Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 391 del 12/02/2026 (Definitivo)
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SENSI (PD-IDP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SENSI (PD-IDP). Signora Presidente, ha ragione Kiev: la decisione del Comitato olimpico internazionale (CIO) di squalificare Vladislav Heraskevych, il campione di skeleton che avrebbe dovuto gareggiare questa mattina, è una vergogna. Egli sarebbe stato colpevole, secondo i burocrati del CIO, di non rinunciare al suo caschetto su cui erano stampigliati i volti di tanti atleti ucraini, suoi colleghi, campioni o speranze, uccisi dalla furia di Putin che tanti estimatori ‑ tanti avvocati, perfino qualche attendente, tra apoti, indifferenti, nostalgici, prezzolati e vili ‑ trova purtroppo anche nel nostro Paese.
Dice il CIO che il caschetto di Heraskevych non è conforme al regolamento. Chissà se lo è invece l'aggressione militare all'Ucraina (quattro anni fa fra pochi giorni), chissà quella che sport è, chissà se è in linea con gli ideali di de Coubertin. L'atleta ricorrerà ‑ onore a lui ‑ pensate a uno sportivo che si allena per quattro anni e più in quelle condizioni per arrivare alle Olimpiadi e poi viene squalificato non per doping, ma perché porta con sé i volti degli atleti come lui, quelli che dovevano e potevano essere lì.
Visto che non lo consente il CIO, signora Presidente, permetta a me qui di raccontare brevemente chi sono alcuni di quegli atleti, quelli che non possono essere oggi in pista a Cortina con Vladislav. Ne sono stati uccisi più di 650: Yevhen Malyshev, biatleta, ammazzato a Kharkiv un mese prima che compisse 20 anni; Maria Lebid, 15 anni, che si trovava a casa sua, a Dnipro, colpita da un missile; Dmytro Sharpar, 25 anni, pattinatore artistico, morto a Bakhmut mentre combatteva per difendere la linea del fronte; Volodymyr Androshchuk, 22 anni, atletica leggera, caduto anche lui a Bakhmut; Daria Kurdel, 20 anni, uccisa in un attacco missilistico su Kharkiv; Ivan Kononenko, ferito in battaglia, è voluto tornare in prima linea, non ascoltando il consiglio dei suoi medici che gli dicevano di no; Alina Perehudova, 14 anni, sollevatrice di pesi, era in fila con la madre e lo zio a Mariupol, per fare scorta d'acqua; Maxym Halinichev, 22 anni, pugile, ucciso mentre difendeva il suo villaggio nella regione del Luhansk; Oleksiy Loginov, 23 anni, giocatore di hockey, ucciso nel Luhansk; Fedir Yepifanov, 18 anni, schermidore, ucciso sul fronte a Zaporizhzhia; Kateryna Dyachenko, 11 anni, ginnasta, una bomba a Mariupol, la sua famiglia sotto le macerie, i superstiti in un ospedale distrutto da un attacco aereo subito dopo; nessuno è sopravvissuto della sua famiglia; Karyna Bakhur, 17 anni, kickboxer, una campionessa mondiale, un attacco missilistico a Berestyn, portata in ospedale in condizioni critiche, si era gettata sul padre per proteggerlo dal fuoco, è morta sotto i ferri; Victoria Ivashko, 9 anni, judoka, centrata da un missile a Kiyv tre anni fa, stava a casa con la mamma.
Questi, Presidente, sono i nomi e le storie degli atleti ucraini che Heraskevych voleva portare con sé come memoria, per dar loro forza, per farli gareggiare con lui, come avrebbero meritato. Questo, e non altro, ha squalificato il CIO, e questo e altro squalifica per sempre il CIO. Possa quest'Assemblea, Presidente, e concludo, restituire nel cuore della nostra democrazia i nomi di chi è morto per difenderla e onorarla. Esserne degni nel ricordo, quello che il Comitato olimpico ha negato a Heraskevych, la sua medaglia, la più preziosa. Che Dio li perdoni, che Dio ci perdoni. (Applausi).
PRESIDENTE. Grazie, senatore Sensi. Se posso, personalmente mi associo.
LICHERI Sabrina (M5S). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LICHERI Sabrina (M5S). Signora Presidente, oggi voglio denunciare il trattamento iniquo e penalizzante cui è sottoposta la scuola della Sardegna. Dando infatti continuità a un grido di dolore e di sdegno che ha già pronunciato la governatrice della Regione, Alessandra Todde, sto parlando di dimensionamento scolastico, che l'isola di Sardegna subirà d'imperio, dall'alto, spacciato per solo dimensionamento amministrativo, privo di conseguenze, e la possibile esclusione della Sardegna dai fondi PNRR scuola.
Questi provvedimenti, Presidente, hanno un po' il profumo e il sapore amarissimo di una punizione, nata appunto dalla mancata adozione, da parte della Regione Sardegna, del piano di dimensionamento scolastico nazionale degli ultimi anni. Una scelta, quella della Regione, invece coraggiosa, consapevole della scuola sarda, volta a tutelare le sue specificità e il diritto allo studio.
Signora Presidente, negli ultimi anni la Sardegna ha già perso 38 autonomie scolastiche, quindi non siamo davanti a una Regione che ha snobbato o che si è rifiutata di affrontare la questione; per questo infatti ha pagato e paga tanto, un prezzo altissimo nel quotidiano, delle famiglie e di tutto il personale scolastico. È un territorio a cui si chiedono ancora sacrifici: altre nove autonomie scolastiche. Quindi non basta l'isolamento come conseguenza dell'insularità, mai risolto. C'è la questione della sanità, il contenzioso con il Governo centrale in merito a una serie di questioni. Ora c'è un assalto al diritto allo studio di portata gravissima, perché il Governo trascura il fatto che la Sardegna non è un territorio qualunque: aree interne vastissime, collegamenti difficili quando non completamente inesistenti, calo demografico, denatalità, aree culturalmente depresse dove la scuola è importante, così come è difficile. Insomma una terra con squilibri profondi.
Non faccio vittimismo, Presidente; i problemi sono sotto gli occhi di tutti e in Sardegna si sta lavorando seriamente per risolverli, nonostante le difficoltà e la complessità del contesto. Ma questa ennesima mazzata del Governo non aiuta, l'ennesima per la Sardegna, Presidente. Da sarda e da senatrice dico: basta.
Presidente, io chiedo a questo Governo di fermarsi, di bloccare questo ingranaggio cieco, di ascoltare e di riaprire il dialogo istituzionale. Servono consapevolezza, lungimiranza e rispetto, anche perché, se qualcuno ancora non l'avesse capito, il rispetto è un valore assoluto e in Sardegna non è più negoziabile. (Applausi).