Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 391 del 12/02/2026 (Definitivo)

INTERROGAZIONI

Interrogazioni sulle misure per contrastare la riduzione del prezzo del latte ovi-caprino in Sicilia

(3-02305) (22 dicembre 2025)

Pogliese, Russo, Sallemi, Bevilacqua, Bucalo, Damante, Germanà, Lorefice, Musolino, Ternullo. - Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste -

                    Premesso che:

            il settore zootecnico, ed in particolare l'ambito ovi-caprino, rappresenta uno dei pilastri dell'agricoltura siciliana, sia per la consistenza numerica delle aziende presenti sul territorio regionale, sia per il significativo contributo in termini di occupazione e opportunità lavorative, soprattutto per i giovani allevatori, oltre a svolgere un ruolo centrale nella tutela e difesa del territorio, nella valorizzazione delle eccellenze agroalimentari locali e nella promozione turistica delle aree rurali;

            nonostante tale rilevanza strategica, in Sicilia si registra negli ultimi mesi una marcata e repentina riduzione del prezzo del latte ovi-caprino, che è passato da valori superiori a 1,50 euro al litro, con punte fino a 1,60 euro registrate solo pochi mesi fa, agli attuali 1,00-1,10 euro al litro, livelli che risultano spesso inferiori ai costi medi di produzione;

            tale andamento sta determinando gravi difficoltà economiche per le aziende zootecniche, già fortemente penalizzate dall'aumento dei costi energetici, dei mangimi e delle materie prime;

            il protrarsi di prezzi non remunerativi rischia di provocare la chiusura di numerose aziende, con conseguente perdita di occupazione, abbandono delle aree interne e compromissione del patrimonio zootecnico regionale;

            secondo quanto segnalato dalle organizzazioni di categoria e dagli operatori del settore, le dinamiche di formazione del prezzo del latte sembrerebbero evidenziare la presenza di un mercato fortemente concentrato, con pochi soggetti acquirenti in grado di influenzare in modo determinante i prezzi, configurando potenziali assetti oligopolistici;

            tali assetti potrebbero favorire fenomeni speculativi che appaiono andare oltre le ordinarie dinamiche di domanda e offerta, incidendo negativamente sulla libera concorrenza e sulla giusta remunerazione dei produttori,

            si chiede di sapere:

            se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di queste dinamiche di mercato e se non ritenga opportuno promuovere verifiche e monitoraggi, anche attraverso l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, al fine di accertare l'eventuale presenza di comportamenti anticoncorrenziali o speculativi;

            quali strumenti di sostegno e tutela intenda attivare, anche in via straordinaria, per contrastare la drastica riduzione del prezzo del latte ovi-caprino in Sicilia e per salvaguardare la continuità produttiva delle aziende zootecniche siciliane e prevenire la compromissione del patrimonio zootecnico regionale;

            se non ritenga necessario avviare un tavolo di confronto con la Regione Siciliana, le organizzazioni professionali agricole e i rappresentanti della filiera, finalizzato all'individuazione di soluzioni strutturali e durature per riequilibrare il mercato del latte ovi-caprino.

(3-02392) (10 febbraio 2026) (già 4-02621) (27 dicembre 2025)

Nicita. - Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste -

                    Premesso che:

            il settore zootecnico, e in particolare l'ambito ovi-caprino, rappresenta uno dei pilastri dell'agricoltura siciliana, sia per la consistenza numerica delle aziende presenti sul territorio regionale, sia per il significativo contributo in termini di occupazione e opportunità lavorative, soprattutto per i giovani allevatori, oltre a svolgere un ruolo centrale nella tutela e difesa del territorio, nella valorizzazione delle eccellenze agroalimentari locali e nella promozione turistica delle aree rurali;

