Legislatura 17ª - Dossier n. 4

Algeria
(a cura del Servizio Affari internazionali del Senato)

Algeria

Algeria

(a cura del Servizio Affari internazionali del Senato)(55)

Dati

Superficie: 2.381.741 Kmq

Italia: 301.340 kmq

Popolazione: 39.542.166 (stima luglio 2015)

Italia: 61.680.122 (stima luglio 2014)

Capitale: Algeri

Forma di governo: Repubblica semipresidenziale

Capo di Stato: Abdelaziz Bouteflika (dal 28 aprile 1999)

Capo del Governo: Primo Ministro Abdelmalek Sellal (dal 28 aprile 2014)

Tasso di crescita: 4% (2014); 2,8% (2013)

Italia: -0,2%

Pil pro capite: 14.300 $ (2014); 14.000 (2013)

Italia: US$ 34.500 (2014)

Disoccupazione: 9,7% (2014); 9,8% (2013)

Italia: 12,5% (2014)

Debito pubblico: 7,5% del Pil (2014)

Italia: 134,1% (2014)

Cenni storici

L’Algeria fonda le proprie basi istituzionali sull’Accordo di Evian, che nel 1962 pose fine alla guerra d’indipendenza contro la Francia, iniziata nel 1954. Il conflitto provocò più di 250.000 vittime e rappresentò anche il tramonto dell’esperienza coloniale di Parigi, all’epoca già segnata dalle sconfitte nei territori dell’Indocina. La guerra d’indipendenza ha profondamente segnato la storia del paese non solo dal punto di vista dell’identità nazionale, ma anche da quello istituzionale: da allora l’esercito formato dai ranghi del Front de Libération Nationale (Fln) ha acquisito un ruolo centrale nella vita come garante delle istituzioni repubblicane.

In questo contesto, negli anni Novanta l’Algeria è stata nuovamente teatro di violenze, scoppiate tra i movimenti di ispirazione islamica e l’esercito. Il tentativo di avviare un processo di democratizzazione si era arenato allorché il partito islamico del Front Islamique du Salut (Fis) vinse il primo turno delle elezioni politiche nel dicembre 1991, ponendo le basi per una vittoria al secondo turno. Di fronte a tale scenario, i militari misero in atto un colpo di stato, innescando una guerra civile che si protrasse per tutto il decennio e che causò quasi 200.000 vittime. Da allora il paese, con l’attuale presidente Bouteflika, ha intrapreso il cammino verso la normalizzazione, anche se gli strascichi del conflitto restano evidenti, e ha cercato di consolidare i rapporti con la comunità internazionale.

A livello regionale sussistono numerosi fattori di instabilità. Su tutti, i rapporti con il Marocco: le frontiere tra i due paesi sono chiuse dal 1994 e gli scambi diplomatici, in questi ultimi anni, non hanno prodotto alcun accordo circa il contenzioso sull’indipendenza dei Sahrawi, nonostante vi siano stati negli ultimi anni dei tentativi di riavvicinamento tra i due paesi. Il motivo del contenzioso è il sostegno dell’Algeria al popolo del Sahara occidentale, rappresentato dal Fronte Polisario (dall’abbreviazione spagnola di Frente Popular de Liberación de Saguía el Hamra y Río de Oro).

Quadro istituzionale

La Repubblica Democratica Popolare di Algeria è una repubblica semipresidenziale. Il Presidente viene eletto a suffragio universale diretto ogni cinque anni a maggioranza assoluta con eventuale ballottaggio. Una modifica costituzionale del 2008 ha abolito il limite di mandati presidenziali. Il Presidente nomina il primo ministro che deve avere la fiducia del Parlamento. L'Algeria ha una struttura parlamentare bicamerale asimmetrica. L'Assemblea popolare, Camera bassa, è composta di 462 membri eletti a suffragio universale diretto per un mandato di cinque anni. La camera alta, denominata Consiglio delle Nazioni (Majlis al-Oumma) è invece formata da 144 seggi, un terzo dei quali viene designato dal Presidente della Repubblica e i rimanenti due terzi vengono eletti con un procedimento indiretto, per un mandato di sei anni. Il Consiglio delle Nazioni viene rinnovato per metà ogni tre anni.


