnico-operativo è stato affidato all'eccellente Istituto zooprofilattico sperimentale dell'Abruzzo e del Molise.

Ci ho tenuto a utilizzare questo aggettivo, eccellente, perché mi consta il rilievo internazionale del nostro Istituto zooprofilattico d'Abruzzo e Molise al fine di coordinare le azioni di controllo e di contenimento della malattia.

Al contempo, il Ministero della salute si è sempre reso disponibile a fornire il proprio supporto sul territorio, sia nella valutazione dei programmi vaccinali da attuare, sia nella gestione delle misure di controllo da adottare.

Al riguardo, ritengo doveroso evidenziare che il Ministero ha sempre sostenuto la promozione di campagne di vaccinazione, che costituiscono gli strumenti più efficaci per contrastare la diffusione della blue tongue. Faccio presente, tuttavia, che la vaccinazione viene effettuata su base volontaria da parte delle Regioni, che hanno la facoltà di attivare programmi obbligatori, che sono a carico pubblico, o facoltativi, ovvero a carico degli allevatori. Devo evidenziare al riguardo che il tema della vaccinazione è stato affrontato in sede di unità centrale di crisi, dove il Ministero della salute ha sottolineato la rilevanza di programmare una strategia vaccinale condivisa e armonizzata. Purtroppo, non tutte le Regioni hanno aderito alla proposta, determinando di conseguenza una situazione di non omogeneità su tutto il territorio nazionale.

Per quanto riguarda la disponibilità di dosi di vaccino, fermo restando che la produzione della stessa segue regole e leggi di mercato che a volte possono esulare dalle reali necessità e che in questa fattispecie esulano dalle competenze del Ministero della salute, faccio presente che gli uffici competenti del Ministero assicurano sempre la costante attività di sensibilizzazione e supporto alla programmazione ed alla effettuazione delle campagne di vaccinazione nei confronti della malattia cosiddetta blue tongue, sebbene, come già più volte ribadito, le stesse siano a carattere volontario ed economicamente a carico delle Regioni e degli allevatori.

In merito all'esecuzione della campagna di vaccinazione, grazie all'impegno e al coordinamento della Regione Abruzzo, si segnala che nel territorio regionale, su 4.135 aziende, sono stati vaccinati gli animali di 188 aziende nei confronti della BTV8, per un totale di 38.048 capi, la maggior parte localizzati nella provincia di Teramo.

Per quanto riguarda gli scenari futuri, e segnatamente la situazione della Regione Abruzzo, devo solo segnalare che il centro di referenza nazionale di Teramo suggerisce di procedere, prima della prossima stagione vettoriale 2026, con la vaccinazione preventiva degli animali della specie ovina, prioritariamente nei confronti del sierotipo 8; tutto ciò al fine di contenere le perdite dirette associate alla malattia, con una campagna indirizzata nei confronti delle aziende che non hanno provveduto alla vaccinazione dei capi durante il 2025, delle rimonte e dei capi già immunizzati nel 2025.

In conclusione, devo evidenziare che il Ministero della salute segue molto da vicino l'evolversi delle epizoozie, anche al fine di poterne attenuare l'impatto economico sulle aziende. A tal proposito, segnalo che il 5 dicembre 2025 è stato emanato il decreto del Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, di concerto con il Ministero della salute, con il quale sono stati indicati i criteri e le modalità di corresponsione di 10 milioni di euro, stanziati in favore delle imprese zootecniche riconosciute come focolai dell'infezione, che abbiano subìto danni in conseguenza alla morte e all'impossibilità dell'utilizzo produttivo dei capi infetti nel 2024.

Inoltre, si ricorda che il dipartimento agricoltura della Regione Abruzzo, con decreto n. 807 del 2025, ha previsto lo stanziamento della somma di 400.000 euro per la concessione di un contributo a titolo di indennizzo, in regime de minimis agricolo, pari alla somma forfettaria di 300 euro per ciascun capo venuto a morte per BTV.

FINA (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FINA (PD-IDP). Signora Presidente, signor Sottosegretario, la risposta che ci aspettavamo non doveva essere formale, con in più un pizzico - mi consenta - di sottovalutazione e un po' di scaricabarile. Ci aspettavamo una risposta più concreta, rivolta non tanto a noi, ma alle centinaia di allevatori abruzzesi che hanno contato i capi deceduti nei loro allevamenti, di cui lei ci ha dato il numero: oltre 1.300. Era quantomeno doveroso, dopo mesi dal deposito di questa interrogazione con il collega Franceschelli (cioè luglio 2025).

Come è noto, la blue tongue non è pericolosa per l'uomo, ma è devastante per il comparto ovicaprino. In Abruzzo parliamo di oltre 200.000 capi, oltre 6 milioni in tutto il Paese: un patrimonio economico che riguarda intere porzioni di territorio delle aree interne. Parliamo di famiglie e di aziende spesso di piccole dimensioni, già provate dall'aumento dei costi energetici e dei mangimi, dalla contrazione dei mercati. Peraltro, in questi tempi di guerra, questi aumenti si fanno ancor più dolorosi.

Eppure questa - l'hanno detto gli allevatori, le associazioni di categoria e decine di sindaci - è stata un'emergenza annunciata. I piani vaccinali preventivi avrebbero potuto contenere la diffusione, ma non sono partiti in tempo. I protocolli risultano datati, l'assistenza sul campo insufficiente, i ristori tardano e solo in questi giorni si ha la notizia di rimborsi con fondi regionali in totale assenza di trasferimenti di risorse da parte del Governo.

Signor Sottosegretario, qui non siamo di fronte a un evento imprevedibile: la diffusione della blue tongue segue dinamiche note legate alle condizioni climatiche (prima ho sentito un riferimento a questo proposito e ne sono contento, perché significa che almeno c'è una consapevolezza unanime nel Parlamento). Le campagne vaccinali preventive e la loro efficacia sono uno strumento ormai conosciuto e collaudato. La programmazione e la prevenzione erano possibili. E allora il punto politico è semplice: il Governo intende assumersi fino in fondo la responsabilità del coordinamento nazionale per la prevenzione e destinare fondi per i ristori delle perdite del 2025? Lo chiedo perché la gestione sanitaria è certamente territoriale, ma la strategia vaccinale, il finanziamento degli indennizzi e l'attivazione di strumenti straordinari competono allo Stato. Oggi avremmo voluto sentire questo: risorse per le Regioni colpite, un piano di coordinamento per la programmazione e la prevenzione per eventuali epidemie future. Se non impariamo da questa vicenda, tra qualche mese ci troveremo a discutere di un'altra recrudescenza, magari in altre Regioni.

Signor Sottosegretario, non si governa l'agricoltura italiana con gli annunci o con interventi emergenziali tardivi, ma la si governa con prevenzione, programmazione e presenza sui territori. L'Abruzzo interno, ad esempio, sta già combattendo contro spopolamento e fragilità economica, come tutte le aree interne. Se cade il comparto ovicaprino, non perdiamo solo produzione, ma perdiamo presidio del territorio, manutenzione ambientale, identità culturale. Non si tratta di una questione locale, ma di una questione nazionale e il tempo delle rassicurazioni è finito. Serve un impegno chiaro, con tempi certi e risorse definite. Gli allevatori abruzzesi non chiedono privilegi, ma di non essere lasciati soli davanti a un'epidemia che poteva essere prevenuta e che oggi deve essere al centro di una strategia che sia all'altezza. Noi continueremo a vigilare perché difendere l'agricoltura e la zootecnia significa difendere il lavoro, la coesione sociale, la dignità dei territori. (Applausi).

BERGESIO (LSP-PSd'Az). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BERGESIO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, ringrazio il Sottosegretario. Sappiamo che la diffusione del virus della blue tongue ha rappresentato una questione seria per la zootecnia italiana e ha richiesto una risposta rapida, coordinata e soprattutto strutturata, come quella che è riuscita a dare il Ministero e forse la parte più delicata è coordinare questo lavoro con tutte le Regioni, perché poi ci si scontra anche sul tema vaccinale sui territori, il che non è facile. Pertanto, diciamo che non basta limitarsi a gestire l'emergenza; si è cercato di costruire una strategia chiara per far sì che si potesse affrontare questo tema in modo efficace e duraturo. Il primo punto è la prevenzione: la comunità scientifica è concorde nel ritenere che la vaccinazione rappresenti lo strumento più efficace per contenere la diffusione di questo virus. Per questo è fondamentale rafforzare la disponibilità dei vaccini sul territorio nazionale e promuovere una campagna di sensibilizzazione chiara e capillare, rivolta soprattutto agli allevatori.

Il secondo punto è il coordinamento tra le istituzioni, come dicevo prima, soprattutto tra le Regioni e il Ministero della salute, perché ciò diventa fondamentale per rendere più efficace e più efficiente questo percorso. Come diceva prima il Sottosegretario, si passerà poi dall'eradicazione al controllo della malattia, che è un passaggio fondamentale e credo che su questo il Governo abbia agito in modo molto chiaro. Il regolamento di esecuzione della Commissione europea è del 26 gennaio 2026, ma entrerà in vigore solo il 15 luglio di quest'anno, pertanto siamo convinti che questa sia una risposta positiva nel senso che non si tratta di convivere con la malattia, ma di gestire al meglio gli allevamenti, che magari sono in prossimità di quelli che sono stati contagiati, salvaguardando un patrimonio soprattutto ovicaprino che diventa fondamentale preservare, perché molti di questi allevamenti che sono stati infettati e che hanno chiuso purtroppo non hanno più riaperto, nemmeno con dei giovani presenti, perché non avevano a disposizione le risorse per poterlo fare.

È fondamentale anche il tema dei rimborsi dei danni subìti, perché non è colpa di alcun allevatore se accade questo, perché si tratta di una malattia che viene trasmessa nei modi più particolari. Dal punto di vista della patologia, credo che sia sempre più importante lavorare su un'omogeneità di gestione a livello nazionale (come mi è parso di capire anche dalla sua risposta). Perciò rafforzare questo coordinamento in capo al Ministero della salute, affinché sia veramente un coordinamento attivo e forte, diventa fondamentale per gestire al meglio qualsiasi problematica che emerga in futuro.

Grazie per il lavoro che è stato fatto. Come lei ha detto bene, l'Istituto zooprofilattico di Teramo è un'eccellenza a livello nazionale, non solo per quanto riguarda questo tema. Avete fatto bene a indicare come punto di appoggio su questa tipologia di malattia, come su molte altre (perché non c'è solo questa), un centro sperimentale che sta lavorando bene come questo istituto. Grazie Sottosegretario e grazie Presidente.

PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno è così esaurito.

Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15 con il question time.

(La seduta, sospesa alle ore 11,35, è ripresa alle ore 15).

Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (ore 15)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time), ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e il Ministro dell'interno.

Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.

Il senatore Nicita ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02439 sulle nuove procedure previste dal Governo per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, per tre minuti.

NICITA (PD-IDP). Signora Presidente, signor Ministro, il 5 febbraio 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge recante disposizioni urgenti in materia di Commissari straordinari e concessioni: disposizioni così urgenti che fino a oggi questo decreto-legge non risulta essere stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

Quindi, la prima domanda è se questo decreto sui Commissari sia stato commissariato. Lo dico perché, come sappiamo, è un provvedimento che ha subito lunghe vicissitudini, è stato scritto e riscritto. Prevedeva, secondo alcune bozze che erano circolate, una riduzione dei poteri della Corte dei conti; poi questo pare che non sia avvenuto, ma la bozza che circola, che ancora non abbiamo potuto leggere sulla Gazzetta Ufficiale, recita che è previsto un cronoprogramma per il quale il 1° luglio dovrebbero essere consegnate le nuove disposizioni di adempimenti a quanto richiesto dalla Corte dei conti e quindi si prefigura, come più volte abbiamo ripetuto, che neanche nel 2026 ci sarà un avvio dei lavori previsti per il 2026.

Al di là delle opinioni che si possono avere sul Ponte, il tema è che sono bloccati circa 2 miliardi, come già avvenuto nell'anno precedente, che poi non potranno essere spesi nell'opera, quindi saranno verosimilmente riprogrammati dopo il 2032, quando quelle risorse servono ad altro. Noi abbiamo detto che servono soprattutto per le infrastrutture dei siciliani e dei calabresi, che hanno contribuito con le loro risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC) a questa idea del Ponte. Le cito soltanto un'opera che costa 800 milioni, esattamente l'importo che non è stato speso nel 2025, che è l'autostrada Siracusa-Gela.

Ci sono altre due questioni importanti, però, che non troviamo in questa bozza e sulle quali chiediamo un elemento di chiarezza: la questione sollevata, non solo dalla Corte dei conti, ma anche dall'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), circa la necessità di rifare la gara in relazione alla variazione dei prezzi e alla variazione sostanziale dell'opera dal punto di vista concorrenziale; si tratta di elementi che possono incidere sia sotto il profilo antitrust con la Commissione europea, sia sotto il profilo, in parte anche antitrust, degli aiuti di Stato.

Vorremmo allora sapere se questo decreto fantasma esiste, quando sarà pubblicato e come le questioni che abbiamo sollevato saranno risolte. (Applausi).

PRESIDENTE. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, senatore Salvini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

SALVINI, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Signor Presidente, nel ringraziare per l'interrogazione, faccio presente che il decreto ricordato dall'interrogante intende mettere ordine definitivo ai passaggi procedurali e amministrativi, anche al fine di conformarsi ai rilievi ricordati, formulati dalla Corte dei conti.

Sulla base delle evidenze documentali, non risulta assolutamente necessario procedere con una nuova procedura di gara per la progettazione e la realizzazione dell'opera. Il percorso seguito è quello della continuità amministrativa e della valorizzazione degli atti già validamente adottati, nel pieno rispetto della normativa vigente nazionale ed europea. Le interlocuzioni con la Commissione europea sono quotidiane e sono state inviate tutte le risposte ai quesiti posti.

È stato ulteriormente rafforzato il coordinamento tra tutte le amministrazioni coinvolte. Sul fronte nazionale, sono in corso le interlocuzioni tecniche sugli aspetti finanziari dell'opera. Resta in ogni caso fermo il suo importo complessivo, pari a 13,5 miliardi di euro, già previsto e assicurato nell'ambito della programmazione finanziaria.

Parallelamente proseguono in modo costante e costruttivo, come già detto, le interlocuzioni con la Commissione europea, sia sugli aspetti ambientali, sia su quelli relativi alla disciplina degli appalti pubblici.

Il Governo è determinato ad andare avanti, perché il Ponte sullo Stretto non è un'opera isolata, ma il motore di un più ampio piano di sviluppo infrastrutturale. Stiamo infatti investendo, come lei sicuramente saprà e come mai accaduto in precedenza, 22 miliardi di euro in Calabria. Ricordo che, ad esempio, sulla strada statale 106, che i calabresi conoscono, stiamo investendo 3,8 miliardi di euro, in questi tre anni: ciò a fronte del miliardo stanziato in tutti gli anni precedenti, con Governi a lei sicuramente più vicini. In Sicilia ci sono cantieri aperti per 27 miliardi di euro (e i cittadini li vedono) su strade, ferrovie, autostrade, edilizia e reti idriche.

A questo si affianca l'attenzione quotidiana dei problemi reali delle comunità locali. Proprio la settimana scorsa ho incontrato il Presidente della Regione Siciliana, l'amministratore delegato dell'Azienda nazionale autonoma delle strade statali (ANAS) e il sindaco del Comune di Niscemi, confermando la volontà di intervenire con urgenza per la messa in sicurezza e la riqualificazione di alcune strade provinciali nel territorio di Niscemi, colpite da gravi eventi franosi.

Ricordo a questo proposito che, dall'inizio dell'emergenza causata dagli eccezionali eventi meteorologici che hanno colpito Calabria, Sicilia e Sardegna, sono state già messe a disposizione risorse per oltre 1,2 miliardi di euro.

Insomma, per quello che riguarda la maggioranza e questo Governo, il Ponte e tutte le infrastrutture del Sud (ieri ero a Latina per la Cisterna-Valmontone, dopo trent'anni di attesa, e a Maddaloni per l'apertura del casello dopo venticinque anni di attesa) sono impegni concreti e non promesse. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Nicita, per due minuti.

NICITA (PD-IDP). Signora Presidente, signor Ministro, ovviamente non sono soddisfatto perché una delle mie domande era semplice: il decreto fantasma sarà pubblicato? Non chiedo la data mensile, ma almeno l'anno. Stiamo parlando di un'opera pluriennale. Il tema ovviamente non è: Ponte sì o Ponte no. È piuttosto "Ponte boh", non solo dal punto di vista delle risorse. Lei, Ministro, ha citato l'interlocuzione con la Commissione europea per quello che riguarda la disciplina sugli appalti, ma c'è un tema di antitrust: è un tema concorrenziale, che riguarda sia le imprese che non parteciparono, allora, a una gara che era diversa nel contributo finanziario, sia, oggi, specularmente, le risorse pubbliche che possono essere utilizzate per favorire un soggetto che è stato selezionato con un criterio e con una sostanza di gara completamente diversi.

La nostra preoccupazione non è quella di ricordare le opere che sono presenti in Sicilia, perché i Governi vicini a me, come lei dice, le hanno finanziate (pensi lei!). Il tema è un altro. Il tema è capire come mai, di nuovo, nel 2026, avremo due miliardi di risorse sottratte alle Regioni: il Governo non ha ancora il coraggio di affermare (e noi glielo richiederemo, signor Ministro) che nella prossima legge di bilancio quelle risorse, bloccate sull'idea del Ponte, non saranno spese. Saranno residui che verranno riprogrammati. I cittadini vorrebbero sapere com'è possibile che questo accada.

Lei ha parlato del cosiddetto decreto maltempo.

Ecco, tale decreto smobilizza qualcosa come 1,2 miliardi, a fronte di stime di danni da parte dei Presidenti delle Regioni - peraltro di Regioni di colore politico vicino al Governo - di quasi 3 miliardi complessivi. Come si fa a rispondere a queste esigenze, se c'è sempre l'idea della propaganda? Capisco che dalle stazioni e dalle ferrovie venga il ritardo come elemento quadro, però qui parliamo di risorse che sono dei cittadini e che meriterebbero di finanziare altre opere infrastrutturali urgenti. (Applausi).

PRESIDENTE. Il senatore Renzi ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02438 sulle misure per fronteggiare la crisi abitativa, per tre minuti.

RENZI (IV-C-RE). Signora Presidente, signor vice presidente del Consiglio Salvini, lei è Ministro da quattro anni, si occupa di trasporti, come veniva ricordato prima: quindi la cifra per la quale è ricordato nel Paese è quella dei ritardi, ma il ritardo più grave paradossalmente non è sui treni, bensì sul piano casa. Avevate fatto una proposta e una promessa agli elettori: affronteremo il piano casa. La conclusione però è che dopo quattro anni il piano casa non c'è. Leggo anzi che c'è un'agenzia di ieri del suo fidato vice ministro Rixi, che dice che domani in Consiglio dei ministri ci sarà un piano casa del valore di 950 milioni di euro.

Ho tre domande da farle, la prima delle quali è: domani c'è il Consiglio dei ministri, sì o no? La seconda domanda: se c'è il Consiglio dei ministri, il piano casa vale - abbondiamo - 1 miliardo di euro, come ha detto Rixi, o ne vale 15, come aveva detto Salvini dopo la standing ovation a Giorgia Meloni al Meeting di Rimini? Voi avete raccontato che avreste fatto un piano da 15 miliardi, mentre domani vi preparate a esultare per un piano da 1 miliardo. Si tratta di 1 miliardo o di 15? C'è una differenza.

Terzo e ultimo punto: leggo di un intervento privato, fatto tra Cassa depositi e prestiti e un importante fondo sovrano di un Paese del Medio Oriente, che curerebbe un totale di 1 miliardo di euro. Esso verrebbe affidato - non si capisce come - al dottor Mario Abbadessa, già dirigente di Hines e che a Firenze ricordiamo perché è quello del cubo nero (una vicenda complicata su cui non vi tedio). La domanda è: come l'avete scelto, se lo avete scelto, il dottor Abbadessa?

Signor Vice Presidente, ho queste tre domande perché non vorrei che il piano casa diventasse la nuova legge Fornero. Mi ricordo quando, a settembre del 2014, andò sotto casa di Elsa Fornero a dire: mi prudono le mani. Spero si scusi. Poi nel 2022 ha fatto un grande discorso alla festa della Lega e ha detto: se non cambio la "Fornero", spernacchiatemi. Sulla "Fornero", come sono andate le cose è noto; ma ci dobbiamo aspettare una gara di pernacchie anche sul piano casa, o stavolta fate qualcosa di serio? (Applausi).

PRESIDENTE. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, senatore Salvini, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

SALVINI, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Signor Presidente, premetto che non posso rispondere su fondi provenienti da Paesi arabi: di quelle zone è sicuramente più esperto il senatore (Applausi), quindi gli lascio la discussione su fondi e finanziamenti che arrivano da Paesi stranieri (legalmente, per carità di Dio); ogni senatore può fatturare all'estero come meglio crede nel rispetto della legge, non è un mio problema.

Per quello che riguarda il piano casa, confermo che nel prossimo Consiglio dei ministri, che dovrebbe essere martedì, porterò un primo decreto che mette a disposizione delle aziende casa dell'Azienda lombarda edilizia residenziale (ALER) e delle aziende territoriali per l'edilizia residenziale pubblica (Ater) circa 950 milioni: sono unicamente destinati alla manutenzione e al recupero del patrimonio pubblico di edilizia residenziale e sociale attualmente non assegnato alle famiglie in graduatoria, perché non a norma. È un intervento che nell'arco di alcuni mesi (non di alcuni anni) permetterà di rimettere a disposizione delle fasce deboli della popolazione su tutto il territorio nazionale fra i 50.000 e i 60.000 appartamenti oggi non utilizzabili. Questo non è il piano casa.

Questo è un intervento immediato, finanziato con fondi del Ministero, con 950 milioni di euro, che, insieme alle aziende dell'edilizia residenziale pubblica sul territorio, rimetterà in circolazione questo numero di immobili: è sicuramente qualcosa che tanti cittadini in lista per una casa popolare attendono.

Per tutto il resto dell'intervento, ho già fatto una decina di riunioni sul tavolo case, sul piano casa, con sindacati, con associazioni, con cooperative, con enti finanziari, per sviluppare l'intervento a favore della cosiddetta fascia grigia, ovverosia di quei cittadini, che ci stanno seguendo, che non sono sufficientemente in difficoltà per accedere alle graduatorie dell'edilizia popolare, ma che non riescono a sostenere il mutuo, l'acquisto o l'affitto. Per loro vogliamo potenziare strumenti come il rent to buy, ad esempio - non «Dubai», ma «to buy» - che consente di entrare in casa con un canone calmierato e costruire gradualmente un percorso verso la proprietà.

Risulta che altri interventi siano in lavorazione da parte del ministro Foti, con tutte le Regioni italiane: si parla di alcuni miliardi di euro; ma non voglio rispondere a nome di altri Ministri che, sempre sul tema casa, stanno collaborando a questo intervento. Risulta che anche Palazzo Chigi ci stia lavorando. Non so dei nomi e cognomi da lei citati: non mi risultano e non sono di mia diretta competenza. A questo aggiungo… (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Prego, signor Ministro, prosegua pure.

SALVINI, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Signor Presidente, mi perdoni se sono "andato lungo".

A questo aggiungo che tutti i luoghi di interventi di riqualificazione per i programmi di qualità dell'abitare che ho visitato, ad esempio, questa settimana - lunedì mattina a Milano, martedì mattina a Cinisello, a Bergamo e a Brescia - stanno rimettendo a disposizione 10.000 alloggi. Stiamo lavorando con la Commissione europea - questa è una notizia che sicuramente ai sindaci che ci stanno seguendo può essere utile - per spostare la scadenza dei progetti e prorogarla fino a giugno 2026, per salvare tutte le risorse assegnate.

Questo è quanto e sono orgoglioso del lavoro che il Ministero, il Governo e la maggioranza, in questi tre anni e mezzo, hanno portato avanti in concreto sul tema della casa, nel disinteresse di chi c'era prima. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Renzi, per due minuti.

RENZI (IV-C-RE). Signora Presidente, trovo che il vice presidente del Consiglio Salvini non sia riuscito a rispondere a nessuna domanda, se non alla prima, che era la più facile: il Consiglio dei ministri non sarà domani, ma la settimana prossima. Va bene, aspettiamo. Abbiamo aspettato quattro anni, possiamo aspettare altri quattro giorni. Udite, udite: 950 milioni di euro per 60.000 appartamenti. Sono più o meno 15.000 euro ad appartamento, per sistemare i problemi del piano casa in Italia. Gli altri 14 miliardi di euro che Salvini aveva annunciato, dopo il Meeting di Rimini, sono spariti. Avevano detto 15 miliardi, ma non ci sono. Poi però ci sono le battutine sui fondi arabi. Chi è che ha annunciato l'accordo tra un fondo mediorientale e Cassa depositi e prestiti? L'opposizione, brutta e cattiva? No: il Governo della Repubblica, del quale il Vice Presidente, ignaro passante, è, in teoria, membro.

Avete deciso di fare un fondo. In questo fondo avete messo 500 milioni - o 400 - di Cassa depositi e prestiti. Vi abbiamo chiesto: rientra nel pacchetto piano casa? E lei, facendo le battute, ha detto che non è di sua competenza. Non avevamo dubbi. Sa cos'è di sua competenza? Non lo so. I ritardi dei treni li abbiamo scartati. (Ilarità). Sulla legge Fornero non mi ha risposto. Ha cambiato idea su tutto quello su cui si poteva cambiare idea. Lei, che ha iniziato a far politica da comunista padano per arrivare a Casa Pound! Che cosa le posso dire? Uno che viene in Parlamento, voleva dire «no euro» e oggi è per la Commissione europea; uno che veniva in Parlamento e ci raccontava l'importanza di cambiare la legge Fornero e che dice: spernacchiatemi pure. Signor Vice Presidente, no, non c'è bisogno di spernacchiarla: fa tutto da solo. (Applausi).

PRESIDENTE. Il senatore Durnwalder ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02431 sulla dotazione di strumenti per l'autodifesa degli agenti venatori in provincia di Bolzano, per tre minuti.

DURNWALDER (Aut (SVP-PATT, Cb)). Signor Presidente, signor Ministro, con il decreto-legge n. 44 del 2023 è stata introdotta per i Corpi forestali del Friuli-Venezia Giulia e delle Province autonome di Trento e di Bolzano la facoltà di dotare il proprio personale di strumenti di autodifesa a base di capsaicina. Si tratta di strumenti che possono essere portati senza licenza durante il servizio e che non possono essere impiegati contro persone.

La legge n. 131 del 2025 ha integrato la citata disposizione, estendendo ai Corpi della polizia locale e della Protezione civile operanti in Friuli-Venezia Giulia e nelle Province autonome di Trento e Bolzano, la facoltà di dotare il proprio personale degli stessi strumenti di autodifesa. La legge n. 14 del 1987 della Provincia autonoma di Bolzano dispone che gli agenti venatori addetti alla vigilanza e all'osservanza delle norme sulla caccia rivestano qualifica di agenti di polizia giudiziaria nell'esercizio dei compiti di cui all'articolo 28 della legge n. 157 del 1992.

In particolare, l'articolo 32, comma 1, della succitata legge provinciale dispone che gli agenti incaricati della vigilanza venatoria possano fermare qualsiasi persona in esercizio o in attitudine di caccia, accertarne l'identità e chiedere l'esibizione della documentazione che autorizza l'esercizio dell'attività venatoria.

Da questo quadro normativo emerge, quindi, che gli agenti incaricati della vigilanza venatoria esercitano funzioni di polizia locale in quanto dotati di poteri di accertamento, identificazione e controlli analoghi a quelli riconosciuti ai Corpi di polizia locale.

Si chiede pertanto di sapere se, alla luce del combinato disposto delle norme statali e provinciali richiamate, la facoltà di dotare il personale di strumenti di autodifesa possa estendersi anche agli agenti venatori delle Province autonome di Bolzano, anche in considerazione del fatto che, per la loro presenza quotidiana nei boschi, risultano maggiormente esposti a possibili attacchi di orsi.

PRESIDENTE. Il ministro dell'interno, prefetto Piantedosi, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

PIANTEDOSI, ministro dell'interno. Signor Presidente, quella esposta dall'onorevole interrogante è una questione giuridica complessa. La facoltà dei corpi forestali della Regione Friuli-Venezia Giulia e delle Province autonome di Trento e di Bolzano di dotare il proprio personale di strumenti di autodifesa che nebulizzano un principio attivo naturale a base di capsaicina, anche noti come "spray antiorso", è stata normativamente estesa anche ai Corpi di polizia locale e alle strutture operative della Protezione civile operanti nelle citate Regione e Province autonome.

L'effetto urticante e le caratteristiche tecniche in termini di quantità del composto chimico, di potenza e di velocità della gittata rendono lo "spray antiorso" un'arma a tutti gli effetti, secondo quanto previsto dall'articolo 1, comma 2, del Regolamenton. 103 del 2011. Tale qualificazione impone una stretta interpretazione del comma 2 dell'articolo 17-bis del decreto-legge n. 44 del 2023, limitandone la portata al suo tenore letterale, senza estensioni analogiche, trattandosi di una norma eccezionale in materia di armi, la cui disciplina è ispirata al principio di precauzione.

Sulla base di questo quadro normativo - e considerato che la predetta disposizione menziona esclusivamente il personale dei corpi forestali, quello dei Corpi di polizia locale e delle strutture operative territoriali di Protezione civile della Regione Friuli-Venezia Giulia e delle Province autonome di Trento e di Bolzano, senza fare riferimento ad ulteriori categorie - si ritiene che non sia possibile estendere in via interpretativa la facoltà di dotare e di far portare durante il servizio lo spray urticante in questione a personale diverso da quello tassativamente indicato.

Questa è la situazione in base al diritto vigente, fermo restando che la sollecitazione che oggi proviene dall'onorevole interrogante potrà essere oggetto di ulteriori approfondimenti e valutazioni.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Durnwalder, per due minuti.

DURNWALDER (Aut (SVP-PATT, Cb)). Signor Presidente, per suo tramite ringrazio il signor Ministro per la risposta. Com'è ben noto, il tema dei grandi carnivori è molto sentito nei nostri territori. Il punto dell'incolumità delle persone - e soprattutto delle persone che, per motivi di lavoro, si trovano abitualmente nei boschi - ha massima priorità per la nostra politica. Le chiedo quindi i massimi sforzi, anche nei provvedimenti legislativi futuri o immediati che ha citato, per intervenire su questo punto.

PRESIDENTE. La senatrice Ternullo ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02434 sui dati aggiornati in materia di sicurezza e ordine pubblico, per tre minuti.

TERNULLO (FI-BP-PPE). Signor Presidente, nell'ultimo dossier del Viminale su sicurezza e ordine pubblico si evidenzia davvero un calo dei reati rispetto all'analogo periodo precedente. In particolare, sappiamo che si segnala una diminuzione dei furti, delle rapine e anche e soprattutto delle violenze sessuali.