            nonostante tale rilevanza strategica, in Sicilia si registra negli ultimi mesi una marcata e repentina riduzione del prezzo del latte ovi-caprino, che è passato da valori superiori a 1,50 euro al litro, con punte fino a 1,60 euro registrate solo pochi mesi fa, agli attuali 1,00-1,10 euro al litro, livelli che risultano spesso inferiori ai costi medi di produzione;

            tale andamento sta determinando gravi difficoltà economiche per le aziende zootecniche, già fortemente penalizzate dall'aumento dei costi energetici, dei mangimi e delle materie prime;

            il protrarsi di prezzi non remunerativi rischia di provocare la chiusura di numerose aziende, con conseguente perdita di occupazione, abbandono delle aree interne e compromissione del patrimonio zootecnico regionale;

            secondo quanto segnalato dalle organizzazioni di categoria e dagli operatori del settore, le dinamiche di formazione del prezzo del latte sembrerebbero evidenziare la presenza di un mercato fortemente concentrato, con pochi soggetti acquirenti in grado di influenzare in modo determinante i prezzi, configurando potenziali assetti oligopolistici;

            tali assetti potrebbero favorire fenomeni speculativi che appaiono andare oltre le ordinarie dinamiche di domanda e offerta, incidendo negativamente sulla libera concorrenza e sulla giusta remunerazione dei produttori,

            si chiede di sapere:

            quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per contrastare la drastica riduzione del prezzo del latte ovi-caprino in Sicilia e per garantire una remunerazione equa agli allevatori;

            se sia a conoscenza delle dinamiche di mercato descritte e se non ritenga opportuno promuovere verifiche e monitoraggi, anche attraverso un impulso all'intervento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, al fine di accertare l'eventuale presenza di comportamenti anticoncorrenziali o speculativi;

            quali strumenti di sostegno e tutela intenda attivare, anche in via straordinaria, per salvaguardare la continuità produttiva delle aziende zootecniche siciliane e prevenire la compromissione del patrimonio zootecnico regionale;

            se non ritenga necessario avviare un tavolo di confronto con la Regione Siciliana, le organizzazioni professionali agricole e i rappresentanti della filiera, finalizzato all'individuazione di soluzioni strutturali e durature per riequilibrare il mercato del latte ovi-caprino.

Interrogazione sulla cessione della società IP al gruppo azero SOCAR

(3-02288) (10 dicembre 2025)

Leonardi, Nastri, Tubetti. - Ai Ministri delle imprese e del made in Italy e dell'ambiente e della sicurezza energetica -

                    Premesso che:

            nel settembre 2025 la proprietà della Italiana petroli (IP, controllata dalla famiglia Brachetti Peretti tramite il gruppo API) ha firmato un accordo vincolante per cedere il 99,82 per cento delle quote di IP alla State oil company of Azerbaijan Republic (SOCAR); la cessione include la raffineria di Falconara Marittima (Ancona), quella di Trecate (Novara), oltre a 4.500 stazioni di servizio a marchio IP e strutture logistiche e di stoccaggio;

            il perfezionamento è condizionato all'ottenimento delle autorizzazioni regolatorie, tra cui la verifica antitrust da parte dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, i controlli su sovvenzioni estere e il vaglio governativo italiano sul "golden power" rispetto ad asset strategici come raffinerie e sicurezza energetica, ed è previsto entro il primo trimestre 2026, salvo ritardi nelle suddette autorizzazioni;

            IP ha attualmente circa 1.600 dipendenti, di cui 330 nella raffineria di Falconara, oltre a un indotto di circa 16.600 lavoratori nella rete distributiva; la raffineria è un sito di interesse nazionale (SIN) dal 2006, con varie bonifiche in corso, ed ha visto verificarsi alcuni incidenti; a seguito di diverse interrogazioni di consiglieri regionali rispetto a questioni occupazionali, alle bonifiche necessarie e ad altri aspetti ambientali, la Giunta delle Marche, che già si era attivata presso il Governo, ha risposto sottolineando la necessità di vigilanza sull'operazione;