Politica interna

Le recenti voci sulle cattive condizioni di salute del presidente Abdelaziz Bouteflika, eletto per il suo quarto mandato consecutivo nel 2014, hanno riacceso il dibattito sulla successione all'anziano leader, anche se non si avverte un consenso diffuso attorno al nome di un possibile successore. Il leader del partito di governo è Ahmed Ouyahia, capo dello staff del presidente, il quale ha ammesso che Bouteflika è malato ma ha affermato che è ancora in grado di svolgere le sue funzioni presidenziali. Egli risponde così alle pressioni esercitate dalle opposizioni che vorrebbero una transizione controllata.

Un gruppo di forze di opposizione guidato dall'ex primo ministro e candidato presidente Ali Benflis ha formato la campagna per il Coordinamento nazionale per le libertà e la transizione democratica, mentre il Fronte delle forze socialiste, un'altra forza di opposizione, ha convocato una Conferenza per costruire un consenso attorno al tema del cambiamento di regime. Il quadro dell'opposizione appare però diviso e non in grado attualmente di determinare un cambiamento di regime, mentre il regime gestisce dall'interno i possibili cambiamenti.

Si respira dunque un clima di incertezza attorno al futuro del paese e al dopo Bouteflika. Recentemente è stata avanzata la candidatura come possibile successore di Bouteflika anche del fratello Said, professore universitario e consigliere del presidente, ma la scelta non appare sostenuta dal consenso popolare. Dopo 16 anni consecutivi al potere, molti algerini sembrano stanchi del regime di Bouteflika e se suo fratello prendesse le redini del potere si rafforzerebbe questo sentimento di malcontento.

Con l'elezione a leader del partito Rassemblement National Populaire (RNP), Ouyahia sembra aver costruito le condizioni per essere candidato alle elezioni presidenziali. Dopo avere perso la posizione di primo ministro nel 2012 la sua figura è riemersa al centro del panorama politico con la nomina a capo dello staff del presidente nel 2014. Negli ultimi mesi Ouyahia è stato molto visibile sulla scena pubblica, richiamando all'unità il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN), il partito di governo, nei confronti delle richieste di cambiamento delle opposizioni. Ha anche difeso il capo dell'esercito Gaid Salah che aveva ricevuto delle critiche per aver interferito nella vita dei partiti politici. In vista di una candidatura presidenziale, Ouyahia potrebbe scontare nei confronti dell'opinione pubblica la sua lunga permanenza al potere, essendo stato Primo Ministro 3 volte dal 1995. Inoltre sta emergendo una contrapposizione con il Segretario generale del FLN Amar Saadani che ha criticato l'idea del fronte unico a sostegno di Bouteflika.

Lo stesso Saadani potrebbe essere un candidato alla presidenza anche se la sua figura appare divisiva. Anche l'attuale Primo Ministro Abdelmalek Sellal è stato considerato come possibile candidato presidenziale e, dopo avere avuto un profilo indipendente, negli ultimi tempi si è avvicinato al FLN e alle elite del partito. Un altro possibile successore è Lakhdar Brahimi, che è stato inviato dell'Onu e della Lega Araba in Siria fino al 2014, anche se l'età, 81 anni (3 anni più anziano di Bouteflika), non gioca a suo favore. Altro candidato possibile, ma con minori possibilità di riuscita, è Liamine Zeroual, già presidente negli anni 90'. Tra gli oppositori si sono intensificate le critiche al regime di Ali Benfils, che ha corso per le presidenziali nel 2004 e nel 2014.

In generale si assiste a una situazione politica di incertezza riguardo alla transizione del paese, dovuta anche all'assenza del presidente dalla vita pubblica, che non consente ai cittadini e al mondo economico e sociale di avere indicazioni chiare sul futuro del paese. Questo impedisce anche di attirare investimenti stranieri. Il malcontento popolare si nota soprattutto tra le giovani generazioni che appaiono disilluse verso un sistema politico percepito come sclerotico e incapace di rispondere alla domanda di lavoro e di più alti livelli di vita. Secondo gli osservatori questi fattori, uniti alle divisioni che emergono all'interno del regime, potrebbero portare a una destabilizzazione dell'Algeria. All'inizio di agosto, Bouteflika ha proceduto a un rimpasto governativo, il secondo dall'inizio dell'anno e il terzo da maggio 2014. Si è trattato di un rimpasto tutto interno al sistema ed ha interessato i ministeri del commercio, dell'agricoltura e della gioventù e lo sport: il mutamento operato non sembra destinato a cambiare significativamente la politica del governo, né d'altra parte è tale da mutare la percezione dell’esecutivo da parte della popolazione algerina.