Allo stesso tempo, però, sono aumentati i controlli nelle stazioni ferroviarie, con un numero considerevole di persone controllate e anche con un incremento delle persone denunziate e di quelle sanzionate. Il maggior presidio ha portato a una diminuzione nelle stazioni dei furti, delle rapine ed anche dei danneggiamenti.

Inoltre, si è proceduto a quasi 38.000 nuove assunzioni nelle Forze dell'ordine rispetto all'ottobre 2022, segnando oltre 4.000 unità in più rispetto al turnover.

Ora si stanno ultimando le ulteriori e nuove assunzioni già attese e si prevedono altre decine di migliaia di ulteriori assunzioni nel biennio che va dal 2026 al 2027.

Nei confronti, quindi, della criminalità organizzata sono aumentati i sequestri e le confische di beni, poi restituiti alla collettività. Sono diminuiti anche gli sbarchi di irregolari ed è aumentato il controllo dell'immigrazione, che ha portato a un incremento dei rimpatri assistiti, aumentati nel 2025 rispetto al 2023, e a una più puntuale programmazione per quanto riguarda gli ingressi dei lavoratori non comunitari.

Posto che alcuni organi di informazione affidano ai sondaggi, quindi non a numeri reali, ricostruzioni, che secondo gli interroganti sono parziali e fuorvianti sull'attività di contrasto alla delittuosità in Italia e alla percezione della sicurezza dei cittadini italiani, le chiediamo, signor Ministro, quale sia il quadro reale e aggiornato del controllo dell'ordine pubblico, anche con riferimento alla programmazione delle assunzioni e alla formazione del nuovo personale delle Forze dell'ordine che ha operato negli ultimi anni.

PRESIDENTE. Il ministro dell'interno, prefetto Piantedosi, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

PIANTEDOSI, ministro dell'interno. Signora Presidente, effettivamente nell'ultimo decennio nel nostro Paese vi è stata complessivamente una riduzione sensibile dei reati: il 13 per cento in meno nel 2025 rispetto al 2015. In particolare, poi, per vedere gli ultimi anni, nel 2025 si registra una riduzione complessiva del 2,39 per cento rispetto all'anno precedente, con punte molto più alte per i delitti di particolare gravità: omicidi volontari -14,88 per cento, violenza sessuale -4,45 per cento, rapine -3,92 per cento e -6,11 per cento per i furti.

Tuttavia, come peraltro abbiamo già detto in altre occasioni, il miglioramento dei dati va unito a misure in grado di assicurare ai cittadini la piena fruibilità delle loro città, in un clima di distensione e di serenità. Per questo, fin dal suo insediamento, il Governo ha reso prioritario aumentare le Forze dell'ordine in strada quantitativamente e qualitativamente, nonché sul piano della visibilità. A tale scopo abbiamo assunto, da quando il Governo è in carica - correggo il dato in rialzo - 42.500 operatori delle Forze di polizia. A tale cifra si aggiungeranno circa 30.000 nuovi ingressi programmati entro il 2027. Sono assunzioni con le quali stiamo fronteggiando l'ingente numero di pensionamenti, che era largamente noto e totalmente trascurato da chi ci aveva preceduto. Il Governo, nonostante il forte svantaggio numerico ereditato da precedenti compagini governative, nell'ultimo triennio è riuscito a far vestire la divisa al 50 per cento in più degli operatori rispetto a quelli che avevano assunto servizio nel triennio 2020-2022.

Per proseguire su questa strada, col recente decreto-legge n. 23 del 2026 abbiamo semplificato le procedure di accesso ai ruoli della Polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri, della Guardia di finanza e del Corpo della polizia penitenziaria, proprio allo scopo di rendere ancora più rapide le prossime assunzioni. Come la senatrice interrogante ha ricordato, un elemento qualificante della strategia del Governo nella lotta alla criminalità organizzata di tipo mafioso è anche il potenziamento dell'azione repressiva riguardante i patrimoni criminali. Infatti, le fornisco dei dati anche a questo proposito: al 31 gennaio scorso sono stati sottratti alla criminalità organizzata, tra sequestri e confische, beni per un valore di 7,2 miliardi di euro. Attualmente, i nostri sforzi sono anche concentrati sulla riduzione dei tempi di destinazione dei beni sequestrati, per una loro più immediata utilizzabilità in chiave sociale ed istituzionale. Nell'ultimo triennio abbiamo destinato oltre 21.000 beni confiscati alla criminalità organizzata, con un incremento rispetto al 2021 - cito un anno precedente a questa legislatura - pari al 300 per cento, trasformandoli in presidi di legalità, sicurezza e anche di welfare per i territori.

Infine, c'è la lotta all'immigrazione illegale. I dati aggiornati a ieri sugli sbarchi dall'inizio dell'anno fanno registrare il valore più basso dall'entrata in carica di questo Governo: quest'anno stiamo registrando una riduzione del 40 per cento rispetto agli ultimi due anni (analogo periodo), durante i quali, peraltro, avevamo già registrato un trend in diminuzione del 37 per cento in confronto all'anno precedente al nostro insediamento.

Pertanto, alla luce di questi elementi e dei dati appena riferiti, la sola conclusione possibile, per quanto mi riguarda, è che il Governo proseguirà con determinazione la strada intrapresa per garantire legalità e sicurezza ai cittadini. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Ternullo, per due minuti.

TERNULLO (FI-BP-PPE). Signor Ministro, la ringraziamo davvero per la sua risposta puntuale, che spazza via tutte le speculazioni che ci sono sui dati relativi alla sicurezza in Italia. Possiamo dire tranquillamente che per noi la sicurezza è una priorità, come lo è per gli italiani, e ci rassicura avere questo monitoraggio così puntuale. Inoltre, gentile Ministro, sapere che attraverso lei, che gestisce questo Dicastero, abbiamo potuto aumentare il numero degli addetti delle Forze dell'ordine di ulteriori 30.000 persone in divisa ci tranquillizza ulteriormente, perché si aggiungono alle 42.500 che già sono state assunte durante questo Governo.

I dati che lei ha puntualmente citato, quindi, sgomberano ogni campo dalla disinformazione. Il contrasto alla criminalità aumenta, lo Stato è presente e ottiene ottimi risultati: 7,2 miliardi di beni sequestrati alle mafie sono un altro fenomeno che ha dato davvero un enorme risultato in questo contesto. Forza Italia la ringrazia per questo lavoro e, assieme a lei, ringraziamo tutti quegli uomini e tutte quelle donne in divisa, che rimangono nei presidi a cui gli italiani assegnano la propria fiducia. Diciamo anche grazie a questo Governo, che ha messo la sicurezza pubblica tra le sue priorità. I reati sono più controllati e più puntualmente contrastati. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto tecnico commerciale «Pier Fortunato Calvi» di Padova, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa dello svolgimento di interrogazioni a risposta immediata,
ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento
(ore 15,31)

PRESIDENTE. La senatrice Bevilacqua ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02437 sui recenti episodi di violenza accaduti nelle "zone rosse" di Roma e Palermo, per tre minuti.

BEVILACQUA (M5S). Signora Presidente, nell'ottobre 2023, con una direttiva del Ministro, sono state istituite le cosiddette "zone rosse", finalizzate ad innalzare i livelli di sicurezza e a prevenire fenomeni di degrado e violenza in aree particolarmente sensibili. In più occasioni pubbliche, signor Ministro, lei ha definito questo strumento come un successo molto positivo, ma vede, le sue parole poi si scontrano con la realtà: le cronache di tutti i giorni raccontano episodi di gravissima violenza. Le cito ad esempio quelli avvenuti alla stazione Termini, quando, nel novembre 2025, un giovane di 25 anni è stato accoltellato. Più recentemente, a gennaio 2026, c'è stato il brutale pestaggio di un funzionario del MIMIT e nella stessa sera è stato aggredito e rapinato un rider di 35 anni.

Da Palermo non giungono notizie migliori, anzi, la situazione non è assolutamente meno preoccupante. Ad ottobre, nella zona della movida palermitana un trentacinquenne è stato accoltellato. Nel febbraio 2026 una donna di cinquantun anni, mentre passeggiava nella centralissima via Libertà, di pomeriggio, è stata accoltellata alla schiena.

Signor Ministro, come vede, ci troviamo di fronte ad un problema strutturale e molto profondo, che più volte gli stessi rappresentanti delle Forze di polizia hanno denunciato, evidenziando una drammatica e progressiva riduzione degli organici di Polizia. Infatti nei piani integrati di attività e organizzazione, pubblicati sul sito del suo Ministero, al 31 dicembre 2023 la carenza organica ammontava a 10.271 unità; al 31 dicembre 2024 siamo saliti a 11.340 e al 31 dicembre 2025 la forza effettiva è crollata ulteriormente a 96.186 unità. Qui, signor Ministro, registriamo uno strano caso: per la prima volta non pubblicate i dati della carenza organica. Sappiamo che evidentemente i numeri, quando non vi convengono, non li citate; però, a differenza vostra, a noi la calcolatrice funziona. Quindi semplicemente calcolando rispetto agli anni precedenti risulta che la carenza effettiva abbia raggiunto ormai le 13.000 unità.

Signor Ministro, mentre il Governo annuncia zone rosse e inasprimenti sanzionatori, la realtà dei fatti dimostra che le Forze di polizia sono sempre meno numerose e sempre più provate.

Per questo, signor Ministro, tra le altre cose le chiedo quali iniziative urgenti intenda adottare per invertire immediatamente questa tendenza, incrementando in modo significativo le immissioni in ruolo e ripianando le gravissime carenze: esse impediscono alle Forze di polizia di garantire quella sicurezza, che i fatti di cronaca dimostrano essere sempre meno garantita e sempre più a rischio. (Applausi).

PRESIDENTE. Il ministro dell'interno, prefetto Piantedosi, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

PIANTEDOSI, ministro dell'interno. Signora Presidente, premetto che tutti gli episodi citati dall'interrogante hanno visto assicurare alla giustizia gli autori al massimo nelle 48 ore. Questo lo ascrivo anche alle coperture del controllo del territorio, che è riconducibile anche e soprattutto alle politiche del Governo. Un Governo che - tocca ripetere i numeri - ha già assunto a oggi 42.500 operatori tra Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di finanza, con una media di 13.000 all'anno e circa 30.000 ulteriori nuovi ingressi programmati per il 2027.

Faccio notare che, la scorsa legislatura, nel quinquennio precedente al nostro insediamento, le immissioni in servizio erano state poco più di 33.000, cioè meno di quante ne abbiamo già fatte noi in tre anni, vale a dire una media di 6.700 all'anno. Tutto questo avviene, nonostante con noi siano andati via ben 35.500 operatori delle Forze di polizia per pensionamento, pari ad oltre 11.800 l'anno; ciò mentre le cessazioni, appunto, del quinquennio precedente erano state poco più di 36.000 in tutto, con una media annuale di 7.200. In poche parole, chi ci ha preceduto - me lo consenta - ha perso l'occasione per ripianare e rinforzare gli organici, cosa che noi stiamo facendo invece in meno tempo, con un numero maggiore di pensionamenti ed assumendo il doppio rispetto a prima. I prossimi due anni saranno determinanti per completare questo percorso.

Circa la situazione specifica di Roma e Palermo, evidenzio che solo nello scorso gennaio - cito le ultime assegnazioni - sono stati destinati rispettivamente 470 e 141 nuovi operatori della Polizia di Stato (poi si aggiungeranno anche quelli delle altre Forze di polizia) e complessivamente, sul territorio nazionale, sono state inviate 3.500 nuove unità della sola Polizia di Stato.

Per il futuro, proseguiremo su questa linea di costante e concreto rafforzamento, che testimonia che il Governo ha assunto molte più Forze di polizia dei suoi predecessori. Il Governo ha dovuto inoltre far fronte a un numero molto più alto di pensionamenti, largamente noto e completamente trascurato dai Governi precedenti, che evidentemente consideravano la sicurezza un costo da tagliare, anziché un investimento da promuovere. In poche parole, stiamo colmando una voragine causata dall'inerzia della politica precedente e dai tagli alla sicurezza, che era frutto di una visione ragionieristica e miope dell'interesse pubblico. (Applausi).

L'utilità delle zone rosse, che servono a rafforzare il presidio delle Forze di polizia sul territorio, credo sia confermata proprio dalle continue richieste di nuove istituzioni da parte degli amministratori locali e degli stessi cittadini, oltre che dai risultati operativi; su di essi mi soffermerò poi in una risposta a un'interrogazione successiva, se me lo consente, per questioni di tempo. Contrariamente a quanto da lei asserito, le zone rosse non sono mai state misure emergenziali, ma un sistema operativo di controllo del territorio che, dopo la buona prova data nella fase sperimentale, ha avuto un riconoscimento normativo con il recentissimo decreto-legge n. 23 del 2026. Inoltre, le zone rosse sono soltanto uno tra i diversi strumenti per la complessiva gestione della sicurezza in chiave di prevenzione e di contrasto al crimine: tra di essi ricordo, ad esempio, le operazioni ad alto impatto, i piani coordinati per il controllo del territorio e l'azione di rinforzo dei reparti prevenzione crimine.

In conclusione, stiamo colmando i vuoti di iniziative e di progettualità politiche in materia di politiche di sicurezza ereditati dal passato e proseguiremo con sempre maggiore determinazione sulla strada intrapresa, che ha sempre messo al centro dell'azione del Governo la tutela della sicurezza dei cittadini. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Bevilacqua, per due minuti.

BEVILACQUA (M5S). Signor Ministro, sono completamente insoddisfatta dalla sua risposta. Intanto, le vorrei far notare che se i delinquenti sono stati assicurati alla giustizia è merito delle Forze dell'ordine che hanno svolto le attività investigative e dei magistrati che hanno applicato le leggi. (Applausi). Ad oggi, non è ancora merito del Governo se qualcuno finisce giustamente in galera, anzi col ministro Nordio voi riuscite a farli scappare prima che vengano arrestati. (Commenti. Richiami del Presidente).

Signor Ministro, la risposta dimostra che per voi la sicurezza dei cittadini e il sostegno alle Forze dell'ordine sono solo uno slogan. Lo sa perché, Ministro? Perché voi non andate a parlare con le persone in mezzo alla strada. (Commenti). Voi vi limitate a sfornare una serie di misure: "decreto rave", decreto sicurezza…(Applausi).

PRESIDENTE. Colleghi, non è un dibattito in Aula, sono interrogazioni. Il rappresentante di un Gruppo parla quando deve illustrare l'interrogazione.

Senatrice, prosegua.

BEVILACQUA (M5S). Evidentemente la realtà vi fa male, perché le vostre misure sono assolutamente inidonee ad aumentare la sicurezza nelle nostre città.

Signor Ministro, lo sa che il 50 per cento dei giovani ha paura di uscire la sera? (Applausi).

Lo sa che il 70 per cento delle donne ha paura di rientrare a casa da sola la sera? (Applausi).

È questo il fallimento di cui vi vantate?

Allora, signor Ministro, la sua risposta dimostra che il trend del Governo Meloni è di -1.000 unità all'anno. Ebbene, signor Ministro, lei ha certificato che da - quando ci siete voi - al Governo ci sono oltre 3.000 uomini e donne in divisa in meno nelle nostre strade. (Applausi).

Non avete stanziato un euro per le Forze dell'ordine, per le assunzioni straordinarie, per colmare i vuoti delle piante organiche. (Applausi. Commenti).

Soprattutto ha certificato che le assunzioni di cui vi riempite la bocca le avete fatte grazie ai soldi stanziati dal Governo Conte II. (Applausi. Proteste. Richiami del Presidente).

Ministro, ci parlate con gli uomini e le donne in divisa? (Applausi. Proteste).

PRESIDENTE. Colleghi, il question time è lo strumento per interrogare i rappresentanti del Governo. (Commenti). È soprattutto uno strumento, anche per le opposizioni, per interrogare i Ministri. Per cortesia, non è consentito interrompere e impedire lo svolgimento dell'interrogazione. Ciascuno di voi ha il tempo dedicato e io impedirò a chiunque di interrompere l'interrogante.

Prego, senatrice Bevilacqua, le restituisco il tempo.

BEVILACQUA (M5S). Evidentemente soffrono, quando qualcuno dimostra loro che la loro è solo propaganda.

PRESIDENTE. Però, senatrice, la prego di rivolgersi alla Presidenza.

BEVILACQUA (M5S). Ministro, voi parlate con gli uomini e le donne in divisa? Perché, vede, i sindacati di Polizia vi hanno detto che l'ultima legge di bilancio era punitiva per le Forze dell'ordine. Sa perché? Non avete aumentato le unità in servizio, non avete aumentato loro lo stipendio, ma avete aumentato di tre mesi l'età pensionabile. Complimenti, Ministro! (Applausi).

La verità è che lei non solo non ha risposto alle mie domande, non solo non ha risposto alla mia forza politica, ma soprattutto - ed è questa la cosa più grave - le vostre misure non danno risposta alla richiesta di sicurezza dei cittadini italiani. (Applausi).

Soprattutto non date sostegno e aiuto, senza se e senza ma, a coloro che ogni giorno vanno per strada a garantire la nostra sicurezza. (Applausi).

PRESIDENTE. Il senatore Borghi Claudio ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02435 sui risultati raggiunti nel controllo del territorio e nella sicurezza pubblica, per tre minuti. Questo, a riprova del fatto che ciascuno ha uno spazio dedicato su questo argomento.

BORGHI Claudio (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, ringrazio il Ministro. Correva l'anno 2020 (e, nello specifico, era ottobre) e, non appena uno dei suoi predecessori, vale a dire il ministro Salvini, aveva lasciato il Ministero dell'interno, si insediò un Governo definito "giallorosso", in cui la maggioranza relativa era quella del MoVimento 5 Stelle, che abrogò, nel giorno 18 dicembre 2020, i decreti sicurezza voluti dalla Lega. (Applausi).

Da allora iniziò l'invasione; quell'invasione di irregolari, clandestini, delinquenti che adesso - con enorme fatica e oltretutto, in certi casi, finendo anche sotto processo al posto del delinquente - le Forze di polizia e il Ministro attuale cercano di contenere e di riportare nell'alveo della normalità.

Dato che la percezione è una cosa, ma i dati sono più importanti, io sono a chiederle un po' di dati, signor Ministro. Noi vorremmo sapere se - dati alla mano, quindi con numeri non confutabili - la situazione della delittuosità sta migliorando (perché per la Lega è molto importante la sicurezza dei cittadini, è uno degli aspetti fondanti delle nostre politiche) ed effettivamente qual è la previsione per il rinforzo degli organici delle Forze dell'ordine. Ripeto, è una domanda pressante che viene dai nostri elettori e noi, come rappresentanti dei cittadini, siamo tenuti a dare delle risposte efficaci. (Applausi).

PRESIDENTE. Il ministro dell'interno, prefetto Piantedosi, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

PIANTEDOSI, ministro dell'interno. Signor Presidente, senatore Borghi, quanto ai numeri, tocca ripeterne alcuni che ho già menzionato: 42.500 unità già assunte dall'inizio del Governo e circa 30.000 nuovi ingressi programmati già nel 2027, con soldi che sono stati messi nelle varie leggi di bilancio da questo Governo. (Applausi). Non mi risulta che si possano pagare queste cose con i buoni ordinari del tesoro a lungo termine; lo dico a lei che è un economista e forse lo potrà sapere meglio di me. Da questo punto di vista, le zone rosse - io andrei più sui dati dell'operatività - di cui abbiamo parlato prima rappresentano più uomini su strada e anche più capacità operativa per le Forze di polizia e le polizie locali: tutte cose molto importanti nell'azione quotidiana di prevenzione di ogni forma di illegalità che viene molto invocata dai cittadini e dagli amministratori locali.

Mi consenta solo di dirle, anche un po' in risposta all'osservazione di prima, che peraltro siamo già al secondo rinnovo contrattuale del personale del comparto e il Governo ha già stanziato in bilancio i fondi per il terzo rinnovo contrattuale per il successivo triennio: mai successo nella storia della Repubblica italiana. (Applausi).

Come dicevo, l'obiettivo è fare in modo che alcuni luoghi molto frequentati, quali le stazioni ferroviarie, le zone della movida e ad alta densità di attività commerciale, siano controllati ancora più efficacemente, con la possibilità di allontanare persone con precedenti specifici e che reiterano azioni moleste, fastidiose, foriere di insicurezza. Le fornisco dei dati più recenti. Proprio in virtù delle zone rosse di cui parlavamo, che realizziamo anche grazie agli organici a cui stiamo mettendo mano, dalla loro istituzione sono state controllate 1.757.000 persone, di cui 767.000 stranieri (il 43 per cento del totale), con l'adozione di oltre 10.000 provvedimenti di allontanamento da queste zone, di cui il 74 per cento riguarda i cittadini stranieri. I risultati conseguiti ci hanno indotto, proprio con il recente decreto-legge n. 23 di quest'anno, come dicevo prima, a consolidarne la base normativa superando la fase sperimentale: ciò per consentire ai prefetti di istituirle ogniqualvolta si ravvisi la necessità e quando vengano richieste anche dai sindaci, che stanno apprezzando in maniera sempre più estesa e trasversale questa modalità operativa.

Sul fronte del contrasto a criminalità e degrado, stiamo proseguendo nella realizzazione sistematica di operazioni interforze ad alto impatto, come dicevo prima, condotte presso le stazioni ferroviarie e le principali aree di aggregazione. Dal 1° gennaio 2023, quando abbiamo cominciato, allo scorso 4 marzo ne sono state effettuate, in tutta Italia, 3.602: oltre 1 milione le persone controllate, 13.000 quelle denunciate, 2.153 le arrestate. Sono stati 1.865 gli stranieri espulsi e nelle operazioni sono stati impiegati oltre 140.000 agenti delle Forze di polizia e 16.500 delle polizie locali. Ritengo che anche queste iniziative abbiano inciso sul calo complessivo dei reati registrato nel 2025 rispetto all'anno precedente. Glielo ripeto: 2,39 per cento, con punte significativamente più alte di riduzione per alcuni reati di maggiore allarme sociale, come ho precisato prima.

La strategia del Governo - lo dico anche a lei - vuole perseguire la capacità di rispondere alle esigenze di sicurezza dei territori, anche attraverso la costante collaborazione con gli enti locali, che so essere un tema molto caro a lei e al suo Gruppo parlamentare. Per questo abbiamo stanziato, nel decreto-legge recente, risorse dedicate per complessivi 48 milioni di euro in favore delle politiche di sicurezza urbana, oltre alle altre che destiniamo a valere su altri capitoli di bilancio, per potenziare il lavoro delle polizie locali, le videosorveglianze e i progetti di rigenerazione urbana. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Borghi Claudio, per due minuti.

BORGHI Claudio (LSP-PSd'Az). Signor Ministro, la ringrazio, sono assolutamente soddisfatto della qualità della risposta. Le domanderei, a nome del nostro Gruppo, di estendere a tutte le Forze dell'ordine che fanno riferimento al suo Ministero l'apprezzamento e la vicinanza da parte del Gruppo della Lega per l'attività incessante, pericolosa e preziosa che svolgono a difesa dei cittadini italiani ogni giorno nelle strade, nei Comuni, nelle stazioni. (Applausi).

PRESIDENTE. Il senatore Lisei ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02436 sulle politiche di contrasto all'immigrazione illegale, per tre minuti.

LISEI (FdI). Signor Presidente, illustre Ministro, fin dal dall'insediamento il Governo Meloni si è assunto un impegno e una responsabilità di fronte agli elettori: contrastare il fenomeno dell'immigrazione illegale e aumentare i rimpatri di tutta l'immigrazione illegale che c'è stata nel corso degli anni precedenti.

Un impegno che si è tradotto, dopo un lungo lavoro nel 2023, in risultati concreti. Quel lungo lavoro, era dettato dalla necessità di rimettere in piedi tutto un contesto normativo che era stato demolito sistematicamente dai Governi Conte I e II e da tutti quelli che purtroppo ha avuto l'Italia: quelli che prima, peraltro, chiedevano più sicurezza e hanno poi consentito, anche durante i loro Governi, di venire qua a molti stranieri irregolari. Dopo quel lavoro, nel 2023, i risultati sono arrivati. Nel 2024 e nel 2025 gli sbarchi nel nostro Paese sono calati di circa il 40 per cento, rispetto al 2022, da 105.000 a circa 66.000. I dati di quest'anno, che ci avete riportato, come Ministero dell'interno, segnano, per ora, un ulteriore 40 per cento in meno.

Lo dico perché, mentre il Governo Meloni sta lavorando a testa bassa per cercare di mantenere i propri impegni e di rendere l'Italia più sicura - perché sappiamo che il 35 per cento dei reati (in alcune zone anche di più) è commesso da persone irregolari sul territorio - mentre il Governo Meloni sta facendo tutto questo, c'è una flottilla di persone - potremmo chiamarla così - che invece lavora nella direzione opposta, quindi nel demolire sistematicamente ogni attività che sta facendo questo Governo. Sono ONG, associazioni di vario tipo, alcuni magistrati - sui quali tornerò dopo - e oggi abbiamo imparato anche dei medici: abbiamo visto che a Ravenna alcuni medici avevano i moduli precompilati per dare l'inidoneità. Si potrebbe anche riferire forse all'opinione pubblica, in maniera più diffusa, quello che si dicevano questi medici nelle chat, ovvero: così si esprime il dissenso, risponderemo colpo su colpo. C'è poi quello che è successo oggi, ovvero la sentenza della Corte di appello di Roma che ha liberato un pluri-stupratore. Abbiamo visto di tutto - in questi anni - per contrastare l'attività del Governo: ma c'è qualche buona notizia, come la lista dei Paesi sicuri.

Signor Ministro, dopo il 10 febbraio, quando il Parlamento europeo ha approvato i due nuovi regolamenti in materia migratoria, lei ha partecipato a diversi incontri - l'ultimo datato 24 febbraio - e ha condiviso un impegno anche con altri Paesi nei quali, ovviamente, è possibile fare i rimpatri. Ciò per cercare di far funzionare finalmente quella materia, che è il tema dell'immigrazione, in particolare dei rimpatri, che sono strategici per la Nazione e che qualcuno costantemente e sistematicamente in questi anni ha tentato di boicottare. Quindi le chiedo, signor Ministro, aggiornamenti in merito alla lista dei Paesi sicuri e alle collaborazioni che ci sono con gli altri Paesi. (Applausi).

PRESIDENTE. Il ministro dell'interno, prefetto Piantedosi, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

PIANTEDOSI, ministro dell'interno. Signor Presidente, l'approvazione dei due regolamenti riguardanti la lista dei Paesi di origine sicuri, il concetto di Paese terzo sicuro e la preannunziata approvazione, il 9 marzo prossimo, del terzo regolamento - quello sui rimpatri - costituiscono un grande successo per l'Italia che, con tenacia e lungimiranza, ha saputo far convergere i partner europei sulle proprie posizioni in materia di politiche migratorie.

In passato i nostri interessi nazionali sono stati ingiustamente trascurati in sede europea e ora, finalmente, il principio di solidarietà trova un'equilibrata attuazione. Anche i Paesi europei potranno contare su criteri chiari e univoci nel decidere l'ammissibilità delle domande di asilo, in un quadro di maggiore certezza del diritto e di efficienza. D'altra parte, l'azione internazionale del Governo si estende anche oltre l'ambito europeo. Lei me lo chiedeva e io cito la parte mia. Sono continui e intensi i nostri rapporti bilaterali con i Paesi di origine e di transito dei flussi, per approfondire il dialogo sui nostri comuni interessi di lotta all'immigrazione irregolare, stringendo e affinando con essi appropriate intese. Proprio oggi ho incontrato il mio omologo algerino e, solo a titolo di esempio, posso citare altri incontri. Nello scorso mese di febbraio ho incontrato il Primo Ministro e il Ministro dell'interno libico, il mio omologo del Qatar e ho tenuto al Viminale un vertice con i Ministri dell'interno di Grecia, Spagna e Pakistan, realizzando un formato inedito utile a promuovere un salto di qualità nell'azione congiunta per il contrasto all'immigrazione illegale e della tratta degli esseri umani.

Il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo intende garantire frontiere esterne più sicure, con norme più eque, rigorose ed equilibrate in materia di asilo, ma anche di rimpatrio degli irregolari. Il Governo, per parte sua, con il recente disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri dello scorso febbraio, darà attuazione al Patto seguendo questa linea di rigore e di equità: vi sono anche specifiche misure, sempre coerenti con l'impostazione europea, che prevedono il rafforzamento delle espulsioni, l'interdizione all'ingresso nelle acque territoriali per ragioni di sicurezza nazionale e la possibilità di utilizzare strutture dedicate ove operano organizzazioni internazionali, situate appunto in Paesi terzi sicuri, con i quali l'Italia abbia stipulato accordi.

Ad oggi i risultati della nostra azione di Governo sono evidenti. Per quanto riguarda gli arrivi via mare, come ha detto lei, quest'anno stiamo registrando una riduzione del 40 per cento rispetto agli ultimi due anni, durante i quali avevamo già registrato un trend in diminuzione del 37 per cento in confronto all'anno precedente al nostro insediamento.

Significativo è anche il dato che riguarda i rimpatri. Dall'insediamento del Governo è stato costante un incremento del 15 per cento l'anno, che, dall'inizio dell'anno in corso, è salito ulteriormente al 26 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025. L'anno scorso siamo arrivati a circa 7.000 rimpatri, tra forzosi e volontari, e quest'anno contiamo di superare la soglia dei 10.000: livelli considerati irraggiungibili per il passato.

Ricordo anche che negli ultimi tre anni, grazie anche alla collaborazione dell'Italia con Libia, Tunisia ed Algeria, sono stati operati 81.000 rimpatri volontari, assistiti direttamente da quei Paesi con l'ausilio dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni e con l'aiuto dell'Italia. Come dicevo prima, noi puntiamo a rafforzare proprio i rimpatri volontari assistiti anche dall'Italia così come l'ampliamento della rete dei CPR: ciò visto che, come lei accennava, dei reati commessi in Italia, il 35 per cento risulta ascrivibile a cittadini stranieri, con punte più alte che raggiungono il 48 per cento a Bologna, il 54 per cento a Firenze e il 55 per cento a Milano. Ecco perché stiamo pianificando una progressiva estensione della rete dei CPR, a partire proprio dai territori in cui ce n'è più bisogno. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Lisei, per due minuti.

LISEI (FdI). Signor Presidente, la lista dei Paesi sicuri è sicuramente un grande successo dell'Italia e, diciamolo, anche un grande successo del governo di Giorgia Meloni, che ha insistito in Europa ed è riuscita a sensibilizzare tutti gli altri Paesi europei che hanno capito come i confini dell'Italia siano anche i confini dell'Europa.

Oggi questo tema diventa più che mai sensibile, con la destabilizzazione e con quello che sta accadendo in Medio Oriente, per cercare di prevenire anche infiltrazioni e possibili attacchi terroristici. Quindi, le chiediamo di andare avanti. Non adagiamoci sul fatto che oggi c'è la lista dei Paesi sicuri. Lo dimostra la sentenza di oggi della Corte d'appello di Roma, che ha scarcerato un pluridelinquente condannato per spaccio, furto e violenza di gruppo, che era stato trasferito in Albania, che era in Italia dal 2014, ma si è svegliato quando è arrivato in Albania per richiedere un permesso di soggiorno. È stato liberato e quindi oggi gira per le strade italiane grazie ad una sentenza.

