Legislatura 19ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 391 del 12/02/2026 (Definitivo)

SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XIX LEGISLATURA ------

391a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

GIOVEDÌ 12 FEBBRAIO 2026

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Presidenza del vice presidente CENTINAIO,

indi del vice presidente RONZULLI

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Civici d'Italia-UDC-Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare: Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d'Italia: FdI; Italia Viva-Il Centro-Renew Europe: IV-C-RE; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d'Azione: LSP-PSd'Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-PATT, Campobase): Aut (SVP-PATT, Cb); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS; Misto-Azione-Renew Europe: Misto-Az-RE.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente CENTINAIO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10).

Si dia lettura del processo verbale.

DURNWALDER, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Svolgimento di interrogazioni (ore 10,02)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.

Saranno svolte per prime le interrogazioni 3-02305 e 3-02392 sulle misure per contrastare la riduzione del prezzo del latte ovicaprino in Sicilia.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere congiuntamente a tali interrogazioni.

LA PIETRA, sottosegretario di Stato per l'agricoltura, la sovranità alimentare e le foreste. Signor Presidente, onorevoli senatori, considerata l'analogia delle questioni trattate, rispondo congiuntamente alle interrogazioni dei senatori Pogliese e Nicita.

Rilevo, in maniera preliminare, che la situazione del comparto del latte si inserisce in un quadro europeo più ampio, caratterizzato da una fase di marcata volatilità e da uno squilibrio tra offerta e domanda. A livello unionale, la produzione del latte ha raggiunto, fino a novembre 2025, 135.253 migliaia di tonnellate rispetto alle 133.712 migliaia di tonnellate del corrispondente periodo del 2024, con un incremento particolarmente evidente nei mesi estivi e nel mese di ottobre: più 5,1 per cento su base annua.

Tale aumento è riconducibile a diversi fattori: prezzi sostenuti fino all'inizio dell'autunno, condizioni meteorologiche favorevoli, effetti indiretti della diffusione della lingua blu e riduzione della macellazione di vacche a fine carriera (-14 per cento nel periodo gennaio-novembre 2025). A partire da settembre 2025, il prezzo del latte crudo alla stalla nell'Unione europea ha iniziato a registrare un progressivo calo, passando da 53,38 euro al quintale a 49,38 euro al quintale nel mese di dicembre 2025, con ulteriori diminuzioni nel gennaio 2026. Per quanto concerne specificamente il latte ovicaprino, secondo i dati dell'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea), la campagna 2025-2026, cioè ottobre 2025 - luglio 2026, in Sicilia si è aperta a ottobre 2025 con un prezzo di 130 euro per 100 litri, IVA inclusa, in diminuzione dell'8 per cento rispetto all'esordio della campagna precedente. Nel mese di novembre 2025 il prezzo è salito a 131 euro per 100 litri (sempre IVA inclusa), per poi ridiscendere a 130 euro per 100 litri a dicembre, con una quotazione inferiore del 7 per cento rispetto a dicembre 2024 e con previsioni di ulteriori contrazioni nelle settimane successive.

Per quanto sopra, il Ministero segue con la massima attenzione l'andamento del settore lattiero-caseario, comparto strategico per l'agroalimentare nazionale e in particolare per le aree rurali della Sicilia, dove l'allevamento ovicaprino rappresenta un presidio economico, sociale e ambientale di primaria rilevanza. In tale direzione, all'inizio del mese di dicembre, presso il Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, le associazioni rappresentative della filiera lattiero-casearia hanno raggiunto un accordo sul prezzo del latte per i mesi di gennaio, febbraio e marzo, a testimonianza dell'impegno volto a favorire soluzioni condivise tra le parti. Successivamente, il 21 gennaio scorso, si è svolto un tavolo di confronto con le rappresentanze agricole per approfondire l'andamento del prezzo e le criticità emerse nel comparto. Il dialogo con le organizzazioni professionali di categoria proseguirà con l'obiettivo di definire interventi strutturali volti a favorire un riequilibrio stabile e duraturo del mercato, anche con specifico riferimento al latte ovicaprino.

Con riguardo alla verifica delle dinamiche di mercato e all'eventuale attivazione dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, il Ministero è a conoscenza delle dinamiche descritte e ritiene necessario un costante monitoraggio dell'andamento dei prezzi lungo tutta la filiera. In presenza di elementi che possano far ipotizzare comportamenti anticoncorrenziali e speculativi, sarà nostra cura interessare le autorità competenti affinché svolgano le opportune verifiche, nella piena osservanza delle rispettive competenze.

In merito agli strumenti di sostegno e tutela, anche in via straordinaria, alla luce dello scenario delineato questo Ministero ha richiesto l'inserimento del tema del prezzo del latte all'ordine del giorno del Consiglio agricoltura e pesca (Agrifish) del 26 gennaio scorso, proponendo, unitamente ad altri Stati membri, l'adozione di un piano straordinario europeo per il latte. La proposta italiana si fonda su una strategia integrata, che combina rigore produttivo e spinta commerciale.

Sul versante dell'offerta, è stata proposta l'attivazione a livello europeo di un programma di incentivazione alla riduzione volontaria della produzione, mediante riconoscimento di un indennizzo economico agli allevatori che scelgano di contenere i volumi conferiti. Si tratta di uno strumento già sperimentato con esiti positivi in precedenti fasi di crisi, idoneo a intervenire sulle cause strutturali dello squilibrio tra domanda e offerta e a favorire una più rapida stabilizzazione dei prezzi. Si ritiene inoltre necessario che la Commissione europea attivi interventi straordinari a sostegno della stabilità finanziaria delle imprese maggiormente esposte, anche attraverso strumenti quali moratoria sul debito e altre misure di alleggerimento finanziario, al fine di salvaguardare la continuità produttiva delle aziende e prevenire la compromissione del patrimonio zootecnico regionale.

Quanto, infine, all'ipotesi di avviare un tavolo di confronto con la Regione siciliana e i rappresentanti della filiera, il Ministero è disponibile a rafforzare il coordinamento anche con la Regione siciliana, le organizzazioni professionali agricole e tutti gli attori della filiera, al fine di individuare soluzioni strutturali e durature per riequilibrare il mercato del latte ovicaprino, valorizzare le produzioni di qualità e rafforzare il potere contrattuale degli allevatori.

Il Governo è pienamente consapevole delle difficoltà che stanno attraversando gli allevatori e ribadisce la volontà di intervenire su entrambi i fronti (offerta e domanda) per garantire la sostenibilità economica delle imprese, la tutela del patrimonio zootecnico e la tenuta delle aree rurali.

Solo attraverso un'azione coordinata a livello nazionale ed europeo sarà possibile superare l'attuale fase di difficoltà e assicurare al settore lattiero-caseario, in particolare al comparto ovicaprino siciliano, un futuro di crescita, stabilità e sostenibilità.

POGLIESE (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

POGLIESE (FdI). Signor Presidente, signor sottosegretario La Pietra, colleghi, il settore zootecnico, in particolare in ambito ovicaprino, rappresenta uno dei pilastri dell'agricoltura siciliana, sia in riferimento al numero delle aziende presenti, sia in riferimento all'impatto occupazionale che determina. Siamo in presenza di oltre 8.000 aziende, per l'esattezza 8.287, che rendono la Sicilia seconda Regione in Italia, dopo la Sardegna, in questo comparto.

Negli ultimi mesi - come è stato ricordato - si sta registrando una riduzione costante e radicale del prezzo del latte. Si è passati infatti da 1,50-1,60 euro a 1,10 euro, al di sotto del costo medio di produzione. Questo andamento sta determinando gravissime difficoltà all'interno del comparto, già penalizzato dall'aumento dei costi energetici, dall'aumento dei costi dei mangimi e dall'aumento delle materie prime, con rischi concreti di chiusura di moltissime aziende.

In Sicilia, fra le altre cose, il mercato è caratterizzato da situazioni di oligopolio che influenzano anche la determinazione dei prezzi. La Regione siciliana è intervenuta in questi ultimi mesi e in questi ultimi anni, grazie ad alcune lodevoli iniziative dell'onorevole Giuseppe Catania e grazie anche al supporto dell'onorevole Giuseppe Marinello, con l'erogazione di contributi per l'acquisto di mangimi nei periodi in cui si registrava una gravissima crisi idrica, con uno stanziamento da 20 milioni di euro per la realizzazione di pozzi idrici, finalizzati soprattutto al sostegno delle aziende agricole e zootecniche, e grazie anche ad una nuova iniziativa che sta determinando - mi auguro nel più breve tempo possibile - la stipula di alcuni accordi commerciali con trasformatori non siciliani, per superare i problemi oligopolistici di cui ho parlato.

Ho ascoltato con grande attenzione la risposta del sottosegretario La Pietra a questa interrogazione e vorrei evidenziare che è stata sottoscritta in maniera trasversale da tutti i senatori siciliani di tutte le forze politiche, che ringrazio affettuosamente. Ritengo di poter dire, senza timore di smentita, che le iniziative messe in atto dal Governo e quelle che da qui a breve verranno poste in essere sono assolutamente significative ed esaustive e mi auguro che possano contribuire alla risoluzione di questo problema per un settore strategico dell'economia siciliana. (Applausi).

NICITA (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NICITA (PD-IDP). Signor Presidente, preciso che anch'io ho aderito alla proposta di interrogazione del collega Pogliese; poi, per ragioni tecniche, ho presentato un'altra interrogazione analoga. Mi associo a quanto è stato detto, con un'aggiunta. Il Sottosegretario ha parlato di interventi dal lato della domanda e dell'offerta; qui c'è però un caso specifico su cui vogliamo attrarre l'attenzione. Queste dinamiche di concentrazione di imprese, che si osservano in particolare in Sicilia - che, dal punto di vista antitrust, è un mercato rilevante e distinto, essendo una zona insulare e avendo dei costi di trasporto che delimitano l'ambito nel quale ci può essere entrata di nuove aziende e concorrenza - non stanno portando a prezzi più elevati, e quindi alla tipica dinamica di prezzi legati a una dimensione di dominanza collettiva di impresa. Al contrario, ci sono fenomeni di concentrazione con forti riduzioni di prezzi. Siamo nella categoria dei prezzi predatori e delle strategie per le quali le imprese che crescono cercano di aumentare le quote di mercato, buttando fuori i piccoli operatori dal lato dell'offerta.

Quindi, l'invito è a concentrarsi di più sulle questioni dell'offerta e avviare sia una riflessione con l'Antitrust, per indagini specifiche nel mercato rilevante regionale, sia una riflessione di tipo legislativo per capire, come avviene in altri Paesi, se alcuni settori possono avere delle linee guida di esenzione dal punto di vista dell'Antitrust e quindi attivare anche le politiche dal lato della domanda e dal lato del sostegno selettivo alle piccole imprese.

Siamo arrivati a prezzi inferiori ai costi medi. Questa è la definizione tipica delle strategie predatorie; quindi vedere insieme un'azione dell'Antitrust, di monitoraggio del Ministero, ma anche eventualmente di attivazione del Parlamento, può essere utile. Attenzione, invece, che soltanto misure di sostegno nei confronti dei piccoli, quando esistono strategie escludenti da parte di chi ha posizioni oligopolistiche, può finire per non risolvere il problema, ma semplicemente drogare di più il mercato e non arrivare alle cause effettive di quella che ci appare, almeno per la Sicilia, una distorsione di mercato a danno di piccoli imprenditori. (Applausi).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluto a nome dell'Assemblea i docenti e gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore «Domizia Lucilla», di Roma, che stanno assistendo ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa dello svolgimento di interrogazioni (ore 10,16)

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-02288 sulla cessione della società IP al gruppo azero SOCAR.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

BERGAMOTTO, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy Signor Presidente, ringrazio la senatrice Leonardi.

Con riferimento all'atto in esame, desidero innanzitutto ricordare che la prospettata cessione di Italiana Petroli alla società SOCAR è già stata oggetto di attenzione da parte del Governo in precedenti occasioni. In particolare, il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica è intervenuto nella seduta del 12 novembre 2025, fornendo un quadro puntuale sullo stato della raffineria di Falconara Marittima, complesso inserito all'interno di un sito di interesse nazionale. In quell'occasione è stato chiarito che nel tempo sono stati approvati diversi progetti di messa in sicurezza degli impianti e che, a seguito di segnalazioni dell'autorità giudiziaria, il Ministero ha avviato un procedimento di riesame, imponendo misure di emergenza e attivando una complessa istruttoria tecnica tuttora in corso, con il coinvolgimento degli enti competenti, tra cui l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), Agenzia regionale per la protezione ambientale (ARPA), Istituto superiore di sanità e INAIL.

Successivamente, sul profilo industriale strategico dell'operazione, è intervenuto anche il Vice Ministro delle imprese e del made in Italy nella seduta della Camera del 25 novembre 2025, richiamando l'attenzione sulla rilevanza nazionale degli asset interessati e sulla necessità che ogni valutazione sull'operazione avvenga nel rispetto delle procedure previste dalla normativa sul golden power.

Allo stato, trattandosi di un'operazione non ancora perfezionata, non si registrano modifiche operative, né gestionali. Resta tuttavia ferma l'intenzione del Governo di garantire la continuità produttiva delle raffinerie di Falconara Marittima e di San Martino di Trecate, la piena sicurezza degli impianti, il rispetto delle prescrizioni ambientali e la salvaguardia della filiera nazionale dei carburanti.

Per quanto attiene al rischio di elusione delle sanzioni alla Russia, si precisa che l'importazione nell'Unione europea di petrolio e di idrocarburi raffinati, provenienti dall'Azerbaijan, non è soggetta ad alcun divieto ai sensi della normativa sanzionatoria unionale. Diversamente, il regolamento UE 833/2014 vieta l'acquisto, l'importazione e il trasferimento nell'Unione europea di petrolio e prodotti petroliferi originari o esportati dalla Russia, nonché la prestazione dei relativi servizi ancillari di assistenza tecnica e finanziaria. Il divieto si estende anche ai prodotti petroliferi raffinati in Paesi terzi, a partire da petrolio di origine russa. A tal fine, gli operatori economici sono tenuti a dare evidenza dell'origine del greggio utilizzato, ferma restando una presunzione favorevole per i Paesi terzi che risultavano esportatori netti di petrolio nell'anno civile precedente, salvo eccezioni.

In conclusione, il Ministero conferma che l'operazione è stata oggetto di un'attenta valutazione, nella consapevolezza della rilevanza strategica degli asset coinvolti e nella ferma volontà di tutelare l'interesse nazionale, la sicurezza energetica, l'ambiente e la continuità operativa, in piena coerenza con quanto già rappresentato nelle precedenti risposte rese dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica e dal Ministero delle imprese e del made in Italy.

LEONARDI (FdI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LEONARDI (FdI). Signor Presidente, vorrei innanzitutto ringraziare il sottosegretario Bergamotto per la risposta e per aver ricordato anche gli altri interventi che i Ministeri interrogati sul tema hanno già dato su temi che sono diversi, ma concatenati, rispetto alla questione delle raffinerie API (ovviamente io parlo in particolare di quella della mia Regione, che si trova a Falconara Marittima). Mi riferisco sia alle volontà già espresse da parte del Governo di seguire con attenzione la vicenda sul lato ambientale - come ricordava, sono già stati coinvolti tutti gli enti preposti al rispetto della normativa e degli impatti ambientali di questi impianti - sia soprattutto perché, come ci ricordava, non è stata ancora completata o comunque definita quella che potrebbe essere la procedura di attivazione del golden power.

Avete ribadito che è ferma intenzione del Governo seguire tutte le ripercussioni anche occupazionali che il passaggio al gruppo SOCAR ha comprensibilmente generato in termini di preoccupazione per quanto riguarda non solo i lavoratori, ma anche chi rappresenta quelle comunità. Ringrazio quindi per l'attenzione che il Governo continua a mettere sul tema e mi sento rassicurata rispetto alle preoccupazioni che sono sorte dal territorio e che trovano in questa risposta sicuramente una grande attenzione da parte dei Ministeri competenti e di tutto il Governo. Come abbiamo infatti ribadito in tante occasioni, non solo gli asset strategici sono una priorità per quanto riguarda le iniziative del Governo, ma anche tutto ciò che concerne l'occupazione, la tutela del lavoro e le imprescindibili ripercussioni in tema ambientale.

Riporterò certamente queste risposte ai territori, che continueranno a sollecitare questa attenzione, ma certamente saranno rassicurati dall'attenzione che il Governo mette continuamente su un tema così sensibile e dalle ripercussioni così variegate. (Applausi).

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-02311 sulla crisi della Amom Spa di Badia al Pino, in provincia di Arezzo.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

BERGAMOTTO, sottosegretario di Stato per le imprese e il made in Italy. Signor Presidente, senatore Parrini, con riferimento ai quesiti posti, ricordo in primis che le situazioni di crisi territoriali vengono seguite da più soggetti istituzionali, a seconda della portata degli effetti della crisi stessa, secondo quanto disposto dalla direttiva ministeriale per la gestione delle crisi d'impresa. Orbene, avuta conoscenza della procedura di licenziamento richiamata con l'atto in parola, non essendovi i presupposti previsti dalla direttiva ministeriale ai fini dell'istituzione di un tavolo di crisi nazionale, è stato attivato il tavolo di crisi dell'amministrazione territoriale preposta. È ormai notizia di stampa che il confronto regionale attivatosi con le parti datoriali e sindacali ha consentito il ritiro della procedura di licenziamento collettivo da parte dell'azienda, nel tempo utile a verificare l'eventuale interesse di acquirenti a rilevare e reindustrializzare il polo produttivo.

In ogni caso il Ministero è disponibile, secondo i profili di competenza, ad individuare ulteriori strumenti e percorsi di risoluzione della soluzione in parola, al fine di garantire la continuità produttiva e la tutela delle relative maestranze. A tale ultimo proposito, informo che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, sentito al riguardo, ha attivato tutti gli strumenti di politica passiva del lavoro per salvaguardare i lavoratori coinvolti nella citata crisi. La vicenda descritta dal senatore interrogante, invero, si inserisce nella più ampia situazione di difficoltà che ha riguardato il settore tessile, moda e accessori. Assicurare un sostegno a tutte le imprese del citato settore è dunque una priorità dell'azione di Governo, per la quale sono state attivate una serie di misure tra cui ricordo l'istituzione del tavolo della moda, nell'ambito del quale sono state definite e attuate misure di supporto alle filiere, all'innovazione e alla competitività ed è stato delineato un apposito piano per la moda.

Ricordo, ancora, le misure contenute nel recente decreto sui cosiddetti green claim, il Regolamento EPR (responsabilità estera del produttore) nell'ottica di affermare la responsabilità ambientale dei produttori extraeuropei che vendono tramite e-commerce; 100 milioni di euro per i mini contratti di sviluppo, con soglia minima ridotta a un milione di euro, per rendere questo strumento più accessibile alle piccole e medie imprese e rafforzare il sostegno all'innovazione, alla transizione digitale ed ecologica e ai processi di aggregazione.

Inoltre, richiamo la normativa nazionale prevista con riferimento alle indicazioni geografiche di provenienza dei prodotti no food, volta a rafforzare la tutela delle produzioni tradizionali e a salvaguardare prodotti caratterizzati da specifiche tecniche di lavorazione e da un forte legame con il territorio.

Infine, ricordo che a novembre scorso è stato pubblicato il codice degli incentivi, che vara anche misure per contrastare il fenomeno della delocalizzazione, stabilendo la restituzione dell'importo nel caso in cui l'impresa beneficiaria delocalizzi le attività all'interno dello spazio economico europeo prima di cinque anni dalla data di completamento dell'investimento e prevedendo l'impossibilità di accedere ad altri incentivi per i successivi cinque anni - dieci anni in caso di grandi imprese - dalla data della delocalizzazione.

PARRINI (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARRINI (PD-IDP). Signor Presidente, ringrazio la sottosegretaria Bergamotto per la cortese risposta. Per fortuna, rispetto a quando ho presentato l'interrogazione, ci sono delle novità che inducono, se non all'ottimismo, a nutrire tuttavia una certa speranza sulla salvaguardia del sito produttivo e dei posti di lavoro oggi presenti presso la Amom di Badia al Pino.

Credo che valga la pena ricordare come la vicenda si è sviluppata: sono stati licenziati 70 lavoratori con una comunicazione da remoto in prossimità del Capodanno 2026, in una maniera brutale e senza nessun rispetto della tradizione di relazioni industriali del nostro Paese, in forme del tutto inaccettabili. Questo ha dato luogo a una forte mobilitazione dei lavoratori, delle organizzazioni sindacali, di tutto il territorio, delle amministrazioni locali coinvolte e, per fortuna, ha portato a un impegno vigoroso e produttivo del tavolo regionale, che anche la Sottosegretaria ha richiamato.

I licenziamenti sono stati ritirati. Questo dà un po' di respiro, ma non risolve i problemi che sono sul campo, perché la decisione della proprietà di non continuare a produrre in quello stabilimento sembra irrevocabile. Tuttavia, sarà possibile l'attivazione di un ammortizzatore sociale che darà del tempo per trovare una soluzione.

Anche se è vero che c'è una competenza regionale - e devo dire che bisogna fare i complimenti alla Regione Toscana e a tutti i soggetti coinvolti che in Toscana si sono adoperati per la soluzione di questa crisi - è necessaria una forte attenzione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, innanzitutto nell'autorizzare e nell'erogare rapidamente l'ammortizzatore sociale che permetterà di avere il tempo per trovare una soluzione; in secondo luogo, come sappiamo, è decisiva la ricerca di un acquirente che possa davvero garantire in maniera solida che in quel posto si continui a fare industria e ad avere posti di lavoro. È un'operazione che l'azienda ha affidato a una ditta di scouting. Sappiamo come funziona, però è un lavoro rispetto al quale l'attenzione, la pressione e la mobilitazione di tutte le istituzioni può dare un appoggio e un contributo determinante.

Ci auguriamo, quindi, che l'attenzione del Ministero sia elevata su questa vicenda, nonostante le sue caratteristiche dimensionali la rendano una vicenda attenzionata in primo luogo dalle istituzioni regionali.

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-02347 sulle criticità derivanti dai cantieri lungo l'autostrada A14 nelle province di Teramo e Pescara.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

IANNONE, sottosegretario di Stato per le infrastrutture e i trasporti. Signor Presidente, onorevoli senatori, i lavori lungo l'autostrada A14 rientrano in un ampio piano di ammodernamento che questo Governo ha finalmente rimesso in movimento dopo anni di ritardi e di manutenzioni rinviate.

Per recuperare queste lunghe inerzie, stiamo intervenendo per mettere in sicurezza un'arteria strategica per milioni di cittadini, per le imprese, per il turismo e per l'intero Centro Italia.

Nei tratti abruzzese e marchigiano della A14 è in corso un vasto programma di rigenerazione, che interessa viadotti, gallerie, barriere di sicurezza e sistemi antirumore. Le gallerie, in particolare, sono oggetto sia di interventi impiantistici, conclusi nel dicembre 2025, sia di un piano strutturale di adeguamento alle nuove linee guida di settore.

L'intero programma di ammodernamento presenta un'elevata complessità, dovuta sia al numero delle opere coinvolte, sia alla conformazione del territorio, caratterizzato da una successione ravvicinata di viadotti e gallerie.

Il tratto tra Porto Sant'Elpidio e Vasto, lungo circa 140 chilometri e con due corsie per senso di marcia, comprende numerose gallerie, sette delle quali concentrate nei soli 13 chilometri tra Pedaso e Grottammare, per oltre 5 chilometri complessivi di percorrenza in sotterraneo. Questa particolare configurazione richiede cantieri estesi, indispensabili per garantire la sicurezza degli utenti e delle maestranze.

Alla complessità degli interventi - alcuni dei quali soggetti a scadenze normative stringenti - si aggiunge la necessità di coordinare opere contigue all'interno della stessa cantierizzazione, nel rispetto delle prescrizioni del codice della strada. Per assicurare un equilibrio tra obblighi normativi, sicurezza e fruibilità della rete, dal febbraio 2023 il Ministero ha istituito un tavolo tecnico interregionale, incaricato di monitorare costantemente la programmazione dei lavori e la gestione delle cantierizzazioni lungo l'intero tratto interessato.

Autostrade per l'Italia trasmette, con cadenza trimestrale, la pianificazione dei cantieri, distinguendo tra configurazioni diurne e configurazioni notturne. Accogliendo le richieste del Ministero e degli enti locali, la concessionaria ha provveduto a ridurre l'impatto dei cantieri sulla viabilità, incrementando le lavorazioni in orario notturno e garantendo nelle ore diurne, ove possibile, il transito su carreggiate separate, seppur su un'unica corsia.