In ambito regionale, gli eventi in corso nei Paesi confinanti hanno riacutizzato in Algeria il timore per il deteriorarsi della sicurezza, a causa delle pressioni esterne provenienti dalla Libia, dai Paesi saheliani e in parte anche dalla Tunisia (soprattutto nelle zone di confine con Algeria e Libia). Le cellule terroristiche presenti nel Paese continuano ad attaccare i militari con preoccupante continuità. L’ultimo episodio risale al 18 luglio 2015, durante le festività dell’Eid: 9 militari sarebbero caduti nella regione di Ain Delfa.

Sullo sfondo, i problemi socio-economici che l’Algeria affronta da tempo: inflazione; disoccupazione giovanile (superiore al 28%); scarsa diversificazione dell’economia e forte dipendenza dalle esportazioni di idrocarburi, il cui prezzo continua a calare. Le misure economiche cui tradizionalmente il governo ha ricorso – sussidi, finanziamenti a fondo perduto, assunzione nelle pubbliche imprese o amministrazioni – potrebbero dimostrarsi insostenibili nel medio e lungo periodo. Inoltre, all’inizio del 2015 si sono registrate una serie di démarches avanzate dalle forze di opposizione, come quella improvvisata ad Algeri del 14 febbraio, guidata dal coordinamento che raggruppa la maggioranza delle opposizioni, la CNLTD (Coordination Nationale pour les libertés et la transition démocratique). La marcia è stata organizzata a seguito del rifiuto delle Autorità di autorizzare lo svolgimento di una conferenza sulle “condizioni per la trasparenza delle elezioni”, preparata dalla stessa CNLTD.

Politica estera

Priorità della politica estera algerina è il mantenimento di relazioni costruttive con l'Unione europea, regione che è la principale destinazione del gas esportato dal paese. Sono cordiali le relazioni con gli Stati Uniti che si basano soprattutto sulla lotta all'estremismo islamico e sulla tutela degli interessi americani nei settori del petrolio e del gas. Il timore che un nuovo fronte di radicalismo islamico, rinfocolato dalla crisi libica, dalla disfatta dei fratelli musulmani in Egitto e dall'avanzata di Daesh in Siria e Iraq, possa diffondersi anche nel Nord Africa determina una concentrazione della politica estera algerina sul contrasto al jihadismo che rischia di destabilizzare il paese. Ciò sta determinando una tendenza al rafforzamento della cooperazione regionale e all'aumento delle spese per la sicurezza.

L’Algeria, che aveva mostrato scarse affinità politiche con le nuove leadership emerse dalla Primavera Araba, si confronta adesso con le evoluzioni in corso in Egitto e Tunisia. Rispetto all’Egitto, le reazioni ufficiali del Governo di Algeri alla caduta di Morsi sono state improntate alla cautela e al consueto principio di non ingerenza. Più veementi i commenti di alcuni partiti di opposizione, che hanno accusato le forze armate dei paesi arabi di complicità con le “élites laiche estremiste”. Gran parte dell’opinione pubblica ha accolto con sollievo l’intervento dell’esercito egiziano, considerandolo necessario per arginare un Islam politico percepito come aggressivo e inconciliabile con le istanze di moderazione.

Sicurezza, controllo delle frontiere e contrasto al terrorismo sono al centro di un’intensa cooperazione con la Tunisia, soprattutto dopo il gravissimo attacco terroristico sferrato al confine tra i due paesi il 17 luglio 2014 dalla brigata Okba Ibn Nafaa, legata ad Ansar Al Sharia, in cui sono morti 14 militari tunisini e feriti altri 23.

Dopo una ripresa dei contatti col Marocco e l’avvio di cooperazioni settoriali nel 2012, sono riemerse le incomprensioni di fondo che ostacolano il processo di normalizzazione bilaterale, la riapertura della frontiera comune (chiusa dal 1994) e l’integrazione regionale in ambito UMA (Unione del Maghreb arabo, tra Libia, Tunisia, Algeria,Marocco e Mauritania). La posizione di Algeri sulla questione del Sahara Occidentale – che continua a rappresentare un elemento di grande frizione tra i due Paesi – è immutata: l’Algeria non si considera parte in causa nella questione del Sahara Occidentale, ultimo caso di decolonizzazione dell’Africa, la cui soluzione deve rinvenirsi nel quadro negoziale ONU, attraverso il principio dell’autodeterminazione per i saharawi, da esercitarsi attraverso un referendum che includa l’opzione dell’indipendenza. Ma per Algeri le difficoltà nel rapporto con Rabat sono più ampie, con rivalità risalenti al periodo coloniale e che oggi investono anche l’asserita scarsa diligenza della dirigenza marocchina nel controllare i flussi di traffici illegali (persone, droga e armi) in direzione dell’Algeria (ciò che motiverebbe la chiusura della frontiera terrestre).