La sentenza può essere condivisibile o non condivisibile. Noi non la condividiamo, ma ciò vuol dire che la battaglia non è finita: non ci possiamo sedere purtroppo sulla lista dei Paesi sicuri. Mi aspetto, infatti, anche su questo gli interventi di chi sta facendo una battaglia ideologica contro i rimpatri e per consentire un'immigrazione indiscriminata. È l'immigrazione che predica la sinistra, che non vuole i CPR, che giustamente lei ha richiamato e che giustamente questo Governo deve implementare.

Non si possono, infatti, chiedere i rimpatri al Governo, ma non consentire di rimpatriare attraverso i CPR, che sono i centri per il rimpatrio. Quando la sinistra inventerà il teletrasporto ce lo comunichi: allora eventualmente troveremo altre soluzioni. Ma ad oggi i CPR sono strategici e funzionali ai rimpatri di tutte queste persone, di questi criminali che purtroppo oggi sono sulle strade dell'Italia. Sono quelli che generano in gran parte quel senso di insicurezza, che costringe le Forze dell'ordine ad un'attività spesso vanificata da quello che accade dopo l'arresto.

Quindi, bene così, la ringrazio, signor Ministro, andiamo avanti e teniamo duro perché c'è ancora tanto da fare.

PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata (question time) all'ordine del giorno è così esaurito.

Sospendo brevemente la seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 15,58, è ripresa alle ore 16,04).

Presidenza del presidente LA RUSSA

Comunicazioni del Governo in esito alla richiesta di aiuti dai Paesi del Golfo e conseguente discussione (ore 16,05)

Approvazione della proposta di risoluzione n. 1

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Comunicazioni del Governo in esito alla richiesta di aiuti dai Paesi del Golfo».

Ha facoltà di parlare il ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, onorevole Tajani.

TAJANI, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Signor Presidente, onorevoli senatori, a 72 ore dall'informativa che abbiamo reso alle Commissioni esteri e difesa proprio qui al Senato, con il ministro Crosetto, abbiamo chiesto di tornare a riferire in quest'Aula sugli sviluppi della crisi che sta infiammando il Golfo e il Medio Oriente. Non siamo qui per un atto formale, come ho detto ai vostri colleghi deputati, né solamente per rispondere doverosamente alle richieste del Senato. Siamo qui per una precisa scelta politica: coinvolgere il Parlamento in tutti i principali passaggi e nelle decisioni strategiche che questa crisi ci impone di assumere. Lo voglio ribadire ancora una volta: la gravità della situazione richiede a tutti noi, Governo e Parlamento, un'assunzione di responsabilità condivisa. Sulla politica estera, sulla sicurezza dei cittadini, sulla difesa del tessuto produttivo, una grande democrazia deve essere capace di non dividersi.

Signor Presidente, colleghi, nelle ultime ore purtroppo la situazione ha fatto registrare un'ulteriore evoluzione non positiva. Tutto si sta svolgendo al di fuori delle regole del diritto internazionale, ormai da anni, anche perché chi dovrebbe essere il garante del rispetto del diritto internazionale ha al suo vertice un organo, il Consiglio di sicurezza, nel quale siede uno Stato che ha invaso un altro Stato, mandando in frantumi un principio.

L'Iran continua a sferrare attacchi indiscriminati, con missili e droni, contro infrastrutture strategiche, siti militari, ma anche aeroporti, alberghi, centri residenziali e missioni diplomatiche in tutti i Paesi del Golfo. Stamattina due droni hanno colpito anche il territorio dell'Azerbaigian. Le difese aeree di Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, Oman, Emirati Arabi Uniti e Bahrain sono impegnate incessantemente nell'intercettare vettori lanciati dalla Repubblica islamica. In questo quadro in costante evoluzione, è concreto il rischio di un allargamento del conflitto, che - come sapete - è iniziato con l'attacco di Israele e degli Stati Uniti, dopo il fallimento delle trattative e con il rischio concreto che l'Iran potesse dotarsi di una bomba atomica e incrementare il numero dei missili a lungo raggio in grado di colpire non soltanto Israele, ma anche Paesi europei.

Ieri la contraerea NATO ha neutralizzato anche un missile che era entrato nello spazio aereo turco. Nella notte di lunedì - come sapete - un drone iraniano aveva invece colpito una pista di atterraggio di una base britannica a Cipro e uno, intercettato, era diretto contro una base cipriota.

Anche su questo episodio sono in contatto con il Ministro degli esteri cipriota a cui ho espresso la solidarietà del Governo italiano. Si tratta di un Paese dell'Unione europea esposto nella regione, a cui è doveroso e prioritario garantire solidarietà e assistenza. Nel concreto, poi, il ministro Crosetto vi dirà quali sono le iniziative che intendiamo intraprendere.

Difficile anche la situazione in Iraq dove stiamo monitorando la situazione minuto per minuto, vista la presenza di militari italiani nel Kurdistan iracheno e a Baghdad. Nella tarda serata di ieri si è verificato un diffuso black-out, che ha interessato la rete elettrica del Paese.

Un ulteriore elemento altamente destabilizzante è l'apertura del fronte libanese. Da lunedì Hezbollah ha intensificato il lancio di razzi verso Israele e verso obiettivi collegati ai Paesi del Golfo. Le Forze armate israeliane hanno effettuato un'incursione nel sud del Libano per creare una zona cuscinetto ed impedire il fuoco diretto di Hezbollah contro le comunità israeliane di confine. Sono in corso bombardamenti su Beirut e sulle aree del Paese dove si concentra la presenza di Hezbollah. Va sottolineata anche la decisione del Governo libanese di chiedere a Hezbollah di astenersi da attività militari; c'è quindi una chiara presa di posizione del presidente Aoun.

Signor Presidente, onorevoli senatori, questo è il quadro in cui il Governo sta continuando a operare senza sosta per assistere tutti i connazionali che si trovano nella regione. Lo avevo detto alle Commissioni lunedì scorso e lo ripeto in quest'Aula: la loro sicurezza è la priorità assoluta. La "task force Golfo" dedicata all'assistenza dei connazionali - che ho voluto creare presso l'Unità di crisi del Ministero degli esteri - ha gestito a oggi oltre 14.000 chiamate e diverse migliaia di contatti email. Gli italiani che abbiamo già aiutato a lasciare le aree a rischio sono arrivati a circa 10.000. Fra le varie opzioni, abbiamo anche agevolato voli charter speciali, in collaborazione con il Ministero della difesa, che continueranno a operare. Proprio questa mattina sono atterrati a Ciampino due di questi voli del Comando vertice interforze, partiti da Dubai e Abu Dhabi, con altri 200 connazionali in condizioni di particolare fragilità. Stiamo lavorando con il ministro della difesa Crosetto per potenziare, come dicevamo, il loro numero.

Nei prossimi giorni sono in programma ulteriori voli facilitati dal Ministero degli esteri dai Paesi del Golfo, anche con la collaborazione delle compagnie aeree ITA e Neos. Ne è appena partito uno dalle Maldive con circa 320 italiani, di cui 60 fragili. L'Italia è stato il primo Paese europeo a introdurre voli speciali, attivando per prima nell'Unione europea il Meccanismo europeo, con l'aiuto del Dipartimento nazionale di Protezione civile che ringrazio. Siamo in contatto con tutte le compagnie aeree per continuare a favorire la riprotezione dei passeggeri in difficoltà. Tra i connazionali che hanno già fatto rientro in Italia vi sono anche 200 studenti che si trovavano a Dubai. Sono rientrati martedì sera a Milano con un volo che le autorità emiratine hanno messo a disposizione su nostra richiesta: un gesto di attenzione e di generosa amicizia da parte delle autorità di quel Paese, per il quale ho voluto ringraziare ieri personalmente il ministro degli esteri Abdullah bin Zayed, quando l'ho ricevuto alla Farnesina per discutere con lui della crisi in atto.

Stiamo lavorando senza sosta per facilitare il trasferimento dei connazionali verso Paesi dove sono disponibili voli, attraverso un coordinamento continuo tra unità di crisi, ambasciate e consolati. Per sostenere l'azione delle nostre sedi diplomatiche, ho voluto inviare in Oman, Emirati Arabi Uniti, Sri Lanka e Maldive squadre congiunte di personale del Ministero degli esteri, dell'Arma dei carabinieri, della Guardia di finanza e della Protezione civile, sotto il coordinamento della nostra unità di crisi. Abbiamo istituito presìdi di assistenza con squadre delle ambasciate e dei consolati in tutti i principali aeroporti e ai valichi di frontiera, per sostenere i nostri connazionali nei passaggi più delicati. Siamo anche l'unico Paese ad aver adottato una misura simile.

Abbiamo cercato in questi giorni di garantire l'incolumità e la sicurezza di tutti i nostri connazionali. Molti sono stati contattati direttamente, tenendo presente che sono decine di migliaia (soltanto a Dubai sono circa 30.000 gli italiani, 20.000 residenti e 10.000 tra turisti e persone di passaggio) (Applausi). A tutti coloro che sono stati raggiungibili abbiamo dato tutte le informazioni necessarie per garantire la loro incolumità fisica. Qualcuno, non conoscendo evidentemente i sistemi di sicurezza, ha ironizzato, perché abbiamo dato alcune indicazioni di massima per evitare di essere colpiti in caso di attacco. Soprattutto, si sa che quando c'è un'esplosione si rompono i vetri e possono entrare delle schegge, ma anche i vetri che si rompono formano schegge.

Quindi, come quando c'è un terremoto si dice di non prendere l'ascensore, così abbiamo detto, soprattutto ai giovani che c'erano, di stare lontani dalle finestre e stare a terra… (Commenti).

Credo che ci sia poco da ridere. Risus abundat in ore stultorum, in questo caso. (Applausi. Commenti).

Signor Presidente, non capisco perché l'onorevole Renzi si agiti così. Poverino, è un po' nervoso. (Commenti).

PRESIDENTE. Si rivolga all'Assemblea. La ringrazio, senatore Sensi. (Commenti). Si accomodi. (Commenti). Si accomodi. (Commenti). La richiamo all'ordine. (Commenti). La richiamo all'ordine. Quando vi chiedo di accomodarvi è immediatamente prima del richiamo all'ordine. (Commenti).

Prego. (Commenti).

Senatrice Paita, non vuole essere da meno. (Commenti).

Prego, Ministro, continui.

VOCI FUORI MICROFONO. Qualcosa di politico, però! (Proteste. Applausi).

PRESIDENTE. Penderemo dalle sue labbra, quando interverrà.

TAJANI, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Signor Presidente, mi permetto di dire che la salvezza della vita di ogni cittadino italiano è un fatto politico, non è un fatto di cronaca. (Applausi. Commenti).

Tutelare l'interesse di ogni singolo cittadino italiano significa fare una scelta politica ben precisa, perché per noi la Nazione è composta da 60 milioni di cittadini e tutti quanti devono essere garantiti. (Applausi. Commenti).

È la nostra priorità, lo è stata e continuerà ad esserlo. (Applausi. Commenti).

PRESIDENTE.Senatrice Pirro.

TAJANI, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. È facile andare nel Golfo per fare conferenze ben pagate. (Commenti). È molto più difficile tutelare i cittadini italiani. (Applausi. Vivaci proteste).

PRESIDENTE. Va bene. Vogliamo rientrare nei toni della comunicazione? Tutti quanti, grazie. Va bene, senatrice Pirro, grazie, lei è la più gentile.

TAJANI, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. A proposito dei cittadini italiani, stiamo aiutando i turisti provenienti dalle Maldive che dovevano transitare per Dubai. Per questo abbiamo organizzato una rete operativa con le ambasciate a Colombo e a Nuova Delhi. A tutti viene garantito supporto informativo, logistico e per le necessità più urgenti, come il reperimento di medicine salvavita. Si tratta di uno sforzo straordinario, tenendo conto del fatto che, complessivamente, sono oltre 100.000 gli italiani presenti nelle aree più colpite, coinvolti direttamente o indirettamente.

Voglio ringraziare nuovamente in quest'Aula il personale del Ministero degli esteri, i reparti dei Carabinieri e della Guardia di finanza della Farnesina (Applausi), il Ministero della difesa, la Presidenza del Consiglio, le nostre ambasciate e i nostri consolati per lo straordinario lavoro svolto in queste ore difficili. (Applausi).

Signor Presidente, il Governo è pronto ad intervenire anche sul fronte economico per mitigare l'impatto di questa crisi che, purtroppo, è già visibile. Preoccupa il blocco dello Stretto di Hormuz, punto di passaggio vitale per gli approvvigionamenti energetici globali. Anche le ultime notizie di questa mattina non sono incoraggianti. Una petroliera americana è stata colpita proprio nel Golfo. I prezzi del petrolio e del gas hanno già fatto registrare rialzi significativi, anche se poi le vere conseguenze ci saranno fra un mese. Oggi gli aumenti dei prezzi della benzina, del gas e del petrolio sono soltanto speculazioni. I premi assicurativi sulle rotte marittime sono aumentati.

Le conseguenze della tensione nello Stretto di Hormuz rischiano di pesare anche sui prezzi di molte materie prime e su quelli di grano e cereali. Come ci ha insegnato il conflitto in Ucraina, molti Paesi del mondo dipendono dalle importazioni di grano. Se aumenta il prezzo del pane, possono acuirsi tensioni sociali e sorgere nuove fonti di instabilità.

Anche in questo ambito, l'Italia fa la sua parte; la facciamo sostenendo i nostri partner nella regione del Mediterraneo allargato, anche attraverso il Piano Mattei. E queste sono scelte politiche. Valuteremo se rafforzare questo impegno, per aiutare i Paesi più esposti a eventuali aumenti dei prezzi dei cereali, sempre con la finalità di dare stabilità al Mediterraneo.

Il Golfo, lo ricordo, è un'area cruciale per il nostro export. Tra Suez e il Mar Rosso transita circa il 40 per cento del traffico commerciale marittimo italiano. Per questo l'Italia è in prima linea nelle missioni navali europee Aspides e Atalanta, per proteggere i traffici commerciali in un'area cruciale per le nostre imprese; missioni che sono state rafforzate, come abbiamo deciso nell'ultimo Consiglio affari esteri dell'Unione europea. La nostra priorità è proteggere il tessuto economico italiano e il potere d'acquisto delle famiglie.

Insieme alle agenzie per l'internazionalizzazione (ICE, SACE, SIMEST e Cassa depositi e prestiti), stiamo finalizzando un pacchetto di misure per sostenere le nostre imprese esportatrici colpite dagli effetti della crisi: anche questa è una scelta politica. Ieri ho partecipato a una nuova riunione a Palazzo Chigi con il Presidente del Consiglio per affrontare, tra l'altro, anche il tema della sicurezza energetica, una questione prioritaria che ho già evidenziato a Bruxelles e che abbiamo sollevato con il sottosegretario di Stato agli esteri Tripodi in un nuovo incontro dei Ministri degli esteri europei in programma questa mattina (Brusìo) - non potevo parteciparvi perché ero in Aula - insieme con i Ministri degli esteri dei Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo: un dialogo fondamentale che abbiamo incoraggiato l'Unione a rafforzare.

Con i partner del Golfo abbiamo approvato oggi un'importante dichiarazione politica e abbiamo concordato di lavorare insieme per una soluzione diplomatica della crisi. L'Iran deve porre fine alla proliferazione nucleare e missilistica e alle azioni destabilizzanti nella regione. Abbiamo anche riaffermato l'importanza di salvaguardare gli spazi aerei, le rotte commerciali e la libertà di navigazione, in particolare attraverso lo Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso. I partner del Golfo hanno confermato il loro impegno per consentire il rientro in sicurezza dei cittadini europei presenti nella regione. Una riunione del Consiglio atlantico è in corso in queste ore; ho dato mandato al nostro ambasciatore di ribadire la posizione italiana di ricerca della pace.

Signor Presidente, onorevoli senatori, la scomparsa dell'ayatollah Khamenei apre la possibilità di un nuovo Medio Oriente fondato sulla pace e sul dialogo. Ne ho discusso ieri sera con il segretario di Stato americano Rubio, con cui abbiamo condiviso la valutazione sulle enormi responsabilità del regime iraniano sia sul dossier nucleare sia sul tema del programma balistico, e sulle necessità di contenere la spirale di violenza messa in atto da Teheran dopo gli attacchi dei giorni scorsi. Rubio ha condiviso una valutazione positiva sull'andamento delle operazioni, indicando che le forze statunitensi stanno raggiungendo rapidamente e con efficacia i loro obiettivi. Il segretario di Stato ha anche confermato che la durata della crisi dipenderà dalle decisioni che verranno prese da Teheran e dalle dinamiche interne al regime. Per quanto mi riguarda, gli ho anche ribadito il rispetto degli accordi bilaterali esistenti tra Italia e Stati Uniti.

Signor Presidente, onorevoli senatori, l'Italia è l'unico Paese con missioni diplomatiche presenti e operative in tutta l'area. I nostri militari continuano ad essere dispiegati nella regione per contribuire alla pace e alla stabilità. I nostri partner del Golfo hanno a più riprese voluto ringraziare l'Italia per questo segnale concreto di vicinanza, solidarietà e amicizia. Stella polare del nostro impegno resta la de-escalation. Vogliamo evitare assolutamente un allargamento del conflitto e stiamo incoraggiando tutte le parti ad esercitare la massima moderazione, tenendo aperti i canali di dialogo con l'Iran, senza tradire la nostra posizione: l'Iran non può dotarsi di armi nucleari e disporre di sistemi missilistici in grado di rappresentare una minaccia esistenziale per Israele, per la regione e per l'Europa. Abbiamo condannato fin dal primo momento la brutale repressione contro i tanti giovani scesi in piazza pacificamente per chiedere libertà, diritti e democrazia. Lo abbiamo fatto in tutte le sedi internazionali, in Europa e nel G7. Fino all'ultimo abbiamo sostenuto il dialogo ed il negoziato, ma l'Iran non ha mostrato alcun segnale di marcia indietro rispetto alle sue ambizioni nucleari. È inaccettabile la scelta dell'estremismo di attaccare Paesi come Cipro, la Turchia e altri Stati del Golfo, che non avevano mai condotto operazioni contro Teheran. Lo ripeto, sono azioni insensate che il Governo ha condannato senza esitazioni.

Di fronte a questi attacchi indiscriminati, alcuni nostri partner strategici del Golfo hanno formalmente chiesto il sostegno dell'Italia per rafforzare le proprie capacità di difesa aerea dagli attacchi provenienti dall'Iran. Si tratta di Nazioni dove sono presenti decine di migliaia di italiani, civili e militari che abbiamo il dovere di proteggere. Ecco perché il Governo ha ritenuto doveroso aderire a queste richieste. Siamo qui oggi per condividere con il Parlamento questa scelta, con le modalità che illustrerà nel dettaglio il ministro Crosetto subito dopo di me. Per questo rivolgo un nuovo accorato appello a tutte le forze politiche: il confronto è legittimo e doveroso, le differenze di vedute fanno parte della normale dialettica democratica, ma in passaggi così delicati è fondamentale essere uniti. Il presidente D'Alema mi ha ricordato che, dopo la decisione di inviare aerei italiani a bombardare i Balcani, Berlusconi sostenne l'azione del Governo. (Commenti). Io l'avevo criticato perché non era stato informato il Parlamento, ma lui giustamente ha ricordato che però Berlusconi scelse l'interesse nazionale e l'unità del Paese di fronte a una situazione di grave emergenza. (Applausi).

Signor Presidente, onorevoli senatori, gli sviluppi nel Golfo e nel Medio Oriente suscitano in noi una profonda preoccupazione. La stabilità della regione è un interesse strategico dell'Italia. Difendere i nostri partner regionali e la libertà di navigazione significa difendere i nostri cittadini e le nostre imprese. Il quadro evolve di ora in ora. I rischi sono evidenti e non possono essere sottovalutati. Il Governo continuerà ad impegnarsi in stretto raccordo con i partner europei e con gli attori della regione, con i quali siamo in costante contatto, per allentare le tensioni, prevenire un ulteriore allargamento del conflitto e favorire ogni iniziativa utile alla de-escalation. Restiamo convinti che la via diplomatica, per quanto complessa, sia l'unica in grado di produrre risultati duraturi, anche quando appare molto difficile, anche quando l'obiettivo sembra molto distante.

Lo ripeto: non siamo in guerra con nessuno. È questa l'essenza della nostra politica estera: parlare con tutti, senza rinunciare mai ai nostri valori. Questo è il senso dell'azione di Governo in Medio Oriente e su tutti gli scacchieri internazionali. Questo è l'impegno che rinnoviamo oggi, davanti al Paese. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il ministro della difesa, signor Crosetto.

CROSETTO, ministro della difesa. Signor Presidente del Senato, onorevoli senatori, la comunicazione del ministro Tajani ha già descritto con chiarezza il quadro securitario dell'area. Come ho fatto alla Camera dei deputati stamane, parto subito da un aggiornamento sulle ultime evoluzioni riguardanti i nostri contingenti. Per effetto dell'attuale quadro securitario, già nei giorni scorsi avevamo intrapreso misure per adeguare presenza e postura delle missioni e operazioni nella regione. Limitandomi agli aspetti più rilevanti, in Kuwait, presso la base di Ali Al Salem, mentre vi parlo è in atto un movimento di personale: 239 militari, che sposteremo in Arabia Saudita, per alleggerire il dispositivo, mantenendo una capacità operativa essenziale, con 82 militari sui 321 che c'erano prima. Un discorso analogo per il Qatar, sede del CAOC. Anche qui, in questo momento, sette dei dieci militari stanno raggiungendo l'Arabia Saudita, per poi essere trasportati in Italia. Le tre unità rimanenti assicureranno la continuità di collegamento e coordinazione con tutta la componente aerea regionale. Anche in Bahrein, sede del comando centrale della Marina statunitense, dove cinque dei nostri militari operavano a loro supporto, stiamo ritirando il personale, con le stesse modalità descritte per il Qatar, a causa dell'attuale momentanea inattività del comando.

In Libano, alla luce degli ultimi sviluppi della situazione, stiamo valutando attentamente e siamo pronti a far fronte ad ogni esigenza, sia rimodulando il personale, sia intervenendo con un dispositivo navale ove si rendesse necessaria un'evacuazione. Abbiamo prudenzialmente posto in prontezza, a meno di 24 ore, le unità navali da dedicare eventualmente all'attività. A Erbil, nel Nord dell'Iraq, nella regione autonoma del Kurdistan, avevamo già agito prima dell'inizio del conflitto operando una significativa riduzione e dispersione di personale. Sono rientrati in Italia 102 militari e ne sono stati trasferiti in Giordania 75. Anche sui velivoli avevamo già trasferito, prima dell'inizio degli scontri, il C-27J in Kuwait e i cinque elicotteri NH-90 in Giordania.

Questa mattina ho fornito alla Camera dei deputati anche alcuni dati per capire meglio la dimensione e la forma di questo conflitto. Mi riferisco al numero di attacchi portati dall'Iran verso i Paesi della penisola arabica e non solo. I numeri sono in costante aggiornamento, anche a distanza di poche ore, a testimonianza della rapida mutevolezza di un conflitto tanto pericoloso quanto dinamico. Gli ultimi dati disponibili riferiscono che circa l'85 per cento degli attacchi iraniani è stato perpetrato verso i Paesi del Golfo, non verso Israele. Israele è stato tuttavia colpito da più di 180 missili balistici, da più di 120 droni e da più di 120 missili e decine di droni dal Libano. Sono stati colpiti in totale 10 siti, con 11 morti e 120 feriti. L'attività, sebbene con rateo decrescente, è chiaramente ancora in corso. Il 67 per cento degli attacchi è stato portato da droni.

Un dato rilevante, se collegato al fatto che in questo momento le difese aeree impiegate per difendere i territori dei Paesi attaccati sarebbero maggiormente efficaci contro i missili piuttosto che contro i droni, a conferma dell'attualità ed efficacia di questa nuova minaccia, come ci aveva già insegnato e ci insegna ogni giorno il fronte tra la Russia e l'Ucraina.

Per dare qualche ulteriore numero sui Paesi dell'area, negli Emirati Arabi sono stati rilevati 204 missili lanciati, di cui 189 distrutti, tredici caduti in mare e due atterrati all'interno del territorio dello Stato; 1.072 droni lanciati, di cui 1.001 intercettati e 71 caduti all'interno del Paese.

Il Qatar ha rilevato 103 missili balistici, intercettandone 99 e quattro sono andati a bersaglio. Il Ministero della difesa ha inoltre dichiarato che ha rilevato ed intercettato cinque missili da crociera iraniani. Rilevati sempre in Qatar 49 droni, di cui trenta intercettati mentre diciannove sarebbero invece andati a segno. Il Bahrein ha intercettato 74 missili iraniani e 95 droni, ma non ha fornito il numero degli impatti. Si è osservato che i diversi droni hanno colpito postazioni militari statunitensi e infrastrutture civili. Il Kuwait ha rilevato ed intercettato 178 missili balistici iraniani e 384 droni.

Aggiungo che di questa nuova tattica iraniana preoccupa che ulteriori attacchi sono stati condotti, come avete visto, verso Cipro, verso la Turchia, verso l'Azerbaijan. Ormai si sta chiarendo la sintesi della tattica: è quella di scatenare il caos, indipendentemente che si tratti di un Paese della zona che abbia o non abbia appoggiato l'iniziativa. Nessuno di questi Paesi ha appoggiato l'iniziativa americana e israeliana, ma l'obiettivo è scatenare un caos che, in qualche modo, propaghi l'onda di questo conflitto all'esterno dei contendenti e abbia soprattutto una fortissima ricaduta economica.

Io penso che la tattica, una delle tattiche, dell'Iran sia quella di arrivare nelle case, sulle tavole, nelle tasche di ognuno dei cittadini occidentali (fa parte di un asset di guerra ibrida anche questo) oltre che di aumentare ancora di più l'insicurezza in quella zona.

Alla luce di quanto delineato, dobbiamo rivalutare complessivamente i nostri assetti nella regione, con alcuni obiettivi chiari: la protezione dei nostri contingenti, la protezione dei nostri connazionali, la tutela degli interessi nazionali e per rispondere alla richiesta di questi Paesi amici che sono in difficoltà.

Lo strumento che abbiamo individuato, non da soli, ma confrontandoci con tutte le istituzioni, è quello delineato ed autorizzato da questo Parlamento nell'attuale pacchetto delle missioni internazionali. Mi riferisco, in coerenza con la scheda 4/25 del citato provvedimento, alla possibilità di dispiegare un dispositivo multi dominio nazionale in Medio Oriente al fine di contribuire alla realizzazione di ambiente sicuro e alla stabilità regionale. Ho citato le parole del dispositivo.

Oggi, alla luce dei recenti avvenimenti, intendiamo adeguare il dispositivo esistente con assetti difensivi, sistemi di difesa aerea antidrone e antimissilistica di sorveglianza, nel perimetro di quanto già autorizzato e nei limiti geografici e funzionali della missione.

Occorre disporre nell'area di ulteriori presidi per i nostri contingenti, per i nostri confini nazionali e per contribuire a contrastare questa incipiente crisi finanziaria ed energetica, dando aiuto ai Paesi nostri amici della zona. C'è un elemento che non possiamo ignorare. La crisi in corso mette a rischio il Medio Oriente e sta già producendo effetti economici concreti, che richiamava prima il ministro Tajani, e rischia di incidere pesantemente sulle nostre economie.

Gli effetti sulle rotte commerciali e di approvvigionamento energetico dimostrano come questa crisi possa tradursi in un immediato aumento dei costi che impattano sulla nostra vita quotidiana. Per richiamare un dato banale, attraverso lo Stretto di Hormuz transitavano ogni giorno tra i 17 e i 20 milioni di barili di petrolio, circa il 20 per cento del petrolio mondiale e il 30 per cento del commercio globale di gas naturale liquefatto. È una delle arterie fondamentali del sistema energetico internazionale.

Non possiamo permetterci di osservare passivamente l'evoluzione di questi eventi. Dobbiamo intercettare la criticità a monte per evitare che si manifestino in forme più gravi e che tocchino ancora più pesantemente il nostro sistema economico. Non siamo l'unico Paese europeo ad affrontare questa situazione, siamo tutti insieme.

Altri Paesi si trovano nella medesima complessa condizione all'estero, con propri assetti e cittadini in Medio Oriente (300.000 britannici, 400.000 francesi); anche loro hanno ricevuto richieste di supporto dai Paesi del Golfo e tutti stanno valutando con attenzione l'evolversi della situazione e tutti insieme ci stiamo costantemente coordinando. Io sono rimasto in stretto raccordo con tutti i miei omologhi europei, in modo tale da cercare di fare una proposta che non fosse frammentata, sempre divisa Nazione per Nazione, ma in qualche modo si cercasse una qualche coordinazione. Ieri pomeriggio ho svolto una videoconferenza con i Ministri della difesa del Gruppo E5 Difesa (Italia, Francia, Germania, Polonia e Regno Unito) per condividere il quadro della situazione e mantenerci costantemente informati; abbiamo messo in piedi un meccanismo di aggiornamento continuo, per cui i nostri Capi di Stato maggiore e i nostri direttori per la politica di Difesa sono in stretto contatto quotidiano per scambiarci le informazioni, monitorare l'evoluzione della situazione e anche quello che stiamo facendo, come ci stiamo muovendo.

In tale contesto ho scritto formalmente - atteso che l'Alto rappresentante dell'Unione europea si occupa sia di affari esteri che di politica di sicurezza - a Kaja Kallas, proponendo di valutare una strategia generale dal punto di vista della difesa: di valutare, cioè, come ci muoveremo a livello europeo. Oggi alla Camera ci hanno detto che è l'Italia che deve chiedere più Europa; l'Italia, una volta che ha cercato di mettere insieme i Paesi europei, ha scritto all'Europa di darci una mano da questo punto di vista. Più di così non può fare: può seguire i movimenti che ci saranno successivamente.

Vi è poi un tema che un po' mi sorprende di dover affrontare, come non fosse già noto, consolidato, disciplinato da regole internazionali vigenti da più di settant'anni: quello delle basi militari americane in Italia, che a sentir qualcuno sembra siano di ieri. La presenza delle basi militari statunitensi sul territorio nazionale è il risultato di scelte compiute dal nostro Paese nell'ambito della propria appartenenza alla NATO dalla metà del secolo scorso. Le installazioni operano in forza di un quadro giuridico preciso: dall'accordo della NATO del 1951 che disciplina lo status delle forze alleate, dagli accordi bilaterali Italia-Stati Uniti datati con l'agreement del 1954 aggiornato nel 1973 e dal memorandum d'intesa del 1995. Questa è la cornice di regolamenti che disciplinano i limiti delle attività svolte. Sono strumenti che nessun Governo, nel corso di oltre settant'anni, ha ritenuto di mettere in discussione e che hanno garantito un equilibrio tra cooperazione alleata e tutela della sovranità nazionale.