Nel mese di novembre 2025, inoltre, è stata introdotta anche una nuova cantierizzazione che prevede l'uso di una corsia jolly, da utilizzare nel caso di particolari congestionamenti. Nei periodi di maggior traffico (festività e stagione estiva), i cantieri più impattanti vengono sospesi, limitando le attività alle sole ore notturne. Tale programmazione, condivisa con il territorio, comporta ogni anno una riduzione dei giorni di lavoro superiore al 40 per cento dei giorni a disposizione e finestre temporali di cantierizzazione per lavorazioni continuative mai superiori ai due mesi e mezzo.

L'installazione, la gestione e la rimozione dei cantieri sulla rete autostradale avvengono in conformità al decreto del Ministero dei trasporti del 10 luglio 2002, integrato da procedure interne più restrittive messe in campo dalla concessionaria. In particolare, per i cantieri a maggiore impatto è previsto l'impiego di presìdi aggiuntivi, finalizzati alla tutela dell'utenza e alla fluidità della circolazione, tra cui carri soccorso per mezzi pesanti, squadre dedicate all'assistenza agli utenti, alla gestione delle code e all'apertura di corsie supplementari, nonché squadre per l'attivazione di eventuali uscite obbligatorie.

A ciò si aggiunge il potenziamento della segnaletica e dei dispositivi di sicurezza, inclusi rilevatori di velocità, rallentatori acustici, carrelli di testata e box autovelox mobili, installati in coordinamento con la Polizia stradale.

Si evidenzia, inoltre, che dall'aprile del 2024 la concessionaria ha introdotto, sulla tratta tra Pedaso e Grottammare, una segnaletica verticale luminosa. Tale soluzione riduce la necessità per gli operatori di attraversare la carreggiata per installare o rimuovere la segnaletica tradizionale, limitandone l'esposizione al traffico e migliorando al contempo la visibilità del cantiere, in particolare nelle ore notturne. L'intervento contribuisce così ad innalzare ulteriormente gli standard di sicurezza per l'utenza e per il personale impiegato nelle attività operative.

Per quanto riguarda la programmazione dei lavori nel 2026, per il primo semestre gli interventi di maggiore rilievo per l'utenza interesseranno in particolare il tratto compreso tra Pineto e l'allacciamento con la A25. In questa area è previsto un unico cantiere, che comprenderà l'ammodernamento della galleria Fonte da Capo e la riqualificazione delle barriere di sicurezza nei viadotti Cerrano e Santa Maria nel tratto tra Pineto e Pescara Nord. A seguire, tra Pescara Nord e l'allacciamento con la A25 sarà operativo un ulteriore cantiere integrato dedicato alla riqualificazione della barriera spartitraffico, la cosiddetta fioriera, e al consolidamento di una scarpata presente nello stesso tratto.

Proseguono, inoltre, altri interventi già avviati lungo la tratta abruzzese: la riqualificazione delle barriere del viadotto Vallelunga, con conclusione prevista in primavera; il consolidamento della banchina tra Pescara Sud e Ortona, in fase di ultimazione nel primo trimestre dell'anno; e le opere di miglioramento sismico dei viadotti Prascovia e Ilde, situati in prossimità del confine con il Molise.

Nel secondo semestre, una volta completata parte delle attività già richiamate, prenderanno avvio ulteriori cantieri: il consolidamento di una scarpata nel tratto settentrionale della Regione, un cantiere integrato che interesserà l'ammodernamento totale della galleria Colle Marino Sud e la riqualificazione delle barriere del viadotto Vomano, la sostituzione dei giunti del viadotto Feltrino, l'impermeabilizzazione del viadotto Sterpari e un ulteriore intervento di consolidamento di una scarpata nel tratto meridionale.

Si evidenzia che, ad eccezione della galleria Colle Marino, per la quale sarà necessario adottare uno scambio permanente al fine di consentire la ricostruzione dell'arco rovescio, per tutti gli altri interventi verrà utilizzata la cosiddetta bretella, una corsia jolly destinata al flusso prevalente, così da ridurre l'impatto sulla circolazione.

Nel corso del 2026 prenderanno, inoltre, avvio due ulteriori lotti di riqualificazione delle barriere spartitraffico, caratterizzati da cantieri meno impattanti: il primo tra gli svincoli di Val Vibrata e Giulianova, con avvio previsto nel secondo trimestre, ed il secondo tra Val di Sangro e Vasto, programmato per il secondo semestre.

I cantieri programmati rappresentano un passaggio fondamentale per migliorare e rendere più efficiente la rete viaria. Per accompagnare al meglio queste attività, oltre a una pianificazione delle lavorazioni studiata per ridurre l'impatto sulla circolazione sulle tratte interessate, è già operativo un sistema di rimborso del pedaggio, il cosiddetto cashback, che prevede ristori progressivi fino al totale rimborso in caso di ritardi superiori ai dieci minuti rispetto ai tempi medi di percorrenza dovuti alla presenza dei cantieri.

FINA (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FINA (PD-IDP). Signor Presidente, signor Sottosegretario, dopo tre anni e mezzo di Governo, utilizzare ancora l'argomento di quello che dovevano fare i Governi precedenti, tanto più che il titolare del suo Ministero ha fatto parte di diversi Governi precedenti, risulta abbastanza inattuale.

Io capisco che la vicenda sia complessa, ma tuttavia questa è l'Italia.

Vi siete candidati a governare questo Paese, non un altro, quindi c'è bisogno di affrontare le complessità. Ecco perché nella sua risposta, nella quale pure ha detto molte cose, non si è concentrato sull'unica cosa che ho chiesto: essendoci un problema serio di code e di ritardi strutturali, qual è la data in cui questo problema sarà risolto? Lei è stato vago e non risolutivo rispetto alle questioni che ho posto, eppure ogni giorno migliaia di cittadini vivono un disagio profondo, concreto e strutturale lungo le principali tratte autostradali della Regione Abruzzo. Parliamo di cantieri permanenti, di restringimenti continui, di tempi di percorrenza imprevedibili che superano i 100 minuti in una tratta in cui normalmente se ne impiegano 20, oltre a condizioni di sicurezza percepite come insufficienti dagli utenti. Lo ha detto lei: ormai in quell'autostrada si cammina a una sola corsia e siamo nel 2026, lo ricordo a me stesso. Eppure, a fronte di questa situazione, gli automobilisti e gli autotrasportatori continuano a pagare pedaggi pieni senza alcuna seria forma di compensazione e riconoscimento del servizio fortemente ridotto che ricevono. È una problematica che si presenta in tutta la sua gravità nel sistema autostradale della costa, ma che non salva le arterie autostradali dell'entroterra, che necessitano di interventi straordinari, come previsto anche nel più recente decreto infrastrutture varato dal Governo.

Stiamo parlando non di un problema occasionale, ma di un sistema viario che da anni impone sacrifici a chi viaggia per lavoro, per studio, per motivi sanitari o per sostenere l'economia dei territori interni. Gli autotrasportatori denunciano costi crescenti e tempi insostenibili; le imprese segnalano ovviamente ritardi e perdita di competitività; i pendolari raccontano giornate sempre più lunghe e logoranti.

Mentre tutto questo accade, i sindaci abruzzesi vengono lasciati soli. Lei parla di condivisione con il territorio, ma di cosa parla? I sindaci ci dicono che devono gestire tutte le conseguenze da soli. Le viabilità alternative, spesso strade provinciali e comunali già fragili, vengono sovraccaricate dal traffico pesante deviato, con criticità serie per la sicurezza, la manutenzione e la qualità della vita delle comunità locali. I primi cittadini si trovano a fronteggiare proteste, emergenze e responsabilità senza avere strumenti, informazioni adeguate, risorse e soprattutto senza avere alcuna colpa.

Proprio per affrontare questo squilibrio avevamo presentato una proposta in un pacchetto di emendamenti per l'Abruzzo alla manovra finanziaria; una proposta semplice, concreta, di buonsenso, che prevede una moratoria ex ante dei pedaggi, oppure una significativa riduzione a fronte di una situazione strutturale in presenza di cantieri prolungati e fortemente impattanti sulla percorrenza, sulla qualità del servizio: non una misura ideologica, ma un principio di equità e soprattutto, direi, di giustizia. Se il servizio viene ridotto, anche il costo deve essere proporzionato. Eppure, quella proposta è stata bocciata da voi della maggioranza: una scelta semplice, precisa, che oggi pesa sulle spalle di chi percorre quotidianamente quelle autostrade.

Signor Sottosegretario, la questione non è più rinviabile. Non bastano rassicurazioni generiche: servono misure concrete, rapide e verificabili. Nonostante i tanti solleciti a vari livelli, i sindaci non riescono ancora ad avere un cronoprogramma chiaro dei lavori che non si sposti continuamente in avanti nel tempo, che consenta loro di dare risposte chiare a chi li interpella, perché ricordiamo sempre che sul territorio ci sono loro. Serve un impegno per ridurre l'impatto economico sui cittadini e sulle imprese fino al completamento dei lavori; un impegno serio e concreto, perché oggi abbiamo assistito solo a promesse. Serve un confronto vero con i territori e con i sindaci, che devono essere coinvolti e resi partecipi. Serve soprattutto il riconoscimento politico di ciò che sta accadendo sulle autostrade abruzzesi, che non è una normale fase di manutenzione, ma è una condizione ormai strutturale che richiede risposte conseguenti.

Per questo torniamo a chiedere con forza una moratoria, una riduzione significativa dei pedaggi in presenza di cantieri invasivi e prolungati, accompagnata da un piano di sostegno alla viabilità alternativa ai Comuni coinvolti. È una richiesta che arriva da cittadini esasperati, da categorie economiche in difficoltà, da amministratori locali che chiedono semplicemente, appunto, di non essere lasciati soli. Le infrastrutture non sono solo opere da realizzare e da mettere in sicurezza, ma sono diritti di mobilità, strumenti di sviluppo e condizione essenziale di eguaglianza territoriale. Continuare a chiedere ai cittadini di pagare di più per avere di meno significa alimentare anche sfiducia nelle istituzioni. Continueremo a portare avanti questa battaglia nelle sedi istituzionali e a dare voce a chi oggi vive questa difficoltà, perché l'Abruzzo - ma non solo l'Abruzzo ‑ non può essere condannato a pagare due volte con i disagi dei cantieri e con i pedaggi che non tengono conto della realtà dei fatti. (Applausi).

PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno è così esaurito.

Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15 con il question time.

(La seduta, sospesa alle ore 10,45, è ripresa alle ore 15).

Presidenza del vice presidente RONZULLI

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

PRESIDENTE. Comunico che è stato trasmesso dalla Camera dei deputati il seguente disegno di legge:

«Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 201, recante disposizioni urgenti per la proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina, per il rinnovo dei permessi di soggiorno in possesso dei cittadini ucraini, nonché per la sicurezza dei giornalisti freelance» (1793).

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento (ore 15,01)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata (cosiddetto question time), ai sensi dell'articolo 151-bis del Regolamento, alle quali risponderanno il Ministro della giustizia, il Ministro per la pubblica amministrazione e il Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione.

Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.

Il senatore Bergesio ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02401 sulla riapertura del tribunale di Alba, per tre minuti.

BERGESIO (LSP-PSd'Az). Signora Presidente, signor Ministro, noi presentiamo questa interrogazione a risposta immediata perché la questione del tribunale di Alba non è una rivendicazione localistica, ma è un tema di assetto nazionale della giustizia e di coerenza rispetto al percorso di revisione della geografia giudiziaria che il suo Ministero ha avviato.

Nel 2012, con il decreto legislativo n. 155 (ministro della giustizia Paola Severino, Governo Monti), il tribunale di Alba è stato soppresso nell'ambito della riorganizzazione delle circoscrizioni giudiziarie. In provincia di Cuneo quella riforma, nascondendosi dietro un'assurda motivazione di spending review, ha inciso in modo particolarmente pesante: tre tribunali su quattro sono stati chiusi (Alba, Mondovì e Saluzzo), lasciando un intero territorio privo di presìdi di prossimità.

Il tribunale di Alba non rappresentava una sede marginale. Serviva già allora 79 Comuni, tra Langhe e Roero, per un bacino di oltre 210.000 abitanti; era ospitato in un immobile concesso gratuitamente dal Comune; operava in un'area ad altissima densità imprenditoriale, con centinaia di imprese vitivinicole, agroalimentari e manufatturiere, con un turismo molto forte, con la presenza di una casa circondariale, tra l'altro, attualmente in corso di ristrutturazione e di ampliamento. La sua soppressione ha comportato il trasferimento di migliaia di procedimenti civili e penali al tribunale di Asti, ampliandone in modo significativo il bacino territoriale e il carico di lavoro. Oggi i cittadini devono compiere mediamente 35-40 chilometri, ma anche 90 chilometri nel caso dei Comuni più distanti, con costi economici e organizzativi pesanti per le famiglie, i professionisti, le Forze dell'ordine e le amministrazioni locali.

Lei stesso, signor Ministro, ha manifestato apertura a una revisione della geografia giudiziaria e ha presentato, nell'ottobre 2025, un disegno di legge volto a garantire una distribuzione più efficiente degli uffici giudiziari, bilanciando prossimità ed efficienza. Tuttavia, nel testo attualmente depositato in Commissione non è prevista la riapertura del tribunale di Alba.

È proprio per questo che noi le rivolgiamo questa interrogazione, chiedendo se intenda promuovere iniziative normative volte alla riapertura del tribunale di Alba, alla luce delle specificità socioeconomiche che ho elencato in precedenza. La giustizia per noi deve essere efficiente, ma anche accessibile.

Non possiamo parlare di equilibrio se intere aree produttive interne e densamente abitate restano prive di un presidio giudiziario.

Qui non si tratta, signor Ministro, di nostalgia istituzionale. Si tratta di garantire a una parte consistente della popolazione della Provincia di Cuneo un accesso più rapido alla giustizia e un presidio stabile di legalità e sicurezza.

PRESIDENTE. Il ministro della giustizia, onorevole Nordio, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

NORDIO, ministro della giustizia. Signora Presidente, ringrazio il senatore Bergesio per l'interrogazione.

Devo preliminarmente ricordare che questo Governo, dopo ben quindici anni dalla riforma del 2011, ha ripensato la giustizia di prossimità, deliberando in Consiglio dei Ministri, già nel luglio del 2025, un disegno di legge che - da una parte - stabilizza i tribunali abruzzesi e i tribunali insulari e - dall'altra parte - istituisce un nuovo presidio giudiziario nell'area della Pedemontana. Come voi sapete, il disegno di legge è stato trasmesso - e questa è la parte fondamentale - alla Camera dei deputati e lì si trova all'esame della Commissione giustizia.

Il provvedimento contiene, oltre ai criteri di delega, una serie di indicazioni che consentono di revisionare le circoscrizioni giudiziarie attualmente esistenti. Ovviamente si dovrà tener conto dei criteri affermati dalla Corte costituzionale e, soprattutto - questa è la parte più importante - degli impegni assunti dal Paese nel Piano nazionale di ripresa e resilienza per il sistema giustizia. La Corte costituzionale ha infatti evidenziato la necessità di far permanere il presidio giudiziario in luoghi che hanno assunto nel tempo una maggiore centralità, garantendo l'accesso alla giustizia e articolando altresì in diversi uffici l'amministrazione giudiziaria di primo grado in ciascuna corte d'appello.

Il nostro intento, quindi, è di costruire una stagione nuova, garantendo una giustizia di prossimità più accessibile e realmente al servizio del cittadino.

Personalmente - come ho già detto - mi rendo conto che quel taglio lineare, che è stato fatto a suo tempo, ha inciso - come avviene con tutti i tagli lineari - in un modo non sempre razionale e che si sono verificate situazioni simili a quelle del periodo del Covid, quando si è capito che la medicina di prossimità era stata sacrificata a favore della medicina centralizzata e iper-specializzata, con tutte le criticità che poi ne sono derivate. Il fatto è che adesso la questione è nelle mani del Parlamento. Noi abbiamo la massima disponibilità a dialogare su questo punto, proprio perché sappiamo che la giustizia di prossimità è un elemento fondamentale della giustizia stessa.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Bergesio, per due minuti.

BERGESIO (LSP-PSd'Az). Signora Presidente, signor Ministro, ringrazio il Governo, che dopo quindici anni ha riaperto la stagione di revisione della geografia giudiziaria. Proprio alla luce delle sue considerazioni, Ministro, noi riteniamo che il caso di Alba non possa restare in sospeso per molto tempo, ma possa trovare una risposta. Auspichiamo che il disegno di legge delega - da lei citato - sulla revisione delle circoscrizioni porti anche a dare quella centralità che citava oggi, perché la città capoluogo di Cuneo non è assolutamente centrale nella nostra Provincia. Parliamo di un territorio che, tra l'altro, registra più di due milioni di presenze di turisti all'anno tra Alba, Langhe, Roero e un'area di imprese, di export e di flussi. Inoltre - come le dicevo in precedenza - è presente una casa circondariale che è in ampliamento, una struttura che, per sua natura, è strettamente connessa all'attività giudiziaria.

Noi e la nostra terra non chiediamo assolutamente - qui lo voglio dire chiaro - dei privilegi, ma una coerenza istituzionale. È una terra che ha dato e dà moltissimo al Paese e che è privata di un presidio fondamentale come questo tribunale. Noi, signor Ministro, abbiamo sottoscritto e sottoscriviamo il principio che la giustizia debba essere efficiente - lo abbiamo dimostrato sostenendo pienamente la riforma - ma deve essere - lo dico in modo chiaro e trasparente - presente.

Per questo ribadisco, a nome del Gruppo Lega e in quanto rappresentante in questo Senato della Provincia di Cuneo, che la riapertura del tribunale di Alba possa essere considerata una priorità nel percorso di revisione della geografia giudiziaria, non per campanilismo - lo ripeto - ma per garantire sicurezza, legalità, prossimità, nonché pari servizi a tutti i cittadini nel nostro Paese.

PRESIDENTE. Il senatore Scalfarotto ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02397 sulle misure per rafforzare il principio di certezza della pena per soggetti già condannati, per tre minuti.

SCALFAROTTO (IV-C-RE). Signor Ministro, le abbiamo chiesto di essere oggi in Aula per discutere del fallimento della politica criminale di questo Governo. Voi avete puntato tutto sull'aumento dei reati e sull'aumento delle pene, portando le nostre carceri a scoppiare. Voglio ricordare le misure del decreto-legge Caivano, per esempio, che hanno aumentato le pene e costretto al carcere anche tossicodipendenti per fatti lievissimi, che probabilmente dovrebbero stare più in comunità che in carcere. Desidero altresì ricordare che sempre lo stesso decreto ha aumentato moltissimo il numero dei detenuti giovani, snaturando anche la natura della nostra giustizia minorile.

Questo fallimento lo si vede, perché poi sappiamo che il senso di insicurezza cresce. Avete fatto un decreto-legge cosiddetto sicurezza che avrebbe dovuto impedire le manifestazioni di piazza violente, ma guardi che cosa è successo a Torino e cosa è successo a Milano. Avete fatto addirittura il famoso primo decreto-legge sui rave e ancora adesso i manifestanti anti-TAV vanno a fare la festa della felicità - credo si chiami in un modo del genere - in un luogo esondabile. Se ci andassimo io e lei a parlare di politica, ci manderebbero via di corsa, mentre quelli restano lì nonostante il vostro decreto-legge rave.

Con tutte le norme, le pene e i reati, ci sono grandi problemi nelle carceri e non c'è un senso di sicurezza. Vediamo crescere il senso di insicurezza nel Paese. Pensi ai due reati a cavallo dell'inizio dell'anno: quella ragazza diciannovenne uccisa in un cortile a Milano e quel capotreno trentaquattrenne accoltellato a Bologna. Sono tutti reati commessi da gente che non avrebbe dovuto essere lì, perché erano ricercati, perché erano irregolari; non ne faccio - si figuri - una questione di italiani e stranieri, ma dico soltanto che quelle persone non dovevano essere libere, mentre un sacco di gente che con le vostre leggi e i vostri decreti avete messo dentro forse non dovrebbe essere lì.

Quello che mi chiedo è quanto segue: lei come intende ristabilire il senso di sicurezza? Quello che abbiamo visto è una legiferazione completamente inutile. Quando prendete qualcuno - mi viene in mente il signor Almasri - lo mandate via, ma mi viene in mente anche Tommy Robinson, quel pluripregiudicato inglese di estrema destra che il Ministro delle infrastrutture dei trasporti ha ricevuto in pompa magna al suo Ministero. Allora, Almasri è libero, Tommy Robinson va al Ministero, i rave si continuano a fare, le manifestazioni di piazza continuano, e intanto una ragazzina di diciannove anni e un uomo di trentaquattro vengono uccisi. Meno male che voi dovevate essere il Governo della sicurezza. (Applausi).

PRESIDENTE. Il ministro della giustizia, onorevole Nordio, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

NORDIO, ministro della giustizia. Signora Presidente, ringrazio il senatore Scalfarotto, ma devo dire che mi riesce abbastanza difficile comprendere il cursus logico di questa interrogazione. Da un lato, mi pare di capire che si lamenta la mancanza di sicurezza e di severità; dall'altro lato, si lamenta invece un eccesso di carcerazione che porterebbe un sovraffollamento carcerario. Sono problemi, peraltro, che, per quanto riguarda la carcerazione e la scarcerazione, non dipendono - come lei, senatore, sa bene - dal Governo, ma dalla magistratura. I casi che lei ha citato non impongono la carcerazione preventiva obbligatoria. A parte l'arresto in flagranza, l'ordinanza di custodia cautelare obbligatoria, che potrebbe essere addebitata al legislatore in quanto impone la necessità di quella limitazione di libertà, è rarissima nel nostro Paese. Quindi, le persone che sono carcerate in questo momento lo sono a seguito di un provvedimento dell'autorità giudiziaria. Lo stesso vale per le persone che vengono scarcerate. La scarcerazione oggi dipende esclusivamente dalla decisione del giudice competente della determinata materia. Questo per quanto riguarda la giurisdizione.

Per quanto riguarda la sicurezza, l'esempio del rave party è abbastanza significativo, sia sotto il profilo del sovraffollamento carcerario, sia sotto il profilo della prevenzione. Dopo quel provvedimento, di rave party, almeno così come erano concepiti (con devastazione, saccheggi e violenze), non se ne sono più verificati. D'altro canto, sempre per quanto riguarda il sovraffollamento carcerario, non è stata imprigionata una persona dopo l'approvazione di quella legge, il che significa che almeno una volta ha funzionato.

Per quanto riguarda altri tipi di reati, certamente chi conosce un po' la criminologia - e credo di conoscerla abbastanza bene - purtroppo episodi di violenza, di omicidio e di reati molto gravi sono comuni - ripeto, purtroppo - nella letteratura criminale non solo di questo, ma di tutti i Paesi. Il fatto di poterli prevenire, con le norme o con altri tipi di mezzi, sfugge molto spesso al controllo di qualsiasi Governo democratico.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Paita, per due minuti.

PAITA (IV-C-RE). Signor Ministro, viviamo in una fase nella quale il Paese ha paura. Ha paura perché i reati in corso sono gravissimi e c'è una sensazione diffusa di pericolo, che lei lo capisca o che lei non lo capisca. Ciò che è accaduto a quel ragazzino ucciso a scuola, ciò che è accaduto ad Aurora, ciò che è accaduto ad Alessandro sono fatti enormemente gravi. Cosa si aspettano dunque i cittadini italiani? Si aspettano che un Governo che aveva promesso di garantire la sicurezza e l'ordine nel Paese sia capace di farlo e invece non siete capaci di farlo. Questa è la verità.

Lei ha detto che non ha capito bene il senso del nostro question time. Il senso del question time è il seguente: se si arresta un criminale torturatore libico come Almasri, lo si tiene in carcere. Se si fanno dei decreti - e se ne fanno cinquanta, per un aumento di quattrocento anni di pena - ci si aspetta che nel Paese non accadano più le cose brutte che sono accadute. Se una persona è per sette volte denunciata, come è successo al reo confesso nel citato caso di Alessandro, deve rimanere in carcere, non deve essere fuori. Se, come nel caso di Aurora, un irregolare ha commesso dei reati precedenti, non ci si aspetta che sia per le strade libero di poter stuprare e poi uccidere una ragazza (Applausi). È la certezza della pena, che i suoi decreti - cinquanta decreti, per quattrocento anni di reclusione - non hanno garantito nel Paese. In una parola, glielo spiego io il senso del question time: avete fallito sulla sicurezza. (Applausi).