La situazione in Libia è fonte di estrema preoccupazione per Algeri, soprattutto in termini di ricadute sulla stabilità e sicurezza interna e dell’intera regione. Nella convinzione che debba essere perseguita solo la via di una soluzione negoziale, l’Algeria guarda con preoccupazione al sostegno (incoraggiamento politico verso posizioni oltranziste, rifornimenti di armi e, a fortiori, raid o interventi militari) offerto o promesso da alcuni partner regionali a questa o quella parte libica. Con l’obiettivo di facilitare il dialogo, l’Algeria ha pertanto avviato consultazioni con esponenti di entrambi gli schieramenti.

Sul dossier siriano, la linea seguita da Algeri è stata di favorire una soluzione pacifica e consensuale che ponesse fine allo spargimento di sangue e rispondesse alle legittime aspirazioni di libertà, democrazia e buon governo, preservando l’unità, la stabilità e la sovranità della Siria da ogni ingerenza esterna. I più recenti e drammatici sviluppi legati all’avanzata dell’ISIS preoccupano ovviamente Algeri, anche per la possibile presenza di combattenti algerini in Siria e Iraq.

Sulla questione palestinese l’Algeria, pur non riuscendo a recuperare il ruolo politico di riferimento svolto negli anni ‘70, mantiene una posizione radicale nei confronti di Israele, con cui rifiuta di stabilire relazioni diplomatiche. Crescente è l’intesa, sui piani sia economico che politico e militare, col Sud Africa. La visita dello scorso aprile del Presidente Zuma ha confermato la convergenza tra due Stati che, per il loro potenziale economico, diplomatico e militare, ambiscono ad un ruolo di leader regionali, espandendo la loro influenza sui due poli opposti del continente africano.

Bouteflika ha mantenuto un rapporto di consonanza politica con Cuba, Venezuela e Cina e impresso nuovo slancio alle relazioni con Teheran, considerata un partner strategico a livello regionale. Algeri manifesta simpatia per le posizioni iraniane sul nucleare e sul principio del diritto allo sviluppo di programmi nazionali di nucleare civile; ha interesse all’avvio di collaborazioni nei settori spaziale, petrolchimico, ambientale e industriale.

I rapporti UE-Algeria sono disciplinati dall’Accordo di Associazione, in vigore dal 2005, che prevede sia una collaborazione nei settori economico (inclusa l’istituzione di un’area di libero scambio), sociale, scientifico, culturale e migratorio, sia un dialogo politico in tema di democrazia, diritti umani, sicurezza e lotta al terrorismo. Per l’UE l’Algeria dovrebbe essere un mercato di sbocco, un fornitore affidabile di energia e un garante della sicurezza delle frontiere. Dopo una fase di freddezza e di frizioni commerciali - seguita alla decisione, presa da Algeri nel 2010, di sospendere unilateralmente il programma di smantellamento tariffario previsto dall’Accordo di Associazione - si sta ora registrando un complessivo rilancio delle relazioni bilaterali.

Economia

La forte dipendenza che l'economia algerina ha dal settore degli idrocarburi pone serie sfide a medio e lungo termine, anche a causa della volatilità del prezzo del petrolio. Il governo intende promuovere gradualmente la diversificazione dell'economia, favorendo settori produttivi quali il farmaceutico, l'automobilistico e l'acciaio. Il settore privato è ancora ridotto e lo stato continua a supportare l'industria per assicurare livelli congrui di lavoro e produzione.

Il piano di diversificazione dell'economia nazionale avviato dal Presidente nel 2011 promuove la riduzione dell'import di materie prime quali il cemento, il ferro e l'acciaio. A tal fine, il governo ha annunciato un progetto di espansione della produzione siderurgica che dovrebbe risultare nella creazione di un hub mediterraneo dell'acciaio per tutta l'Africa.