In particolare, l'agreement stabilisce che sono autorizzate le attività relative alle operazioni della NATO e quelle addestrative di supporto e operative non cinetiche. Parliamo dunque di supporto logistico, addestramento, cooperazione tecnico-operativa e di velivoli non destinati al combattimento. Ad oggi non è pervenuta alcuna richiesta relativa a scenari diversi da questo perimetro, né vi è stata alcuna anticipazione in tal senso. Pertanto, al momento non c'è un tema di basi da concedere. Qualora dovessero emergere richieste diverse, scenari nuovi che eccedono queste attività, o non siano riconducibili agli obblighi già disciplinati dagli accordi vigenti, le valuteremo nelle sedi competenti: anche se è una decisione che spetta al Governo, come abbiamo detto oggi il ministro Tajani e io alla Camera, noi passeremo in Parlamento.

L'Italia non è in guerra e, come ogni altra Nazione al mondo, non è stata coinvolta in questa guerra, nella decisione di questa guerra: non ha voluto questa guerra, non l'ha cercata, non l'ha condivisa; la sta subendo come il resto del mondo; ne sta subendo le conseguenze. Stiamo cercando in ogni modo di far sì che questa guerra duri il meno possibile, abbia effetti meno devastanti possibili, non abbia effetti sui nostri cittadini, ma non abbia neanche effetto sulle nostre economie.

Ho detto oggi alla Camera che è impossibile per Paesi come l'Italia, la Germania, la Francia, per qualunque Nazione al mondo, porre fine a questa guerra, perché non l'abbiamo iniziata, perché non è nelle nostre mani, come sapete tutti, perché mi pare che gli attori che la stanno conducendo non abbiano chiesto ai nostri Paesi il permesso di farla e non si aspettino che i nostri Paesi possano dire loro che cosa fare o non fare. Quello che possiamo augurarci è continuare a combattere per i principi che ci hanno ispirato finora. Non è la prima volta che in quest'Aula ci sentite parlare della necessità di un multilateralismo più forte; non è la prima volta che ci sentite dire in quest'Aula che questo, purtroppo, sarebbe stato il secolo delle potenze militari e delle grandi potenze, non il secolo delle grandi democrazie.

Non è la prima volta che ci sentite parlare della nostra difficoltà nel far rispettare il diritto internazionale, le regole del diritto internazionale, che sono l'unico modo per tutelare una Nazione come la nostra o le nazioni più deboli di fronte allo strapotere e alla volontà distruttiva di altre nazioni. Non è la prima volta.

Affrontare questa crisi non sarà facile e voglio dirvi le cose che ho detto alla Camera, dal punto di vista della mia visione militare: il quadro di caos che si apre con questa crisi rischia di incrementare altri quadri di caos che sono già aperti. Il fronte ucraino può peggiorare con questa crisi, perché - checché se ne dica e checché ci siano racconti molto superficiali sulla Russia - Putin è in grande difficoltà in Russia, non perché qualcuno è contro la guerra, ma perché la parte più nazionalista lo critica perché non ha ancora concluso la guerra. Lo critica per la Siria, lo critica per il Venezuela, lo critica per l'Iran e lo critica perché da quattro anni è impantanato - secondo loro - in Ucraina. E da mesi e mesi lo invita ad alzare il livello delle armi che usa. Putin è sempre stato bloccato da questa possibilità e dal fatto di sedere ancora in un consesso internazionale e in qualche modo di essere al tavolo della pace. In un mondo in cui aumenta il caos e in cui ci sono fiamme da altre parti, potrebbe anche cambiare il rapporto della Russia nei confronti dell'Ucraina.

Così come ci preoccupa, quando guardiamo i Balcani, quello che stiamo vedendo succedere in Kosovo, dove il rischio che i cittadini serbi siano allontanati dal 15 marzo può aprire una crisi molto vicina. Io penso che il caos alimenti il caos e che quindi abbiamo davanti uno dei mesi più difficili che l'umanità (perché non riguarda solo l'Europa o la nostra parte) abbia avuto negli ultimi 70-80 anni. Per questo l'invito mio e del ministro Tajani non è alla non contrapposizione politica, che è normale e legittima, ma a trovare degli ambiti. Noi abbiamo fortemente voluto la missione a Cipro e abbiamo voluto inviare una nostra nave, che però non fosse considerata una nave italiana, perché anche a Cipro si stava concretizzando l'idea per cui la Francia, la Spagna, l'Italia e l'Olanda avrebbero inviato ciascuna la propria nave. Abbiamo invece voluto che tutti insieme manifestassimo l'idea di portare aiuto, come prevede l'articolo 42, comma 7, del Trattato sull'Unione europea, a un Paese europeo messo in difficoltà. L'abbiamo voluto e l'abbiamo portato in questo modo e in questi termini.

C'è un altro tema, per concludere, quello delle basi, visto che sento l'esempio spagnolo dilagare, come se la Spagna stesse dando un grandissimo esempio. L'utilizzo delle basi che noi stiamo concedendo è uguale a quello che concede la Spagna. L'utilizzo delle basi che il Governo Meloni concede agli americani è la stessa tipologia di utilizzo che concede il Governo Sánchez. Per ripristinare la verità, penso che sia importante dire questo.

Il rapporto che abbiamo impostato io e il ministro Tajani con voi è molto chiaro e trasparente: vi informiamo del quadro, delle nostre idee e anche delle difficoltà. Non ci aspettiamo una cooperazione da parte di tutti; ci aspettiamo però dei suggerimenti che possano esserci utili. (Applausi).

PRESIDENTE. La ringrazio, ministro Crosetto.

Avverto che le proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la conclusione del dibattito, che consente a chi si è iscritto a parlare, per Regolamento, dieci minuti di intervento. Io ho fatto una moral suasion, visto che abbiamo poi le dichiarazioni di voto: chi vuole può anche ridurre questo tempo a cinque minuti, liberamente.

Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Governo.

È iscritta a parlare la senatrice Gelmini. Ne ha facoltà.

GELMINI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Presidente, io credo che, in una fase storica così complessa e così difficile, di fronte ad uno scenario geopolitico che mai avremmo voluto vedere, sia necessario porre alcuni punti fermi. È chiaro che siamo nel mezzo di una campagna referendaria, di una campagna elettorale, e che si avvicinano le elezioni politiche.

Penso però che quando si tratta di politica estera, l'interesse del Paese e il senso delle istituzioni debbano prevalere rispetto alle legittime posizioni politiche e partitiche.

Ci sono quindi alcuni punti fermi che nell'affrontare questo dibattito dobbiamo tenere presenti. Il primo, incontestabile, è l'enorme pericolosità del regime iraniano, una pericolosità che si è concretizzata in un regime sanguinario e omicida nei confronti di migliaia di giovani, di migliaia di donne, di migliaia di iraniani, che al prezzo della vita hanno provato a contrastare quel regime. Al tempo stesso, però, è ormai provato che la pericolosità di quel regime si estende al Medio Oriente e, a causa della volontà pervicace di perseguire il nucleare e l'arma atomica, è evidente che tutto questo determina rischi a livello globale. Non da ultimo, la capacità balistica dell'Iran è in grado di raggiungere Cipro, ma è un pericolo per l'Europa e anche per l'Italia.

È noto che da sempre il regime iraniano fornisce armi, munizioni e denaro all'islamismo radicale, ad Hezbollah, aiuti alle milizie sciite irachene e certamente è il primo finanziatore di Hamas e responsabile del 7 ottobre. Sappiamo che da sempre - non da ultimo - il regime iraniano favorisce lo scontro tra i sunniti e gli sciiti con l'obiettivo di ottenere l'egemonia del mondo islamico ed è innegabile che i loro piani nucleari hanno come obiettivo la distruzione dello Stato d'Israele. (Applausi). Non possiamo da un lato piangere i morti in Ucraina e dall'altro dimenticare chi fornisce le armi ai russi per ammazzare e mettere sotto scacco l'eroico popolo ucraino.

Il secondo punto fermo riguarda l'attacco del 28 febbraio, largamente collegato alle questioni di cui ho parlato. Siamo tutti d'accordo nel dire che la guerra non è sicuramente lo strumento di risoluzione delle controversie internazionali. Su questo condivido totalmente le parole chiare del ministro Tajani e anche del ministro Crosetto, perché la guerra è un qualcosa che non è contemplato all'interno della nostra Costituzione. È lontano dal nostro modo di vedere e di guardare alle problematiche, anche le più complicate. Però oggi la guerra è un qualcosa che è davanti a noi, che non abbiamo voluto e non abbiamo concorso a determinare, ma proprio perché non siamo commentatori, ma siamo senatori della Repubblica, il nostro compito non è quello di commentare, come avviene all'interno di tanti dibattiti televisivi, ma è fare fino in fondo il nostro dovere, quindi operare nel migliore dei modi nell'interesse della Nazione e del popolo italiano.

Allora, credo che in maniera oggettiva non si possa che apprezzare quello che è stato detto dal Ministro degli esteri e dal Ministro della difesa rispetto all'impegno doveroso che il Governo italiano sta mettendo in campo per proteggere i nostri connazionali e i nostri militari impegnati nell'area del Golfo. Si tratta di fare il nostro dovere e mettere i nostri connazionali nelle condizioni di essere salvaguardati in un contesto rispetto al quale sicuramente c'è un'impreparazione di fondo.

Al tempo stesso, proviamo in questo modo a proteggere il nostro sistema economico e produttivo, perché sappiamo che questa guerra, questa condizione geopolitica determina conseguenze anche dal punto di vista economico. In parallelo, abbiamo il dovere di non isolarci. Io penso che sia importante, insieme agli alleati, sventare il progetto sempre più chiaro da parte da parte di Teheran di estendere il conflitto al Medio Oriente.

È evidente che, da un lato, siamo di fronte a una dittatura morente; dall'altro lato, nel caos complessivo, la reazione è quella di attaccare ed estendere il conflitto, determinando un'escalation.

Pensare che c'è chi, come la sinistra, ci invita all'isolamento, a prendere le distanze dalla storia di questo Paese, dalle alleanze storiche di questo Paese, quindi dagli Stati Uniti. Vorrei allora chiedere all'opposizione se davvero pensa che possa essere utile questo posizionamento all'Italia. Di fronte a un regime sanguinario, che ha provocato morte e distruzione, non possiamo mettere solo qualche like sui social o limitarci a osservare quello che sta accadendo. Noi non abbiamo preso parte a quel conflitto, ma non possiamo essere dalla parte sbagliata della storia, per un giudizio politico nei confronti di Trump. (Applausi).

Vorrei ricordare all'opposizione che Trump non è stato eletto dalla Meloni, da questo Governo o da questa maggioranza. (Applausi).

Gli Stati Uniti erano un alleato dell'Italia e dell'Europa, lo sono e io mi auguro che continuino ad esserlo.

Certamente ci sono delle violazioni del diritto internazionale. Le abbiamo viste a partire dall'ignobile attacco all'Ucraina, che è sotto i nostri occhi da quattro anni. Però c'è una differenza abissale: l'attacco di Putin all'Ucraina è l'attacco a un Paese libero e sovrano; l'attacco che hanno determinato gli USA e Israele è un attacco a un regime sanguinario, che nell'arco di pochi giorni ha causato la morte di 40.000 persone. (Applausi).

Penso che non si possano confondere queste due azioni. Di fronte alla scelta che il Governo ha fatto di non partecipare - lo voglio ribadire - a nessuna guerra, ma semplicemente di mettere in sicurezza i nostri connazionali e di concorrere dalla parte giusta della storia, in coerenza con le alleanze che questo Paese ha sempre avuto, non capisco come, di fronte a queste scelte, che sono oggettive, di buonsenso e, mi verrebbe da dire, le uniche possibili, ci sia chi sceglie la polemica interna e sceglie di attaccare il Governo. Voglio ribadirlo con forza: attaccare il Governo in questo contesto è senza senso. Nei momenti drammatici, il Paese deve rimanere unito. (Applausi).

Fomentare divisioni e lucrare elettoralmente in un momento così è profondamente sbagliato.

Per tutte queste ragioni, il nostro Gruppo, che è composto da Noi Moderati, dall'UDC, dai Civici per l'Italia e dal MAIE, afferma, con grande forza, convinzione e onore, il sostegno al Governo e il sostegno alle alleanze che hanno consentito a questo Paese di uscire da una dittatura nella Seconda guerra mondiale e che hanno determinato scelte storiche. Per tutte queste ragioni, non solo appoggiamo il Governo, ma appoggiamo con forza l'operato di Giorgia Meloni e le scelte che, nell'interesse dell'Italia, vengono fatte in questi momenti complicati. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto comprensivo «Dante Alighieri» di Leonforte, in provincia di Enna (paese che conosco), che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Governo (ore 16,53)

PRESIDENTE.È iscritto a parlare il senatore Renzi. Ne ha facoltà.

RENZI (IV-C-RE). Signor Presidente, signor Vice Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, siamo in presenza di un fatto di portata storica, un momento epocale. Per questo amareggia innanzitutto la mancanza della Presidente del Consiglio in Aula. Oggi la Presidente del Consiglio ha parlato di Iran dalle frequenze di RTL 102.5 (Applausi) e ha scelto di non venire a confrontarsi con i rappresentanti del popolo, chiedendo - o semplicemente subendo - un intervento al vice presidente Tajani che io trovo raccapricciante per mediocrità (Commenti) e sul quale mi riservo di intervenire tra breve. (Applausi. Commenti).

PRESIDENTE. Colleghi, vi prego. Senatore Renzi…

RENZI (IV-C-RE). Nel 1979 un aereo di Air France, charterizzato, porta a Teheran l'ayatollah Khomeini, tra ali di entusiasmo degli iraniani e anche tra ali di entusiasmo di una parte dell'intellighenzia europea che commette un errore straordinariamente tragico nel pensare che si possa contestare lo scià - com'era giusto fare per la corruzione che vi era - affidando a un regime teocratico il futuro della gloriosa Persia. Questo errore tragico è anche figlio della cultura europea. In quel momento parte una stagione di 47 anni di repressione delle ragazze, dei ragazzi, delle donne; parte una stagione devastante di polveriera in Medio Oriente; parte una stagione di destabilizzazione che inizia subito, dal 1980 al 1988, con la guerra tra Iraq e Iran e che prosegue nel corso degli anni. Questo è l'argomento di discussione, prima che l'elenco degli interventi delle nostre organizzazioni turistiche a Dubai.

Si sta parlando di questo: del fatto che l'Iran nel corso degli anni diventa la centrale del terrore, combatte una guerra dichiarata contro il grande nemico, gli Stati Uniti, e contro il nemico più piccolo, Israele, attraverso i proxy (Hezbollah, Houthi e Hamas), e sceglie di incendiare il mondo avendo un obiettivo non dichiarato, che è la parte riformista del mondo islamico. Si dice: guerra a Israele, distruggiamo lo Stato di Israele, ma nella logica estremista degli ayatollah l'obiettivo vero è far sì che l'Islam diventi tutto radicale e si arrivi alla jihad globale. Questo momento ha un passaggio delicatissimo, dodici anni fa, quando lo Stato islamico viene costituito non più dagli sciiti, ma dai sunniti sulle macerie della Siria e dell'Iraq, dopo la battaglia di Mosul, e porta all'esplosione della guerra in casa nostra: non soltanto c'è il Califfato islamico e le esecuzioni di massa, ma ci sono gli attentati: il Bataclan, Charlie Hebdo, Bruxelles, Nizza, la Germania, Londra, la Spagna.

Ecco di cosa stiamo parlando, ministro Tajani: stiamo parlando di un problema ben più grave di quello che lei ci ha raccontato; stiamo parlando di un fatto epocale di fronte al quale è evidente che noi stiamo con la nostra storia, ed è evidente che chi, come noi, ha frequentato il Medio Oriente ha posto da tanto tempo la questione dicendo che il problema è capire se esiste la possibilità per l'Islam riformista di evitare la jihad globale. È accaduto in alcuni Paesi - i Paesi nostri amici cui faceva riferimento il ministro Crosetto - che hanno scelto delle leadership riformiste e che hanno iniziato un percorso ovviamente ben lontano dai nostri criteri di democrazia, molto diverso dalle nostre democrazie, ma ampiamente diverso dal regime teocratico degli ayatollah. Ecco perché noi abbiamo tentato negli anni, con il presidente Prodi e con il nostro Governo, in due momenti diversi di avere una distensione con l'Iran sulla base delle iniziative di Clinton e Obama. Io sono stato a Teheran, insieme al nostro Governo, per cercare di agevolare lo sforzo riformista di Rouhani, ma abbiamo dovuto toccare con mano che questo tipo di riforme - lo dico al collega Terzi di Sant'Agata, che lo ricorda bene e con cui ne abbiamo parlato tante volte - non ha funzionato. Non è stato sufficiente e, di conseguenza, oggi chi si permette di dire che la notizia della scomparsa di Khamenei è una brutta notizia non ha capito niente del Medio Oriente. (Applausi). È una grande pagina di speranza per le donne e gli uomini dell'Iran e di tutto il Medio Oriente. Questi siamo noi e, di conseguenza, diciamo che combattere il fondamentalismo islamico è la priorità.

A fronte di questo, sarebbe interessante stare a discutere di tanti argomenti, ad esempio il diritto internazionale. Il diritto internazionale è in crisi non da oggi. Possiamo discutere degli Stati Uniti: a chi, come noi, ha contestato Trump su tutto non fa velo il fatto che sia stato Trump ad accettare questa iniziativa, perché comunque aver portato alla soppressione di Khamenei è un fatto positivo. C'è però il punto che, di fronte a questa qualità del dibattito che sarebbe necessaria fra di noi, il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli esteri intanto lancia un appello all'unità e attacca le opposizioni. Non ho mai visto in una discussione di politica estera un Governo, né quando c'era Berlusconi né quando c'era Prodi, a maggior ragione quando c'era la Democrazia Cristiana, che sui dibattiti di politica estera arrivava e attaccava le opposizioni per partito preso. (Applausi).

Il vice presidente Tajani lo ha fatto, attaccando una persona, il presidente Conte, in Commissione (Commenti. Richiami del Presidente). Perché il vice presidente Tajani ha attaccato il presidente Conte? Per il cappellino in mano. Poi il Vice Presidente… (Commenti).

PRESIDENTE.Colleghi, vi prego.

RENZI (IV-C-RE). Poi il vice presidente ha citato il presidente D'Alema, il quale gli ha risposto. Non avrei mai immaginato di arrivare in un momento della mia esperienza politica, in un dibattito parlamentare, a citare Massimo d'Alema, ma lei è riuscito anche a farmi fare questo! D'Alema a Tajani: «Berlusconi sul Kosovo votò a favore. Non vorrei infierire sul ministro Tajani» diciamo - così capite a chi mi riferisco - «già impegnato a infierire su se stesso con dichiarazioni e apparizioni televisive, che spero non danneggino la credibilità della Farnesina». (Applausi). E poi attacca me, dicendo che ho fatto delle conferenze a pagamento, cosa che è nota e che non è più possibile, perché la legge di questo Paese le ha impedite e io ho smesso di farle. (Commenti). No, non povero! Il punto è che è un'esperienza che Tajani non può conoscere, perché, vedendo quello che dice, è altamente improbabile che qualcuno lo paghi per parlare. (Applausi). Al massimo, lo pagheranno per tacere. Al massimo! (Applausi). Perché quando uno, a fronte dei problemi tra sunniti e sciiti, viene in Aula a dire che quando ci sono i droni bisogna tenere chiuse le finestre e quando si prenota il pullman, bisogna non disdettare (Applausi), siamo oltre il livello della politica, siamo all'avanspettacolo! Ci manca che ci dia la ricetta delle tagliatelle e ci chiederemo se alla Farnesina c'è nonna Pina o c'è la gloriosa tradizione della diplomazia italiana (Applausi).

Signor Vice Presidente del Consiglio, lei è il capo della Farnesina! Lei ha il compito di venire in Aula e parlarci di politica estera, non di venire a farci una analisi stanca e costantemente contabile di quello che è successo. Allora su questo, su quello che è successo, lo dico al mio amico Ministro della difesa, non è pensabile che si faccia finta di niente rispetto al fatto che dentro il Governo c'è una contraddizione evidente, c'è una guerra strisciante, c'è qualcuno all'interno dei servizi di intelligence che ha messo di mira il Ministro della difesa. Perché non è pensabile che si faccia finta di niente, che si faccia finta di non leggere i giornali. Sono due anni che su alcune testate ci sono le veline di un conflitto tra il ministro Crosetto e il sottosegretario Mantovano (Applausi). Va tutto bene, sono problemi vostri, ma quando c'è l'interesse nazionale in ballo, quando siamo di fronte a una guerra, quando siamo di fronte a un passaggio epocale, non posso pensare che ci sia una tensione tra i servizi di intelligence della Repubblica italiana e il Ministero della difesa. (Applausi). Perché di questo stiamo parlando!

Concludendo, signor Presidente, vorrei che su questi temi ci fosse un dibattito vero su quello che ci aspetta, perché quando si arriva a dire - lo dico io - che si può colpire Cipro, è evidente che le basi vanno date, è evidente che gli aiuti vanno dati. Quando con un missile di Hezbollah si arriva a colpire l'Unione europea, soltanto chi non ha a cuore il futuro dell'Europa può pensare di girarsi dall'altra parte. È evidente che dobbiamo reagire a quello che sta accadendo, ma dobbiamo farlo con qualità e lo dico, signor Presidente del Senato - e ho concluso - perché nella qualità del dibattito ci sta anche il rispetto per le opposizioni. Oggi, attaccando il deputato Giachetti, il ministro Tajani, ha detto anche una cosa di cui forse non si è reso conto fino in fondo. Ha detto, parlando del referendum, che non c'entra niente, ma comunque è stato detto: «sono una persona perbene», non ho mai avuto problemi, «non sono mai stato inquisito». Decenni di garantismo vengono buttati via dal facente funzione leader di Forza Italia. Non si è mai visto che uno dica: sono una persona perbene, perché non ho mai preso un avviso di garanzia (Applausi), perché con la Costituzione vigente l'avviso di garanzia non è una condanna di colpevolezza (Applausi. Commenti). Non avrei mai immaginato di doverlo spiegare in Senato, al capo - o presunto tale - di Forza Italia. (Applausi. Commenti. Vivaci proteste).

PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di accomodarvi! (Vivaci commenti). Io non posso vederli… Va bene, va bene, guarderemo poi la televisione.

Accomodatevi!

Cosa volete che faccia? Senatore Borghi, si accomodi. Se state zitti, io parlo. Senatore Borghi, la vedo agitato. Sta continuando a urlare ed allora la richiamo all'ordine. (Proteste).

Colleghi, non mi risulta, dal mio punto di osservazione, alcun gesto particolare. Siccome esistono le riprese televisive, quando terminerà il dibattito, le verificherò. Per adesso, mi sembra che non ci sia nessun motivo per proseguire le proteste. Ci sono le parole e ci sono i gesti. Non ci si scompone per le parole, spero neanche per minimi gesti.

È iscritto a parlare il senatore Gasparri. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, voglio in primo luogo ringraziare i rappresentanti del Governo per le cose che ci hanno comunicato e le indicazioni che ci hanno dato.

PRESIDENTE.Senatore Licheri, la invito ad accomodarsi. Conosco il senatore Gasparri. Se non si siede, non prosegue.

GASPARRI (FI-BP-PPE). Signor Presidente, io non ho fretta. Altri colleghi, forse ce l'hanno. Io abito a Roma.

Signor Presidente, stavo ringraziando il Governo perché lunedì, a poche ore dai fatti, c'è stata l'audizione nelle Commissioni congiunte esteri e difesa di Camera e Senato. Oggi, giovedì, c'è stato un intervento, prima alla Camera ed ora al Senato. Seguiranno nei prossimi giorni certamente altri momenti.

Li ringrazio per le notizie che ci hanno dato nella difficoltà del momento, nella tragedia del momento e non sottovaluto neanche lo sforzo di dare assistenza a tutti gli italiani sparsi nel mondo. Non credo di essere stato il solo ad essere subissato di messaggi di genitori e parenti, ai quali mi veniva voglia di dire: meglio fare le vacanze in Italia che farle da altre parti. Tuttavia, un Governo deve soccorrere gli italiani anche se sono bloccati alle Maldive, che non è la massima disgrazia che possa accadere.

Il Governo, però, sta soccorrendo tutti. C'è chi è lì per vacanza, chi per lavoro, ci sono imprenditori. Il mondo, giustamente, è aperto a tutti e il Governo sta facendo quello che deve fare. Ci sono persone malate. Sono arrivate anche a me richieste di farmaci per persone con una malattia. È ovvio che un Governo si adoperi per gli italiani nel mondo, quale che sia la ragione del loro essere all'estero: il transito alle Maldive o fare il metalmeccanico in un Paese arabo, perché c'è anche questo.

Per quanto riguarda le vicende internazionali, voglio dire con chiarezza che noi non piangiamo la scomparsa di Khamenei. Lo dico con assoluta chiarezza. Non so quanto possa l'Italia possa influire, ma quello che ci auguriamo è che non ci sia il Khamenei bis. Leggo, infatti, del figlio di Khamenei. Ora, io non so come funzioni la successione teocratica, ma mi auguro che l'Iran ritrovi la democrazia e la libertà.

È un Paese di grandi tradizioni ed è bene che esca da questa fase di oscurantismo teocratico, che opprime quella parte del mondo e che, dall'Iran, ha armato Hamas, che a molti piace tanto; che ha armato gli Houthi, che hanno creato scompiglio anche nei traffici mercantili delle navi. Abbiamo dovuto avviare l'operazione Aspides per difendere la possibilità, per le navi che portano merci, quindi benessere, di transitare nel Canale di Suez.

E poi c'è Hezbollah, con cui qualcuno passeggiava nelle strade di Beirut. Ognuno passeggia con chi vuole, ma io sono abbastanza grande da ricordare chi era il capo di Governo, poi Ministro degli esteri, che passeggiava con gli Hezbollah in Libano.

Quindi, io mi auguro che ci sia un cambio di regime in Iran e che ci sia un Medio Oriente liberato da quel cancro che è l'Iran degli ayatollah, che, come ricordavo, arma gruppi fondamentalisti in varie parti.

Signor Presidente, vice presidente Tajani, ministro Crosetto, ieri abbiamo avuto qui una impegnativa, importante, a volte anche sofferta discussione sull'antisemitismo, tema su cui abbiamo approvato un disegno di legge, che ora andrà alla Camera. Ebbene, io credo che oggi il primo fenomeno di minaccia planetaria nei confronti degli ebrei, in Israele e nel mondo, sia proprio l'Iran.

L'intervento americano e israeliano è arrivato dopo anni di annunci e di impegni per realizzare una bomba atomica tesa a distruggere Israele. Non è una rivelazione, non servono servizi segreti più o meno efficienti, lo hanno detto: il fanatismo islamico fondamentalista, di cui l'Iran è la punta di diamante, ha annunciato tutto questo. Un popolo che nel secolo scorso ha subito l'Olocausto ha deciso di non rassegnarsi a un nuovo Olocausto in questo millennio: vogliamo contestare questo diritto di Israele a non essere massacrato da una bomba nucleare iraniana sì o no? (Applausi).

Poi si dice: operiamo con il diritto internazionale. Chi non vorrebbe operare con il diritto internazionale? Le guerre noi non le vogliamo, la nostra Costituzione è molto impegnata nel dire che la guerra non ci deve essere. Chi pratica il diritto internazionale? Gli organismi internazionali. All'ONU - cito il quotidiano «Il Foglio» del 20 febbraio 2026 - l'Iran ha visto eletto ancora una volta un suo esponente per tutelare la Carta dei valori dell'ONU. Questo signore si chiama Yahya Aref ed è il vice presidente del Comitato speciale per la Carta dell'ONU, incaricato - pensate un po', un iraniano - di sostenere i principi di pace, i diritti umanitari e il diritto internazionale; deve anche garantire i diritti di genere, quindi pensiamo alle discriminazioni sessuali. Io vorrei che l'ONU funzionasse, che impedisse le guerre, che attuasse i principi della Carta dell'ONU. Noi siamo membri dell'ONU convinti. Dopodiché, quando mesi fa, ministro Tajani, si è discusso del diritto internazionale, ahimè, non funziona sempre: a volte funziona e a volte no. Quando si elegge un iraniano vice presidente di questo Comitato dell'Onu che deve garantire i diritti, io non mi sento garantito nei diritti mondiali da un signore iraniano vice presidente di un comitato dell'ONU. Lo posso dire o sono un ribaldo? Dice: tu parli dell'ONU, sventurato? Io non conto niente, però l'ONU, che dovrebbe contare, si affida a questa gente. Voglio dire che alla fine ci sono delle vicende drammatiche.

Trump può piacere o meno; io ho sempre detto, anche nella polemica sui dazi, che sarebbe stato meglio un presidente come Reagan. Anche Reagan a un certo punto tentò di far fuori Gheddafi nel golfo della Sirte, se non ricordo male (poi Gheddafi stava nella sua tenda ed è sfuggito fino al 2011). Tuttavia, non è che le bombe americane sono buone se le tira Clinton in Serbia, nella ex Jugoslavia, con d'Alema presidente del Consiglio, e sono cattive in altri casi, perché le bombe democratiche americane di Clinton erano bombe che venivano lanciate sulla ex Jugoslavia, o ricordo male? (Applausi). Non voglio tornare a Johnson, al Vietnam, eccetera, altrimenti passeremmo a discorsi un po' complicati, o alla dottrina del presidente americano Monroe, che risale addirittura all'Ottocento, perché la vicenda del Venezuela rientra un po' nella dottrina Monroe, ma poi ad alcuni la spiegheremo a parte, ministro Tajani. Lei conosce queste cose, non credo che tutti gli interlocutori che la criticano sappiano di cosa parliamo.

L'azione sarà stata brutale, ma quando ci sono stati 40.000 morti in Iran e chissà quanti in questi decenni, dov'era il diritto internazionale, cosa ha detto l'ONU agli iraniani che fa vice presidenti di un comitato? Allora, o diritto internazionale sempre o a volte realpolitik. Cari amici, questa è la realtà, quindi non faccio l'elenco dei bombardamenti.

Prima ha detto bene; è inutile che ci sia il maestrino della penna rossa, io c'ero in quel Parlamento: D'Alema ha partecipato e dei bombardamenti senza passare dal Parlamento italiano. Non voglio dire chi era Vice Presidente del Consiglio di quel Governo, ma andatevelo a vedere, cercatevelo su Internet. (Commenti. Proteste). Quindi c'è un Governo italiano che ha bombardato la ex Jugoslavia senza prima passare dal Parlamento. Questa è la realtà della storia: studiate, studiate la storia contemporanea! Studiatela, io c'ero. (Commenti. Proteste).

PRESIDENTE. Non vedo il motivo di interruzione. (Commenti. Proteste). Ciascuno è libero di esprimere le proprie idee e ne porta la responsabilità, politica naturalmente. Prego, senatore Gasparri.