PRESIDENTE. La senatrice Gelmini ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02398 sul piano integrato di attività e organizzazione 2026-2028 del Ministero della giustizia, per tre minuti.

GELMINI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Ministro, mancano ormai poche settimane al voto sul referendum del 22 e 23 marzo e, ovviamente, il dibattito sulla giustizia ruota attorno a questa importante riforma. Oggi vorremmo però interrogarla su un tema diverso, ma certamente collegato all'obiettivo che lei, insieme al Governo, si è posto, cioè quello di migliorare e implementare la qualità, l'efficienza e la velocità della giustizia, per una giustizia che deve essere sempre più vicina al cittadino.

Serve - ovviamente a nostro avviso - un'approvazione della riforma oggetto di referendum, ma serve anche affrontare il tema del precariato. Su questo è stato recentemente approvato il Piano integrato di attività e organizzazione (PIAO) della pubblica amministrazione. Sappiamo però che il tema del precariato è oggetto di valutazioni differenti. Come spesso accade, la CGIL non ha mancato di evidenziare le proprie critiche. Altri sindacati hanno invece espresso un giudizio più positivo.

Quello che vorremmo sapere da lei, signor Ministro, è se possiamo dare qualche buona notizia rispetto alle condizioni in cui versano migliaia di precari e francamente non da oggi. Si tratta infatti di un problema annoso, che il Ministero della giustizia porta con sé da decenni. Vogliamo però un po' di chiarezza sui numeri, per capire se quelle persone, che hanno dedicato il loro impegno e la loro vita per la giustizia italiana, oggi possono avere o meno alcune risposte.

PRESIDENTE. Il ministro della giustizia, onorevole Nordio, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

NORDIO, ministro della giustizia. Signora Presidente, ringrazio la senatrice Gelmini, perché ci dà l'occasione di affrontare quel problema che si chiama benaltrismo, nel senso che, quando si parla di riforma costituzionale, si dice che i problemi sono "ben altri" e riguardano per esempio quello che lei adesso ha proposto.

Intanto, in netta discontinuità con i Governi precedenti, noi abbiamo invertito la rotta. Le do delle cifre: abbiamo rinvenuto le necessarie coperture finanziarie per consentire a 9.368 ragazzi un ingresso stabile nell'amministrazione della giustizia. A questo punto dobbiamo anche ringraziare calorosamente i vari sindacati, UNSA, CISL FP, Confintesa, FLP, UILPA-Giustizia, con i quali il lavoro è stato lungo e laborioso, ma estremamente soddisfacente. Loro hanno ringraziato noi e noi abbiamo ringraziato loro. Mi riferisco soprattutto allo stanziamento, nel giugno 2025, di oltre 43,5 milioni di euro destinati al Fondo risorse decentrate, la cui consistenza, in termini di incremento, è la maggiore degli ultimi dieci anni e permetterà al Ministero di valorizzare il personale in termini sia di performance, sia di impegno e responsabilità.

La revisione delle piante organiche determinerà un profondo cambiamento e porterà un numero di unità in area funzionari a pari livello dell'area assistenti.

Come anticipato - e questo è forse l'aspetto più importante - l'accordo del novembre scorso sulle procedure di stabilizzazione del personale precario PNRR ha consentito, due settimane fa, al Ministero di poter garantire la stabilizzazione di ben 9.368 giovani, ben oltre i 6.000 già previsti. Faccio presente che all'inizio era previsto che fossero assunti a tempo determinato e loro lo sapevano; siamo noi che, con mille sforzi finanziari, rendendoci anche conto della necessità di stabilizzare quelle persone, abbiamo raggiunto detti risultati. Le graduatorie manterranno validità triennale e questo consentirà, una volta reperite ulteriori risorse, di stabilizzare prossimamente il personale residuo.

In conclusione, l'effettivo piano assunzionale, solo nel 2026, prevede il reclutamento di 12.300 unità di differente professionalità.

Da ultimo, vorrei ricordare che, per la prima volta nella storia, noi abbiamo regolamentato e stabilizzato i giudici onorari, che erano considerati figli di un dio minore, non avevano alcuna garanzia, di alcun tipo, neanche previdenziale, eppure rappresentano una colonna portante delle nostre strutture giudiziarie. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Gelmini, per due minuti.

GELMINI (Cd'I-UDC-NM (NcI, CI, IaC)-MAIE-CP). Signor Ministro, mi pare di poter dire che questo Governo e il suo Dicastero, alle chiacchiere e alle polemiche, preferiscono i fatti concreti. Lei ha potuto, grazie a questo impegno concreto, condividere con il Parlamento dei numeri, che sono però anche persone che finalmente hanno la possibilità di una stabilizzazione.

Certamente uffici giudiziari dotati di organici adeguati consentono un'amministrazione ordinata di una materia di fondamentale importanza per i cittadini, perché ha effetti diretti sui tempi della giustizia e, di conseguenza, sulla certezza del diritto. L'obiettivo di stabilizzare quelle persone rappresenta un tassello importante di un mosaico più vasto di interventi normativi che il Governo e il Parlamento stanno mettendo in atto, per puntellare e rafforzare la macchina giudiziaria e per addivenire soprattutto a una piena attuazione dei principi costituzionali, che culminerà anche attraverso - ci auguriamo - l'approvazione di quella importante riforma nel referendum del 22 e 23 marzo. Rispetto ad essa, ovviamente, la posizione di Civici d'Italia-UDC-Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare è di forte convinzione e approvazione. (Applausi).

PRESIDENTE. La senatrice Cucchi ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02396 sullo svolgimento di indagini di polizia giudiziaria da parte dei Corpi di appartenenza degli indagati, per tre minuti.

CUCCHI (Misto-AVS). Signor Ministro, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha ribadito in modo costante che, ai sensi dell'articolo 2 della Convenzione, un'indagine su una morte avvenuta con il coinvolgimento di agenti dello Stato deve essere non solo effettiva, ma anche realmente indipendente, sin dalle sue primissime fasi. Ad esempio, nella sentenza sul caso Magherini, la più recente, che risale al gennaio del 2026, la Corte ha accertato la violazione dell'articolo 2 sotto il profilo procedurale, rilevando che l'affidamento delle prime attività investigative a soggetti appartenenti allo stesso Corpo e alla stessa catena gerarchica degli agenti coinvolti ha compromesso irreversibilmente l'indagine, trasformandola in una violazione dei diritti fondamentali.

In un'analoga sentenza del 2011 - ripeto 2011 - la Corte aveva affermato che la mancanza di indipendenza dell'indagine è di per sé sufficiente a determinare la violazione dell'articolo 2, a prescindere dall'esito penale del procedimento interno.

Tali procedure evidenziano come indagini condotte da colleghi superiori o appartenenti allo stesso apparato istituzionale degli agenti coinvolti nei fatti non siano compatibili con lo Stato di diritto, perché minano la credibilità dell'accertamento, favoriscono l'impunità e svuotano di contenuto la tutela del diritto alla vita.

Nonostante la chiarezza della giurisprudenza europea, nel nostro ordinamento continuano a verificarsi casi in cui il requisito dell'indipendenza investigativa viene sistematicamente sacrificato, con il risultato di esporre lo Stato italiano a condanne reiterate e di negare giustizia alle vittime e ai loro familiari.

Tutto ciò premesso, le chiedo, signor Ministro, se non ritenga gravemente incompatibile con i principi costituzionali e convenzionali che l'Italia continui a consentire indagini su morti causate o avvenute durante l'intervento delle Forze dell'ordine affidate, anche solo nelle fasi iniziali, a soggetti appartenenti allo stesso Corpo e alla stessa catena gerarchica degli agenti coinvolti. Le chiedo inoltre quali iniziative urgenti intenda assumere per impedire che la violazione del requisito di indipendenza, già più volte censurata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, continui a tradursi in una sistematica negazione del diritto alla verità e alla giustizia. (Applausi).

PRESIDENTE. Il ministro della giustizia, onorevole Nordio, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

NORDIO, ministro della giustizia. Gentile senatrice, la ringrazio per il benvenuto che mi ha dato. Anzitutto va detto che le indagini, quando è commesso un reato, sono dirette dal procuratore della Repubblica, il quale, ai sensi della Costituzione e del codice di procedura penale, dispone della polizia giudiziaria. Quindi, la gestione delle indagini è di esclusiva competenza del magistrato; in genere si tratta del cosiddetto pubblico ministero di turno, funzione che io ho esercitato per quarant'anni. Semmai è al pubblico ministero che vanno rivolte queste domande.

Detto ciò, mi stupisco però che si dubiti della imparzialità e della indipendenza delle Forze di polizia in generale, alle quali va la nostra incondizionata gratitudine. Abbiamo avuto vari esempi, purtroppo, in tutti i settori - Polizia, polizia giudiziaria, magistratura - in cui gli episodi anomali sono stati trattati e risolti dallo stesso organismo nel cui ambito le criticità si erano rivelate. Abbiamo avuto esempi di indagini deviate dei Carabinieri che sono state risolte dai Carabinieri, della Polizia dalla Polizia. Faccio presente che ho gestito tutta la corruzione del MOSE di Venezia e ricordo che abbiamo arrestato vari ufficiali di altissimo grado della Guardia di finanza con indagini fatte dalla Guardia di finanza; così per la polizia penitenziaria e tutte le altre polizie. Dubitare della indipendenza e della imparzialità di chi conduce le indagini, fermo restando - ripeto - che la competenza spetta al pubblico ministero competente di turno, è anche una sorta di diffidenza ingiustificata verso tutte le Forze dell'ordine, alle quali - lo dico ancora una volta - va la nostra incondizionata gratitudine. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica la senatrice Cucchi, per due minuti.

CUCCHI (Misto-AVS). Signor Ministro, devo dire che la sua risposta non mi sorprende affatto.

Deve essere chiaro a tutti che un'imparzialità delle indagini andrebbe a garanzia dei cittadini, ma anche degli stessi appartenenti alle Forze dell'ordine. E questo mi sembra evidente.

Ormai è diventata veramente un'abitudine di questo Governo scaricare sulla magistratura le responsabilità delle vostre incapacità a gestire e far funzionare la giustizia. (Applausi).

Anziché occuparvi di riforme che in nulla miglioreranno - lo sappiamo - la situazione della giustizia in Italia, perché non iniziate a rispettare le sentenze della CEDU? Io gliene ho nominata una del 2011. Oppure non contano più nemmeno i giudici della Corte europea? Mi faccia capire.

Siccome mi sembra evidente che voi non intendete far nulla a tal proposito, le voglio annunciare che il mio Gruppo ha depositato un disegno di legge in tal senso, che poi le consegnerò in modo che possa leggerlo in anteprima, per garantire l'autonomia delle indagini. E, a questo punto, mi aspetto che venga firmata e sottoscritta da tutti i Gruppi, anche da quelli di maggioranza. (Applausi).

PRESIDENTE. Il senatore Cataldi ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02400 sulle modalità di ricerca delle prove in fase inquirente, per tre minuti.

CATALDI (M5S). Signora Presidente, Monica Busetto è in carcere da dodici anni per un omicidio che non ha mai commesso. Fu accusata dalla procura di Venezia perché trovata in possesso di una collanina che sembrava essere quella strappata dal collo della vittima durante l'aggressione. Ben tre analisi sulla collana, tuttavia, avevano rivelato che non c'era alcuna traccia del DNA della donna uccisa; sul luogo del delitto non fu trovata alcuna traccia del DNA della Busetto. Fu trovata invece la traccia genetica di un'altra donna: Susanna Lazzarini. La procura, però, va avanti lo stesso e ordina una quarta prova del DNA presente sulla collana, dopo averla trasportata insieme ad altri reperti, esponendola ad alta probabilità di contaminazione, e, infatti, compaiono tre picogrammi di DNA della vittima, una quantità infinitesimale, incompatibile con la dinamica dell'omicidio e frutto di un'evidente contaminazione. La procura, tuttavia, non si ferma e Monica resta in carcere lo stesso. Dopo circa due anni e mezzo, Susanna Lazzarini, il cui DNA era stato rinvenuto sul luogo del delitto, confessa per ben tre volte di essere stata lei a commettere l'omicidio da sola e viene condannata come unica autrice di quell'omicidio. Il procuratore aggiunto non ammette l'errore e dichiara pubblicamente che è plausibile che abbiano commesso l'omicidio insieme. Le due donne, però, non si sono mai sentite neppure al telefono, non ci sono tabulati, ma Monica resta in carcere.

Arriva oggi un'inchiesta giornalistica della trasmissione televisiva «Le Iene», che trova nell'album di famiglia una foto della collana della vittima che la procura non aveva mai cercato. Questa foto ha consentito una misurazione. Ebbene, è risultata di lunghezza diversa da quella della collana trovata a casa di Monica Busetto: non è la stessa collana. Oggi, signora Presidente, due donne sono in carcere per lo stesso omicidio, ciascuna è stata condannata come unica autrice e quel procuratore aggiunto non ha mai voluto ammettere l'errore.

Ebbene, sa, signor Ministro, chi era quel procuratore aggiunto che ha cercato un colpevole invece della verità? Era lei, ministro Nordio, lei che vuole insegnare ai pm come devono fare i pm. Le abbiamo chiesto conto di questa vicenda in diverse interrogazioni al Senato e alla Camera, ma lei se ne è lavato le mani e ha risposto testualmente alla Camera: «Non posso entrare nell'ambito di un'indagine condotta da me quindici anni fa» e ha richiamato lo strumento della revisione del processo, come se fosse un problema solo di Monica rimediare al suo errore. Non abbiamo sentito alcuna scusa, alcun rammarico, alcuna ammissione d'errore.

Signor Ministro, Monica aspetta da dodici anni, da 4.396 giorni, che qualcuno, almeno in quest'Aula, si accorga di lei. (Applausi).

PRESIDENTE. Il ministro della giustizia, onorevole Nordio, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

NORDIO, ministro della giustizia. Signora Presidente, veramente non ho capito ‑ anche qui sarà colpa mia ‑ se la critica sia all'allora procuratore aggiunto, che ero io, o all'attuale Ministro della giustizia. Presumo sia al primo.

Faccio presente che il ruolo di un pubblico ministero durante un processo è quello di monopolista dell'azione penale che dirige le indagini che poi vengono sottoposte a tutta una serie di controlli, di valutazioni e di giudizi che sfuggono completamente al suo controllo. Quindi, il destino di quelle persone dipende non più minimamente dal pubblico ministero della procura della Repubblica, ma dalla magistratura giudicante ‑ sottolineo giudicante ‑ davanti alla quale, peraltro, esistono dei mezzi di revisione dei processi quando si sia in presenza di errori o presunti errori giudiziari.

Quanto poi alla cultura della giurisdizione, che dovrebbe essere il connotato del pubblico ministero anche nella polemica che attualmente è sorta per la riforma costituzionale, faccio presente che, proprio con la riforma, il giudice, quello che poi alla fine dirà l'ultima parola (come l'ha detta sulla signora Busetto), sarà ancora più indipendente, proprio perché sarà separato completamente dalla famiglia dei pubblici ministeri. Purtroppo oggi, molto spesso, più che essere il pubblico ministero che assume, o dovrebbe assumere, la cultura della giurisdizione del giudice, è il giudice che assume la cultura della giurisdizione inquisitoria del pubblico ministero. Quindi, se anche vi sono stati degli errori, sicuramente con la riforma questi errori saranno corretti, perché i giudici saranno molto più indipendenti e con una cultura della terzietà e dell'imparzialità che magari non avevano.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Cataldi, per due minuti.

CATALDI (M5S). Signor Ministro, che le devo dire, tutto qui? Di fronte a un caso così grave, lei si trincera dietro ad affermazioni burocratiche e dà la colpa addirittura ad altri magistrati di un'indagine che ha condotto lei. (Applausi).

Se lei va a dire al magistrato che quella collanina era la stessa e che aveva addirittura le stesse dimensioni (non si sa come le ha misurate), è chiaro che quell'errore non è stato indotto, come accade in altri casi, dove abbiamo visto che c'erano prove false, indizi o prove che avevano creato un'apparenza di colpevolezza. Qui non c'era assolutamente nulla. Prima di scaricare la colpa sul magistrato, deve interrogarsi su cosa lei ha proposto come esito probatorio a quel magistrato che poi ha preso la decisione.

Ora lei ci parla del processo di revisione. Guardi, Ministro, io lo conosco il processo di revisione; anzi, le annuncio che sono già stati proposti due procedimenti di revisione. Uno lo hanno proposto gli avvocati della difesa e un altro l'ha proposto la procura generale di Venezia. Non ho bisogno che mi insegni lei cos'è la revisione, visto che sono avvocato da quarant'anni, quindi non è questo il punto. La revisione è soltanto un rimedio che non la esenta dal chiedere scusa, sia come ex pubblico ministero, ma anche come Ministro, perché qui c'è il fallimento delle istituzioni e lei, rappresentando le istituzioni, dovrebbe chiedere scusa ufficialmente, perché è un dovere morale farlo.

Poi, mi perdoni, ma cultura unitaria della giurisdizione significa che sia i pubblici ministeri, sia i magistrati hanno un unico obiettivo, quello della ricerca della verità. E questo unico obiettivo viene meno proprio con la riforma che state facendo, perché state spostando l'idea del pubblico ministero verso l'avvocato dell'accusa, come succede in America. (Applausi).

Piuttosto, dovevate fare un'altra cosa, quello che hanno suggerito gli auditi: costituzionalizzare il principio contenuto nell'articolo 358 del codice di procedura penale, che impone al pubblico ministero di cercare la verità e di valorizzare prove e circostanze di fatto che sono favorevoli all'imputato, cosa che lei non ha fatto. (Applausi).

PRESIDENTE. Il senatore Verini ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02399 sulle recenti dichiarazioni del Ministro della giustizia circa i pericoli di un ritorno del terrorismo delle brigate rosse, per tre minuti.

VERINI (PD-IDP). Signora Presidente, non parlerò del Nordio procuratore, ma del Nordio ministro e senza nessun riferimento alla persona, ma al ruolo. Lei ha rilasciato, Ministro, delle dichiarazioni per cui l'abbiamo chiamata a rispondere. Ha evocato, nel corso della conferenza stampa per il cosiddetto decreto-legge sicurezza (altro capitolo, ma lasciamo perdere), il pericolo di un ritorno del terrorismo delle brigate rosse.

Chiediamo in base a quali elementi e a quali riscontri lei ha fatto queste affermazioni, perché sono affermazioni molto gravi e molto impegnative, che evocano scenari che possono davvero mettere il Paese in uno stato di forte, fortissima preoccupazione. Quali sono le risultanze (naturalmente veda lei quali esporre) in base alle quali ha fatto queste affermazioni?

Vede, questo Paese ha una memoria, ma anche questo partito. Noi siamo onorati di aver avuto tra le nostre fila persone che si chiamano Giovanni Bachelet, che si chiamano Olga D'Antona, che si chiamano Sabina Rossa. Il terrorismo noi l'abbiamo sempre combattuto, come la violenza; siamo stati sempre dalla parte dello Stato e dei difensori dell'ordine pubblico, come la Polizia, a differenza vostra, che francamente evocate la Polizia, ma non date loro mezzi, non date loro risorse, non date possibilità di svolgere davvero il proprio lavoro.

Perché siamo preoccupati? Ha letto l'intervista che ha fatto l'altro ieri sulla stampa proprio Olga D'Antona? È un'intervista di straordinaria responsabilità, in cui dice cose importanti - e lei le può dire - contro la violenza, ma afferma anche che non le pare proprio che siamo agli anni Settanta. Penso a un suo ex collega, che sul terrorismo può insegnare a molti, Gian Carlo Caselli, che ha detto cose analoghe. Quindi, in base a cosa lei l'ha detto?

Infine, signor Ministro, le dico tramite il Presidente che a via Arenula forse c'è un incendiario, perché la sento evocare queste cose, ma anche rispetto a quello che ho sentito dire prima sembra che ci sia non lei, ma Cicalone. Voi, infatti, evocate una situazione di insicurezza alla quale, in realtà, quando c'è (perché i reati sono aumentati), voi non date le risposte, ma che usate come propaganda; quando non c'è, evocate scenari per poter giustificare degli obbrobri come i vostri decreti-legge. Oggi ha di nuovo evocato perfino Garlasco, dicendo che non succederanno più quei casi, ma lei è un esperto, a differenza mia. Come si può pensare che un referendum, come quello che certamente va contro l'indipendenza della magistratura, potrà intervenire in tal senso? A meno che non abbiate già la volontà di mettere i magistrati sotto il Governo, come ha fatto la Meloni che voleva addirittura indicare… (Il microfono si disattiva automaticamente) …davvero i capi di reato alla procura di Torino, perfino ai giudici e ai magistrati svizzeri.

Insomma, Presidente, credo che a via Arenula ci sia un Ministro dell'ingiustizia del Governo dell'insicurezza. (Applausi).

PRESIDENTE. Il ministro della giustizia, onorevole Nordio, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

NORDIO, ministro della giustizia. Signora Presidente, senatore Verini, sempre per colpa mia mi riesce difficile rispondere a questa serie di domande, perché c'è un mélange de tout che comprende una sorta di minestrone di problematiche che non riesco a definire in termini razionali. (Applausi). Quindi, mi atterrò alla prima di queste. (Commenti).

Beh, sì, avete evocato lo scenario apocalittico più grave, quindi risponderò alla prima, che mi sembra la più pertinente, cioè la ragione in base alla quale avrei evocato le brigate rosse. Allora, premetto che noi ci associamo con reverente ricordo alle morti e alle vittime che lei ha citato, ma vorrei dire che il massimo tributo di sangue è stato dato dalla magistratura: Giacumbi, Minervini, Galli, Tartaglione, Palma. Guardate che molti di questi, la maggior parte, era proprio al Ministero della giustizia, perché erano considerati dalle brigate rosse il bersaglio di elezione. Uno di questi - non era allora al Ministero della giustizia, ma gestiva l'indagine sulla colonna veneta delle brigate rosse - era proprio il sottoscritto, che riceveva a casa le lettere con le stelle a cinque punte e girava scortato e armato, come altri colleghi, perché eravamo una trentina in tutto in Italia. Quindi, mi consentirà che qualcosa di questo fenomeno lo conosco e cerco di capirlo.

Allora, perché evocare quei momenti? Fermo restando che la storia non si ripete mai in termini assolutamente uguali, ma si ripete magari in termini analoghi, ricordo benissimo che prima dell'esplosione del brigatismo rosso nei termini più sanguinari, c'erano state queste forme di violenza di piazza davvero molto agitate, poi alla fine addirittura armate. I meno giovani ricorderanno l'immagine di una persona con la pistola puntata verso i carabinieri. Sapete come la sinistra definiva all'epoca quelle persone? Andatevelo a rivedere: compagni che sbagliano, sedicenti brigate rosse. (Commenti).

PRESIDENTE. Scusate, mi rivolgo al Presidente del Gruppo Partito Democratico. Avete il tempo della replica e il suo Capogruppo, senatore Boccia, se vuole può intervenire nei due minuti di replica. Non parlate fuori microfono mentre interviene il Ministro. Prego, signor Ministro.

NORDIO, ministro della giustizia. Non capisco perché ogni volta debba essere interrotto. Vabbè.

Venivano chiamati, dicevo, "compagni che sbagliano e sedicenti brigate rosse". Erano considerati degli infiltrati fascisti, allo stesso modo in cui oggi magari si cercano di coprire alcune responsabilità, sulle quali la magistratura farà i dovuti accertamenti.

Soltanto quando è stato ucciso il sindacalista Guido Rossa - alla cui memoria ci inchiniamo riverenti - allora il Partito Comunista ha preso atto che effettivamente c'era un album di famiglia, come ha detto Rossana Rossanda. (Brusìo). Guardate, io ho una buona memoria e poiché all'epoca ero un protagonista di quella vicenda - ripeto - queste cose le conosco. Andatele a vedere; se non le ricordate, non è colpa mia, ma vostra.

Quindi quelle situazioni di aggressività verso le Forze dell'ordine, che a quell'epoca non sono state affrontate con la dovuta energia, oggi rischiano o rischierebbero di ripetersi senza interventi adeguati e potrebbero condurre a fenomeni non identici, ma analoghi a quelli che hanno turbato la nostra democrazia con anni e anni di sangue. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Boccia, per due minuti.

BOCCIA (PD-IDP). Signora Presidente, signor ministro Nordio, non le riuscirà di riscrivere la storia. (Applausi). Non le riuscirà. Ha mai sentito Berlinguer o Lama - e potrei continuare - dire quelle parole folli che lei oggi sta addebitando a pezzi di storia del nostro Paese? Non ci riuscirà.