            la seconda raffineria del gruppo API si trova a San Martino di Trecate (Novara), specializzata nella produzione di carburanti (benzina, diesel, kerosene per aviazione), con una capacità di raffinazione stimata intorno ai 6 milioni di tonnellate annue e una forza lavoro intorno ai 200-300 addetti fissi, oltre a un indotto locale significativo; è classificata impianto ad alto rischio di incidente rilevante (direttiva "Seveso III");

            presso il Parlamento europeo sono state presentate tre interrogazioni, da due rappresentanti dei Paesi Bassi, uno di ECR e uno del PPE, e da un rappresentante francese dei Patrioti, tutte a proposito della possibilità che la compagnia petrolifera statale dell'Azerbaigian SOCAR esporti gas proveniente dalla Russia, anche attraverso la collaborazione con Gazprom e Lukoil,

            si chiede di sapere:

            se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza delle prospettive di investimento di SOCAR sulle strutture in via di acquisizione del gruppo API, in particolare per la sicurezza e l'efficienza delle raffinerie di Falconara Marittima e San Martino di Trecate;

            quali prospettive occupazionali ci siano per i 1.600 dipendenti del gruppo API e per gli oltre 16.000 lavoratori dell'indotto;

            se sussistano preoccupazioni in relazione al possibile coinvolgimento di SOCAR nell'esportazione di petrolio russo, anche rispetto alle decisioni che l'Unione europea ha preso o potrebbe prendere nel prossimo futuro.

Interrogazione sulla crisi della Amom SpA di Badia al Pino (Arezzo)

(3-02311) (07 gennaio 2026)

Parrini, Franceschelli, Zambito. - Ai Ministri delle imprese e del made in Italy e del lavoro e delle politiche sociali -

                    Premesso che:

            la società Amom S.p.A., con sede a Badia al Pino, in provincia di Arezzo, è una storica realtà del territorio specializzata nella produzione di accessori e bigiotteria per l'alta moda. La Amom è stata acquisita nel 2021 dal gruppo svizzero Riri, facente parte a sua volta della multinazionale Oerlikon AG, con sede in Svizzera;

            in data 30 e 31 dicembre 2025, la proprietà ha comunicato, in modo unilaterale, tramite una riunione da remoto e con successive comunicazioni ufficiali, l'avvio della procedura di licenziamento collettivo per tutti i 70 dipendenti dello stabilimento di Badia al Pino, decretando di fatto la cessazione dell'attività;

                    considerato che:

            i dipendenti erano da mesi in lotta per difendere il loro posto, con scioperi e presidi davanti alla fabbrica e avevano già accettato pesanti sacrifici per garantire la continuità produttiva attraverso il ricorso massiccio ad ammortizzatori sociali e a contratti di solidarietà attivati già nel maggio 2025, che hanno comportato, tra l'altro, una sensibile riduzione degli stipendi e della tredicesima mensilità;

            nonostante la disponibilità dei lavoratori e l'attivazione di un tavolo di salvaguardia presso la Regione Toscana, l'azienda ha sino ad oggi rifiutato ogni ipotesi di supporto o percorso alternativo volto a salvaguardare l'occupazione, dimostrando una totale chiusura verso le proposte istituzionali e sindacali;

            la condotta della multinazionale Oerlikon-Riri appare in contrasto con i principi di responsabilità sociale dichiarati nel proprio codice etico, scaricando sui lavoratori e sul territorio aretino il peso di scelte industriali e finanziarie prese altrove;

            anche la stessa modalità di comunicazione della chiusura dello stabilimento e dei conseguenti licenziamenti dei dipendenti, definita dai sindacati come un "messaggio di auguri virtuale" inviato dalla Svizzera per annunciare la perdita del lavoro, è da ritenersi gravemente irrispettosa della dignità dei lavoratori e della comunità locale;