GASPARRI (FI-BP-PPE). Presidente La Russa, ricordo la storia: il Governo D'Alema - lei c'era - non passò dal Parlamento per chiedere l'autorizzazione a quell'intervento; era andato da Clinton in America e quando Clinton chiese cosa avremmo fatto… (Commenti). Ascoltate, vi può essere utile.

PRESIDENTE. Senatore Gasparri, parli rivolgendosi a me. Prosegua.

GASPARRI (FI-BP-PPE). Io penso che ascoltare può essere utile.

D'Alema - vi manderò dopo un articolo del «Manifesto», pensate del «Manifesto»! - andò in America da Clinton, che gli disse: "bombardiamo noi, facciamo noi". "No, noi vogliamo partecipare", disse D'Alema; e partecipò. E Berlusconi, per uno spirito di unità nazionale (come Tajani ha ricordato prima), aderì, come in altre occasioni. Il centrodestra all'opposizione diede i voti per le missioni internazionali che la sinistra al Governo non aveva, perché voi sulla politica estera siete stati sempre divisi, ieri, oggi e domani. Perciò non potete governare questo Paese, perché non siete affidabili. (Applausi).

Ieri, signor Presidente, perfino nella votazione del disegno di legge sul contrasto all'antisemitismo abbiamo visto accendersi luci di colore bianco, rosso e verde a sinistra; non hanno avuto il coraggio di votare tutti insieme un provvedimento contro l'antisemitismo. È un fatto, e io lo sto citando, signor Presidente. Ognuno vota come vuole, ma è un fatto.

Mi avvio alla conclusione.

PRESIDENTE. Ha 42 secondi.

GASPARRI (FI-BP-PPE). Benissimo, allora tralascio tutto il resto (poi ci sarà la dichiarazione di voto) e dedico i 42 secondi a dire a qualcuno che fa polemiche che io non risponderò alle polemiche. Sa, signor Presidente, quando si passa dal 40 per cento al 2 per cento, da Palazzo Chigi all'autogrill, quando si passa dalla politica all'avanspettacolo, si fa la fine di qualcuno che ha parlato prima di me. (Applausi).

PRESIDENTE. Libero di esprimersi, ma mi pare che qualche polemica l'abbia fatta.

È iscritto a parlare il senatore Licheri Ettore Antonio. Ne ha facoltà.

LICHERI Ettore Antonio (M5S). Signor Presidente, signori Ministri, signore senatrici, signori senatori, al termine di questa lunga giornata parlamentare, noi del MoVimento 5 Stelle proveremo a tirare le fila di quanto è stato detto, di quanto abbiamo ascoltato dal Governo in Aula, fuori e dentro il Parlamento. Prendiamo innanzitutto atto del fatto che il Governo, per bocca del ministro Crosetto, si dice preoccupato per questa crisi del diritto internazionale, anche se poi manda in televisione il Ministro degli esteri a dire che il diritto internazionale vale fino a un certo punto. (Applausi).

Prendiamo anche atto del fatto che il Governo si dice preoccupato dalle dimensioni planetarie che sta assumendo questo conflitto innescato dagli Stati Uniti e dall'azione americana, anche se per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni il miglior candidato al premio Nobel resta Donald J. Trump. (Applausi).

Prendiamo poi atto del fatto che il Ministro degli esteri - come abbiamo sentito dalla sua bocca - si dice convinto che la soluzione nel quadrante mediorientale è due popoli, due Stati. Solo che ce lo dice di rientro da Washington, con un cappellino da baseball in mano, dopo essersi seduto a un tavolo dove ci si è dimenticati di invitare l'Autorità nazionale palestinese. (Applausi).

Infine, abbiamo sentito il Governo dirsi preoccupato per la crisi degli organismi internazionali. Parliamo di quello stesso Governo che rilasciava un salvacondotto ad un assassino, trafficante di esseri umani, stupratore di bambine, ricercato dalla Corte penale internazionale di giustizia dell'Aja, riportandolo a casa con un volo di Stato. (Applausi).

Signori Ministri, voi avete deciso di erigere questo muro di ipocrisia tra voi e i cittadini italiani, ma per fortuna fuori da qui la comunità internazionale si interroga, ha un libero pensiero e ci sono i leader europei che si stanno facendo delle domande. Abbiamo Pedro Sánchez che dice "no" alla guerra, ma abbiamo anche i dubbi di Macron, abbiamo i dubbi di Starmer (pensate, un rapporto atlantico fortissimo tra Gran Bretagna e Stati Uniti).

Abbiamo anche le perplessità del pur timido cancelliere tedesco Merz, che qualche obiezione la sta sollevando su un conflitto militare che non ha base giuridica, che non ha base documentale su cui giustificare un'azione preventiva (Applausi) e che non ha mandato delle Nazioni Unite. Certo, le Nazioni Unite che sono mai? Avete sentito il senatore Gasparri? "Io di queste Nazioni Unite non me ne faccio niente", però poi dite che siete preoccupati.

Al di là di questo muro di ipocrisia, il punto è un altro. Il punto, signori, riguarda noi: noi che dovevamo essere il Governo pontiere, quello che avrebbe dovuto realizzare un ponte tra Donald Trump e l'Europa. L'unico ponte che abbiamo realizzato è un ponte militare per riportare a casa sano e salvo il Ministro della difesa sotto bombardamento, perché era in un'area di guerra e nessuno glielo aveva detto. (Applausi). Questo dice la critica. Pago tutto io, ci ha detto in Commissione esteri; non vi preoccupate, pago tutto io. Noi, Ministro, la lasciamo pagare, ma chi pagherà gli effetti di questa guerra dell'amico Trump e dell'amico Netanyahu? Quattro giorni fa l'Istat ha tracciato un quadro agghiacciante dell'economia italiana: la crescita nel 2025 è ulteriormente diminuita, l'economia italiana si è fermata, è in stagnazione. Pensi che il debito pubblico negli ultimi due anni è aumentato di 3 punti. Abbiamo il boom della pressione fiscale che oggi è al 43,1 per cento: una pressione fiscale così non si vedeva dai tempi del Governo tecnico di Mario Monti. (Applausi).

Noi ci prepariamo all'impatto di questa guerra in queste condizioni, i prezzi del gas, della benzina e del gasolio sono già alle stelle, ma Giorgia Meloni ieri in televisione ci ha detto che è pronto un piano contro le speculazioni. Abbiamo sentito oggi che lo Stretto di Hormuz è bloccato e non ci può essere approvvigionamento; abbiamo sentito che il Qatar non può erogare più gas, ma preparatevi perché vedrete che la colpa dell'aumento dei prezzi sarà dei benzinai e dei commercianti. (Applausi). Vi stiamo avvisando, siete avvisati, perché non potendo dare la colpa ai magistrati, non potendo dare la colpa ai comunisti, l'unica possibilità è dare la colpa per il prossimo picco inflazionistico ai benzinai e ai commercianti,

Preparatevi, perché per voi ci sarà pronto un piano di pene e di sanzioni altissime, ma non vi preoccupate, perché se ci sarà da pagare il ministro Crosetto ha detto che pagherà lui. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti del Liceo scientifico-linguistico «Agostino Maria De Carlo» di Giugliano in Campania, in provincia di Napoli, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Governo (ore 17,23)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Dreosto. Ne ha facoltà.

DREOSTO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente, innanzitutto mi permetta di esprimere al Ministro, a nome della Lega… (Brusìo).

PRESIDENTE. Aspetti un attimo. Senatore Licheri, gli applausi li ha già avuti. Accomodatevi. (Commenti). Si accomodi, prego. Non ritengo necessarie certe inutili polemiche, non so neanche cosa sta dicendo.

Senatore Dreosto, riprenda la parola.

DREOSTO (LSP-PSd'Az). Signor Presidente la ringrazio. Mi permetta prima di tutto di esprimere, a nome del Gruppo Lega, la nostra solidarietà al ministro Crosetto.

Ritengo che, tanto più ora, in un momento così importante, non si debbano fare speculazioni, tantomeno personali, come quelle che abbiamo sentito oggi in quest'Aula.

Signori Ministri, devo davvero esprimere da parte del Gruppo Lega una totale condanna, senza nessuna ambiguità (lo hanno detto anche i colleghi, ma ci teniamo a sottolinearlo), del regime degli ayatollah. Parliamo di un regime che per anni ha represso il proprio popolo, perseguitando l'opposizione politica, impiccando omosessuali, reprimendo con la violenza gli oppositori e le donne che legittimamente protestavano. Per questo fa davvero impressione quest'oggi vedere, anche in quest'Aula, certa sinistra invocare il diritto internazionale quando conviene e restare, invece, silenziosa quando, per anni, quel regime calpestava i diritti fondamentali della popolazione. Fa poi impressione vedere una sinistra spiegare cosa sia la libertà, prima ai venezuelani, ora agli iraniani.

Noi, senza esitazione, stiamo dalla parte dei Paesi liberi, dei Paesi occidentali, dalla parte delle democrazie, dalla parte dei valori e delle libertà, dalla parte dei cittadini.

Allo stesso tempo dobbiamo mantenere, come è stato detto, uno sguardo lucido e responsabile. In uno scenario internazionale così fragile, le priorità per l'Italia restano sempre la sicurezza energetica e la sicurezza del nostro sistema produttivo. Garantire, quindi, la continuità delle forniture e la stabilità dei prezzi dell'energia, difendere la produzione del lavoro e la competitività delle nostre imprese è per noi un aspetto fondamentale. Per questo, serve evidentemente un'azione diplomatica autorevole, capace di contribuire alla riduzione delle tensioni nella regione e di definire con chiarezza il nostro interesse nazionale.

All'interno di questa attenzione alla sicurezza economica ed energetica, c'è poi un elemento strategico che riguarda direttamente il nostro sistema industriale: lo Stretto di Hormuz. Da quel passaggio, infatti, transita - lo ha detto anche il Ministro - una quota fondamentale dei traffici commerciali energetici globali, ma passano anche materie prime, prodotti petrolchimici e fertilizzanti, prodotti chimici, tutte sostanze e materie prime fondamentali per la nostra filiera industriale, non solo italiana, ma anche europea. Garantire, allora, la sicurezza di quel corridoio significa proteggere le catene di approvvigionamento, da cui dipendono molte delle nostre imprese. E noi, signori Ministri, alle imprese, come partito, ci teniamo.

In questo quadro, è evidentemente importante ricordare che diversi Paesi del Golfo (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Qatar) sono oggi partner strategici dell'Italia, sia dal punto di vista energetico, sia dal punto di vista economico, ma anche della stabilità regionale. Se da parte loro dovesse emergere una richiesta di supporto, come peraltro avvenuto, riteniamo che debbano essere valutate aperture, con senso di responsabilità, perché difendere la stabilità e la sicurezza di questi Paesi significa anche difendere i nostri interessi strategici.

Il tutto, evidentemente, sempre nel quadro delle nostre alleanze tradizionali, in stretto coordinamento con i partner europei e atlantici.

Mi permetto, inoltre, di ricordare che, come Lega, abbiamo ritenuto necessario inserire un passaggio fondamentale: un riferimento alla sicurezza interna del nostro Paese. Quando si apre una crisi internazionale di questa portata, non possiamo guardare solo alla dimensione geopolitica o energetica; è necessario, è indispensabile rafforzare anche la protezione dei presìdi sensibili e la sicurezza dei cittadini italiani. Abbiamo visto che, in diversi Paesi europei, le autorità di sicurezza hanno innalzato il livello di attenzione, proprio per il rischio di azioni terroristiche. Abbiamo sentito in Germania del rischio di attivazione di alcune cellule dormienti, legate a gruppi estremisti, sostenuti ovviamente dall'Iran, come Hezbollah o Hamas. Diversi esperti di Governi europei hanno segnalato la possibilità che reti già presenti sui territori possano attivare, in caso di escalation, queste iniziative.

Per questo riteniamo assolutamente fondamentale rafforzare, come ci ha detto il ministro Crosetto, la vigilanza sui luoghi sensibili, sulle infrastrutture strategiche e sugli obiettivi potenzialmente più esposti, mantenendo anche altissima l'attenzione sulle nostre strutture di sicurezza.

Al tempo stesso, però, la priorità deve anche essere quella di evitare l'escalation. Sappiamo che un Medio Oriente più stabile è assolutamente nell'interesse di tutti. Un Iran che sia dotato - lo abbiamo già detto - di armi nucleari o di missili a lunga gittata non contribuirebbe certamente alla stabilità della regione; al contrario, rappresenterebbe un fattore di ulteriore rischio. Per questo è auspicabile che in futuro possa emergere - davvero lo auspichiamo tutti - in Iran una nuova leadership, diversa e capace di riaprire un dialogo più costruttivo con la comunità internazionale.

Una maggiore stabilità di quella regione potrebbe anche rilanciare altre opportunità e altri processi geopolitici importanti, che già negli ultimi anni, ma anche negli ultimi mesi, hanno prodotto risultati significativi. Posso innanzitutto parlare degli Accordi di Abramo, che rappresentavano uno dei più importanti tentativi di costruire una nuova architettura di cooperazione in Medio Oriente. Penso anche, ministro Tajani, a qualcosa di estremamente più attuale e assolutamente più recente al quale lei è direttamente interessato e fattivamente coinvolto, ossia il Corridoio economico India-Medio Oriente-Europa (IMEC), che può davvero diventare più di una semplice infrastruttura commerciale. Quel corridoio può infatti diventare un vero corridoio di pace capace di collegare l'Indo-Pacifico all'Europa attraverso un Medio Oriente più stabile, favorendo poi cooperazione economica, scambi e interdipendenze positive.

È chiaro che, in un mondo segnato da crescenti conflitti e crescenti tensioni geopolitiche, costruire dei ponti evidentemente economici e infrastrutturali tra le regioni del mondo è uno degli strumenti più efficaci per rafforzare la stabilità. Per questo l'Italia, secondo noi, deve continuare a lavorare con i suoi partner per favorire il dialogo, la stabilità regionale e la sicurezza energetica, con un obiettivo molto chiaro: supportare la diplomazia (questo non finiremo mai di dirlo), difendere l'interesse nazionale, sostenere le nostre imprese e garantire sicurezza e prosperità ai cittadini italiani. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Meloni. Ne ha facoltà.

MELONI (PD-IDP). Signor Presidente, colleghe e colleghi, signor Vice Presidente del Consiglio, signor Ministro, in questi giorni e in queste ore la drammatica crisi internazionale aperta dall'attacco che Israele e Stati Uniti hanno compiuto a partire dalla mattina del 28 febbraio ci pone molte domande. La prima è un po' di metodo: cosa fa normalmente un Governo quando apprende - seppure, nel vostro caso, ad attacco avvenuto - un fatto così sconvolgente e si rende conto che da esso possono scaturire conseguenze ancora più gravi come uno scenario di guerra che lambisce, quando non la tocca direttamente, l'Europa nel quadrante più conflittuale del pianeta? Normalmente dovrebbe fare tre cose: parlare al Paese, riunire il Parlamento e parlare al Parlamento, e prima ancora promuovere un incontro tra tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione per condividere le informazioni e verificare la possibilità di adottare una strategia comune nell'interesse esclusivo della Nazione e nel rispetto della Carta costituzionale. Ricordo, ad esempio, che così accadde già il giorno successivo all'attacco russo all'Ucraina del 24 febbraio 2022. Cosa ha fatto invece il Governo di Giorgia Meloni dal 28 febbraio? Niente di tutto questo: la Presidente del Consiglio ha - per modo di dire - parlato agli italiani con qualche battuta in una intervista televisiva di qualche secondo. Il ministro Tajani si è soffermato sulle tecniche per ripararsi dai droni, affidando la nostra posizione politica su questa crisi all'Unione europea, per aggiungere prontamente che, purtroppo, l'Europa una linea non ce l'ha. Nel frattempo, i nostri Ministeri degli esteri e della difesa hanno svolto e svolgono una doverosa e meritoria attività per dare assistenza ai connazionali che si trovano nelle zone interessate dal conflitto e per dislocare nelle condizioni di massima sicurezza il nostro personale militare.

Arriviamo ad oggi, sei lunghissimi giorni dopo. Le domande che ci facciamo sono piuttosto semplici: cosa ha di meglio da fare la Presidente del Consiglio per non poter venire qui in Parlamento? (Applausi). Che cosa aveva di meglio da fare nei giorni scorsi da non poter parlare né al Paese né alle forze dell'opposizione parlamentare?

Oggi ci viene detto che dovrebbe trovare il tempo di venire in Parlamento - bontà sua - mercoledì prossimo, l'11 marzo, a dodici giorni dall'avvio del conflitto. E comunque quando vuole lei, quando trova il tempo nella sua agenda. Come italiani ci auguriamo che per quella data la Presidente del Consiglio abbia una linea politica da illustrarci e trovi la forza di parlare con chiarezza e sincerità a tutti noi, a tutte le italiane e a tutti gli italiani, perché ad oggi questa linea non c'è. Possiamo affidarci, per valutare l'operato del Governo e la proposta di risoluzione che oggi ci presentate, solo a dati di evidenza che rifiutate di affermare ma che sono lampanti, oltre alle poche parole carpite dalle battute di Giorgia Meloni, che è intervenuta oggi non qui, ma questa mattina all'alba, alla radio: ha detto qualcosina sulla guerra, qualcosina sul referendum e poi sulla situazione economica.

Poi possiamo discutere delle interessanti informazioni tecniche che i ministri Crosetto e Tajani ci hanno sottoposto oggi. Però, per i punti politici essenziali, dobbiamo far riferimento a quanto detto e fatto nei mesi scorsi, nelle settimane scorse e oggi dalla Presidente del Consiglio. Allora emergono alcuni elementi molto netti e molto chiari. Il primo: oggi Giorgia Meloni ha detto che il diritto internazionale è in crisi. Si è detta anche preoccupata: bontà sua, di nuovo. Anche prima il ministro Tajani ha riconosciuto che c'è una crisi del diritto internazionale, che vale fino a un certo punto, per lui. Quindi potremmo desumere che sì, c'è stata una violazione del diritto internazionale anche in questa circostanza. Va bene: fate con calma, pensateci bene prima di rispondere a questa semplice domanda. (Applausi).

Qui però il punto è se noi, l'Italia, siamo complici o contrastiamo questa violazione del diritto internazionale; se l'Italia decide o meno di allinearsi alla guerra di Netanyahu e Trump oppure se difende le ragioni del diritto e della pace. Da questa decisione - che è vostra - dipendono conseguenze precise. Dovete dirci già oggi se accetteremo di diventare parte di un conflitto accanto a Stati Uniti e Israele e dunque dovete dirci già oggi come intendiamo rispondere alle eventuali richieste di utilizzo delle basi statunitensi sul suolo italiano, rispetto alle quali ci dite oggi solamente che agiremo in base ai trattati, poi vedremo. E invece no: dovete dirci oggi se siete un attore, un promotore, un osservatore della crisi del diritto internazionale oppure se ritenete che la nostra Costituzione e il vostro dovere vi debbano portare a essere un fattore della sua inevitabile e necessaria riaffermazione. Dipende da voi, ma tutti i segnali che date sono negativi. Voi siete dalla parte di chi vuole affermare la potenza sul diritto, senza che l'Italia ne tragga alcun beneficio. Neppure vi informano di quello che fanno: siamo alla totale irrilevanza. (Applausi).

Secondo elemento: l'Unione europea è in crisi. Però qui il punto, più che mai, è che il ruolo del Governo è evidente nell'essere un promotore attivo di questa crisi. Avete fatto diventare l'Italia l'unico dei grandi Paesi fondatori a frenare ogni prospettiva di rafforzamento dell'Unione. Gli esempi sono molteplici: dal no al superamento del diritto di veto, al freno alla difesa comune e al buy european sugli acquisti militari, al rifiuto di ogni forma di cooperazione nell'ambito della prospettata condivisione dell'ombrello nucleare francese, al quale aderiscono Germania, Regno Unito, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Svezia e Danimarca, con il mirabile esito di isolarci e indebolire al contempo l'Italia e l'Europa.

Il terzo elemento è conseguente ai primi due: è il vostro silenzio. Nessuna concreta richiesta di cessate il fuoco e comunque di fermare l'escalation che è stata innescata dall'attacco bellico che ha preso avvio il 28 febbraio. Non veniteci a dire che in gioco c'è la libertà degli iraniani e delle iraniane, perché si è capito dal primo giorno - ed è ogni giorno più chiaro - che Trump e Netanyahu non hanno idea di cosa potrà accadere e non hanno nessun interesse per i diritti e la libertà dei popoli. Come dimostra la vicenda del Venezuela, mirano a cose molto più concrete e brutali. Del resto, finora possiamo solo dire che a Khamenei, un dittatore sanguinario che ha cancellato i diritti basilari del suo popolo, che ha umiliato e assassinato a decine di migliaia, ancora nelle scorse settimane, gli oppositori, i giovani e le donne - che chiedevano semplicemente diritti e libertà e che noi abbiamo sostenuto, in questi anni, in tutti i modi possibili - a un dittatore feroce che non rimpiangeremo, dunque, non sta succedendo un Governo democratico, ma una guida suprema che si chiama, appunto, Khamenei: suo figlio.

Questo silenzio è lo stesso silenzio di Giorgia Meloni, quando Trump ha offeso e minacciato in modo inaccettabile Pedro Sánchez, reo - ai suoi occhi - di avergli ricordato che la Spagna, come l'Europa, deve e vuole perseguire la pace. (Applausi).

Lo stesso silenzio di Giorgia Meloni quando Trump ha minacciato di invadere la Groenlandia e quindi l'Europa; o quello che ha tenuto per troppi giorni persino quando Trump si è permesso di accusare di codardia e di oltraggiare i nostri soldati, che hanno sacrificato in molte circostanze la propria vita per difendere la legalità internazionale.

Un silenzio che è diventato l'evidenza della vostra irrilevanza. (Applausi).

Ma perché questo silenzio complice? Perché - è questo il cuore della questione - Giorgia Meloni è ai vertici dell'internazionale dell'autoritarismo, che vanta leader quali Trump, Netanyahu, Orbàn, è appunto lei, il nostro Presidente del Consiglio. E se finora ha potuto dire che non scegliere tra l'Europa unita alla nostra casa e gli Stati Uniti di Trump non solo è possibile, ma è persino conveniente, questo giochetto, questa ipocrisia giocata sulle spalle del nostro Paese, dei nostri interessi nazionali, del nostro benessere e della nostra libertà non è più possibile.

Dunque, caro Presidente del Consiglio che non c'è - parlo a una poltrona vuota - quando lei dice di non voler scegliere tra Europa e Stati Uniti ha già scelto che la sua parte politica, l'internazionale dell'autoritarismo, per lei conta più del suo Paese, l'Italia. (Applausi).

Quando sceglie di nascondersi rispetto a questa guerra, che è una conseguenza diretta… (Commenti).

PRESIDENTE. Lasciate che il senatore Meloni - inteso come senatore - prosegua senza interruzioni. Ciascuno può esprimere opinioni che rispondono al suo convincimento, non al vostro.

MELONI (PD-IDP). Magari anche con parole adeguate all'Aula.

PRESIDENTE. Vale per tutti, ricordiamolo. (Commenti del senatore Nicita).

Senatore Nicita, il collega Meloni non ha bisogno di difensori.

MELONI (PD-IDP). Signor Presidente, dicevo che, quando decide di nascondersi rispetto a questa guerra, Giorgia Meloni deve sapere che questa guerra è una conseguenza diretta dell'ideologia autoritaria di chi l'ha promossa. E deve sapere che gli italiani e le italiane si rendono conto benissimo che lei, senza neppure venire in Parlamento per un confronto, ci sta trascinando in questo conflitto, che ha già conseguenze drammatiche sulla nostra economia. Basta pensare al costo dell'energia e alle limitazioni del transito internazionale delle merci.

E potrà averle ancora più tragiche perché non c'è una via d'uscita, non c'è un piano, non c'è una prospettiva che non sia legata agli interessi, spesso più interni che internazionali, di due leader disperati e disposti a tutto: Donald Trump e Benjamin Netanyahu.

Questa folle deriva, che tradisce la storia della diplomazia del nostro Paese in quell'area così complessa e conflittuale e i nostri stessi interessi nazionali, non è ciò che vogliono gli italiani e le italiane. Questa guerra senza alcun rispetto del diritto internazionale non è ciò che richiede e che consente la nostra Costituzione.

Cosa pensano gli italiani e le italiane lo diranno quando voteranno alle urne, ma già da ora, poiché portate sulle spalle la responsabilità di un intero Paese, ascoltate le parole del presidente Mattarella, che ci ha invitato, anche nei giorni scorsi, a non rassegnarci a derive inevitabili e ci ricorda costantemente il valore del diritto, della coesistenza pacifica tra i popoli: in una parola, della pace che non è mai portata dalla guerra e men che meno oggi.

Quindi, il nostro invito, il nostro appello, è che a questa guerra, come vogliono gli italiani e le italiane e come richiede la nostra Costituzione, diciate anche voi come noi un fortissimo no. (Applausi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Speranzon. Ne ha facoltà.

SPERANZON (FdI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero innanzitutto ringraziare i ministri Tajani e Crosetto per le comunicazioni rese oggi in Aula, che dimostrano, anche in questa occasione, come in un momento di crisi internazionale grave ed imprevedibile l'Italia abbia un Governo che agisce con tempestività, con trasparenza e responsabilità nell'esclusivo interesse del popolo italiano. (Applausi).

Una crisi, quella che stiamo vivendo, che si sviluppa nel Medio Oriente, ma che non può essere letta, come è stato ricordato, come un conflitto isolato.

Mentre giustamente concentriamo l'attenzione sul confronto tra Stati Uniti, Israele e Iran, non possiamo dimenticare che nel nostro Continente è in corso da oltre quattro anni una guerra devastante, quella scatenata dalla Russia contro l'Ucraina. A questo si aggiungono tensioni crescenti in molte aree del mondo; sono crisi diverse, ma spesso collegate tra loro da dinamiche politiche, militari ed economiche che si influenzano reciprocamente. Proprio per questo il Parlamento italiano deve parlare con chiarezza.

In questo contesto, la priorità del Governo non può che essere una: difendere l'interesse nazionale italiano, la sicurezza dei nostri cittadini, la stabilità delle aree da cui dipendono le nostre rotte energetiche e commerciali, la tutela dei nostri connazionali all'estero, il rispetto degli impegni che l'Italia ha assunto con i propri alleati. Questo perché l'Italia deve essere una Nazione affidabile, che sa da che parte stare: dalla parte delle democrazie e non da quella delle teocrazie e delle dittature. (Applausi).

Il collega Meloni che mi ha preceduto nel suo intervento ha detto che l'Italia è amica delle autocrazie. Vorrei correggere il collega dicendo che le autocrazie e le dittature nel mondo hanno segni distintivi diversi rispetto a quelli di Israele, dell'Italia, degli Stati Uniti d'America e magari sono Cuba, il Venezuela, la Corea del Nord, la Cina e tanti altri Paesi che purtroppo vedono l'oppressione comunista (Applausi): l'oppressione comunista, questa parola che voi vorreste cancellare dal vocabolario o quantomeno cancellare il significato di oppressione, di dittatura e di depauperamento dei diritti dei popoli che sono costretti a soggiacere.

Colleghi, ascoltando alcuni interventi di una parte della minoranza, in particolare della parte sinistra della minoranza in quest'Aula, sembra davvero di vivere in un mondo parallelo: attacchi ripetuti contro il nostro Governo, come se avesse qualche responsabilità sulla crisi internazionale in atto, addirittura promotore attivo di questa crisi ha detto il collega del PD; attacchi ripetuti agli Stati Uniti e a Israele, come se la Repubblica islamica dell'Iran fosse una sorta di agnello pacifico aggredito dall'Occidente. (Applausi). La realtà, cari colleghi, signor Presidente, purtroppo è molto diversa. L'Iran degli ayatollah non è vittima di questa crisi; l'Iran degli ayatollah ne è da anni uno dei principali responsabili: è l'Iran che finanzia e arma organizzazioni terroristiche come Hamas, Hezbollah, gli Houthi nello Yemen e le milizie sciite in Iraq. È l'Iran che, attraverso la forza Quds dei pasdaran, ha lavorato per anni per esportare la rivoluzione islamica e destabilizzare l'intero Medio Oriente. È lo stesso Iran che al proprio interno reprime brutalmente ogni forma di dissenso; un regime che imprigiona, tortura e impicca giovani che chiedono la libertà; un regime che ha represso nel sangue proteste popolari in tutto il Paese, causando decine di migliaia di vittime anche nelle ultime settimane.

Eppure, da quando c'è Trump, ogni volta che esplode una crisi internazionale accade sempre la stessa cosa: per una certa sinistra la responsabilità finisce immancabilmente per essere dell'Occidente, con il consueto doppio standard se il Presidente degli Stati Uniti non è gradito alla sinistra italiana. Ovviamente, infatti, quando le bombe venivano sganciate con presidenti che si chiamavano Clinton, Obama o Biden, allora si gridava "forza yankee!" da parte del Partito Democratico, (Applausi) anche in quest'Aula, e magari senza ottenere il consenso del Parlamento per la scelta di appoggiare le azioni militari americane. E questo accade anche quando dall'altra parte ci sono regimi che reprimono il proprio popolo e finanziano milizie armate in mezza regione. Allora si invocano appelli astratti per la pace. E poi c'è questa storia del diritto internazionale, signor Presidente, che viene brandito come una clava retorica. Tuttavia, colleghi, il diritto internazionale nasce per tutelare i popoli, non per garantire l'impunità ai loro oppressori. (Applausi). Se diventa un alibi per lasciare mano libera a chi finanzia il terrorismo, minaccia e colpisce i propri vicini e destabilizza il mondo intero, allora non stiamo difendendo il diritto internazionale, lo stiamo completamente svuotando di significato.

Voi, quando parlate di diritto internazionale, allorquando si colpisce una dittatura, un ayatollah, un dittatore, state impedendo agli oppressi di poter vivere in un Paese libero. (Applausi). È quello che chiedono le piazze degli iraniani e dei venezuelani quando festeggiano, quando vedono che finalmente si apre uno spiraglio di libertà per i loro popoli. (Applausi).

L'Iran non si è limitato a colpire Israele e gli Stati Uniti d'America. L'Iran ha lanciato attacchi con i droni, gli stessi peraltro che fornisce alla Russia per colpire le città ucraine, anche contro gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar, l'Arabia Saudita, il Bahrein. Ha colpito oggi anche l'Azerbaigian, ha lanciato missili verso la Turchia, ha colpito una base britannica a Cipro. Per questo stupisce sentir dire ancora in quest'Aula che c'è un'escalation occidentale. La realtà è che abbiamo un regime, quello iraniano, che sta colpendo indiscriminatamente Paesi che erano rimasti neutrali in questo conflitto.