Ho solo due minuti e la riporto sull'oggetto di questa interrogazione. Le sue parole, ministro Nordio, si confermano gravi e irresponsabili. Lei ha evocato le brigate rosse, come se il nostro Paese stesse ancora in quelle condizioni. Noi respingiamo con fermezza qualsiasi accostamento. Tra il dissenso democratico e il fiancheggiamento della violenza, signor Ministro, c'è un terreno che non appartiene alla cultura costituzionale della Repubblica, ed è per questo che voi volete cambiare quella Costituzione, lo capiamo ogni giorno di più. Evocare le brigate rosse è stato non solo grave e istituzionalmente scorretto, ma è un richiamo ad una delle stagioni più drammatiche della nostra storia, per le quali lei, da ex magistrato, dovrebbe sentire un brivido di vergogna. Un richiamo così, Ministro, non è neutro. Quando lo pronuncia un Ministro della giustizia, contribuisce a definire il clima pubblico, ed è quello che state facendo qui.

Oggi il clima è già attraversato da tensioni forti per una campagna referendaria che il Governo ha trasformato in conflitto permanente. La sensazione - glielo dico con rispetto istituzionale, signor Ministro, a differenza sua, e con franchezza - è che vi sia un tale nervosismo dentro la maggioranza che fa spostare quotidianamente il dibattito su un terreno pericoloso che vi porta ad alimentare la contrapposizione, anziché ad abbassare i toni. Signora Presidente, la sicurezza è un valore non negoziabile che la maggioranza ha deciso di far diventare arma contundente; non può diventare una categoria retorica, né uno strumento di polarizzazione.

Signor ministro Nordio, un Ministro della giustizia ha sempre il dovere della verità, della misura e della precisione. Noi ve lo ribadiamo: il Paese sta vivendo serissimi problemi di disagio sociale, economico e generazionale, ma se la risposta è l'inasprimento simbolico anche con queste parole, sappia che noi vi contrasteremo democraticamente, perché voi così non rafforzate lo Stato ma dividete la società.

Signor Ministro, continueremo a contrastare ogni violenza, a difendere la qualità del linguaggio istituzionale, perché la sicurezza senza responsabilità istituzionale non è forza dello Stato, ma è debolezza della politica e lo vedrete alle urne con il voto sul no al referendum. (Applausi).

PRESIDENTE. Il senatore Damiani ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02394 sul rafforzamento delle capacità amministrative dei Comuni, per tre minuti.

DAMIANI (FI-BP-PPE). Signora Presidente, colleghi senatori, ministro Zangrillo, i Comuni d'Italia sono da sempre un presidio istituzionale e territoriale fondamentale per tutto il territorio e per il nostro Paese. Sappiamo tutti che erogano i servizi essenziali, i servizi più importanti per gli utenti, i cittadini e le imprese. L'Italia ha una struttura particolare anche per come i Comuni sono organizzati: ci sono circa 8.000 Comuni, e la maggior parte di questi, oltre il 70 per cento, sono piccoli e non superano i 5.000 abitanti, quindi hanno una struttura amministrativa molto piccola. E ahimè, nei Comuni piccoli o grandi, negli ultimi anni, con tutta una serie di vincoli che ci sono stati nel nostro Paese, da quelli di finanza pubblica al blocco del turnover, le loro strutture amministrative si sono purtroppo molto depauperate, quindi sono andati incontro a difficoltà, dovendo affrontare tematiche importanti. Sono dunque accaduti anche dei paradossi: nel nostro Paese un Comune piccolo ha le stesse responsabilità di uno grande e deve comunque erogare sempre gli stessi servizi. Le risorse, come dicevamo, sono minime perché oggi non si trova personale qualificato per affrontare determinate sfide: la digitalizzazione su tutte, o comunque altri temi fondamentali come il PNRR, la progettazione e la rendicontazione del PNRR, che è un'altra questione molto importante.

Quindi andiamo incontro e siamo andati incontro, in questi anni, a delle criticità. Pensiamo anche alle responsabilità maggiori che oggi hanno i funzionari. Molte volte nei piccoli Comuni non ci sono quei supporti legali che assistono il funzionario pubblico in determinati processi, quindi c'è una grande difficoltà, anche da questo punto di vista, di responsabilizzazione. Dicevamo che la digitalizzazione è molto importante, ma va a rilento, perché ha bisogno di tanto personale. Ci sono costi fissi elevati: il paradosso è che, a volte, costa più una struttura in un Comune piccolo che non in uno medio-grande.

Come dicevamo, le difficoltà sono state il blocco del turnover e i vincoli di finanza pubblica che hanno messo in difficoltà i Comuni, ma, nonostante le difficoltà, sono andati avanti. Molti dipendenti sono diventati multitasking, svolgono diverse mansioni, e anche gli stessi amministratori pubblici spesso lo fanno, perché devono rispondere ai propri cittadini, che li hanno votati ed eletti, quindi anche loro si prodigano in queste attività. I Comuni restano dunque dei presìdi fondamentali e pertanto, alla luce di quello che è accaduto in questi anni, le chiedo di conoscere il suo indirizzo politico e quello del suo Ministero e l'attività che è stata svolta in questi anni per rafforzare la capacità amministrativa dei Comuni.

PRESIDENTE. Il ministro per la pubblica amministrazione, senatore Zangrillo, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

ZANGRILLO, ministro per la pubblica amministrazione. Signora Presidente, senatore Damiani, la ringrazio perché mi offre l'opportunità di dare una risposta a un tema che effettivamente denuncia diverse criticità, che per troppi anni non hanno trovato alcuna risposta. In merito al personale, sono state introdotte misure volte ad agevolare il reclutamento dopo il decennale blocco del turnover, con la digitalizzazione delle procedure, che ha permesso di ridurre drasticamente i tempi dei concorsi, da due anni e mezzo a circa 150 giorni. Grazie al portale inPA, che è diventato l'unica porta di accesso alla pubblica amministrazione, dal 2023 ad oggi, solo per i Comuni abbiamo pubblicato quasi 30.000 concorsi, per quasi 60.000 posizioni a bando. Con il decreto-legge PNRR, approvato in Consiglio dei ministri il 29 gennaio scorso, abbiamo previsto, per gli enti fino a 3.000 abitanti, che il costo del segretario comunale non rilevi ai fini del rispetto dei limiti di spesa per il personale, incrementando dunque la propria capacità assunzionale. È un intervento che ritengo strategico, che si aggiunge a un'ulteriore misura che sta permettendo a più di 2.000 Comuni con meno di 5.000 abitanti di beneficiare di un importante contributo economico per sostenere la spesa del segretario comunale.

Inoltre, il Dipartimento della funzione pubblica ha attivato programmi specifici di supporto ai piccoli Comuni. Ad esempio, l'avviso pubblico Risorse in Comune, attraverso lo stanziamento di 100 milioni di euro, sta sostenendo le amministrazioni tra i 5.000 e i 25.000 abitanti per l'adozione di modelli organizzativi volti ad accompagnare il processo di trasformazione organizzativa e digitale. Ha partecipato a questo avviso il 93 per cento dei Comuni coinvolti. Cito un ulteriore stanziamento di 100 milioni per rendere interoperabili gli sportelli unici delle attività produttive (SUAP) e gli sportelli unici dell'edilizia (SUE), e a questo ulteriore avviso il 99 per cento dei Comuni interessati ha aderito.

Sul piano formativo, con il progetto PerForma PA permettiamo a circa 170 amministrazioni di realizzare progetti formativi di carattere specialistico in base alle loro specifiche esigenze. Aggiungiamo poi il rafforzamento dei poli formativi territoriali, che sono dei veri e propri hub istituiti nelle amministrazioni, con la collaborazione delle università, per garantire percorsi formativi nelle diverse Regioni.

Sul tema retributivo, abbiamo recuperato il ritardo accumulato dai precedenti Governi, abbiamo chiuso in tempo record le tornate 2019-2021 che abbiamo ereditato dai precedenti Governi, e quella 2022-2024, stanziando 30 miliardi.

Abbiamo avviato la contrattazione del triennio 2025-2027 all'inizio del periodo di riferimento, ciò che non è mai accaduto nella storia repubblicana.

Inoltre, preciso che l'ultimo contratto relativo agli enti locali ha previsto incrementi medi che, nel periodo 2022-2027, coprono l'inflazione, quindi quanto è stato rosicchiato in termini di perdita di potere d'acquisto.

Per armonizzare i trattamenti economici del personale degli enti locali rispetto alle amministrazioni centrali (oggi esiste ancora un'importante distanza tra le medie retributive di queste due realtà), nell'ultima legge di bilancio abbiamo istituito un fondo con dotazione di 50 milioni di euro per il 2027, che diventano 100 nel 2028, nell'ambito delle contrattazioni delle funzioni 2025-2027 per l'incremento del trattamento accessorio.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Damiani, per due minuti.

DAMIANI (FI-BP-PPE). Signora Presidente, ringrazio per la risposta puntuale e precisa e per le tante iniziative messe in campo. Signor Ministro, mi sono appuntato un elenco di iniziative che lei ha ricordato, a partire dai concorsi, che non si facevano da tanti anni: noi li abbiamo fatti.

Abbiamo oggi un'unica interfaccia con la pubblica amministrazione, il portale inPA, quindi chiunque oggi voglia avere rapporti o comunque partecipare si collega al portale.

Mi riferisco, poi, alla figura del segretario comunale nei piccoli Comuni, alcuni dei quali non hanno segretari comunali; oggi, attraverso queste norme importanti, abbiamo finalmente i segretari comunali nei Comuni fino a 5.000 abitanti, che, come avevo detto, sono il 70 per cento dei Comuni in Italia. Non entrando nei vincoli di bilancio, questa iniziativa molto importante ha quindi permesso di assumere altro personale, sbloccando un'ulteriore situazione.

Abbiamo altri progetti: Risorse in Comune (100 milioni); PerForma PA, per quanto riguarda la formazione professionale, che è un altro aspetto importante nella pubblica amministrazione e nei Comuni; il rinnovo dei contratti, una delle altre cose importanti che questo Governo sta facendo e che il Ministro della pubblica amministrazione ha fatto in questi anni. Non era mai successo e ora noi anticipiamo, rispetto alla scadenza, il rinnovo di una serie di contratti, tra cui quelli nella pubblica amministrazione e negli enti locali.

Credo che sia ancora da approvare il disegno di legge, all'esame del Senato, sul merito: è quindi un impegno del Senato approvarlo quanto prima e rendere ancora più efficiente la pubblica amministrazione. (Applausi).

PRESIDENTE. Il senatore Zedda ha facoltà di illustrare l'interrogazione 3-02402 sul raggiungimento degli obiettivi del PNRR, per tre minuti.

ZEDDA (FdI). Signora Presidente Ronzulli, gentili colleghi, ministro Foti, il Governo Meloni subentra al Governo Draghi con le elezioni del settembre 2022. Il Governo Draghi era subentrato al Governo Conte II, il cosiddetto Governo giallorosso. Questi ultimi due Governi, cioè Draghi e Conte II, sono quelli che vanno a disegnare il PNRR.

Il Governo Conte II transa con l'Europa somme e condizioni. Giova ricordare che il PNRR è un mutuo e ogni cittadino senziente sa che ovviamente non è a costo zero e ha condizioni vincolanti; le condizioni vincolanti sono i cosiddetti obiettivi, i target (ne erano stati individuati circa 600) e, in più, le tappe intermedie vincolanti, cioè quelle che vengono chiamate milestone. Pertanto il Governo Conte II vincola l'Italia, con condizioni strette, a un mutuo.

Draghi sostituisce il Governo Conte II per mettere su carta un progetto che possa rispettare gli impegni presi da Conte in Europa col mutuo e con le condizioni. Ovviamente quel progetto deve essere approvato e deve essere fatto approvare al Parlamento.

Al Governo Meloni spetta la realizzazione di ciò che è un progetto su carta. Tutti sappiamo che, a volte, un progetto su carta non è di facile realizzazione nella realtà, anzi. Ci sono tanti e tanti problemi, ma con estremo senso di responsabilità questo Governo mette al primo posto la realizzazione del PNRR, prima con il ministro Fitto e ora con lei, ministro Foti. Avete eseguito e guidato la piena ed efficace attuazione del PNRR. Il Governo Meloni, infatti, tramite i due Ministri che ha scelto per guidare l'attuazione del PNRR, era pienamente consapevole della responsabilità storica di utilizzare le risorse a prestito dell'Europa per il futuro della nostra Nazione.

Occorreva rispettare scadenze, raggiungere obiettivi, realizzare milestone. Erano condizioni imprescindibili per garantire il corretto e tempestivo flusso dei finanziamenti, cioè le famose rate. Al 30 dicembre 2025 riceviamo l'ottava rata e chiediamo contestualmente la nona, la penultima, di circa 12,8 miliardi. Le prime otto rate hanno cubato per le casse dello Stato circa 153,2 miliardi di euro. L'Italia è capofila in numero di obiettivi raggiunti e avanzamento finanziario. Ci mancano nona e decima rata.

Ministro Foti, oggi la interrogo per chiederle quale sia lo stato di avanzamento dei traguardi e degli obiettivi connessi alla nona rata e i tempi di pagamento della stessa. (Applausi).

PRESIDENTE. Il ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, onorevole Foti, ha facoltà di rispondere all'interrogazione testé illustrata, per tre minuti.

FOTI, ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. Signora Presidente, ringrazio l'interrogante e tutto il Gruppo parlamentare Fratelli d'Italia del Senato per questa interrogazione, che permette anche di fare il punto sul PNRR in questa fase di ultimo miglio.

Sappiamo che entro il 30 agosto al massimo dovremo rendicontare e vedere se avremo raggiunto tutti gli obiettivi che un programma per performance come quello del PNRR impone. Probabilmente una demagogia diffusa aveva concentrato tutto sul livello di spesa; in realtà il livello di spesa non è l'obiettivo del PNRR, in quanto l'obiettivo del PNRR è raggiungere gli obiettivi che sono stati concordati con l'Europa per quanto riguarda sia quelli che vengono definiti target, sia per le milestone, cioè le riforme delle quali nessuno parla, ma che sono destinate a protrarsi nel tempo e a dare un valore aggiunto alla situazione giuridica attuale.

Debbo dire, sotto questo profilo, che più volte ci è stato detto di copiare da altri piani. Ebbene, penso di poter dire che anche nell'ultima revisione ci siamo interrogati se dovessimo fare come altre Nazioni che molti, soprattutto all'opposizione, ci invitavano a seguire, ad esempio la Spagna (una lunga serie di agenzie dicevano: sì, la Spagna è l'esempio da seguire, non l'Italia della Meloni). Faccio presente che la Spagna ha tagliato radicalmente il proprio PNRR rinunciando alla parte di debiti in modo consistente. Lo dico perché sono atti e fatti che si sono puntualmente verificati.

Da parte nostra, la dotazione finanziaria iniziale di 194,4 miliardi di euro è stata totalmente mantenuta. (Applausi). Penso che questo dovrebbe già di per sé testimoniare la serietà che abbiamo dimostrato, che nasce anche da un fatto: come lei ricordava, questo è non un piano di un Governo, ma un piano che passa attraverso tre Governi e che deve avere come unico obiettivo far figurare bene l'Italia, raggiungendo esattamente gli impegni che ci si è assunti, quantomeno a livello di milestone, target, riforme e obiettivi singoli che siamo impegnati realizzare.

Per quanto riguarda la nona rata, siamo in una fase oggi di assessment, cioè di confronto con la task force della Commissione europea per verificare se i target sono stati raggiunti nel senso da noi dichiarato. Posso dire che proprio ieri la Commissione europea, per tramite della task force, ha lasciato l'Italia dicendoci semplicemente che non ci sono elementi tali da non poter prevedere anche la liquidazione della nona rata (Applausi), nel qual caso passeremo a 165 miliardi di euro attribuiti, pari all'85 per cento della dotazione del piano. Faccio presente che in Europa quella dotazione oggi è pari al 58 per cento. Quindi abbiamo qualcosa come 25 punti di vantaggio rispetto alla media degli altri Paesi europei, che pure tanti ci suggerivano di seguire.

Aggiungo due considerazioni. Sulla nona rata sono stati raggiunti obiettivi importanti sotto il profilo della salute, dell'aggiornamento del personale della scuola, sotto il profilo idrico e, in generale, anche della cultura.

Penso, infatti, che recuperare cento parchi e giardini storici sia un obiettivo che dovrebbe essere venduto come un fiore all'occhiello per un Paese che fa del turismo e dell'ospitalità uno dei suoi obiettivi principali. (Applausi).

A questo si aggiungano l'implementazione del fascicolo sanitario digitale ed elettronico per l'85 per cento dei medici di base e le 300.000 persone assistite tramite la telemedicina. Insomma, l'impegno e gli obiettivi della nona rata sono stati tutti raggiunti.

Tocco soltanto due altre questioni. La prima è che abbiamo un problema che riguarda la Missione 6 (salute) del PNRR, relativamente alla quale abbiamo degli impegni che sono stati raggiunti e sottoscritti con la Commissione europea e sulla quale io non intendo derogare: case della salute, ospedali di comunità e l'investimento ospedali sicuri. Sotto questo profilo, abbiamo creato una cabina di regia con le Regioni, con le quali abbiamo aperto un tavolo tecnico perché ognuno si deve assumere le proprie responsabilità e dire, a quattro mesi dalla chiusura del Piano, se gli obiettivi che ci si era dati e che erano stati garantiti vengono raggiunti o meno e in che misura. (Applausi).

Aggiungo che anche per quanto riguarda gli enti locali abbiamo istituito un tavolo tecnico. Essendo oltre 85.000 i progetti che vengono dagli enti locali, pensiamo che la semplificazione della rendicontazione agli enti locali sia un atto dovuto che il Governo Meloni, con senso di responsabilità, vuole portare avanti fino in fondo. (Applausi).

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire in replica il senatore Zedda, per due minuti.

ZEDDA (FdI). Ministro Foti, per me, lei è stato chiaro, preciso e schematico e ha totalmente soddisfatto, con la sua risposta, la mia domanda. La politica ha bisogno di persone come lei, che sono uguali quando governano e quando sono all'opposizione (Applausi), uguali nel pensiero e nell'azione. Lei sa che nelle Regioni italiane oggi governate dal centrosinistra coloro che hanno avuto ruoli di governo nel Governo Conte II o nel Governo Draghi ‑ faccio l'esempio della mia terra, la Sardegna, con la presidente Todde ‑ hanno dimenticato totalmente quali erano gli obiettivi e le milestone che avevano accettato di raggiungere con l'Europa e oggi che governano la Sardegna si sono totalmente dimenticate di quegli obiettivi (cito, ad esempio, il dimensionamento scolastico e l'energia) e oggi fanno propaganda sulle spalle dei cittadini.

Noi siamo fortunati, però, perché abbiamo avuto il Governo Meloni, abbiamo avuto il ministro Foti e prima il ministro Fitto, che hanno creduto che quel progetto, quell'impegno preso da altri due Governi andasse portato avanti per il bene dell'Italia, perché con la propaganda non si fa politica e non si fa neanche la campagna elettorale sulle spalle dei nostri concittadini. Abbiamo preferito l'azione per il bene dell'Italia. Grazie, ministro Foti. (Applausi).

PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata (question time) all'ordine del giorno è così esaurito.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

SENSI (PD-IDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SENSI (PD-IDP). Signora Presidente, ha ragione Kiev: la decisione del Comitato olimpico internazionale (CIO) di squalificare Vladislav Heraskevych, il campione di skeleton che avrebbe dovuto gareggiare questa mattina, è una vergogna. Egli sarebbe stato colpevole, secondo i burocrati del CIO, di non rinunciare al suo caschetto su cui erano stampigliati i volti di tanti atleti ucraini, suoi colleghi, campioni o speranze, uccisi dalla furia di Putin che tanti estimatori ‑ tanti avvocati, perfino qualche attendente, tra apoti, indifferenti, nostalgici, prezzolati e vili ‑ trova purtroppo anche nel nostro Paese.

Dice il CIO che il caschetto di Heraskevych non è conforme al regolamento. Chissà se lo è invece l'aggressione militare all'Ucraina (quattro anni fa fra pochi giorni), chissà quella che sport è, chissà se è in linea con gli ideali di de Coubertin. L'atleta ricorrerà ‑ onore a lui ‑ pensate a uno sportivo che si allena per quattro anni e più in quelle condizioni per arrivare alle Olimpiadi e poi viene squalificato non per doping, ma perché porta con sé i volti degli atleti come lui, quelli che dovevano e potevano essere lì.

Visto che non lo consente il CIO, signora Presidente, permetta a me qui di raccontare brevemente chi sono alcuni di quegli atleti, quelli che non possono essere oggi in pista a Cortina con Vladislav. Ne sono stati uccisi più di 650: Yevhen Malyshev, biatleta, ammazzato a Kharkiv un mese prima che compisse 20 anni; Maria Lebid, 15 anni, che si trovava a casa sua, a Dnipro, colpita da un missile; Dmytro Sharpar, 25 anni, pattinatore artistico, morto a Bakhmut mentre combatteva per difendere la linea del fronte; Volodymyr Androshchuk, 22 anni, atletica leggera, caduto anche lui a Bakhmut; Daria Kurdel, 20 anni, uccisa in un attacco missilistico su Kharkiv; Ivan Kononenko, ferito in battaglia, è voluto tornare in prima linea, non ascoltando il consiglio dei suoi medici che gli dicevano di no; Alina Perehudova, 14 anni, sollevatrice di pesi, era in fila con la madre e lo zio a Mariupol, per fare scorta d'acqua; Maxym Halinichev, 22 anni, pugile, ucciso mentre difendeva il suo villaggio nella regione del Luhansk; Oleksiy Loginov, 23 anni, giocatore di hockey, ucciso nel Luhansk; Fedir Yepifanov, 18 anni, schermidore, ucciso sul fronte a Zaporizhzhia; Kateryna Dyachenko, 11 anni, ginnasta, una bomba a Mariupol, la sua famiglia sotto le macerie, i superstiti in un ospedale distrutto da un attacco aereo subito dopo; nessuno è sopravvissuto della sua famiglia; Karyna Bakhur, 17 anni, kickboxer, una campionessa mondiale, un attacco missilistico a Berestyn, portata in ospedale in condizioni critiche, si era gettata sul padre per proteggerlo dal fuoco, è morta sotto i ferri; Victoria Ivashko, 9 anni, judoka, centrata da un missile a Kiyv tre anni fa, stava a casa con la mamma.

Questi, Presidente, sono i nomi e le storie degli atleti ucraini che Heraskevych voleva portare con sé come memoria, per dar loro forza, per farli gareggiare con lui, come avrebbero meritato. Questo, e non altro, ha squalificato il CIO, e questo e altro squalifica per sempre il CIO. Possa quest'Assemblea, Presidente, e concludo, restituire nel cuore della nostra democrazia i nomi di chi è morto per difenderla e onorarla. Esserne degni nel ricordo, quello che il Comitato olimpico ha negato a Heraskevych, la sua medaglia, la più preziosa. Che Dio li perdoni, che Dio ci perdoni. (Applausi).

PRESIDENTE. Grazie, senatore Sensi. Se posso, personalmente mi associo.

LICHERI Sabrina (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LICHERI Sabrina (M5S). Signora Presidente, oggi voglio denunciare il trattamento iniquo e penalizzante cui è sottoposta la scuola della Sardegna. Dando infatti continuità a un grido di dolore e di sdegno che ha già pronunciato la governatrice della Regione, Alessandra Todde, sto parlando di dimensionamento scolastico, che l'isola di Sardegna subirà d'imperio, dall'alto, spacciato per solo dimensionamento amministrativo, privo di conseguenze, e la possibile esclusione della Sardegna dai fondi PNRR scuola.

Questi provvedimenti, Presidente, hanno un po' il profumo e il sapore amarissimo di una punizione, nata appunto dalla mancata adozione, da parte della Regione Sardegna, del piano di dimensionamento scolastico nazionale degli ultimi anni. Una scelta, quella della Regione, invece coraggiosa, consapevole della scuola sarda, volta a tutelare le sue specificità e il diritto allo studio.