            la FIOM CGIL e le altre rappresentanze sindacali hanno denunciato questo atteggiamento di totale "disprezzo" da parte della proprietà verso i lavoratori e le corrette relazioni industriali, sottolineando come l'azienda abbia scavalcato ogni forma di confronto preventivo;

            la medesima multinazionale aveva già proceduto, circa un anno e mezzo fa, alla chiusura di un altro sito produttivo in Toscana, la FCM di Campi Bisenzio (Firenze);

            il sindaco di Civitella in val di Chiana, esprimendo sdegno per quella che viene definita una "ferita sociale ed economica" per il territorio, ha chiesto l'immediato ritiro della procedura di licenziamento,

            si chiede di sapere:

            se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della procedura di licenziamento collettivo avviata dalla multinazionale Oerlikon-Riri presso lo stabilimento Amom di Badia al Pino e quali valutazioni intendano esprimere in merito alle modalità di gestione della crisi sinora adottate dai vertici aziendali della multinazionale;

            se non ritengano necessario convocare con massima urgenza un tavolo di confronto nazionale con la multinazionale svizzera, al fine di sollecitare il ritiro dei licenziamenti e l'individuazione di soluzioni che garantiscano la continuità produttiva e la tutela dei 70 posti di lavoro presso lo stabilimento di Badia al Pino;

            se il Ministro delle imprese e del made in Italy intenda attivare nel corso del nuovo anno specifiche misure per proteggere le eccellenze del made in Italy e del distretto orafo-accessorio aretino da manovre di disimpegno unilaterale da parte di gruppi multinazionali che, dopo aver acquisito storiche realtà locali, procedono alla loro chiusura senza esperire percorsi di rilancio o riconversione.

Interrogazione sulle criticità derivanti dai cantieri lungo la A14 nelle province di Teramo e Pescara

(3-02347) (21 gennaio 2026)

Fina. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti -

                    Premesso che:

            l'autostrada A14 Bologna-Taranto costituisce un'infrastruttura strategica di interesse nazionale ai sensi dell'art. 2, comma 2, del codice della strada (decreto legislativo n. 285 del 1992) ed è parte integrante del corridoio adriatico, fondamentale per la continuità territoriale, la sicurezza dei trasporti, la mobilità pendolare e lo sviluppo economico del territorio abruzzese;

            nel tratto compreso tra Giulianova, Atri-Pineto, Roseto, Silvi e Città Sant'Angelo, ricadente nelle province di Teramo e Pescara, sono da mesi attivi numerosi cantieri programmati dal gestore dell'infrastruttura. Tali cantieri, caratterizzati da restringimenti di carreggiata, cambi di corsia, deviazioni notturne e significative riduzioni di velocità, generano rallentamenti persistenti e condizioni critiche per la sicurezza e la viabilità;

            un sondaggio promosso da CNA Fita Abruzzo e USARCI, realizzato su oltre 300 autotrasportatori, attesta che il 79 per cento degli operatori subisce almeno sei episodi mensili di blocco sul tratto Abruzzo-Marche della A14; il 21 per cento denuncia ritardi superiori a 60 minuti, il 45,9 per cento tra 30 e 60 minuti e il 30,7 per cento tra 15 e 30 minuti. Tali ritardi generano stress operativo e significativi aggravi economici sulle imprese del settore;

            secondo quanto riportato dalla stampa locale e dalle associazioni di categoria, i tempi di percorrenza risultano ormai insostenibili: per coprire il tratto Pineto-Città Sant'Angelo (19 chilometri) vengono oggi richiesti circa 100 minuti contro i 26 minuti ordinari, mentre sulla tratta Pescara-San Benedetto del Tronto si registrano rallentamenti prolungati e cronici. Tali circostanze certificano un grave squilibrio nella gestione dei cantieri e una compromissione sostanziale della funzione stessa dell'autostrada;