Di fronte a questo scenario la domanda è semplice: qual è l'interesse dell'Italia, qual è l'interesse che deve difendere un Governo che ha a cuore i destini del popolo italiano? Difendere la stabilità dei Paesi del Golfo, con cui intratteniamo relazioni economiche fondamentali e nei quali vivono migliaia dei nostri connazionali, è nell'interesse dell'Italia. Difendere la sicurezza delle rotte energetiche marittime, da cui dipendono le nostre economie, è nell'interesse dell'Italia. Difendere Cipro, che è un Paese dell'Unione europea, è nell'interesse dell'Italia. Stare al fianco dei nostri alleati, qualsiasi sia il Presidente che li guida, nel rispetto degli impegni internazionali che abbiamo liberamente assunto, è nell'interesse dell'Italia. Così come è nell'interesse dell'Italia impedire che un regime che finanzia il terrorismo internazionale e minaccia apertamente i propri vicini possa dotarsi di un'arma nucleare.

Allo stesso tempo, il Governo è perfettamente consapevole che ogni crisi internazionale ha conseguenze molto concrete, purtroppo, anche dentro i nostri confini. L'eventuale destabilizzazione delle rotte energetiche, le tensioni sui mercati e i rischi per il commercio internazionale possono tradursi rapidamente in costi più alti per le nostre famiglie e per le imprese italiane. È per questo che va ringraziato il Governo, per essersi immediatamente attivato al fine di evitare e di impedire ogni genere di speculazione e per averci rassicurato sul fatto che seguirà con la massima attenzione le ricadute economiche di questo conflitto. La nostra priorità sarà evitare che a pagare il prezzo di una crisi internazionale che non ha visto nell'Italia un attore protagonista, cari parlamentari del Partito Democratico, non siano i cittadini italiani, le famiglie e le imprese.

Per questo, Presidente, l'Italia continuerà ad agire con piena responsabilità, con equilibrio e con piena consapevolezza della complessità del momento, difendendo i propri interessi nazionali, contribuendo alla sicurezza dei propri alleati e lavorando, allo stesso tempo, per ridurre i rischi di un'ulteriore escalation.

Cari colleghi, quando c'è da decidere da che parte stare, quando vediamo che da una parte ci sono teocrazie e dittature e dall'altra le democrazie occidentali, non ci assale nessun dubbio su quale campo deve stare l'Italia. (Applausi. Commenti).

PRESIDENTE. Senatore Nicita, abbiamo apprezzato il suo commento, gentilissimo proprio.

Dichiaro chiusa la discussione sulle comunicazioni del Governo.

Comunico all'Assemblea che sono state presentate le proposte di risoluzione n. 1, dai senatori Barcaiuolo, Pucciarelli, De Rosa e Petrenga, n. 2, dalla senatrice Paita e da altri senatori, n. 3, dai senatori Boccia, Pirondini e De Cristofaro.

Ha facoltà di intervenire il ministro della difesa, signor Crosetto.

CROSETTO, ministro della difesa. Signor Presidente, avevo chiesto un dibattito duro e serio, ma non mi ritengo soddisfatto, come si risponde normalmente alle interrogazioni.

Parto dalle cose che considero meno importanti. Peccato che il senatore Licheri sia uscito dall'Aula. Nella mia vita di parlamentare non avrei mai pensato di sentirmi attaccare perché, non da adesso, ma da tre anni e mezzo, mi pago le ferie e mi muovo quando posso con la famiglia senza scorta. Non pensavo proprio - vi assicuro - perché sono tre anni e mezzo che tutti i sabati e le domeniche, quando sono a casa e non lavoro, mi muovo con la mia macchina, con i miei figli, senza scorta. Sono tre anni e mezzo che mi pago le ferie e non pensavo di essere criticato. Da domani mi muoverò soltanto con aerei di Stato, anche con i miei figli, e mi porterò, quando vado in ferie, le otto persone di scorta che mi seguono normalmente, ma non pensavo di poter essere attaccato su una cosa di questo tipo. (Applausi. Commenti).

Questa è la parte meno rilevante. Mi avete costretto voi a rispondere su una cosa che considero totalmente irrilevante. (Commenti). Lo devo fare e lo faccio. L'ha sollevato il senatore…(Commenti). Scusate, pensate a me quanto costa.

PRESIDENTE. Prosegua, Ministro.

CROSETTO, ministro della difesa. Pensate a me quanto costa dover rispondere su questo in un periodo così. È stata posta la domanda e io vi devo una risposta anche su questo. Mentre invece…(Commenti). Cosa?

PRESIDENTE. Non faccia il dialogo, Ministro.

CROSETTO, ministro della difesa. È la domanda che qualcuno mi ha posto in questi giorni. Sono stato anche accusato, quando viaggio con i voli civili, di mettere in pericolo quelli che viaggiano con me, per cui, scusate, ma da qualche parte devo rispondere.

Vorrei invece passare alle questioni molto importanti, rispondendo ad alcune cose che sono state dette. Cosa ha fatto il Governo? Il Governo si è mosso immediatamente. Intanto, dobbiamo partire dal quadro generale, come ho già fatto l'altro giorno in Commissione: nessun Paese al mondo è stato avvisato di questo attacco. Quindi, non sentitevi…(Commenti).

PRESIDENTE. Senatrice Pirro, lei sa che ho simpatia per lei. Lasci parlare il Ministro. Prego. (Commenti della senatrice Pirro). Ministro, però non si interrompa a ogni intervento. Senza microfono le interruzioni non sono avvertite, quindi prosegua.

CROSETTO, ministro della difesa. Guardi, senatrice, è tutto tranne che mentire. Se vuole, quando finiamo questo dibattito, le faccio vedere le risposte di tutti i miei colleghi pervenute sul tema. (Applausi). Così, almeno sarà informata di quello che è successo, ma lo sanno tutti. Vede, l'opposizione non si fa mentendo, non dovete inventarvi cose per fare opposizione, non dovete inventare cose che non esistono. (Commenti). Questo attacco è stato deciso all'ultimo minuto, come ho detto l'altro giorno in Commissione, quando si è manifestata la possibilità di uccidere la guida suprema iraniana ed è stato comunicato anche alla stessa catena di comando americano, non a tutta subito. Successivamente, mentre gli aerei erano il volo, sono state avvisate le Nazioni amiche, tra cui l'Italia, ma quando gli aerei erano già in volo.

Questa è la verità e non dobbiamo sentirci un Paese trattato peggio degli altri, perché tutti i Paesi sono stati trattati allo stesso modo. Sapete perché? Perché la comunicazione avrebbe messo in pericolo l'unico obiettivo, quello principale, del primo attacco. Non si sentivano sicuri a comunicarlo a nessuno, perché era talmente importante il risultato del loro primo attacco - che era Khamenei - che non l'hanno comunicato a nessuno. Questa è la realtà, ma questo non è dirimente. Lì si è aperta una guerra che tutti stavamo vedendo che era preparata, ma che non erano preparati a fare già da subito, già da quel momento. Difatti, alcuni assetti stanno arrivando adesso e il motivo per cui nelle prime fasi le reazioni non sono state calcolate è perché la guerra è partita prima di quanto loro stessi avessero programmato. Primo punto.

Secondo punto: la reazione iraniana è stata diversa da quella che si aspettavano loro. La maggior parte degli attacchi, come ho detto prima, non è avvenuta su Israele, non è avvenuta su obiettivi americani, ma è avvenuta su obiettivi civili o energetici di altre Nazioni che erano contro l'attacco che era stato mosso e che nei giorni scorsi hanno cercato in ogni modo di fermare quell'attacco.

Per cui sono stati colpiti tutti i Paesi vicini, per una tattica, che è quella che dicevo prima, del caos. Questa è la situazione che stiamo affrontando.

Come l'abbiamo affrontata? Ho sentito dire prima che noi non siamo stati abbastanza coordinati con l'Europa nell'affrontarla. Io ho chiesto ai miei colleghi di fare una riunione del Gruppo E5 e l'abbiamo fatta ieri. Io - Guido Crosetto, ministro la difesa italiana - ho chiesto alla Francia, alla Spagna, all'Olanda, aggiungendo l'Italia, che volevano singolarmente mandare navi in aiuto a Cipro, di dare una parvenza di struttura europea, di mettere insieme politicamente quell'aiuto per dare la parvenza di una risposta comune e non, come al solito, nazionale. Ieri ho chiesto una riunione del Gruppo E5, affinché vi fosse un coordinamento costante e quotidiano tra Germania, Regno Unito, Italia, Francia, Polonia, per scambiarci le informazioni, per vedere cosa ci chiedono e cosa possiamo dare, per monitorare l'evoluzione della situazione. Più Europa? Il meccanismo SAFE (Security Action for Europe) l'ho chiesto io. Se vi ricordate, due anni e mezzo fa, il primo che ha proposto l'allargamento del debito alle riunioni della Difesa ero io. Lo strumento di finanziamento dell'industria comune? Il primo che l'ha chiesto in una riunione europea sono io. Quando voi dite che questo Governo non ha dato una mano alla costruzione della Difesa europea, io faccio parlare gli atti, le parole e le azioni che ci sono state. (Applausi).

È così e lo sapete anche voi, perché vi ho relazionato alla Camera e al Senato, perché non ho mai negato una volta la possibilità di dire cosa sto facendo, perché è tutto alla luce del sole e tutto evidente. Ieri il messaggio a Kaja Kallas, a cui è seguita una lettera formale, è partito da me, unico Ministro della difesa a chiedere a Kallas un coordinamento di questa vicenda. Chiedetelo a Kallas: è formalizzato in una lettera e in un messaggio. Quindi è difficile accettare accuse che non si possono ricevere, perché non sono vere.

Il problema è che l'Europa è impossibilitata a fermare questa guerra. Può, coordinandosi, gestire le conseguenze di questa guerra. Voi sapete benissimo che non esiste un solo Paese europeo, nessuno (ma neanche tutti i Paesi europei uniti), che possa convincere Israele e gli Stati Uniti domani a interrompere questa guerra. Lo sapete perfettamente. Se al posto di Tajani o al posto mio ci fosse seduto uno di voi, se ci fosse un'altra maggioranza, saremmo nella stessa condizione. Qui, in Francia, in Germania: non importa. Ve l'ho detto in tempi non sospetti e non vi è piaciuto. Questa, purtroppo per tutti noi, non è l'epoca del multilateralismo. L'ho detto in quest'Aula più volte. È l'epoca in cui si scontrano grandi potenze. Noi siamo, all'interno di questa cosa, in difficoltà. È da allora che dico che dobbiamo ripristinare il multilateralismo, altrimenti non avremo voce in capitolo. In questo rientra la difesa del diritto internazionale e la condanna quando non viene rispettato in modo univoco. Ma ciò è. Si tratta di gestire le conseguenze di una guerra che nessuno di noi ha voluto, di una guerra che nessuno di noi vorrebbe, di una guerra che tutti vorremmo fermare domani.

Ciò non significa non dare un giudizio su ciò che c'era in Iran, non dire chi era Khamenei, non ricordare chi è in prigione, non ricordare chi è stato impiccato, non ricordare le migliaia di giovani che sono morti invocando la libertà. (Applausi).

Dobbiamo mettere tutto assieme nel nostro giudizio. Ripeto, noi stiamo vivendo e gestendo una situazione complessa. Io non posso banalizzare, ma non posso accettare critiche quando non ci sono. Non dobbiamo vergognarci della nostra posizione europea. Non dobbiamo vergognarci di ciò che abbiamo fatto per cercare di portare a casa i nostri concittadini, perché il lavoro fatto dalla Farnesina non ha eguali - controllate - in nessun altro Ministero degli affari esteri nel mondo. (Applausi).

Non c'è un aeroporto dove ci siano desk, preparati apposta per i cittadini che sono in qualunque parte del mondo, come quelli italiani. Siamo i primi ad aver mandato anche gli aerei da trasporto militare per portare a casa i nostri. Domani non potranno andare, perché vanno a recuperare i nostri che sono in Kuwait, ma il giorno dopo riprenderanno, sempre quelli militari.

Ci sono cose che potevamo fare meglio? Probabilmente sì, ma non sento che questo Governo possa essere condannato per come si è comportato, per come ha cercato di unire le forze con l'Europa, per come si sta comportando con Paesi amici, da cui dipende la nostra sopravvivenza energetica, per come ci siamo comportati e ci comportiamo ogni giorno nel tentativo di mantenere aperti dei canali di dialogo anche tra coloro che si odiano.

Vi assicuro - lo ricordo a chi dice che siamo marginalizzati - che uno dei Paesi al mondo che continua a mantenere la possibilità di un canale di dialogo tra quelli che si stanno combattendo in questo momento è il nostro, sia a livello militare sia a livello diplomatico. Questo non è riconosciuto da me, ma è riconosciuto e dichiarato dagli attori in campo. È sufficiente chiedere a tutti gli attori.

Si tratta di una situazione, come ho detto prima, drammatica. Sono convinto - voglio ripeterlo - che negli ultimi decenni non si sia mai arrivati sull'orlo dell'abisso come ci arriviamo adesso. Ve lo dico nuovamente: in relazione al caos che si è aperto lì, la mia preoccupazione più grossa va al di là di quell'area: e quello che quel caos può generare in altre aree e è già aperto. Sono molto preoccupato di quello che può generare sull'Ucraina dalla parte russa, perché - ve lo ripeto - la difficoltà di Putin con i nazionalisti, ossia i vecchi grandi combattenti che hanno fatto grande la Russia, che lo stanno attaccando da anni perché ha perso la Siria e non sta vincendo la guerra, e che gli chiedono da anni di usare l'arma nucleare tattica, in un'epoca di caos può consentire a lui scelte che non avrebbe mai fatto in una condizione normale. Inoltre - ve lo voglio ripetere - c'è una grande preoccupazione in Kosovo, dove qualcuno cerca di mandare via i serbi in questo momento, dal 15 marzo. Viviamo in un'epoca di simili tensioni, in cui la somma di tensioni ci preoccupa, poiché siamo i primi a rendersi conto di cosa succede nel mondo e a volere che questa guerra finisca domani mattina. Vi assicuro che qualunque cosa sia possibile fare a livello bilaterale e multilaterale, come Europa, come Italia, come insieme di Paesi che hanno buon senso per cercare di fermarla, sarà fatta e viene fatta ogni giorno.

Capisco che sia importante la presenza del Presidente del Consiglio qui (è stata chiesta e ha dato disponibilità a venire), ma il Governo è venuto l'altro giorno in Commissione ed è venuto oggi. Il Ministro degli affari esteri, Vice Presidente del Consiglio, e il Ministro della difesa sono disponibili a venire ogni giorno: veniamo e relazioniamo di ciò che stiamo vivendo, perché non c'è nessuno in questo Paese che abbia superpoteri o abbia la bacchetta magica; stiamo tutti gestendo una situazione che non ha precedenti, da nessun punto di vista. (Applausi). E la stiamo gestendo con la trasparenza che merita questo Parlamento. Il rispetto che questo Governo, tramite noi, sta dando a voi io lo vorrei restituito.

C'è ancora una cosa, per finire. Senatore Renzi, ho piena fiducia in Alfredo Mantovano. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il ministro Tajani, al quale chiedo anche di esprimere il parere sulle proposte di risoluzione presentate.

TAJANI, vice presidente del Consiglio dei ministri e ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Signor Presidente, il senatore Meloni ha posto una serie di problemi politici cui voglio rispondere soprattutto per quanto riguarda la posizione dell'Italia in Europa. Ci ha detto che noi siamo isolati perché non abbiamo aderito all'ombrello nucleare di Macron. Ho detto in tutte le dichiarazioni, compresa l'ultima nella puntata di "Cinque minuti" di Bruno Vespa, che l'unica posizione che possiamo avere è quella europea. Non si può cioè seguire un'iniziativa di un Paese che dice facciamo l'ombrello nucleare e poi gli altri si accodano. Questo significa essere isolati. Ho detto testualmente che condivido soltanto le scelte europee; a parte che sono per il disarmo nucleare (ma questo è un altro conto), ho detto l'esatto contrario: isolati non significa fare quello che chiede la Francia. La Francia oggi ha aderito, per esempio, a una richiesta americana e ha offerto le basi in Medio Oriente per attaccare l'Iran. È una scelta, però non è perché la Francia fa una cosa che noi la dobbiamo seguire. Per quanto riguarda l'Europa, siamo stati determinanti, ad esempio, per l'approvazione del Mercosur. Anche se adesso la Francia si è opposta, noi siamo stati favorevoli.

Intanto c'è stata la decisione della Commissione europea di un'applicazione temporanea, dopo l'approvazione da parte di alcuni Paesi dell'America latina, quindi non c'è nessuna posizione contraria.

Noi non siamo in guerra. Abbiamo sempre detto - l'ho detto io stamattina alla Camera dei deputati e l'ho ribadito qui - che vogliamo la pace. Non siamo in guerra con nessuno. Come abbiamo dato armi difensive all'Ucraina per difendersi dall'attacco, così siamo disponibili - lo abbiamo detto oggi, prima di farlo, in Parlamento - in applicazione, come ha detto il ministro Crosetto in maniera molto chiara, di una scelta già fatta, che autorizza a concedere strumenti difensivi a Paesi che vengono attaccati, ovvero i Paesi del Golfo, dove ci sono tantissimi concittadini italiani.

Per quanto riguarda l'Europa, mi è stata fatta una domanda da una giornalista della trasmissione "L'aria che tira", che ha chiesto: Allora, l'Europa che dice? Avete una posizione su Trump? Lo condannate, oppure no? Ho detto che nessuno in Europa ha preso una posizione. La nostra posizione era quella del documento approvato. (Commenti). È così: Sánchez ha fatto una dichiarazione nei giorni successivi, ma il lunedì, quando siamo stati in Commissione, nessuno aveva detto una parola. C'è stata poi, il giorno successivo o due giorni dopo, la posizione di Sánchez, ma io ho detto che la nostra posizione è quella dell'Unione europea, perché c'era un documento che abbiamo contribuito a stendere, approvato dal Consiglio affari esteri, che poi si è trasformato in una dichiarazione dell'Alto rappresentante, Kaja Kallas. Così oggi abbiamo approvato un altro documento dell'Unione europea e dei Paesi del Golfo: avevamo chiesto noi di fare una riunione del Consiglio, allargata anche ai Paesi del Golfo, per avere una posizione comune. Così è stato anche oggi. Come ho detto prima, non potevo partecipare, perché ero in Aula. Il sottosegretario Tripodi è qui davanti a me, di fronte a voi. Quindi, da questo punto di vista, continuiamo a lavorare per avere sempre delle posizioni europee. Lo ha ribadito il ministro Crosetto: siamo sempre stati favorevoli a una posizione europea. Quello che penso, l'ho sempre detto: avendo dedicato gran parte della mia vita alle istituzioni europee, penso che sull'europeismo non si possa discutere molto.

Per quanto riguarda un'altra affermazione, sul diritto internazionale, ho detto, prima alla Camera dei deputati e anche oggi al Senato, in apertura di intervento, che purtroppo ci si sta muovendo fuori dal contesto del diritto internazionale, perché l'ONU, attraverso il Consiglio di sicurezza, non è riuscito ad avere una posizione molto chiara. È l'ONU che deve far rispettare il diritto internazionale ed essendo nel Consiglio di sicurezza la Russia, che ha violato espressamente il diritto internazionale, è difficile che possa essere garante del rispetto del diritto internazionale.

Voglio ribadire, senatore Licheri, per chiarezza, a proposito della frase che ho detto, per cui il diritto internazionale vale fino a un certo punto, che non ho espresso un principio generale: lei è un giurista e quindi sa bene cosa intendo dire. Mi riferivo a una fattispecie particolare, perché durante un dibattito, nella trasmissione "Porta a Porta", a proposito dell'attacco delle navi israeliane alla flottilla, mi hanno detto che c'era il problema del diritto internazionale. Ho risposto che il diritto internazionale, in questo momento, vale fino a un certo punto, perché mi devo preoccupare della vita delle persone che stanno là e impedire che ci sia qualche italiano che finisce male. Fare un dibattito sul diritto internazionale, mentre c'era l'attacco dei barchini israeliani alla nave della flottilla mi sembrava una scelta politicamente priva di significato. Nei momenti di emergenza c'è sempre da tutelare prima la persona, quindi la vita delle persone, siano essi soldati, cittadini o persone che partecipavano alla flottilla. Quindi, lo voglio ribadire: non ho detto che il diritto internazionale non vale, come principio. Ho detto che in quella fattispecie era inutile fare un dibattito sul diritto internazionale, perché si doveva agire nel giro di cinque minuti. Tutto qua. Lo dico per essere chiaro, siccome lo state ripetendo e mi pare assolutamente infondato.

Per quanto riguarda invece la nostra "cattiva volontà" - del presidente del Consiglio e di tutti noi - di non informare il Parlamento, devo dire che i dati e gli orari sono molto chiari. Sabato 28 febbraio c'è stato il bombardamento. Domenica 1° marzo, alle 8,15 del mattino, mi telefona il presidente Craxi, per chiedermi se ero disponibile, insieme al ministro Crosetto, a venire a riferire nelle Commissioni esteri e difesa del Senato.

Ho detto immediatamente sì. Poi si è organizzato per lunedì 2 marzo e siamo venuti nelle Commissioni congiunte di Camera e Senato a dire tutto ciò che noi sapevamo. La richiesta alla presidente Meloni da parte dell'opposizione è stata avanzata martedì 3 marzo, durante la riunione della Conferenza dei Capigruppo. Abbiamo dato l'immediata disponibilità, la mia, che sono Vice Presidente del Consiglio, e quella del ministro Crosetto a venire immediatamente, in giornata. Il Presidente del Consiglio oggi ha dato disponibilità a essere presente il prossimo mercoledì per parlare di questo tema, anticipando quindi la discussione sul Consiglio europeo, in modo da poter fare un dibattito, così come richiesto dalle opposizioni.

Nel ringraziare complessivamente ancora tutti quanti coloro che hanno lavorato in questi giorni, voglio ringraziare in modo particolare il personale dell'AISE, e il personale della Presidenza del Consiglio, che è stato determinante. (Applausi).

Se ne parla poco. Sembra che facciano soltanto trame contro questo o contro quello, ma, poiché ho vissuto minuto per minuto ciò che è accaduto e ciò che sta accadendo, anche in questi momenti, per fare uscire dalla difficoltà i nostri connazionali, devo ringraziare tutti gli agenti dell'AISE che lavorano in quell'area complicata del mondo.

Sulla linea politica, noi siamo contro la guerra. Lo abbiamo detto e ribadito. Non vogliamo mandare in guerra nessuno e tutte le scelte le abbiamo sempre e comunque condivise con il Parlamento. Mi dispiace che stamane il presidente D'Alema si sia piccato. Io ho detto soltanto, rispondendo a chi diceva che non ne avevamo parlato col Parlamento, che il presidente D'Alema, quando era Presidente del Consiglio, fece bombardare la Serbia e il Kosovo dagli aerei italiani senza informare il Parlamento. Questo ho detto. Non ho offeso nessuno e mi spiace che lui risponda così. Non è che lui abbia fatto meglio di me. Io ho soltanto raccontato quello che è successo.

A dimostrazione che noi siamo sempre a favore di una unità nei momenti più difficili dell'Italia e quando ci sono crisi internazionali, ricordo, cosa che ha detto lo stesso d'Alema, che Berlusconi votò a favore della posizione assunta dal Governo. Tutto qua: non c'è nessuna offesa nei confronti di d'Alema. Mi dispiace, ma se uno racconta la storia, questi sono i fatti. Il senatore Gasparri ha ricordato il Manifesto e il racconto del Manifesto è chiaro. Quindi, il mio era soltanto un esempio per dire come, secondo noi, devono essere i rapporti tra opposizione e maggioranza quando c'è una crisi internazionale. Questo è quello che noi abbiamo detto.

Signor Presidente, procedo ora a dare lettura delle posizioni del Governo sulle risoluzioni presentate. Sulla risoluzione numero 1, esprimiamo parere favorevole. Sulla risoluzione numero 2, il parere è contrario alle premesse; sull'impegno n. 1, esprimo parere favorevole; sull'impegno n. 2, esprimo parere favorevole previa la seguente riformulazione: «a continuare ad adottare ogni iniziativa»: sull'impegno n. 3, esprimo parere favorevole previa la seguente riformulazione: «a continuare a sostenere l'impegno»; sull'impegno n. 4, esprimo parere favorevole previa la seguente riformulazione: «a continuare a mantenere i presidi di difesa del nostro Paese per garantire la sicurezza dei nostri cittadini e continuare ad assicurare l'attività di monitoraggio»; sull'impegno n. 5, esprimo parere favorevole previa la seguente riformulazione: «a continuare ad adottare tutte le misure»; sull'impegno n. 6, esprimo parere favorevole previa la seguente riformulazione: «a continuare a monitorare costantemente gli effetti della crisi».

Sulla risoluzione n. 3, il parere è contrario. Pur in presenza, per quanto riguarda gli impegni, di elementi condivisibili, peraltro già ricompresi nella risoluzione di maggioranza, valutando nel complesso l'atto di indirizzo, il parere del Governo è contrario. Dai pareri che ho espresso, è chiaro che la risoluzione n. 1 assorbe le parti della risoluzione n. 2, sulle quali c'è peraltro una considerazione positiva da parte del Governo. (Applausi).

PRESIDENTE. Passiamo alle votazioni.

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, Cb)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

UNTERBERGER (Aut (SVP-PATT, Cb)). Signor Presidente, colleghe e colleghi. ringrazio i ministri Tajani e Crosetto, che sono stati molto chiari tranne per un punto: la posizione del Governo nel caso gli Stati Uniti chiedano le basi per azioni militari dirette. È questo il vero nodo politico. Avete sottolineato più volte che l'Italia non è in guerra, ma dire sì a un'eventuale richiesta americana significherebbe l'esatto contrario. Allora, per coerenza, dovreste escludere sin da ora l'utilizzo delle basi italiane, ma capisco che sarebbe un bel guaio per il Governo.

Dopodiché, signor Presidente, non ci sfuggono i tanti aspetti di questa situazione. Proprio oggi, il più autorevole settimanale tedesco, «Die Zeit», titola: non è che questa volta Trump sta facendo qualcosa di giusto? Seguono due lunghi articoli che elencano i pro e i contro dell'attacco all'Iran. Effettivamente, come si evince anche dal dibattito in Aula, ci sono argomenti validi da entrambe le parti: da un lato, è vero che Trump ha violato il diritto internazionale, ha innescato una crisi gravissima e potenzialmente devastante, si è aperto un fronte di guerra con un numero di Paesi coinvolti che non si vedeva dalla Seconda guerra mondiale; dall'altro, è altrettanto vero che nessuno può rimpiangere Khamenei, un leader che solo poche settimane fa ha fatto massacrare migliaia di civili che si opponevano al suo regime, tante giovani donne che, per il grido «Donna, vita, libertà», sono state arrestate e violentate prima di essere uccise, perché da vergini sarebbero finite in paradiso. Per non parlare della minaccia che il regime iraniano ha sempre costituito per Israele e per tutto il Medio Oriente, col sostegno a tanti gruppi terroristici della zona.

Purtroppo, però, il nostro tema non è se siamo contrari o favorevoli all'iniziativa. Siamo stati messi davanti al fatto compiuto, addirittura lasciati all'oscuro, come dimostra anche la vicenda del ministro Crosetto. La questione adesso è solo una: che ruolo avere. È una situazione estremamente complessa e prima di tutto credo sia necessario aver chiaro cosa non dobbiamo fare. Non dobbiamo dividerci dentro l'Europa. La fuga in avanti di Sanchez non mi ha convinto, così come mi ha deluso il comportamento del cancelliere Merz, rimasto in silenzio di fronte a minacce rivolte a un Paese membro dell'Unione. Non dobbiamo mostrarci subalterni a Trump. La vicenda della Groenlandia, infatti, ci ha mostrato con chiarezza una cosa: l'Europa, a gli occhi di Trump, è credibile solo quando si mostra ferma e unita. Non dobbiamo isolarci: l'Italia deve partecipare pienamente e promuovere iniziative di respiro europeo, per contribuire alla difesa dei Paesi attaccati dall'Iran, soprattutto se si tratta di un Paese europeo come Cipro. Non dobbiamo abbandonare gli sforzi diplomatici; vanno sfruttati tutti i canali, compresi quelli con l'Iran, per tornare al dialogo e alla diplomazia. In ultimo, non dobbiamo dimenticare il percorso per la nostra autonomia strategica con l'esercito comune europeo, il voto a maggioranza e l'indipendenza energetica. Siamo all'interno di una situazione drammatica che non abbiamo scelto noi. Adesso servono responsabilità, lucidità e prudenza, e questo vale per tutti.

Il Gruppo per le Autonomie esprimerà un voto favorevole alla proposta di risoluzione n. 2, presentata da Italia Viva, che meglio riflette il nostro punto di vista. Sulle altre, invece, ci asterremo. (Applausi).

BORGHI Enrico (IV-C-RE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BORGHI Enrico (IV-C-RE). Signor Presidente, stiamo vivendo delle ore gravide di conseguenze, con preoccupazioni, con ansie, e dubbi che serpeggiano nell'opinione pubblica, nelle classi dirigenti, nel dibattito del nostro Paese e nel dibattito europeo. Di fronte a tutto questo, rischiamo di restituire un'immagine di inadeguatezza che deve essere rapidamente tolta dal quadro, perché il dibattito di oggi rischia di rispecchiare l'inadeguatezza di una classe dirigente di fronte alla complessità del momento.

Ci sono alcune immagini iconiche, colleghi, che lo stanno a dimostrare. Innanzitutto la sedia vuota, di cui peraltro si è prontamente riappropriato il Vice Presidente del Consiglio, della nostra presidente Giorgia Meloni, che è assente da questo Parlamento e che sembra vittima di una sindrome del silenzio indimenticabile, che ha colpito anche il cancelliere Merz nelle scorse ore al cospetto di Trump. Lo vogliamo dire non per amore di polemica, ma perché le parole hanno un peso pronunciate qui dentro. Se siamo, come ci ha riferito il Ministro della difesa, sull'orlo dell'abisso, il compito, il dovere e la responsabilità della Presidente del Consiglio è di stare qui, non altrove, ma qui. (Applausi).

Ci sono altre immagini iconiche, oltre alla sua risata, signor Presidente del Senato. Nelle ore in cui aumentavano i timori, le portaerei Lincoln e Ford prendevano posto fra il Golfo e il Mar Rosso, otto cacciatorpedinieri americani entravano in area, caccia di quinta generazione e assetti di guerra elettronica entravano in funzione, lei, signor Presidente, che è la seconda carica dello Stato, oltre a essere stato un ex Ministro della difesa, si occupava del palinsesto del Festival di Sanremo. (Applausi).

Abbiamo appena appreso, a proposito di immagini iconiche, non solo l'innovazione straordinaria (ma penso sia un lapsus, lo dico per il verbale) sulla base della quale il Ministro degli esteri ha riformato il calendario gregoriano, comunicandoci che esiste la giornata del 31 febbraio. Ma soprattutto ci ha comunicato che le sue ospitate televisive sono il bollino di qualità dell'azione del Governo italiano. Questa è una cifra iconica e basterebbe solo questo, senza entrare nel merito di discussioni che abbiamo fatto, in queste settimane e in questi giorni, su altre vicende, almeno per carità di patria. Basterebbe questo, e il corollario che scaturisce da ciò, per dare la cifra dell'inadeguatezza del Governo e i motivi della nostra mancata condivisione agli indirizzi dell'Esecutivo.