Signora Presidente, negli ultimi anni la Sardegna ha già perso 38 autonomie scolastiche, quindi non siamo davanti a una Regione che ha snobbato o che si è rifiutata di affrontare la questione; per questo infatti ha pagato e paga tanto, un prezzo altissimo nel quotidiano, delle famiglie e di tutto il personale scolastico. È un territorio a cui si chiedono ancora sacrifici: altre nove autonomie scolastiche. Quindi non basta l'isolamento come conseguenza dell'insularità, mai risolto. C'è la questione della sanità, il contenzioso con il Governo centrale in merito a una serie di questioni. Ora c'è un assalto al diritto allo studio di portata gravissima, perché il Governo trascura il fatto che la Sardegna non è un territorio qualunque: aree interne vastissime, collegamenti difficili quando non completamente inesistenti, calo demografico, denatalità, aree culturalmente depresse dove la scuola è importante, così come è difficile. Insomma una terra con squilibri profondi.

Non faccio vittimismo, Presidente; i problemi sono sotto gli occhi di tutti e in Sardegna si sta lavorando seriamente per risolverli, nonostante le difficoltà e la complessità del contesto. Ma questa ennesima mazzata del Governo non aiuta, l'ennesima per la Sardegna, Presidente. Da sarda e da senatrice dico: basta.

Presidente, io chiedo a questo Governo di fermarsi, di bloccare questo ingranaggio cieco, di ascoltare e di riaprire il dialogo istituzionale. Servono consapevolezza, lungimiranza e rispetto, anche perché, se qualcuno ancora non l'avesse capito, il rispetto è un valore assoluto e in Sardegna non è più negoziabile. (Applausi).

Atti e documenti, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di martedì 24 febbraio 2026

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 24 febbraio, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 16,14).

Allegato A

INTERROGAZIONI

Interrogazioni sulle misure per contrastare la riduzione del prezzo del latte ovi-caprino in Sicilia

(3-02305) (22 dicembre 2025)

Pogliese, Russo, Sallemi, Bevilacqua, Bucalo, Damante, Germanà, Lorefice, Musolino, Ternullo. - Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste -

                    Premesso che:

            il settore zootecnico, ed in particolare l'ambito ovi-caprino, rappresenta uno dei pilastri dell'agricoltura siciliana, sia per la consistenza numerica delle aziende presenti sul territorio regionale, sia per il significativo contributo in termini di occupazione e opportunità lavorative, soprattutto per i giovani allevatori, oltre a svolgere un ruolo centrale nella tutela e difesa del territorio, nella valorizzazione delle eccellenze agroalimentari locali e nella promozione turistica delle aree rurali;

            nonostante tale rilevanza strategica, in Sicilia si registra negli ultimi mesi una marcata e repentina riduzione del prezzo del latte ovi-caprino, che è passato da valori superiori a 1,50 euro al litro, con punte fino a 1,60 euro registrate solo pochi mesi fa, agli attuali 1,00-1,10 euro al litro, livelli che risultano spesso inferiori ai costi medi di produzione;

            tale andamento sta determinando gravi difficoltà economiche per le aziende zootecniche, già fortemente penalizzate dall'aumento dei costi energetici, dei mangimi e delle materie prime;

            il protrarsi di prezzi non remunerativi rischia di provocare la chiusura di numerose aziende, con conseguente perdita di occupazione, abbandono delle aree interne e compromissione del patrimonio zootecnico regionale;

            secondo quanto segnalato dalle organizzazioni di categoria e dagli operatori del settore, le dinamiche di formazione del prezzo del latte sembrerebbero evidenziare la presenza di un mercato fortemente concentrato, con pochi soggetti acquirenti in grado di influenzare in modo determinante i prezzi, configurando potenziali assetti oligopolistici;

            tali assetti potrebbero favorire fenomeni speculativi che appaiono andare oltre le ordinarie dinamiche di domanda e offerta, incidendo negativamente sulla libera concorrenza e sulla giusta remunerazione dei produttori,

            si chiede di sapere:

            se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di queste dinamiche di mercato e se non ritenga opportuno promuovere verifiche e monitoraggi, anche attraverso l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, al fine di accertare l'eventuale presenza di comportamenti anticoncorrenziali o speculativi;

            quali strumenti di sostegno e tutela intenda attivare, anche in via straordinaria, per contrastare la drastica riduzione del prezzo del latte ovi-caprino in Sicilia e per salvaguardare la continuità produttiva delle aziende zootecniche siciliane e prevenire la compromissione del patrimonio zootecnico regionale;

            se non ritenga necessario avviare un tavolo di confronto con la Regione Siciliana, le organizzazioni professionali agricole e i rappresentanti della filiera, finalizzato all'individuazione di soluzioni strutturali e durature per riequilibrare il mercato del latte ovi-caprino.

(3-02392) (10 febbraio 2026) (già 4-02621) (27 dicembre 2025)

Nicita. - Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste -

                    Premesso che:

            il settore zootecnico, e in particolare l'ambito ovi-caprino, rappresenta uno dei pilastri dell'agricoltura siciliana, sia per la consistenza numerica delle aziende presenti sul territorio regionale, sia per il significativo contributo in termini di occupazione e opportunità lavorative, soprattutto per i giovani allevatori, oltre a svolgere un ruolo centrale nella tutela e difesa del territorio, nella valorizzazione delle eccellenze agroalimentari locali e nella promozione turistica delle aree rurali;

            nonostante tale rilevanza strategica, in Sicilia si registra negli ultimi mesi una marcata e repentina riduzione del prezzo del latte ovi-caprino, che è passato da valori superiori a 1,50 euro al litro, con punte fino a 1,60 euro registrate solo pochi mesi fa, agli attuali 1,00-1,10 euro al litro, livelli che risultano spesso inferiori ai costi medi di produzione;

            tale andamento sta determinando gravi difficoltà economiche per le aziende zootecniche, già fortemente penalizzate dall'aumento dei costi energetici, dei mangimi e delle materie prime;

            il protrarsi di prezzi non remunerativi rischia di provocare la chiusura di numerose aziende, con conseguente perdita di occupazione, abbandono delle aree interne e compromissione del patrimonio zootecnico regionale;

            secondo quanto segnalato dalle organizzazioni di categoria e dagli operatori del settore, le dinamiche di formazione del prezzo del latte sembrerebbero evidenziare la presenza di un mercato fortemente concentrato, con pochi soggetti acquirenti in grado di influenzare in modo determinante i prezzi, configurando potenziali assetti oligopolistici;

            tali assetti potrebbero favorire fenomeni speculativi che appaiono andare oltre le ordinarie dinamiche di domanda e offerta, incidendo negativamente sulla libera concorrenza e sulla giusta remunerazione dei produttori,

            si chiede di sapere:

            quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per contrastare la drastica riduzione del prezzo del latte ovi-caprino in Sicilia e per garantire una remunerazione equa agli allevatori;

            se sia a conoscenza delle dinamiche di mercato descritte e se non ritenga opportuno promuovere verifiche e monitoraggi, anche attraverso un impulso all'intervento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, al fine di accertare l'eventuale presenza di comportamenti anticoncorrenziali o speculativi;

            quali strumenti di sostegno e tutela intenda attivare, anche in via straordinaria, per salvaguardare la continuità produttiva delle aziende zootecniche siciliane e prevenire la compromissione del patrimonio zootecnico regionale;

            se non ritenga necessario avviare un tavolo di confronto con la Regione Siciliana, le organizzazioni professionali agricole e i rappresentanti della filiera, finalizzato all'individuazione di soluzioni strutturali e durature per riequilibrare il mercato del latte ovi-caprino.

Interrogazione sulla cessione della società IP al gruppo azero SOCAR

(3-02288) (10 dicembre 2025)

Leonardi, Nastri, Tubetti. - Ai Ministri delle imprese e del made in Italy e dell'ambiente e della sicurezza energetica -

                    Premesso che:

            nel settembre 2025 la proprietà della Italiana petroli (IP, controllata dalla famiglia Brachetti Peretti tramite il gruppo API) ha firmato un accordo vincolante per cedere il 99,82 per cento delle quote di IP alla State oil company of Azerbaijan Republic (SOCAR); la cessione include la raffineria di Falconara Marittima (Ancona), quella di Trecate (Novara), oltre a 4.500 stazioni di servizio a marchio IP e strutture logistiche e di stoccaggio;

            il perfezionamento è condizionato all'ottenimento delle autorizzazioni regolatorie, tra cui la verifica antitrust da parte dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, i controlli su sovvenzioni estere e il vaglio governativo italiano sul "golden power" rispetto ad asset strategici come raffinerie e sicurezza energetica, ed è previsto entro il primo trimestre 2026, salvo ritardi nelle suddette autorizzazioni;

            IP ha attualmente circa 1.600 dipendenti, di cui 330 nella raffineria di Falconara, oltre a un indotto di circa 16.600 lavoratori nella rete distributiva; la raffineria è un sito di interesse nazionale (SIN) dal 2006, con varie bonifiche in corso, ed ha visto verificarsi alcuni incidenti; a seguito di diverse interrogazioni di consiglieri regionali rispetto a questioni occupazionali, alle bonifiche necessarie e ad altri aspetti ambientali, la Giunta delle Marche, che già si era attivata presso il Governo, ha risposto sottolineando la necessità di vigilanza sull'operazione;

            la seconda raffineria del gruppo API si trova a San Martino di Trecate (Novara), specializzata nella produzione di carburanti (benzina, diesel, kerosene per aviazione), con una capacità di raffinazione stimata intorno ai 6 milioni di tonnellate annue e una forza lavoro intorno ai 200-300 addetti fissi, oltre a un indotto locale significativo; è classificata impianto ad alto rischio di incidente rilevante (direttiva "Seveso III");

            presso il Parlamento europeo sono state presentate tre interrogazioni, da due rappresentanti dei Paesi Bassi, uno di ECR e uno del PPE, e da un rappresentante francese dei Patrioti, tutte a proposito della possibilità che la compagnia petrolifera statale dell'Azerbaigian SOCAR esporti gas proveniente dalla Russia, anche attraverso la collaborazione con Gazprom e Lukoil,

            si chiede di sapere:

            se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza delle prospettive di investimento di SOCAR sulle strutture in via di acquisizione del gruppo API, in particolare per la sicurezza e l'efficienza delle raffinerie di Falconara Marittima e San Martino di Trecate;

            quali prospettive occupazionali ci siano per i 1.600 dipendenti del gruppo API e per gli oltre 16.000 lavoratori dell'indotto;

            se sussistano preoccupazioni in relazione al possibile coinvolgimento di SOCAR nell'esportazione di petrolio russo, anche rispetto alle decisioni che l'Unione europea ha preso o potrebbe prendere nel prossimo futuro.

Interrogazione sulla crisi della Amom SpA di Badia al Pino (Arezzo)

(3-02311) (07 gennaio 2026)

Parrini, Franceschelli, Zambito. - Ai Ministri delle imprese e del made in Italy e del lavoro e delle politiche sociali -

                    Premesso che:

            la società Amom S.p.A., con sede a Badia al Pino, in provincia di Arezzo, è una storica realtà del territorio specializzata nella produzione di accessori e bigiotteria per l'alta moda. La Amom è stata acquisita nel 2021 dal gruppo svizzero Riri, facente parte a sua volta della multinazionale Oerlikon AG, con sede in Svizzera;

            in data 30 e 31 dicembre 2025, la proprietà ha comunicato, in modo unilaterale, tramite una riunione da remoto e con successive comunicazioni ufficiali, l'avvio della procedura di licenziamento collettivo per tutti i 70 dipendenti dello stabilimento di Badia al Pino, decretando di fatto la cessazione dell'attività;

                    considerato che:

            i dipendenti erano da mesi in lotta per difendere il loro posto, con scioperi e presidi davanti alla fabbrica e avevano già accettato pesanti sacrifici per garantire la continuità produttiva attraverso il ricorso massiccio ad ammortizzatori sociali e a contratti di solidarietà attivati già nel maggio 2025, che hanno comportato, tra l'altro, una sensibile riduzione degli stipendi e della tredicesima mensilità;

            nonostante la disponibilità dei lavoratori e l'attivazione di un tavolo di salvaguardia presso la Regione Toscana, l'azienda ha sino ad oggi rifiutato ogni ipotesi di supporto o percorso alternativo volto a salvaguardare l'occupazione, dimostrando una totale chiusura verso le proposte istituzionali e sindacali;

            la condotta della multinazionale Oerlikon-Riri appare in contrasto con i principi di responsabilità sociale dichiarati nel proprio codice etico, scaricando sui lavoratori e sul territorio aretino il peso di scelte industriali e finanziarie prese altrove;

            anche la stessa modalità di comunicazione della chiusura dello stabilimento e dei conseguenti licenziamenti dei dipendenti, definita dai sindacati come un "messaggio di auguri virtuale" inviato dalla Svizzera per annunciare la perdita del lavoro, è da ritenersi gravemente irrispettosa della dignità dei lavoratori e della comunità locale;

            la FIOM CGIL e le altre rappresentanze sindacali hanno denunciato questo atteggiamento di totale "disprezzo" da parte della proprietà verso i lavoratori e le corrette relazioni industriali, sottolineando come l'azienda abbia scavalcato ogni forma di confronto preventivo;

            la medesima multinazionale aveva già proceduto, circa un anno e mezzo fa, alla chiusura di un altro sito produttivo in Toscana, la FCM di Campi Bisenzio (Firenze);

            il sindaco di Civitella in val di Chiana, esprimendo sdegno per quella che viene definita una "ferita sociale ed economica" per il territorio, ha chiesto l'immediato ritiro della procedura di licenziamento,

            si chiede di sapere:

            se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della procedura di licenziamento collettivo avviata dalla multinazionale Oerlikon-Riri presso lo stabilimento Amom di Badia al Pino e quali valutazioni intendano esprimere in merito alle modalità di gestione della crisi sinora adottate dai vertici aziendali della multinazionale;

            se non ritengano necessario convocare con massima urgenza un tavolo di confronto nazionale con la multinazionale svizzera, al fine di sollecitare il ritiro dei licenziamenti e l'individuazione di soluzioni che garantiscano la continuità produttiva e la tutela dei 70 posti di lavoro presso lo stabilimento di Badia al Pino;

            se il Ministro delle imprese e del made in Italy intenda attivare nel corso del nuovo anno specifiche misure per proteggere le eccellenze del made in Italy e del distretto orafo-accessorio aretino da manovre di disimpegno unilaterale da parte di gruppi multinazionali che, dopo aver acquisito storiche realtà locali, procedono alla loro chiusura senza esperire percorsi di rilancio o riconversione.

Interrogazione sulle criticità derivanti dai cantieri lungo la A14 nelle province di Teramo e Pescara

(3-02347) (21 gennaio 2026)

Fina. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti -

                    Premesso che:

            l'autostrada A14 Bologna-Taranto costituisce un'infrastruttura strategica di interesse nazionale ai sensi dell'art. 2, comma 2, del codice della strada (decreto legislativo n. 285 del 1992) ed è parte integrante del corridoio adriatico, fondamentale per la continuità territoriale, la sicurezza dei trasporti, la mobilità pendolare e lo sviluppo economico del territorio abruzzese;

            nel tratto compreso tra Giulianova, Atri-Pineto, Roseto, Silvi e Città Sant'Angelo, ricadente nelle province di Teramo e Pescara, sono da mesi attivi numerosi cantieri programmati dal gestore dell'infrastruttura. Tali cantieri, caratterizzati da restringimenti di carreggiata, cambi di corsia, deviazioni notturne e significative riduzioni di velocità, generano rallentamenti persistenti e condizioni critiche per la sicurezza e la viabilità;

            un sondaggio promosso da CNA Fita Abruzzo e USARCI, realizzato su oltre 300 autotrasportatori, attesta che il 79 per cento degli operatori subisce almeno sei episodi mensili di blocco sul tratto Abruzzo-Marche della A14; il 21 per cento denuncia ritardi superiori a 60 minuti, il 45,9 per cento tra 30 e 60 minuti e il 30,7 per cento tra 15 e 30 minuti. Tali ritardi generano stress operativo e significativi aggravi economici sulle imprese del settore;

            secondo quanto riportato dalla stampa locale e dalle associazioni di categoria, i tempi di percorrenza risultano ormai insostenibili: per coprire il tratto Pineto-Città Sant'Angelo (19 chilometri) vengono oggi richiesti circa 100 minuti contro i 26 minuti ordinari, mentre sulla tratta Pescara-San Benedetto del Tronto si registrano rallentamenti prolungati e cronici. Tali circostanze certificano un grave squilibrio nella gestione dei cantieri e una compromissione sostanziale della funzione stessa dell'autostrada;

            ai sensi dell'art. 14 del codice della strada, il gestore dell'infrastruttura ha l'obbligo giuridico di "provvedere alla manutenzione, gestione e pulizia delle strade, assicurando la sicurezza e la fluidità della circolazione", nonché di predisporre adeguata segnaletica temporanea. Le condizioni attuali, tuttavia, risultano non rispondere ai criteri minimi di fluidità e prevedibilità richiesti dalla norma;

            diversi sindaci della costa teramana, nelle scorse settimane, hanno indirizzato formali richieste, con note protocollate, al gestore e agli enti competenti, sollecitando un quadro chiaro del cronoprogramma, un confronto istituzionale, informazioni tempestive sulle modifiche alla viabilità e l'adozione di misure di mitigazione dei disagi;

            gli articoli 6 e 7 del codice della strada disciplinano i poteri dell'ente proprietario e del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti in materia di regolamentazione della circolazione e gestione della sicurezza, prevedendo la possibilità di adottare misure straordinarie, ordinanze, limitazioni temporanee e interventi urgenti per salvaguardare il traffico e l'incolumità pubblica;

            è stato inoltre segnalato da numerosi Comuni costieri che, in occasione delle chiusure notturne dei caselli autostradali della A14, i mezzi pesanti (in particolare i TIR diretti verso il Sud e il Nord Italia) vengono obbligati a transitare all'interno dei centri urbani. La deviazione forzata è conseguenza diretta dell'assenza di un piano alternativo adeguatamente condiviso con le amministrazioni territoriali;

            questa situazione determina gravi ripercussioni sulla vivibilità e sulla sicurezza urbana, con attraversamenti continui di strade comunali non progettate per sostenere il volume e il peso di traffico pesante, soprattutto nelle ore notturne;

            il transito dei TIR provoca inoltre deterioramento accelerato dell'asfalto, danneggiamento del manto stradale, usura della segnaletica e vibrazioni degli edifici, con conseguenti costi straordinari di manutenzione che ricadono interamente sui bilanci comunali;

            tali costi, che comprendono rifacimenti stradali, interventi di ripristino, manutenzione urgente e messa in sicurezza, devono essere coperti attraverso fondi comunali già estremamente limitati. Si evidenzia che né lo Stato né il gestore autostradale riconoscono alcun ristoro per questi danni indiretti, costringendo i Comuni a sottrarre risorse da altri servizi essenziali;

            le amministrazioni comunali, insieme ai cittadini, manifestano ormai un forte stato di preoccupazione e crescente irritazione per una condizione non più sostenibile: la gestione dei cantieri autostradali sta infatti superando i limiti del disagio tollerabile, trasformandosi in un impatto economico e sociale che nessun ente locale può sopportare a tempo indeterminato;

            la programmazione dei lavori deve essere comunicata in modo trasparente e prevedibile agli enti territoriali, come stabilito dal principio di leale collaborazione sancito dall'articolo 120 della Costituzione;

            gli standard minimi di sicurezza previsti dalla normativa europea e nazionale impongono che ogni cantiere autostradale sia gestito con modalità tali da ridurre al minimo i disagi per gli utenti e che eventuali chiusure siano coordinate e motivate;

            l'assenza di un dialogo costante tra Ministero, Regione, Prefettura, Provincia, Comuni e gestore compromette la capacità del territorio di affrontare emergenze e programmare servizi essenziali,

            si chiede di sapere:

            se il Ministro in indirizzo intenda attivare un tavolo di coordinamento permanente, ai sensi degli articoli 6 e 14 del codice della strada, tra Ministero, Regione, Autostrade per l'Italia, Prefetture, Province e Comuni interessati;

            se si intenda adottare misure straordinarie quali: sospensione dei lavori in fasce orarie critiche, apertura temporanea di corsie aggiuntive, adeguamento della segnaletica e rafforzamento del presidio operativo;

            se siano allo studio forme di riduzione del pedaggio, esonero o ristoro, ai sensi dell'art. 37 del codice della strada, per utenti e imprese penalizzate dai gravi disagi.

INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA, AI SENSI DELL'ARTICOLO 151-BIS DEL REGOLAMENTO

Interrogazione sulla riapertura del tribunale di Alba

(3-02401) (11 febbraio 2026)

Bergesio, Romeo, Cantù. - Al Ministro della giustizia -

            Premesso che:

            il Tribunale di Alba è stato soppresso in attuazione del decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155, recante la revisione delle circoscrizioni giudiziarie, nell'ambito della riorganizzazione della geografia giudiziaria;

            l'allora Ministro della giustizia Severino (Governo Monti) aveva infatti previsto la chiusura di 37 sedi, tribunali piccoli che però sono sempre stati considerati prioritari per il territorio;

            Cuneo, rispetto alle altre province, è stata particolarmente penalizzata, in quanto sono stati chiusi 3 su 4 tribunali presenti: Alba, Mondovì e Saluzzo;

            l'attuale Ministro della giustizia Nordio si è dimostrato aperto alla possibilità di una revisione della geografia giudiziaria e ha presentato, ad ottobre 2025, un disegno di legge volto a garantire una più efficiente distribuzione degli uffici giudiziari nel territorio nazionale, bilanciando le esigenze di prossimità della giustizia ai cittadini con quelle di efficienza e funzionalità del sistema giudiziario;

            nello specifico, il disegno di legge prevede l'istituzione di nuovi tribunali, ma non è prevista la riapertura del tribunale di Alba;

            il tribunale di Alba era ospitato in un palazzo che veniva concesso dal Comune in comodato di uso gratuito e costituiva presidio di riferimento per un territorio comprendente 79 comuni tra Langhe e Roero, per un bacino di utenza complessivo superiore ai 210.000 abitanti;

            il disegno di legge (AC 2646), al quale sono stati abbinati numerosi altri provvedimenti, risulta attualmente in discussione in II Commissione (Giustizia) e l'esame potrebbe rappresentare un momento di confronto sull'importanza delle riaperture dei tribunali soppressi;

            la distanza tra Alba e la sede del Tribunale accorpante di Asti è pari a circa 35 chilometri, con tempi medi di percorrenza che possono superare i 45 minuti, anche in considerazione della viabilità collinare e delle criticità infrastrutturali dell'area;

            il territorio interessato presenta un tessuto economico di primaria rilevanza nazionale, con centinaia di imprese vitivinicole, agroalimentari e manifatturiere, nonché un flusso turistico che negli ultimi anni ha raggiunto 2 milioni di presenze annue nell'area delle Langhe-Roero e Monferrato. Ad Alba è presente inoltre una casa circondariale;

            la soppressione del presidio giudiziario albese ha determinato l'accentramento presso il Tribunale di Asti di diverse migliaia di procedimenti civili e penali annui precedentemente trattati in loco, con conseguente aumento del carico di lavoro;

            la situazione ha comportato disagi concreti per cittadini, professionisti, forze dell'ordine e amministrazioni locali, incidendo sul principio di prossimità del servizio giustizia e generando un aggravio di costi diretti e indiretti per l'utenza;

            il Tribunale di Asti serve attualmente un bacino territoriale significativamente ampliato rispetto alla situazione precedente alla riforma del 2012, con inevitabili ripercussioni sull'organizzazione e sui tempi di definizione dei procedimenti;

            il principio costituzionale del buon andamento e dell'efficienza della pubblica amministrazione impone una verifica periodica dell'adeguatezza dell'assetto organizzativo degli uffici giudiziari rispetto alle esigenze dei territori,

            si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno promuovere iniziative normative volte all'immediata riapertura del Tribunale di Alba, anche alla luce delle specificità socio-economiche del territorio, per garantire ad una parte consistente della popolazione della provincia di Cuneo (Langhe e del Roero) un accesso alla giustizia più rapido ed efficiente, e un presidio per sicurezza e legalità.