            ai sensi dell'art. 14 del codice della strada, il gestore dell'infrastruttura ha l'obbligo giuridico di "provvedere alla manutenzione, gestione e pulizia delle strade, assicurando la sicurezza e la fluidità della circolazione", nonché di predisporre adeguata segnaletica temporanea. Le condizioni attuali, tuttavia, risultano non rispondere ai criteri minimi di fluidità e prevedibilità richiesti dalla norma;

            diversi sindaci della costa teramana, nelle scorse settimane, hanno indirizzato formali richieste, con note protocollate, al gestore e agli enti competenti, sollecitando un quadro chiaro del cronoprogramma, un confronto istituzionale, informazioni tempestive sulle modifiche alla viabilità e l'adozione di misure di mitigazione dei disagi;

            gli articoli 6 e 7 del codice della strada disciplinano i poteri dell'ente proprietario e del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti in materia di regolamentazione della circolazione e gestione della sicurezza, prevedendo la possibilità di adottare misure straordinarie, ordinanze, limitazioni temporanee e interventi urgenti per salvaguardare il traffico e l'incolumità pubblica;

            è stato inoltre segnalato da numerosi Comuni costieri che, in occasione delle chiusure notturne dei caselli autostradali della A14, i mezzi pesanti (in particolare i TIR diretti verso il Sud e il Nord Italia) vengono obbligati a transitare all'interno dei centri urbani. La deviazione forzata è conseguenza diretta dell'assenza di un piano alternativo adeguatamente condiviso con le amministrazioni territoriali;

            questa situazione determina gravi ripercussioni sulla vivibilità e sulla sicurezza urbana, con attraversamenti continui di strade comunali non progettate per sostenere il volume e il peso di traffico pesante, soprattutto nelle ore notturne;

            il transito dei TIR provoca inoltre deterioramento accelerato dell'asfalto, danneggiamento del manto stradale, usura della segnaletica e vibrazioni degli edifici, con conseguenti costi straordinari di manutenzione che ricadono interamente sui bilanci comunali;

            tali costi, che comprendono rifacimenti stradali, interventi di ripristino, manutenzione urgente e messa in sicurezza, devono essere coperti attraverso fondi comunali già estremamente limitati. Si evidenzia che né lo Stato né il gestore autostradale riconoscono alcun ristoro per questi danni indiretti, costringendo i Comuni a sottrarre risorse da altri servizi essenziali;

            le amministrazioni comunali, insieme ai cittadini, manifestano ormai un forte stato di preoccupazione e crescente irritazione per una condizione non più sostenibile: la gestione dei cantieri autostradali sta infatti superando i limiti del disagio tollerabile, trasformandosi in un impatto economico e sociale che nessun ente locale può sopportare a tempo indeterminato;

            la programmazione dei lavori deve essere comunicata in modo trasparente e prevedibile agli enti territoriali, come stabilito dal principio di leale collaborazione sancito dall'articolo 120 della Costituzione;

            gli standard minimi di sicurezza previsti dalla normativa europea e nazionale impongono che ogni cantiere autostradale sia gestito con modalità tali da ridurre al minimo i disagi per gli utenti e che eventuali chiusure siano coordinate e motivate;

            l'assenza di un dialogo costante tra Ministero, Regione, Prefettura, Provincia, Comuni e gestore compromette la capacità del territorio di affrontare emergenze e programmare servizi essenziali,

            si chiede di sapere:

            se il Ministro in indirizzo intenda attivare un tavolo di coordinamento permanente, ai sensi degli articoli 6 e 14 del codice della strada, tra Ministero, Regione, Autostrade per l'Italia, Prefetture, Province e Comuni interessati;

            se si intenda adottare misure straordinarie quali: sospensione dei lavori in fasce orarie critiche, apertura temporanea di corsie aggiuntive, adeguamento della segnaletica e rafforzamento del presidio operativo;

            se siano allo studio forme di riduzione del pedaggio, esonero o ristoro, ai sensi dell'art. 37 del codice della strada, per utenti e imprese penalizzate dai gravi disagi.