La costruzione di strade, ferrovie e infrastrutture energetiche, necessaria per promuovere la diversificazione, è un obiettivo del governo anche se è rallentata dai vincoli finanziari e amministrativi. Assicurare il fabbisogno energetico è un'altra priorità, al fine bilanciare l'alto livello di esportazione con la crescente domanda interna di energia.

La riduzione del prezzo del petrolio ha determinato una diminuzione della crescita economica che nel 2015 è prevista attestarsi attorno al 2,6%. Negli anni successivi la crescita dovrebbe tornare a crescere attorno a una media del 3,4%, un livello ritenuto ancora troppo basso in relazione alla grande ricchezza naturale e di materie prime del paese.

La politica fiscale resta espansiva, con investimenti pubblici, aumenti salariali per i dipendenti statali e misure di sostegno ai consumi; quella monetaria è mirata al controllo dell’eccesso di liquidità e dei rischi inflazionistici (insiti anche negli aumenti salariali). L’inflazione è scesa dall’8,9% del 2012 al 4,5% del 2013.

Le privatizzazioni, timidamente avviate nei primi anni 2000, sono state sospese a partire dal 2008. L’imprenditoria privata, con rare eccezioni, si presenta polverizzata. Il suo sviluppo è frenato dalla difficoltà di accesso al credito, dall’incertezza del quadro normativo e dalle lentezze burocratiche: aspetti che si riflettono nel basso posizionamento dell’Algeria nelle classifiche della Banca Mondiale per “Doing business” (153° posto su 189 paesi, classifica 2013) e “libertà economica” (164° su 189).

La debolezza del sistema produttivo rende la popolazione dipendente dalle importazioni anche per il soddisfacimento dei bisogni alimentari. La scarsa produttività determina salari bassi e tensioni sociali, aggravate a loro volta dall’elevata disoccupazione, soprattutto giovanile, in un Paese in cui il 45% degli abitanti ha meno di 24 anni.

Rapporti bilaterali

Per l’Italia è di prioritaria importanza assicurare un sostegno adeguato alla stabilità dell’Algeria, contribuendo anche sul piano economico al progressivo sviluppo e alla liberalizzazione e modernizzazione del Paese. La convergenza di vedute sulle principali tematiche di politica internazionale, così come nel contrasto al terrorismo e all’immigrazione illegale, sono state sancite dalla firma nel 2003 del Trattato di Amicizia, Cooperazione e Buon Vicinato, che prevede la realizzazione di consultazioni annuali, alternativamente in Italia e Algeria, al più alto livello politico ed istituzionale. Nel quadro delle previsioni del Trattato, si sono svolti tre Vertici bilaterali: il 14 novembre 2007 ad Alghero, il 14 novembre 2012 ad Algeri e il 27 maggio 2015 a Roma.

In particolare l’ultimo vertice bilaterale ha contribuito a un ulteriore rafforzamento dei legami tra i due Paesi, grazie alla presenza di una qualificata delegazione algerina (Primo Ministro, Ministro degli Affari Maghrebini, Ministro dell’Industria, Ministro dell’Energia), accolta dal Presidente del Consiglio, dal Ministro degli Esteri, dal Ministro dei Trasporti e dal Ministro dello Sviluppo Economico. Il vertice è stato anche l’occasione per l’adozione di una Dichiarazione finale e per la firma di 10 tra accordi e intese, nei campi più diversificati.

Secondo i dati ISTAT, nel 2014 l’interscambio commerciale tra Italia e Algeria è ammontato a 8,149 miliardi di euro, con una contrazione annua del 22,7%. Le esportazioni italiane sono state pari a 4,316 miliardi di euro (+1,2%), le importazioni a 3,833 miliardi di euro (-38,9%): il saldo positivo per la nostra bilancia commerciale è stato di 483 milioni di euro (nel 2013 la nostra bilancia aveva registrato un deficit di 2,007 miliardi di euro). L’anno scorso, i macchinari hanno costituito il 26,6% delle esportazioni italiane, seguiti da “ghisa, ferro e acciaio” (18,1%) e dai combustibili (9,2%). Nel 2014, i carburanti hanno rappresentato il 96,9% delle importazioni italiane dall’Algeria.


55) Aggiornamento: settembre 2015. Fonti: MAECI, Economist Intelligence Unit; Atlante geopolitico Treccani