Interrogazione sulle misure per rafforzare il principio di certezza della pena per soggetti già condannati

(3-02397) (11 febbraio 2026)

Paita, Scalfarotto, Renzi, Enrico Borghi, Fregolent, Furlan, Musolino, Sbrollini. - Al Ministro della giustizia -

                    Premesso che:

            la cronaca degli ultimi mesi, ad avviso degli interroganti, sta restituendo un Paese sempre più insicuro e pericoloso, e testimonia il fallimento del Governo sulle politiche di sicurezza promosse nel corso della Legislatura, le quali risultano essere meramente propagandistiche e ignorano la mancanza di certezza della pena per i soggetti che hanno commesso reati;

            lo scorso 29 dicembre Aurora Livoli, diciannovenne, è stata assassinata nel cortile di un palazzo di Milano: il reo confesso, con diversi precedenti per rapina aggravata e violenza sessuale, era irregolare nel nostro Paese dal 2019, fermato dalle forze dell'ordine prima dell'omicidio, nonché soggetto a richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla procura di Monza per un caso di violenza sessuale aggravata commessa nel giugno 2025;

            il 5 gennaio 2026 Alessandro Ambrosio, capotreno di 34 anni, è stato ucciso a coltellate nel parcheggio della stazione di Bologna: il sospettato era stato identificato dalla polizia ferroviaria pochi minuti prima dell'omicidio ed è noto per precedenti episodi legati ad ubriachezza molesta, porto abusivo di armi, oltraggio a pubblico ufficiale e lesioni. Tra il 2023 e il 2025 era stato denunciato sette volte per porto di oggetti atti ad offendere, mentre il 23 dicembre scorso era stato oggetto di un decreto di allontanamento mai eseguito;

            questi inaccettabili casi di cronaca testimoniano l'incapacità del Governo nel gestire la pubblica sicurezza, consegnando ai cittadini un Paese più fragile e meno sicuro: non è ammissibile che soggetti che sono indagati per violenze sessuali e con a carico precedenti per reati violenti ovvero soggetti che si sono distinti per la reiterazione di condotte socialmente pericolose e oggetti di provvedimenti di espulsione possano circolare a piede libero, con il rischio, come tragicamente è accaduto, che compiano ulteriori reati;

            è necessario che il Ministro in indirizzo abbandoni il ricorso a politiche esclusivamente repressive per risolvere problemi legati alla pubblica sicurezza, una soluzione del tutto fallimentare come i dati e i fatti dimostrano, introducendo invece nei prossimi provvedimenti misure volte a rafforzare la certezza della pena per i soggetti che hanno commesso reati, sono ritenuti socialmente pericolosi ovvero sono stati soggetti a decreti di allontanamento,

            si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare, affinché nel nostro Paese sia rinforzato il principio della certezza della pena per soggetti condannati, che si sono macchiati di reiterate condotte socialmente pericolose ovvero che sono stati oggetto di decreti di allontanamento, alla luce di recenti episodi di cronaca, che hanno testimoniato una profonda inefficienza in tal senso.

Interrogazione sul piano integrato di attività e organizzazione 2026-2028 del Ministero della giustizia

(3-02398) (11 febbraio 2026)

Gelmini, Biancofiore. - Al Ministro della giustizia -

                    Premesso che:

            il dibattito pubblico ha registrato negli scorsi giorni un aspro confronto, tra il Ministero della giustizia e le principali sigle sindacali rappresentative del comparto della giustizia, rispetto ad un tema che dovrebbe invece, ad avviso delle interroganti, suscitare unicamente, ed in modo unanime e condiviso, piena soddisfazione per il raggiungimento di un risultato di vastissima portata: la recente approvazione, da parte del Ministero della giustizia, del piano integrato di attività e organizzazione (PIAO) 2026-2028;

            pur trattandosi di un documento il cui aggiornamento è previsto per tutte le amministrazioni pubbliche con cadenza annuale, e precisamente entro il 31 gennaio di ogni anno, il piano appena adottato dal Ministero della giustizia appare, per i propri contenuti e per i risultati raggiunti, un risultato di storica portata, nella misura in cui esso risolve una serie di criticità che da molto tempo investono il comparto, specie in termini di soddisfazione e stabilizzazione del fabbisogno di personale;

            il suddetto piano costituisce infatti lo strumento di programmazione che le amministrazioni pubbliche adottano, ai sensi dell'art. 6 del decreto-legge 29 giugno 2021, n. 80, proprio ai fini di una pianificazione e programmazione integrata, tra l'altro, degli atti della governance, degli obiettivi della performance organizzativa e individuale, delle misure previste per la gestione del rischio corruttivo e dei fabbisogni di personale e delle linee di sviluppo di ciascuna amministrazione;

            nel comparto della giustizia (settore cruciale per la tutela dei diritti fondamentali dei cittadini) le tematiche citate, ed in particolare il tema della stabilizzazione del personale, erano notoriamente da molto tempo in attesa di risposte;

            si tratta infatti di un documento cruciale, fortemente atteso in primis dai lavoratori e dalle lavoratrici impiegati negli uffici giudiziari (con particolare riguardo al personale assunto nell'ambito del PNRR);

            le stabilizzazioni certe assicurate dall'approvazione del piano sarebbero, come ivi riportato, 9.368, con un incremento rispetto alla previsione iniziale quantificata in 6.000 unità;

            il piano non riguarda solamente le stabilizzazioni ma, secondo quanto comunicato dallo stesso Ministero, andrebbe anche a determinare una serie di soluzioni a questioni di fondamentale rilevanza rimaste nell'incertezza sino a questo momento;

            in particolare, esso consentirà, secondo quanto riferito dal Ministero, lo sblocco di 1.500 progressioni verticali in deroga, e la stabilizzazione degli ex tirocinanti calabresi, problematica, quest'ultima, che viene definita e superata dopo un lungo periodo di trascinamenti, tra proroghe e rinvii;

            resta in fase di definizione, sempre secondo quanto comunicato dal Ministero, la questione della stabilizzazione di ulteriori 1.843 unità di personale, tema rispetto al quale il Ministero si è impegnato formalmente e sul quale sarebbero in corso, secondo quanto riferito, le verifiche tecniche e gli approfondimenti funzionali alla stabilizzazione di quest'ultima quota di personale,

            si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga che il PIAO 2026-2028 appena approvato sia sufficiente a garantire la necessaria efficienza amministrativa degli uffici giudiziari interessati dalle stabilizzazioni da esso determinate ed entro quale tempistica ritenga di poter completare l'annunciata stabilizzazione dell'ultima tranche di lavoratori ed operatori del comparto, sulla quale ha già comunicato gli sforzi attualmente in atto per il raggiungimento di tale fondamentale obiettivo.

Interrogazione sullo svolgimento di indagini di polizia giudiziaria da parte dei Corpi di appartenenza degli indagati

(3-02396) (11 febbraio 2026)

Cucchi, De Cristofaro. - Al Ministro della giustizia -

                    Premesso che:

            la Corte europea dei diritti dell'uomo ha ribadito in modo costante che, ai sensi dell'articolo 2 della Convenzione, un'indagine su una morte avvenuta con il coinvolgimento di agenti dello Stato deve essere non solo effettiva, ma anche realmente indipendente, sin dalle sue primissime fasi;

            nella sentenza Magherini e altri contro Italia (15 gennaio 2026), la Corte ha accertato la violazione dell'articolo 2 sotto il profilo procedurale, rilevando che l'affidamento delle prime attività investigative a soggetti appartenenti allo stesso corpo e alla stessa catena gerarchica degli agenti coinvolti ha compromesso irreversibilmente l'indagine, trasformandola in una violazione dei diritti fondamentali;

            analogamente, nella sentenza Alikaj e altri contro Italia (29 marzo 2011), la Corte ha affermato che la mancanza di indipendenza dell'indagine è di per sé sufficiente a determinare la violazione dell'articolo 2, a prescindere dall'esito penale del procedimento interno;

            tali pronunce evidenziano come indagini condotte da colleghi, superiori o appartenenti allo stesso apparato istituzionale degli agenti coinvolti nei fatti non siano compatibili con lo Stato di diritto, poiché minano la credibilità dell'accertamento, favoriscono l'impunità e svuotano di contenuto la tutela del diritto alla vita;

            nonostante la chiarezza della giurisprudenza europea, nel nostro ordinamento continuano a verificarsi casi in cui il requisito dell'indipendenza investigativa viene sistematicamente sacrificato, con il risultato di esporre lo Stato italiano a condanne reiterate e di negare giustizia alle vittime e ai loro familiari,

            si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga gravemente incompatibile con i principi costituzionali e convenzionali che l'Italia continui a consentire indagini su morti causate o avvenute durante interventi delle forze dell'ordine affidate, a seguito della delega del magistrato inquirente, anche solo nelle fasi iniziali a soggetti appartenenti allo stesso corpo o alla stessa catena gerarchica degli agenti coinvolti, e quali iniziative urgenti intenda assumere per impedire che la violazione del requisito di indipendenza (già più volte censurata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo) continui a tradursi in una sistematica negazione del diritto alla verità e alla giustizia.

Interrogazione sulle modalità di ricerca delle prove in fase inquirente

(3-02400) (11 febbraio 2026)

Cataldi. - Al Ministro della giustizia -

                    Premesso che:

            Monica Busetto, operatrice sociosanitaria di Mestre, sconta da 12 anni una condanna a 25 anni di reclusione per l'omicidio della dirimpettaia Lida Taffi Pamio, 87 anni, uccisa con quaranta coltellate il 20 dicembre 2012 nella sua abitazione di via Vespucci a Mestre;

            la condanna fu chiesta a suo tempo dalla Procura di Venezia sulla base di una prova considerata "regina": una collanina spezzata rinvenuta nell'abitazione della Busetto che la Procura di Venezia ritenne essere quella strappata dal collo della vittima durante l'aggressione;

            si apprende, inoltre, che sulla collana erano state effettuate ben tre analisi volte a individuare il DNA della vittima. Le tre analisi avevano dato esito negativo;

            successivamente era stata fatta una quarta prova del DNA sulla collana, ma il monile era stato trasportato insieme ad altri reperti esponendolo ad alta probabilità di contaminazione;

            infatti erano comparsi solo tre picogrammi di DNA: una quantità infinitesimale incompatibile con la dinamica dell'omicidio e frutto evidente di una contaminazione;

            la Procura sostenne, senza una base scientifica, che la collanina sequestrata avesse la stessa lunghezza di quella della vittima, anche in assenza di alcun rilievo fotografico che mostrasse per intero la collana di Lida Taffi Pamio;

            nel corso delle indagini, inoltre, sul luogo che fu teatro del delitto, non fu trovata alcuna traccia del DNA della Busetto. Fu trovato invece il DNA di un'altra donna (Susanna Lazzarini) che successivamente ha confessato dichiarando in tre distinti interrogatori di essere stata lei l'unica autrice dell'omicidio. Susanna Lazzarini viene così condannata come unica autrice del delitto;

            Monica Busetto resta però in carcere e il procuratore aggiunto della Procura di Venezia dichiarò pubblicamente che fosse plausibile che avessero commesso l'omicidio insieme. Ciò anche se tra le due donne non c'era stato alcun contatto neppure telefonico;

            la trasmissione televisiva "Le Iene" alcuni mesi fa ha cercato e trovato negli album di famiglia una fotografia degli anni '80 che mostra chiaramente la collana della vittima;

            tre periti forensi indipendenti, utilizzando software di fotogrammetria forense, hanno accertato che la collana della signora Taffi Pamio misurava tra 66 e 74 centimetri, mentre quella sequestrata in casa Busetto misurava 58 centimetri;

            da tali assunti emerge che non si tratti della stessa collana e a carico della Busetto dunque non c'è nessun elemento di prova e nessun indizio, per cui non dovrebbe essere in carcere;

            per lo stesso omicidio oggi risultano paradossalmente condannate due donne diverse. La Lazzarini non solo è rea confessa, il DNA è la prova della sua colpevolezza;

            considerato che, a parere dell'interrogante:

            tale ricostruzione fa sorgere dubbi sull'approccio investigativo orientato esclusivamente alla ricerca di prove a carico dell'imputata, anziché alla ricerca della verità;

            sembrerebbe difatti omessa una ricerca approfondita negli album di famiglia, operazione elementare che una trasmissione televisiva ha compiuto in soli 10 giorni e che avrebbe potuto evitare 12 anni di detenzione a una persona innocente,

            si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga che il caso Busetto dimostri l'importanza che il pubblico ministero mantenga una cultura unitaria della giurisdizione, al fine di garantire la funzione di ricerca imparziale della verità e che ciò imponga una riconsiderazione della recente riforma sulla separazione delle carriere che rischia di essere una riforma a danno dei cittadini.

Interrogazione sulle recenti dichiarazioni del Ministro della giustizia circa i pericoli di un ritorno del terrorismo delle Brigate rosse

(3-02399) (11 febbraio 2026)

Boccia, Bazoli, Lorenzin, Mirabelli, Nicita, Zambito, Irto, Basso, D'Elia, Zampa, Rossomando, Verini. - Al Ministro della giustizia -

                    Premesso che:

            nel corso della conferenza stampa tenutasi in occasione della presentazione del nuovo decreto-legge in materia di sicurezza, il Ministro in indirizzo ha evocato il pericolo di un possibile ritorno delle Brigate rosse, richiamando una delle stagioni più drammatiche della storia repubblicana;

            nello specifico, il Ministro ha dichiarato che: "cerchiamo, con un'attività di prevenzione e repressione di evitare che quei tristi momenti si ripetano";

                    considerato che:

            l'evocazione delle Brigate rosse, in assenza di elementi oggettivi che indichino la ricomparsa di un terrorismo organizzato di analoga natura, rischia di alimentare un clima di emergenza permanente e di risultare funzionale all'approccio securitario di questo Governo e molto lontano da politiche di prevenzione, coesione sociale e pacificazione;

            la sicurezza dei cittadini è un valore non negoziabile di ogni democrazia compiuta e l'ordine pubblico assume valenza cruciale, come dimostrano anche i recenti e purtroppo frequenti fatti di cronaca, che evidenziano come esista diffusamente nel Paese un problema di sicurezza reale e percepita, che il Governo non sa affrontare;

            le gravi ed inaccettabili violenze avvenute nel corso delle manifestazioni di Torino e Milano necessitano di una risposta responsabile e non strumentalmente volta a delegittimare il diritto di chi manifesta pacificamente;

            l'uso di richiami storici di tale portata da parte di un Ministro della Repubblica impone un particolare rigore, in ossequio ai principi di leale collaborazione tra poteri dello Stato e rispetto del ruolo del Parlamento;

            la correttezza istituzionale e il rispetto dei cittadini impone, inoltre, l'obbligo di avere riscontri oggettivi prima di evocare scenari emergenziali, soprattutto quando tali affermazioni accompagnano l'adozione di strumenti di decretazione d'urgenza in materia di ordine pubblico,

            si chiede di sapere in base a quali puntuali risultanze informative o investigative il Ministro in indirizzo abbia ritenuto di evocare pubblicamente il pericolo di un ritorno delle Brigate rosse e se tali affermazioni trovino fondamento in atti ufficiali, attività investigative o procedimenti giudiziari in corso e, in caso affermativo, se non ritenga di doverne riferire prontamente.

Interrogazione sul rafforzamento delle capacità amministrative dei Comuni

(3-02394) (11 febbraio 2026)

Gasparri, Damiani, De Rosa, Fazzone, Galliani, Lotito, Occhiuto, Paroli, Ronzulli, Rosso, Silvestro, Ternullo, Trevisi, Zanettin. - Al Ministro per la pubblica amministrazione -

                    Premesso che:

            i Comuni rappresentano il primo presidio istituzionale sul territorio e garantiscono servizi essenziali agli utenti, cittadini e imprese;

            la gran parte dei Comuni è costituita da enti di piccole dimensioni, spesso caratterizzati da una limitata dotazione organica e da difficoltà strutturali nel reperimento di personale qualificato, nonché nell'attuazione di processi di digitalizzazione;

            i vincoli di finanza pubblica, con il blocco del turnover, hanno determinato nel tempo una significativa riduzione delle capacità amministrative di tali enti;

            tali difficoltà rischiano di produrre ritardi nell'erogazione dei servizi ai cittadini e nella realizzazione degli investimenti pubblici, con conseguenze dirette sullo sviluppo delle aree interne,

            si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo abbia intrapreso per rafforzare la capacità amministrativa dei Comuni, con particolare riferimento a quelli di minori dimensioni.

Interrogazione sul raggiungimento degli obiettivi del PNRR

(3-02402) (11 febbraio 2026)

Zedda, Malan, Terzi Di Sant'Agata, Speranzon, Sallemi, Scurria, Matera, Nastri, Pellegrino, Satta. - Al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione -

                    Premesso che:

            l'attuale Governo, fin dal suo insediamento, ha posto la piena ed efficace attuazione del PNRR come priorità assoluta della sua azione, consapevole della responsabilità storica di utilizzare al meglio le risorse europee per il futuro della nazione;

            il rispetto delle scadenze, dei traguardi e degli obiettivi concordati con la Commissione europea è condizione imprescindibile per garantire il flusso dei finanziamenti e la credibilità del nostro Paese;

            il 30 dicembre 2025 l'Italia ha ricevuto dalla Commissione europea il pagamento dell'ottava rata del piano nazionale di ripresa e resilienza e richiesto, nella medesima giornata, anche il pagamento della nona e penultima rata del PNRR, pari a 12,8 miliardi di euro;

            con il pagamento dell'ottava rata, l'importo ricevuto nell'ambito del PNRR sale a 153,2 miliardi di euro, pari a circa il 79 per cento della dotazione totale, a fronte di una media europea che si attesta intorno al 60 per cento;

            l'Italia si colloca tra gli Stati capofila in Europa per numero di obiettivi raggiunti e avanzamento finanziario del piano, trovandosi ora nella fase conclusiva della sua attuazione;

            la piena realizzazione del PNRR, in vista della decima e ultima rata prevista nel 2026, è fondamentale per garantire che le riforme e gli investimenti previsti producano effetti duraturi sullo sviluppo economico e sociale della nazione, rafforzando la competitività dell'Italia in Europa e nel contesto internazionale,

            si chiede di sapere quale sia lo stato di conseguimento dei traguardi e degli obiettivi connessi alla nona rata del piano e quali siano le tempistiche previste per il relativo pagamento.

 

Allegato B

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Barachini, Bongiorno, Borgonzoni, Butti, Calenda, Castelli, Cattaneo, De Poli, Durigon, Fazzolari, Garavaglia, Guidi, Iannone, La Pietra, Martella, Meloni, Mirabelli, Monti, Morelli, Nastri, Ostellari, Pera, Rauti, Rubbia, Segre e Sisto.

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È assente per incarico avuto dal Senato il senatore: Dreosto, per partecipare a un incontro internazionale.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Presidente del Consiglio dei ministri

Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale

Ministro della difesa

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 201, recante disposizioni urgenti per la proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina, per il rinnovo dei permessi di soggiorno in possesso di cittadini ucraini, nonché per la sicurezza dei giornalisti freelance (1793)

(presentato in data 12/02/2026)

C.2754 approvato dalla Camera dei deputati.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatrice Cantu' Maria Cristina

Misure per il sostegno e per il supporto nella tutela delle fragilità delle persone con epilessia (1794)

(presentato in data 12/02/2026);

senatori Cucchi Ilaria, De Cristofaro Peppe, Magni Tino

Disposizioni in materia di indipendenza delle indagini. Modifica agli articoli 55 e 370 al D.P.R. 22 settembre 1988, n. 447 - Codice di procedura penale (1795)

(presentato in data 11/02/2026);

senatori Mazzella Orfeo, Croatti Marco, Floridia Barbara, Licheri Sabrina

Disposizioni per la ridenominazione del Ministero della salute (1796)

(presentato in data 11/02/2026);

senatrice Paita Raffaella

Contrasto al fenomeno della denigrazione di gruppo mediante strumenti informatici da cui derivi il suicidio o il tentativo di suicidio della persona offesa (1797)

(presentato in data 12/02/2026);

senatore Borghese Mario Alejandro

Modifica alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, in materia di acquisto della cittadinanza da parte dei discendenti fino al secondo grado di cittadini italiani (1798)

(presentato in data 12/02/2026).

Disegni di legge, assegnazione

In sede redigente

10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale

Sen. Cantu' Maria Cristina

Misure per il sostegno e per il supporto nella tutela delle fragilità delle persone con epilessia (1794)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 7ª Commissione permanente Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport, Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 12/02/2026).

In sede referente

3ª Commissione permanente Affari esteri e difesa

Gov. Meloni-I: Presidente del Consiglio dei ministri Meloni Giorgia, Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Tajani Antonio ed altri

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 dicembre 2025, n. 201, recante disposizioni urgenti per la proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina, per il rinnovo dei permessi di soggiorno in possesso di cittadini ucraini, nonché per la sicurezza dei giornalisti freelance (1793)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 4ª Commissione permanente Politiche dell'Unione europea, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, Comitato per la legislazione

C.2754 approvato dalla Camera dei deputati

(assegnato in data 12/02/2026);

9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare

Gov. Meloni-I: Ministro delle imprese e del made in Italy Urso Adolfo ed altri

Legge annuale sulle piccole e medie imprese (1484-B)

previ pareri delle Commissioni 1ª Commissione permanente Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione, editoria, digitalizzazione, 2ª Commissione permanente Giustizia, 5ª Commissione permanente Programmazione economica, bilancio, 6ª Commissione permanente Finanze e tesoro

S.1484 approvato dal Senato della Repubblica (assorbe S.37, S.565) C.2673 approvato con modificazioni dalla Camera dei deputati

(assegnato in data 12/02/2026).

Governo, trasmissione di atti per il parere. Deferimento

Il Ministro della difesa, con lettera dell'11 febbraio 2026, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 536, comma 3, lettera b), del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 - lo schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R (Ammodernamento e Rinnovamento) n. SMD 41/2025, relativo all'acquisizione del Sistema satellitare ottico di III generazione (n. 381).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 3ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro 40 giorni dall'assegnazione. La 5ª Commissione permanente potrà formulare le proprie osservazioni alla 3ª Commissione permanente in tempo utile rispetto al predetto termine.

Governo, trasmissione di atti e documenti

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in 11 febbraio 2026, ha inviato, ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni, le comunicazioni concernenti i seguenti incarichi:

- all'avvocato Francesco Paolo Perchinunno il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale nell'ambito del Ministero della salute;

- alla dottoressa Laura Cotterli il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze.

Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 12 febbraio 2026, ha inviato - ai sensi dell'articolo 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400 - la comunicazione di nomina del dottor Guido Castelli, confermato nell'incarico a Commissario straordinario del Governo per la riparazione, la ricostruzione, l'assistenza alla popolazione e la ripresa economica dei territori delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria interessati dagli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016 (n. 135).

Tale comunicazione è deferita, per competenza, alla 8a Commissione permanente.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 12 febbraio 2026, ha inviato, ai sensi dell'articolo 15, comma 2-ter, del decreto legislativo 15 luglio 2015, n. 112, la relazione sullo stato di attuazione dei contratti di programma stipulati dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti con la società Rete Ferroviaria Italiana S.p.A., aggiornata al 31 dicembre 2024.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente (Doc. CXCIX-bis, n. 4).

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettere in data 12 febbraio 2026, ha inviato, ai sensi dell'articolo 12, comma 1, del decreto legislativo 25 febbraio 1999, n. 66, le relazioni d'inchiesta relative agli incidenti di seguito indicati:

- incidente occorso all'aliante Schempp-Hirth Flugzeugbau Duo Discus T, marche D-KSEI, sul lago di Varese, il 18 luglio 2020 (Atto n. 1016);

- incidente occorso all'aeromobile Boeing B777-300ER, marche di registrazione PT-MUG, presso l'aeroporto Milano Malpensa "Silvio Berlusconi", il 9 luglio 2024 (Atto n. 1017).

La predetta documentazione è deferita, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente.

Governo, trasmissione di atti e documenti dell'Unione europea di particolare rilevanza ai sensi dell'articolo 6, comma 1, della legge n. 234 del 2012. Deferimento

Ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, sono deferiti alle sottoindicate Commissioni permanenti i seguenti documenti dell'Unione europea, trasmessi dal Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, in base all'articolo 6, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234:

- Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per i lavoratori espulsi dal lavoro a seguito di una domanda presentata dal Belgio - EGF/2025/007 BE/Casa (COM(2026) 3 definitivo), alla 10a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente;

- Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alla mobilitazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per i lavoratori espulsi dal lavoro a seguito di una domanda presentata dall'Austria - EGF/2025/005 AT/KTM (COM(2026) 10 definitivo), alla 10a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente;

- Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce il Fondo temporaneo per la decarbonizzazione (COM(2025) 990 definitivo), alla 8a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a e alla 5a Commissione permanente;

- Proposta di decisione del Consiglio che autorizza gli Stati membri ad accettare, nell'interesse dell'Unione europea, l'adesione di Cabo Verde alla convenzione dell'Aia del 1980 sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori (COM(2026) 63 definitivo), alla 3a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente;

- Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - "Pacchetto sulle reti europee" (COM(2025) 1005 definitivo), alla 8a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente;

- Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sulla strategia dell'UE in materia di visti (COM(2026) 43 definitivo), alla 1a Commissione permanente e, per il parere, alla 4a Commissione permanente.