Ma nonostante questo, siccome noi sappiamo distinguere l'elemento politico dal bene comune della responsabilità nazionale nei momenti decisivi, non faremo mancare un nostro contributo sotto forma di astensione all'indirizzo del Governo, proprio perché riteniamo di dover dare un segnale, che il Governo peraltro non ha raccolto nell'impostazione di questo dibattito.

Signor Vice Presidente del Consiglio, se le sue parole sulla ricerca dell'unità non sono farisaiche, ma sono sostanziali, l'unità in politica la si costruisce innanzitutto rispettando e ascoltando l'interlocutore, non creando le condizioni - come lei ha fatto in quest'Aula e nell'Aula della Camera - per trascinare la discussione come se fosse una rissa da fiera di paese.

Ma ovviamente il tema è più profondo di queste riflessioni sulle immagini iconiche, che ci restituiscono la sostanza di un'inconsistenza.

Il tema è la politica estera dell'Italia, che deve essere appannaggio del Governo, ma che deve essere anche appannaggio delle riflessioni dell'opposizione, perché la politica estera in un grande Paese deve essere un elemento di convergenza e non un elemento di divisione e tutti quanti noi portiamo, pro quota, la responsabilità di questo elemento di costruzione, però va fatto su elementi di verità, non sul sentimento delle buone intenzioni.

Allora, se non comprendiamo questo sulla politica estera del Paese, di fronte ai drammi che stiamo vivendo, in particolare la vicenda dell'attacco, al di fuori del diritto internazionale, portato dagli Stati Uniti e da Israele nei confronti di Teheran, secondo le riflessioni che ha fatto prima il presidente Renzi, è presto detto qual è la cifra della nostra politica estera: l'evaporazione. Noi dovevamo essere il ponte tra Washington e l'Europa; dovevamo essere la punta avanzata del trumpismo in Europa; dovevamo essere quelli che avrebbero fatto finire la festa in Europa. Bene, ci ritroviamo, per vostra responsabilità, balbettanti e afoni davanti a tutto quello che sta accadendo, spiazzati dalle iniziative degli altri Paesi europei, costretti addirittura a rincorrere Nazioni fino a ieri sbeffeggiate, perché scopriamo oggi che a una Premier marginale adesso vanno bene anche le telefonate di Macron, pur di stare a galla. Del resto, la sostanza del vuoto pneumatico in cui si muove l'inesistenza della nostra politica estera sta tutta nell'accettazione acritica, supina e rassegnata di tutto ciò che accade da parte del ministro Tajani. Serve altro, serve innanzitutto costruirla una politica estera, che deve essere imperniata attorno a tre ingredienti essenziali: il realismo, una razionalità sostanziale e un'idea di futuro. Purtroppo è esattamente quello che vi manca.

In questi giorni in Europa si sono registrati due fatti: il 28 febbraio (tre giorni prima del 31, esatto) c'è stato un raccordo formale tra Gran Bretagna, Francia e Germania esattamente su questo tema, sul tema dell'Iran. Noi lì dobbiamo stare, il nostro è un Paese fondatore dell'Unione europea. (Applausi). Lì dobbiamo stare, non possiamo fare gli spettatori di ciò che accade. La settimana è proseguita con l'annuncio dell'ombrello nucleare europeo lanciato dalla Francia, che, essendo l'unica potenza nucleare di tutta l'Europa, non può che essere il punto di riferimento con il quale dialogare, oltre che un Paese con il quale abbiamo sottoscritto un trattato, il Trattato del Quirinale, che all'articolo 5 stabilisce una cooperazione rafforzata in materia di difesa. (Applausi). Altro che venire qui a farci le battute su Macron che è antipatico, o su altri elementi di corredo. Non si fa una politica estera sulle battute.

L'ombrello nucleare europeo è stato proposto dalla Francia all'Italia, così com'è stato proposto ad altri Paesi che cominceranno a costruire insieme missili balistici, che costruiranno insieme sottomarini. Insomma, sta partendo un treno e sul treno ci sono la Germania, il Regno Unito, la Polonia, i Paesi Bassi, il Belgio, la Grecia, la Svezia e la Danimarca. Noi non ci siamo. Se non recuperiamo lo spirito e l'agire europeo secondo il lascito di Alcide De Gasperi e della Comunità europea di difesa, rischiamo solo la deriva dell'inconsistenza e dell'irrilevanza. E se portiamo, cari colleghi, il dibattito tra noi a una degenerazione tra tifoserie che cela nei fatti la dinamica di una reale assenza di politica, rischiamo solo di agire come dentro la risacca della storia. Se noi diciamo che l'Italia non può entrare in guerra, non vuole entrare in guerra, non deve entrare in guerra, dobbiamo fare politica, quella che voi non state facendo. (Applausi).

Presidenza del vice presidente ROSSOMANDO (ore 18,34)

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti, gli studenti e le studentesse dell'Istituto salesiano «Enrico di Sardagna» di Castello di Godego, in provincia di Treviso, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Governo (ore 18,35)

BIANCOFIORE (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BIANCOFIORE (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Presidente, mi ero preparata un discorso, come credo tutti noi, ma ho il brutto vizio di ascoltare quello che viene detto in quest'Aula e di trasecolare.

Innanzitutto vorrei esprimere tutta la mia solidarietà sia al ministro Crosetto che al ministro Tajani: non mi pare assolutamente che siano due personaggi di basso spessore, come qualcuno ha voluto far intendere. In particolar modo, voglio esprimere la mia solidarietà al ministro Crosetto per il fatto che questo Paese non perde il vizio del gossip. In questo momento, tra l'altro così delicato, attaccare sul piano personale il Ministro della difesa fa il paio con tutto - lasciatemi dire la parola - lo schifo (scusate, io non mi esprimo mai in questo modo) che ho ascoltato in quest'Aula. (Applausi).

Vi dico perché parlo di schifo. Ho sentito parlare di un Premier marginale. Il Premier Meloni sarebbe marginale. Si sta adoperando per questa causa, così nobile, della difesa del popolo iraniano, dell'uccisione di un dittatore, di un tiranno sanguinario, per fare cosa, in quest'Aula, da parte delle opposizioni (una parte delle opposizioni, mentre un'altra invece fa giochini e cabaret)? Per fare cosa? Per attaccare il premier Meloni, per attaccare il Governo italiano nel momento (qualcuno ha usato questo termine) dell'abisso. Anche questo - scusatemi - io vorrei ricusarlo. Cosa avrebbe dovuto fare, secondo voi, il Premier Meloni? Venire in quest'Aula o, meglio, parlare agli italiani al modo di Conte, che tutti ricordano, spaventando il popolo italiano, spaventando le persone, magari chiudendole in casa, come è stato fatto durante il Covid, con tanto di conferenze stampa? (Applausi. Commenti).

Secondo voi il premier Meloni doveva sedersi davanti a una telecamera e dire al popolo italiano: guardate, adesso arriva la bomba atomica, adesso siamo in guerra. No, signori, l'Italia non è in guerra! Questo lo dobbiamo dire a gran voce e lo hanno detto bene i Ministri. L'Italia non è in guerra, che lo sappia bene il popolo italiano. L'Italia non partecipa neanche a questa offensiva.

Mi fate sorridere quando dite che l'Italia non è stata avvertita. Ma ve ne siete accorti che perfino il Comando generale degli Stati Uniti ha ricevuto un pizzino, come si faceva una volta, proprio per evitare che ci fossero fughe di notizie, perché c'erano delle infiltrazioni, per la tutela degli agenti dei Servizi di intelligence internazionali, degli Stati Uniti, del Mossad, in particolar modo, per uccidere - e ribadisco - quel dittatore sanguinario, quella persona che ha fatto trucidare (ha detto bene prima la collega Unterberger) 40.000 persone, la maggior parte giovani, e le ha fatte violentare prima di ammazzarle e torturarle, altrimenti sarebbero arrivate vergini in paradiso? Povere persone!

E noi qua cosa facciamo, invece di condannare in maniera totale e acerrima quello che avviene in quello Stato o quello che avveniva, per esempio, in Venezuela? Anche su questo mi fate sorridere. Trump, ovviamente solo perché è di centrodestra, è il cattivo della situazione, è lo scandalo, è quello che opera non secondo il diritto internazionale, quando il diritto internazionale - lo avete detto anche voi, con un atto di sincerità, ogni tanto - è stato disconosciuto ormai da tutti, in particolar modo da alcuni Stati e anche dagli Stati Uniti quando erano a guida democratica. Ricordiamo come la Francia è intervenuta in Libia, attaccando i nostri interessi (perché è stato fatto solo per quello), "per uccidere il dittatore Gheddafi" - per carità, ben venga - ma poi, in realtà, per seguire altri interessi, senza nessun ombrello ONU. Se poi l'ONU è quella della Albanese, che dice che bisogna, insieme agli ayatollah, annientare Israele, insomma, io sinceramente non mi ci riconosco. Non mi riconosco minimamente in quell'ONU lì.

Dispiace veramente vedere come, a volte, il dibattito in quest'Aula scada. Scade anche e soprattutto da parte di chi in realtà viene riconosciuto, spesso e volentieri anche da me.

Penso per esempio all'ex premier Renzi, al quale riconosco una non comune levatura di politico, non però purtroppo di statista - devo dirlo - e spiego il perché, che è semplice. Lui sostanzialmente dice le stesse cose del centrodestra, praticamente dice che è con noi, e noi lo apprezziamo; apprezziamo che Italia Viva sia con noi, ci mancherebbe altro, visto che fondamentalmente noi cerchiamo di usare il buonsenso. Ma quando poi il presidente Renzi non fa altro che sembrare Willy Coyote che continua costantemente a inseguire Beep Beep (che sarebbe la Meloni), mentre invece potrebbe dare un serio contributo al dibattito e alla serietà di questo dibattito, io trasecolo. Anche perché quando lui parla di riformismo, alza la palla e purtroppo io poi gliela schiaccio: lui parla di riformismo dell'ex premier iraniano Rouhani, ma poi è stato quel Presidente del Consiglio che ha velato le statue nude - quelle statue che rappresentavano la nostra storia, la nostra tradizione, la nostra cultura e la nostra arte - quando è passato Rouhani, colui che sarebbe stato il riformista, allora francamente rimango senza parole. Quando attacca in maniera becera, usando le tagliatelle di nonna Pina, cosa comunichiamo al Paese? Attacca il Ministro degli esteri che ha fatto una relazione oggettivamente pulita. Più di quello, che cosa poteva fare il Ministro? Non dipende certo dall'Italia far finire la guerra; dipende forse dall'Europa unita, dalla politica estera comune che dobbiamo perseguire, dalla politica di difesa comune, ma non certo dall'Italia. Peraltro ribadisco che l'Italia non è in guerra, quindi che cosa si può chiedere all'Italia?

Si è parlato delle basi e quant'altro, ma ha spiegato benissimo il ministro Crosetto quanto le basi in realtà facciano parte di un Trattato della NATO antichissimo e dal quale nessuno ovviamente osa sottrarsi. La collega Unterberger ha detto: però non avete parlato delle basi. Veramente il Ministro l'ha detto chiaramente, collega Unterberger: ha detto che le basi non ci sono state chieste. Se permettete, trovo che sia estremamente presuntuoso da parte dell'opposizione pensare di saperne di più dei Ministri del Governo su notizie ovviamente anche riservate, di saperne di più di Trump, di saperne di più di Netanyahu, di saperne di più del Mossad. Ma cosa possiamo saperne di cosa sta veramente accadendo? Posso dire una cosa con certezza: gli Stati Uniti, ancora una volta con estrema certezza ci stanno salvando il basamento, per non dire altro, insomma, perché, francamente, ogni tanto cascano le braccia.

Sento parlare di Premier marginale, quando tutti sappiamo - capisco perfettamente che la cosa vi faccia rigirare le budella - che è il primo Premier nella storia d'Italia che dopo tre anni sta al 30 per cento con il suo partito. Ha la maggioranza assoluta nel Paese, è beatificata - bisogna dire proprio questo, con estrema sorpresa anche da parte nostra - da tutti gli organi di stampa europei ed internazionali, traina sulle politiche del Governo italiano tutta l'Europa, ma qualcuno ha detto che è marginalizzata. Non so che film vedete, ma sicuramente non è il film che vedono gli italiani: questo ve lo posso assicurare.

Quello che voglio dire, andando a concludere, è che ancora una volta avete perso l'occasione di dimostrare che l'opposizione non lavora solo per far cadere il Governo, che non lavora soltanto nella speranza che si perda il referendum, ma che lavora, in un momento di enorme difficoltà di tutto il mondo - non dell'Italia in particolar modo, ma di tutto il mondo -, verso quell'unità che il ministro Tajani ha chiesto con molta sollecitudine, in maniera totalmente esplicita e - diciamolo - anche in maniera totalmente bonaria.

Per tutti questi motivi, signor Presidente, non posso che ovviamente annunciare il nostro voto positivo e l'appoggio a questa proposta di risoluzione da parte del Gruppo che governo, anche perché l'Italia non poteva fare meglio di quello che ha fatto in queste ore: ha protetto i suoi cittadini, ha protetto i suoi militari, ha protetto il futuro del nostro Paese, collabora con gli alleati a tutto quello che di necessario c'è da fare per fermare questa guerra, consapevole però che questa guerra non dipende da noi. Lo voglio aggiungere con molta consapevolezza: se Trump, come ha fatto in Venezuela catturando un narcotrafficante internazionale che aveva fatto di un Paese una base dei narcos, ha ucciso scientificamente un dittatore sanguinario in maniera esemplificativa (altrettanto spero che faccia con i 200.000 pasdaran che sono armati fino ai denti), ancora una volta Trump è sì meritevole in questo caso del premio Nobel, perché ancora una volta gli Stati Uniti hanno salvato il mondo. (Applausi).

MAGNI (Misto-AVS). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAGNI (Misto-AVS). Signor Presidente, vorrei dire - con tutto il rispetto che ho dimostrato e che ho per le Istituzioni nel nostro Paese, perché per me i Ministri sono istituzioni - che sono rimasto imbarazzato dalle relazioni che sono state fatte, perché sono relazioni giornalistiche. Sostanzialmente le cose che abbiamo ascoltato, le sapevamo tutte dai giornali. La cosa che mi preoccupa è che la verità l'ha detta poi il ministro Crosetto, nelle conclusioni del suo intervento. Egli ha infatti affermato - a me preoccupa, non so a voi, onorevoli colleghi - che l'Europa non è in grado di fermare questa guerra. Allora, cosa facciamo: vogliamo discutere di cosa possiamo fare, almeno noi, nel nostro Paese? Per questo chiediamo che la Presidente del Consiglio venga in Aula a riferire. Credo, penso, ho letto che in altri Paesi - la Germania, la Francia e la Spagna - i primi Ministri hanno affrontato il problema e hanno detto cosa pensano. In Spagna, ad esempio, il Primo Ministro ha detto poche parole: no alla guerra. Però questa guerra - anche se dite che non siamo in guerra - ci coinvolge, eccome. Come non ci coinvolge? Sulle basi cosa dite? Se ci chiedono le basi, diciamo di sì o di no? Dite che non ce le hanno chieste. Allora aspettiamo che ce le chiedano e poi decidiamo? Credo che dobbiamo dire di no.

Non dite una parola sul fatto che Trump aveva dichiarato di aver distrutto tutto l'arsenale atomico dell'Iran e che c'erano trattative in corso. Poi però decide per un intervento unilaterale, che supera qualsiasi regola internazionale e lo stesso diritto internazionale. Questo però non siete in grado di dirlo, perché siete succubi di Trump, visto che volevate dargli addirittura il Premio Nobel per la pace, nonostante le cose che sta combinando. Credo che oggi ci fosse da fare di tutto tranne che innescare una guerra santa. Bisognava invece depotenziare la situazione drammatica che c'è in quella zona del mondo. Lo sappiamo o no? Francamente siamo di fronte a una situazione in cui oggi nessuno è in grado di dire quale intervento si può fare. Siamo fuori controllo. A me questo fa tremare i polsi, perché sono preoccupato, per noi, per le nostre famiglie e per i nostri cittadini, perché possiamo essere colpiti. Chi l'ha deciso? Per quale ragione uno può decidere di fare lo sceriffo del mondo? Non esiste questa cosa, ma voi la sostenete.

Non ho dubbi che l'Iran fosse un regime sanguinario, ma il punto è questo: oggi che cosa produce tutto questo? Chi è in grado di fermare questa situazione? Chi è in grado, già oggi, di affrontare - ad esempio - la questione energetica e i costi che dovremo affrontare? Perché, diciamolo chiaramente, in questo caso magari diventa conveniente il gas che dobbiamo comprare dagli Stati Uniti d'America. Perché qualcuno magari pensa queste cose, non da noi, ma certamente altri che fanno queste scelte. Si giustifica dunque questa situazione, ma non si è in grado di dare una risposta, su come uscire da questo problema.

Per questa ragione vorremmo parlarne anche col Primo Ministro del nostro Paese, perché lei ci rappresenta, rappresenta la nazione in questo caso e quindi anche me, pur non essendo d'accordo con lei. Quindi, mi deve dire come pensa di gestire questo problema? Come intende uscirne? Che azioni intende fare?

Il ministro Tajani ha detto: stiamo facendo tutto per gli italiani e quando si salva una vita è un fatto rilevante. Sono accordo con lei e allora le dico: come avete fatto quando bisognava trasportare Al Masri da dove era stato catturato in Libia, facciamo subito un ponte aereo per cui tutti i cittadini, circa 100.000, come lei ha detto, che vogliono tornare abbiano un posto aereo.

Un posto aereo che però non c'è e allora lei me lo deve dire qui che cosa farà, non che vedremo cosa fare di volta in volta. Non esiste questa opzione. Non è che sono io a telefonare al centralino della Farnesina per chiedere di fare queste cose. È lo Stato che deve intervenire e dire tutto quello che fa per mettere i cittadini in salvo. Questo è un altro elemento che si dovrebbe fare.

Cosa si intende fare sulla questione della difficoltà? Se la verità è quello che dice il ministro Crosetto, per cui non c'è possibilità, io francamente vi dico: possibile che Israele possa fare tutto quello che vuole? Non avete detto una parola su Gaza. Parlate di due popoli e due Stati. Ma quali due popoli e due Stati, se un popolo non esiste più, perché è stato massacrato? Quali due popoli e due Stati si possono pensare di fare? Ma di cosa parliamo? Parliamo di aria fritta in questo caso.

E non ci dice niente l'esperienza fatta in quell'area geografica, in particolare in Iraq. In Iraq è stato addirittura rovesciato un regime, il regime di Saddam. Poi, però, abbiamo scoperto che la motivazione per la quale era stato destituito non era reale. Vi ricordate la storia delle armi chimiche? Quella è stata la prima pietra di quello che è avvenuto in quell'area.

E poi che cosa è stato fatto in Afghanistan? Qual è la situazione in Afghanistan? Ed in Libia? Qual è la situazione in Libia? Oggi noi abbiamo l'Afghanistan in mano ai talebani, l'Iraq fuori controllo, la Libia idem. Ovviamente pensiamo di fare la stessa cosa che è stata fatta in quei luoghi e la giustifichiamo. Io ho sentito la giustificazione e la cosa che mi preoccupa è questa: giustificare il fatto che sia giusto agire così, ma senza trarre quali saranno le conseguenze. Quindi, questa è la domanda che ci dobbiamo fare.

Per questa ragione noi pensiamo che, se davvero si vuole la pace, bisogna costruirla la pace. Invece voi, su tutte queste cose che sto chiedendo, non avete mai fatto uno sforzo per costruirla questa pace. Bisogna ricostruire, ad esempio, i diritti internazionali, i luoghi in cui la multilateralità possa discutere e confrontarsi. Tutto questo viene calpestato.

Addirittura, qualcuno è intervenuto dicendo: ma l'ONU a che cosa serve? Serve per il fatto che questi organismi ci hanno permesso di avere ottant'anni di libertà, pur con tutti i loro limiti, quali la burocrazia. Ci hanno consentito di non avere guerre. Questo è il dato fondamentale che hanno garantito. E sentirmi dire, in questo emiciclo, che sono istituzioni da superare, mi fa davvero inorridire, da un certo punto di vista, ed arrabbiarmi dall'altro.

Il punto è che davvero siamo di fronte al fatto che molte persone pensano che probabilmente sia meglio la guerra per risolvere i problemi e ristabilire la pace.

Io a questo non ci credo, non ci ho mai creduto e mi batterò sempre per costruire la pace, perché solo così si fa la pace. (Applausi).

CRAXI (FI-BP-PPE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CRAXI (FI-BP-PPE). Signora Presidente, colleghi senatori, il conflitto che oppone Israele e gli Stati Uniti all'Iran rappresenta un passaggio critico e denso di incognite nel mosaico internazionale in frantumi. Dobbiamo prendere atto con realismo che l'escalation non è più un rischio retorico, ma è già in atto. La sicurezza dei popoli della regione mediorientale, i corridoi energetici, le rotte commerciali sono esposti a un'instabilità crescente, che non si limita più a un quadrante specifico, ma scuote le fondamenta dell'edificio globale.

Questo scenario impone anzitutto una riflessione sulle cause profonde della crisi. La comunità internazionale guardava da lungo tempo con sempre maggior preoccupazione allo sviluppo del programma nucleare iraniano. L'avanzamento del processo di arricchimento dell'uranio, le limitazioni alle attività di controllo degli ispettori internazionali, l'opacità delle scelte strategiche delle autorità di Teheran hanno accresciuto il timore che il regime degli ayatollah potesse raggiungere in tempi brevi la capacità di dotarsi dell'arma atomica; ciò avrebbe rappresentato un fattore di destabilizzazione senza precedenti, avrebbe potuto innescare una corsa agli armamenti nella regione, moltiplicando i rischi di conflitto e rendendo ancora più fragile un equilibrio attraversato da tensioni profonde. A tutto ciò si aggiunga la problematica connessa al rafforzamento dei dispositivi missilistici a medio e lungo raggio, che Teheran non ha mancato di brandire con toni minacciosi e che potevano raggiungere persino il nostro Paese.

Non si può più comprendere appieno l'attuale crisi senza considerare la natura stessa dell'assetto di potere iraniano: un regime oscurantista, brutale, che spara sul suo popolo soffocandone l'ansia di libertà e l'aspirazione a vivere una vita dignitosa. Le proteste pacifiche che hanno riempito le piazze del Paese in questi anni sono state represse con estrema durezza: migliaia di uccisioni, arresti arbitrari, processi sommari, condanne equivalenti alla morte. Lasciatemelo dire: io penso che 50.000 persone uccise e il futuro di un popolo meritino altro rispetto a una propaganda politica travestita da pacifismo di maniera.

Questa dinamica ha certamente avuto un peso: la storia, in effetti, si è incaricata di dimostrare che la natura dei Governi che agiscono sullo scacchiere globale non è una variabile indipendente rispetto alla ridefinizione delle condizioni necessarie a garantire la stabilità internazionale. Un regime che sopprime nel sangue gli impulsi vitali della sua gente e che costruisce la propria legittimazione ricorrendo alla mobilitazione permanente contro nemici esterni, affidandosi a una rete di influenza fatta di milizie terroristiche e attori armati, tende inevitabilmente ad alimentare le tensioni oltre i propri confini.

All'interno di questa cornice va letta la complessità dello scenario contemporaneo. Oggi più che mai è necessario un approccio sobrio, consapevole dei limiti e anche delle potenzialità del nostro Paese dentro una cornice europea, che deve ritrovare voce e peso politico. La leggerezza, le battute fuori luogo, gli attacchi personali sono un lusso che non possiamo permetterci; servono visione, rigore, senso dello Stato. L'escalation militare che oggi osserviamo rischia di scivolare in una guerra su larga scala, trascinando nel baratro nuovi attori, accentuando l'instabilità destabilizzante del Libano, della Siria, le tensioni nei Paesi del Golfo, l'impatto sulle rotte energetiche commerciali globali.

Ecco allora che, mentre riconosciamo la necessità di impedire la proliferazione nucleare, ribadendo che il diritto dello Stato di Israele a vivere in sicurezza è un principio non negoziabile, riteniamo al contempo indispensabile lavorare con la massima determinazione per evitare che il Medio Oriente precipiti in una spirale di violenza, utilizzando ogni spiraglio possibile per allargare gli spazi di manovra politici e diplomatici. La storia delle relazioni internazionali testimonia che, quando ogni risposta genera una risposta ulteriore, si rischia di precipitare nell'abisso; ed è esattamente il rischio che dobbiamo scongiurare oggi.

Questo è il momento in cui occorre farsi carico di responsabilità e orientare il futuro dei popoli, avendo come bussola la pace, perché, quando la politica smette di governare le crisi, allora le crisi finiscono sempre per governare il presente e per ipotecare i destini del mondo. (Applausi).

PIRONDINI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIRONDINI (M5S). "Buonasera, presidente Meloni, e grazie per aver immediatamente accolto la nostra richiesta di riferire al Parlamento". (Applausi). Chiaramente questo è l'intervento che io oggi avrei fatto, se la Presidente del Consiglio si fosse degnata di venire in quest'Aula a riferire. Ma, lo sappiamo, la presidente Meloni ha troppi impegni; ad esempio oggi ha dovuto annunciare al Paese cosa pensa attraverso Rtl 102.5, la radio istituzionale del Senato. (Applausi). Alcuni giorni fa la Presidente del Consiglio, invece, è stata altrettanto impegnata, perché ha dovuto trattare una situazione tra l'altro molto delicata a livello internazionale, che è la scaletta dei comici del Festival di Sanremo. Per queste cose la Presidente del Consiglio ha trovato il tempo. Non ha trovato però il tempo per venire oggi al Senato, ma con questi impegni era praticamente impossibile, e lo capiamo.

Non trova il tempo per venire a riferire in Parlamento, la presidente Meloni, e non ha trovato ancora il tempo per condannare un attacco illegale contro il diritto internazionale di Trump e Netanyahu in Iran. Mentre parla giustamente di esprimere solidarietà alle donne iraniane, non ha trovato nemmeno il tempo per dire che quell'attacco di Trump e Netanyahu di donne iraniane ne ha ammazzate 165 in una scuola, tra bambine, ragazze e donne. (Applausi).

Però, diciamoci la verità, signora Presidente, la presidente Meloni non vuole venire apposta, perché sennò dovrebbe parlare della politica subalterna (per essere buoni) del Governo Meloni rispetto a Trump. Forse sarebbe meglio dire la politica servile del Governo Meloni nei confronti di Trump; una politica servile quando Meloni dice "sì" all'acquisto del gas americano, una politica servile quando Meloni dice "sì" all'acquisto di armi americane, una politica servile quando Meloni dice sui dazi… ah no, non ha detto niente, i dazi li ha subiti e basta. (Applausi). I dazi che poi ammazzano le nostre imprese, ma per quello magari si collega da un'altra radio e ci fa sapere cosa ne pensa.

Diciamoci la verità: quante volte abbiamo sentito la Meloni dire "no" a Trump? Ad oggi siamo a quota zero e questo è oggettivamente un errore, perché qua nessuno mette in discussione l'alleanza con gli Stati Uniti, però, se si vuole essere alleati che contano qualche cosa, se si vuole essere alleati con la schiena dritta, bisogna saper dire anche qualche "no" ai propri alleati. Abbiamo qualche esempio che la presidente Meloni potrebbe copiare. Ad esempio, il presidente spagnolo Sánchez dice qualche "no": quando gli hanno chiesto di aumentare le spese militari, Sánchez ha detto "no"; quando gli hanno chiesto di utilizzare le basi americane in Spagna, Sánchez ha detto "no". Sanchez sta dicendo, a differenza della Meloni, no alla guerra, cioè a quello che milioni italiani chiedono al Governo Meloni, purtroppo inascoltati. (Applausi). Tra Sánchez e la Meloni c'è la stessa differenza che c'è tra governare ed obbedire. Sánchez governa con la schiena dritta, Giorgia Meloni obbedisce a Donald Trump. (Applausi).

Peraltro stamattina qualche finissimo analista su qualche finissimo giornale ha iniziato a dire che Sánchez, disobbedendo agli Stati Uniti, presto sarà isolato. Io, Ministri, vorrei darvi un'informazione, perché già adesso Sánchez non è più da solo: il Canada sta prendendo quella strada e alcuni Ministri importanti di alcuni Paesi importanti stanno prendendo quella strada. Vi do questa notizia: continuando a dire "sì" a tutto a Trump, tra un po' gli isolati sarete voi. (Applausi).

Detto questo, per evitare che vengano strumentalizzate le nostre parole, come avviene sempre, vorrei fissare un punto importante in questa discussione.

Per quanto ci riguarda, Khamenei è stato un dittatore sanguinario e ogni volta che c'è stato da scendere in piazza per esprimere solidarietà al popolo iraniano il MoVimento 5 Stelle lo ha fatto. Lo ha fatto il 16 gennaio, noi eravamo lì, c'era il presidente Conte, ma non ricordo nessuno di questo Governo e non ricordo nessuno del centrodestra così preoccupato per il popolo iraniano.

Quindi, fissato questo punto, ovvero il fatto che per noi Khamenei era un dittatore sanguinario, spero che nessuno voglia farci veramente credere che l'intervento militare di Trump e Netanyahu in Iran sia per motivi umanitari. Spero che nessuno ci voglia far credere che quell'intervento sia stato per esportare la democrazia. Spero che nessuno ci voglia far credere che quell'intervento sia stato perché forse c'era l'atomica, perché non ne siete nemmeno sicuri. (Applausi).

La verità è che hanno fatto quell'intervento, come al solito, per meri interessi economici (Applausi), perché, come ha detto in questi giorni un importante giornalista italiano, gli Stati Uniti sono un Paese molto fortunato: ogni volta che provano a esportare la democrazia con le bombe, caso strano, in quel Paese trovano sempre il petrolio. (Applausi). Questo è il punto economico della vicenda, perché, vedete, ogni volta che c'è questo tipo di intervento, gli Stati Uniti, dal punto di vista economico, ci guadagnano, mentre l'Italia ci perde sempre. L'Italia ci perde, perché in questi pochi giorni il prezzo del gas è aumentato del 50 per cento; l'Italia ci rimette perché in questi pochi giorni il prezzo del petrolio è aumentato del 10 per cento. Sapete chi pagherà questi aumenti? Sapete chi pagherà gli aumenti delle bollette? Gli italiani. Sapete chi pagherà l'aumento del carrello della spesa? Gli italiani. Sapete chi già sta pagando l'aumento dei beni alimentari negli ultimi quattro anni del 25 per cento? Sempre gli italiani. Ma non eravate il Governo dei patrioti? (Applausi). Che fine ha fatto la difesa del Tricolore, che fine ha fatto "prima gli italiani"? Perché siete passati da "prima gli italiani" a "prima gli italiani, ma fino a un certo punto", frase nota soprattutto al ministro Tajani.