Autorità di Regolazione per energia reti e ambiente, trasmissione di documenti. Deferimento

Il Presidente dell'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, con lettera in data 11 febbraio 2026, ha inviato, ai sensi dell'articolo 172, comma 3-bis, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, la relazione sull'adempimento degli obblighi posti a carico delle regioni, degli enti di governo dell'ambito e degli enti locali in materia di servizio idrico integrato, aggiornata al secondo semestre 2025.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 8a e alla 9a Commissione permanente (Doc. CXLVI, n. 7).

Garante del contribuente, trasmissione di atti. Deferimento

In data 12 febbraio 2026 è pervenuta, ai sensi dell'articolo 13, comma 13-bis, della legge 27 luglio 2000, n. 212, la relazione sull'attività svolta nell'anno 2025 dal Garante del contribuente dell'Abruzzo.

Il predetto documento è deferito, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6a Commissione permanente (Atto n. 1015).

Commissione europea, trasmissione di progetti di atti legislativi dell'Unione europea. Deferimento

La Commissione europea ha trasmesso, in data 12 febbraio 2026, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal Protocollo (n. 2) sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione europea e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea:

la Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica le direttive (UE) 2018/2001, (UE) 2019/944, (UE) 2024/1788 per quanto riguarda l'accelerazione delle procedure di rilascio delle autorizzazioni (COM(2025) 1007 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 4ª Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dal 12 febbraio 2026. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente, con il parere della Commissione 4a;

la Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica le direttive 2001/18/CE e 2010/53/UE per quanto riguarda l'immissione in commercio di microrganismi geneticamente modificati e il trattamento di organi (COM(2025) 1031 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 4ª Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dal 12 febbraio 2026. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 9a e alla 10a Commissione permanente, con il parere della Commissione 4a;

la Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sugli orientamenti per le infrastrutture energetiche transeuropee, che modifica i regolamenti (UE) 2019/942, (UE) 2019/943 e (UE) 2024/1789 e abroga il regolamento (UE) 2022/869 (COM(2025) 1006 definitivo). Ai sensi dell'articolo 144, commi 1-bis e 6, del Regolamento, l'atto è deferito alla 4ª Commissione permanente ai fini della verifica della conformità al principio di sussidiarietà; il termine di otto settimane previsto dall'articolo 6 del predetto Protocollo decorre dal 12 febbraio 2026. L'atto è altresì deferito, per i profili di merito, ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente, con il parere della Commissione 4a.

Risposte scritte ad interrogazioni

(Pervenute dal 5 al 12 febbraio 2026)

SOMMARIO DEL FASCICOLO N. 130

BORGHI Enrico: sull'incremento degli organici dei vigili del fuoco (4-02215) (risp. PRISCO, sottosegretario di Stato per l'interno)

PAROLI: sulla sentenza di primo grado nel processo "Gotha" del Tribunale di Reggio Calabria (4-02228) (risp. NORDIO, ministro della giustizia)

Mozioni

GELMINI, BIANCOFIORE, BORGHESE, VERSACE, PETRENGA - Il Senato,

premesso che:

il capitale umano rappresenta il bene primario di ogni società, nonché il fondamento della crescita sociale e una leva strategica per la crescita economica, l'innovazione, la competitività e la coesione sociale del Paese;

il fenomeno della "fuga dei cervelli" continua a rappresentare una sfida rilevante per il Paese, in un contesto caratterizzato da una crescente competizione internazionale per le competenze e i talenti;

le statistiche indicano che ogni anno decine di migliaia di giovani laureati lasciano l'Italia, spesso attratti da sistemi che offrono maggiori opportunità di carriera, salari più elevati, percorsi di ricerca meglio finanziati e una più stretta integrazione tra formazione universitaria e mercato del lavoro;

secondo i dati ISTAT, nel biennio 2023-2024 circa 270.000 cittadini italiani hanno trasferito la propria residenza all'estero, con 158.000 persone nel 2023 e 191.000 nel 2024;

con riguardo alla distribuzione geografica nel biennio 2023-2024, oltre la metà degli espatri riguarda il Nord, con un tasso pari al 51,2 per cento, e con il Trentino-Alto Adige che si conferma la regione con il tasso di emigrazione più elevato, pari a 3,8 per mille. Per quanto riguarda il Sud, si registrano circa 54.000 partenze (20,2 per cento), mentre nel Centro le partenze sono circa 47.000 (17,3). Dalle isole, infine, si contano complessivamente circa 30.000 italiani espatriati (11,3 per cento);

con riguardo ai cittadini italiani in possesso di un titolo di studio terziario e considerando i migranti tra 25 e 34 anni, si registra una perdita netta di giovani laureati italiani pari a 58.000 unità;

essa è compensata da un incremento netto di giovani laureati stranieri (68.000 in più), che porta il saldo complessivo a un guadagno di capitale umano qualificato pari a 10.000 unità, sottolineando il valore di una politica attrattiva per gli stranieri;

un dato interessante viene fornito dall'indagine "Bambini e ragazzi: comportamenti, atteggiamenti e progetti futuri", realizzata dall'ISTAT nel 2023, che mette in luce come anche tra i giovanissimi vi sia una propensione ad immaginare il proprio futuro all'estero, indicando come oltre il 34 per cento dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni da grande vorrebbe vivere in un altro Paese;

particolare attenzione va posta al fenomeno delle migrazioni interne dove l'area del Nord continua a essere quella maggiormente attrattiva, registrando un numero di arrivi di arrivi dalle altre aree geografiche che supera quello delle partenze; secondo i dati ISTAT sono 241.000 tra il 2023 e il 2024; mentre i trasferimenti di residenza da Nord a Sud sono stati invece pari a 125.0000, facendo registrare un saldo migratorio interno complessivo di ben 116.000 unità in meno per quanto riguarda il Mezzogiorno;

tra i problemi da affrontare va sicuramente sottolineato quello della mancata coincidenza tra domanda e offerta nel mondo del lavoro: su questo tema la raccomandazione del Consiglio sul capitale umano nell'Unione europea del 25 novembre 2025 sottolinea che la UE "si trova ad affrontare una persistente carenza di lavoratori e di competenze, che assume proporzioni considerevoli in tutti gli Stati membri, le regioni e i settori e interessa imprese di tutte le dimensioni" ed invita gli Stati membri ad adottare misure volte a ridurre gli ostacoli all'accesso alle professioni e a garantire un riconoscimento più rapido ed efficace delle qualifiche, in particolare nei settori strategici, sia per i cittadini dell'Unione europea sia per i cittadini di Paesi terzi;

il Governo, sin dall'inizio della Legislatura, ha dedicato crescente attenzione ai giovani e alla valorizzazione del capitale umano, attraverso interventi mirati, adottando misure volte a sostenere l'occupazione giovanile, rafforzare i percorsi di alta formazione e incentivare il rientro dei lavoratori qualificati, oltre a promuovere iniziative finalizzate a favorire la permanenza dei giovani nel Paese. Tra le principali azioni si segnalano: le politiche di riduzione del cuneo fiscale; il mantenimento del regime dei lavoratori rimpatriati, noto anche come "rientro dei cervelli"; il sostegno all'occupazione stabile; gli investimenti nel sistema universitario e della ricerca, anche nell'ambito del PNRR, nonché gli interventi volti a favorire il collegamento tra università, imprese e territori. È, inoltre, in corso di approvazione al Senato il disegno di legge volto a consolidare e ampliare queste strategie, rafforzando ulteriormente il sostegno ai giovani, alla mobilità internazionale dei ricercatori e alla valorizzazione del capitale umano qualificato, in linea con le priorità europee e con gli obiettivi di attrattività e sviluppo del Paese;

i percorsi di dottorato di ricerca e le attività di ricerca post laurea rappresentano strumenti fondamentali per la formazione di capitale umano altamente qualificato, per la promozione dell'innovazione e per la competitività del Paese, consentendo di sviluppare competenze avanzate, rafforzare la collaborazione tra università e imprese e favorire il trasferimento tecnologico, ma non sempre tali percorsi sono adeguatamente sostenuti, valorizzati e remunerati,

è in corso di revisione alla Camera il disegno di legge recante "Modifiche al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e alla legge 30 dicembre 2010, n. 240, per la valorizzazione del titolo di dottore di ricerca e in materia di ricercatori a tempo determinato";

il 17 giugno 2025 la Camera dei deputati ha approvato una mozione di maggioranza volta a rafforzare l'attrattività dell'Italia per i ricercatori e i giovani talenti, impegnando il Governo a proseguire nell'attuazione di una strategia nazionale che favorisca sia il rientro di professionisti qualificati dall'estero sia la mobilità in ingresso di ricercatori europei ed extraeuropei, in un quadro coerente con le politiche europee e con le iniziative di promozione della ricerca scientifica e della valorizzazione del capitale umano;

risulta fondamentale consolidare e rafforzare gli interventi finora realizzati, promuovendo una strategia integrata che metta in sinergia formazione, lavoro, retribuzioni dignitose, qualità della vita e prospettive di crescita professionale, garantendo un sistema universitario sempre più connesso al mondo del lavoro e al tessuto produttivo, valorizzando il mondo della ricerca e facendo sì che il tempo investito nello studio e nella ricerca sia giustamente riconosciuto e valorizzato nel mondo del lavoro, e offrendo un contesto favorevole alla progettualità di vita dei giovani, in termini di stabilità lavorativa, accesso all'abitazione, servizi e riconoscimento del merito, a conferma della strada già tracciata dal Governo per un'Italia più attrattiva, competitiva e capace di valorizzare il proprio capitale umano;

in particolare nelle fasi di primo ingresso nel mercato del lavoro e nei percorsi professionali ad alta qualificazione, l'elevato carico fiscale e contributivo sul lavoro continua a rappresentare uno dei principali fattori che incidono sulle scelte di giovani laureati e professionisti di cercare opportunità all'estero, dove i sistemi fiscali risultano più favorevoli all'avvio della carriera e alla valorizzazione del merito, alimentando il fenomeno della fuga dei cervelli e indebolendo la capacità del Paese di trattenere il proprio capitale umano;

il Governo Meloni, sin dall'inizio della Legislatura, ha posto con determinazione il tema del lavoro e della sua valorizzazione al centro della propria azione, intervenendo in modo significativo sulla riduzione del cuneo fiscale e contributivo e introducendo misure di sostegno ai redditi da lavoro e di conciliazione tra vita familiare e lavorativa, con particolare attenzione all'occupazione giovanile e alla qualità del lavoro;

l'innovazione rappresenta oggi uno dei principali driver di crescita economica e per tale motivo l'Italia ha predisposto misure di promozione dell'industria innovativa; in particolare, le startup innovative acquisiscono un valore importante per il tessuto economico nazionale anche rispetto alla loro capacità di generare occupazione: in Italia, come anche a livello internazionale, è possibile sottolineare come imprese giovani e dinamiche contribuiscono al saldo occupazionale positivo;

il rapporto sui trend economici delle startup innovative del secondo trimestre 2025, pubblicato dal Ministero delle imprese e del made in Italy, evidenzia come il numero delle startup innovative iscritte alla sezione speciale del registro delle imprese, al termine del secondo trimestre 2025, fosse pari a 12.342, registrando un aumento di 172 unità rispetto al trimestre precedente, confermando così un trend di crescita positiva delle startup innovative già registrato ad inizio del primo trimestre 2025. Con riguardo al profilo occupazionale, al primo trimestre 2025, il totale dei dipendenti delle startup innovative è pari a 16.365, un dato in aumento di 616 occupati rispetto alla precedente rilevazione. Il numero di startup innovative con dipendenti, in controtendenza rispetto al trimestre precedente, risulta invece in diminuzione, con 474 imprese rispetto alla rilevazione del quarto trimestre 2024;

per quanto concerne il mercato dei capitali, si registra un aumento del 32 per cento degli investimenti in venture capital; tuttavia, tali investimenti risultano ancora limitati in rapporto al prodotto interno lordo e significativamente inferiori rispetto alle principali economie europee. In Italia, infatti, il venture capital rappresenta lo 0,07 per cento del PIL, a fronte dello 0,15 per cento della Germania, dello 0,22 per cento della Francia e dello 0,16 per cento della Spagna,

impegna il Governo:

1) a proseguire nel rafforzamento delle politiche già avviate a sostegno dell'occupazione giovanile e della valorizzazione delle competenze, con particolare attenzione ai profili altamente qualificati;

2) a sviluppare una strategia nazionale integrata contro la fuga dei cervelli che affianchi alle misure di rientro interventi strutturali volti a favorire la permanenza dei giovani in Italia;

3) a portare avanti le misure atte a promuovere la valorizzazione e la promozione della ricerca, rendendo attrattiva la permanenza di laureati e ricercatori nel nostro Paese;

4) a favorire un dialogo costante tra università e mondo del lavoro;

5) a promuovere percorsi professionalizzanti ad alta qualificazione in grado di rispondere alle esigenze del mercato;

6) a incentivare politiche volte a rendere l'Italia sempre più attrattiva per studenti, lavoratori qualificati stranieri e ricercatori, in particolare semplificando le procedure per la chiamata diretta dei ricercatori impegnati all'estero e per il riconoscimento dei titoli di laurea e di dottorato conseguiti all'estero;

7) a rafforzare il sostegno e la valorizzazione dei percorsi di dottorato di ricerca e delle attività di ricerca post laurea, anche in continuità con quanto già realizzato nel corso della Legislatura, accrescendo il peso attribuito al titolo di dottore di ricerca nei concorsi pubblici, a partire da quelli per l'accesso all'insegnamento;

8) a proseguire, in continuità con le politiche già avviate, il rafforzamento delle misure di riduzione del cuneo fiscale e contributivo sul lavoro, con particolare attenzione ai giovani e ai lavoratori altamente qualificati nelle fasi di primo ingresso nel mercato del lavoro, al fine di rendere il sistema Paese più attrattivo, sostenere l'occupazione di qualità e contrastare il fenomeno della fuga dei cervelli;

9) a rafforzare le misure di sostegno alle startup innovative in tutte le fasi del loro ciclo di vita, dalla costituzione alla fase di scale up, favorendo l'accesso a strumenti finanziari adeguati, in particolare fondi di venture capital, al fine di incentivarne la crescita e la permanenza sul territorio nazionale, anche attraverso il coinvolgimento di investitori istituzionali e il rafforzamento delle partnership pubblico-private, al fine di incentivarne la crescita, la capacità occupazionale e la permanenza sul territorio nazionale;

10) a promuovere un quadro normativo e fiscale favorevole allo sviluppo del mercato del venture capital, riducendo il divario dell'Italia rispetto alle principali economie europee e sostenendo l'innovazione come leva strategica per la crescita e la valorizzazione del capitale umano.

(1-00167)

Interrogazioni

NICITA - Al Ministro della cultura. - Premesso che:

nei giorni scorsi è stata resa nota l'acquisizione da parte dello Stato italiano del dipinto "Ecce Homo" di Antonello da Messina, rarissimo capolavoro del Rinascimento italiano, acquistato per 14,9 milioni di dollari attraverso il Direttorato generale dei musei del Ministero della cultura;

l'opera, attribuita nel 1985 da Federico Zeri ad Antonello da Messina e databile intorno al 1460, rappresenta un unicum nel panorama artistico del Quattrocento italiano ed è probabilmente l'ultimo dipinto del maestro siciliano rimasto fino ad oggi in una collezione privata;

Antonello da Messina è una delle figure più alte e identitarie della storia artistica siciliana e italiana, con un corpus di opere estremamente esiguo, giunto fino a noi in circa 40 esemplari;

secondo quanto riportato da organi di stampa, l'opera sarebbe destinata alla collocazione presso il museo di Capodimonte, mentre dalla Sicilia, e in particolare da Messina, città natale dell'artista, sono giunti numerosi appelli affinché il dipinto possa essere esposto nel territorio di origine;

il museo regionale "Maria Accascina" di Messina conserva già importanti opere di assoluto rilievo del patrimonio artistico nazionale, tra cui dipinti attribuiti a Caravaggio, ed è dotato di adeguati standard scientifici, conservativi e di sicurezza;

la collocazione dell'Ecce Homo presso il museo regionale Maria Accascina consentirebbe una piena e coerente integrazione dell'opera nel percorso museale esistente, rafforzando il dialogo scientifico e culturale con le collezioni già presenti e valorizzando in modo organico il contesto storico-artistico di riferimento dell'artista;

la scelta rappresenterebbe, inoltre, un'occasione di straordinaria valorizzazione culturale e identitaria, rafforzando il legame tra l'opera, l'artista e il territorio di origine,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della destinazione prevista per l'Ecce Homo di Antonello da Messina e se non ritenga opportuno valutarne la collocazione presso il museo regionale Maria Accascina di Messina, anche d'intesa con la Regione Siciliana, in considerazione del profondo legame storico e identitario dell'opera con il territorio di origine dell'artista, nonché della piena coerenza e integrazione del dipinto con la collezione museale già esistente, che annovera altri capolavori di eccezionale rilievo.

(3-02404)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

SILVESTRONI - Ai Ministri dell'ambiente e della sicurezza energetica e della salute. - Premesso che:

con ordinanza n. 7 del 1° dicembre 2022 il commissario straordinario di governo per il giubileo della chiesa cattolica 2025, Roberto Gualtieri, in forza dei poteri conferiti dall'art. 13 del decreto-legge n. 50 del 2022, ha approvato il piano gestione dei rifiuti di Roma capitale;

con l'ordinanza n. 8 del 1 dicembre 2022, il commissario straordinario ha disposto che Roma capitale realizzasse "un impianto di termovalorizzazione autorizzato con operazione R1, con le caratteristiche previste dal piano di gestione dei rifiuti Roma capitale approvato dal commissario straordinario" e che provvedesse ad indire una manifestazione d'interesse per la presentazione di project financing per la progettazione, autorizzazione all'esercizio, costruzione e gestione, a cura e spese del proponente, di un impianto di termovalorizzazione autorizzato con operazione R1;

in esito alla conclusione della manifestazione d'interesse, il commissario straordinario con l'ordinanza n. 27 del 16 novembre 2023 ha disposto, tra l'altro, l'indizione da parte di Roma capitale di una gara europea a procedura telematica aperta di project financing ai sensi dell'art. 193 del decreto legislativo n. 36 del 2023, proposta di partenariato pubblico privato in finanza di progetto per l'"affidamento della concessione del polo impiantistico";

la procedura di gara è stata aggiudicata, in data 5 maggio 2025, alla società di progetto "RenewRome" S.r.l. per il progetto della realizzazione del polo impiantistico denominato "parco delle risorse circolari" ubicato nel municipio IX, località Santa Palomba, inserito nella procedura di provvedimento autorizzatorio unico regionale (PAUR) ai sensi dell'articolo 27-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006;

nell'ambito dell'istruttoria tecnica sono emerse rilevanti criticità sotto il profilo ambientale e sanitario, come evidenziato nei pareri resi dalle autorità competenti;

il parere espresso dalla ASL Roma 2 nella nota del 22 dicembre 2025, protocollo n. 0255577, evidenzia come la documentazione presentata dalla RenewRome risulti in più punti generica o insufficiente sotto il profilo della tutela della salute pubblica, rilevando in particolare: la mancanza di una mappatura georeferenziata dettagliata dei ricettori sensibili, quali scuole, strutture sanitarie, RSA, ospedale dei Castelli romani e altri edifici sensibili, nel raggio di 5 chilometri dall'impianto e della loro distanza dal perimetro del sito; l'assenza di una valutazione del rischio derivante dalla prossimità dell'impianto a stabilimenti soggetti alla normativa sugli incidenti rilevanti, con particolare riferimento al possibile "effetto domino"; la carenza di analisi sull'impatto sanitario derivante dal traffico veicolare e dalla movimentazione quotidiana dei mezzi, nonché la mancata previsione di procedure di lavaggio e sanificazione dei camion, con conseguenti rischi di dispersione di percolato, diffusione di agenti patogeni e proliferazione di vettori biologici; l'inadeguatezza dei parametri emissivi adottati rispetto agli standard più aggiornati indicati a livello internazionale e comunitario; l'incompletezza del piano di monitoraggio ambientale e sanitario, privo di indicatori definiti, soglie di allarme e cronoprogrammi operativi;

analogamente, ARPA Lazio, con la nota del 21 novembre 2025 prot. n. 0082548, ha evidenziato il permanere di numerose criticità tecniche e la necessità di ulteriori approfondimenti ai fini del rilascio del parere di competenza nell'ambito della procedura PAUR e autorizzazione ambientale, con particolare riferimento: all'istanza di cessazione della qualifica di rifiuto (end of waste) per ceneri pesanti e scorie, rispetto alla quale è stata rilevata l'assenza di un quadro normativo europeo e nazionale consolidato e l'elevata complessità derivante dalla gestione di ingenti quantitativi di materiali destinati a movimentazione su scala nazionale; alla necessità di coinvolgere l'istituto nazionale competente per l'espressione del necessario parere tecnico-scientifico; all'incompletezza dell'istanza autorizzativa relativamente alla definizione dei quantitativi di rifiuti, in quanto non risultano indicati i limiti per ciascun singolo codice CER, come richiesto dalla normativa vigente; in particolare, per i rifiuti riconducibili al capitolo 19 dell'elenco europeo dei rifiuti (relativo ai rifiuti prodotti dal trattamento dei rifiuti, dagli impianti di trattamento meccanico-biologico, dall'incenerimento e da altri processi di gestione) è stato fornito un dato quantitativo complessivo e cumulativo anziché la specificazione distinta per ogni codice CER, impedendo una corretta valutazione tecnica e autorizzativa; alla presenza, nella documentazione progettuale, di un quantitativo complessivo da autorizzare pari a 800.000 tonnellate annue, non coerente con la capacità di trattamento di 600.000 tonnellate annue indicata negli atti del commissario, configurando una rilevante incongruenza progettuale; alla mancata modifica del piano di monitoraggio e controllo per prevedere la rilevazione dei quantitativi in ingresso suddivisi per codice CER; l'Agenzia ha altresì evidenziato criticità metodologiche e tecniche relative al piano di monitoraggio e controllo, alla classificazione dei rifiuti e alla valutazione degli impatti ambientali, segnalando incongruenze nella definizione dei parametri delle scorie rispetto ai requisiti normativi vigenti, la prematurità della classificazione delle ceneri come rifiuti non pericolosi in assenza delle necessarie analisi sul rifiuto effettivamente prodotto, criticità connesse alla qualità dell'aria in un contesto già caratterizzato da superamenti dei limiti per Pm10 e Pm2.5 e alla gestione delle emissioni diffuse di polveri, carenze nella valutazione dell'impatto odorigeno e nello studio previsionale acustico, l'assenza dei test di cessione ai fini della valutazione del rischio di lisciviazione e ulteriori lacune nella definizione dei valori limite di riferimento, nell'analisi di rischio ambientale e nel sistema di monitoraggio e controllo dei materiali e dei rifiuti in ingresso,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza delle criticità evidenziate nei pareri tecnici e sanitari richiamati in relazione al progetto "parco delle risorse circolari" nel comune di Roma capitale;

se risultino veritieri e coerenti i dati relativi alla capacità complessiva dell'impianto di termovalorizzazione, con particolare riferimento alla discrepanza tra il quantitativo di 600.000 tonnellate annue e quello di 800.000 tonnellate annue riportato nella documentazione progettuale;

se intendano, considerate le rilevanti criticità della qualità dell'aria connesse alle emissioni diffuse di polveri e dell'impatto ambientale derivante dalla realizzazione dell'impianto di termovalorizzazione, promuovere ogni iniziativa di competenza, anche tramite l'audizione del commissario straordinario, volta a scongiurare eventuali inadempienze da parte dei Dicasteri.