Ministro Tajani, lei sia questa mattina che lunedì scorso, nelle Commissioni congiunte, ha detto che non ha ricevuto proposte da parte della minoranza. Allora, il MoVimento 5 Stelle le vuole fare alcune proposte. Ecco la prima: invece di balbettare, quando vi verranno a chiedere l'utilizzo delle basi in Italia, dite di no; quando vi verranno a chiedere di sprecare altri miliardi di euro per comprare armi, dite che l'Italia quei soldi non li utilizza per le armi, perché servono per la scuola pubblica, per la sanità pubblica, per l'università (Applausi), per la ricerca, per la cultura, per alzare i salari, per aumentare gli stipendi e per aiutare quelle imprese che avete abbandonato (Applausi). Se siete patrioti fate questo, dite questo.

Vorrei concludere con una riflessione con il ministro Crosetto, che oggi, nella sua replica, ci ha spiegato che senza di lui il Paese è perso e che siamo il pilastro centrale dell'Europa, perché il ministro Crosetto avvisa tutti e coordina tutti. Io ho la sensazione che abbia i numeri di telefono sbagliati, perché non mi sembra che stia sortendo grande effetto la sua comunicazione. Però, ministro Crosetto, le voglio fare una domanda: lei sa quanti Ministri della difesa erano in ferie nelle zone oggetto di bombardamento? Di tutti i Ministri del mondo sa quanti erano? Uno soltanto: lei. (Applausi). Lei ha dimostrato, ministro Crosetto, di non essere assolutamente in grado di garantire la sua sicurezza. Lei ha dimostrato in questi giorni di non essere in grado di garantire la sicurezza della carica istituzionale che lei ricopre e ci sta dicendo che, non essendo in grado di proteggere se stesso, lei può garantire la sicurezza dell'Italia. Questo, mi creda, non è credibile, come in parte non è credibile che lei fosse là in ferie. Così ce lo diciamo un po' serenamente. (Applausi).

L'unica cosa, signor Ministro, che lei oggi ci dovrebbe garantire è che stasera si dimette e non sarà più Ministro della Repubblica italiana, perché lei ha dimostrato in questa situazione che non è all'altezza e non è adeguato a ricoprire quella carica. (Applausi).

BORGHI Claudio (LSP-PSd'Az). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BORGHI Claudio (LSP-PSd'Az). Signora Presidente, non mi sembra una buona idea che il Ministro si dimetta e, soprattutto, non mi sembra che sia una buona idea che il Ministro si dimetta su richiesta di chi aveva messo una persona totalmente inadeguata come Elisabetta Trenta al Ministero della difesa. (Applausi).

Anzi, io ringrazio ogni minuto di avere Guido Crosetto come Ministro della difesa, invece di Elisabetta Trenta, in una situazione come questa, altrimenti non voglio immaginare che cosa sarebbe successo. (Applausi. Commenti).

Sinceramente, prendere lezioni di genuflessione a potenze straniere da chi ha un leader che era noto per la sua genuflessione al bar, insieme con Casalino, davanti alla Merkel, non mi sembra che sia esattamente una cosa utile da fare. Ma, al di là di questa nota di colore, vorrei cercare di essere molto serio in questo momento.

È ovvio che siamo davanti a una situazione indubbiamente grave e con pochi precedenti nella storia recente. Penso che una cosa debba essere ripetuta ancora, anche rispetto a chi, di fronte ad altri scenari di guerra, non vedeva l'ora di avere posizioni belligeranti: noi non siamo in guerra con nessuno. Il fatto che noi non siamo in guerra con nessuno ci consente, però, di essere con le mani libere e di fare ogni mossa che sia più utile per l'interesse nazionale. L'interesse nazionale corrisponde sia alla tutela dei nostri cittadini e dei nostri soldati che sono sparsi in tutto il mondo, sia a una proiezione futura rispetto a chi è storicamente nostro alleato. (Brusio).

PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Borghi. Diciamo che, in modo equanime da entrambi i lati dell'emiciclo, c'è un volume un po' troppo alto, persino per la voce del senatore Claudio Borghi. Vi chiederei, data la serietà del dibattito, di fare silenzio.

BORGHI Claudio (LSP-PSd'Az). La ringrazio, signora Presidente. L'interesse nazionale deve essere sempre quello che ci guida. L'interesse nazionale, ripeto, include sia la salvaguardia dei nostri cittadini, dovunque essi siano in giro per il mondo, sia la nostra prospettiva di alleanze mondiali internazionali. Penso che, in una situazione come l'attuale, la nostra neutralità militare sia importante tanto quanto deve essere la nostra alleanza con gli Stati Uniti. Non credo, infatti, che si possa essere così matti da pensare di andare in un mondo che è in combattimento, che purtroppo si sta allargando in modo incontrollato. Noi non possiamo mai sapere dove vanno a finire questi conflitti e questi combattimenti. Se andiamo a guardare cosa è successo in passato, le guerre mondiali e i periodi di maggiore tragicità della storia dell'uomo sono iniziati con delle specie di domino: all'inizio sembravano dei conflitti locali, dei conflitti regionali, addirittura degli episodi (vi ricordate l'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando?) e poi, di domino in domino, con l'aggiunta di uno Stato belligerante dopo un altro, ci si è ritrovati in conflitti mondiali e con ferite che ancora adesso, purtroppo, dobbiamo ricordare.

Ricordiamo che la guerra, alla fine, è una sconfitta per tutti. Uno, poi, si ricorda chi ha vinto e chi ha perso le guerre, ma anche quelle che abbiamo vinto (vale a dire, per esempio, la Prima guerra mondiale) non sono state una vittoria, perché milioni di morti, da una parte e dall'altra, sono sempre una sconfitta. L'unico modo di vincere una guerra è non partecipare.

Per cui, all'interno di un sistema di alleanze, non è possibile pensare di fare la guerra alla Russia, di fare la guerra alla Cina, di fare la guerra agli Stati Uniti (perché non va bene neanche quello che fanno gli Stati Uniti) e poi, dall'altra parte, essere belli tranquilli e disarmati nei confronti del mondo, perché dobbiamo evitare anche di riarmarci. Perché? Chissà. Finirà che verremo invasi da un qualsiasi Paese arabo confinante e non avremo neanche la possibilità di poterci difendere e nessuno ci difenderà. In ogni caso, quindi, le nostre alleanze devono essere mantenute.

Per quello che riguarda quello che possiamo fare per essere vicini ai nostri alleati e ai nostri interessi in questa fase, non può la Lega essere contraria a interventi difensivi. Ministro Crosetto, lei ha usato due navi da 7.000 tonnellate e fregate lanciamissili per difendere quegli sciamannati della Flottilla. Non dobbiamo allora difendere i nostri soldati, i nostri cittadini e i nostri interessi economici? (Applausi).

Ne usi anche tre, per quello che riguarda noi. L'importante è che i nostri soldati siano al sicuro. I nostri Paesi amici, anche se non formalmente alleati, in questa guerra non c'entrano nulla. Forse qualcuno dimentica che l'Iran, con una tattica che può essere discutibile (qualcuno potrebbe dire che uno si difende come può, ma l'Iran non si difende come può), spara a Paesi che non sono in guerra: Dubai, gli Emirati, il Bahrein, la Turchia e Cipro non sono Paesi in guerra con l'Iran. Questa curiosa tattica di attaccare mezzo mondo per difendersi da un attacco che si ritiene ingiustificato è quantomeno indice di cosa sia la mentalità di quello Stato, ossia una mentalità tipicamente terrorista, vale a dire: penso che andare ad attaccare uno Stato neutrale sia una risposta corretta a un'ingiustizia che penso di avere subito. No, è un'ingiustizia che si va a sommare a quella che eventualmente è l'ingiustizia che si dice di aver subito. Il risultato è morte e disperazione, perché non si può sparare a una città confidando che le difese antiaeree funzionino. Se si tira un missile contro una città, non è che non ci pensiamo solo perché le difese antiaereo intercettano questo missile. Se non ci fossero state le difese antiaeree a colpire i missili lanciati contro Cipro, Dubai, Turchia e così via, a questo punto i morti sarebbero milioni. Non è che dobbiamo scusare quello che ha fatto l'Iran sparando su Paesi del tutto neutrali. Vi posso assicurare che se noi fossimo stati nel raggio dei missili dell'Iran - approfitto per dire, dopo aver visto tante cose terroristiche anche sui giornali di questi tempi, che l'Iran non ha missili che per gittata raggiungano l'Italia - probabilmente l'Iran avrebbe sparato missili anche a noi. A quel punto noi, che non abbiamo fatto niente e che ci saremmo ritrovati un missile iraniano contro una nostra città, forse in questo dibattito avremmo ragionato in un altro modo, in un modo lievemente differente, e magari certe parole rispetto a quello che facciamo noi sulla difesa e cose di questo tipo sarebbero state dette in un modo differente.

In realtà non siamo in grado di poter ragionare su quello che fanno gli altri e fare i giudici del mondo. Sono sempre stato molto pragmatico: la legge del più forte purtroppo è sempre esistita; anche la NATO è una forma di legge del più forte; gli europeisti convinti che dicono che ci vuole l'Europa unita per andare contro gli altri sono un'altra maniera di ragionare con la legge del più forte. Dal mio punto di vista, la forza è la neutralità, la forza è la ragione, la forza è il diritto, ma la difesa e la deterrenza devono sicuramente essere parte della pace, perché ci sono persone che non hanno in nessun conto la vita umana. Purtroppo, per la funzione che mi è stata assegnata in questa legislatura presso il Comitato per la sicurezza della Repubblica, come rappresentante del Parlamento mi tocca vedere le cose che non possono essere mostrate. Vi posso assicurare che, riguardo alla repressione che l'Iran ha attuato nei confronti di proteste pacifiche iniziate dai commercianti, vi sono delle immagini di violenza, di una crudeltà e di una inumanità che potete farvi raccontare da chi dei vostri colleghi è membro del Copasir, a proposito di come queste persone valutano la vita.

Quanto alla possibilità di poter aiutare dal punto di vista strettamente difensivo i Paesi nostri amici e i nostri interessi economici, vi posso assicurare che dallo Stretto di Hormuz dipende molta parte dell'economia non solo dell'Italia, ma del mondo. Soltanto uno sciocco può pensare che, se diciamo di no alle basi, allora il prezzo del carrello e del carburante migliora e aiuta. No, non c'entra assolutamente niente. Se bloccano lo Stretto, il prezzo del carburante e del gas aumenta per tutto il mondo, per neutrali, non neutrali, gialli, verdi e blu. (Applausi).

Quindi, in ogni caso è interesse anche nostro far sì che questa guerra finisca il prima possibile. Per cui, ministro Crosetto e ministro Tajani, andate avanti così: avete la nostra fiducia. Noi voteremo ovviamente sì alla proposta di risoluzione di maggioranza. Apprezziamo il fatto che, se ci debbono essere passi ulteriori, il Parlamento - avete detto - verrà coinvolto: è la maniera giusta di procedere. Non siamo in guerra con nessuno, continuiamo a non esserlo, ma dobbiamo difenderci e difendere i nostri interessi. (Applausi).

ALFIERI (PD-IDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALFIERI (PD-IDP). Signor Presidente, davanti alla tragedia in Medio Oriente - una tragedia che, in alcuni contorni, non avevamo mai visto - il nostro primo pensiero, quello delle donne e degli uomini del Partito Democratico, va al popolo iraniano, massacrato e torturato in questi anni. (Applausi). Siamo stati al fianco del movimento Donna, vita, libertà. Quel popolo, oggi, quelle ragazze e quei ragazzi, che continuano nonostante tutto a scendere in piazza, sono stretti da una parte da un sentimento di speranza, perché il futuro possa cambiare, perché si possano affermare i principi democratici e possano essere affermate le libertà che vedono in altri Paesi; dall'altra parte, però, sono davanti alla dura realtà. La dura realtà è che, in questo momento, dopo l'intervento, muoiono ancora di più. La repressione delle Guardie rivoluzionarie è ancora più stringente di prima. Quindi la nostra vicinanza va a loro ed è il motivo per cui chiediamo al Governo, nel momento in cui si batte per la de-escalation in tutte le sedi - non abbiamo dubbi che lo faccia con convinzione - di unire a questa azione degli appelli, che non sono velleitari, per la liberazione dei prigionieri politici (Applausi), per la moratoria delle esecuzioni capitali, per rispettare e stare nel solco dei principi e dei valori scolpiti nella nostra Costituzione.

Ringrazio i due Ministri. L'altro giorno abbiamo avuto occasione di confrontarci nelle Commissioni e sono oggi ancora qui. Però, non ce ne vorrete: nei passati Governi c'era un altro stile. Ne abbiamo affrontate tante: pensiamo ad una tragedia come quella del COVID-19, per la quale nessuno era preparato, e a quella guerra nel cuore dell'Europa che ci ha colto di sorpresa, forse anche colpevolmente. I Presidenti del Consiglio di allora - prima Conte e poi il presidente Draghi - avevano uno stile diverso. Me lo dovete concedere: sono fatti. Chiamavano i leader di maggioranza e di opposizione a confrontarsi (Applausi), condividevano informazioni, chiedevano suggerimenti. Poi decidevano loro, giustamente - perché deve decidere il Governo - ma sulla base di un confronto. Questi sono fatti incontrovertibili. Poi possiamo discutere e avere idee diverse, ma c'è un tema di metodo, e quel metodo non è stato rispettato. Anzi, quel silenzio assordante istituzionale si è trasformato invece in un atteggiamento ciarliero alla radio, in cui ha voluto mischiare insieme la tragedia iraniana con la campagna referendaria per il prossimo referendum. Questo non è stile istituzionale, mi dispiace (Applausi). Mi dispiace: ha tutto il diritto di fare campagna per il referendum, ma gli interessi strategici del nostro Paese vanno tutelati in ben altra maniera, con altro stile. (Applausi).

Ministro Tajani, l'ho ascoltata attentamente. Ha parlato della morte del dittatore sanguinario come della possibilità di aprire una nuova fase che si spera fondata sulla pace e sul dialogo. Mi permetta di essere un po' meno fiducioso di lei da questo punto di vista. Le faccio solo un brevissimo elenco. A Gaza gli aiuti arrivano ancora con difficoltà. Hamas ha ripreso piede e non viene disarmato. La seconda fase non parte. In Cisgiordania gli estremisti del Governo israeliano continuano a prendere decisioni che vanno verso l'annessione di quella parte del territorio. (Applausi). Diciamo una parola su questo! Vogliamo denunciare Netanyahu e la sua politica di annessione della Cisgiordania? Non una parola! Ho sentito da parte sua un'altra frase, in cui ha detto che Rubio ha condiviso con noi una valutazione positiva sull'andamento delle operazioni e che stanno raggiungendo i loro obiettivi. Di grazia, può dirceli? Può condividerli con noi? Perché noi comuni mortali abbiamo delle difficoltà a comprenderli. (Applausi).

Nel Giugno 2025 Trump interviene, con una dichiarazione in cui dice: abbiamo messo in campo un'operazione senza precedenti e abbiamo annullato tutto il potenziale nucleare iraniano.

Dopo qualche mese apprendiamo che c'è il rischio che l'Iran stia allestendo la bomba atomica. Allora sono intervenuti per quello? Ma allora non si capisce perché non stiano colpendo i siti di arricchimento dell'uranio. Stanno colpendo random, stanno andando a individuare i capi del regime e poi, ogni tanto, colpiscono anche quelle che si chiamano esternalità negative. Ma quali esternalità negative? Sono morti dei bambini! Sono morti dei bambini! (Applausi).

Vogliamo, su questo, dire due parole di condanna? Lo possiamo fare, in virtù della storia che questa Repubblica ha, di attenzione nei confronti del mondo arabo, dei legami che ha costruito negli anni con le istituzioni? Tra i diversi colori politici ci ritrovavamo su questi temi.

Signor Ministro, io lo dico perché spero che, almeno nella interlocuzione con Rubio (capisco che con Trump sia più difficile), lei abbia provato a fare quello che hanno fatto gli altri leader europei ed il premier canadese: provare a dire che quell'intervento era fuori dalla legalità, che era contro il diritto internazionale, che non era stato concordato o comunque condiviso con gli alleati.

Ha provato almeno a dirlo questo? Per noi questo è un punto fondamentale e lo dico perché ho ascoltato il ministro Crosetto affermare: l'opposizione dice delle falsità. Non abbiamo bisogno di dirle. Ci state dando tanto di quel materiale, per quello che vediamo, che non riusciamo più a starvi dietro. (Applausi).

Ministro Crosetto, tornando, invece, a un tema serio che ella ha posto, io le consiglierei di essere leggermente più prudente nel suo ruolo. Prima sono state battute delle agenzie che dicono: il mondo è sull'orlo dell'abisso. Anche se lo pensa, io sarei leggermente più prudente. Ma se così è e c'è questo caos a livello internazionale, c'è un signore che siede alla Casa Bianca che qualche responsabilità in questo caos ce l'ha, avendo asfaltato l'ordine internazionale, delegittimato le istituzioni internazionali, tolto soldi alle operazioni di peacekeeping delle Nazioni Unite. Fatti: non congetture, fatti. (Applausi).

Davanti a tutto questo, davanti al Presidente di quella che dovrebbe essere la più grande democrazia e il nostro più grande alleato, come noi speriamo che torni a essere con una leadership diversa in futuro, il quale dice, nel momento in cui dovremmo essere impegnati per la de escalation, che li stiamo massacrando e pubblica, non su un blog di influencer, ma sul sito della Casa Bianca, i bombardamenti a ritmo della macarena, ma lo volete trovare un sussulto di dignità per prendere le distanze? (Applausi).

Riprendiamo un po' la nostra storia, la storia della Repubblica italiana, con la schiena dritta e che ha saputo dire anche di no. Da questo punto di vista, dal momento che siamo una forza responsabile, siamo stati al Governo, io voglio esprimere la vicinanza ai militari ed il ringraziamento per quello che stanno facendo in un teatro complicato e difficile, esposti a questo caos internazionale. E ugualmente voglio esprimere la vicinanza alla nostra rete diplomatica, che sta facendo un grande lavoro. (Applausi).

A volte dobbiamo dirlo anche noi dall'opposizione, non approfittando e speculando, perché, quando ti ritrovi 70.000 persone in giro per il mondo per motivi diversi, anche per andare in vacanza, che pensano solo al loro problema, noi dobbiamo pensare che è complicato mettere insieme quel meccanismo. Solidarietà, dunque, alla carriera diplomatica, ai diplomatici che stanno lavorando, a tutti quelli che si stanno impegnando e soprattutto a quelli che stanno in Iran. E mi fermo qui, perché è giusto che lavori chi deve lavorare.

Noi condividiamo il lavoro che si sta facendo a livello europeo, ministro Crosetto, nel rispetto dell'articolo 42, comma 7 del Trattato dell'Unione europea: bene che ci stiamo muovendo, bene gli aiuti che mandiamo, bene che la nave San Giorgio vada ad aiutare un nostro alleato, un Paese membro che condivide la nostra comunità.

Abbiamo qualche dubbio sull'inquadramento giuridico dell'operazione che state facendo e vigileremo, perché vogliamo capire dove la mandate questa batteria e con quale modalità. Un conto, infatti, è mandarla dentro la base di Ali Al Salem, un conto è affidarla agli Emirati.

Purtroppo, abbiamo questo vizio. Noi dobbiamo fare l'opposizione, dobbiamo vigilare e, ministro Crosetto, abbiamo anche un altro vizio sul tema delle basi. Abbiamo questo vezzo di studiare e leggere i documenti. Conosciamo l'accordo NATO del 1951, conosciamo l'accordo bilaterale tra Stati Uniti e Italia del 1954 ed il memorandum of understanding del 1995.

Sappiamo cosa si può o non si può fare dentro le basi militari, perché siamo stati al Governo anche noi, ma aggiungo un tema che voi non avete affrontato.

Presidenza del presidente LA RUSSA (ore 19,30)

(Segue ALFIERI). Noi, quando siamo stati al Governo, abbiamo autorizzato alcune operazioni, ma in altri casi abbiamo anche detto di no agli americani. Voi, quando riceverete la telefonata di Trump - di daddy, come lo chiama Rutte - avrete il coraggio di dire no a Trump, se sono contro il diritto internazionale e se interverranno direttamente in appoggio a dei deep strike in Iran? Avrete il coraggio? Io non ho ancora sentito da questo punto di vista. Vogliamo parole chiare. (Applausi).

Mi avvio alla conclusione. Il tema fondamentale è capire da che parte stiamo. Io prima ho sentito il ministro Crosetto fare affermazioni molto condivisibili sulle cose fatte per il debito comune, per lavorare nel formato E5, però gli devo dare una brutta notizia: non è ancora Presidente del Consiglio. La Presidente del Consiglio ha dei problemi a partecipare al formato dei volenterosi, a ricostruire quelle alleanze con tutti i Paesi e, quando si collega, non condivide quella linea. Le ricordo, inoltre, che c'è un vicepremier, Salvini, che è più intento a dare carezze a Putin piuttosto che ad allearsi con la Francia e un giorno sì e un giorno no attacca Macron, con cui invece dovremmo costruire la nuova Europa e la difesa europea. Fatevi un esame di coscienza. (Applausi).

TERZI DI SANT'AGATA (FdI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TERZI DI SANT'AGATA (FdI). Signor Presidente, signori Ministri, signori Sottosegretari, colleghi, consentitemi di esprimere un apprezzamento veramente forte a nome del Gruppo Fratelli d'Italia, anticipando la decisione di voto pienamente e convintamente favorevole alla proposta di risoluzione n. 1 della maggioranza. Consentitemi di esprimere soprattutto ai ministri Tajani e Crosetto due apprezzamenti per cose estremamente importanti che hanno detto entrambi: la tutela, in ogni modo e come principio assoluto, dei nostri connazionali e delle nostre Forze armate spiegate nei Paesi, colpiti da questa espansione criminale di guerra che è stata fatta contro città, Paesi, luoghi dove ci sono imprenditori, persone che lavorano dall'Italia e anche persone che si trovano lì per motivi personali. (Applausi).

Allo stesso modo vorrei condividere con i ministri Tajani e Crosetto il senso di quello che sta avvenendo ora in Medio Oriente. È un senso che si collega - fatalità dell'agenda, ma anche dinamica e volontà dei rapporti parlamentari - con la discussione che abbiamo fatto ieri e l'altro ieri sul disegno di legge contro l'antisemitismo. Lo dico perché oggi, nelle parole che sono state dette in questa sede, ho la sensazione che siano emersi ancora dei doppi standard e dei soffusi veleni che distinguono il popolo israeliano, non soltanto il Governo israeliano (e su quello sappiamo che c'è la perfetta libertà di critica, assolutamente accettabile), ma la stessa essenza della Nazione del popolo ebraico e di Israele, rispetto ad altri popoli che sono oggetto di drammi, di aggressioni dai loro stessi regimi genocidari o da potenze straniere. Allora, ho sentito parlare in modo molto accorato, presente ed umano, in modo eloquente, delle sofferenze che il popolo iraniano sta subendo da decenni; è stato altresì ricordato quello che abbiamo fatto anche come italiani, per continuare, per esempio, sulla decisione del Governo di mettere i pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche, anticipando quello che poi sarebbe avvenuto. Anche questa è stata una visione di politica estera molto importante. Tuttavia, non ho sentito una parola su quello che sta soffrendo il popolo israeliano oggi nelle cantine, nei bunker, sotto i colpi inauditi degli Hezbollah, dei Kata'ib Hezbollah dall'Iraq, di Hamas che ancora non si disarma, dell'Iran direttamente, degli Houthi che bloccano la navigazione e cercano di soffocare l'economia mondiale.

Non ho sentito questo. Ho sentito semplicemente contestazioni basate sul regime delle basi e il riferimento al Memorandum of understanding del 1995. Me lo sono riletto per sicurezza anche oggi l'articolo in cui si parla delle autorità italiane e delle autorità americane, di come si distinguono i comandi in condizioni normali e di come ci sono delle diversità in condizioni eccezionali sulle quali deve decidere il comitato tecnico si riunisce. Ebbene, il primo ministro Sánchez ha fatto esattamente quello che sta facendo l'Italia, cioè ha consentito l'uso delle basi per motivi correnti, ma non per motivi eccezionali. (Applausi). Ed è quello che credo debba essere riconosciuto al ministro Crosetto in questa fattispecie. Smettiamola con queste balle (brutto termine) continue; non se ne può più.

Andiamo anche a vedere quello che è realmente il senso di chi ancora invoca la filosofia dei "pacifinti"; così chiamava questo mondo, il mondo dei pacifisti finti, un personaggio che molti conoscete. Non c'è neanche bisogno che ricordi il suo nome, perché è stato un seguace di Gandhi e della non violenza e faceva gli scioperi della fame, ma non accettava la falsità del pacifismo solo per avvantaggiare alcuni Paesi e avvantaggiare determinati interessi, più o meno loschi, di contrabbandi petroliferi e cose del genere. (Applausi).

Allora, su queste cose, un po' di chiarezza e un po' di decenza. Quando noi vediamo i doppi standard e invochiamo i diritti del popolo iraniano, dobbiamo anche capire le parole di una esule iraniana di qualche giorno fa, Leila Farahbakhsh, che vedendo un corteo (se non sbaglio ARCI e ANPI, con grandi componenti di sinistra) che protestava contro i bombardamenti sull'Iran, ha affrontato queste persone, questi dimostranti, dicendo "dove eravate quando il regime iraniano in due giorni ha chiuso Internet e ucciso 40.000 persone?". (Applausi).

Allora, su tutte queste cose, chiarezza impone che diciamo, come hanno detto bene i due Ministri e come ha detto bene il Presidente del Consiglio in diverse occasioni, che tutto quello che sta avvenendo è figlio dell'aggressione russa all'Ucraina, guarda caso una Russia alleata con un Iran che a sua volta ha collaborazioni con la Corea del Nord per il programma nucleare e per il programmano missilistico, che manda addirittura dei soldati mercenari, che aiuta a reclutare in Afghanistan e in altri Paesi islamici per riversare questa carne da macello sul fronte ucraino, che manda droni e missili direttamente alla Russia e che fabbrica insieme con la Russia queste armi di offesa e di distruzione del popolo ucraino.

Ma nessuna di queste voci che sentiamo, così umane e così umanitarie, si scandalizza per quello che avviene veramente in Ucraina, quando si tratta di difendere l'Ucraina, di dare i mezzi della deterrenza e della difesa, di aiutare gli ucraini con finanziamenti e con armi, perché è solo la deterrenza che può fermare questo orrore.

Allora, venendo a queste considerazioni, la politica estera del Governo dell'Italia è una politica protagonista. L'altra cosa veramente al limite della risata che si è sentita è che l'Italia non conta niente. L'Italia è un Paese debilitato, nascosto, non ci sono incontri, non ci sono contatti internazionali sufficienti, non si parla. La diplomazia, sì, deve essere palese, bisogna andare a fare i quaquaraquà da qualche parte, su qualche spettacolo, magari il Forum di Davos o cose di questo tipo. Non dico che lì non ci siano cose molto serie che si discutono, ci sono delle grandi personalità, ma la diplomazia è fatta molto spesso per ottenere qualcosa in modo discreto, pronto, con capacità di contatti di leader che hanno fiducia l'uno verso l'altro.

Allora, colleghi e Ministri, cosa leggiamo sulla stampa internazionale? Non tanto su quella italiana, ma su quella internazionale moltissimo. Chi è il leader di riferimento in tutta Europa, se vogliamo fare un nome?

Se l'«Economist», se «The Guardian», se i giornali internazionali, se il «New York Times», che non è certo un giornale pericolosamente di destra o conservatore, dicono che il leader di riferimento in Europa (oramai lo dicono da mesi e continuano a dirlo, anche nelle condizioni così difficili di adesso) è Giorgia Meloni (Applausi), qualcuno l'ha sentito da quella parte dell'Aula, o l'abbiamo letto solo noi? Non sanno l'inglese, neanche capiscono i giornali tradotti, o le vediamo soltanto noi queste cose?

Devo dire anche la verità. Nella piccolissima attività che faccio di diplomazia parlamentare potrei citare il nome di un ambasciatore che è venuto da me per due ore per chiedermi delle cose, per ragionare su alcune cose, perché ci teneva particolarmente e non era un Paese che uno può immaginare di spicco, ma anche quelli che sono fra i quattro o cinque principali Paesi fanno la stessa cosa, così come fanno le Commissioni parlamentari che interagiscono con noi. Lo sa benissimo Stefania Craxi, che fa un'azione straordinaria sul piano della diplomazia parlamentare, ma anche io sono testimone di queste cose.

Allora, da dove viene? Da un altro pianeta? Mi domandavo con qualche collega un attimo fa, sentendo questo coro veramente continuo, fastidioso e stucchevole che non contiamo niente. Da italiano sentirmi dire sempre che non si conta niente, che l'Italia non importa niente e che il suo Governo è una nullità mi dà un enorme fastidio e non credo che sia neanche popolare a chi è a caccia di voti, neanche popolare fra gli elettori.

Ritengo anche che si deve guardare forse a una certa ossessione…(Il microfono si disattiva automaticamente), magari questo senso di minus habens, diciamo così, in senso diplomatico, di senso di inferiorità, è rimasto radicato nelle loro vene e lo si proietta anche in una realtà come quella attuale, che è completamente diversa.

Quindi, ben venga il voto su questa risoluzione, che tocca tutti i temi, in particolare quello della sicurezza internazionale e della pace, attraverso la deterrenza, dell'aiuto ai Paesi che sono attaccati, nostri fratelli, per princìpi culturali e lontani come Israele in particolare, ma i Paesi europei, Cipro, adesso anche l'Azerbaijan. Hanno colpito una scuola e un aeroporto, tanto per vedere gli iraniani chi sono. Senza la continuità di un'azione che dissuada veramente l'Iran dal continuare a espandere il conflitto, non c'è soluzione. (Applausi).

PRESIDENTE. Avverto che il ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, onorevole Tajani, nonché il ministro della difesa, Guido Crosetto, hanno accettato la proposta di risoluzione n.1, presentata dai senatori Barcaiuolo, Pucciarelli, De Rosa e Petrenga, e hanno espresso parere contrario invece sulla proposta di risoluzione n. 3, presentata dai senatori Boccia, Pirondini e De Cristofaro. Hanno ritenuto invece assorbite le parti della proposta di risoluzione n. 2, presentata dalla senatrice Paita e da altri senatori, sulle quali peraltro c'è una considerazione positiva, per usare le parole che ha usato il Ministro.

Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 1.

BOCCIA (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOCCIA (PD-IDP). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 113, comma 2, del Regolamento, dispongo la votazione come richiesto.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della proposta di risoluzione n. 1, presentata dai senatori Barcaiuolo, Pucciarelli, De Rosa e Petrenga.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Essendo stata approvata la proposta di risoluzione n. 1, risulta assorbita la proposta di risoluzione n. 2 e preclusa la proposta di risoluzione n. 3.

Si è così concluso il dibattito sulle comunicazioni del Governo in esito alla richiesta di aiuti dai Paesi del Golfo.

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di martedì 10 marzo 2026

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 10 marzo, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 19,45).