(4-02776)

VALENTE, CAMUSSO, BASSO, DELRIO, GIACOBBE, MALPEZZI, ROJC, D'ELIA, TAJANI, ROSSOMANDO, VERINI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

il decreto-legge n. 121 del 2021, recante "Disposizioni urgenti in materia di investimenti e sicurezza delle infrastrutture, dei trasporti e della circolazione stradale", ha introdotto all'interno del codice della strada l'articolo 188-bis che prevede l'istituzione del "permesso rosa"; in base al disposto della norma, "per la sosta dei veicoli al servizio delle donne in stato di gravidanza o di genitori con un bambino di età non superiore a due anni gli enti proprietari della strada possono allestire spazi per la sosta, mediante la segnaletica necessaria, per consentire ed agevolare la mobilità di tali soggetti secondo le modalità stabilite nel regolamento"; si tratta di una norma volta a favorire la mobilità delle famiglie con bambini piccoli e a riservare alle donne in stato di gravidanza uno spazio di parcheggio apposito cui accedere previa autorizzazione da parte del Comune di residenza;

si tratta di una misura di civiltà, diffusa e perfettamente funzionante anche in altri Paesi dell'Unione europea (in particolare in Germania che per prima l'ha introdotta) che, oltre a fornire una facilitazione per le famiglie, rappresenta anche una misura di sicurezza per le donne; in questo senso dovrebbe rientrare tra le priorità di tutela degli utenti vulnerabili che la legge n. 177 del 2024, recante "Interventi in materia di sicurezza stradale e delega al Governo per la revisione del codice della strada", ha individuato come di primaria importanza, delegandone l'attuazione ad una serie di decreti attuativi;

a tale proposito, mentre ai sensi dell'articolo 7 del codice della strada spetta ai Comuni prevedere aree di sosta dedicate a categorie particolari di utenti, la definizione dei criteri per emettere il provvedimento di autorizzazione e del modello di contrassegno da adottare per i parcheggi rosa sono invece di competenza statale, nello specifico del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, che dovrebbe definire, con propri decreti attuativi ai sensi di quanto previsto dallo stesso articolo 188-bis del decreto-legge n. 121 del 2021, i criteri di adozione e revoca del provvedimento di autorizzazione all'utilizzo dei parcheggi rosa e il modello uniforme per tutto il territorio nazionale dello specifico contrassegno da fornire insieme all'autorizzazione;

a quanto risulta agli interroganti, ad oggi, a ben 5 anni dall'introduzione della norma che prevede i parcheggi rosa, non risultano mai essere stati emanati i decreti attuativi o comunque linee guida che individuino almeno un modello uniforme di contrassegno per i parcheggi; ciò nuoce alla funzionalità dell'istituto e mette i Comuni in grave difficoltà dal momento che in assenza di tali indicazioni non possono procedere autonomamente né alla collocazione sul territorio comunale degli stalli rosa, né tantomeno alla loro concreta realizzazione,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto e quale sia lo stato dei decreti attuativi previsti per l'attuazione dell'art. 188-bis del codice della strada.

(4-02777)

STEFANI - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

da numerose fonti di stampa si apprende che il 23 febbraio 2026 sarà presentata in Cassazione una proposta di legge di iniziativa popolare denominata "Noemi Durini", in ricordo della sedicenne che nel 2017 fu brutalmente uccisa, dopo essere stata colpita ripetutamente con sassi e sepolta dal suo ragazzo, già condannato con sentenza definitiva a 18 anni e 8 mesi di reclusione;

il ragazzo condannato ha già beneficiato, a pochissimi anni di distanza dalla condanna, della concessione di permessi premio, durante uno dei quali, in Sardegna, nel corso di un normale controllo della Polizia stradale, ha tentato di scappare, prima in auto e poi a piedi, risultando poi positivo all'accertamento etilometrico;

la proposta di legge di iniziativa popolare, tesa a vietare la concessione del beneficio penitenziario dei permessi premio per i condannati per il reato di femminicidio, è promossa dalla madre della giovane vittima e dal suo legale ed è finalizzata a eliminare le distorsioni che l'applicazione della normativa premiale potrebbe creare;

come noto, il legislatore è già recentemente intervenuto per limitare la concessione del beneficio, limitatamente ai minori di età condannati per il reato previsto dall'art. 577-bis del codice penale, con la legge 2 dicembre 2025, n. 181;

alla luce del pericolo di un'erronea o inopportuna applicazione della concessione del beneficio del permesso premio anche ai condannati di maggiore età che stanno scontando pene detentive in forza del medesimo reato, si ritiene di sollecitare una riflessione in relazione alle iniziative legislative sul tema,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia al corrente di quanto sopra e quali iniziative ritenga opportuno intraprendere affinché si adottino interventi normativi volti a ridurre ulteriormente le possibilità di accesso al beneficio penitenziario dei permessi premio ed in particolare in relazione alle fattispecie più efferate, per i condannati del reato previsto dall'art. 577-bis del codice penale.

(4-02778)

MAZZELLA, GUIDOLIN, CROATTI, LOREFICE, LICHERI Sabrina, NATURALE, CATALDI, MAIORINO, GAUDIANO, LOPREIATO, SIRONI, BEVILACQUA, PIRRO, DI GIROLAMO - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e per le disabilità. - Premesso che:

Rete ferroviaria italiana è l'azienda pubblica che gestisce l'infrastruttura ferroviaria nazionale (binari, stazioni, sistemi di segnalamento), facente parte del gruppo Ferrovie dello Stato italiane;

RFI S.p.A., in qualità di gestore di stazione, in ottemperanza a quanto previsto dal regolamento (UE) 2021/782, eroga gratuitamente il servizio di assistenza alle persone con disabilità e a ridotta mobilità (PRM) in un network che, ad oggi, comprende oltre 370 stazioni. La scelta delle stazioni da inserire nel circuito non è determinata unilateralmente da RFI, ma discende dalle consultazioni con le principali associazioni nazionali rappresentative delle persone con disabilità, come riportato nella carta dei servizi di RFI, con le Regioni, che possono intervenire per valutare la congruità complessiva delle richieste di inserimento da parte degli enti locali, e con le imprese ferroviarie, seguendo criteri oggettivi che tengono conto di vari parametri, tra cui la situazione infrastrutturale della stazione, la frequentazione di viaggiatori, la collocazione nei pressi di centri di interesse, la vicinanza di altre stazioni dotate del servizio, la tipologia dei treni che circolano sulla linea, ed altri;

inoltre, l'attuale quadro normativo e regolatorio in materia non prevede l'obbligo di inserire una determinata stazione nel circuito di assistenza alle PRM. L'articolo 22 del regolamento (UE) 2021/782 sui diritti e gli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario stabilisce altresì che nelle stazioni non dotate di personale (personale di assistenza) siano garantite informazioni chiare e facilmente individuabili (anche in formati accessibili) riguardo alle stazioni più vicine dove l'assistenza è disponibile;

agli interroganti risulta che, in data 9 ottobre 2025, l'attivista per i diritti delle persone con disabilità Christian Durso abbia inoltrato una nota diffida a Rete ferroviaria italiana, estendendola, per conoscenza, ai Comuni di Pisciotta e Centola (Salerno). In particolare, l'attivista lamentava l'inaccessibilità di alcuni scali ferroviari del Cilento, in Campania: Pisciotta-Palinuro e Centola-Palinuro-Marina di Camerota;

in data 9 dicembre 2025, RFI ha risposto alla diffida sottolineando come, attualmente, le stazioni di Pisciotta-Palinuro e Centola-Palinuro-Marina di Camerota non siano inserite nel circuito delle oltre 370 stazioni abilitate. Pertanto, per esse non è previsto il servizio di assistenza alle PRM. Inoltre, al denunciante sono state indicate le stazioni "più vicine" dotate di assistenza, come quelle di Vallo della Lucania-Castelnuovo e Sapri;

infine, RFI chiarisce che, in qualità di gestore dell'infrastruttura, è impegnata nell'attuazione del "piano integrato stazioni". Esso prevede la riqualificazione di circa 620 stazioni, individuate non solo tra quelle più grandi e frequentate, ma anche tra le medio-piccole di particolare rilevanza per le esigenze espresse dalla collettività e dagli stakeholder istituzionali;

il piano ha l'obbiettivo di integrare le stazioni nel contesto urbano, valorizzandone il potenziale dei servizi e dei trasporti, nonché di migliorare l'accessibilità mediante interventi di abbattimento delle barriere architettoniche. Nel piano, chiarisce RFI, non sono comunque ricomprese le stazioni di Pisciotta-Palinuro e Centola-Palinuro-Marina di Camerota;

secondo il coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani: "La comunicazione di RFI descrive uno stato di fatto che tuttavia pone interrogativi profondi sullo scarto persistente tra il dettato normativo europeo e la sua effettiva attuazione nei territori, in particolare quelli periferici. Le due stazioni, collocate lungo un'arteria ferroviaria strategica come la Battipaglia-Reggio Calabria, risultano oggi strutturalmente inaccessibili: marciapiedi bassi, sottopassi esclusivamente con scale, assenza di personale di assistenza PRM e nessun inserimento nel circuito delle oltre 370 stazioni abilitate. Colpisce, nella risposta, la reiterazione di un principio formale: l'assenza di un obbligo giuridico a inserire tutte le stazioni nel circuito di assistenza. È proprio questo passaggio che merita una riflessione pubblica. I diritti, a partire da quelli alla mobilità e alla partecipazione sociale, non possono essere subordinati a criteri di 'frequentazione', né a valutazioni di convenienza infrastrutturale. Il rischio è trasformare l'accessibilità da diritto universale a servizio opzionale, disponibile solo dove i numeri lo giustificano. Indicativo è anche il rinvio alle stazioni 'più vicine' dotate di assistenza, come Vallo della Lucania-Castelnuovo e Sapri. Una soluzione che, nella pratica, equivale a spostare il problema sulle spalle delle persone con disabilità, chiamate a colmare con ulteriori spostamenti ciò che dovrebbe essere garantito in partenza";

agli interroganti risultano essere molte le stazioni ferroviarie che nel Cilento non hanno la possibilità di essere utilizzate dalle persone disabili. Altro esempio lampante è la stazione ferroviaria di Capaccio Paestum, dove le scale per accedere ad alcuni binari ne rendono impossibile l'utilizzo,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali misure intendano adottare in risposta alle criticità, a tutela dei diritti dei cittadini con disabilità;

se non ritengano opportuna una revisione dell'attuale quadro normativo e regolatorio in materia, tale da prevedere l'obbligo di inserimento di tutte le stazioni ferroviarie presenti sul territorio italiano nel circuito di assistenza alle PRM;

se non ritengano opportuno l'inserimento delle stazioni di Pisciotta-Palinuro e Centola-Palinuro-Marina di Camerota all'interno del "piano integrato stazioni", il quale prevede la riqualificazione di circa 620 stazioni.

(4-02779)

ALOISIO - Al Ministro della giustizia. - Premesso che:

"Antigone" è un'associazione indipendente impegnata nel garantire e tutelare i diritti dei detenuti, promuovendo un'esecuzione della pena che sia in linea con il dettato della Costituzione. Secondo quanto emerge dal bilancio di fine anno effettuato da Antigone e diramato alla stampa il 31 dicembre 2025, al termine del mese di novembre nelle carceri italiane erano detenute 63.868 persone, quasi 2.000 in più rispetto all'anno precedente, a fronte di una capienza effettiva di soli 46.124 posti, 700 in meno di quelli che vi erano all'inizio dell'anno. Antigone puntualizza che il tasso di sovraffollamento nazionale ha raggiunto il 138,5 per cento, con 72 istituti oltre il 150 e punte superiori al 200. Nel 42,9 per cento delle 120 carceri visitate dai volontari dell'associazione, non sono garantiti i 3 metri quadrati di spazio vitale per persona. Si tratta di un netto peggioramento rispetto all'anno precedente, quando questa percentuale si fermava al 32,3 per cento. Inoltre, oltre la metà delle carceri ha celle senza doccia e nel 45,1 per cento mancano acqua calda o si registrano condizioni igieniche non adeguate. Gravissime anche le carenze di spazi per lavoro, scuola e socialità. Secondo quanto riportato nel dossier "Morire di carcere", redatto dalla rivista curata dalla casa di reclusione di Padova e dall'istituto di pena femminile della Giudecca "Ristretti orizzonti", appaiono sempre più critici i dati sui decessi: 238 persone sono decedute in carcere nel 2025, di cui 79 si sono suicidate;

sotto il profilo statistico, sempre secondo i dati forniti da Antigone, a fronte dei 63.868 detenuti, si è registrato un aumento costante pari a oltre 180 persone in più ogni mese rispetto al 2024. Eppure, l'interrogante evidenzia come questo incremento non possa essere spiegato con un aumento della criminalità. Secondo i dati forniti dal Ministero dell'interno, nel primo semestre 2025 i reati denunciati sono stati 1.140.825, contro i 1.199.072 dello stesso periodo dell'anno precedente, con una diminuzione del 4,8 per cento;

ciò considerato, l'interrogante sottolinea come a crescere non sia la criminalità, bensì l'uso della detenzione come risposta esclusiva ai conflitti sociali, alle fragilità e alle marginalità. Analogamente, come confermano i dati di Antigone, la capienza del sistema penitenziario è ulteriormente diminuita, nonostante il nuovo piano carceri approvato dall'Esecutivo. Infatti, nonostante il Governo avesse promesso 864 posti in più entro la fine del 2025, si è assistito ad una perdita di 700 posti effettivi, con un dato registrato ai primi giorni di dicembre che non conteggia i circa 250 posti persi nel solo incendio di San Vittore nel mese di dicembre 2025. Pertanto, si registra un pesantissimo sovraffollamento, mancando all'appello quasi 18.000 posti rispetto alle presenze effettive, con una media nazionale di affollamento pari al 138,5 per cento. Addirittura, a Lucca il tasso di affollamento è del 247 per cento, a Vigevano del 243, a Milano San Vittore del 231, a Brescia Canton Mombello del 216, a Foggia del 215, a Lodi del 211, a Udine del 209, a Trieste del 201 per cento. Questi livelli sono gli stessi che portarono l'Italia alla condanna della Corte europea dei diritti dell'uomo;

la situazione allarmante attiene anche alla gestione del personale, come riporta testualmente Antigone: "solo il 77,5% degli istituti ha un direttore con incarico esclusivo; negli altri casi la direzione è condivisa tra più carceri, con evidenti ricadute sulla qualità della gestione. In media si contano 1,9 detenuti per ogni agente di polizia penitenziaria e 70 detenuti per ogni educatore, ma in alcune realtà i numeri diventano insostenibili: a Regina Coeli si arriva a 3,2 detenuti per agente e 95 per educatore; a Novara a 2,7 detenuti per agente e addirittura 180 per educatore. Restano altissimi anche gli eventi critici: negli istituti visitati si registrano in media 16,7 atti di autolesionismo ogni 100 detenuti, 2,6 tentati suicidi e 16,4 isolamenti disciplinari ogni 100 persone detenute. La sofferenza psichica è una delle grandi emergenze del carcere italiano";

dalle oltre 100 visite effettuate nel 2025 da Antigone è emerso come l'8,9 per cento delle persone detenute presentava una diagnosi psichiatrica grave al momento delle visite. A fronte di ciò, il 20 per cento assumeva regolarmente stabilizzanti dell'umore, antipsicotici o antidepressivi, mentre il 44,4 per cento faceva uso di sedativi o ipnotici. Gli psicofarmaci continuano a rappresentare uno degli strumenti principali di gestione dell'ordine interno e del disagio sociale, spesso in assenza di reali necessità e percorsi terapeutici e di supporto. Ciò evidenzia anche la carenza di posti letto nelle residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza;

sotto il profilo lavorativo, presta servizio per l'amministrazione penitenziaria circa il 30 per cento delle persone detenute, mentre solo il 3,7 ha un impiego con datori di lavoro esterni. Frequenta la scuola il 30,4 per cento dei presenti, ma solo il 10,4 è coinvolto in percorsi di formazione professionale. L'interrogante evidenzia come tali strumenti, che dovrebbero essere centrali nel reinserimento sociale, diventino invece solo eccezioni. Quanto descritto avviene nonostante il 38 per cento delle persone detenute abbia una pena residua inferiore ai 3 anni e potrebbe accedere a misure alternative alla detenzione, che, come evidenzia anche Antigone, "non rappresentano una rinuncia alla pena ma una modalità più efficace e costituzionalmente orientata di esecuzione, capace di ridurre drasticamente la recidiva e aumentare la sicurezza collettiva";

le morti in carcere, invece, rappresentano il dato più drammatico. Nel 2025 si sono registrati 238 decessi, di cui 79 suicidi;

ammontano a oltre 6.000 i ricorsi che i tribunali di sorveglianza hanno accolto solo nel 2024, di altrettante persone detenute, sottoposte proprio a trattamenti inumani o degradanti, riconoscendo loro un indennizzo economico. "Il carcere italiano è ormai ridotto a un contenitore di corpi, denuncia Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, e ha abdicato alla funzione di reinserimento sociale prevista dalla Costituzione. È sempre doloroso tirare le somme di un altro anno di carcere in Italia ma il bilancio di fine 2025 è forse il più cupo degli ultimi anni. Perché restituisce l'immagine di un sistema penitenziario che è sempre più in crisi, con tensioni in costante crescita e un silenzio assordante da parte delle istituzioni che rifiutano qualsiasi ipotesi di riforma e qualsiasi intervento che permetterebbe di alleggerire il peso delle carceri, a beneficio delle persone detenute, che vivono ammassate l'una sull'altra e degli operatori che, già sotto organico, denunciano un pesante e crescente stress lavorativo'',

si chiede di sapere:

quali misure concrete il Ministro in indirizzo intenda adottare per contrastare il grave livello di sovraffollamento carcerario e in che modo intenda ripristinare e potenziare la capienza effettiva del sistema penitenziario;

come valuti l'attuale livello di condizioni igienico-sanitarie nelle carceri, in particolare riguardo ai 3 metri quadrati per detenuto, all'assenza di docce in oltre la metà degli istituti e all'accesso ad acqua calda, e quali interventi prioritari intenda attivare per risolvere queste carenze;

quali azioni di carattere strutturale e di governance ritenga di adottare per migliorare la gestione del personale penitenziario (direzione, rapporto tra detenuti e agent ed educatori) e per ridurre gli attuali rapporti medi di 1,9 detenuti per agente e 70 detenuti per educatore, con esempi di interventi nei casi più critici (Regina Coeli, Novara);

quali iniziative intenda assumere per ridurre la frequenza degli atti di autolesionismo, dei tentati suicidi e degli isolamenti disciplinari, assicurando percorsi di supporto psicologico adeguati e accesso a cure psicologiche tempestive;

considerato l'aumento dei decessi in carcere e l'uso diffuso di psicofarmaci senza percorsi terapeutici chiari, quali passi concreti siano previsti per migliorare la vigilanza sanitaria, le cure psichiatriche e la supervisione sull'uso di farmacologia in carcere;

quali misure, anche di carattere normativo, intenda attivare per rendere effettivi i programmi di reinserimento sociale, anche tramite misure alternative alla detenzione per il 38 per cento di detenuti con pena residua inferiore ai 3 anni;

considerata la presenza di oltre 6.000 ricorsi accolti dai tribunali di sorveglianza nel 2024 per trattamenti inumani o degradanti, quali iniziative intenda intraprendere per garantire piena tutela dei diritti fondamentali e un'efficace gestione delle condizioni di detenzione.

(4-02780)

ALOISIO - Al Ministro della salute. - Premesso che:

come emerge dall'ultimo rapporto Gimbe, pubblicato in data 3 febbraio 2026, si registrano particolari criticità afferenti alla piattaforma nazionale delle liste di attesa (PNLA). Introdotta dal decreto-legge n. 73 del 2024, essa monitora una varietà di prestazioni distintamente classificate per priorità: urgente (entro 3 giorni), breve (entro 10 giorni), differita (entro 30 giorni per le visite ed entro 60 giorni per gli esami), programmata (entro 120 giorni);

l'interrogante evidenzia che la fruibilità di questi dati è soggetta a forti criticità, che vanificano gli intenti posti alla base del provvedimento. In particolare, gli indicatori che vengono adottati presentano limitazioni sostanziali in termini di interpretabilità e di comparabilità tra contesti regionali e gestionali;

ad esempio, tra le prestazioni monitorate, si osservano tassi di accettazione della prima disponibilità proposti dal CUP relativamente bassi: circa 39,9 per cento per gli esami diagnostici e 34,9 per cento per le visite specialistiche, al netto delle prestazioni erogate in intramoenia. Le motivazioni per cui una porzione significativa di cittadini non accetta la prima disponibilità non sono documentate in modo esaustivo dalla piattaforma, lasciando margini di interpretazione sulle ragioni di tali scelte, tra cui tempi di attesa, distanza della sede, inopportunità di giorni od orari, o prestazioni già eseguite;

riguardo al rispetto dei tempi di attesa, i meccanismi di reporting si fondano su indicatori poco comprensibili per i cittadini e difficili da interpretare per gli operatori non specializzati. L'analisi condotta da Gimbe su esempi concreti (prima visita oculistica ed ecografia dell'addome completo) mette in luce come una parte sostanziale delle prestazioni presenti significativi picchi di attesa oltre i limiti per una quota rilevante di pazienti. La fotografia porta a una chiara evidenza: esiste una "coda invisibile" di pazienti che rinuncia, paga di tasca propria o attende oltre i limiti previsti, con ripercussioni sull'accesso alle cure e sull'equità di sistema;

inoltre, la PNLA evidenzia che, in media, circa il 30 per cento delle prestazioni considerate tra i volumi principali risultano erogate in intramoenia, evidenziando una rilevante componente di attività non interamente soggetta al regime di cura nel servizio sanitario nazionale e regionale;

infine, la piattaforma non fornisce attualmente una guida operativa per i cittadini su come agire qualora i tempi massimi non vengano rispettati. L'assenza di indicazioni su come presentare segnalazioni o richiedere tutela costituisce una lacuna normativa e operativa, che impatta sui diritti dei cittadini e sull'efficacia degli strumenti di tutela. Analogamente, essa non fornisce al momento una guida operativa chiara su come presentare reclami o chiedere tutela nel caso di mancato rispetto dei tempi massimi, indebolendo l'effettiva tutela dei diritti garantiti dall'articolo 32 della Costituzione e dai principi di universalità ed eguaglianza del sistema sanitario nazionale;

l'assenza di disaggregazione adeguata rende, inoltre, difficile verificare eventuali disomogeneità nell'accesso tra Regioni e tra aziende sanitarie, con potenziali ripercussioni sul livello di appropriatezza e sull'effettiva rapidità di risposta alle esigenze della popolazione;

ciò considerato, l'interrogante ritiene che emergano criticità sostanziali che compromettono l'efficacia pratica degli strumenti di monitoraggio a disposizione. In particolare, la granularità insufficiente, l'assenza di una guida operativa per i cittadini, la mancata pubblicazione dei dati relativi alle prestazioni in intramoenia nel quadro complessivo dei volumi e la mancanza di una piena integrazione tra i sistemi regionali e nazionale pongono seri ostacoli all'individuazione precoce dei focolai di criticità e all'attuazione di interventi mirati;

per andare oltre la fase dichiarativa e realizzare un'effettiva tutela dei diritti dei cittadini, si ritiene necessario consolidare la trasparenza, definire standard di indicatori chiari e universalmente comprensibili e garantire tempi certi per l'avvio e l'operatività di tutte le componenti previste dal decreto-legge, con particolare attenzione al completamento dei decreti attuativi, alla piena integrazione tra pubblico, privato accreditato e intramoenia e a una robusta governance della domanda sanitaria, anche mediante strumenti volti a ridurre l'eventuale domanda inappropriata,

si chiede di sapere:

quali misure si intenda adottare per aumentare la trasparenza e la leggibilità dei dati della piattaforma nazionale delle liste di attesa, rendendoli pienamente comprensibili ai cittadini e confrontabili tra Regioni e aziende sanitarie;

se si condivida l'opportunità di chiarire come presentare segnalazioni, reclami o richieste di tutela nel caso di mancato rispetto dei tempi massimi previsti, ai sensi dell'articolo 32 della Costituzione;

considerato che circa il 30 per cento delle prestazioni principali erogate viene eseguito in intramoenia, quali interventi di integrazione tra pubblico, privato accreditato e intramoenia si intenda introdurre per valorizzare la cura nel SSN e assicurare adeguata tracciabilità dei volumi;

quali azioni concrete si prevedano per ridurre la "coda invisibile" di pazienti che rinuncia, paga di tasca propria o attende oltre i limiti, e quali indicatori si intenda utilizzare per monitorare l'efficacia di tali interventi nel breve e medio termine;

alla luce delle criticità di granularità degli indicatori e della mancata pubblicazione di dati chiave sulle prestazioni in intramoenia, quali decreti attuativi e tempistiche di implementazione si intenda sbloccare prioritariamente per conferire piena attuazione al decreto-legge n. 73 del 2024 e assicurare una governance robusta della domanda sanitaria.

(4-02781)

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione sarà svolta presso la Commissione permanente

7ª Commissione permanente (Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport):

3-02404 del senatore Nicita, sulla collocazione dell'Ecce Homo di Antonello da Messina presso il museo regionale "Maria Accascina" di Messina.